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	<title>#goal16 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
	<lastBuildDate>Fri, 23 Oct 2026 12:57:15 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Cresce la spesa militare globale, l’Europa mai così armata da dopo la Guerra fredda</title>
		<link>https://asvis.it/cresce-la-spesa-militare-globale-leuropa-mai-cosi-armata-da-dopo-la-guerra-fredda/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Oct 2026 00:00:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
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		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A livello globale aumentano i conflitti, ma AI, cybersicurezza e corsa allo spazio cambiano il modo di condurre le guerre. Lo riporta lo studio 2026 condotto dal Sipri. 08/10/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/cresce-la-spesa-militare-globale-leuropa-mai-cosi-armata-da-dopo-la-guerra-fredda/">Cresce la spesa militare globale, l’Europa mai così armata da dopo la Guerra fredda</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2025 <strong>il numero di conflitti armati interstatali &egrave; raddoppiato</strong>, passando da tre a sei e coinvolgendo almeno 13 Paesi: Afghanistan-Pakistan; Cambogia-Thailandia; India-Pakistan; Iran-Israele/Stati Uniti; Russia/Corea del Nord-Ucraina; e Repubblica Democratica del Congo-Ruanda. La guerra a Gaza non pu&ograve; essere propriamente classificata come un conflitto interstatale ma &egrave; parte di uno scontro tra uno Stato (Israele) e un attore che aspira alla statualit&agrave;. &Egrave; quanto riportato<strong> </strong>dal <a href="https://www.sipri.org/yearbook/2026"><strong>Sipri yearbook 2026: armaments, disarmament and international security</strong></a><strong>,</strong> elaborato e pubblicato <strong>dall&rsquo;Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma (Sipri).</strong></p>
<p>Ma le guerre non sono solo aumentate, hanno anche cambiato volto. Armi da attacco di precisione, mira assistita dall&#8217;intelligenza artificiale, sistemi d&#8217;arma autonomi, sciami di veicoli aerei senza equipaggio e operazioni informatiche sono ora usate regolarmente, sollevando molte questioni etiche e legali, soprattutto sulla supervisione umana. <strong>Le violazioni del diritto umanitario internazionale stanno aumentando</strong>, con segnalazioni di reclutamento di bambini soldato, violenza sessuale, tattiche di fame e attacchi ai servizi sanitari che mostrano un preoccupante aumento dei metodi di guerra proibiti. Anche lo sfollamento forzato rimane una sfida umanitaria su larga scala.</p>
<h3><strong>Le spese militari crescono</strong></h3>
<p><strong>La spesa militare globale stimata &egrave; aumentata </strong>per l&#8217;undicesimo anno consecutivo nel 2025, <strong>raggiungendo</strong> i 2,9 mila miliardi di dollari ovvero <strong>il 2,5% del prodotto interno lordo mondiale. Gli Stati Uniti sono rimasti di gran lunga il Paese che spende di pi&ugrave;</strong>, arrivando a rappresentare il 33% della spesa globale totale, seguito dalla <strong>Cina, </strong>la cui spesa (336 miliardi di dollari) rappresenta il 12%, e dalla <strong>Russia, </strong>che con 190 miliardi si posiziona al terzo posto (equivalente al 6,6%). In termini relativi &egrave; invece l&rsquo;Ucraina, con una spesa militare equivalente al 40% del Pil, il Paese con il pi&ugrave; grande carico militare al mondo nel 2025.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Sipri_1.jpg" alt="" width="40%" /></p>
<p>Dal punto di vista delle <strong>esportazioni</strong>, i primi cinque Paesi che dominano sono Usa, Francia, Russia, Germania e Cina, coprendo il 70% a livello globale. Le esportazioni di armi degli USA in circa 10 anni (tra il 2016 e il 2025) sono talmente cresciute che sono passate dal rappresentare il 27% al 42%. Al contrario, le esportazioni di armi della Russia nello stesso periodo si sono pi&ugrave; che dimezzate (-64 per cento), portandole a una quota globale del 6,8%.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block; margin-left: auto; margin-right: auto;" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Sipri_2.jpg" alt="" width="40%" /></p>
<p>I cinque maggiori destinatari sono stati Ucraina, India, Arabia Saudita, Qatar e Pakistan. <strong>Le importazioni di armi da parte degli Stati europei sono pi&ugrave; che triplicate </strong>tra il 2016 e il 2025 (+210 per cento), raggiungendo il livello pi&ugrave; alto che mai dalla fine della Guerra fredda e rendendo <strong>l&#8217;Europa la maggiore regione importatrice per la prima volta dagli anni &#8217;60. </strong></p>
<h3><strong>L&rsquo;AI applicata all&rsquo;ambito militare</strong></h3>
<p>Negli ultimi dieci anni, la conversazione politica internazionale sugli usi militari dell&#8217;AI si &egrave; concentrata principalmente sui <strong>sistemi d&#8217;arma autonomi (Aws),</strong> comunemente caratterizzati dal fatto che, una volta attivati, possono selezionare e ingaggiare obiettivi senza intervento umano. Dal 2023, tuttavia, la conversazione si &egrave; estesa ad altri usi militari dell&#8217;AI come nel mirare, nella pianificazione e nell&#8217;analisi dell&#8217;intelligence. Gli usi riportati nei principali conflitti armati nel 2025, in particolare Gaza e Ucraina, hanno portato i responsabili politici a prestare particolare attenzione ai cosiddetti <strong>&ldquo;sistemi di supporto decisionale abilitati dall&#8217;AI&rdquo;.</strong> Nel 2025 l&#8217;Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha avviato un percorso di discussione dedicato a New York. Inoltre, il Segretario generale dell&#8217;Onu, <strong>Ant&oacute;nio Guterres</strong>, ha pubblicato il suo primo rapporto sull&#8217;AI nel campo militare, ma una regolamentazione vera e propria dell&#8217;Aws &egrave; ancora lontana.</p>
<h3><strong>Armi cibernetiche e armi in orbita </strong></h3>
<p>L&#8217;AI &egrave; diventata una variabile determinante anche nella <strong>cybersicurezza</strong>, dando agli avversari il potere di scoprire vulnerabilit&agrave;, lanciare attacchi ed eludere il rilevamento, fornendo contemporaneamente ai difensori nuove capacit&agrave; di monitorare le reti, identificare anomalie e rispondere. Le operazioni informatiche hanno continuato a evolversi come componente integrante dei conflitti moderni nel corso degli anni. Esempi degni di nota includono Russia e Ucraina impegnate in operazioni cibernetiche diffuse e persistenti.</p>
<p>Nel 2025 diversi stati hanno accelerato la ricerca di nuove capacit&agrave; spaziali militari. Questa tendenza a perseguire capacit&agrave; spaziali sovrane si &egrave; intrecciata con nuove politiche nazionali e regionali di Cina, Stati Uniti e Europa che danno priorit&agrave; alla sicurezza spaziale.</p>
<p><a href="https://www.sipri.org/yearbook/2026">Scarica il Rapporto</a></p>
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		<title>Prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi improvvisi e di massa</title>
		<link>https://asvis.it/prevenire-anticipare-e-rispondere-agli-arrivi-improvvisi-e-di-massa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Di Marco]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2026 12:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Piano per prevenire e gestire crisi migratorie alle frontiere dell’Ue. Rafforzamento dell'architettura di risposta alle minacce spaziali. Istituzione del sistema di comunicazione d’emergenza e soccorso. 06/10/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 29 settembre la Commissione europea ha proposto un piano in cinque punti per <strong>prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi illegali improvvisi e di massa. </strong>Il piano viene presentato richiamando la necessità di adottare misure che possano prevenire e gestire al meglio le situazioni contingenti come verificatesi a Ceuta a fine luglio.</p>
