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	<title>#goal6 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<item>
		<title>L’acqua come arma: così Israele priva i palestinesi dei servizi idrici</title>
		<link>https://asvis.it/lacqua-come-arma-cosi-israele-priva-i-palestinesi-dei-servizi-idrici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 14:14:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Acqua contaminata o insufficiente, punti di distribuzione lontani o di difficile accesso: questa la situazione a Gaza dopo gli attacchi israeliani che hanno distrutto infrastrutture e impedito gli interventi umanitari. 17/06/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi l’attenzione mediatica su Gaza <strong>è calata drasticamente</strong>, ma nella Striscia si continua a morire. E non solo per i raid, ma anche e soprattutto per<strong> mancanza di cibo e acqua</strong>. A raccontarlo è <strong>Medici senza frontiere</strong>, organizzazione non governativa che opera in Palestina, attraverso i<strong>l rapporto “<a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/wp-content/uploads/2026/04/MSF_Gaza_WASH.pdf">L’acqua come arma: la distruzione e la privazione dei servizi idrici e igienico-sanitari a Gaza da parte di Israele</a></strong>.</p>
<p>Basandosi sui dati e testimonianze dirette raccolte sul campo, il documento descrive in dettaglio come <strong>la privazione dei servizi idrici e igienici</strong>, i cosiddetti “<strong>Wash</strong>” (water, sanification and hygiene) secondo l’acronimo inglese, <strong>sia il risultato di politiche deliberate e azioni sistematiche delle autorità israeliane </strong>e come tali misure stiano causando condizioni di vita distruttive e disumane per i 2,1 milioni di abitanti di Gaza.</p>
<p>L&#8217;utilizzo dell&#8217;accesso ai servizi idrici e igienico-sanitari come arma si concretizza attraverso <strong>tre meccanismi principali</strong>: la distruzione e gli attacchi alle infrastrutture; l&#8217;ostruzione dell&#8217;accesso umanitario a Gaza tramite lo sfollamento forzato e la negazione della libertà di movimento; e il blocco o il ritardo sistematico delle forniture essenziali.</p>
<h3><strong>Gli ostacoli all’accesso all’acqua potabile</strong></h3>
<p><strong>La prima difficoltà riguarda l&#8217;ubicazione dei punti di accesso all&#8217;acqua</strong>, dal momento che le cisterne idriche comunitarie, riempite dalle autobotti, sono spesso troppo poche o lontane dai campi dove vivono gli sfollati. Questo porta automaticamente alla seconda difficoltà ovvero alla <strong>scarsa frequenza dell&#8217;accesso all’acqua</strong>, che è dovuta a sua volta al tempo necessario per raggiungere un punto di distribuzione: più tempo ci vuole per raggiungere l&#8217;acqua, meno probabile è che le persone riescano ad andarci abbastanza spesso e a riportarne a sufficienza. Un’altra difficoltà consiste nel <strong>trasportare i pesanti contenitori fino alle tende</strong> o ai rifugi. Questo è fisicamente estenuante, soprattutto per le persone ferite, malate o disabili, e per i bambini molto piccoli, i fragili o gli anziani. Ma anche quando si riesce, <strong>manca la capacità di stoccaggio perché </strong>non ci sono abbastanza taniche e serbatoi d&#8217;acqua, portando la frequenza di accesso all’acqua a una o due volte a settimana. Anche comprare l&#8217;acqua è diventato inaccessibile perché ha visto un aumento del 500%, insostenibile per la maggior parte delle persone che ha perso lavoro e risparmi.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/MSF1.png" alt="" width="70%" /></p>
<h3><strong>Distruzione e danneggiamento di infrastrutture e attrezzature chiave</strong></h3>
<p>Le operazioni militari israeliane hanno distrutto o reso inaccessibili la maggior parte delle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie. Secondo la Banca Mondiale, l&#8217;Unione Europea e le Nazioni Unite, <strong>si parla dell’89% delle infrastrutture.</strong> Anche i camion cisterna e i pozzi di Medici Senza Frontiere sono stati presi di mira, limitando la capacità dell’organizzazione umanitaria di fornire acqua alla <strong>popolazione di Gaza</strong>.</p>
<p>Nella Striscia non c&#8217;è acqua dolce di origine naturale, ma <strong>solo acqua di falda</strong>, accessibile tramite la perforazione di pozzi, e l’acqua di mare, peraltro sempre più contaminata dagli scarichi di acque reflue, dato che sistemi fognari sono collassati. Per rendere potabile l&#8217;acqua salata, è necessario desalinizzarla ma per funzionare, gli impianti deputati a questo processo necessitano di attrezzature specifiche, la cui fornitura è ostacolata dalle truppe israeliane, mentre alcuni impianti sono stati distrutti. Anche l&#8217;acqua dei pozzi non è adatta al consumo diretto, a causa dell&#8217;elevata salinità e/o della contaminazione.</p>
<p>Inoltre molte reti di distribuzione <strong>sono state distrutte </strong>e quelle rimaste spesso<strong> sono state infiltrate da liquami</strong>. Alcuni danni non possono essere riparati perché si trovano in aree ancora controllate dalle forze israeliane; altri possono essere riparati, ma potrebbero volerci settimane o mesi prima che l&#8217;esercito israeliano conceda l&#8217;autorizzazione ad accedervi.</p>
<p>Non solo la distribuzione, ma anche la capacità di produzione e riparazione idrica di Gaza<strong> è stata gravemente compromessa</strong>. Prima della guerra, Gaza aveva un&#8217;industria ben sviluppata in grado di produrre serbatoi d&#8217;acqua e assemblare componenti necessari per i sistemi di osmosi inversa, il processo che porta alla desalinizzazione. Tuttavia, molti magazzini che contenevano componenti per i sistemi idrici sono stati bombardati.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/MSF2.png" alt="" width="70%" /></p>
<h3><strong>Gli impatti sulla popolazione</strong></h3>
<p>Le principali patologie che le équipe di Medici senza frontiere riscontrano tra la popolazione sono <strong>le infezioni respiratorie, le malattie della pelle e le malattie diarroiche</strong>. Queste ultime sono notoriamente legate alla mancanza di acqua e sapone, poiché le persone sono costrette a consumare e utilizzare acqua contaminata, e a lavarsi le mani e gli oggetti meno frequentemente e senza i prodotti adeguati. Di conseguenza anche le ferite e le affezioni cutanee possono infettarsi facilmente, mentre il fumo dei fuochi accesi per cucinare e riscaldarsi irrita le vie respiratorie, tanto più che le persone spesso ricorrono all&#8217;incenerimento dei rifiuti. Queste condizioni stanno inoltre avendo un <strong>forte impatto sulla salute mentale della popolazione. </strong>Senza considerare l’impatto sulla dignità personale, dovuto alla <strong>mancanza totale di privacy</strong>, all’essere costrette – per le donne – a condividere docce promiscue con teli che non coprono a sufficienza il loro corpo, al non avere uno spazio per spogliarsi, oppure più in generale al disagio di dover aspettare più di un&#8217;ora per un bagno in comune o di dover condividere una latrina improvvisata con degli sconosciuti. La situazione è ancora peggiore per gli anziani e le persone con disabilità che non possono usare il bagno da soli, mentre per le donne un ulteriore elemento di disagio è rappresentato dal ciclo e dalla difficoltà di procurarsi assorbenti.</p>
<h3><strong>L’appello di Medici senza Frontiere alla comunità internazionale</strong></h3>
<p>L’organizzazione non governativa, alla luce di questa disastrosa situazione, ha lanciato un appello rivolto a Israele e a tutti i Paesi della comunità internazionale affinché facciano pressione, con tutte le leve economiche e legalitarie possibili e chiedano alle autorità israeliane di <strong>consentire l&#8217;accesso dei palestinesi all&#8217;acqua</strong>, rispettino il diritto internazionale, cessino ogni tipo di violenza strutturale contro la popolazione e che, in quanto potenza occupante, garantiscano che la popolazione di Gaza abbia un accesso sufficiente e dignitoso ai servizi igienico-sanitari e all’assistenza umanitaria in generale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.medicisenzafrontiere.it/wp-content/uploads/2026/04/MSF_Gaza_WASH.pdf">Scarica il Rapporto</a></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Acqua nel mirino: la guerra accelera la crisi idrica globale</title>
