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	<title>#goal12 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Oct 2026 14:14:28 +0000</lastBuildDate>
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	<title>#goal12 Archivi - ASviS</title>
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		<title>“Non si jetta nenti”: a Reggio Calabria riparare crea comunità</title>
		<link>https://asvis.it/non-si-jetta-nenti-a-reggio-calabria-riparare-crea-comunita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2026 00:00:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Caffè delle RiparAzioni di Fare Eco recupera oltre il 90% degli oggetti che arrivano. Riparatori, sarte e persone volontarie condividono competenze e trasformano il riuso in un’occasione di incontro. 30/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/non-si-jetta-nenti-a-reggio-calabria-riparare-crea-comunita/">“Non si jetta nenti”: a Reggio Calabria riparare crea comunità</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una stampante arriva al Caff&egrave; delle RiparAzioni di Reggio Calabria praticamente data per spacciata. I proprietari ne hanno gi&agrave; comprata un&rsquo;altra: sono convinti che quella vecchia sia impossibile da aggiustare. I volontari la smontano, cercano il guasto e scoprono il problema: <strong>una penna rimasta incastrata all&rsquo;interno</strong>, probabilmente dimenticata l&igrave; dal figlio. &ldquo;<em>Molto spesso ci rendiamo conto, e facciamo rendere conto alle persone, che basta pochissimo per riparare un oggetto. A volte &egrave; sufficiente sostituire un piccolo pezzo e tutto torna a funzionare. La gente rimane stupita</em>&rdquo;.</p>
<p>A raccontarlo &egrave; <strong>Rossana Melito, </strong>presidente dell&rsquo;associazione<strong> </strong><a href="https://fareeco.it/"><strong>Fare Eco</strong></a>, che a Reggio Calabria porta avanti il <strong>Caff&egrave; delle RiparAzioni</strong>, esperienza nata nel 2019 con l&rsquo;obiettivo di ridurre i rifiuti attraverso la riparazione e il riuso. Secondo i dati raccolti dall&rsquo;associazione, <strong>oltre il 90% degli oggetti portati agli incontri viene riparato</strong>. Ma attorno a quegli oggetti succede anche qualcos&rsquo;altro.</p>
<h3><strong>Dai Repair Caf&eacute; a Reggio Calabria</strong></h3>
<p>L&rsquo;esperienza nasce nel 2019, quando Melito faceva parte dell&rsquo;associazione Magnolia. &ldquo;<em>&Egrave; partita dalla mia volont&agrave; ambientalista e dalla voglia di diminuire i rifiuti. Avevo visto che a livello internazionale esisteva una rete di </em><a href="https://www.facebook.com/repaircafeitalia/?locale=it_IT"><em>Repair Caf&eacute;</em></a><em> e volevo portare quell&rsquo;esperienza anche qui&rdquo;.</em></p>
<p>Il primo tentativo incontra alcune difficolt&agrave;, anche per la scelta di un quartiere poco adatto a coinvolgere stabilmente le persone. L&rsquo;idea riparte durante la <a href="https://www.mase.gov.it/portale/settimana-europea-per-la-riduzione-dei-rifiuti">Settimana europea per la riduzione dei rifiuti</a>, grazie anche ad associazioni che mettono a disposizione gli spazi. &ldquo;<em>Fin dall&rsquo;inizio ha suscitato interesse. Sono arrivate persone che volevano mettere a disposizione le proprie capacit&agrave; come riparatori e riparatrici e altre che avevano qualcosa da aggiustare&rdquo;.</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/riparazioni__4_.png" alt="" width="70%" /></em></p>
<p><strong>Oggi il Caff&egrave; &egrave; una delle principali attivit&agrave; di Fare Eco</strong>. Gli incontri si tengono una volta alla settimana nei mesi in cui le temperature lo consentono e sono aperti alle persone associate. La tessera annuale costa 15 euro e per le riparazioni non vengono richiesti altri contributi. Si portano soprattutto <strong>piccoli oggetti e si cerca di capire insieme che cosa non funziona</strong>. Nel gruppo le competenze sono diverse: ci sono sarte, tecnici, informatici e persone che mettono a disposizione capacit&agrave; maturate nel lavoro o nell&rsquo;esperienza quotidiana.</p>
<h3><strong>Riparare significa anche imparare</strong></h3>
<p>Il Caff&egrave; parte da un principio semplice: <strong>chi porta un oggetto partecipa alla sua riparazione</strong>. La conoscenza passa cos&igrave; da una persona all&rsquo;altra. <em>&ldquo;Noi spieghiamo quello che facciamo e magari lo facciamo vedere pi&ugrave; volte. Diventa un momento di sensibilizzazione, conoscenza e consapevolezza. Anch&rsquo;io, partecipando, ho imparato a smontare alcuni oggetti o a cucire&rdquo;.</em></p>
<p>Per Rossana, che si occupa di ecodesign, questa dimensione pratica ha avuto un valore particolare. <em>&ldquo;Avevo studiato molta teoria, ma qui ho potuto vedere concretamente come sono fatte le cose: capire se un oggetto pu&ograve; essere smontato, come si smonta e come pu&ograve; essere rimontato per aggiustarlo&rdquo;.</em></p>
<p>Alcuni prodotti contemporanei risultano difficili da aprire e in altri casi la qualit&agrave; dei materiali rende impossibile o poco conveniente intervenire. <strong>Molte volte, invece, basta poco. Vale per gli apparecchi elettronici come per gli abiti. </strong><em>&ldquo;Le nostre sarte mostrano come con un po&rsquo; di filo si possa recuperare un indumento. &Egrave; importante far capire soprattutto ai pi&ugrave; giovani il valore della riparabilit&agrave;, perch&eacute; sono cresciuti molto di pi&ugrave; dentro una cultura dell&rsquo;usa e getta&rdquo;.<br /></em></p>
<h3><strong>Quando insieme agli oggetti si recuperano le storie</strong></h3>
<p>Con gli anni intorno ai tavoli delle riparazioni si &egrave; formato un gruppo stabile, affiancato da persone che partecipano occasionalmente. <strong>Qualcuno arriva anche senza avere nulla da aggiustare. </strong><em>&ldquo;Ci sono persone che vengono soltanto per partecipare e stare in compagnia. La forza di questa esperienza &egrave; la comunit&agrave; e sono i rapporti che si creano. C&rsquo;&egrave; stato molto ricambio, ma nel tempo si &egrave; formato un gruppo molto coeso e io l&rsquo;ho visto nascere&rdquo;.</em></p>
<p>Gli oggetti, poi, possono custodire un valore che va oltre la loro funzione. <em>&ldquo;Molte persone anziane portano <strong>oggetti che hanno un significato particolare e ci raccontano la loro storia</strong>. Vogliono ripararli perch&eacute; a quell&rsquo;oggetto &egrave; legata un&rsquo;emozione, un ricordo&rdquo;. </em>Il Caff&egrave; diventa cos&igrave; anche un luogo di <strong>incontro tra generazioni e competenze</strong>. Fare Eco punta a coinvolgere giovani, artigiani e persone anziane, valorizzando capacit&agrave; manuali che possono essere trasmesse e riutilizzate.</p>
<h3><strong>&ldquo;Non si jetta nenti&rdquo;: un modello che pu&ograve; essere replicato</strong></h3>
<p>Il Caff&egrave; delle RiparAzioni si inserisce nelle attivit&agrave; che Fare Eco raccoglie intorno allo slogan in dialetto <strong><em>&ldquo;Non si jetta nenti&rdquo;</em></strong>, scelto per comunicare in maniera immediata e ironica i principi dell&rsquo;economia circolare.</p>
<p>L&rsquo;esperienza fa parte della rete italiana dei Repair Caf&eacute; e, secondo Melito, pu&ograve; essere riprodotta anche altrove. Alcune difficolt&agrave; ovviamente si incontrano: <em>&ldquo;&Egrave; sicuramente replicabile. Noi stessi facciamo parte di una rete e ci confrontiamo con altre esperienze italiane. La difficolt&agrave; &egrave; trovare un luogo dove svolgere l&rsquo;attivit&agrave;, persone disposte a mettere a disposizione tempo e competenze e, soprattutto, far capire perch&eacute; vale la pena partecipare&rdquo;.</em></p>
<p>La possibilit&agrave; di replicare l&rsquo;esperienza dipende quindi soprattutto dalla capacit&agrave; di attivare persone, competenze e spazi sul territorio, mantenendo il progetto accessibile e continuativo. <em>&ldquo;Per me &egrave; un formato sostenibile nel tempo&rdquo;</em>, osserva Melito.</p>
<p>E qualche volta, prima di sostituire una stampante, basta aprirla. Dentro potrebbe esserci soltanto una penna.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><span style="background-color: #34495e; color: #ffffff;"><strong>&nbsp;&nbsp;<a style="background-color: #34495e; color: #ffffff;" href="https://asvis.it/voci-dal-territorio/" target="_blank" rel="noopener">&nbsp;<u>VAI ALLA PAGINA GENERALE DELLA RUBRICA</u></a>&nbsp; &nbsp;</strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Greenwashing, dal 27 settembre cambia il modo di comunicare la sostenibilità</title>
