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	<title>#goal11 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 14:24:34 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>Emergenza casa: cosa sta succedendo davvero, dalla Spagna all’Italia</title>
		<link>https://asvis.it/emergenza-casa-cosa-sta-succedendo-davvero-dalla-spagna-allitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 11:50:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La crisi abitativa spagnola racconta un problema che riguarda anche il nostro Paese: prezzi e affitti crescono più dei redditi, mentre turismo, investimenti e domanda concentrata nelle città restringono l’accesso alla casa. 09/10/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/emergenza-casa-cosa-sta-succedendo-davvero-dalla-spagna-allitalia/">Emergenza casa: cosa sta succedendo davvero, dalla Spagna all’Italia</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il caso spagnolo</strong></p>
<p>In Spagna la casa è diventata uno dei <strong>principali problemi sociali</strong>. La vicenda di Maricarmen Abascal, un’anziana di Madrid sfrattata dal suo appartamento e deceduta in seguito in ospedale, ha dato il via a una serie di proteste talmente profonde da innescare una <strong>crisi di governo</strong> che, il primo ottobre, ha portato alle <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2016/10/01/spagna-psoe-pedro-sanchez-si-e-dimesso_84206539-7ae4-4144-8ec0-5726e7d08e91.html">dimissioni del governo Sanchez</a>.</p>
<p>Come riportato da un articolo <a href="https://www.internazionale.it/magazine/borja-andrino/2026/10/01/la-lotta-degli-spagnoli-per-il-diritto-alla-casa">pubblicato su<em> Internazionale</em></a>, nell’ultimo decennio il reddito medio pro capite della Spagna è aumentato del 50% e i salari di circa il 30%, ma nello stesso periodo il prezzo delle abitazioni è cresciuto dell’80% e quello degli affitti dell’87%. Nelle aree dove la domanda è più forte, come Madrid, le isole Baleari e la Catalogna, l’aumento è stato ancora maggiore. Gli <strong>effetti sono particolarmente evidenti tra i giovani e le giovani</strong>: oggi il 69% degli spagnoli tra i 18 e i 34 anni vive ancora con i genitori, contro il 52% del 2010.</p>
<p>Dietro questa tendenza ci sono diversi fattori: la <strong>crescita della popolazione</strong>, concentrata soprattutto nelle grandi città, l’<strong>esplosione del turismo e degli affitti brevi</strong>, la <strong>crescente domanda di immobili</strong> da parte degli acquirenti stranieri e la <strong>trasformazione della casa in un investimento</strong> sempre più redditizio. Dal 2015 la popolazione spagnola è aumentata di oltre tre milioni di persone, mentre i pernottamenti nelle abitazioni destinate agli affitti turistici sono raddoppiati. Nel 2025 le compravendite immobiliari sono tornate a circa 750mila unità, gli acquisti effettuati da stranieri non residenti hanno invece superato quota 500mila dal 2015.</p>
<p>Non è quindi soltanto una questione di prezzi. È il rapporto tra <strong>redditi, mercato immobiliare e diritto all’abitare</strong> a essere entrato in crisi. La protesta esplosa in Spagna racconta così un problema che va ben oltre i confini del Paese: cosa succede quando il costo della casa cresce molto più rapidamente della capacità delle persone di sostenerlo? E soprattutto, quanto è ancora possibile considerare <strong>l’abitazione un diritto fondamentale</strong> quando una parte crescente del patrimonio immobiliare viene trattata come un’attività finanziaria, turistica o di investimento? <strong>È una domanda che riguarda da vicino anche l’Italia. </strong>Nonostante il nostro Paese non sia stato (per ora) contagiato dalla protesta spagnola &#8211; che nel frattempo si è saldata con quella degli studenti francesi -, presenta diversi elementi in comune con il Paese iberico.</p>
<p><strong>L’emergenza casa in Italia</strong></p>
<p>Anche per milioni di italiani e italiane trovare un alloggio a prezzi sostenibili è diventato uno dei problemi principali. Dal 2015, il mercato immobiliare italiano si è mosso in maniera del tutto sbilanciata. Se a livello nazionale i prezzi delle abitazioni sono cresciuti lentamente, <a href="https://cdn-tecnocasagroup.medialabtc.it/it/sites/2/2026/09/La-rivalutazione-degli-immobili-nel-tempo-Gruppo-Tecnocasa.pdf">fino a circa il 17%</a> (quota che varia in base alle stime), nelle aree metropolitane si è verificata una vera e propria impennata: a <strong>Milano</strong> i prezzi di vendita sono <a href="https://www.gazzettadimilano.it/rubriche/immobiliare-milano/mercato-immobiliare-milano-corre-piu-dellitalia-prezzi-delle-case-592-in-dieci-anni/">aumentati di circa il 60% nell&#8217;ultimo decennio</a>, seguiti da significativi rincari a <strong>Bologna</strong> e <strong>Firenze</strong>.</p>
<p>Parallelamente, l’Ocse certifica che l&#8217;Italia è rimasta l&#8217;unico grande paese europeo in <strong>cui i salari reali sono rimasti <a href="https://www.oecd.org/content/dam/oecd/it/publications/reports/2025/07/oecd-employment-outlook-2025-country-notes_5f33b4c5/italy_a775131b/9571f483-it.pdf">stagnanti o in lieve calo negli ultimi 30 anni</a></strong>, rendendo il divario tra reddito e costo della casa sempre più difficile da colmare.</p>
<p>Anche qui, <strong>le prime vittime di questo divario sono i giovani e le giovani</strong>. Secondo l&#8217;analisi <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Young_people_-_housing_conditions">Eurostat sulle condizioni abitative dei giovani in Europa</a>, in Italia circa il 70% dei cittadini tra i 18 e i 34 anni <strong>vive ancora con i genitori</strong>, con un&#8217;età media di “uscita” vicina ai 30 anni, del tutto paragonabile alla Spagna. La precarietà contrattuale unita ai requisiti sempre più stringenti per l&#8217;ottenimento di un mutuo frena inoltre l&#8217;autonomia abitativa delle nuove generazioni.</p>
<p><strong>La crisi demografica non incide sulla domanda</strong></p>
<p>A differenza della Spagna, <strong>l&#8217;Italia affronta una marcata crisi demografica</strong>. Tuttavia, il calo demografico non ha limitato la domanda nelle grandi città, in particolare a causa di una forte concentrazione della popolazione nelle aree urbane. Un fenomeno identificato come “<strong>polarizzazione urbana</strong>”. Milano, Bologna, Roma e le principali province del Nord Italia continuano a registrare una <strong>forte attrazione di studenti, lavoratori e cittadini stranieri</strong>, come evidenziato nel <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/migrazioni-interne-e-internazionali-della-popolazione-residente-anni-2024-2025/">Rapporto sulle migrazioni dell&#8217;Istat</a>, riducendo la disponibilità di alloggi a fronte di una domanda in continua crescita nei poli produttivi.</p>
<p>Questo non significa, però, che in Italia manchino semplicemente le abitazioni. Il problema riguarda anche la loro distribuzione e il loro utilizzo. <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASviS_2025/Report_ASviS_2025_final.pdf#page=175">Secondo l&#8217;Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</a> (<strong>ASviS</strong>), nelle città e nei Comuni più densamente popolati <strong>circa 1,8 milioni di abitazioni risultano non occupate</strong>. Allo stesso tempo, le politiche pubbliche a sostegno della locazione rimangono limitate: il canone concordato svolge un ruolo marginale <strong>e le risorse destinate al disagio abitativo sono limitate</strong>. Per l&#8217;ASviS è dunque necessario <strong>intervenire sulla regolamentazione del settore</strong> per riequilibrare la distribuzione degli alloggi e ridurre la pressione sui prezzi per i residenti, anche utilizzando in modo più efficace le risorse disponibili e quelle destinate all&#8217;efficientamento energetico delle abitazioni. Il punto, quindi, non è soltanto quante abitazioni esistano, ma <strong>a quale uso siano destinate</strong> e quale valore venga attribuito alla loro funzione.</p>
<p>A questa pressione sul mercato residenziale si aggiunge la <strong>crescita esponenziale del mercato degli alloggi turistici</strong>. I dati di agosto 2026 relativi agli <a href="https://www.corriere.it/economia/finanza/26_ottobre_02/boom-affitti-brevi-15-mila-alloggi-7aa99524-f0e4-4d53-a3d5-9a7ef7f75xlk.shtml">alloggi disponibili per gli affitti brevi sul territorio nazionale</a> riportano un numero di 571.982, il 7,2% in più rispetto all’agosto 2025. Nelle città d&#8217;arte come Firenze, Venezia e Roma, l&#8217;alta redditività di queste locazioni<strong> ha sottratto decine di migliaia di appartamenti</strong> al mercato residenziale di lungo termine, spingendo al rialzo i canoni per residenti e studenti.</p>
<p>Infine, c’è il peso dei <strong>compratori esteri non residenti</strong>: le analisi indicano che gli acquisti effettuati da cittadini stranieri rappresentano circa l&#8217;8%-10% del totale delle transazioni nazionali, concentrandosi prevalentemente in Toscana, Puglia, nei grandi laghi del Nord e in Sardegna.</p>