		<link>https://asvis.it/acqua-nel-mirino-la-guerra-accelera-la-crisi-idrica-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre due miliardi di persone senz’acqua e danni irreversibili alle riserve: il mondo entra in un’era di “bancarotta idrica”. In Italia pesa la cattiva manutenzione dei sistemi di raccolta e distribuzione dell’acqua. 23/03/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel pieno della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, anche <strong>le infrastrutture idriche sono diventate un bersaglio</strong>. Nei primi giorni di conflitto, scoppiato il 28 febbraio a seguito di un attacco statunitense, la centrale idrica ed elettrica Fujairah F1 negli Emirati Arabi Uniti e la centrale idroelettrica di Doha West in Kuwait sono stati danneggiati da detriti di missili e droni intercettati. Il 7 marzo un raid aereo, per cui l’Iran ritiene responsabili gli Stati Uniti, ha colpito un impianto di desalinizzazione dell’isola di Qesham, nello stretto di Hormuz. Il giorno successivo un drone iraniano ha raggiunto uno degli impianti di desalinizzazione del Paese, senza compromettere l’approvvigionamento idrico.</p>
<p>Nei Paesi del Golfo la <a href="https://www.csis.org/analysis/could-iran-disrupt-gulf-countries-desalinated-water-supplies"><strong>sopravvivenza della popolazione e dell’economia locale</strong></a> dipende quasi interamente dagli <strong>impianti di desalinizzazione</strong>. In <strong>Qatar</strong>, ad esempio, questa tecnologia copre il 77,3% del fabbisogno idrico totale e il 99% di quello di acqua potabile; in <strong>Bahrein</strong> le percentuali superano il 67% e il 90%. In tutta la regione sono presenti quasi 450 impianti di desalinizzazione. L’acqua è un problema anche per l’<strong>Iran</strong>: da oltre sei anni il Paese è alle prese con una <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/jan/15/how-day-zero-water-shortages-in-iran-are-fuelling-protests"><strong>grave siccità</strong></a> che in alcuni casi ha alimentato le proteste locali. È il segno evidente di come la crisi idrica non sia solo una questione ambientale, ma un fattore sempre più rilevante negli equilibri geopolitici e nella stabilità interna.</p>
<p><strong>Una crisi idrica globale</strong></p>
<p>Secondo le Nazioni Unite, il mondo sta entrando nell’era di una “<a href="https://news.un.org/en/story/2026/01/1166800"><strong>bancarotta idrica</strong></a>”, in cui la domanda supera stabilmente le risorse disponibili. Oltre due miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e quasi il <strong>75% della popolazione mondiale</strong> vive in paesi classificati come insicuri dal punto di vista idrico o in condizioni di <strong>grave insicurezza idrica. </strong>A questo si aggiungono i <strong>danni irreversibili alle riserve idriche naturali</strong>: dagli inizi degli anni ’90 più della metà dei grandi laghi del mondo si è ridotta e dal 1970 circa il 35% delle zone umide naturali è andato perduto.</p>
<p>La crisi idrica è anche una questione di <a href="https://www.theguardian.com/society/2026/mar/19/women-and-girls-bearing-brunt-of-water-shortages-globally-un-warns"><strong>disuguaglianze di genere</strong></a>. In assenza di acqua corrente sono soprattutto le donne e le ragazze a dover percorrere ogni giorno chilometri per raccogliere acqua, sottraendo tempo all’istruzione e al lavoro e rafforzando situazioni di povertà e marginalizzazione.</p>
<p><strong>La situazione in Italia</strong></p>
<p>In Italia la <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Rapporto_Territori/2025/Report_TERRITORI_2025_WEB.pdf"><strong>disponibilità naturale di acqua</strong></a> si è ridotta di oltre il 20% dal 1951 a oggi, rendendo il nostro Paese sempre più esposto alla <a href="https://futuranetwork.eu/acqua-e-servizi-igienici/683-5566/tra-clima-estremo-e-infrastrutture-inefficienti-litalia-rischia-una-crisi-idrica-sempre-piu-grave"><strong>siccità</strong></a>. Il problema non riguarda solo la quantità di acqua disponibile, ma anche la sua gestione. Per raccogliere e conservare l’acqua piovana occorrono <strong>infrastrutture di stoccaggio efficienti</strong>, come invasi e laghetti, che non sempre possono essere utilizzati a pieno regime a causa dei sedimenti accumulati negli anni.</p>
<hr />
<p><em><strong>LEGGI ANCHE &#8211; <a href="https://futuranetwork.eu/acqua-e-servizi-igienici/683-5566/tra-clima-estremo-e-infrastrutture-inefficienti-litalia-rischia-una-crisi-idrica-sempre-piu-grave" target="_blank" rel="noopener">TRA CLIMA ESTREMO E INFRASTRUTTURE INEFFICIENTI L&#8217;ITALIA RISCHIA UNA CRISI IDRICA SEMPRE PI</a></strong><a href="https://futuranetwork.eu/acqua-e-servizi-igienici/683-5566/tra-clima-estremo-e-infrastrutture-inefficienti-litalia-rischia-una-crisi-idrica-sempre-piu-grave" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ù</strong><strong> GRAVE</strong></a></em></p>
<hr />
<p>Come sottolinea il <a href="https://asvis.it/rapporto-2025-goal-6-acqua-pulita-servizi-igienico-sanitari/">Rapporto ASviS 2025</a>, inoltre, resta particolarmente grave la <strong>dispersione idrica</strong>: in media, il <strong>42,4%</strong> dell’acqua immessa nelle reti svanisce prima di arrivare ai rubinetti, soprattutto a causa di infrastrutture obsolete (circa un quarto delle reti ha più di 50 anni). Nonostante gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), appare difficilmente raggiungibile l’obiettivo di portare la dispersione idrica al 35,2% entro il 2026.</p>
<p><strong>Le possibili soluzioni</strong></p>
<p>Tra le innovazioni più promettenti c’è il perfezionamento della tecnologia sviluppata dal premio Nobel per la chimica Omar Yaghi che permette di <a href="https://futuranetwork.eu/acqua-e-servizi-igienici/683-6202/il-nobel-omar-yaghi-e-la-macchina-che-estrae-acqua-dallaria-secca"><strong>catturare l’umidità</strong></a> presente nell’aria e<strong> trasformarla in acqua potabile</strong>. Questo sistema, grande come un container e alimentato a energia solare, rappresenta una speranza concreta per le comunità costiere o desertiche dove la desalinizzazione tradizionale è troppo costosa o inquinante. Esistono poi soluzioni già consolidate, come il <strong>riutilizzo delle acque reflue</strong>: a Singapore, ad esempio, sono attive <a href="https://www.pub.gov.sg/Public/WaterLoop/OurWaterStory/NEWater">quattro centrali NEWater</a> che, attraverso un processo di microfiltrazione, osmosi inversa e disinfezione a raggi ultravioletti, permettono di riutilizzare le acque raccolte per scopri industriali e di raffreddamento. Un contributo fondamentale è svolto anche dalle tecnologie che permettono di <strong>ridurre i consumi</strong>, a partire dall’<a href="https://futuranetwork.eu/alimentazione-e-agricoltura/689-3792/per-produrre-di-piu-e-consumare-meno-acqua-si-allarga-lo-spazio-dellagricoltura-40">agricoltura</a> che utilizza circa il 70% dell’acqua dolce globale. Sistemi di irrigazione goccia a goccia, agricoltura verticale e droni per il monitoraggio permettono di ottimizzare l’utilizzo delle risorse idriche e limitare gli sprechi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-campo-sterrato-con-rocce-e-un-albero-sUvOgg-y074" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/acqua-nel-mirino-la-guerra-accelera-la-crisi-idrica-globale/">Acqua nel mirino: la guerra accelera la crisi idrica globale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Rapporto Bes: solo un terzo degli indicatori migliora, profondi divari territoriali</title>
		<link>https://asvis.it/rapporto-bes-solo-un-terzo-degli-indicatori-migliora-profondi-divari-territoriali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La dodicesima edizione del documento Istat mostra progressi limitati nell’ultimo anno, ampie differenze Nord-Sud e performance inferiori alla media Ue su lavoro, istruzione e ricerca. Bene salute, sicurezza e rinnovabili. 1/12/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/rapporto-bes-solo-un-terzo-degli-indicatori-migliora-profondi-divari-territoriali/">Rapporto Bes: solo un terzo degli indicatori migliora, profondi divari territoriali</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Poco più di un terzo degli indicatori del Benessere equo e sostenibile migliora rispetto all’anno precedente, mentre oltre un quarto peggiora e quasi il 40% resta stabile. Il quadro che emerge dal Rapporto Bes 2024 dell’Istat, giunto alla dodicesima edizione, è complesso: progressi non omogenei, forti divari territoriali e un confronto europeo che vede l’Italia spesso indietro su lavoro, istruzione e innovazione, nonostante risultati positivi in salute, sicurezza e alcune dimensioni ambientali.</p>