		<link>https://asvis.it/greenwashing-dal-27-settembre-cambia-il-modo-di-comunicare-la-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:24:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
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		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove regole europee rafforzano la tutela dei consumatori contro claim ambientali generici o ingannevoli. Per le imprese cresce la responsabilità di comunicare benefici specifici, fondati e verificabili. 25/09/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 27 settembre 2026 <strong>cambiano le regole</strong> per comunicare la sostenibilità ai consumatori. Diventano applicabili le <strong>nuove disposizioni europee contro il greenwashing</strong>: per le imprese, dichiarare che un prodotto o un servizio è <em>green</em>, <em>ecologico</em> o <em>sostenibile</em> significherà <strong>dimostrare ciò che si afferma.</strong> Le nuove regole riguardano claim ambientali, simboli e marchi di sostenibilità, dichiarazioni climatiche e impegni ambientali futuri.</p>
<p>È un passaggio che arriva dopo anni in cui la sostenibilità ha assunto un peso crescente nelle scelte di acquisto e, di conseguenza, nella comunicazione delle imprese. Parole, immagini e simboli ambientali hanno conquistato spazio su prodotti, confezioni, siti e campagne pubblicitarie, mentre per i consumatori è diventato sempre più <strong>difficile distinguere informazioni attendibili da messaggi vaghi</strong> o difficili da verificare.</p>
<p>Nel 2020, un controllo coordinato delle autorità europee su 344 dichiarazioni di sostenibilità online rilevava espressioni vaghe nel 37% dei casi e, nel 59%, l’assenza di prove o spiegazioni facilmente accessibili a sostegno delle affermazioni. In quasi la metà dei casi esaminati, le autorità avevano motivo di ritenere che il claim potesse essere falso o ingannevole.</p>
<p>Queste evidenze si inseriscono in un percorso europeo durato anni, culminato nella <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2024/825/oj?locale=it">Direttiva (Ue) 2024/825</a></strong><strong> sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde</strong>, approvata il 28 febbraio 2024. La direttiva rafforza la normativa sulle pratiche commerciali sleali e sui diritti dei consumatori. In Italia è stata recepita con il <strong><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/03/09/26G00047/SG">decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30</a></strong>, che modifica il Codice del consumo e le cui disposizioni si applicano dal 27 settembre.</p>
<h3><strong>Dal <em>green</em> generico alle informazioni che si possono dimostrare</strong></h3>
<p>Per la direttiva è <strong>un’<em>asserzione</em></strong><em> <strong>ambientale</strong></em> qualsiasi messaggio, anche attraverso immagini, simboli, marchi o nomi, che suggerisca un beneficio per l’ambiente o un miglioramento delle prestazioni ambientali. Le nuove regole individuano una serie di pratiche da evitare nella comunicazione della sostenibilità:</p>
<ul>
<li><strong>claim ambientali generici</strong>, come <em>green</em>, <em>eco</em>, <em>rispettoso dell’ambiente</em> o <em>biodegradabile</em>, se non supportati da un’eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali pertinente all’affermazione. Se il beneficio viene invece specificato in modo chiaro e visibile, il claim non è più considerato generico;</li>
<li><strong>valutare l’intero prodotto</strong>: un beneficio relativo a un singolo aspetto non può essere esteso all’intero prodotto o all’attività dell’impresa. Non si può, per esempio, dare l’impressione che un prodotto sia realizzato con materiale riciclato se a esserlo è soltanto l’imballaggio;</li>
<li><strong>presentare come un vantaggio ambientale ciò che è già obbligatorio per legge</strong> per tutti i prodotti della stessa categoria;</li>
<li><strong>vantare benefici irrilevanti</strong>, cioè caratteristiche che non rappresentano un reale vantaggio del prodotto: per esempio, presentare una carta “senza plastica” come se fosse una caratteristica ambientale distintiva;</li>
<li><strong>comunicare il “green” anche attraverso immagini e colori</strong> in modo fuorviante: la sostenibilità può essere suggerita anche senza dichiarazioni esplicite. Immagini, simboli, etichette e colori associati all’ambiente concorrono al messaggio complessivo e non devono amplificare il beneficio ambientale reale.</li>
</ul>
<p>La logica che attraversa queste regole è quella dell’<strong>accountability</strong>: chi dichiara un beneficio ambientale deve poterne rendere conto, collegando le parole a informazioni verificabili.</p>
<h3><strong>Claim climatici, impegni futuri e marchi: le nuove regole</strong></h3>
<p>Una delle novità più rilevanti riguarda la <strong>compensazione delle emissioni</strong>. Un prodotto non potrà essere presentato come <em>climate neutral</em>, <em>CO<sub>2</sub> neutral</em> o <em>a ridotto impatto</em> <em>climatico</em> se questa caratteristica deriva dall’acquisto di crediti o dalla compensazione delle emissioni attraverso progetti esterni. Le imprese potranno continuare a compensare le proprie emissioni e a raccontare gli investimenti fatti in progetti ambientali. <strong>Quello che cambia è il modo di comunicarli: compensare delle emissioni altrove non significa che il prodotto che acquistiamo abbia meno emissioni o sia climaticamente neutro.<br />
</strong>Regole più stringenti riguardano <strong>gli impegni ambientali futuri</strong>. Promettere migliori prestazioni ambientali richiede impegni chiari, pubblici e verificabili, inseriti in un piano realistico con obiettivi misurabili e scadenze definite. La loro attuazione deve inoltre essere verificata periodicamente da un soggetto terzo indipendente.<br />
Nuove regole riguardano infine i <strong>marchi di sostenibilità</strong>: quelli volontari dovranno essere basati su un sistema di certificazione oppure essere istituiti da autorità pubbliche. L’obiettivo è ridurre la proliferazione di simboli e bollini capaci di suggerire caratteristiche ambientali o sociali senza garanzie sufficienti sulla loro attendibilità.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Greenw.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<h3><strong>Cosa cambia per le imprese?</strong></h3>
<p>Le nuove regole richiedono di verificare i claim ambientali prima di comunicarli: a quale prodotto, processo o attività si riferisce il beneficio dichiarato e quali dati lo sostengono. La comunicazione della sostenibilità diventa così un processo che coinvolge competenze diverse: sostenibilità, comunicazione e marketing, sviluppo del prodotto e funzioni legali. <strong>Parole, dati e azioni devono essere coerenti</strong>, perché ciò che viene comunicato entra sempre più chiaramente nella sfera della responsabilità d’impresa.</p>
<p>Regole più chiare <strong>tutelano anche le aziende che investono realmente nel miglioramento delle proprie prestazioni ambientali</strong>. La direttiva punta infatti a creare condizioni di concorrenza più eque, evitando che dichiarazioni poco attendibili producano lo stesso vantaggio competitivo di caratteristiche ambientali reali e documentate.</p>
<h3><strong>Il greenwashing entra nella tutela dei consumatori</strong></h3>
<p>La Direttiva 2024/825 nasce prima di tutto per <strong>rafforzare la tutela dei consumatori</strong>. Informazioni ambientali chiare e affidabili favoriscono scelte di acquisto più consapevoli e permettono alle imprese di competere sulla base delle reali caratteristiche dei propri prodotti. Il contrasto al greenwashing diventa così parte della transizione verso modelli di produzione e consumo più sostenibili, in linea con il <strong><a href="https://asvis.it/goal12">Goal 12 dell’Agenda 2030</a></strong>, dedicato a consumo e produzione responsabili. Dal 27 settembre la distanza tra sostenibilità dichiarata e sostenibilità dimostrabile diventa ancora più rilevante: per le imprese, comunicare la transizione significa sempre di più <strong>essere in grado di documentarla.</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Clima, cresce l’allarme degli italiani: dai blackout al carovita</title>