<p>Il piano è stato definito sulla base della <a href="https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_233">strategia europea in materia di asilo e migrazione</a> del gennaio 2026, con azioni chiave per diversi attori, ampliando gli strumenti e i quadri esistenti, e precisamente:</p>
<ul>
<li><strong>rafforzamento della cooperazione con i Paesi partner per prevenire la migrazione illegale, </strong>affrontandone le cause profonde, creando opportunità significative per le persone nei loro paesi d&#8217;origine, (anche attraverso l’iniziativa per le competenze e l’occupazione dei giovani nel Mediterraneo appena annunciata per dalla Presidente von der Leyen nel discorso sullo Stato dell’Unione) e collaborando per promuovere una mobilità legale e sicura verso l’Ue. È previsto inoltre il rafforzamento della cooperazione tra Frontex, Europol ed Eurojust e i Paesi partner, al fine di migliorare lo scambio di informazioni, le analisi dei rischi e delle minacce sulle rotte migratorie;</li>
<li><strong>rafforzamento delle frontiere esterne dell’Ue, </strong>attraverso la definizione di un nuovo quadro per la riposta alle emergenze che comprenderà la revisione del mandato di Frontex, una più stretta cooperazione con i Paesi partner, il sostegno mirato agli Stati membri anche attraverso il meccanismo unionale di Protezione civile;</li>
<li><strong>miglioramento del monitoraggio, della conoscenza situazionale e dei sistemi di allarme rapido. </strong>Anche in questo caso con il rafforzamento del mandato di Frontex, indicando tra le misure il monitoraggio dei social media al fine di migliorare la conoscenza situazionale e l’utilizzo delle potenzialità degli strumenti messi a disposizione nella legge sui servizi digitali, istituendo partenariati digitali con i Paesi partner per individuare i contenuti online che alimentano la migrazione illegale, collaborando con gli Stati membri nel monitoraggio attraverso il sistema di sorveglianza delle frontiere (Eurosur);</li>
<li><strong>smantellamento delle reti del traffico e della tratta di migranti, </strong>invitando il Consiglio a convenire l’utilizzo rapido dei regimi sanzionatori previsti, il Parlamento a concordare con urgenza la posizione negoziale sulla direttiva riveduta sul favoreggiamento del traffico di migranti, entrambe le istituzioni a rafforzare il mandato di Europol, attraverso la cooperazione con le piattaforme online, con gli istituti finanziari e i prestatori di servizi di pagamento digitali;</li>
<li><strong>rafforzamento dei rimpatri, </strong>attraverso la cooperazione con i Paesi terzi in materia di riammissione, migliorando la capacità di supporto di Frontex per i rimpatri e la procedura di rimpatrio alla frontiera, aumentando l’efficacia della digitalizzazione delle procedure.</li>
</ul>
<p>Il Piano così strutturato sarà presentato ai ministri degli Stati membri in sede di Consiglio dell’Ue.</p>
<p>I temi della sicurezza alle frontiere sono stati oggetto anche della <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/09/28/council-strengthens-eu-space-threat-response-architecture/">decisione</a> adottata il precedente 28 settembre dal Consiglio dell’Ue per il <strong>rafforzamento dell&#8217;architettura di risposta alle minacce spaziali dell’Ue</strong> (denominata come “Stra” dall’acronimo inglese di “Space Threat Response Architecture”). L’obiettivo è di <strong>rispondere all&#8217;aumento dei comportamenti irresponsabili e ostili nel settore spaziale che possono compromettere la sicurezza dell&#8217;Ue, dei suoi Stati membri e delle/i cittadine/i nonch</strong><strong>é la sicurezza e la stabilit</strong><strong>à internazionali.</strong> Con la Stra possono essere stabilite disposizioni operative per monitorare, allertare e intervenire immediatamente, mobilitando i pertinenti strumenti della Pesc (politica estera e di sicurezza comune) in modo coerente. <strong>In caso di urgenza, l&#8217;alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza è autorizzata ad adottare una risposta provvisoria dell&#8217;Ue</strong>. Il Consiglio dovrà poi confermare, modificare o revocare la risposta provvisoria quanto prima e al più tardi entro quattro settimane dall&#8217;adozione della risposta provvisoria. L’iniziativa articola il funzionamento del programma spaziale dell’Ue, il programma dell&#8217;Ue per una connettività sicura,  con la risposta alle minacce alla sicurezza di uno o più Stati membri.</p>
<p>Il 1° ottobre il Consiglio ha anche ha dato il <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/10/01/council-adopts-new-rules-on-return-for-those-with-no-right-to-stay-in-the-eu/">via libera definitivo</a> alle <strong>nuove norme del sistema comune per il rimpatrio dei cittadini di Paesi terzi il cui soggiorno nell&#8217;Unione è irregolare </strong>sulla base della proposta di regolamento europeo presentato dalla Commissione europea il 12 marzo 2025.</p>
<p>Il 30 settembre la Commissione europea ha adottato un’altra iniziativa di carattere legislativo sulla <strong>risposta coordinata alla comunicazione delle emergenze</strong>, con la <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC1010&amp;qid=1791036026445">proposta di regolamento che istituisce il sistema di comunicazione critica dell’Ue</a> (Euccs) che si accompagna alla proposta di regolamento che stabilisce il <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=CELEX:52026PC1020&amp;qid=1791036026445">funzionamento dell’Euccs nei servizi degli Stati membri</a> e altre organizzazioni incaricate dei servizi di protezione civile.</p>
<p><strong>L’Euccs ha l’obiettivo di rafforzare la capacit</strong><strong>à dell&#8217;Europa di rispondere a crisi su larga scala o al terrorismo, ma anche agli incidenti quotidiani, incendi, casi di persone scomparse e criminalit</strong><strong>à.</strong></p>
<p>Il sistema coinvolgerà tutti i servizi di emergenza, con gli Stati membri che manterranno il pieno controllo delle proprie infrastrutture di comunicazione critica, garantendo al contempo l&#8217;interoperabilità obbligatoria a livello europeo. L’Euccs è progettato per adattarsi all&#8217;evoluzione delle tecnologie di comunicazione, sia commerciali che critiche. La Commissione sosterrà gli Stati membri nella collaborazione con l&#8217;industria e gli enti di ricerca per garantire la continua innovazione delle comunicazioni critiche nell’Ue. <strong>L’operatività del sistema sarà graduale</strong>: un primo gruppo di Stati membri avvierà le operazioni nel 2030 e altri seguiranno, prevedendo che <strong>tutti gli Stati membri saranno connessi entro il 2036</strong>.</p>
<p><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/Rassegna_Rubrica_Europa_29.26.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Consulta la rassegna dal 28 settembre al 4 ottobre</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Al via il Public Programme dei Musei dei Futuri, un programma di attività con al centro il domani</title>