<p>Non tutti questi fattori hanno lo stesso peso né producono gli stessi effetti, ma insieme contribuiscono a trasformare la casa da bene destinato innanzitutto all’abitare <strong>in un asset d’investimento da cui trarre enormi profitti nel breve termine</strong>, anche a discapito del diritto alla casa di cittadine e cittadini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.ansa.it/sito/photogallery/primopiano/2026/10/03/in-migliaia-in-corteo-in-spagna-per-la-casa_4175033a-fc22-476f-ab66-9f86be54c528.html" target="_blank" rel="noopener">imagine di copertina ANSA/EPA</a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Missione neutralità climatica: nel Quaderno ASviS il percorso di nove città italiane</title>
		<link>https://asvis.it/missione-neutralita-climatica-nel-quaderno-asvis-il-percorso-di-nove-citta-italiane/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal coinvolgimento dei cittadini ai nuovi modelli energetici, il documento mostra come la neutralità climatica stia diventando una leva concreta di trasformazione urbana. Al centro sperimentazioni innovative per ridurre le emissioni. 30/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/missione-neutralita-climatica-nel-quaderno-asvis-il-percorso-di-nove-citta-italiane/">Missione neutralità climatica: nel Quaderno ASviS il percorso di nove città italiane</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Una Missione. Nove citt&agrave; italiane coinvolte. La sfida di diventare climaticamente neutrali. &Egrave; quanto racconta il <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/QuadernoASviSNeutralitaClimatica_DEF.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Quaderno ASviS</strong></a> dedicato alle nostre citt&agrave; &#8211; Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino &#8211; coinvolte nella Missione europea &ldquo;100 citt&agrave; climaticamente neutrali al 2030&rdquo;, che fotografa un ecosistema in rapido cambiamento, fatto di sperimentazioni, nuove forme di governance e innovazioni tecnologiche.</p>
<p>Con il lancio della Missione Ue per la neutralit&agrave; climatica, l&#8217;Europa ha lanciato una sfida ambiziosa: <strong>anticipare al 2030 un traguardo che il resto del mondo dovr&agrave; raggiungere entro il 2050</strong>. Il cuore di questo percorso &egrave; rappresentato dai <strong>Climate city contract</strong>, strumenti che superano la logica dei tradizionali piani ambientali per configurarsi come veri e propri &ldquo;patti di corresponsabilit&agrave;&rdquo; tra istituzioni, imprese e comunit&agrave; locali. Patti che &ldquo;non nascono da zero&rdquo;, perch&eacute; la Missione non sostituisce i percorsi gi&agrave; avviati, ma li accelera.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/QuadernoClima.jpeg" alt="" width="80%" /></p>
<h3>Una nuova governance multilivello</h3>
<p>Trasversale a tutte le esperienze &egrave; il tema della governance. La sfida climatica richiede infatti un approccio <strong><em>data-driven</em></strong><em> </em>(basato sull&rsquo;analisi dei dati urbani), <strong>sistemico</strong> (superando le divisioni in &ldquo;silos&rdquo;) e <strong>inclusivo</strong> (co-progettato con la cittadinanza), capace di superare la frammentazione amministrativa e di attivare collaborazioni tra livelli istituzionali e attori territoriali.</p>
<p>In questo contesto, la cooperazione tra citt&agrave; e il supporto di programmi europei come <strong><em>NetZeroCities</em></strong> si rivelano fondamentali per condividere conoscenze, superare barriere e accelerare l&rsquo;attuazione delle politiche. In particolare, dal 2022, le citt&agrave; collaborano all&#8217;interno di tavoli tecnici con soggetti come <em>NetZeroCities</em> e molti altri con l&rsquo;obiettivo di strutturare una <strong>Piattaforma Nazionale</strong> sul modello di esperienze europee avanzate. L&#8217;auspicio &egrave; che l&#8217;Italia formalizzi una struttura di supporto stabile che possa accompagnare non solo le nove pioniere, ma l&#8217;intero sistema dei comuni italiani verso la transizione.</p>
<p>I contributi del Quaderno evidenziano anche come la collaborazione tra le citt&agrave; e il dialogo con il governo nazionale &mdash; attraverso il Ministero dell&rsquo;Ambiente e della sicurezza energetica &mdash; stiano finalmente creando quelle <strong>condizioni abilitanti</strong> e quei canali di finanziamento necessari a sostenere l&#8217;ambizione locale.</p>
<h3>Energia e riqualificazione: le leve principali</h3>
<p>Sul piano operativo, le citt&agrave; stanno concentrando gli sforzi su alcuni ambiti chiave. In primo luogo, la <strong>riqualificazione energetica degli edifici</strong>, dal momento che il settore edilizio rappresenta in alcuni casi fino al 76% delle emissioni urbane.</p>
<p>Accanto a questo, si sviluppano nuove infrastrutture energetiche, come le <strong>reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento</strong>, ancora poco diffuse in Italia ma con ampi margini di crescita, e le <strong>Comunit&agrave; energetiche rinnovabili</strong>, che favoriscono modelli distribuiti e partecipativi di produzione e consumo di energia.</p>
<p>Emergono anche strumenti innovativi come i <strong>One Stop Shop</strong>, sportelli integrati pensati per accompagnare cittadine, cittadini e imprese nei processi di efficientamento energetico, semplificando l&rsquo;accesso a servizi tecnici e finanziari.</p>
<h3>Partecipazione e giustizia climatica</h3>
<p>Tra gli elementi innovativi emerge il coinvolgimento diretto dei cittadini e delle cittadine attraverso esperienze come <strong>l&rsquo;assemblea cittadina per il clima</strong>, che dimostra come la partecipazione possa diventare un fattore abilitante della transizione, rafforzandone l&rsquo;efficacia e la legittimit&agrave; democratica. &Egrave; una scelta strategica: la transizione non pu&ograve; essere solo tecnologica, ma deve essere anche sociale, capace di includere i soggetti pi&ugrave; vulnerabili e di distribuire equamente costi e benefici.</p>
<h3>Dalla sperimentazione al modello</h3>
<p>Nel loro insieme, le esperienze raccontate delineano un passaggio cruciale: i Climate City Contract stanno evolvendo da strumenti di pianificazione a veri e propri <strong>meccanismi di implementazione</strong>, capaci di attivare investimenti, integrare politiche e generare impatti misurabili.</p>
<p>La sfida ora &egrave; scalare queste innovazioni, trasformando le sperimentazioni locali in modelli replicabili a livello nazionale ed europeo. Perch&eacute;, come emerge chiaramente dal Quaderno, &egrave; nelle citt&agrave; che si gioca una parte decisiva della transizione verso un futuro sostenibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/QuadernoASviSNeutralitaClimatica_DEF.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica il Quaderno</strong></a></p>
<p><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/cs_stampa_nazionale_9_citta_Quaderno_ASviS_30sett.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Leggi il comunicato stampa dell&#8217;evento di presentazione</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/missione-neutralita-climatica-nel-quaderno-asvis-il-percorso-di-nove-citta-italiane/">Missione neutralità climatica: nel Quaderno ASviS il percorso di nove città italiane</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Anziani, 18 milioni nel 2040: case e città non sono ancora pronte</title>
		<link>https://asvis.it/anziani-18-milioni-nel-2040-case-e-citta-non-sono-ancora-pronte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:16:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani lega demografia, digitale e clima e propone un nuovo welfare: casa, quartiere e servizi come unico ecosistema di cura. 21/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/anziani-18-milioni-nel-2040-case-e-citta-non-sono-ancora-pronte/">Anziani, 18 milioni nel 2040: case e città non sono ancora pronte</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vivere più a lungo cambia anche il significato dell’abitare. <strong>Nel 2040 gli over 65</strong> in Italia saranno oltre 18 milioni, circa <strong>un terzo della popolazione</strong>, e cresceranno le persone anziane che vivono sole. <strong>Case accessibili, servizi di prossimità, quartieri sicuri e reti sociali</strong> diventano quindi parte integrante delle politiche di cura. Welfare, città e patrimonio abitativo, però, sono ancora poco preparati a una società sempre più longeva.</p>
<p>La <strong>solitudine</strong> è già uno dei segnali più evidenti: oltre 4,5 milioni di anziani vivono soli e nel 2040 saranno quasi sei milioni. Il 16% degli over 65 non ha contatti sociali nell’arco di una settimana, quota che sale al 32% tra gli ultraottantacinquenni, mentre tre anziani su quattro non partecipano ad attività collettive organizzate. <strong>Autonomia, relazioni e accesso ai servizi diventano così elementi centrali della qualità dell’invecchiamento.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/InfograficheReport.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>Fonte: Auser, Spi Cgil, Abitare e Anziani, Terzo Rapporto “Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità”, 2026.</em></p>