<p>Il Rapporto Bes, avviato nel 2010 e aggiornato ogni anno, misura la qualità della vita attraverso un set di 152 indicatori suddivisi in 12 domini che includono salute, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, benessere economico, relazioni sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ambiente, innovazione, ricerca e creatività, qualità dei servizi. La pubblicazione, che illustra gli sviluppi più recenti e le tendenze dal 2014, è accompagnata da una dashboard interattiva e da un’appendice statistica che consentono di analizzare le disuguaglianze territoriali, di genere, per età e titolo di studio.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Bes2025_InfoCard_9.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<h3><strong>I risultati complessivi: tra stabilità e divari</strong></h3>
<p>Nel 2024 <strong>migliorano 47 indicatori su 137</strong> (34,3%), mentre 36 peggiorano e 54 restano invariati. Le aree con più segnali negativi sono “Sicurezza” e “Politica e istituzioni”, mentre “Istruzione e formazione” e “Lavoro e conciliazione dei tempi di vita” mostrano andamenti misti. Nel lungo periodo (2014-2024) il quadro è più favorevole: oltre la metà degli indicatori migliora in modo significativo, con progressi marcati in Sicurezza, Innovazione, ricerca e creatività, Politica e istituzioni e Benessere soggettivo.</p>
<p>La <strong>distanza territoriale resta una delle chiavi di lettura</strong> più evidenti. Nord e Centro – con l’eccezione del Lazio – presentano livelli migliori della media nazionale per almeno il 60% degli indicatori regionali. Le due province autonome e alcune regioni come Veneto e Friuli-Venezia Giulia superano il 70%. Nel Mezzogiorno, invece, la maggioranza degli indicatori è peggiore della media italiana, con valori particolarmente critici in Campania e Puglia, dove oltre sette indicatori su dieci risultano peggiori del dato nazionale.</p>
<h3><strong>Il confronto con l’Europa </strong></h3>
<p>L’Italia è sotto la media Ue per 18 dei 39 indicatori confrontabili, mentre solo 11 risultano migliori. Le maggiori difficoltà riguardano il mercato del lavoro: il <strong>tasso di occupazione è al 67,1%</strong>, 8,7 punti sotto la media europea, e il divario tra uomini e donne resta molto ampio. È elevata anche la quota di lavoro part time involontario, soprattutto tra le lavoratrici.</p>
<p>Debole anche la performance formativa: <strong>solo il 31,6% dei giovani tra 25 e 34 anni è laureato</strong> (contro il 44,1% nell’Ue27) e il 66,7% delle persone tra 25 e 64 anni ha almeno il diploma, a fronte dell’80,5% europeo. Sul fronte della ricerca, l’intensità di investimento in R&amp;S è pari all’1,37% del Pil, ben al di sotto del 2,22% dell’Ue27.</p>
<p>Condizioni migliori della media europea si osservano invece in alcuni indicatori di benessere economico (come il sovraccarico del costo dell’abitazione) e nei domini “Salute” e “Sicurezza”: la speranza di vita è più elevata e il tasso di omicidi è tra i più bassi d’Europa.</p>
<h3><strong>Salute: più longevità, ma cala la salute percepita </strong></h3>
<p>La <strong>speranza di vita alla nascita raggiunge 83,4 anni</strong>, con un vantaggio di oltre due anni rispetto alla media europea. Cala però la speranza di vita in buona salute, che scende a 58,1 anni, anche a causa del peggioramento della percezione di buona salute (67,1% nel 2024). Le donne registrano un valore più basso (56,6 anni) e un divario di oltre tre anni rispetto agli uomini.</p>
<p>La mortalità evitabile tra 0 e 74 anni scende a 17,6 decessi ogni 10mila residenti e migliora anche la mortalità per tumori e quella infantile. Restano invece preoccupanti alcuni fattori di rischio: <strong>nel 2024 il 45,1% degli adulti è in eccesso di peso</strong> (quota stabile nel decennio), mentre aumenta la percentuale di persone obese (11,3% rispetto al 10% del 2014). Resta elevata anche la quota di fumatori (20,5%), in crescita rispetto al 2019, con un aumento più marcato tra le donne.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Bes2025_InfoCard_2_page-0001.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<h3><strong>Istruzione e formazione: progressi lenti e disuguali </strong></h3>
<p>Nel triennio 2022-2024 <strong>il 35,2% dei bambini tra 0 e 2 anni ha frequentato nidi e servizi per la prima infanzia</strong>, con un aumento rispetto al triennio precedente e alcune regioni – come Sardegna ed Emilia-Romagna – già oltre il target del 45% previsto per il 2030. Restano però ampi i divari territoriali e sociali, con una minore frequenza tra i bambini di famiglie svantaggiate o non occupate.</p>
<p><strong>Aumentano i laureati tra i 25-34enni</strong> (31,6%) e migliorano alcuni indicatori di transizione scuola-lavoro: i giovani che non studiano e non lavorano (Neet) scendono al 15,2% della popolazione 15-29 anni, in forte calo rispetto al 2018. La quota di giovani 18-24 anni che abbandonano precocemente gli studi scende al 9,8%, molto vicina al target europeo del 9% per il 2030. Restano però critiche le competenze di base: oltre quattro studenti su dieci al terzo anno della scuola secondaria di primo grado non raggiungono livelli sufficienti in italiano e matematica, con Sicilia, Calabria e Sardegna in maggiore difficoltà.</p>
<h3><strong>Lavoro e benessere economico: occupazione in crescita, povertà stabile </strong></h3>
<p>Nel 2024 <strong>il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni è al 67,1%</strong>, di 8,7 punti percentuali al di sotto della media europea. <strong>Il divario di genere resta elevato</strong> e si riduce in modo significativo solo tra i laureati. Diminuiscono il tasso di mancata partecipazione al lavoro (13,3%) e il part time involontario (8,5%), più diffuso tra le donne, mentre il lavoro irregolare rimane più frequente nel Mezzogiorno. Si riducono le transizioni da contratti a termine a contratti stabili, soprattutto nel Sud.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Bes2025_InfoCard_4_page-0001.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Sul piano economico, il reddito disponibile lordo pro capite aumenta del 2,7% in un contesto di inflazione in rallentamento (1%) e l’indice di disuguaglianza del reddito netto migliora nel decennio, passando da 5,8 a 5,5. Tuttavia, <strong>l’incidenza della povertà assoluta resta stabile su livelli elevati</strong> (9,8% nel 2024, contro il 6,9% del 2014) e alcuni indicatori di vulnerabilità economica non mostrano progressi significativi. La quota di persone che dichiarano di arrivare a fine mese con grande difficoltà si è ridotta nel lungo periodo, ma registra un leggero peggioramento nell’ultimo anno.</p>
<h3><strong>Ambiente, innovazione e qualità dei servizi </strong></h3>
<p>Nel dominio Ambiente, <strong>le emissioni di gas serra si attestano a 6,8 tonnellate di CO₂</strong> equivalente per abitante, il valore più basso degli ultimi 15 anni. L’energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili raggiunge il 36,9% del consumo interno lordo nel 2023, in forte aumento rispetto al 30,7% del 2022. Crescono però il consumo di suolo, che interessa il 7,17% del territorio nazionale, e la produzione di rifiuti pro capite, mentre il conferimento in discarica scende al 15,8%, avvicinando l’Italia all’obiettivo Ue del 10% entro il 2035.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Bes2025_InfoCard_11_page-0001.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Nel campo dell’innovazione <strong>aumentano i lavoratori della conoscenza</strong> (19,3% dell’occupazione) e oltre la metà delle imprese con almeno 100 addetti ha svolto attività innovative nel triennio 2020-2022. L’uso regolare di Internet riguarda l’80,6% della popolazione di 11 anni e più, ma persistono divari generazionali, territoriali e di istruzione.</p>