		<link>https://asvis.it/clima-cresce-lallarme-degli-italiani-dai-blackout-al-carovita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:14:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’82% considera il riscaldamento globale una minaccia seria per l’umanità. Il Radar SWG fotografa timori crescenti per gli eventi estremi e una richiesta di interventi concreti rivolta soprattutto a governi e imprese. 17/09/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un blackout che colpisce il quartiere a causa dell’eccessiva richiesta di energia, l’auto o la casa danneggiata a causa di una grandinata estrema, una strada resa impraticabile per la pioggia eccessiva. Sempre più spesso gli <strong>italiani</strong> pensano alla <strong>crisi climatica</strong> non come scenari lontani, ma come conseguenze capaci di entrare direttamente nella vita quotidiana. È il cambiamento fotografato dall’ultimo <a href="https://www.swg.it/pa/attachment/6a9fc9ed148f3/Radar_Radar%20SWG,%2031%20agosto%20-%206%20settembre%202026.pdf">Radar SWG</a>: dopo un’altra estate segnata dal <strong>caldo estremo</strong>, il clima viene percepito non soltanto come una questione ambientale, ma come un <strong>rischio per la sicurezza</strong>, le infrastrutture e, sempre più, per l’economia familiare e pubblica.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Radar_clima.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<h3><strong>Otto italiani su 10 vedono crescere gli eventi estremi</strong></h3>
<p>Dietro questa sensazione ci sono numeri molto netti: l’82% degli italiani considera il <strong>riscaldamento globale una minaccia seria</strong> per l’umanità, nove punti percentuali in più rispetto all’inizio dell’anno, mentre l’81% ritiene che negli ultimi cinque anni gli eventi climatici estremi siano aumentati. Ma il dato più interessante riguarda il modo in cui viene interpretato quello che sta accadendo: il 59% pensa che questi fenomeni siano il risultato del cambiamento climatico indotto dall’uomo e possano peggiorare se non si interverrà con decisione. Il 21% riconosce la stessa origine antropica, ma ritiene ormai <strong>troppo tardi per tornare indietro</strong>. Solo un italiano su cinque li considera parte dei “normali cicli climatici”.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Radar_clima2.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<h3><strong>La paura prende la forma di un blackout</strong></h3>
<p>Quando SWG chiede di guardare ai prossimi 2 anni, la crisi climatica assume una dimensione più concreta. La prima preoccupazione non riguarda un generico peggioramento dell’ambiente, ma la possibilità che un evento estremo provochi <strong>blackout energetici</strong> nella propria zona: lo teme il 74% degli intervistati. Seguono i danni alla casa o all’auto (71%) e quelli a strade, ponti ed edifici (68%). Per il 58% entra in gioco persino l’incolumità propria o delle persone care. E la geografia conta: nel Sud e nelle Isole alcune di queste paure risultano ancora più diffuse.</p>
<h3><strong>Dalla casa al portafoglio</strong></h3>
<p>Per il 54% degli intervistati gli <strong>eventi meteorologici estremi</strong> provocheranno un aumento della spesa pubblica necessaria per emergenze e ricostruzioni; il 48% si aspetta un aumento dei costi dei beni primari e dei servizi e il 46% pensa che saremo costretti a modificare alcune abitudini di vita e di lavoro. C’è poi una preoccupazione che allarga lo sguardo: quattro italiani su 10 temono una <strong>crescita delle disuguaglianze sociali</strong>, tra chi potrà permettersi condizioni di vita più sicure e chi non ne avrà la possibilità. Su questo sfondo emerge una richiesta precisa di responsabilità: il 74% ritiene che <strong>gli sforzi principali per sostenibilità e ambiente debbano essere compiuti da governi e imprese</strong> più che dai singoli cittadini, mentre l’80% sostiene che senza l’impegno dei Paesi più popolosi sarà difficile cambiare la situazione.</p>
<p><strong><a href="https://www.swg.it/pa/attachment/6a9fc9ed148f3/Radar_Radar%20SWG,%2031%20agosto%20-%206%20settembre%202026.pdf">Leggi il sondaggio Radar SWG</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/clima-cresce-lallarme-degli-italiani-dai-blackout-al-carovita/">Clima, cresce l’allarme degli italiani: dai blackout al carovita</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Audizione ASviS: “Dal deposito cauzionale benefici economici e ambientali significativi”</title>
		<link>https://asvis.it/audizione-asvis-dal-deposito-cauzionale-benefici-economici-e-ambientali-significativi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#audizioni]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=110254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il deposito cauzionale sugli imballaggi può combattere il fenomeno dei rifiuti abbandonati, nonché ridurre i costi per i Comuni e le emissioni gas serra, rafforzando economia circolare e gli Obiettivi dell’Agenda 2030. 10/09/27</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/audizione-asvis-dal-deposito-cauzionale-benefici-economici-e-ambientali-significativi/">Audizione ASviS: “Dal deposito cauzionale benefici economici e ambientali significativi”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>ASviS </strong>“<em>esprime un giudizio ampiamente favorevole all&#8217;adozione del sistema di <strong>deposito cauzionale</strong> (Drs) in Italia, inserito nel quadro del Regolamento (Ue) 2025/40, auspicando un&#8217;attuazione tempestiva per guidare la filiera verso la scadenza del 2029</em>”.</p>
<p>Si tratta di uno dei messaggi lanciati da <strong>Andrea Ferrazzi</strong>, responsabile delle Relazioni Istituzionali, in occasione dell’audizione alla Camera dei deputati sui “sistemi di riutilizzo e di deposito cauzionale e restituzione per specifiche tipologie di imballaggi”, tenutasi il 9 settembre presso la Commissione “Ambiente, territorio e lavori pubblici”.</p>
<p>Ferrazzi ha sottolineato come il sistema di deposito cauzionale possa produrre “<em>un impatto significativo sia sul piano economico sia su quello ambientale</em>”, a partire dalla riduzione delle dispersioni nell’ambiente di circa <strong>8 miliardi di contenitori ogni anno</strong>. Un effetto che si tradurrebbe anche in una diminuzione degli oneri legati alla Plastic Tax europea, stimati in oltre <strong>108 milioni di euro annui</strong>, e in una riduzione dei costi sostenuti dai Comuni per la pulizia urbana, fino a <strong>450 milioni di euro</strong>.</p>
<p>{##card#47#23400}</p>
<p>Sul piano climatico, il Drs viene indicato come uno strumento coerente con gli <strong>O</strong><strong>biettivi dell’Agenda 2030</strong>. Secondo quanto evidenziato nel corso dell’audizione, il sistema potrebbe contribuire a una riduzione fino a <strong>600mila tonnellate di CO2 all’anno</strong>, oltre a rafforzare il perseguimento del Goal 12 sul consumo e la produzione responsabili. “<em>Un intervento che si colloca pienamente anche nel quadro della <strong>Costituzione</strong>, ponendosi in armonia con le previsioni degli <strong><a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato">articoli 9 e 41</a> </strong>in materia di tutela dell&#8217;ambiente e sostenibilità dell&#8217;iniziativa economica, oltre che a presidio della salute pubblica</em>”, ha osservato Ferrazzi.</p>
<p>Un altro punto centrale riguarda l’integrazione con i sistemi esistenti. Il deposito cauzionale non viene concepito come alternativa alla raccolta differenziata gestita dal Conai, ma come strumento complementare, capace di rafforzare il <strong>modello del vuoto a rendere</strong>. In questo contesto, Ferrazzi ha richiamato anche il consenso sociale crescente attorno alla misura: circa l’<strong>83% dei cittadini</strong> e delle cittadine si dichiara favorevole all’introduzione del sistema.</p>
<p>Sul piano della <strong>governance</strong>, l’indicazione è quella di un modello centralizzato e senza scopo di lucro, con una partecipazione equilibrata tra produttori e distributori e con obblighi stringenti di trasparenza verso i ministeri competenti, in particolare Mase e Mimit. “<em>La gestione del sistema deve essere affidata a un soggetto terzo, <strong>non orientato al profitto</strong></em>”, è la linea illustrata.</p>
<p>Per quanto riguarda la rete commerciale, viene accolta positivamente la soglia dei <strong>200 metri quadrati</strong> per distinguere tra esercizi obbligati alla raccolta e quelli su base volontaria. Allo stesso tempo, si sostiene l’introduzione di una commissione di gestione (<em>handling fee</em>) per remunerare il servizio svolto dai punti vendita.</p>