		<link>https://asvis.it/al-via-il-public-programme-dei-musei-dei-futuri-un-programma-di-attivita-con-al-centro-il-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 08:53:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
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		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il trasferimento tecnologico rappresenta un collo di bottiglia per il nostro Paese, nonostante il primato nelle pubblicazioni scientifiche. Servono investimenti sul capitale umano e nel mercato. Lo dimostra lo studio Teha. 02/09/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1216.8px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:0px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p>Promosso da <strong>Icom Italia </strong>e <strong>ASviS</strong>, il <a href="https://ecosistemafuturo.it/educazione-e-cultura/il-network-dei-musei-dei-futuri/public-programme/"><strong>Public programme del Network dei Musei dei Futuri</strong></a> parte oggi con una prima programmazione di iniziative previste dai musei per il 2026 e il 2027 e che verrà gradualmente ampliato nei prossimi mesi. I futuri entrano così nei musei italiani attraverso una rete che coinvolge <strong>45 enti e istituzioni culturali </strong>in diverse regioni del Paese. <strong>L’iniziativa si configura come un <em>unicum</em></strong> <strong>che pone l’Italia all’avanguardia di un movimento globale che coinvolge un numero crescente di organizzazioni</strong>, come dimostra il recente evento tenutosi su questo presso il Museo del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston.</p>
<p>Nato nel 2025 come parte del progetto <strong>Ecosistema Futuro</strong> promosso dall’ASviS, il Network riunisce musei e istituzioni culturali interessate a portare la prospettiva dei futuri nelle proprie attività e nella relazione con i pubblici e le comunità, valorizzando il loro ruolo come luoghi di conoscenza, immaginazione, confronto e partecipazione capaci di mettere in relazione patrimonio, ricerca e innovazione. L’iniziativa si ispira alla visione di <strong>Michele Lanzinger,</strong> tra i fondatori di Ecosistema Futuro e del Network, che ha dedicato una parte importante del suo lavoro a immaginare il ruolo dei musei come luoghi capaci di interrogare il presente e aprire nuove possibilità per il futuro.</p>
<p>Le attività inserite nel Public programme intendono promuovere la <strong><em>futures literacy</em>, o alfabetizzazione ai futuri, una competenza centrale per la società contemporanea.</strong> Acquisire la <em>futures literacy</em>, promossa dall’Unesco, vuol dire saper esplorare i grandi <em>megatrend</em> del nostro tempo, come la transizione demografica, il cambiamento climatico o l’arrivo dell’intelligenza artificiale, avendo gli strumenti per interrogarsi sui futuri possibili, riconoscendo le immagini e le aspettative che orientano il modo in cui guardiamo al domani e considerando alternative o strategie anticipatorie rispetto a scenari percepiti come inevitabili. Promuovere la <em>futures literacy</em> vuol dire rendere protagonisti i cittadini e le cittadine di un mondo che cambia velocemente.</p>
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<div class="oc-item-img"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Ecosistema_Futuro/AlfabetizzazioneFuturi.jpg" alt="ecosistema futuro" width="325" height="163" /></div>
<h5 class="oc-item-text" style="text-align: center"><a class="oc-item-link" href="https://asvis.it/allenare-lo-sguardo-al-domani-la-sfida-della-futures-literacy">Allenare lo sguardo al domani: la sfida della futures literacy</a><br />
<em>Il documento ASviS, realizzato nell’ambito del progetto Ecosistema Futuro, esplora la necessità di introdurre l’alfabetizzazione ai futuri nel sistema educativo italiano, proponendo strumenti e attività concrete.</em></h5>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>Incontri, laboratori, mostre e percorsi partecipativi rappresentano altrettante occasioni per sviluppare questa capacità e collegare l&#8217;immaginazione alle scelte del presente. Il Public programme restituisce la varietà degli approcci sperimentati dalle istituzioni della rete: ognuna parte dalla propria missione, dalle collezioni e dal rapporto con il territorio, attraverso prospettive e tematiche diverse. Tra i temi già esplorati figurano la mobilità, la biodiversità, la ricerca scientifica, il patrimonio archeologico, l’arte, il design, il cibo, il paesaggio e le trasformazioni sociali.</p>
<p><strong>Il Public programme 2026–2027 continuerà ad aggiornarsi con le nuove iniziative dei musei partecipanti</strong>, rafforzando l&#8217;incontro tra istituzioni, professionisti della cultura e pubblici attorno a una domanda comune: quali futuri possiamo immaginare, e quali scelte possiamo compiere oggi per orientarli?</p>
<p><strong><a href="https://ecosistemafuturo.it/educazione-e-cultura/il-network-dei-musei-dei-futuri/public-programme/">Scopri il programma</a></strong></p>
</div><div class="fusion-content-boxes content-boxes columns row fusion-columns-1 fusion-columns-total-1 fusion-content-boxes-1 content-boxes-icon-with-title content-left" style="--awb-backgroundcolor:rgba(239,239,239,0.88);--awb-hover-accent-color:var(--awb-color1);--awb-circle-hover-accent-color:transparent;--awb-item-margin-bottom:40px;" data-animationOffset="top-into-view"><div style="--awb-backgroundcolor:#c166e2;" class="fusion-column content-box-column content-box-column content-box-column-1 col-lg-12 col-md-12 col-sm-12 fusion-content-box-hover content-box-column-last content-box-column-last-in-row"><div class="col content-box-wrapper content-wrapper-background link-area-link-icon link-type-text icon-hover-animation-fade" data-animationOffset="top-into-view"><div class="heading icon-left"><a class="heading-link" style="float:left;" href="https://asvis.it/allenare-lo-sguardo-al-domani-la-sfida-della-futures-literacy" target="_self"><h2 class="content-box-heading" style="--h2_typography-font-size:23px;line-height:28px;">Allenare lo sguardo al domani: la sfida della futures literacy</h2></a></div><div class="fusion-clearfix"></div><div class="content-container">
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</div><div class="fusion-clearfix"></div><a class=" fusion-read-more" style="float:left;" href="https://asvis.it/allenare-lo-sguardo-al-domani-la-sfida-della-futures-literacy" target="_self">Read More</a><div class="fusion-clearfix"></div></div></div><div class="fusion-clearfix"></div></div></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/al-via-il-public-programme-dei-musei-dei-futuri-un-programma-di-attivita-con-al-centro-il-domani/">Al via il Public Programme dei Musei dei Futuri, un programma di attività con al centro il domani</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>L&#8217;equilibrio globale è da ristabilire, siamo pronti per riformare l&#8217;Onu?</title>