<p>Nel dominio Qualità dei servizi emergono luci e ombre. Da un lato migliorano alcuni indicatori di assistenza domiciliare e di servizi per gli anziani; dall’altro <strong>cresce la quota di persone che rinuncia a visite specialistiche o esami medici</strong> (9,9%) per liste d’attesa e motivi economici. Restano significative le disuguaglianze territoriali nell’erogazione di acqua ed energia elettrica, con maggiori disagi nelle regioni del Mezzogiorno.</p>
<p><strong>Consulta il <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/rapporto-sul-benessere-equo-e-sostenibile-anno-2024/">Rapporto</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/una-grande-folla-di-persone-che-camminano-per-una-citta-qzLfzc8Fgac" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/rapporto-bes-solo-un-terzo-degli-indicatori-migliora-profondi-divari-territoriali/">Rapporto Bes: solo un terzo degli indicatori migliora, profondi divari territoriali</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Rapporto Eea: improbabile che gli obiettivi Ue ambientali vengano raggiunti</title>
		<link>https://asvis.it/rapporto-eea-improbabile-che-gli-obiettivi-ue-ambientali-vengano-raggiunti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Oct 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal14]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto dell’Agenzia per l’ambiente evidenzia il declino della biodiversità, lo stress idrico e il rapido riscaldamento dell’Ue. Occorre decarbonizzare l’economia e ripristinare gli ecosistemi. 27/10/25</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La biodiversità europea continua a scomparire, gli ecosistemi si degradano e la crisi climatica avanza più rapidamente che in qualsiasi altra parte del mondo. È l’allarme lanciato dall’<strong>Agenzia europea per l’ambiente</strong> (<strong>Eea</strong>) nel nuovo rapporto “<strong><a href="https://www.eea.europa.eu/en/europe-environment-2025">Europe’s Environment 2025</a></strong>”, che offre una panoramica aggiornata sullo stato dell’ambiente, del clima e della sostenibilità nel Continente.</p>
<p>Secondo l’Eea, le cause di questa crisi sono radicate nei modelli di produzione e consumo non sostenibili che alimentano il degrado del suolo, l’inquinamento e la perdita di biodiversità. In particolare, il sistema alimentare europeo continua a esercitare forti pressioni sugli ecosistemi terrestri, d’acqua dolce e marini. Un terzo della popolazione vive già in aree soggette a stress idrico. Le prospettive al 2030 restano preoccupanti: <strong>è improbabile che gli obiettivi ambientali e climatici concordati a livello europeo vengano raggiunti</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Europa sempre più calda</strong></h3>
<p>Il Rapporto sottolinea come l’Europa sia oggi <strong>il Continente che si riscalda più rapidamente</strong>, con un clima che si trasforma a “ritmo allarmante” e con effetti diretti su sicurezza, salute pubblica ed economia. L’aumento di eventi meteorologici estremi impone di accelerare l’adattamento di società e infrastrutture, garantendo allo stesso tempo che “nessuno sia lasciato indietro”.</p>
<p>Ma la crisi ambientale non è solo una questione ecologica: rappresenta <strong>una minaccia per la competitività economica europea</strong>, fortemente dipendente dalle risorse naturali. La neutralità climatica al 2050 &#8211; obiettivo cardine del Green Deal &#8211; potrà essere raggiunta solo con una gestione più responsabile di suolo, acqua e materie prime. In questa direzione, la protezione delle risorse naturali, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la riduzione dell’inquinamento diventano condizioni essenziali per <strong>rafforzare la resilienza</strong> delle funzioni sociali vitali, dalla sicurezza alimentare alla disponibilità di acqua potabile.</p>
<p>Nonostante le criticità, l’Eea riconosce anche i progressi compiuti: dal 2005 <strong>l’Unione europea ha ridotto l’uso di combustibili fossili e raddoppiato la quota di energie rinnovabili</strong>, migliorando la qualità dell’aria e l’efficienza nell’uso delle risorse. Innovazione, lavoro verde e finanza sostenibile emergono come settori in crescita, a conferma che la transizione è possibile e può diventare motore di sviluppo.</p>
<p>Il documento invita tuttavia a un <strong>cambio di paradigma profondo</strong>: occorre decarbonizzare l’economia, accelerare la transizione verso la circolarità e ripristinare gli ecosistemi attraverso soluzioni basate sulla natura. Fondamentale sarà anche la riduzione delle emissioni dei trasporti e dell’agricoltura, mentre una maggiore circolarità potrà diminuire la dipendenza europea dalle importazioni energetiche e di materie prime critiche.</p>
<p>“<strong><em>Non possiamo permetterci di ridimensionare le nostre ambizioni </em></strong><em>in materia di clima, ambiente e sostenibilità. Il nostro Rapporto sullo stato dell’ambiente, realizzato in collaborazione con 38 paesi, illustra chiaramente le conoscenze scientifiche e dimostra perché dobbiamo agire. Nell’Unione europea disponiamo di politiche, strumenti, conoscenze e decenni di esperienza di collaborazione per conseguire i nostri obiettivi di sostenibilità. <strong>Quello che facciamo oggi plasmerà il nostro futuro</strong></em>”, ha dichiarato <strong>Leena Ylä-Mononen</strong>, direttore esecutivo dell’Eea.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Il quadro italiano: tra progressi e nodi irrisolti</strong></h3>
<p>L’Italia, nel contesto europeo, mostra alcuni <strong>segnali incoraggianti</strong> ma resta chiamata ad affrontare sfide complesse. Cresce l’agricoltura biologica, aumenta la quota di energie rinnovabili e si riducono le emissioni di gas serra. Il Paese può contare su un’estesa rete di aree protette e su un’economia circolare tra le più avanzate d’Europa. Tuttavia, persistono <strong>criticità</strong> nella gestione dei rifiuti, nell’adattamento ai cambiamenti climatici e nella dipendenza da materie prime importate. Le disuguaglianze sociali e territoriali, la povertà energetica e la scarsa mobilità<strong> sociale</strong> restano ostacoli strutturali a una transizione equa. Per l’Eea “<strong>sarà essenziale</strong> <strong>integrare le politiche ambientali con quelle sociali ed economiche</strong>, rafforzando strumenti come il Piano nazionale di ripresa e resilienza e la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://www.eea.europa.eu/en/europe-environment-2025">Scarica il Rapporto</a></strong></p>
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		<title>Rapporto Omm: il ciclo idrico globale è sempre più instabile</title>
		<link>https://asvis.it/rapporto-omm-il-ciclo-idrico-globale-e-sempre-piu-instabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ilaria Delli Carpini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Oct 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2024 siccità estreme e inondazioni devastanti hanno colpito molte regioni del pianeta. Gli effetti dei cambiamenti climatici e delle attività umane gravano su comunità, economie ed ecosistemi. 1/10/25</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) ha pubblicato il 18 settembre il <a href="https://storymaps.arcgis.com/stories/50803c1f47444637b8e2c4683c6c0689"><strong>Rapporto sullo stato delle risorse idriche globali 2024</strong></a>, che conferma un ciclo idrico (il continuo movimento dell’acqua tra oceani, atmosfera e terra) in rapido cambiamento. <strong>Mentre alcune aree del pianeta hanno registrato siccità estreme, altre sono state colpite da inondazioni devastanti</strong>, con conseguenze rilevanti su comunità, economie ed ecosistemi.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/CicloIdrico_1.jpg" alt="" width="90%" /></p>
<h3><strong>Le risorse di uso diretto: fiumi, laghi e acque sotterranee</strong></h3>
<p>Come già osservato nel 2021 e nel 2023, anche nel 2024 la portata fluviale ha registrato anomalie rispetto alle condizioni standard in circa il 60% dei bacini idrografici a livello globale. In Europa centrale e settentrionale e in alcune aree dell’Asia si sono verificati<strong> deflussi molto superiori alla norma</strong>. In Africa occidentale le portate elevate hanno provocato gravi inondazioni nei bacini del Senegal, Niger, Lago Ciad e Volta. Al contrario, in Africa meridionale e in Sud America i principali corsi d’acqua hanno registrato condizioni molto inferiori alla media e <strong>la siccità ha colpito bacini principali</strong> come Amazzonia, Paraná e Orinoco.</p>