<p>Un ulteriore elemento riguarda la destinazione dei depositi non riscossi, che secondo la proposta dovrebbero essere vincolati alla copertura dei costi operativi del sistema e al miglioramento delle performance ambientali. Sul perimetro applicativo, Ferrazzi ha inoltre indicato la necessità di un impianto “<em>ampio e coerente</em>”, <strong>evitando esclusioni settoriali</strong> come quella del vino e degli alcolici, e concentrando l’avvio su Pet e metalli, con una possibile estensione progressiva al vetro.</p>
<p>Infine, sul ruolo degli enti locali, è stata condivisa la destinazione dei proventi delle sanzioni ai Comuni per <strong>rafforzare la vigilanza ambientale</strong>, insieme a meccanismi di premialità per le amministrazioni virtuose. In parallelo, viene proposta l’introduzione di un <strong>diritto di primo rifiuto</strong> (<em>right of first refusal</em>) per garantire agli imbottigliatori l’accesso privilegiato alla materia prima seconda raccolta, con l’obiettivo di prevenire fenomeni di <em>downcycling</em> e rafforzare la qualità del riciclo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/audizione-asvis-dal-deposito-cauzionale-benefici-economici-e-ambientali-significativi/">Audizione ASviS: “Dal deposito cauzionale benefici economici e ambientali significativi”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Comunità energetiche, in Italia sono già quasi 900 e coinvolgono quasi 38mila utenti</title>
		<link>https://asvis.it/comunita-energetiche-in-italia-sono-gia-quasi-900-e-coinvolgono-quasi-38mila-utenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 08:48:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto Euricse fotografa crescita, governance e modelli delle Cer. Competenze, procedure e sostenibilità economica segnano il passaggio dalla condivisione dell’energia alla costruzione di comunità. 31/08/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/comunita-energetiche-in-italia-sono-gia-quasi-900-e-coinvolgono-quasi-38mila-utenti/">Comunità energetiche, in Italia sono già quasi 900 e coinvolgono quasi 38mila utenti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) stanno crescendo rapidamente e la loro evoluzione apre una sfida più ampia: <strong>trasformare la condivisione dell’energia in partecipazione, autonomia territoriale e benefici collettivi</strong>.</p>
<p>La capacità di costruire relazioni tra cittadine e cittadini, imprese e istituzioni può fare delle Cer vere infrastrutture sociali, capaci di affiancare alla produzione di energia rinnovabile inclusione e sviluppo locale.</p>
<p>È la prospettiva del Research Report n. 47/26 <strong><a href="https://www.info-cooperazione.it/public/Allegati/2026/08/le-comunita-energetiche-in-italia_rr-47-2026_euricse.pdf"><em>Le Comunità energetiche in Italia: stato attuale e nuove prospettive</em></a></strong>, pubblicato il 23 giugno 2026 da Euricse e coordinato scientificamente da Jacopo Sforzi, con Caterina De Benedictis e Silvia Scarafoni. La ricerca combina l’analisi quantitativa delle Cer registrate presso il Gse, 48 studi di caso su organizzazione, governance e finanziamento e un approfondimento sul Trentino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>597 Cer fotografano un fenomeno diffuso e frammentato</h3>
<p>L’analisi quantitativa riguarda <strong>597 Cer censite dal Gse al 30 settembre 2025</strong>: il 31% si concentra nel Nord-Ovest, il 30% nel Sud e nelle Isole, il 21,6% nel Nord-Est e il 17,4% nel Centro. Lombardia e Piemonte guidano la graduatoria regionale con 98 e 78 comunità, seguite da Sicilia e Veneto con 58.</p>
<p><em> <img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/MappaCER.jpg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p><em> </em><em>Le 597 Comunità energetiche rinnovabili censite dal Gse al 30 settembre 2025 sono distribuite in tutto il territorio nazionale. Il 31% si concentra nel Nord-Ovest e il 30% nel Sud e nelle Isole. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em></p>
<p>Le Cer analizzate comprendono <strong>883 impianti per 67,7 MW complessivi</strong>. La dimensione è prevalentemente piccola: ogni comunità conta in media 1,48 impianti e 9,23 utenze, mentre il valore mediano delle utenze scende a due.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/NumUtenzeCer.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>La maggior parte delle Cer analizzate ha dimensioni contenute: il numero mediano di utenze è pari a due, mentre la media è di 9,23. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em></p>
<p>I dati Gse successivi mostrano una forte accelerazione: <strong>al 30 giugno 2026 risultano 3.630 configurazioni in esercizio, 302,9 MW di potenza e 37.821 Pod associati</strong>. Le configurazioni vanno distinte dalle singole Cer, perché una comunità può gestirne più di una</p>
<h3><strong>Tre modelli per costruire una comunità energetica</strong></h3>
<p>Euricse individua tre modelli principali:</p>
<ol>
<li><strong>Cer promosse dalle amministrazioni pubbliche. </strong>Il Comune mette spesso a disposizione edifici e impianti, coordina gli attori e facilita l’accesso alle risorse.</li>
<li><strong>Comunità nate dall’iniziativa dei cittadini e delle cittadine. </strong>Le iniziative promosse dai cittadini richiedono maggiore investimento in tempo, competenze e relazioni e possono generare fiducia, cooperazione, educazione energetica e nuove attività collettive.</li>
<li><strong>Cer avviate dalle imprese.</strong> Il modello imprenditoriale punta soprattutto su efficienza, stabilizzazione dei costi energetici e replicabilità. La governance diventa così decisiva nel determinare obiettivi e benefici della comunità.</li>
</ol>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/DistriGeoCER.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>La diffusione delle Cer presenta differenze regionali: Lombardia e Piemonte registrano rispettivamente 98 e 78 comunità, mentre Veneto e Sicilia ne contano 58 ciascuna. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em><strong> </strong><strong> </strong></p>
<h3>Competenze e burocrazia pesano sulle comunità più piccole</h3>
<p>Costituire e gestire una Cer richiede <strong>competenze tecniche, giuridiche e amministrative</strong>: dalla progettazione degli impianti alla forma giuridica, fino alla gestione degli incentivi e ai rapporti con il Gse. Tempi delle procedure e vincoli autorizzativi aumentano ulteriormente la complessità.</p>
<p>Il Rapporto evidenzia quindi il valore dei soggetti capaci di accompagnare le comunità. In Trentino, dove Euricse censisce <strong>29 Cer per circa 7,4 MW</strong>, la Federazione Trentina della Cooperazione offre competenze tecniche, giuridiche, amministrative e finanziarie. La presenza di strutture territoriali di supporto può ridurre le barriere di accesso, soprattutto per cittadini, cittadine e piccole organizzazioni.</p>
<h3><strong>Dagli incentivi alla sostenibilità economica</strong></h3>
<p>Il sostegno pubblico ha favorito lo sviluppo delle Cer. Il sistema introdotto dal decreto Mase 414/2023 combina una tariffa incentivante sull’energia condivisa con un contributo in conto capitale del Pnrr per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili.</p>
<p>Per Euricse, la fase successiva richiede <strong>modelli capaci di mantenere nel tempo la propria sostenibilità economica</strong>. Tra le prospettive analizzate figura lo scorporo in bolletta, che consentirebbe di valorizzare direttamente l’energia condivisa tra i membri. Anche forme di comproprietà degli impianti potrebbero rafforzare il legame tra partecipanti e comunità.</p>
<p>La <strong>destinazione dei benefici economici</strong> rappresenta un’altra scelta centrale: alcune Cer distribuiscono i proventi tra i soci, altre destinano risorse a nuovi investimenti o finalità sociali, compreso il sostegno alle famiglie vulnerabili e il contrasto alla povertà energetica.</p>
<h3><strong>Quando l’energia diventa infrastruttura sociale</strong></h3>
<p>Euricse colloca le Cer lungo un continuum che va dalla <strong>“<em>infrastruttura funzionale</em>” alla “<em>comunità trasformativa</em>”</strong>. Da una parte prevalgono efficienza, risparmio e replicabilità; dall’altra partecipazione, capitale sociale, cooperazione e capacità di generare nuovi progetti territoriali.</p>
<p>La dimensione comunitaria richiede tempo, competenze e relazioni e può ampliare il valore prodotto dalle Cer, collegando decarbonizzazione, inclusione sociale, educazione energetica e sviluppo locale.<br />