		<link>https://asvis.it/lequilibrio-globale-e-da-ristabilire-siamo-pronti-per-riformare-lonu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 00:00:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alta Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Agenda 2030 arretra su molti obiettivi, tradotto: milioni di persone vivono e vivranno peggio. Ma l’Onu e le sue Agenzie restano indispensabili, nonostante le difficoltà. Ospiti: Nelli Feroci (Iai), Parsi (Univ. Cattolica) e Farrugio (NY Post). In studio Viettone e Manieri. 05/10/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lequilibrio-globale-e-da-ristabilire-siamo-pronti-per-riformare-lonu/">L&#8217;equilibrio globale è da ristabilire, siamo pronti per riformare l&#8217;Onu?</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si &egrave; conclusa a New York l&#8217;<strong>81&ordf; Assemblea Generale delle Nazioni Unite</strong>, un appuntamento segnato da un dialogo in un clima ostile, dove ogni Paese ha presentato le proprie istanze senza troppo badare a forme di cooperazione. Pressanti appelli alla pace e la cruda realt&agrave; dei conflitti globali in corso si sono cos&igrave; alternati. Tra il monito del Segretario Generale Ant&oacute;nio Guterres , al termine del suo mandato, e gli affondi dei leader mondiali, l&rsquo;Organizzazione ha mostrato le fragilit&agrave; e la paralisi del sistema multilaterale odierno.</p>
<div style="max-width: 600px; margin: 0 auto;">
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</div>
<p>In un momento storico in cui l&#8217;attuazione dell&#8217;<strong>Agenda 2030 delle Nazioni Unite</strong> per lo sviluppo sostenibile rischia di scivolare sempre pi&ugrave; in secondo piano e molti dei Goal perdono posizioni, causando il peggioramento di vita di milioni di persone nel mondo, e prende il via il dibattito sulla <strong>prossima nomina del nuovo Segretario Generale</strong>, diventa centrale domandarsi quanta forza istituzionale abbia l&rsquo;Assemblea per guidare le grandi transizioni del nostro tempo e riportare e mantenere la pace.</p>
<p>Ad Alta sostenibilit&agrave;, in onda su Radio Radicale luned&igrave; 5 ottobre 2026 alle 12.30 e disponibile in podcast, ospiti: Vittorio Emanuele Parsi, ordinario di Relazioni internazionali Universit&agrave; cattolica e accademico dei Lincei; Ferdinando Nelli Feroci, consigliere scientifico dell&rsquo;Istituto Affari Internazionali e Lorenzo Farrugio, corrispondente freelance per il New York Post. Conducono in studio Elis Viettone e Valeria Manieri.</p>
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		<title>Verso l’Assemblea Nazionale sul Futuro, la presentazione alle forze politiche e istituzioni</title>
		<link>https://asvis.it/verso-lassemblea-nazionale-sul-futuro-la-presentazione-alle-forze-politiche-e-istituzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 00:00:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Alta Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#goal17]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il primo esperimento di democrazia deliberativa su scala nazionale interamente dedicato alle scelte di lungo periodo che coinvolga i giovani. Ospiti: Sciarra (Corte Cost.), Macaione e Garrubba (Consulta Assemblea sul Futuro). In studio Manieri e Viettone. 28/09/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un&rsquo;Italia in cui soltanto il 22% dei cittadini si dichiara ottimista sul futuro e meno di un quarto ritiene che i governi agiscano nell&rsquo;interesse delle prossime generazioni, &egrave; nato un progetto senza precedenti: l&rsquo;<strong>Assemblea Nazionale sul Futuro, </strong>Promossa dall&rsquo;ASviS nell&rsquo;ambito della partnership di <em>Ecosistema Futuro</em> e in collaborazione con Officine Italia, questa iniziativa rappresenta il primo esperimento di democrazia deliberativa su scala nazionale interamente dedicato alle scelte di lungo periodo. Il suo cuore pulsante sar&agrave; la cittadinanza: 100-150 persone estratte a sorte con un criterio di stratificazione demografica, garantendo una marcata sovrarappresentazione dei giovani under-35 per dare voce a chi sosterr&agrave; l&#8217;impatto delle decisioni odierne.</p>
<div style="max-width: 600px; margin: 0 auto;">
<div class="video-container"><iframe src="//www.radioradicale.it/scheda/799891/iframe" width="560" height="355" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></div>
</div>
<p>I lavori della prima seduta prenderanno il via nell&#8217;autunno del 2027 a Parma, nel quadro delle iniziative di Parma Capitale Europea dei Giovani ma il percorso &egrave; gi&agrave; vivissimo: una Costituente di 52 membri &mdash; tra giovani e autorevoli mentor del mondo istituzionale e scientifico &mdash; sta definendo un documento fondativo che definisca principi, regole e temi principali dell&rsquo;Assemblea Nazionale sul Futuro e mercoled&igrave; in una conferenza stampa alla camera questa iniziativa &egrave; stata presentata alle forze politiche e autorit&agrave; istituzionali.</p>
<p>L&rsquo;obiettivo finale? Elaborare proposte politiche concrete da consegnare al Parlamento, dando sostanza al principio dell&rsquo;equit&agrave; intergenerazionale sancito dall&rsquo;Articolo 9 della Costituzione e dalla legge sulla Valutazione di Impatto Generazionale. E allora vediamo come questo laboratorio civico intende costruire un ponte solido tra cittadini e decision-maker per immaginare l&#8217;Italia del 2050</p>
<p>Ad Alta sostenibilit&agrave;, in onda luned&igrave; 28 settembre alle 12.30 e disponibile in podcast, ospiti: Silvana Sciarra, gi&agrave; giudice e presidente emerita della Corte costituzionale, socia corrispondente dell&#8217;Accademia dei Lincei e tra i mentor della Costituente; Giuseppe Macaione, dottorando in Climate Change and Sustainable Development &#8211; Universit&agrave; di Messina e IUSS Pavia, membro della Commissione 1 della Costituente; Clarissa Garruba, nutrizionista al Paideia Campus Manager &#8211; Future Food Institute, membro della Commissione 4, Interazione e dialogo con la societ&agrave; civile e le istituzioni; conducono Valeria Manieri ed Elis Viettone.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il nuovo Segretario generale dell’Onu saprà rilanciare il multilateralismo?</title>
		<link>https://asvis.it/il-nuovo-segretario-generale-dellonu-sapra-rilanciare-il-multilateralismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 00:00:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#goal17]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A 11 anni dall’adozione dell’Agenda 2030, le Nazioni Unite affrontano una crisi profonda. Eppure, continuano ad avere un ruolo insostituibile. Chi le guiderà dovrà convincere il mondo che nessun Paese può risolvere da solo le grandi sfide del nostro tempo: occorre farlo insieme. 24/09/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“<em>Se tutto andrà secondo i piani, a un certo punto nelle prossime settimane 15 diplomatici usciranno da una piccola stanza insonorizzata nelle profondità del quartier generale delle Nazioni Unite a New York e annunceranno il <strong>prossimo Segretario generale dell’organizzazione</strong></em>”, scrive <strong>Steve Bloomfield</strong> sul quotidiano britannico <a href="https://www.theguardian.com/commentisfree/2026/sep/20/un-new-leader-wars-climate-crisis-donald-trump"><em>The Guardian</em></a>.</p>
<p><strong>“<em>La persona che sceglieranno dovrà affrontare una combinazione di sfide senza precedenti per i suoi predecessori</em>”</strong>. Due dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza, Stati Uniti e Russia, sono impegnati in guerre deliberate che non sembrano avere una fine in vista. Una commissione d’inchiesta dell’Onu ha accusato Israele di aver commesso un genocidio a Gaza, ma l’Onu è stata di fatto relegata al ruolo di spettatore, estromessa anche (forse fortunatamente) dal <em>Board of Peace</em> di Donald Trump. La crisi climatica sta provocando continue nuove catastrofi umanitarie, l’ultima in Nepal, e cresce l’ombra di un’intelligenza artificiale non regolamentata.</p>