<p>Da questa prospettiva nasce il Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani, <a href="https://auser.it/books/abitare-la-longevita-nella-transizione-politiche-urbane-e-abitative-generative-di-comunita/"><strong>Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità</strong></a>, realizzato da Auser, Spi Cgil e Abitare e Anziani, a cura di Claudio Falasca con la collaborazione di Rossella Muroni e Giovanni Carapella e presentato il 15 settembre al Cnel di Roma.</p>
<p>La ricerca analizza <strong>tre trasformazioni &#8211; demografica, digitale e ambientale &#8211; e i loro effetti su persone anziane, welfare, città e abitazioni</strong>: cambiano famiglie e rapporti tra generazioni, l’accesso ai servizi e l’esposizione delle persone fragili agli effetti della crisi climatica. <strong>Case e quartieri sono i luoghi in cui queste transizioni si incontrano.</strong></p>
<h3><strong>Più anziani e più soli: cambia il modo di abitare</strong></h3>
<p>Gli over 65 sono oggi quasi 15 milioni, circa un quarto della popolazione italiana. La longevità cresce mentre le famiglie diventano più piccole e le reti di prossimità più fragili, rendendo la casa sempre più importante per <strong>autonomia e qualità della vita</strong>.</p>
<p><strong>Il 90,7% degli over 65 è proprietario dell’abitazione in cui vive</strong>, circa 13 milioni di persone; il restante 9,3% vive in affitto, con un canone medio di 531 euro. Ma molte abitazioni, costruite oltre quarant’anni fa, presentano <strong>barriere architettoniche, impianti obsoleti, consumi energetici elevati</strong> o spazi poco adatti alle esigenze di una popolazione anziana.<br />
A questo si aggiunge la fragilità economica: circa <strong>la metà dei pensionati vive con meno di 1500 euro al mese</strong>, rendendo più difficile sostenere manutenzione, adeguamento delle abitazioni e costi energetici.</p>
<h3><strong>Case, quartieri e clima: le fragilità si sommano</strong></h3>
<p>La qualità dell’abitare prosegue oltre la porta di casa. <strong>Marciapiedi</strong> dissestati, <strong>attraversamenti</strong> pericolosi, <strong>trasporti</strong> insufficienti e <strong>servizi</strong> difficili da raggiungere possono limitare l’autonomia delle persone anziane. Lo conferma anche il dato sulla <strong>sicurezza stradale</strong>: nel 2024 <strong>quasi la metà dei pedoni deceduti in Italia aveva più di 65 anni</strong>.</p>
<p>Anche il <strong>cambiamento climatico</strong> aumenta le fragilità. Le ondate di calore colpiscono soprattutto chi vive solo o in edifici poco efficienti, mentre isolamento inadeguato, scarso raffrescamento e isole di calore urbane accrescono i rischi. La riqualificazione energetica diventa quindi anche uno strumento di tutela della salute.</p>
<p><strong>La transizione digitale</strong> offre opportunità attraverso telemedicina, teleassistenza, domotica e servizi domiciliari, ma può creare esclusione quando mancano accesso e competenze. Per il Rapporto, la tecnologia deve sostenere autonomia, sicurezza e relazioni, insieme all’alfabetizzazione digitale delle persone anziane e di chi le assiste.</p>
<h3><strong>Abitare la longevità: i cinque cardini del nuovo welfare</strong></h3>
<p>Il Rapporto propone di <strong>integrare welfare, urbanistica e politiche abitative</strong>, collegando casa, servizi, salute, mobilità e reti di comunità. La casa diventa così la prima infrastruttura di salute, autonomia e sicurezza; il quartiere uno spazio di prossimità per servizi e relazioni.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Infografica_Auser1.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>Fig. Il cambio di paradigma proposto dal Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani.</em></p>
<p><strong>Il Rapporto individua cinque cardini per un programma dedicato alla longevità:</strong></p>
<ol>
<li>la <strong>casa</strong> come primo luogo della cura, attraverso accessibilità, sicurezza, domotica e adattamento del patrimonio;</li>
<li>il <strong>quartiere</strong> come ecosistema di prossimità, con servizi integrati, mobilità accessibile e spazi pubblici inclusivi e resilienti;</li>
<li>un <strong>welfare territoriale</strong> integrato, capace di collegare sanità, politiche sociali e abitare;</li>
<li>la <strong>tecnologia</strong> come strumento per l’autonomia, dalla teleassistenza all’alfabetizzazione digitale;</li>
<li>la <strong>comunità</strong> come infrastruttura sociale, attraverso reti di vicinato, cohousing intergenerazionale, volontariato e spazi condivisi.</li>
</ol>
<p>Tra le proposte figura anche un <strong>Programma nazionale decennale per l’abitare degli anziani</strong>, insieme al recupero del patrimonio edilizio inutilizzato, al sostegno per l’adattamento delle case e alla diffusione di cohousing, abitazioni assistite e condomini solidali.</p>
<p>L’obiettivo è <strong>permettere alle persone di vivere bene e il più a lungo possibile nella propria casa e nel proprio quartiere</strong>, mantenendo autonomia e relazioni. Ripensare l’abitare significa quindi mettere in relazione politiche sociali, sanitarie, abitative e urbane, facendo di <strong>casa, cura e relazioni</strong> gli elementi di un unico sistema.</p>
<p>Scarica il <a href="https://auser.it/books/abitare-la-longevita-nella-transizione-politiche-urbane-e-abitative-generative-di-comunita/">Report</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/anziani-18-milioni-nel-2040-case-e-citta-non-sono-ancora-pronte/">Anziani, 18 milioni nel 2040: case e città non sono ancora pronte</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Adattamento e resilienza, le parole d’ordine per le infrastrutture italiane del futuro</title>
		<link>https://asvis.it/adattamento-e-resilienza-le-parole-dordine-per-le-infrastrutture-italiane-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
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		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=110246</guid>

					<description><![CDATA[<p>Le reti italiane sono messe a dura prova dal riscaldamento climatico. Il documento, elaborato dal Cmcc, esplora scenari al 2050 per infrastrutture resilienti ed eque. Giovannini: “Ora ogni investimento deve essere future-proof rispetto al clima”. 14/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/adattamento-e-resilienza-le-parole-dordine-per-le-infrastrutture-italiane-del-futuro/">Adattamento e resilienza, le parole d’ordine per le infrastrutture italiane del futuro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Italia si trova di fronte a una sfida cruciale: il cambiamento climatico sta alterando rapidamente le condizioni ambientali e operative per le quali le infrastrutture — reti idriche, energetiche, di trasporto e digitali &#8211; sono state storicamente progettate. Con oltre un terzo delle infrastrutture pubbliche che ha superato i 50 anni di età senza significativi interventi strutturali, il rischio di guasti e di impatti a cascata sta crescendo in modo allarmante.</p>
<p>Realizzata dalla <strong>Fondazione Cmcc (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici)</strong> nell’ambito di <a href="https://ecosistemafuturo.it/"><strong>Ecosistema Futuro</strong></a>, il <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Futuro/CMCC-_Future_Brief_2_ITA.pdf"><strong>Future brief</strong></a> mette in luce come questa marcata vulnerabilità si intreccia con deficit di manutenzione e frammentazione istituzionale, rischiando di agire come moltiplicatore di disuguaglianze e marginalizzazione territoriale. In un&#8217;ottica sistemica, l&#8217;adattamento infrastrutturale non è un semplice costo tecnico, bensì un banco di prova per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell&#8217;Agenda 2030, in primis l&#8217;SDG 9 (innovazione e infrastrutture) e l&#8217;SDG 11 (città sostenibili).</p>
<p><strong>Il documento traccia quattro scenari esplorativi al 2050 (policentrico, tecnocentrico, burocratico ed egocentrico)</strong> per illustrare come approcci unilaterali — basati su eccessiva fiducia tecnologica, isolazionismo locale o burocrazia difensiva — possano generare nuove vulnerabilità o accentuare i divari territoriali. “<em>Questi quattro scenari servono per far emergere potenziali criticità e leve di trasformazione</em>” ha spiegato <strong>Alfredo Reder</strong> della Fondazione Cmcc e autore del Future Brief durante il webinar di presentazione del documento, “<em>e sono basati su due dimensioni: la <strong>capacità decisionale</strong>, che può essere reattiva e guidata dall’emergenza o anticipatoria e fondata sulla pianificazione preventiva, e la <strong>coesione territoriale</strong>, con risposte locali disallineate tra loro o una regia nazionale multilivello</em>”.</p>
<p><strong>La visione per l&#8217;Italia del 2050 impone invece un netto cambio di paradigma</strong>: <strong>la transizione da logiche reattive ed emergenziali verso un approccio anticipatorio, interconnesso ed equo. </strong>Le infrastrutture devono divenire sistemi dinamici in grado di assorbire i crescenti impatti climatici e di favorire la transizione ecologica e digitale.</p>