Governance, formazione e reti territoriali diventano così elementi centrali per accompagnare la crescita delle comunità energetiche italiane e trasformare la condivisione dell’elettricità in valore collettivo.</p>
<p><a href="https://www.info-cooperazione.it/public/Allegati/2026/08/le-comunita-energetiche-in-italia_rr-47-2026_euricse.pdf"><strong>Scarica il Rapporto</strong></a></p>
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		<title>Dall&#8217;emergenza all&#8217;innovazione: cambia il racconto della sostenibilità nei media italiani</title>
		<link>https://asvis.it/dallemergenza-allinnovazione-cambia-il-racconto-della-sostenibilita-nei-media-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
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		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’aspetto sociale alla crisi ambientale, passando per economia, energia e tutela delle risorse. Il Rapporto Eco Media 2025 racconta come nel panorama informativo la sostenibilità sia ormai entrata nei media italiani. 10/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dallemergenza-allinnovazione-cambia-il-racconto-della-sostenibilita-nei-media-italiani/">Dall&#8217;emergenza all&#8217;innovazione: cambia il racconto della sostenibilità nei media italiani</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Un racconto che accompagna il cambiamento</strong></h3>
<p>Nel corso del 2025, la <strong>sostenibilità</strong> ha mantenuto una presenza costante nei mezzi di informazione. Secondo il <strong><a href="https://ecomedia.eco/rapporto/">Rapporto Eco Media 2025</a></strong>, l’innovazione sociale è stata la tematica più trattata dai media italiani con oltre <strong>1,37 milioni di citazioni</strong>, seguita dalla <strong>crisi climatica e ambientale</strong> con più di 1 milione di menzioni. A seguire si collocano <strong>economia</strong> ed <strong>economia circolare</strong> (oltre 935 mila citazioni), <strong>energia</strong> (782 mila) e <strong>risorse naturali</strong> (776 mila).</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/tematiche.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Un segnale che evidenzia come l’<strong>Agenda 2030 </strong>sia sempre più al centro del dibattito pubblico, testimoniando una crescente attenzione verso modelli di sviluppo capaci di coniugare <strong>competitività, innovazione e tutela ambientale</strong>. L’analisi evidenzia inoltre una copertura costante durante tutto l’anno, con un incremento delle pubblicazioni tra settembre e novembre, periodo coincidente con importanti appuntamenti internazionali come la Cop 30.</p>
<h3><strong>Media diversi, sensibilità differenti</strong></h3>
<p>A livello generale, ogni mezzo di comunicazione contribuisce a raccontare la sostenibilità da una prospettiva specifica. Web e televisione dedicano particolare attenzione ai temi dell’innovazione sociale, mentre la stampa approfondisce soprattutto <strong>gli effetti delle emergenze ambientali</strong>. Le emittenti radiofoniche continuano invece a valorizzare temi legati alla biodiversità e alla tutela degli ecosistemi.</p>
<p><strong>Il web si conferma il principale canale</strong> di diffusione dell’informazione ambientale. Nel caso dell’innovazione sociale, ad esempio, oltre il 73% delle citazioni proviene dalle testate online, mentre per i temi legati alla crisi climatica la quota supera il 64%.</p>
<h3><strong>Il ruolo dei territori</strong></h3>
<p>Una parte significativa dell’informazione ambientale <strong>nasce a livello locale</strong>. Quotidiani, televisioni e radio del territorio svolgono infatti un ruolo fondamentale nel raccontare esperienze, criticità e buone pratiche che interessano direttamente le comunità, contribuendo a rendere più vicini e concreti i temi della sostenibilità.</p>
<p>Il Rapporto evidenzia come le fonti locali siano particolarmente rilevanti nella stampa e nelle emittenti televisive, confermando il <strong>ruolo centrale dell’informazione territoriale</strong> nella diffusione della cultura della sostenibilità e nella sensibilizzazione dei cittadini.</p>
<h3><strong>Social media e partecipazione pubblica</strong></h3>
<p>Le piattaforme digitali continuano a rappresentare uno spazio importante di discussione. In occasione della Cop 30, svoltasi a <strong><a href="https://asvis.it/cop-30-il-compromesso-al-ribasso-di-belem-riflette-linerzia-dei-governi-sul-clima">Belém in Brasile</a></strong>, sono stati monitorati oltre 17mila contenuti pubblicati su Facebook, Instagram, TikTok e X, capaci di generare più di 830 mila interazioni complessive. Le conversazioni si sono concentrate soprattutto sui temi dell’ecologia, della sostenibilità e dell’inquinamento.</p>
<p>Il dibattito online si è caratterizzato prevalentemente per toni informativi e neutrali: il 94% dei contenuti analizzati presenta infatti un sentiment neutro, mentre il 4% esprime posizioni critiche e il 2% giudizi positivi. Un confronto ampio e partecipato che ha dato spazio anche a <strong>riflessioni sull’efficacia delle azioni intraprese</strong> a livello globale per contrastare la crisi climatica.</p>
<h3><strong>Informare per trasformare</strong></h3>
<p>I dati del Rapporto Eco Media 2025 confermano che la sostenibilità <strong>non è più un argomento di nicchia</strong>. Ambiente, innovazione, economia e inclusione sono sempre più presenti nel racconto quotidiano dei media, contribuendo a costruire consapevolezza e partecipazione.</p>
<p>L’attenzione crescente verso questi temi dimostra come l’informazione possa svolgere un ruolo decisivo nel favorire il cambiamento culturale e sociale necessario per affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Perché la transizione ecologica richiede non solo azioni concrete, ma anche un’informazione capace di <strong>spiegare, coinvolgere e orientare il cambiamento</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Eleonora Gori</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dallemergenza-allinnovazione-cambia-il-racconto-della-sostenibilita-nei-media-italiani/">Dall&#8217;emergenza all&#8217;innovazione: cambia il racconto della sostenibilità nei media italiani</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Italia leader per riciclo dei rifiuti, ma resta lenta la transizione energetica</title>
		<link>https://asvis.it/italia-leader-per-riciclo-dei-rifiuti-ma-resta-lenta-la-transizione-energetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni tre euro di valore economico creato, uno è perso a causa di sprechi e inefficienze: un costo globale di 25mila miliardi di euro. L’Italia eccelle nell’economia circolare, ma è troppo dipendente dai combustibili fossili. 03/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/italia-leader-per-riciclo-dei-rifiuti-ma-resta-lenta-la-transizione-energetica/">Italia leader per riciclo dei rifiuti, ma resta lenta la transizione energetica</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Estraiamo materie prime per produrre beni che molto spesso si trasformano in rifiuti, senza rientrare nei cicli produttivi. È un modello lineare dannoso per l’ambiente e per l’economia. <strong>Ogni tre euro di valore economico creato</strong> a livello mondiale <strong>circa un euro viene perso</strong> a causa, ad esempio, dell’uso inefficiente dei materiali (inclusi energia e cibo) e dell’obsolescenza programmata. Un danno economico che ammonta circa a <strong>25mila miliardi di euro</strong>, pari al 31% del Prodotto interno lordo globale. È quanto emerge dal <strong><em><a href="https://dashboard.circularity-gap.world/report/2026/cgr-2026-overview">Circularity gap report 2026</a></em></strong>, pubblicato da Circle economy in collaborazione con Deloitte.</p>
<p>Per poter raggiungere un’economia circolare su larga scala è necessaria un’azione coordinata da parte di imprese, leader politici e istituzioni finanziarie. Ridurre la perdita di valore è fondamentale per diminuire i rischi economici, rafforzare la resilienza e costruire un&#8217;economia circolare che operi entro i limiti planetari, si legge nel Report.</p>
<p>I dati, purtroppo, evidenziano una tendenza opposta: come sottolinea il <strong><a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-2025/">Rapporto ASviS 2025</a></strong>, <strong>consumiamo sempre più risorse</strong>. Tra il 2015 e il 2022 il consumo interno di materiali è aumentato del 23%, superando i 113 miliardi di tonnellate. Nello stesso periodo sono aumentati anche gli sprechi alimentari e i rifiuti elettronici. Oggi solo il 22% dell’e-waste viene raccolto e riciclato correttamente, mentre lo spreco di cibo genera fino al 10% delle emissioni globali di gas serra.</p>