<p>Nel pieno del dibattito generale di alto livello dell’Assemblea generale dell’Onu c’è da chiedersi: <strong>il nuovo Segretario o la nuova Segretaria generale saprà salvare l’organizzazione? </strong>L’Onu ha bisogno di un/a nuovo/a leader che sappia riformare l’organizzazione nel profondo, ma anche dimostrare la sua rilevanza e capacità di attuare ciò per cui è stata creata: la tutela dei diritti umani, la pace e lo sviluppo sostenibile. Il problema è che i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza – Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Russia e Cina – dispongono del diritto di veto nel Consiglio di sicurezza, l’organo più importante per prevenire e superare i conflitti tra Stati (ce ne sono 56 attualmente in corso). Chiunque voglia ottenere l’incarico dovrà essere accettabile per Xi Jinping, Vladimir Putin e, soprattutto, Donald Trump, oltre che per Emanuel Macron e il neo primo ministro inglese Andy Burnham. E “<em>non è facile sostenere di essere la persona più adatta a salvare l’Onu quando l’uomo che si deve convincere preferirebbe che l’organizzazione fallisse</em>”.</p>
<p>Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti da decine di organizzazioni dell’Onu. A luglio, il suo segretario di Stato, Marco Rubio, ha annunciato che l’amministrazione intendeva “smantellare” la Corte penale internazionale “mattone dopo mattone”. “<em>Ma la decisione più controversa è stata la creazione del Board of Peace di Trump, che ha suscitato il timore che possa essere utilizzato per sostituire la stessa Onu</em>”, sottolinea Bloomfield. E invece, è proprio il bilancio fallimentare del Board of Peace a confermare l’insostituibilità delle Nazioni Unite. Nel frattempo, l’Onu è alle prese con una crisi finanziaria: durante l’estate Guterres ha avvertito che l’organizzazione rischiava un “imminente collasso finanziario” a causa dei contributi non pagati, una parte consistente dei quali è dovuta dagli Stati Uniti.</p>
<p><strong>Eppure, nonostante tutto, l’Onu è ancora in piedi e continua a contare.</strong> È solo l’Onu, attraverso la sua Convenzione quadro sui cambiamenti climatici, a riuscire a concentrare l’attenzione internazionale sulla più grande crisi che il mondo sta affrontando. È solo l’Onu che continua ogni giorno, attraverso la sua vasta rete di agenzie (dalla Fao all’Unep, dall’Oms all’Unhcr), a intervenire sui grandi problemi che nessuno Stato, da solo, è in grado di affrontare: la fame, le emergenze umanitarie, la salute, i rifugiati, lo sviluppo e la tutela dell’ambiente. È solo l’Onu che conserva una legittimità pressoché universale, un luogo in cui quasi tutti gli Stati del pianeta possono ancora incontrarsi, negoziare e, almeno in teoria, cercare soluzioni comuni.</p>
<p><strong>Un esempio della sua capacità di costruire una visione condivisa è l’Agenda 2030</strong>, che il 25 settembre compie 11 anni. Un progetto ambizioso, oggi alle prese con ostacoli enormi: in base ai trend attuali solo il 15% degli Obiettivi di sviluppo sostenibile potranno essere conseguiti entro il 2030, mentre il 15% risulta in regressione rispetto al 2015. Sono dati che non sorprendono, considerando ciò che è avvenuto dal 2020 in poi, con la pandemia, le crisi geopolitiche e i conflitti in varie parti del mondo. Ma senza quel Piano non ci sarebbe stato quel 15% di progressi e, probabilmente, il mondo sarebbe arretrato ancora di più. Il Segretario generale dell’Onu invita infatti a guardare anche i risultati positivi conseguiti, il che dimostra che il progresso è possibile quando volontà politica, investimenti, innovazione e cooperazione internazionale si uniscono. Nella dichiarazione ministeriale approvata dagli Stati membri presenti all’High level political forum (il vertice Onu di alto livello per fare il punto sull’Agenda 2030), la volontà della stragrande maggioranza dei Paesi a favore dello sviluppo sostenibile è stata confermata con grande chiarezza: “<em>l&#8217;Agenda 2030 rimane la nostra tabella di marcia generale per raggiungere lo sviluppo sostenibile e superare le molteplici crisi e sfide interconnesse che ci troviamo ad affrontare [&#8230;] Riaffermiamo il nostro impegno ad accelerare l&#8217;attuazione dell&#8217;Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e dei relativi Obiettivi di sviluppo sostenibile</em> <em>riconoscendo l&#8217;urgenza di compiere progressi trasformativi nei quattro anni che ci separano dal 2030</em>”.</p>
<p>È proprio qui che torna la domanda da cui siamo partiti: <strong>che cosa dovrà fare il prossimo Segretario generale?</strong> Più che “salvare” l’Onu, dovrà forse salvare la fiducia nella possibilità di affrontare insieme problemi che nessun Paese può risolvere da solo. <strong>Perché la crisi dell’Onu è, prima ancora, la crisi del multilateralismo</strong>. Le istituzioni internazionali non sono diventate improvvisamente inutili: sono diventate più difficili da utilizzare in un mondo nel quale la cooperazione lascia sempre più spazio alla competizione tra potenze, gli interessi nazionali prevalgono sulle responsabilità comuni e le regole vengono contestate proprio da alcuni degli Stati che avrebbero maggiore capacità di farle rispettare.</p>
<p>Il prossimo Segretario generale erediterà dunque un’organizzazione che ha bisogno di riforme profonde, ma che non può riformarsi senza il consenso degli Stati membri. Dovrà cercare di restituire autorevolezza a un’istituzione la cui autorità dipende, in ultima istanza, dalla volontà politica di chi la compone. Dovrà negoziare la nuova Agenda al 2045 o 2050 e dare concretezza al Patto sul futuro, anche per ciò che concerne l’efficientamento dell’Organizzazione; Patto che, tra i suoi punti principali, presenta un Patto digitale globale, una Dichiarazione sulle generazioni future, la riforma del Consiglio di sicurezza, la necessità di andare oltre il Pil, insomma, che proponeva in modo lungimirante soluzioni ai temi che oggi sono considerati urgenti, tra cui la governance dell&#8217;IA. Il prossimo Segretario generale dovrà difendere anche il principio della cooperazione senza ignorare i nuovi equilibri di potere. E dovrà dimostrare che il multilateralismo non è un residuo del Novecento, ma uno strumento necessario per governare il 21esimo secolo.</p>
<p>Perché l’Onu non può fermare da sola una guerra, invertire il cambiamento climatico o governare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, ma può creare gli spazi nei quali questi problemi vengono riconosciuti come problemi comuni, fissare obiettivi condivisi, coordinare risorse e costruire regole.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-edificio-molto-alto-che-si-trova-accanto-a-uno-specchio-dacqua-fqzMMzpoUs4" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
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		<title>Stato dell&#8217;Unione secondo Von der Leyen: proposte e programmi per un&#8217;Europa &#8220;solida ma al contempo precaria&#8221;</title>