<p><strong>La situazione idrica dei laghi evidenzia una tendenza uniforme</strong>: quasi tutti i 75 corpi idrici monitorati a livello globale hanno registrato temperature dell’acqua superiori alla norma nel luglio 2024, fatta eccezione per i laghi Nicaragua e Guri in America Centrale e Sud America, e per alcuni laghi localizzati in Svezia, nella Cina orientale e nel nord degli Stati Uniti.</p>
<p>Le acque sotterranee mostrano invece dinamiche disomogenee. Il 38% dei pozzi monitorati si è attestato su livelli nella norma, mentre il 25% ha registrato valori inferiori e il 37% superiori alla media. Le variazioni dipendono sia dall’eterogeneità delle falde, sia dall’influenza delle attività umane. In alcune aree, come Europa, India, Florida e Brasile meridionale, <strong>il livello delle acque sotterranee è aumentato a causa di precipitazioni abbondanti, che in diversi casi hanno provocato inondazioni. </strong>Viceversa, in molte altre regioni europee (Portogallo, Spagna, Francia, Ungheria e Polonia), così come in Sudafrica e in parte dell’America Latina, sono stati registrati cali significativi al di sotto della norma, che persistono dal 2023. <strong>I periodi di siccità, responsabili della riduzione delle riserve idriche,</strong> <strong>derivano da una combinazione di fattori climatici e attività umane</strong>.</p>
<h3><strong>Le riserve idriche: scorte terrestri, neve e ghiacciai </strong></h3>
<p>Nel 2024 le riserve idriche terrestri hanno registrato anomalie positive in Africa subsahariana, Australia settentrionale e Africa centrale. In Sud America, invece, il deficit resta marcato nei bacini dell’Amazzonia e di La Plata, a causa della siccità che interessa queste regioni in modo continuativo dal 2023.</p>
<p>Per quanto riguarda la copertura nevosa, l&#8217;Europa ha registrato accumuli e scioglimenti anticipati, con una riserva d’acqua nevosa al di sotto alla media stagionale. Al contrario, in Asia centrale è stato rilevato <strong>un picco stagionale di massa nevosa superiore alla media che, combinato con un rapido riscaldamento alla fine di marzo</strong>, <strong>ha provocato inondazioni</strong> nel nord del Kazakistan e nelle regioni limitrofe della Federazione Russa.</p>
<p><strong>La situazione dei ghiacciai resta particolarmente critica.</strong> Il 2024 è stato il terzo anno consecutivo di forti perdite in tutte le 19 regioni glaciali, con una riduzione globale stimata in 450 gigatonnellate, pari a un innalzamento del livello del mare di 1,2 millimetri. Perdite di massa record si sono verificate in Scandinavia, Svalbard e Asia settentrionale. Inoltre, la maggior parte delle regioni con ghiacciai di piccole dimensioni ha superato il cosiddetto <em>picco idrico</em>: dopo una fase iniziale di aumento del deflusso, la perdita di massa comporta un progressivo calo, riducendo così l’apporto ai fiumi e alle falde acquifere.</p>
<p><strong>Le proiezioni indicano una significativa riduzione dei ghiacciai entro fine secolo</strong>, soprattutto in Asia centrale e nelle Ande meridionali, dove oltre metà della disponibilità idrica dipende dal disgelo.</p>
<div dir="ltr">{##card#46#23289}  </div>
<h3><strong>Le conseguenze estreme sui territori</strong></h3>
<p><strong>Le anomalie osservate hanno alimentato eventi estremi di grande impatto. </strong>L’Africa ha registrato circa 2.500 vittime, 4 milioni di sfollati e danni diffusi a infrastrutture, agricoltura e istruzione. In Europa le alluvioni più gravi dal 2013 hanno causato 335 morti e perdite economiche per oltre 18 miliardi di euro. In Asia e Pacifico, precipitazioni record e cicloni tropicali hanno provocato oltre mille vittime e diffuse crisi umanitarie. Infine, in Brasile, alluvioni senza precedenti hanno colpito il 59% del territorio, causando 183 morti e coinvolgendo quasi 2,4 milioni di persone.</p>
<p>Il Rapporto evidenzia progressi significativi nella condivisione dei dati utili al monitoraggio delle risorse idriche, ma segnala allo stesso tempo persistenti lacune nella raccolta dei dati, in particolare in Africa, Sud America e Asia. Per questo viene ribadita <strong>l’urgenza di sostenere i Paesi con capacità osservative limitate</strong>, così da garantire una gestione più efficace e resiliente delle risorse idriche a livello globale.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://storymaps.arcgis.com/stories/50803c1f47444637b8e2c4683c6c0689">Scarica il Rapporto</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/foto-dello-specchio-dacqua-e-delle-goccioline-ZxZQk7777R4" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
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		<item>
		<title>Cinque anni al 2030: il 48% degli SDGs mostra progressi insufficienti</title>
		<link>https://asvis.it/cinque-anni-al-2030-il-48-degli-sdgs-mostra-progressi-insufficienti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Aug 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nonostante i passi avanti compiuti dal 2015 nell’ampliare l’accesso all’istruzione, migliorare la salute infantile e materna e colmare il divario digitale, fame, povertà, clima e conflitti colpiscono milioni di persone. 5/8/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/cinque-anni-al-2030-il-48-degli-sdgs-mostra-progressi-insufficienti/">Cinque anni al 2030: il 48% degli SDGs mostra progressi insufficienti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Giunto alla sua decima edizione il “<a href="https://unstats.un.org/sdgs/report/2025/The-Sustainable-Development-Goals-Report-2025.pdf">The sustainable development goals report 2025”</a> delle Nazioni Unite lancia un messaggio chiaro: <strong>gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile hanno migliorato milioni di vite</strong> nell&#8217;ultimo decennio, ma i progressi non sono sufficienti per raggiungerli tutti. E lancia un richiamo sui finanziamenti dei sistemi statistici, perennemente sotto finanziati nonostante la loro importanza. Così come l&#8217;elettricità alimenta la vita moderna e l&#8217;acqua pulita sostiene la salute pubblica, sottolinea il Report, un&#8217;infrastruttura dati affidabile è alla base di praticamente ogni aspetto dello sviluppo sostenibile. Monitorare i progressi degli SDG e correggere la rotta in tempo reale dipende da una <strong>solida infrastruttura dati</strong>. Senza dati affidabili, i governi non possono identificare tempestivamente i problemi e allocare le risorse in modo efficace.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Fig_1__1_.jpg" alt="" width="100%" /></p>
<h3><strong>Il quadro generale</strong></h3>
<p>Dei 169 target dell’Agenda 2030 solo 139 sono stati misurati correttamente dal 2015 a oggi. Di questi, <strong>solo il 35% mostra progressi adeguati</strong>: il 18% è sulla buona strada e il 17% sta facendo progressi moderati. Di contro, <strong>il 48% degli obiettivi mostra progressi insufficienti</strong>. Di questa percentuale, il 31% rileva miglioramenti marginali e il 17% non rileva alcun progresso. La cosa più preoccupante è che <strong>il 18% degli obiettivi è regredito rispetto ai livelli del 2015</strong>.</p>
<h3><strong>Progressi reali</strong></h3>
<p>Dal 2015, oltre 100 milioni di bambini e giovani hanno avuto <strong>accesso all&#8217;istruzione</strong>, i tassi di mortalità materna e infantile sono diminuiti e l&#8217;uso di Internet è aumentato del 70%. Le infezioni da Hiv sono diminuite di quasi il 40% dal 2010, mentre centinaia di milioni di persone hanno avuto accesso ad <strong>acqua potabile, servizi igienici ed elettricità</strong>, con l&#8217;accesso all&#8217;elettricità che ora raggiunge il 92% della popolazione mondiale. Entro la fine del 2024, 54 Paesi avevano eliminato almeno una malattia tropicale trascurata. Tra il 2019 e il 2024, sono state attuate 99 riforme legislative per eliminare leggi discriminatorie e stabilire quadri normativi per la parità di genere. Al 1° gennaio 2025, <strong>le donne detenevano il 27,2% dei seggi nei parlamenti nazionali</strong>, con un aumento del 4,9% rispetto al 2015. La banda larga mobile 5G copre il 51% della popolazione globale.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Fig_2__2_.jpg" alt="" width="90%" /></p>