<p>L’Italia continua a occupare una posizione di leadership nell’economia circolare tra i Paesi europei. Secondo il <strong><a href="https://circonomia.it/wp-content/uploads/2026/05/Rapporto-Circonomia_2026_rev.pdf">rapporto “Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta”</a></strong>, presentato all’undicesima edizione del festival <strong>Circonomia</strong>, il nostro Paese occupa la quarta posizione, dopo Danimarca, Paesi Bassi e Austria, per indice di circolarità e decarbonizzazione. L’Italia si distingue in particolare nel <strong>riciclo dei rifiuti</strong>, che raggiunge il 93% rispetto a una media europea del 61%, e nei <strong>tassi di circolarità della materia</strong>, pari al 21,6%, il terzo valore più alto in Europa.</p>
<p>A questi risultati concorrono anche le centinaia di esperienze virtuose diffuse sul territorio. Molte sono raccolte nella <strong><a href="https://buonepratiche.asvis.it/">piattaforma Best (Buone esperienze di sostenibilità nei territori)</a></strong><strong>,</strong> lanciata dall’ASviS: dalle applicazioni per monitorare lo spreco alimentare quotidiano ai centri di scambio e riuso tra cittadine e cittadini, fino alle imprese che recuperano e valorizzano gli scarti tessili.</p>
<p>I risultati positivi nell’economia circolare non devono togliere attenzione <strong>ai ritardi dell’Italia nella transizione energetica</strong>. Il Rapporto di Circonomia evidenzia che tra il 2019 e il 2022 il consumo di energia da fonti non rinnovabili si è ridotto solo del 4%, in confronto a una media europea del 13%. Anche la diffusione delle fonti rinnovabili procede più lentamente rispetto al resto dell’Unione europea: tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha poco più che raddoppiato la propria capacità fotovoltaica, mentre a livello europeo è quasi triplicata. La sfida, quindi, è integrare sempre di più economia circolare e decarbonizzazione. Recuperare materiali, allungare la vita dei prodotti e ridurre gli sprechi non basta se il sistema produttivo continua a dipendere in larga misura da energia fossile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://dashboard.circularity-gap.world/report/2026/cgr-2026-overview">Consulta il Circularity gap report 2026</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://circonomia.it/wp-content/uploads/2026/05/Rapporto-Circonomia_2026_rev.pdf">Scarica il Rapporto di Circonomia</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/italia-leader-per-riciclo-dei-rifiuti-ma-resta-lenta-la-transizione-energetica/">Italia leader per riciclo dei rifiuti, ma resta lenta la transizione energetica</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L’insicurezza alimentare, un fenomeno multidimensionale: il Position Paper ASviS</title>
		<link>https://asvis.it/linsicurezza-alimentare-un-fenomeno-multidimensionale-il-position-paper-asvis/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:03:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
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		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=79869</guid>

					<description><![CDATA[<p>Una questione complessa legato a povertà e disuguaglianze. Il documento ne analizza i fattori alla base, facendo il punto sulle politiche in atto e avanzando proposte per interventi strutturali. 18/05/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/linsicurezza-alimentare-un-fenomeno-multidimensionale-il-position-paper-asvis/">L’insicurezza alimentare, un fenomeno multidimensionale: il Position Paper ASviS</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il concetto di sicurezza alimentare ha subìto una profonda trasformazione nel corso dei decenni. Se in passato era legato unicamente alla disponibilità fisica di scorte sufficienti, oggi si configura come un <strong>fenomeno multidimensionale</strong>, interessando sempre più anche Paesi ricchi. È quanto emerge dal nuovo Position Paper <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/position_paper_insicurezza_alimentare_def.pdf"><strong>“Insicurezza alimentare in Italia: lettura multidimensionale e proposte per il cambiamento</strong>”</a>, redatto da un nucleo di lavoro trasversale ai Gruppi di lavoro (GdL) dell’ASviS sui Goal 1-10 “Povertà” e “Disuguaglianze” e sui Goal 2-12 “Sconfiggere la fame” e “Produzione e consumo responsabili”.</p>
<p>Per anni, la comunità scientifica e politica, per definire il fenomeno, ha considerato i quattro pilastri stabiliti dalla FAO:</p>
<ol>
<li><strong>Disponibilità fisica</strong>: la presenza di cibo in quantità e qualità adeguate (tramite produzione locale o commercio).</li>
<li><strong>Accesso economico e fisico: </strong>la capacità delle persone di ottenere il cibo, condizionata da reddito e prezzi.</li>
<li><strong>Utilizzo:</strong> la capacità del corpo di trarre nutrimento, supportata da acqua potabile, igiene e cure sanitarie.</li>
<li><strong>Stabilità</strong>: la garanzia che l&#8217;accesso al cibo non venga interrotto da crisi economiche, politiche o ambientali improvvise.</li>
</ol>
<p>Ma il dibattito contemporaneo affianca alle quattro dimensioni classiche due nuovi pilastri: la <strong>sostenibilità dei sistemi</strong> e l<strong>’<em>agency</em>,</strong> ovvero la capacità di individui e comunità di compiere scelte alimentari consapevoli e indipendenti. Questo ampliamento della prospettiva fa sì che il fenomeno riguardi sempre più anche Paesi ad alto reddito, tra cui l’Italia, dove l’insicurezza alimentare non scaturisce da una carenza di cibo sul mercato, ma da <strong>una limitata capacità di accesso a diete sane, nutrienti e culturalmente adeguate.</strong> Non si tratta solo di una privazione materiale, ma di un&#8217;esperienza di esclusione sociale che intacca l&#8217;autonomia delle persone e le loro traiettorie di vita.</p>
<h3>Le cause e il paradosso della malnutrizione</h3>
<p>L’insicurezza alimentare è fortemente intrecciata con fattori economici, sociali ed educativi. <strong>Le differenze nei livelli di reddito e di istruzione incidono in modo determinante sulla capacità di compiere scelte alimentari salutari e consapevoli.</strong> L&#8217;inflazione che ha colpito i beni alimentari negli ultimi anni ha eroso drasticamente il potere d&#8217;acquisto delle famiglie, spingendole verso strategie di adattamento che consistono nel sostituire cibi freschi con prodotti più economici, spesso ultra-processati e ad alta densità calorica, ma poveri di nutrienti.</p>
<p>Questa dinamica alimenta un paradosso sempre più evidente: <strong>la coesistenza di povertà materiale e malnutrizione per eccesso.</strong> L<strong>&#8216;obesità</strong>, in particolare tra bambine, bambini e adolescenti, emerge così come una <strong>nuova forma di insicurezza alimentare,</strong> sintomo di ambienti in cui il cibo è caloricamente sufficiente ma qualitativamente inadeguato. Un ruolo aggravante è giocato dai cosiddetti <strong>&#8220;deserti alimentari&#8221;</strong> (<em>food desert</em>), aree urbane o periferiche svantaggiate in cui l&#8217;accesso fisico a punti vendita di alimenti sani è fortemente precluso da carenze infrastrutturali e commerciali.</p>
<h3>Le politiche in atto in Italia</h3>
<p>Dal punto di vista delle politiche di contrasto, l’Italia si affida a un sistema articolato che integra strumenti europei, fondi nazionali e l&#8217;imprescindibile azione sussidiaria del Terzo settore. Sul piano normativo, <strong>la Legge 166/2016 (cd. Legge Gadda) </strong>ha rappresentato un passo fondamentale, strutturando e incentivando il recupero delle eccedenze alimentari per fini umanitari, divenuto per anni l&#8217;asse portante dell&#8217;assistenza nel nostro Paese.</p>
<p>Sul fronte europeo, la distribuzione di aiuti materiali agli indigenti, un tempo affidata al Fondo di aiuti europei agli indigenti (FEAD), è oggi gestita attraverso il <strong>Fondo sociale europeo plus (FSE+). </strong>Sul piano prettamente nazionale, le istituzioni hanno messo in campo diverse misure, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>L&#8217;Assegno di inclusione (Adi):</strong> introdotto dal 2024 in sostituzione del Reddito di Cittadinanza, offre sostegno economico a nuclei fragili vincolandolo alla partecipazione a percorsi formativi e di inclusione socio-lavorativa.</li>
<li><strong>La carta &#8220;Dedicata a te&#8221;:</strong> un fondo destinato all&#8217;acquisto di beni alimentari di prima necessità erogato tramite una tantum su carte prepagate, rivolto a famiglie con un ISEE inferiore a 15mila euro.</li>