		<link>https://asvis.it/stato-dellunione-secondo-von-der-leyen-proposte-e-programmi-per-uneuropa-solida-ma-al-contempo-precaria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 00:00:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Alta Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#goal17]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel discorso della Presidente molta ambizione e diverse omissioni. Ma il vero nodo rimangono le riforme istituzionali. Ad Alta sostenibilità, Prodi (già pres. Consiglio) Giovannini, (ASviS) e Castaldo (focuseurope.it). In studio Manieri e Viettone. 21/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/stato-dellunione-secondo-von-der-leyen-proposte-e-programmi-per-uneuropa-solida-ma-al-contempo-precaria/">Stato dell&#8217;Unione secondo Von der Leyen: proposte e programmi per un&#8217;Europa &#8220;solida ma al contempo precaria&#8221;</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una solidit&agrave; definita dalla forte domanda di stabilit&agrave; e coordinamento da parte dei cittadini di fronte alle crisi geopolitiche, economiche e climatiche e una la fragilit&agrave; interna dell&#8217;Unione dovuta &nbsp;a meccanismi che complicano il potere decisionale, quali ad esempio il diritto di veto e la regola dell&#8217;unanimit&agrave;. Cos&igrave; politica estera, difesa e riforme strutturali auspicate dai rapporti Draghi e Letta restano sulla carta e dalla gestione dell&#8217;emergenza idrica fino all&#8217;incertezza data dai ripensamenti sul Green Deal, l&#8217;Ue deve fare i conti con grandi ambizioni ma risorse di bilancio insufficienti. Tra proposte d&#8217;impatto come l&#8217;istituzione di un Consiglio di Sicurezza europeo, l&#8217;associazione del Canada e un nuovo Congresso d&#8217;Europa, le grandi incognite restano sempre le politiche degli Stati membri e la revisione dei Trattati per un&rsquo;Unione pi&ugrave; coesa e politicamente rilevante.</p>
<div style="max-width: 600px; margin: 0 auto;">
<div class="video-container"><iframe src="//www.radioradicale.it/scheda/799227/iframe" width="560" height="355" frameborder="0" allowfullscreen=""></iframe></div>
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<p>Ad Alta sostenbilit&agrave;, in onda luned&igrave; 21 settembre alle 12.30, salvo dirette parlamentari, e disponibile in podcast. Ospiti della puntata: Romano Prodi, gi&agrave; Presidente del Consiglio e Presidente della Commissione europea; Enrico Giovannini, Direttore scientifico ASviS, economista, Professore Universit&agrave; di Tor Vergata, gi&agrave; Ministro; Roberto Castaldo, Direttore focuseurope.it, gi&agrave; segretario del Movimento Federalista Europeo. Conducono Valeria Manieri ed Elis Viettone.</p>
<p><a href="https://asvis.it/radio-alta-sostenibilita/"><strong>VAI ALL&#8217;ARCHIVIO DELLE PUNTATE DI ALTA SOSTENIBILIT&Agrave;</strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La trasmissione di ASviS &egrave; in onda ogni luned&igrave; dalle 12:30 alle 13:00 su Radio Radicale, salvo dirette parlamentari, e disponibile in podcast.</p>
<p><em>Trasmissione di Valeria Manieri, Ruggero Po ed Elis Viettone.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/stato-dellunione-secondo-von-der-leyen-proposte-e-programmi-per-uneuropa-solida-ma-al-contempo-precaria/">Stato dell&#8217;Unione secondo Von der Leyen: proposte e programmi per un&#8217;Europa &#8220;solida ma al contempo precaria&#8221;</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Vnr, Pace, giustizia e istituzioni solide: in Italia c’è una tendenza al miglioramento</title>
		<link>https://asvis.it/vnr-pace-giustizia-e-istituzioni-solide-in-italia-ce-una-tendenza-al-miglioramento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 09:04:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 risiedevano oltre 88mila persone non iscritte ufficialmente nelle anagrafi comunali. Quota di detenuti in attesa di giudizio stabile. Cresce l’e-commerce. Il punto della Voluntary national review italiana su “Pace”. 10/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/vnr-pace-giustizia-e-istituzioni-solide-in-italia-ce-una-tendenza-al-miglioramento/">Vnr, Pace, giustizia e istituzioni solide: in Italia c’è una tendenza al miglioramento</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Le scelte strategiche nazionali nell’area Pace mostrano complessivamente una tendenza al miglioramento, seppure con alcune differenze interne. La Scelta strategica II &#8216;Eliminare ogni forma di discriminazione&#8217; registra sviluppi positivi, mentre le altre scelte strategiche evidenziano progressi più limitati o disomogenei”.</p>
<p>Così si esprime la <a href="https://asvis.it/litalia-presenta-allonu-la-sua-voluntary-national-review-sullagenda-2030"><strong>Voluntary national local youth review</strong></a> (Vnr) italiana, il documento presentato il 13 luglio all’High-level political forum che illustra i progressi compiuti nell’attuazione dell’Agenda 2030 a livello nazionale e le sfide da affrontare.</p>
<p>In questo articolo vi parleremo di una delle cinque “P” dell’Agenda 2030, quella dedicata alla <strong>Pace</strong>.</p>
<h3>I dati</h3>
<p>Secondo il Censimento 2024, sul territorio nazionale risiedevano 88 408 <strong>persone non iscritte ufficialmente nelle anagrafi comunali</strong>, di cui l’89,5% di nazionalità straniera. In Italia, i servizi anagrafici ricevono una valutazione positiva da parte dei cittadini e delle cittadine: nel 2024, l’82,4% degli intervistati ha attribuito un punteggio pari almeno a 6 su 10, un dato rimasto sostanzialmente stabile dal 2016.</p>
<p>La quota di <strong>detenuti in attesa di giudizio</strong> (15,4%) è rimasta stabile rispetto all’anno precedente. Nel 2023, la prevalenza delle <strong>vittime di reati violenti</strong> (aggressioni fisiche, rapine e minacce) è stata pari a 1,3 persone ogni 100 abitanti, segnando una forte diminuzione rispetto al 2016 (2,4 ogni 100 abitanti). Nel frattempo, gli <strong>omicidi volontari</strong> sono diminuiti solo di 0,1 casi ogni 100mila abitanti, passando da 0,7 a 0,6, confermando il posizionamento dell’Italia tra i Paesi con i tassi più bassi dell’Ue27 (e raggiungendo il valore più basso in assoluto nel 2022).</p>
<p>Nel 2024, le <strong>entrate fiscali e parafiscali</strong> delle Amministrazioni pubbliche hanno rappresentato il 42,6% del Pil, con un aumento di 1,2 punti percentuali rispetto all’anno precedente e una diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al 2014. Nel periodo 2014-2024 si è registrata una forte crescita dell’<strong>e-commerce</strong>: la quota di persone che ordinavano o acquistavano beni e servizi online è passata dal 15,3% al 41,9% nel 2024.</p>
<h3><strong>La Youth voluntary review</strong></h3>
<p>La <strong>Youth voluntary review </strong>(Yvr) rappresenta una delle principali novità della revisione volontaria italiana del 2026: per la prima volta l’Italia integra infatti un rapporto dedicato alle giovani generazioni, con l’obiettivo di raccogliere il loro punto di vista sull’attuazione dell’Agenda 2030 e sulla costruzione delle politiche per lo sviluppo sostenibile. Il percorso ha coinvolto bambine, bambini e giovani tra i <strong>6 e i 35 anni</strong>, attraverso un processo strutturato di ascolto e partecipazione.</p>
<p>Sul punto “Pace” dell’Agenda 2030 emerge che l’<strong>apertura verso gli altri è un valore solido e trasversale a tutti i gruppi</strong>. Il 91,2% dei bambini e delle bambine tra i 6 e i 10 anni considera essenziali le regole valide per tutte e tutti. Tra gli 11 e i 13 anni, le priorità indicate sono la lotta al bullismo e l’empatia (entrambe al 44,7%).</p>
<p>Nei contributi raccolti, il tema della pace viene espresso soprattutto come sicurezza nelle relazioni quotidiane, più che come questione geopolitica. In diverse classi multiculturali, alcuni alunni e alunne hanno scelto di realizzare i propri poster in due lingue (italiano e inglese) per riflettere la diversità del gruppo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>   <a href="https://asvis.it/voluntary-national-review-2026/" target="_blank" rel="noopener">CONSULTA LA PAGINA DEDICATA ALLA VOLUNTARY NATIONAL REVIEW</a>   </strong></p>