<p>“<em>L’impressione è che sia mancato un indirizzo forte a tutti i soggetti, pubblici e privati, per far sì che d’ora in poi <strong>ogni investimento sia future-proof </strong></em>(a prova di futuro, <em>ndr</em>)<em> dal punto di vista del clima</em>” ha sottolineato il direttore scientifico dell’ASviS, <strong>Enrico Giovannini</strong>, durante il webinar di presentazione.</p>
<p>Per concretizzare questa traiettoria, il brief propone urgenti orientamenti di policy:</p>
<ul>
<li><strong>costruire una governance multilivello:</strong> serve una regia nazionale coesa che dia attuazione e forza al Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc), integrando i piani urbanistici, idrici ed energetici e superando le frammentazioni istituzionali;</li>
<li><strong>ridurre i divari territoriali:</strong> è indispensabile garantire anche ai comuni più piccoli e alle aree svantaggiate meccanismi redistributivi, competenze tecniche e strumenti operativi avanzati (come i gemelli digitali e i dati di monitoraggio aperti) per favorire la co-progettazione pubblica;</li>
<li><strong>ridefinire gli investimenti pubblici:</strong> il ciclo della spesa infrastrutturale deve valutare il &#8220;valore adattivo&#8221; delle opere nel lungo periodo, misurando l&#8217;efficacia in base alle crisi evitate, ai danni ridotti e al benessere sociale generato.</li>
</ul>
<p>“<em>Dobbiamo lavorare alla resilienza e alla capacità di sviluppo del nostro Paese</em>” ha affermato <strong>Riccardo Barbieri</strong> del ministero di Economia e finanza. “<em>Ci vuole <strong>integrazione</strong> fra il piano infrastrutturale, il piano energia e clima, il programma di sviluppo delle reti di telecomunicazione, la digitalizzazione e l’alfabetizzazione, soprattutto digitale e per i rischi climatici</em>” ha continuato Barbieri, “<em>ma serve anche maggiore coordinamento e responsabilità locali. La parola chiave è <strong>responsabilizzazione</strong></em>”.</p>
<p>Questi interventi, però, richiedono grandi interventi economici. Per <strong>Simona Camerano</strong> di Cassa Depositi e Prestiti occorre <strong>catalizzare risorse private, nazionali ed europee</strong>. “<em>Il mercato dei capitali è molto attento ai temi della sostenibilità ed è intenzionato a investire in maniera progressiva, sebbene ci sia stato un rallentamento negli ultimi anni, in tutti i progetti che hanno un impatto misurabile e concreto</em>” ha evidenziato Camerano “<em>bisogna quindi trovare il modo di attrarre queste risorse e veicolarle in base a una programmazione nazionale e pubblica</em>”.</p>
<p><strong>Davide Ciferri</strong> del ministero delle Infrastrutture e dei trasporti si è soffermato sul ruolo del <strong>Piano nazionale di ripresa e resilienza</strong> (Pnrr) nel rafforzare la capacità di programmazione degli investimenti infrastrutturali e a integrare maggiormente gli obiettivi di sostenibilità. Ma ha fatto emergere anche una tensione tra la regia nazionale e la dimensione locale. “<em>Le infrastrutture sono legate ai bisogni dei territori e delle comunità e mettono in relazione le persone, i sistemi economici e le risorse naturali</em>” ha spiegato Ciferri “<em>lo scoglio è trovare una strategia che possa soddisfare questi bisogni locali con una regia centrale</em>”.</p>
<p>Rendere il nostro sistema infrastrutturale resiliente è, in definitiva, una scelta strategica di equità sociale: una precondizione fondamentale per proteggere i cittadini, supportare lo sviluppo e preparare l&#8217;Italia alle incertezze del futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Scarica:</p>
<p><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Futuro/CMCC-_Future_Brief_2_ITA.pdf">il brief in italiano</a></p>
<p><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Futuro/CMCC_Future_Brief_2_ENG.pdf">il brief in inglese</a></p>
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		<item>
		<title>Il 30 settembre la presentazione del Quaderno ASviS sulle città climaticamente neutre</title>
		<link>https://asvis.it/il-30-settembre-la-presentazione-del-quaderno-asvis-sulle-citta-climaticamente-neutre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 09:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un documento elaborato dal Gruppo di lavoro dell’Alleanza sul Goal 11 per analizzare l’impegno delle nove città italiane impegnate nella missione europea di azzerare le emissioni climalteranti a livello locale09/09/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p>Si terrà <strong>mercoledì 30 settembre</strong>, dalle 14.00 alle 17.00, presso Palazzo D’Accursio a Bologna, l’evento di presentazione del Quaderno ASviS <strong>“Missione Ue 100 città per la neutralità climatica: le innovazioni delle nove città italiane”. </strong>Realizzato dal <a href="https://asvis.it/composizione-del-gruppo-di-lavoro-11/">Gruppo di lavoro dell’Alleanza sul Goal 11 “Città e comunità sostenibili”</a>, il documento offre uno spaccato dell’impegno portato avanti dal 2021 ad oggi dalle città di <strong>Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino</strong>, con l&#8217;obiettivo di imprimere una accelerazione alle politiche locali sull&#8217;energia e sulla riduzione delle emissioni climalteranti.</p>
<p>A distanza di due anni dal quaderno sui <em>Climate City Contract,</em> ASviS ha voluto mettere di nuovo a fuoco l’attenzione sulle nove città chiedendo a ciascuna di descrivere lo stato di avanzamento del loro percorso anche attraverso alcuni progetti innovativi che si ritengono particolarmente significativi, interessanti e replicabili. In particolare, viene portata l’attenzione su elementi di innovazione nella governance e nell’apprendimento tra città e la relazione di cooperazione instauratasi a livello nazionale per tramite del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.</p>
<p>Il Quaderno fotografa una realtà molto dinamica in cui città pioniere lavorano in un contesto di collaborazione e cooperazione e vuole essere un testimone di questa importante e significativa fase di transizione che le città italiane stanno compiendo. Lanciando la Missione <strong>“100 città intelligenti e a impatto climatico zero entro il 2030” </strong>la Commissione europea ha voluto infatti collegare l&#8217;ambizione di queste città nel percorso complessivo di transizione verso l&#8217;energia sostenibile.</p>
<p>Organizzato dall’Alleanza in collaborazione con <strong>Agende 21 Locali italiane</strong> e <strong>Città per il clima 2030, </strong>l’incontro sarà aperto da <strong>Anna Lisa Boni</strong>, assessora del Comune di Bologna, e da <strong>Pierluigi Stefanini</strong>, presidente dell’ASviS. Seguiranno gli interventi dei coordinatori del Gruppo di lavoro <strong>Rossella Muroni</strong> e <strong>Simone Ombuen</strong>, e degli esperti <strong>Giovanni Fini e Daniela Luise</strong>. Subito dopo si aprirà una <strong>tavola rotonda</strong> durante le quale le nove città protagoniste racconteranno in prima persona le esperienze e i progetti in corso nei loro rispettivi territori. In chiusura, alle 16.30, è previsto anche un networking buffet.</p>
<p>Per partecipare è necessario registrarsi <a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeYv7BJ1wjUj7n8wCLSpVv9r10XpfOzmuzw_A77W5oxcJcTzA/viewform?usp=publish-editor" target="_blank" rel="noopener"><strong>attraverso il modulo dedicato. </strong></a></p>
</div>
<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo"></div>
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		<item>
		<title>Fondo sociale europeo: il 60% degli investimenti passa dalle città</title>
		<link>https://asvis.it/fondo-sociale-europeo-il-60-degli-investimenti-passa-dalle-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 15:09:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal Patto di Barcellona ai progetti per persone con disabilità, migranti e comunità rom: per Eurocities le città sono il luogo dove investire e il laboratorio in cui l'Europa sociale prende forma. 24/08/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/fondo-sociale-europeo-il-60-degli-investimenti-passa-dalle-citta/">Fondo sociale europeo: il 60% degli investimenti passa dalle città</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le città europee sono attraversate da <strong>confini invisibili</strong> che dividono i quartieri. Bastano poche fermate di autobus perché cambino il tasso di occupazione, la qualità dei servizi, le opportunità educative, la presenza di spazi pubblici e il <strong>rischio di povertà</strong>. È da questa convinzione che parte l&#8217;appello di <strong>Eurocities</strong>, la rete delle principali città europee, rivolto alle istituzioni dell&#8217;Unione: mantenere robusto il <strong>Fondo sociale europeo Plus</strong> (<strong>FSE+</strong>), affinché <a href="https://eurocities.eu/wp-content/uploads/2020/12/EUROCITIES-policy-paper-Social-Europe-Sept-2020.pdf">continui a finanziare inclusione sociale, occupazione e servizi di prossimità</a>. Una richiesta basata su un dato spesso poco conosciuto: <strong>le città sono destinatarie di oltre il</strong> <strong>60% degli investimenti pubblici</strong> in infrastrutture e servizi sociali. Secondo Eurocities, se le amministrazioni locali rappresentano il principale investitore sociale pubblico in Europa, dovrebbero avere anche un ruolo centrale nella progettazione delle politiche europee.</p>