<h3><strong>Fragili e disuguali</strong></h3>
<p>I progressi nello sviluppo sono stati disomogenei. <strong>Oltre 800 milioni di persone vivono ancora in condizioni di povertà estrema&lt;/strong&gt;; la fame colpisce 1 persona su 11 a livello globale; 1,12 miliardi di persone nel mondo vivono in baraccopoli o insediamenti informali; nel 2024, 2,2 miliardi di persone non disponevano di <strong>acqua potabile&lt;/strong&gt;; 3,4 miliardi non disponevano di servizi igienici e 1,7 miliardi non disponevano di servizi igienici di base in casa. <strong>A metà 20024</strong> <strong>la popolazione globale di rifugiati è salita a 37,8 milioni</strong>. Gli aiuti pubblici allo sviluppo sono diminuiti del 7,1% nel 2024 dopo cinque anni di crescita, con ulteriori tagli previsti fino al 2025. Donne, persone con disabilità e comunità emarginate continuano a subire svantaggi sistemici.</strong></strong></p>
<h3><strong>Conflitti, clima, crescente disuguaglianza e finanziamenti inadeguati</strong></h3>
<p>Nel 2024 i conflitti hanno causato quasi 50 mila morti, uno ogni 12 minuti. <strong>Il 2024 è stato l&#8217;anno più caldo mai registrato</strong>, con la temperatura media globale di 1,55 °C superiore ai livelli preindustriali. I Paesi a basso e medio reddito stanno affrontando costi record per il debito pubblico, che ammontano, nel 2023, a 1.400 miliardi di dollari<strong>. </strong>I Paesi in via di sviluppo si trovano ad affrontare<strong> un divario di 4 mila miliardi di dollari all&#8217;anno </strong>nei finanziamenti per gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Queste sfide impediscono ai progressi di raggiungere gli Obiettivi del 2030.</p>
<h3><strong>Trasformazioni necessarie</strong></h3>
<p>Il Rapporto evidenzia <strong>sei trasformazioni necessarie per salvare gli SDGs</strong>: sistemi alimentari, accesso all&#8217;energia e sostenibilità, connettività digitale, riforma dell&#8217;istruzione, occupazione e protezione sociale e azioni per il clima e la biodiversità. I progressi in questi ambiti possono generare <strong>benefici a cascata per tutti gli Obiettivi</strong>, ma solo se accompagnati da politiche mirate, finanziamenti adeguati e un&#8217;attuazione inclusiva. Le sfide (e le soluzioni) sono globali e interconnesse. Il successo dipenderà da una forte volontà politica, da risorse adeguate, da una maggiore <strong>cooperazione internazionale</strong> e da una vera solidarietà. La quarta conferenza sul finanziamento per lo sviluppo, il <a href="https://asvis.it/high-level-political-forum-2025-la-dichiarazione-e-le-revisioni-nazionali-volontarie">forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile del 2025</a>, il secondo vertice delle Nazioni Unite sui sistemi alimentari e il secondo vertice mondiale per lo sviluppo sociale offrono opportunità vitali per stimolare la volontà politica e garantire i finanziamenti necessari. I dati non ammettono dubbi: la trasformazione è possibile. I prossimi cinque anni ci diranno<strong> se il mondo raggiungerà l&#8217;Agenda 2030</strong> o se lascerà milioni di persone indietro ad affrontare un futuro segnato da povertà, disuguaglianza e catastrofe climatica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Tommaso Tautonico</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://it.123rf.com/photo_201207135_giornata-della-terra-giornata-internazionale-della-madre-terra-poster-sociale-banner-o-cartolina-pro.html" target="_blank" rel="noopener">123rf</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/cinque-anni-al-2030-il-48-degli-sdgs-mostra-progressi-insufficienti/">Cinque anni al 2030: il 48% degli SDGs mostra progressi insufficienti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>High level political forum 2025: la Dichiarazione e le Revisioni nazionali volontarie</title>
		<link>https://asvis.it/high-level-political-forum-2025-la-dichiarazione-e-le-revisioni-nazionali-volontarie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jul 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adottato il documento finale del Forum politico di alto livello sullo sviluppo sostenibile: 154 Paesi chiedono più cooperazione, scienza e inclusione. Focus su salute, parità di genere, lavoro, oceani e cooperazione. 25/7/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/high-level-political-forum-2025-la-dichiarazione-e-le-revisioni-nazionali-volontarie/">High level political forum 2025: la Dichiarazione e le Revisioni nazionali volontarie</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Si è chiuso il 23 luglio l&#8217;<a href="https://hlpf.un.org/2025"><strong>High-level political forum</strong></a> (<strong>Hlpf</strong>), il vertice Onu che fa il punto sullo <strong>sviluppo sostenibile</strong>. Nella dichiarazione ministeriale adottata &#8211; “<a href="https://docs.un.org/en/E/HLPF/2025/L.1?_gl=1*1s8zryz*_ga*MTY1NjA3Mzg4OS4xNzUwNzc0NDY0*_ga_TK9BQL5X7Z*czE3NTMzNDM2NzEkbzMkZzEkdDE3NTMzNDM5OTEkajU5JGwwJGgw">Advancing sustainable, inclusive, science- and evidence-based solutions for the 2030 Agenda and its SDGs for leaving no one behind</a>” – gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno ribadito l’intenzione di <strong>aumentare gli sforzi</strong> per raggiungere i <a href="https://asvis.it/goal-e-target-obiettivi-e-traguardi-per-il-2030/">17 Obiettivi di sviluppo sostenibile</a> (SDGs). Nel corso di due settimane, il Forum ha riunito oltre 6mila partecipanti in presenza, tra cui governi, giovani, società civile, scienziati e settore privato.</p>
<h3><strong>Cosa contiene il documento finale</strong></h3>
<p>In un contesto di crescente disuguaglianza e minacce legate alla crisi climatica, fatto di nuove e vecchie forme di povertà e da un divario digitale sempre più ampio, i leader globali provano a rilanciare: “lo sviluppo sostenibile rimane decisamente fuori strada, come dimostra un <strong>divario di finanziamento annuo di ben </strong><strong>4mila miliardi di dollari</strong>”. Il Forum politico di alto livello, tenutosi sotto gli auspici dell&#8217;<strong>Ecosoc</strong> (Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite), come spiegato nell’<a href="https://asvis.it/verso-lhigh-level-political-forum-il-rapporto-del-segretario-generale-onu">articolo di Maddalena Binda</a>, quest’anno si è concentrato sull’analisi delle performance di cinque Obiettivi: Goal 3 “<strong>Salute e benessere</strong>”, Goal 5 “<strong>Parità di genere</strong>”, Goal 8 “<strong>Lavoro dignitoso e crescita economica</strong>”, Goal 14 “<strong>Vita sott’acqua</strong>” e Goal 17 “<strong>Partnership per gli Obiettivi</strong>”.</p>
<p>La dichiarazione conclusiva, che contiene un <strong>richiamo urgente alla pace</strong> e al multilateralismo quale elemento fondamentale per il progresso sostenibile, è stata approvata da 154 Paesi. <strong>Solo Stati Uniti e Israele hanno votato contro</strong>, mentre Iran e Paraguay hanno scelto di astenersi.</p>
<p>Con l’avvicinarsi del 2030, anno in cui dovremmo portare a compimento gli SDGs, il documento sottolinea che <strong>serve un’azione condivisa, tempestiva e</strong> <strong>fondata sulla scienza</strong> per centrare per costruire un futuro più equo, giusto e resiliente.</p>
<p>In materia di <strong>salute e benessere</strong>, si rinnova l’impegno globale per garantire la copertura sanitaria universale e un accesso paritario ai vaccini. Le recenti crisi sanitarie ed economiche hanno colpito con maggiore intensità le fasce più vulnerabili, evidenziando l’urgenza di politiche sanitarie più robuste e inclusive.</p>
<p>Sul fronte della <strong>parità di genere</strong>, i governi hanno ribadito che si tratta di un tema cardine per la sostenibilità. Tra le priorità indicate troviamo: contrastare ogni forma di violenza e discriminazione nei confronti di donne e ragazze, ridurre il divario digitale, rafforzare i servizi di cura e promuovere una piena partecipazione femminile nei processi decisionali.</p>
<p>Per quanto riguarda <strong>lavoro dignitoso e crescita economica</strong>, i Paesi firmatari hanno espresso la volontà di promuovere salari equi e migliori opportunità occupazionali, da realizzare attraverso politiche inclusive e un’innovazione sostenibile.</p>