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		<item>
		<title>Giovani, il divario cresce: lavoro, pensioni e debito frenano il futuro</title>
		<link>https://asvis.it/giovani-il-divario-cresce-lavoro-pensioni-e-debito-frenano-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 14:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal8]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=80921</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il rapporto di Fondazione RiES registra un nuovo aumento delle disuguaglianze. Il Patto generazionale del Cnel lega lavoro, welfare e partecipazione e chiede politiche costruite e valutate con i giovani. 26/08/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box-info">
<div class="d-box d-box-datapubb">
<p>Il divario tra le generazioni torna ad aumentare in Italia, alimentato da pensioni, povertà, debito pubblico, disparità di genere e fragilità economica. Le difficoltà dei giovani nel lavoro, nell’accesso alla casa e nella costruzione di percorsi autonomi si ripercuotono su natalità, welfare e <strong>capacità del Paese di investire nel futuro</strong>. Due recenti pubblicazioni chiedono di <strong>inserire l’equità intergenerazionale nella programmazione pubblica</strong> e coinvolgere i giovani nelle decisioni.<em> </em><em> </em></p>
<ul>
<li>Il divario generazionale sale a 136 punti nel 2023.</li>
<li>Lavoro precario e bassi salari compromettono le pensioni future.</li>
<li>Demografia e debito riducono gli investimenti destinati ai giovani.</li>
<li>L’Italia perde giovani, competenze e imprese under 35.</li>
<li>Il CNEL chiede politiche costruite con le nuove generazioni.</li>
<li>Vig e bilancio intergenerazionale possono orientare le scelte pubbliche.</li>
</ul>
<p>Il settimo Rapporto 2025 “<a href="https://www.fondazioneries.it/primo-piano/il-divario-generazionale-nuove-generazioni-vecchi-squilibri-rompere-linerzia-vii-rapporto-2025/">Il divario generazionale. Nuove generazioni, vecchi squilibri: rompere l’inerzia</a>”, pubblicato a maggio dall’<strong>Osservatorio Politiche giovanili di Fondazione RiES</strong>, aggiorna una ricerca avviata dieci anni fa. Il progetto CNEL <a href="https://www.cnel.it/chi-siamo/xi-consiliatura/progetti-e-iniziative-xi-consiliatura/cnel-giovani-patto-generazionale">Giovani &#8211; Patto Generazionale</a>, presentato a luglio, nasce invece da una consultazione con oltre 65 organizzazioni e cinque tavoli su lavoro, partecipazione, pensioni, debito pubblico e attrattività.<strong> Fondazione RiES misura gli squilibri; il Cnel raccoglie proposte per ricostruire il rapporto tra generazioni.</strong></p>
<h3>Un divario che attraversa il ciclo di vita</h3>
<p>Secondo Fondazione RiES, l’Indice di divario generazionale (Gdi 4.0), formato da 43 indicatori in 14 domini, è salito a 136 punti nel 2023, rispetto alla base 100 del 2006. Il recupero dei due anni precedenti si interrompe. I domini più critici sono:</p>
<ul>
<li>pensioni;</li>
<li>povertà;</li>
<li>debito pubblico;</li>
<li>parità di genere;</li>
<li>reddito e ricchezza familiare;</li>
<li>credito e risparmio.</li>
</ul>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/GDI-4.0-2023.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>L’Indice di divario generazionale è passato da 100 punti nel 2006 a 136 nel 2023. Dopo il miglioramento registrato nel biennio 2021-2022, il valore è tornato a crescere. Fonte: Fondazione RiES, “Il divario generazionale. VII Rapporto 2025”</em></p>
<p>Fondazione RiES definisce la situazione una “<em>persistente emergenza generazionale</em>”. <strong>Entrare tardi in un mercato del lavoro</strong> segnato da precarietà e bassi salari ritarda l’autonomia e produce carriere contributive discontinue. Il Cnel <strong>collega questa fragilità alle pensioni future</strong>: nel sistema contributivo, l’inadeguatezza delle prestazioni di domani si forma nel lavoro di oggi. Propone di migliorare la qualità dell’occupazione, l’educazione previdenziale e l’accesso alla previdenza complementare.</p>
<h3>Demografia e debito restringono gli investimenti</h3>
<p><strong>L’invecchiamento</strong> accentua la pressione sui sistemi pensionistico e sanitario mentre diminuisce la popolazione attiva. L’indice di dipendenza ha raggiunto 57,6 punti nel gennaio 2024, riferisce Fondazione RiES su dati Istat. Il rapporto rileva inoltre che, a fronte di una spesa per la protezione sociale pari al 21,1% del Pil, il 13,6% era destinato alla voce “anziani” e l’1,4% a “famiglia e bambini”. Il confronto mostra il <strong>ridotto spazio riservato agli investimenti sulle nuove generazioni.<br />
</strong>Il <strong>Cnel collega il debito alla qualità della spesa</strong>: investimenti in istruzione, ricerca, innovazione e infrastrutture possono ampliare le opportunità e sostenere la crescita.</p>
<p>Il rapporto di Fondazione RiES calcola che le misure generazionali e potenzialmente generazionali rappresentino il 2,54% delle <strong>risorse del Pnrr italiano, una quota inferiore a quelle rilevate negli altri Paesi europei</strong> considerati.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/TassoDisoccupazione.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>L’Italia destina alle misure generazionali e potenzialmente generazionali il 2,54% delle risorse del Pnrr. La quota risulta inferiore a quelle di Spagna, Germania, Francia, Portogallo e Grecia, nonostante l’elevata disoccupazione tra i 15 e i 34 anni registrata nel 2019. Fonte: Fondazione RiES, “Il divario generazionale. VII Rapporto 2025”</em></p>
<p>Sul versante del lavoro, i tavoli propongono inoltre la riduzione contrattata dell’orario e strumenti di ricambio generazionale capaci di favorire il trasferimento delle competenze tra lavoratori senior e giovani.</p>
<h3>La capacità di offrire prospettive credibili si riflette sull’attrattività</h3>
<p>Il CNEL riporta che tra il 2011 e il 2024 circa 630mila giovani tra 18 e 34 anni hanno lasciato l’Italia, a fronte di 189mila rientri: il saldo supera le 440mila persone. A questa perdita di capitale umano si affianca la riduzione delle imprese giovanili: secondo Unioncamere-InfoCamere, tra il 2014 e il 2024 sono diminuite di oltre 153mila unità. Trattenere e richiamare competenze richiede, per il Cnel, lavoro adeguatamente retribuito, casa, servizi, credito e territori nei quali costruire un progetto di vita.</p>
<p><strong>Le opportunità risultano inoltre distribuite in modo diseguale</strong>. Fondazione RiES segnala che i <strong>divari territoriali e di genere</strong> aggravano quello generazionale, con una penalizzazione particolarmente evidente nel Mezzogiorno e tra le giovani donne; il CNEL richiama perciò la necessità di rafforzare servizi, infrastrutture e opportunità nelle aree interne.</p>
<h3>Dalla consultazione alla corresponsabilità</h3>
<p>La contrazione numerica dei giovani <strong>riduce anche il loro peso elettorale</strong>. Fondazione RiES osserva però un dinamismo civico espresso attraverso volontariato e cittadinanza attiva.<br />
Il Cnel propone di tradurlo in una partecipazione continuativa: lo <em>Youth Empowerment</em> dovrebbe rafforzare competenze e rappresentanza; lo <em>Youth Check</em> valutare gli effetti delle decisioni; lo <em>Youth Dialogue</em> rendere stabile il confronto con istituzioni e parti sociali. Tra le indicazioni figurano il voto nel luogo di domicilio per studenti e lavoratori fuori sede e il coinvolgimento dei Forum dei giovani.<br />