<h3>I Comuni in prima linea</h3>
<p>Per capire cosa significa concretamente <strong>investire nel sociale</strong> basta guardare a quanto accaduto durante la <strong>pandemia</strong>. Mentre aumentavano disoccupazione, povertà e isolamento, molte città europee hanno ampliato i servizi sanitari territoriali, organizzato la consegna di alimenti alle famiglie più fragili e agli anziani soli, aperto strutture temporanee per le persone senza dimora e per le donne vittime di violenza, distribuito computer e tablet agli studenti privi di strumenti digitali e avviato corsi di riqualificazione professionale per aiutare chi aveva perso il lavoro a trovare nuove opportunità nei settori che continuavano ad assumere, come sanità e istruzione. A Barcellona, ad esempio, la ripartenza è stata costruita attraverso il <strong>Pact for Barcelona</strong>, un accordo che ha coinvolto amministrazione comunale, imprese, università, organizzazioni sociali e cittadini per <strong>definire insieme le priorità economiche e sociali della città</strong> dopo l&#8217;emergenza. Barcellona dimostra quanto gli investimenti possono rendere le comunità più resilienti.</p>
<h3>L&#8217;inclusione si costruisce un quartiere alla volta</h3>
<p>La stessa logica emerge dal <a href="https://eurocities.eu/wp-content/uploads/2021/02/Euroities-report_A-new-decade-of-making-cities-disability-inclusive.pdf">Rapporto dedicato alle politiche per la disabilità</a>. Le città non si limitano a erogare servizi, ma sperimentano <strong>nuovi modelli di partecipazione</strong>. A <strong>Utrecht</strong>, il piano cittadino per l&#8217;inclusione è stato progettato coinvolgendo direttamente oltre cento persone con disabilità, associazioni e funzionari pubblici, seguendo il principio <em>Nothing about us without us</em>: nessuna decisione sulle persone con disabilità viene presa senza il loro coinvolgimento. A <strong>Vienna</strong>, invece, gli utenti dei servizi sociali eleggono un organismo consultivo che dialoga stabilmente con l&#8217;amministrazione sulle politiche dedicate all&#8217;inclusione. Durante la pandemia, città come <strong>Milano</strong>, <strong>Göteborg</strong> e <strong>Lipsia</strong> hanno adattato informazioni sanitarie e servizi pubblici per renderli <strong>accessibili anche alle persone con disabilità</strong>. Anche sul fronte dell&#8217;occupazione le esperienze raccolte da Eurocities mostrano approcci innovativi. <strong>Berlino</strong> ha sviluppato imprese dedicate all&#8217;inserimento lavorativo delle persone con disabilità come ponte verso il mercato del lavoro ordinario, mentre <strong>Bologna</strong> ha investito nella formazione dei dirigenti comunali e nell&#8217;accompagnamento dei dipendenti con disabilità per rendere gli ambienti di lavoro più inclusivi.</p>
<h3>Povertà, non esistono soluzioni uguali per tutti</h3>
<p>È il documento dedicato all&#8217;<a href="https://eurocities.eu/wp-content/uploads/2020/08/Eurocities-Contribution-to-post-2020-Roma-framework.pdf">inclusione delle comunità rom</a> a spiegare meglio perché le città chiedono un ruolo più forte nella <strong>futura politica sociale europea</strong>. Secondo Eurocities, molte strategie elaborate a livello nazionale hanno prodotto risultati limitati proprio perché non tenevano conto delle profonde differenze esistenti tra un territorio e l&#8217;altro. Le <strong>esigenze di una famiglia rom</strong> che vive in una periferia di una grande città dell&#8217;Europa occidentale possono essere molto diverse da quelle di una comunità presente in un&#8217;altra area urbana. Per questo le amministrazioni locali chiedono di poter costruire interventi integrati che mettano insieme casa, scuola, lavoro, salute e servizi sociali, adattandoli alle caratteristiche dei singoli quartieri invece di applicare modelli standard. Lo stesso approccio, osserva la rete, vale anche per migranti, rifugiati, anziani, giovani a rischio di esclusione e persone con disabilità: le vulnerabilità cambiano da città a città e richiedono risposte costruite insieme alle comunità locali.</p>
<h3>Sostegno all&#8217;Europa sociale</h3>
<p>Da queste esperienze nasce la richiesta di <strong>preservare il ruolo del FSE+ nella prossima programmazione</strong> europea. Le città chiedono che continui a sostenere i percorsi di inserimento lavorativo, il contrasto alla povertà, la formazione, l&#8217;inclusione delle persone con disabilità, l&#8217;integrazione di migranti e rifugiati, i servizi per l&#8217;infanzia e il supporto alle persone più vulnerabili, garantendo al tempo stesso un accesso più diretto e flessibile alle risorse europee. Per Eurocities, se l&#8217;obiettivo è <strong>ridurre le disuguaglianze e rafforzare la coesione sociale</strong>, le città non possono essere considerate soltanto i luoghi dove le politiche vengono attuate. Sono il luogo dove quelle politiche vengono messe alla prova ogni giorno. Se più del 60% degli investimenti pubblici in infrastrutture e servizi sociali passa dalle amministrazioni locali, è da lì che dovrebbe partire il futuro dell&#8217;Europa sociale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/fondo-sociale-europeo-il-60-degli-investimenti-passa-dalle-citta/">Fondo sociale europeo: il 60% degli investimenti passa dalle città</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>“Corpi intermedi, società civile ed economia sociale”: insieme per governare la transizione</title>
		<link>https://asvis.it/corpi-intermedi-societa-civile-ed-economia-sociale-insieme-per-governare-la-transizione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jul 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il volume pubblicato da “il Mulino” rilancia i corpi intermedi per governare le transizioni, puntando su partecipazione ed economia sociale e sul dialogo tra istituzioni, mercato e società civile. 29/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/corpi-intermedi-societa-civile-ed-economia-sociale-insieme-per-governare-la-transizione/">“Corpi intermedi, società civile ed economia sociale”: insieme per governare la transizione</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Presentato a Villa Lubin nel corso dell&#8217;Assemblea del <strong>Consiglio Nazionale dell&#8217;Economia e del Lavoro</strong> (Cnel), il volume &ldquo;<a href="https://mulino.it/isbn/9788815396754"><strong>Corpi intermedi, societ&agrave; civile ed economia sociale: per un governo delle transizioni</strong></a>&rdquo;, pubblicato da <strong>Il Mulino</strong> e curato dal Presidente del Cnel <strong>Renato Brunetta</strong>, insieme a <strong>Leonardo Becchetti, Flavio Felice, Enrico Giovannini e Giorgio Vittadini</strong>, rappresenta uno dei pi&ugrave; importanti contributi recenti al dibattito sul futuro della <strong>democrazia partecipativa</strong>, della <strong>rappresentanza sociale</strong> e dello <strong>sviluppo sostenibile</strong> in Italia.</p>
<p>L&#8217;opera nasce da una convinzione di fondo: le grandi transizioni che attraversano il nostro tempo &#8211; digitale, ecologica, demografica, geopolitica e del lavoro &#8211; non possono essere governate esclusivamente dalle istituzioni pubbliche o dal mercato. Richiedono invece una societ&agrave; civile organizzata, <strong>capace di partecipare ai processi decisionali</strong>, di costruire consenso, di generare fiducia e di contribuire alla definizione dell&#8217;interesse generale. In questa prospettiva i corpi intermedi tornano ad assumere un <strong>ruolo strategico</strong> come infrastrutture della democrazia e dello sviluppo.</p>
<p>L&#8217;introduzione del Presidente <strong>Renato Brunetta</strong> colloca la riflessione all&#8217;interno della profonda trasformazione delle democrazie contemporanee. La <strong>crisi della rappresentanza</strong>, la crescente disintermediazione, la perdita di fiducia nelle istituzioni, la frammentazione sociale e l&#8217;impatto delle tecnologie digitali rendono necessario ripensare il ruolo delle organizzazioni che storicamente hanno favorito la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica. I corpi intermedi non vengono proposti come un ritorno al passato, ma come <strong>strumenti moderni di mediazione</strong>, innovazione sociale e costruzione del bene comune, indispensabili per rendere pi&ugrave; efficaci le politiche pubbliche e rafforzare la qualit&agrave; della democrazia.</p>
<p>Uno degli elementi di maggiore originalit&agrave; dell&#8217;opera consiste <strong>nel recupero della tradizione italiana dell&#8217;economia civile</strong>, da Vico e Genovesi fino agli sviluppi contemporanei dell&#8217;economia sociale di mercato. Tale prospettiva interpreta lo sviluppo economico non come semplice crescita della ricchezza, ma come costruzione di relazioni, fiducia, responsabilit&agrave; e cooperazione, riaffermando la centralit&agrave; della persona, delle comunit&agrave; e delle organizzazioni sociali nella <strong>produzione del benessere collettivo</strong>.</p>