<li><strong>Il Reddito alimentare:</strong> una misura sperimentale avviata nel 2023 in quattro città metropolitane, finalizzata a combattere lo spreco mediante la distribuzione gratuita agli indigenti di prodotti alimentari invenduti donati dalla distribuzione.</li>
</ul>
<h3>Il ruolo del Terzo settore: esperienze e buone pratiche</h3>
<p>Per affrontare e gestire il fenomeno in maniera più capillare sui territori, le iniziative promosse dalle organizzazioni della società civile e dal Terzo settore giocano un ruolo fondamentale. Vediamo alcune:</p>
<ul>
<li><strong>Fondazione Banco Alimentare:</strong> coordina il recupero di eccedenze e la distribuzione a oltre 7.600 organizzazioni partner, integrando gli aiuti con misure di accompagnamento sociale e orientamento ai servizi;</li>
<li><strong>Unicef</strong>: promuove le <em>Baby Friendly Initiative</em> per proteggere l&#8217;allattamento e garantire la sicurezza alimentare dei bambini e delle bambine nei primi mille giorni di vita, contrastando le disuguaglianze di salute fin dalla nascita;</li>
<li><strong>Azione Contro la Fame</strong>: con il progetto &#8220;Mai più fame&#8221;, attivo a Milano e Napoli, combina il sostegno economico con percorsi di educazione alimentare e riattivazione professionale per favorire l’autonomia di lungo periodo delle famiglie;</li>
<li><strong>Radici Sane APS</strong>: punta sull&#8217;educazione alimentare nelle scuole come leva di prevenzione primaria ed empowerment, promuovendo una proposta di legge per renderla materia di insegnamento curricolare;</li>
<li><strong>Cittadinanzattiva</strong>: attraverso il suo Osservatorio sulla ristorazione scolastica, monitora le disparità territoriali nell&#8217;accesso alle mense, proponendo di trasformare il servizio in un presidio educativo e di salute pubblica universale.</li>
</ul>
<h3>Le proposte per garantire il diritto al cibo</h3>
<p>Nonostante l&#8217;ampio ventaglio di interventi, la crescita della domanda di aiuto indica chiaramente che l&#8217;approccio è ancora troppo legato a logiche emergenziali e frammentate. Il Position Paper dell&#8217;ASviS sottolinea l&#8217;urgenza di un cambio di paradigma politico: <strong>riconoscere esplicitamente il diritto al cibo come diritto umano fondamentale nella legislazione nazionale.</strong></p>
<p>Per combattere efficacemente l&#8217;insicurezza alimentare occorre<strong> superare la logica del mero assistenzialismo materiale.</strong> L&#8217;ASviS raccomanda l&#8217;<strong>adozione di un approccio sistemico</strong> che leghi il contrasto alla povertà economica a una solida educazione alimentare nelle scuole, a un maggiore coinvolgimento delle reti territoriali e alla garanzia di accesso universale a mense scolastiche di qualità, vere infrastrutture di cittadinanza e prevenzione.</p>
<p><strong><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/position_paper_insicurezza_alimentare_def.pdf" target="_blank" rel="noopener">Scarica il documento</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/linsicurezza-alimentare-un-fenomeno-multidimensionale-il-position-paper-asvis/">L’insicurezza alimentare, un fenomeno multidimensionale: il Position Paper ASviS</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Cresce la moda usata, dal 2026 stop alla distruzione degli invenduti</title>
		<link>https://asvis.it/cresce-la-moda-usata-dal-2026-stop-alla-distruzione-degli-invenduti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 May 2026 13:27:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>ll boom del second hand, trainato da Vinted, racconta un cambiamento nei consumi e riporta al centro il nodo della sovrapproduzione tessile. Tra invenduti e rifiuti, l’Europa accelera su raccolta, riuso e nuove regole. 04/05/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’ascesa di <strong>Vinted</strong> è il segnale più evidente di un cambiamento profondo nei consumi. La piattaforma europea dell’usato ha raggiunto una valutazione di otto miliardi di euro. Un segnale che conferma quanto il <strong>mercato del second hand</strong> stia assumendo un ruolo centrale nell’economia della moda.<br />
Dietro questo successo c’è <strong>un cambiamento culturale</strong> ormai evidente: comprare un capo di seconda mano è una scelta accessibile e conveniente, pienamente legittimata sul piano sociale. <strong>L’usato è entrato nelle abitudini di consumo</strong>, ha superato lo stigma del ripiego ed è oggi percepito come una scelta normale, spesso anche desiderabile. Partito dalle generazioni più giovani, il fenomeno si sta estendendo a fasce d’età, generi e abitudini di consumo diverse.<br />
Il successo dell’usato riporta al centro una questione più ampia, nota da tempo: il sistema moda continua a produrre più di quanto il mercato riesca ad assorbire. <strong>Sovrapproduzione</strong>, invenduti, sprechi e <strong>sovraconsumo</strong>: acquistiamo più capi e li utilizziamo meno. La scala del fenomeno supera la filiera e il consumo individuale: riguarda l’intero ciclo di vita del prodotto.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Tessili.png" alt="" width="60%" /></p>
<p>Secondo il report dell’<a href="https://www.eea.europa.eu/en/europe-environment-2025?size=n_10_n&amp;filters%5B0%5D%5Bfield%5D=cluster_name&amp;filters%5B0%5D%5Btype%5D=any&amp;filters%5B0%5D%5Bvalues%5D%5B0%5D=eea&amp;filters%5B1%5D%5Bfield%5D=objectProvides&amp;filters%5B1%5D%5Btype%5D=any&amp;filters%5B1%5D%5Bvalues%5D%5B0%5D=Briefing&amp;filters%5B1%5D%5Bvalues%5D%5B1%5D=Report&amp;filters%5B2%5D%5Bfield%5D=readingTime&amp;filters%5B2%5D%5Btype%5D=any&amp;filters%5B2%5D%5Bvalues%5D%5B0%5D%5Bname%5D=All&amp;filters%5B2%5D%5Bvalues%5D%5B0%5D%5BrangeType%5D=fixed&amp;filters%5B3%5D%5Bfield%5D=issued.date&amp;filters%5B3%5D%5Btype%5D=any&amp;filters%5B3%5D%5Bvalues%5D%5B0%5D=Last%205%20years&amp;filters%5B4%5D%5Bfield%5D=language&amp;filters%5B4%5D%5Btype%5D=any&amp;filters%5B4%5D%5Bvalues%5D%5B0%5D=en&amp;sort-field=issued.date&amp;sort-direction=desc">European environment agency &#8211; Eea</a>, in Europa il consumo di tessili ha raggiunto livelli record: <strong>19 chili pro capite all’anno</strong> tra abbigliamento, scarpe e tessili per la casa. Ogni anno i rifiuti tessili generati arrivano a circa 16 chili per abitante. Due numeri vicini che raccontano <strong>la rapidità con cui i prodotti entrano ed escono dal ciclo di consumo</strong>. Un volume che esercita una pressione crescente su acqua, suolo, materie prime ed emissioni, con circa due terzi dell’impatto climatico concentrato nella fase produttiva. E il problema non si esaurisce nell’acquisto. Comincia molto prima, nella produzione, e continua dopo, quando un capo esce dal mercato.</p>
<h3><strong>Quando un capo diventa rifiuto</strong></h3>
<p>Una volta usciti dal mercato, questi prodotti entrano in uno dei flussi di rifiuti più <strong>complessi da intercettare, separare e valorizzare. </strong>Il nodo resta la raccolta: meno del 15% viene intercettato. Significa che circa l’85% dei rifiuti tessili finisce ancora nel rifiuto indifferenziato, perdendo gran parte delle possibilità di riuso o riciclo.<br />
E c’è un altro dato che pesa: tra il 4% e il 9% dei prodotti tessili immessi sul mercato europeo viene <strong>distrutto prima ancora di essere utilizzato.</strong> È il lato meno visibile della sovrapproduzione. L’invenduto nasce spesso da una combinazione di fattori: previsioni di vendita non allineate alla domanda, cicli di collezione sempre più rapidi, saturazione del mercato e strategie commerciali costruite su volumi elevati.<br />
<strong>Il second hand allunga il ciclo di vita dei capi</strong> e riduce la pressione sulla produzione di nuovo tessile. Da solo non riequilibra il sistema, ma segnala un cambiamento importante: il valore di un prodotto non coincide più necessariamente con il suo primo acquisto.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/CicloVitaTessili.png" alt="" width="60%" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Dal 2025 raccolta obbligatoria, dal 2026 stop alla distruzione</strong></h3>
<p>Di fronte a un sistema che produce troppo e recupera poco, l’Europa sta cambiando le regole del tessile. Dal primo gennaio 2025 <strong>la raccolta differenziata dei rifiuti tessili è diventata obbligatoria</strong> in tutti gli Stati membri. L’obiettivo è rafforzare la capacità di intercettare, riutilizzare e riciclare materiali che oggi, in larga parte, finiscono ancora fuori dai circuiti della circolarità.<br />