Le proposte, precisa il CNEL, costituiscono una base aperta alla consultazione pubblica, non un programma definitivo.</p>
<h3><strong>Misurare gli effetti delle scelte pubbliche</strong></h3>
<p>Il punto di maggiore convergenza è la <strong><em>Valutazione di impatto generazionale (Vig)</em></strong>, che stima preventivamente gli effetti economici, sociali e ambientali delle politiche. Fondazione RiES ne chiede l’<strong>applicazione sistematica </strong>ai diversi livelli di governo. Il CNEL vuole affiancare alla valutazione tecnica il <strong>coinvolgimento delle organizzazioni giovanili</strong>.</p>
<p>Entrambi richiamano inoltre il <strong>bilancio intergenerazionale</strong>, che rende visibile come le risorse pubbliche vengono distribuite tra le età e quali conseguenze producono nel tempo. Fondazione RiES propone anche soglie minime di investimento, ricordando il <em>Fondo sociale europeo Plus</em>, che destina almeno il 12,5% delle risorse all’occupazione giovanile nei Paesi tenuti ad applicare il vincolo. Il nuovo patto delineato dalle due fonti richiede quindi <strong>un criterio permanente per stabilire chi beneficia delle decisioni, chi ne sostiene i costi e quali opportunità vengono lasciate a chi vivrà</strong> più a lungo con le loro conseguenze.</p>
<p>Scarica il Report di <a href="https://www.fondazioneries.it/primo-piano/il-divario-generazionale-nuove-generazioni-vecchi-squilibri-rompere-linerzia-vii-rapporto-2025/">Fondazione RiES</a><br />
Scarica il Documento <a href="https://www.cnel.it/chi-siamo/xi-consiliatura/progetti-e-iniziative-xi-consiliatura/cnel-giovani-patto-generazionale">CNEL</a></p>
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		<title>Giustizia cercasi: storie dal mondo dove il diritto non è scontato</title>
		<link>https://asvis.it/giustizia-cercasi-storie-dal-mondo-dove-il-diritto-non-e-scontato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 15:08:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una ragazza rifugiata liberata, comunità che risolvono i conflitti, tribunali pensati per i minori. La Relazione annuale 2025 di Idlo mostra che la giustizia può diventare motore di pace e sviluppo sostenibile. 05/08/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando Kevina è arrivata in Uganda dalla <strong>Repubblica Democratica del Congo</strong>, aveva sedici anni. Era in cerca di protezione e lavorava come domestica senza essere mai stata pagata. Quando il suo datore di lavoro l&#8217;ha accusata di aver rubato denaro e alcuni oggetti, la sua vita si è fermata. Nonostante fosse una minorenne, è rimasta in carcere in attesa di giudizio. La svolta è arrivata grazie all&#8217;intervento di un centro di <strong>assistenza legale</strong> sostenuto dall&#8217;<strong>International development law organization </strong>(<strong>Idlo</strong>), che ottiene la sua liberazione su cauzione. Quando il procedimento arriva davanti al giudice, l&#8217;accusatore non si presenta in aula, il caso viene archiviato e Kevina è tornata dalla sua famiglia. Può sembrare una vicenda isolata ma è una delle storie raccontate nell’edizione 2025 dell’<a href="https://www.idlo.int/sites/default/files/idlo_annual_report_2025.pdf">Annual Report </a>dell’Idlo, che non parte da tabelle o indicatori, ma da persone le cui vite sono cambiate grazie a una <strong>giustizia più accessibile</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Un viaggio tra comunità che cambiano</strong></p>
<p>Dall&#8217;Uganda il racconto si sposta nel nord del <strong>Kenya</strong>, dove i cambiamenti climatici stanno rendendo sempre più frequenti le <strong>tensioni per l&#8217;accesso alla terra e all&#8217;acqua</strong>. Per anni, queste controversie hanno alimentato conflitti destinati a trascinarsi per mesi. Oggi, grazie a un modello che integra la mediazione delle autorità tradizionali con il sistema giudiziario formale, molte dispute vengono risolte in appena sei giorni. <strong>La giustizia diventa così anche uno strumento di adattamento climatico</strong> e di costruzione della pace tra comunità che condividono risorse sempre più scarse. In <strong>Somaliland</strong>, invece, i centri di mediazione sostenuti dall’Idlo hanno accompagnato oltre 4mila sopravvissute alla <strong>violenza di genere</strong> verso servizi integrati di assistenza legale, sanitaria e psicologica, cercando di superare gli ostacoli che spesso impediscono alle donne di denunciare gli abusi.</p>
<p>Più a est, in <strong>Mongolia</strong>, il cambiamento assume un&#8217;altra forma. Il Paese sta gettando le basi del suo primo <strong>tribunale specializzato per la famiglia e giovani</strong>, pensato per affrontare in modo coordinato le controversie familiari e i procedimenti che coinvolgono i minori. Non si tratta soltanto di creare una nuova istituzione, ma di <strong>ripensare il sistema giudiziario</strong> mettendo al centro le esigenze di bambini, adolescenti e vittime di violenza. Storie diverse, in continenti lontani tra loro, ma che raccontano la stessa trasformazione: quando la giustizia diventa realmente accessibile, cambia il modo in cui una comunità affronta i conflitti, protegge i più vulnerabili e costruisce il proprio futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>La giustizia come infrastruttura dello sviluppo</strong></p>
<p>Nel Rapporto dell’Idlo lo Stato di diritto non viene presentato come un settore separato dalle <strong>politiche di sviluppo</strong>, ma come una delle infrastrutture che permettono agli altri <strong>Obiettivi dell’Agenda 2030</strong> di diventare realtà. Ridurre la corruzione, garantire pari accesso alla giustizia, proteggere donne e minori dalla violenza, gestire in modo equo le risorse naturali o rafforzare le istituzioni significa creare le condizioni per società più inclusive, economie più resilienti e comunità più capaci di affrontare crisi e cambiamenti. Dietro questa visione c&#8217;è anche un lavoro di ampia portata. Nel 2025 <strong>più di 295 mila persone</strong> hanno avuto accesso ai servizi di giustizia grazie ai programmi sostenuti dall’Idlo, <strong>più di 44 mila</strong> hanno ricevuto <strong>assistenza legale diretta</strong> e sono state promosse 88 riforme legislative e regolamentari, insieme alla formazione di <strong>oltre 6.500 operatori della giustizia</strong>. Numeri che, letti da soli, rischiano di apparire astratti, ma che acquistano un significato diverso quando vengono associati alle storie delle persone e delle comunità che hanno beneficiato di questi interventi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Oltre i numeri</strong></p>
<p>Il titolo del documento, <strong>Creating a culture of justice</strong>, sintetizza questa visione. In un anno segnato da guerre, tensioni geopolitiche e risorse sempre più limitate per la cooperazione internazionale, Idlo sostiene che investire nella giustizia significhi intervenire sulle <strong>cause profonde delle disuguaglianze</strong> e creare le condizioni perché pace e sviluppo possano durare nel tempo. La storia di Kevina, con cui il Rapporto si apre, ricorda che <strong>lo Stato di diritto non è un concetto astratto</strong>: è il momento in cui una persona può tornare a immaginare il proprio futuro.</p>
<p><a href="https://www.idlo.int/sites/default/files/idlo_annual_report_2025.pdf">Scarica il Report</a></p>
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