<p>Il volume si articola in una prima parte dedicata alla ricerca scientifica, sviluppata con il contributo di quattro autorevoli realt&agrave; italiane: <strong>ASviS</strong>, <strong>NeXt Nuova Economia per Tutti</strong>, <strong>Fondazione per la Sussidiariet&agrave;</strong> e <strong>Tocqueville-Acton Centro Studi e Ricerche</strong>. I diversi contributi affrontano i corpi intermedi da prospettive complementari: la definizione e la tassonomia del fenomeno; il rapporto con la democrazia e la governance; <strong>il contributo alla sostenibilit&agrave; e all&#8217;Agenda 2030</strong>; l&#8217;innovazione sociale e il modello dell&#8217;inclusione; la sussidiariet&agrave; e l&#8217;amministrazione condivisa.</p>
<p>Di estremo interesse &egrave; il capitolo dedicato a <strong>&#8220;I corpi intermedi per la sostenibilit&agrave;&#8221;</strong>, curato dall&#8217;ASviS, che approfondisce il contributo delle organizzazioni della societ&agrave; civile, delle associazioni imprenditoriali e sindacali, del Terzo settore e delle fondazioni all&#8217;attuazione dell&#8217;Agenda 2030. Attraverso analisi, dati ed esperienze, il volume evidenzia come il raggiungimento degli <strong>Obiettivi di sviluppo sostenibile</strong> richieda una governance sempre pi&ugrave; partecipata e fondata sulla collaborazione tra i diversi attori della societ&agrave;.</p>
<p>La ricerca non si limita all&#8217;analisi teorica, ma <strong>individua strumenti operativi e proposte di policy</strong> per rafforzare la rappresentanza sociale, promuovere reti collaborative, valorizzare l&#8217;amministrazione condivisa e migliorare la capacit&agrave; delle istituzioni di affrontare le grandi transizioni. In questo quadro il Cnel viene delineato come piattaforma di dialogo permanente tra istituzioni, imprese, organizzazioni sociali e mondo del lavoro, capace di <strong>trasformare il pluralismo della societ&agrave; italiana in conoscenza</strong>, proposta e iniziativa legislativa.</p>
<p>Particolare rilievo assume anche la seconda parte del volume, dedicata proprio al ruolo del Cnel e al suo potere di iniziativa legislativa. L&#8217;analisi mostra come <strong>l&#8217;articolo 99 della Costituzione</strong> possa trovare una rinnovata attuazione attraverso una pi&ugrave; intensa attivit&agrave; di elaborazione normativa, supportata dal confronto continuo con i corpi intermedi e con la societ&agrave; civile organizzata.</p>
<p>Il messaggio che emerge dall&#8217;intera opera &egrave; chiaro: <strong>governare le transizioni significa costruire istituzioni capaci di ascoltare, coinvolgere e valorizzare la ricchezza delle comunit&agrave; organizzate</strong>. I corpi intermedi rappresentano il luogo nel quale interessi diversi possono essere composti, la partecipazione pu&ograve; tradursi in responsabilit&agrave; e la sussidiariet&agrave; pu&ograve; diventare un metodo ordinario di governo.</p>
<p>In questa prospettiva, <em>Corpi intermedi, societ&agrave; civile ed economia sociale: per un governo delle transizioni</em> non &egrave; soltanto un volume di ricerca, ma un vero e proprio m<strong>anifesto culturale e istituzionale</strong>. Esso propone una visione della democrazia fondata sulla <strong>collaborazione tra Stato, mercato e societ&agrave; civile</strong>, indicando nel dialogo, nella partecipazione e nella rappresentanza gli strumenti attraverso cui affrontare le grandi trasformazioni economiche e sociali del nostro tempo e costruire uno sviluppo pi&ugrave; equo, sostenibile e inclusivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Giuliana Coccia</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/corpi-intermedi-societa-civile-ed-economia-sociale-insieme-per-governare-la-transizione/">“Corpi intermedi, società civile ed economia sociale”: insieme per governare la transizione</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Copenaghen resta la città più vivibile, ma guerre e tensioni frenano i progressi</title>
		<link>https://asvis.it/copenaghen-resta-la-citta-piu-vivibile-ma-guerre-e-tensioni-frenano-i-progressi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 14:52:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’EIU Global Liveability Index 2026 analizza 173 città attraverso cinque dimensioni della qualità della vita. L’Europa si conferma il miglior Continente dove vivere, ma crescono le città asiatiche. 15/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/copenaghen-resta-la-citta-piu-vivibile-ma-guerre-e-tensioni-frenano-i-progressi/">Copenaghen resta la città più vivibile, ma guerre e tensioni frenano i progressi</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La qualità della vita nelle città del mondo rimane stabile. Nel 2026 il punteggio medio del <strong>Global liveability index</strong> si conferma a 76,1 su 100, lo stesso dell’anno precedente. <strong>I miglioramenti della sanità compensano il peggioramento della sicurezza</strong>, mentre guerre, tensioni geopolitiche e instabilità continuano a incidere su una delle dimensioni che determinano la qualità della vita.<br />
Pubblicato ogni anno dall’Economist intelligence unit (Eiu), il <a href="https://www.eiu.com/n/global-themes/report/global-liveability-index-2026/">Global liveability index 2026</a> valuta 173 città attraverso 30 indicatori raggruppati in cinque aree: stabilità, sanità, cultura e ambiente, istruzione e infrastrutture.<br />
L’obiettivo è <strong>misurare quanto una città offra condizioni favorevoli alla vita quotidiana</strong>, andando oltre gli aspetti turistici o paesaggistici e concentrandosi sulla qualità dei servizi e dell’ambiente urbano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sanità in crescita, sicurezza in calo</strong></p>
<p>Il dato più significativo dell’edizione 2026 riguarda l’evoluzione dei singoli indicatori. L’indicatore dedicato <strong>a sicurezza e stabilità</strong> diminuisce in media di 0,5 punti, proseguendo una tendenza già osservata negli ultimi anni. La <strong>sanità</strong>, invece, cresce di 0,7 punti, compensando quasi interamente il peggioramento registrato sul fronte della sicurezza. <strong>Istruzione e infrastrutture</strong> mostrano lievi miglioramenti, mentre cultura e ambiente risultano sostanzialmente stabili.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/IMG_1_GLI.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>Il rapporto <strong>attribuisce questo peggioramento soprattutto alla</strong> <strong>situazione del Medio Oriente.</strong> La guerra tra Israele, Stati Uniti e Iran, iniziata nel febbraio 2026, ha avuto ripercussioni sull’intera regione, facendo perdere posizioni a numerose città. <strong>Muscat</strong> e <strong>Kuwait</strong> <strong>City</strong> risultano tra quelle che arretrano maggiormente nella classifica, mentre <strong>Teheran</strong> entra tra le dieci città meno vivibili al mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Europa ancora al vertice, l’Asia accelera</strong></p>
<p>L’Europa occidentale mantiene il primato come regione più vivibile, con un punteggio medio di 91,7, davanti al Nord America (90,4). Ai primi posti della classifica si conferma <strong>Copenaghen</strong>, seguita da <strong>Vienna</strong> e <strong>Melbourne</strong>. La capitale danese ottiene il punteggio massimo in stabilità, istruzione e infrastrutture, confermando un’elevata qualità dei servizi e della sicurezza urbana.</p>
<p><strong>Il cambiamento più evidente riguarda però l’Asia. </strong>Le città asiatiche migliorano mediamente di 0,3 punti, diventando l’area geografica con la crescita più significativa. Oggi sono nove le città asiatiche presenti tra le prime venti del mondo. <strong>A trainare questa evoluzione sono soprattutto gli investimenti nella sanità</strong>, che hanno permesso a numerose città cinesi di migliorare sensibilmente il proprio posizionamento. Rimangono però criticità legate a cultura e ambiente, influenzate anche dalle limitazioni delle libertà civili considerate nell’indice.<br />
Tra le città che guadagnano più posizioni figurano <strong>Fuzhou</strong>, <strong>Lisbona</strong> e <strong>New York</strong>. Nel caso della metropoli statunitense, il miglioramento deriva principalmente dalla riduzione della criminalità e del rischio di attentati, elementi che incidono direttamente sull’indicatore della stabilità.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/IMG_2_GLI.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p><strong>Vivibilità urbana e sviluppo sostenibile</strong></p>
<p>L’indice dell’Eiu conferma che la vivibilità urbana nasce dall’integrazione di più fattori. Sicurezza, sanità, istruzione, infrastrutture e qualità dell’ambiente urbano concorrono a determinare il benessere delle persone. Il rapporto assegna infatti un peso del 25% sia alla stabilità sia a cultura e ambiente, del 20% a sanità e infrastrutture e del 10% all’istruzione.</p>