<p>Il documento si concentra poi sulla tutela degli <strong>ecosistemi marini</strong>, sottolineando la necessità di “accelerare azioni trasformative per la conservazione e il ripristino degli oceani”, puntando su una governance più equa, una gestione sostenibile della pesca e lo sviluppo di economie blu. I firmatari, inoltre, manifestano “profonda preoccupazione” per la crisi del settore, riconoscendone il ruolo in termini di <strong>sicurezza alimentare</strong>.</p>
<p>Infine, sul capitolo dei <strong>partenariati globali</strong>, la Dichiarazione richiama la necessità di <strong>riformare l’architettura finanziaria</strong> internazionale e rafforzare la cooperazione allo sviluppo. A tal proposito viene dato seguito all’<a href="https://asvis.it/segnali-positivi-da-siviglia-unanimita-su-finanziamenti-e-cooperazione">impegno di Siviglia</a>: servono <strong>sistemi fiscali più equi</strong>, una governance economica globale più efficace e un uso più ampio delle “<strong>Voluntary national review</strong>” (<strong>Vnr</strong>), utili anche a monitorare i progressi e a valorizzare le buone pratiche su scala locale e sovranazionale.</p>
<h3><strong>Le Revisioni nazionali volontarie e il Patto sul futuro</strong></h3>
<p>Per il Forum di quest’anno, <strong>35 Paesi</strong> hanno presentato le loro Vnr, cioè le <a href="https://hlpf.un.org/2025/vnrs?_gl=1*7fhst2*_ga*MTY1NjA3Mzg4OS4xNzUwNzc0NDY0*_ga_TK9BQL5X7Z*czE3NTMzNDczODgkbzQkZzEkdDE3NTMzNDc0NDQkajQkbDAkaDA.">Revisioni nazionali volontarie</a>: documenti elaborati dai Paesi per descrivere quanto hanno fatto finora e per fornire informazioni su come intendono alimentare nuove politiche votate alla sostenibilità (l’Italia ha presentato la <a href="https://asvis.it/online-la-vnr-dellitalia-ma-locse-avverte-senza-una-pa-efficace-risultati-impossibili">seconda edizione della sua Vnr nel 2022</a>).</p>
<p>Per fare qualche esempio, il <strong>Bangladesh</strong> ha illustrato la piattaforma “Future nation”, pensata per <strong>connettere migliaia di giovani</strong> in modo da generare opportunità di formazione, imprenditorialità e lavoro. La <strong>Finlandia</strong> ha segnalato progressi significativi nella protezione dell’<strong>ambiente marino</strong>, raggiungendo l’obiettivo del 10% di superficie marina tutelata. La <strong>Germania</strong> ha invece puntato sull’<strong>uguaglianza di genere </strong>con una legge che impone una quota femminile del 30% nei consigli di sorveglianza di alcune imprese, con l’obiettivo di salire al 40% entro il 2030. La <strong>Nigeria</strong> ha avviato investimenti per favorire l’<strong>innovazione</strong>, mentre in <strong>Giappone</strong> il sistema “SDGs award” ha svolto un ruolo determinante nel <strong>sensibilizzare l’opinione pubblica</strong>: la consapevolezza sugli SDGs è passata dal 50% nel 2021 a circa il 90% nel 2023.</p>
<p>Nel quadro dell’<strong>agenda multilaterale per lo sviluppo sostenibile</strong>, la comunità internazionale ha infine ribadito la necessità di attuare i “rilevanti impegni” assunti nel <a href="https://asvis.it/focus-il-patto-sul-futuro-intende-portare-il-multilateralismo-fuori-dallorlo-del-baratro"><strong>Patto sul Futuro</strong></a>, nel corso del <strong>Summit del futuro</strong> dello scorso anno. Il Patto, definito “<strong>l’architrave del rilancio dell’agenda globale per il 2030 e oltre</strong>”, include due strumenti per la governance globale del 21esimo secolo: il <strong>Global digital compact</strong>, volto a garantire un uso inclusivo e sicuro delle tecnologie digitali, e la <strong>Dichiarazione sulle generazioni future</strong>, che mira a integrare la dimensione intergenerazionale nelle decisioni politiche.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Ivan Manzo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Copertina: <a href="https://enb.iisd.org/high-level-political-forum-hlpf-2025-22jul25" target="_blank" rel="noopener">IISD/ENB &#8211; Kiara Worth</a></p>
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		<title>Costituzione e riforme: accelerare per salvare il pianeta da un rapido degrado</title>
		<link>https://asvis.it/costituzione-e-riforme-accelerare-per-salvare-il-pianeta-da-un-rapido-degrado/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ars2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Jun 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’evento ASviS-Ecco-Globe Italia alla Camera ha fatto il punto sulle ricadute della riforma costituzionale agli art. 9 e 41. Necessarie politiche capaci di tradurre i principi in azioni concrete, a partire da una legge quadro sul clima. 14/06/25</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il degrado ambientale accelera e costringe a rivedere le stesse previsioni degli scienziati, mentre gli strumenti legislativi per contrastarlo vengono definiti, in Italia, con eccessiva lentezza. Intorno a questi concetti si è mosso il convegno “<a href="https://asvis.it/il-13-giugno-levento-asvis-ecco-globe-italia-costituzione-nuovi-orizzonti-per-il-nostro-paese"><strong>Costituzione: nuovi orizzonti per il nostro Paese</strong></a>”, promosso da ASviS, Ecco &#8211; il think tank italiano per il clima e Globe Italia, che si è tenuto il 13 giugno nella Sala della Regina della Camera dei deputati.</p>
<div style="max-width: 600px;margin: 0 auto">
<div class="video-container"></div>
</div>
<p>Ma a che punto siamo con l&#8217;attuazione della <a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato">riforma costituzionale del 2022</a>, che ha inserito la <strong>tutela dell&#8217;ambiente e dell’interesse delle future generazioni</strong> tra i principi fondamentali della Repubblica? Un segnale incoraggiante arriva dal <a href="https://asvis.it/senato-le-leggi-italiane-promuovano-lequita-intergenerazionale">disegno di legge 1192</a>, approvato l’8 maggio dal Senato e ora all’esame della Camera, che introduce all’articolo 4  il principio per cui <strong>le leggi della Repubblica promuovono l’equità intergenerazionale </strong> e che, per rendere tale principio effettivo, diventi obbligatoria la <strong>Valutazione di impatto generazionale</strong> <strong>(Vig)</strong>. Ma senza una governance adeguata del quadro normativo e una legge quadro sul clima, il percorso aperto tre anni fa dalla modifica della Carta rischia di indebolirsi.</p>
<p style="text-align: center"><span style="color: #ba372a"><strong>GUARDA L&#8217;EVENTO</strong></span></p>
<p><a href="https://webtv.camera.it/evento/28338" target="_blank" rel="noopener"><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/WebTvCamera_14_giugno_25.png" alt="" width="80%" /></a></p>
<p><strong>Anna Ascani</strong>, vicepresidente della Camera, è intervenuta con un videomessaggio definendo la riforma “<em>storica</em>”, ma ha avvertito che “<strong><em>i principi da soli non bastano</em></strong>. <em>Serve farli camminare nelle politiche, rendere concrete quelle speranze che abbiamo condiviso modificando la nostra Carta. Oggi è importante esaminare gli effetti di quella riforma, ma anche capire lo stato dell&#8217;arte in un mondo che sembra arretrare. <strong>I diritti delle nuove generazioni non sono più una priorità</strong>, sono scomparsi dai radar del nostro Paese</em>”, ha aggiunto.</p>
<p><strong>Elisa Anzaldo</strong>, vicedirettrice del Tg1 e moderatrice dell’incontro, ha ricordato come in Italia non sia ancora iniziato <strong>un dibattito parlamentare serio sulla legge sul clima</strong>: “<em>Una legge ci darebbe obiettivi e responsabilità, e definirebbe soluzioni nel caso in cui questi non venissero raggiunti</em>”.</p>