Il passaggio successivo riguarda la produzione. Con il <strong><a href="https://www.mase.gov.it/portale/ecodesign">Regolamento europeo Ecodesign</a></strong> per i prodotti sostenibili (Espr), l’Unione europea ha introdotto un nuovo quadro di regole per rendere <strong>i prodotti più durevoli, riparabili e riciclabili</strong>. Le misure entreranno in vigore gradualmente, per categorie di prodotto. Tra le prime priorità individuate ci sono proprio tessili, abbigliamento e calzature: il primo piano di lavoro Ecodesign, atteso dal 2027, prevede requisiti specifici su durata, riciclabilità ed efficienza dei materiali.</p>
<p>In questo stesso quadro entra anche il <strong>divieto di distruggere prodotti invenduti</strong> a partire da abbigliamento e calzature. Il divieto scatterà dal 19 luglio 2026 per le grandi imprese e dal 2030 per quelle di medie dimensioni. Accanto al divieto arriva un <strong>obbligo di trasparenza</strong>: le aziende dovranno rendere pubbliche quantità, destinazione e modalità di gestione degli invenduti. Un passaggio importante, perché rende visibile un dato finora rimasto quasi sempre interno alle aziende. A questo si aggiunge <strong><a href="https://passaporto-digitale.eu/?gad_source=1&amp;gad_campaignid=23586802789&amp;gbraid=0AAAABC51EDrid1OjEdXM82LNdI6AhM4qu&amp;gclid=Cj0KCQjw2MbPBhCSARIsAP3jP9yKdKvJA6fZ1XoWN6hlYYapgEqwGvRVpzUH5XYuIHhUP8FR0bYl9swaArw-EALw_wcB">passaporto digitale di prodotto</a></strong>, che accompagnerà i capi lungo tutto il loro ciclo di vita, rendendo accessibili informazioni su materiali, origine, riparabilità e riciclabilità. Per il tessile sarà uno strumento decisivo per costruire una filiera più tracciabile e circolare. In un settore dove la durata di vita di un prodotto sta diventando una misura del suo valore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/cresce-la-moda-usata-dal-2026-stop-alla-distruzione-degli-invenduti/">Cresce la moda usata, dal 2026 stop alla distruzione degli invenduti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Littering in Italia: otto miliardi di contenitori sfuggono al riciclo</title>
		<link>https://asvis.it/littering-in-italia-otto-miliardi-di-contenitori-sfuggono-al-riciclo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 13:23:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
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		<category><![CDATA[#goal15]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’indagine “Brand audit” della campagna “A buon Rendere” collega il fenomeno ai modelli di consumo e rilancia il deposito cauzionale: nei Paesi dove è attivo, la raccolta supera il 90%. 27/04/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/littering-in-italia-otto-miliardi-di-contenitori-sfuggono-al-riciclo/">Littering in Italia: otto miliardi di contenitori sfuggono al riciclo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre <strong>otto miliardi di contenitori</strong> per bevande sfuggono ogni anno al riciclo in Italia. Un dato che da solo misura la portata del problema. E che trova conferma nell’ultima indagine “<strong><em><a href="https://buonrendere.it/2025/08/31/unindagine-sui-contenitori-dispersi-richiama-i-grandi-marchi-ad-appoggiare-un-sistema-di-deposito-cauzionale/">Brand audit</a></em></strong>” della campagna “<strong><em><a href="https://buonrendere.it/2026/04/19/rifiuti-da-imballaggi-per-bevande-un-brand-audit-nel-milanese-svela-i-marchi-top-ten-nel-littering-e-sollecita-un-sistema-di-deposito-cauzionale-2/">A buon Rendere</a></em></strong>”, diffusa in occasione della Giornata della Terra 2026. Il monitoraggio, condotto nel corso del 2025, restituisce un quadro evidente: il <strong>littering</strong>, in sostanza rifiuti di piccole dimensini, si conferma un <strong>fenomeno strutturale</strong>, radicato nei modelli di produzione, consumo e gestione degli imballaggi.</p>
<p>Lo studio si basa sull’analisi di 19.803 contenitori per bevande abbandonati e raccolti in diversi comuni dell’area milanese, tra cui Grezzago, Trezzo sull’Adda e Pozzo d’Adda. I rifiuti sono stati classificati per materiale, tipologia e marca attraverso la <a href="https://buonrendere.it/abr-radar/"><em>webapp Abr radar</em></a>, secondo la metodologia del “<em>Brand audit</em>”. L’obiettivo è duplice: da un lato <strong>quantificare</strong> il fenomeno, dall’altro comprendere <strong>quali filiere e modelli di consumo incidano maggiormente</strong> sulla dispersione dei rifiuti nell’ambiente. I risultati mostrano una distribuzione precisa dei materiali:</p>
<ul>
<li>plastica: 41%</li>
<li>alluminio: 29%</li>
<li>vetro: 26%</li>
<li>cartoni: 4%</li>
</ul>
<p>Un quadro coerente con la composizione degli imballaggi per bevande e con il loro utilizzo quotidiano.<br />
<img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/littering1_1_.jpeg" alt="" width="60%" /></p>
<h3><strong>Consumi e rifiuti: una correlazione evidente</strong></h3>
<p>L’indagine evidenzia una relazione significativa tra i marchi più diffusi e i rifiuti rinvenuti. Tra i contenitori per cui è stato possibile identificare la marca, <strong>le prime 10 rappresentano il 65% del totale</strong>. Tra questi compaiono marchi come <strong>Moretti</strong>, <strong>San Benedetto</strong> e <strong>Red Bull</strong>, mentre tra i gruppi industriali emerge il ruolo di <strong>Heineken</strong> e <strong>Coca-Cola</strong>. Il dato non implica una responsabilità diretta dei marchi nella dispersione, ma segnala un <strong>legame tra volumi di mercato e presenza nei rifiuti</strong>. Un elemento che richiama il principio europeo della responsabilità estesa del produttore. Il documento evidenzia anche come il dibattito pubblico abbia spesso attribuito il littering ai comportamenti individuali, mentre i dati suggeriscono <strong>la necessità di intervenire </strong>anche a monte, <strong>sui sistemi di gestione e restituzione degli imballaggi</strong>.</p>
<h3></h3>
<h3><strong>Birra e acqua: i comparti più critici</strong></h3>
<p>Due segmenti concentrano la maggior parte del fenomeno:</p>
<ul>
<li>birra: 35%</li>
<li>acqua in bottiglia: 33%</li>
</ul>
<p>Nel caso della birra, pesa la diffusione del vetro monouso. <strong>In Italia il vuoto a rendere è poco presente nella grande distribuzione</strong>, a differenza di altri Paesi europei. Questo incide sul ciclo di vita del contenitore e sulla probabilità che venga disperso. Il fenomeno è legato anche ai consumi fuori casa. Il cosiddetto “on the go” aumenta la difficoltà di intercettare i rifiuti nei sistemi tradizionali di raccolta.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/littering2.jpeg" alt="" width="60%" /></p>
<p><strong> </strong></p>
<h3><strong>Deposito cauzionale: una soluzione già testata</strong></h3>
<p>Nei 19 Paesi europei dove è attivo un <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Deposito_cauzionale.pdf">sistema di deposito cauzionale</a>, i risultati sono consolidati. Il modello prevede una cauzione rimborsata al momento della restituzione del contenitore.<br />
I dati indicano:</p>
<ul>
<li>tassi di raccolta superiori al 90%</li>
<li>punte fino al 98% in Germania e Finlandia</li>
</ul>
<p><strong>L’effetto è immediato</strong>: meno dispersione, maggiore recupero di materia e riduzione dei costi di gestione dei rifiuti. In Italia il tema è al centro di tre proposte di legge attualmente assegnate alla Commissione ambiente della Camera. Il sistema non è ancora stato adottato.<br />
Il report sottolinea un passaggio chiave: nonostante l’impegno di cittadini e associazioni, <strong>il littering resta un’emergenza </strong>che richiede interventi sistemici. Azioni capaci di agire sulle cause e non solo sugli effetti. E il <strong>deposito cauzionale emerge come una leva già sperimentata</strong>, con risultati misurabili e replicabili. Una soluzione che sposta il baricentro dalla gestione del rifiuto alla sua prevenzione.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/littering3.jpeg" alt="" width="60%" /></p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/littering4.jpeg" alt="" width="60%" /></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/littering-in-italia-otto-miliardi-di-contenitori-sfuggono-al-riciclo/">Littering in Italia: otto miliardi di contenitori sfuggono al riciclo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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