<p>Il quadro delineato dal rapporto richiama direttamente l’<a href="https://asvis.it/l-agenda-2030-dell-onu-per-lo-sviluppo-sostenibile/">Agenda 2030</a>, in particolare il <a href="https://asvis.it/goal11">Goal 11</a> dedicato alle città e comunità sostenibili, mostrando come la qualità della vita dipenda dalla capacità di garantire servizi efficienti, sicurezza e resilienza di fronte alle crisi. Il rapporto ricorda che <strong>la qualità della vita non dipende da un solo fattore</strong>: cresce quando sanità, istruzione, infrastrutture e sicurezza avanzano insieme. Quando uno di questi elementi si indebolisce, anche gli altri fattori perdono efficacia.</p>
<p>Scarica il <a href="https://www.eiu.com/n/global-themes/report/global-liveability-index-2026/">Report</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/copenaghen-resta-la-citta-piu-vivibile-ma-guerre-e-tensioni-frenano-i-progressi/">Copenaghen resta la città più vivibile, ma guerre e tensioni frenano i progressi</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>“Più parchi e meno pregiudizi”: cosa chiedono i giovani delle periferie</title>
		<link>https://asvis.it/piu-parchi-e-meno-pregiudizi-cosa-chiedono-i-giovani-delle-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dati e testimonianze di Save the Children raccontano un’Italia dove bambine e bambini crescono tra disuguaglianze educative e stigma sociale. Ma le periferie sono anche luoghi pieni di energia, che chiedono ascolto. 10/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/piu-parchi-e-meno-pregiudizi-cosa-chiedono-i-giovani-delle-periferie/">“Più parchi e meno pregiudizi”: cosa chiedono i giovani delle periferie</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono quartieri dove il pomeriggio finisce presto. Le scuole chiudono, i campetti restano vuoti o abbandonati, gli autobus passano poco e male, le biblioteche sono lontane e trovare uno spazio sicuro dove trascorrere del tempo diventa complicato. È da questo contesto che <strong>Save the Children</strong> ha scelto di partire per <a href="https://www.savethechildren.it/blog-notizie/impossibile-2026-trascurare-i-minori-delle-periferie-mette-rischio-il-futuro">Impossibile 2026</a>, la <strong>Biennale dei</strong> <strong>diritti dell’infanzia e dell’adolescenza</strong> ospitata all’Acquario Romano di Roma e dedicata quest’anno al tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”. Non soltanto un evento pubblico, ma un tentativo di riportare al centro del dibattito politico una domanda scomoda: cosa accade quando <strong>intere aree urbane vengono lasciate indietro </strong>per anni? E soprattutto, cosa succede a giovani e adolescenti che crescono lì?</p>
<h3><strong>“I luoghi contano” davvero</strong></h3>
<p>La risposta attraversa tutta la nuova ricerca di Save the Children, significativamente intitolata <a href="https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/i-luoghi-che-contano_1.pdf">“I luoghi che contano”</a>. Perché i luoghi contano davvero. Contano quando determinano la qualità delle scuole, la presenza di servizi, la possibilità di fare sport, musica o semplicemente incontrarsi. Ma contano anche nel modo in cui una persona viene guardata dagli altri. Nel Rapporto emerge un dato che pesa quasi quanto quelli economici: <strong>un adolescente su due si sente etichettato per il quartiere in cui vive</strong>.</p>
<p>Eppure, gli stessi ragazzi raccontano anche altro. Raccontano appartenenza, amicizie, comunità. Raccontano quartieri che spesso vengono descritti solo attraverso degrado e cronaca nera, ma che per loro <strong>restano casa</strong>. “<em>Servirebbero più parchi e meno pregiudizi sul mio quartiere</em>”, dice uno dei ragazzi coinvolti nella ricerca. Una frase semplice, ma sufficiente a spiegare meglio di molte analisi il peso che possono avere le <strong>disuguaglianze territoriali</strong> sulla crescita delle nuove generazioni. Secondo la ricerca, nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane italiane circa 142 mila minorenni vivono nelle cosiddette A<strong>ree di disagio socioeconomico urbano</strong>, le Adu. In pratica, <strong>un minore su dieci cresce in territori segnati da fragilità </strong>economiche, povertà educativa e carenza di servizi.</p>
<h3><strong>Le disuguaglianze iniziano da bambini</strong></h3>
<p>I numeri raccontano <strong>una frattura che rimane invisibile finché non esplode</strong>. Nelle aree più fragili il tasso di <strong>dispersione scolastica</strong> arriva al 15,4%, contro il 7,6% della media cittadina. Anche i <strong>giovani che non studiano e non lavorano</strong> aumentano drasticamente: il 35,6% nelle Adu contro il 22,9% della media urbana. Ma il Rapporto prova a smontare una narrazione troppo semplice delle periferie come luoghi esclusivamente “problematici”. C’è infatti un aspetto che la ricerca mette in luce con forza: il 78,4% dei ragazzi che vive nelle aree più fragili dichiara di sentirsi <strong>felice nel proprio quartiere</strong>. Perché nelle periferie convivono difficoltà e risorse, marginalità e creatività, rabbia e senso di appartenenza. È proprio questa complessità che rischia di andare perduta quando le <strong>politiche pubbliche si limitano a interventi temporanei</strong> o frammentati. Durante la plenaria, <strong>Claudio Tesauro</strong>, presidente di Save the Children Italia, ha parlato della negazione delle pari opportunità come di una “<em>ferita sociale profonda</em>”, capace di mettere in discussione anche la qualità della democrazia. Un passaggio che lega direttamente il tema dell’infanzia alla tenuta sociale del Paese.</p>
<h3><strong>Investire ai margini per non perdere il futuro</strong></h3>
<p>Secondo Save the Children manca continuità. Negli ultimi anni sono arrivati investimenti importanti, anche attraverso il Pnrr, ma spesso senza una strategia stabile e di lungo periodo. La ricerca sottolinea che <strong>rigenerazione urbana</strong> non significa soltanto ristrutturare edifici o riqualificare piazze, ma costruire infrastrutture sociali permanenti, capaci di restare vive nel tempo. Per questo l’organizzazione ha lanciato una petizione per chiedere una legge che garantisca spazi socio-educativi sempre aperti nelle periferie più vulnerabili: luoghi dove bambini e adolescenti possano trovare <strong>sostegno educativo</strong>, attività culturali, relazioni, sport e ascolto psicologico durante tutto l’anno. Perché il rischio più grande, non è soltanto perdere pezzi di città. È abituarsi all’idea che una parte di bambini e bambine possano avere <strong>meno futuro</strong>, semplicemente per il quartiere in cui sono nati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/piu-parchi-e-meno-pregiudizi-cosa-chiedono-i-giovani-delle-periferie/">“Più parchi e meno pregiudizi”: cosa chiedono i giovani delle periferie</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Turismo, accessibilità e nuovi linguaggi: l’evento sulla comunicazione sostenibile a Torino</title>
		<link>https://asvis.it/turismo-accessibilita-e-nuovi-linguaggi-levento-sulla-comunicazione-sostenibile-a-torino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavio Natale]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:07:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
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		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Salone del Libro ha ospitato l’incontro annuale del Festival ASviS su media e transizione verde. Presentato il Quaderno sul turismo accessibile. Dal greenhushing al disability washing fino alle buone pratiche, un viaggio attraverso un mondo che cambia. 18/05/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/turismo-accessibilita-e-nuovi-linguaggi-levento-sulla-comunicazione-sostenibile-a-torino/">Turismo, accessibilità e nuovi linguaggi: l’evento sulla comunicazione sostenibile a Torino</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p><em>Il Salone del Libro ha ospitato l’incontro annuale del Festival ASviS su media e transizione verde. Presentato il Quaderno sul turismo accessibile. Dal greenhushing al disability washing fino alle buone pratiche, un viaggio attraverso un mondo che cambia. <strong>18/05/26</strong></em></p>
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<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>Come si comunica la sostenibilità? E quando il turismo si può veramente definire green? Queste sono le domande a cui ha provato a rispondere l’evento “<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/torino/684-1660/si-fa-presto-a-dire-sostenibilita"><strong>Si fa presto a dire sostenibilità</strong></a>”, appuntamento annuale a tema comunicazione del <strong>Festival dello Sviluppo Sostenibile</strong>, svolto il 14 maggio presso il Salone del Libro di Torino. Durante l’incontro è stato presentato il nuovo <a href="https://asvis.it/presentato-il-quaderno-asvis-sul-turismo-accessibile-sette-punti-per-linclusione" target="_blank" rel="noopener"><strong>Quaderno ASviS sul turismo accessibile</strong></a>, uno studio che esamina le varie dimensioni della disabilità, evidenziando la necessità di un modello turistico senza barriere informative e basato su standard verificati.</p>
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<p>“<strong><em>Il silenzio non è neutro. Il silenzio è una scelta</em></strong>”. Così il segretario generale dell’ASviS <strong>Giulio Lo Iacono</strong> inaugura l’evento, raccontando come nella comunicazione d’impresa, accanto al <em>greenwashing</em>, si sia affiancato negli ultimi tempi il <strong><em>greenhushing</em></strong>, il cosiddetto “silenzio verde”, la scelta strategica di ridurre o evitare la comunicazione delle azioni sostenibili per timore di critiche, strumentalizzazioni o errori. Ma per l’appunto il silenzio è una scelta, e “<em>quando le buone pratiche non vengono comunicate è come se sparissero</em>”. Il segretario dell’ASviS parla poi della necessità di partire da dati, indicatori ed evidenze, traducendole a livello comunicativo in un registro emotivo e coinvolgente. Insomma: “<em>Semplificare senza banalizzare</em>”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Turismo_1.jpeg" alt="" width="90%" /><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvisfestival25/images/notizie/si_fa_presto1.jpg" alt="" width="60%" /></p>
<p>Il recupero dei dati e il racconto di storie personali, corredati da proposte politiche, è anche il fulcro del Quaderno ASviS sul turismo accessibile. A introdurlo <strong>Marta Grelli</strong>, ceo e fondatrice di Travelin, startup innovativa focalizzata sul turismo accessibile e inclusivo, nonché principale contributrice del documento. Il punto dello studio, specifica Grelli, è stato individuare il “<strong><em>profondo malinteso</em></strong>” di cui soffre il sistema italiano: considerare l&#8217;accessibilità esclusivamente come una questione di barriere architettoniche e conformità normativa minima.</p>
<p>“<em>Quando parliamo di accessibilità, un’impresa pensa a una persona disabile, spesso in carrozzina. Ma ci sono tantissime dimensioni dell’accessibilità </em>– pensiamo ad esempio alla celiachia<em> – e forme conseguenti di accessibilità, che possono riguardare anche <strong>disabilità cognitive o sensoriali</strong></em>”.</p>
<p>A seguire interviene <strong>Valentina Tomirotti</strong>, attivista e giornalista. “<em>Il problema dell’accessibilità è che secondo le aziende di settore non muove il mercato. Ma i numeri dicono il contrario</em>”. Le persone con disabilità in Italia sono infatti una su sette/otto, rapporto che scende a una su cinque quando si includono le persone anziane.</p>
<p>Ma c’è un problema: molte aziende fanno “<strong><em>disability washing</em></strong>”. “<em>Usiamo la disabilità come Cavallo di Troia per riempirci la bocca. Ma quando andiamo nel concreto saltano fuori i problemi</em>”. La persona con disabilità, aggiunge Tomirotti, è identificata sempre con lo stesso “<em>identikit</em>”, perennemente accompagnata e dipendente da altri sul piano economico. E questa è “<em>una combo perfetta per lasciare le persone con disabilità in una <strong>situazione di traino</strong> e non di movimento</em>”.</p>
<p><strong>Stefania Farina</strong>, responsabile sostenibilità del Salone del Libro, parla del percorso che la kermesse torinese ha compiuto in questi anni per <strong>garantire una migliore accessibilità</strong>. “<em>Abbiamo iniziato attraverso la formazione, perché è prima di tutto un tema culturale</em>”. Una formazione, specifica Farina, costruita all’interno del Salone stesso, combinando progettualità e comunicazione. “<em>Abbiamo creato un percorso digitale di pre-registrazione online per le persone con disabilità, garantendo migliori forme di accessibilità. Abbiamo anche previsto due <strong>spazi di quiete</strong>, aree con accesso prioritario dove ci si può riposare</em>”. Il Salone, avverte Farina, “<em>non è ancora accessibile per tutte le disabilità. Ma è nelle nostre intenzioni, passo dopo passo, migliorare</em>”.</p>
<p>Il secondo panel, moderato da Giulio Lo Iacono e <strong>Andrea Farinet</strong>, il presidente di Pubblicità progresso che richiama l’attenzione sulla necessità di “<em>fare azione politica, perché non basta la voce</em>”, vede la partecipazione di speaker provenienti dal mondo di arte, impresa, ricerca, che si sono interrogati sugli strumenti per comunicare messaggi di sostenibilità in un modo allo stesso tempo attendibile ed emozionale.</p>
<p>“<em>Noi musicisti abbiamo la possibilità di unire vari tipi di linguaggio, da quello melodico a quello ritmico. Ma da grandi poteri derivano grandi responsabilità</em>”, esordisce <strong>Eugenio Cesaro</strong>, del gruppo “Eugenio in via di Gioia”. Le persone, prosegue Cesaro, “<strong><em>hanno il linguaggio delle emozioni</em></strong>”, e con quel linguaggio si può parlare. Senza preparare le canzoni a tavolino, ma “<em>comunicando in maniera istintiva</em>”. Per esempio, gli “Eugenio in via di gioia” hanno scritto un brano, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=qhaBiwrUeVI"><em>Terra</em></a>, in forma di atto d’amore per il nostro pianeta. Un testo che è arrivato a tantissime persone, e una dimostrazione di “<strong><em>quanto le emozioni possono avvicinarci di più del cervello alle persone</em></strong>”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Turismo_2.jpeg" alt="" width="90%" /></p>
<p><strong>Massimo Cirri</strong>, presentatore di Caterpillar, la trasmissione radiofonica su Rai Radio 2 che si occupa anche di sostenibilità, racconta di come in 20 anni le cose siano profondamente cambiate nella comunicazione del cambiamento climatico e della transizione energetica. Durante una delle prime trasmissioni di Caterpillar sul tema, in Italia a possedere i pannelli solari “<em>erano solo quattro persone</em>”, mentre oggi “<strong><em>ci sono un milione e mezzo di italiani che hanno dei pannelli sul tetto</em></strong>”. Ma questo non vuol dire rilassarsi, tutt’altro. “<em>Abbiamo poco tempo. Ma abbiamo anche la tecnologia, i soldi, e siamo l’Europa. Dobbiamo fare uno sforzo collettivo</em>”.</p>
<p><strong>Sara Roversi</strong>, del Patto Ue per il Clima, parla dell’importanza dell’impegno individuale, che deve trasformarsi in impegno collettivo. “<em>Noi ambassador non vogliamo parlare di politica, ma di comunità. Il nostro obiettivo è <strong>mettere in campo strumenti</strong>, azioni che sembrano complesse ma che possono passare per le nostre case</em>”. Bisogna però “<em>lavorare come una comunità allargata</em>” per raggiungere questi traguardi, “<strong><em>una bioregione e non tante municipalità</em></strong><em>. Se tu a monte inquini io a valle soffro</em>”, dice Roversi, ricordando come il lavoro di comunità non sia solo uno strumento giusto dal punto di vista etico, ma anche particolarmente efficiente.</p>
<p><strong>Mirella Marchese</strong>, ricercatrice dell’Osservatorio di Pavia, parla del monitoraggio che l’Osservatorio compie quotidianamente sui temi della sostenibilità. Marchese nota che non solo si parla sempre di meno di clima in televisione e sui quotidiani, ma che “<em>le cornici di senso, che costruiscono il modo di pensare un certo tema, sono cambiate</em>”. Dal 2022 al 2025, nonostante il caldo estremo, l’Osservatorio ha registrato il <strong>26% in meno di articoli dedicati alla crisi climatica</strong>. Sui telegiornali si è addirittura arrivati a <strong>-67%</strong>. “<em>Il clima lo sentiamo sulla nostra pelle. Ma l’informazione ne parla meno</em>”.</p>
<p>Interviene infine <strong>Ottavia Ortolani</strong>, sutainability &amp; impact contents manager delle Olimpiadi di Milano Cortina. “<strong><em>Bisogna lavorare con stakeholder diversi e portarli a bordo</em></strong>”, dice Ortolani, raccontando la sua esperienza durante il lavoro di preparazione, accompagnamento e svolgimento delle Olimpiadi. E insieme a questi stakeholder “<em>integrare criteri e principi in un grandissimo evento sportivo, anche per spronare a fare meglio nelle prossime edizioni</em>”. Ad esempio, <strong>l’elevata partecipazione delle atlete ai Giochi</strong> è stata un dato estremamente positivo (la partecipazione più alta nella storia delle Olimpiadi), ma il problema della disparità resta, perché “<em>appena i giochi finiscono lo sport femminile, a parte alcuni casi isolati, finisce di nuovo in sordina</em>”.</p>
<p>Un esempio tra tanti di una disparità che una <strong>comunicazione attenta alla sostenibilità</strong> può e deve contribuire a ridurre.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/torino/684-1660/si-fa-presto-a-dire-sostenibilita" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rivedi l&#8217;evento</strong></a></p>
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<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/turismo-accessibilita-e-nuovi-linguaggi-levento-sulla-comunicazione-sostenibile-a-torino/">Turismo, accessibilità e nuovi linguaggi: l’evento sulla comunicazione sostenibile a Torino</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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