<p>Nella sua relazione introduttiva, il direttore scientifico dell’ASviS <strong>Enrico Giovannini </strong>ha posto l’accento sull’accelerazione della crisi climatica, segnalando i venti contrari che allontanano dalla scienza, con l’uso di “<strong><em>tecniche cospirazioniste</em></strong>” e quattro argomenti che provano a ostacolare l’azione per il clima: <strong>benaltrismo</strong> (“<em>perché me ne devo occupare io?</em>”), <strong>scavalcamento di altre priorità </strong>(“<em>perché ora?</em>”), <strong>effetto Nimby </strong>(“<em>perché qui</em>?”), <strong>fatalismo</strong> (“<em>è tutto inutile</em>”). “<em>Se non cambiamo il nostro ordinamento nei principi e nelle pratiche, il nostro Paese non cambierà</em>”, ha detto quindi Giovannini, invitando a definire il modo concreto con cui i nuovi strumenti, a partire dalla Valutazione d’impatto generazionale, saranno applicati: “<em>Il vero tema è come si fa una valutazione”. </em>In questo senso l’ASviS e Save the Children hanno costituito un comitato scientifico per analizzare le migliori pratiche esistenti ed elaborare una proposta da sottoporre al Governo. Giovannini ha affermato che il Paese ha bisogno di <strong>dotarsi di una governance anticipante</strong>, come già avviene in Europa, e ha indicato tre possibili strumenti istituzionali per farlo: la creazione di una struttura di previsione strategica presso la presidenza del Consiglio, l’estensione delle competenze dell&#8217;Ufficio parlamentare di bilancio oppure la trasformazione di uno degli enti già esistenti.<em> “C’è una grande fetta della società italiana che desidera questo cambiamento</em>”, come dimostra anche la crescente adesione alla nuova partnership “<a href="https://ecosistemafuturo.it/"><strong>Ecosistema Futuro</strong></a>” promossa dall’ASviS.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Giovannini_Camera_14_giu_25.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p><strong>Carmen Miracolo</strong>, funzionaria del Gruppo parlamentare del M5S e docente Globe Italia, ha raccontato il dietro le quinte della riforma costituzionale: “<em>È stato complesso trovare una quadra politica, ma <strong>è stato un momento di bella politica</strong>. Ambiente non è solo ciò che si vede, ma anche la tutela dell’aria e del sottosuolo. Purtroppo, <strong>credo che ora non si stia facendo abbastanza</strong>, serve più sensibilità da parte della classe dirigente</em>”. Miracolo ha sottolineato l’importanza del <a href="https://asvis.it/la-corte-costituzionale-emette-la-prima-storica-sentenza-ambientale">pronunciamento di un anno fa della Corte costituzionale</a> sul cosiddetto “Decreto Priolo”, perché per la prima volta la Corte è intervenuta citando esplicitamente la modifica agli articoli 9 e 41. Con riferimento alle notizie degli ultimi giorni, ha aggiunto che sarebbe un passo indietro il probabile rinvio del divieto di circolazione per i veicoli diesel Euro 5, previsto il 1 ottobre 2025.</p>
<p><strong>Giuseppe Argirò</strong>, vicepresidente di Elettricità Futura, ha sottolineato il ruolo strategico delle rinnovabili: “<em>Queste tecnologie ci rendono <strong>detentori della materia prima energetica</strong>, al riparo dagli shock macroeconomici, l’ultimo quello del gas russo nel 2022. Le rinnovabili sono le più competitive in termini di produzione. <strong>Le tecnologie legate alla transizione diventeranno ineludibili</strong>, con battaglie di retroguardie rischiamo di perdere una straordinaria opportunità per il Paese</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Matteo Leonardi</strong>, direttore esecutivo di Ecco, ha sottolineato come il cambiamento climatico influisca sulla biodiversità e sui sistemi economici e sociali, e abbia una chiara dimensione intergenerazionale: &#8220;<strong><em>La legge sul clima è lo strumento di partenza per costruire una governance coerente</em></strong><em>. È il primo tassello per cercare la coerenza rispetto all’attività legislativa e regolatoria di tutte le strutture dello Stato. La lotta al cambiamento climatico non è solo &#8216;no fossili, sì rinnovabili&#8217;, ma anche <strong>rendere la transizione sociale un volano per innovazione e investimenti</strong>. Occorre che le nuove tecnologie siano accessibili e partano dai bisogni socio-economici delle persone, che sono quelle che costituiscono i nostri mercati e fanno partire l’innovazione nelle imprese</em>”.</p>
<p><strong>Andrea Ferrazzi</strong>, responsabile dei Rapporti istituzionali dell’ASviS, già senatore e membro del Comitato ristretto dei nove che ha preparato la riforma del 2022, ha evidenziato come la modifica della Costituzione sia stato un intervento senza precedenti: “<em>Si è superato un grande problema del nostro Paese, ossia il tribalismo culturale. <strong>Il clima non è un tema di parte</strong>. Il cambiamento climatico <strong>è entrato nelle nostre città e territori</strong>: chi lo nega, o mette la testa sotto la sabbia, ha un atteggiamento ideologico. Basta vedere la grandinata che pochi giorni fa ha colpito la Pedemontana veneta. Dal diritto all’ambiente, e potremmo dire anche ‘diritto dell’ambiente’, visto che c’è una riflessione giuridica in corso a livello internazionale, derivano altri diritti: la salute, con le migliaia di morti per inquinamento, l’abitare, il lavoro. Parlare di ambiente dunque non è bucolico, è parlare di sviluppo e di rispetto per i nostri figli”.</em></p>
<p style="text-align: center"><em>{##card#47#23118} </em></p>
<p><strong>Luca Antonini</strong>, vicepresidente della Corte Costituzionale, ha inquadrato le sfide aperte dalla riforma della Costituzione nel clima culturale e politico attuale: &#8220;<strong><em>Viviamo in democrazie fragili e stanche</em></strong><em>, sui temi importanti i parlamenti faticano a elaborare riflessioni accurate. E il clima di guerra rende difficile pensare all&#8217;ambiente. Dunque l’ambiente, tema del bene comune, <strong>diventa difficile da affrontare in un mondo polarizzato</strong>. Come ha detto Papa Leone, la gente non è mai stata tanto connessa e allo stesso tempo tanto sola. Ma chi è fragile è in balia del potere, è manipolabile, come accade con i social</em>”. Per Antonini “<em>di fronte a un mondo che chiude gli occhi, inserire l’ambiente nella Costituzione è stato un miracolo. <strong>La legge può essere un &#8216;nudge&#8217;</strong>, una spinta gentile per cambiare i comportamenti</em>”.</p>
<p><strong>Massimo Milani</strong>, deputato di Fratelli d’Italia e segretario della VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) della Camera, ha riconosciuto che la guerra ha spostato l’agenda politica, ma ha rivendicato il consenso trasversale sulla necessità della transizione: &#8220;<em>Nessuna forza politica in Italia nega quello che sta accadendo, bisogna andare spediti verso la decarbonizzazione. <strong>Investire nelle rinnovabili è fondamentale</strong>, <strong>ma servono anche altri fonti</strong>: l’idroelettrico su tutte, ma ci aspettiamo ottimi risultati anche dall’eolico, particolarmente quello offshore, e occorre riaprire il dossier del nucleare. C’è qualche difficoltà sul fotovoltaico, perché tutelare l&#8217;ambiente significa anche tutelare il territorio. <strong>La transizione va gestita con pragmatismo</strong>, accompagnando i nostri tessuti produttivi</em>”.</p>
<p><strong>Chiara Braga</strong>, capogruppo del Partito Democratico alla Camera, ha lamentato la lentezza del cambiamento: “<em>La riforma ha avviato un <strong>cammino che però sta procedendo troppo a rilento</strong>. La sostenibilità non guida ancora le scelte economiche, infrastrutturali e fiscali. Non è ancora un obiettivo trasversale e capace di guidare le scelte. Questo dipende dalla sensibilità politica ma anche dal modo di legiferare della Camera, con i suoi procedimenti standardizzati. <strong>Serve una legge quadro sul clima che sia il cuore della pianificazione strategica</strong>. E dobbiamo dare gambe al principio di equità intergenerazionale</em>”.</p>
<p><strong>Giovannini</strong> ha concluso l’evento rilanciando tre punti: <strong>rispettare gli impegni già assunti</strong> dal nostro Paese, anche sul fronte energetico, come richiesto dalla Commissione europea; <strong>dotarsi di strumenti di governance anticipante che aiutino a tenere la rotta</strong> nonostante le crisi; <strong>assumere decisioni coerenti con una transizione ecologica giusta</strong>, a partire dal <strong>Piano sociale per il clima</strong> da trasmettere a Bruxelles entro il 30 giugno, che verrà finanziato con le risorse del Fondo sociale per il clima.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Andrea De Tommasi</p>
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		<title>Troppa plastica nei mari: servono nuove politiche e azioni urgenti su riuso e riciclo</title>
		<link>https://asvis.it/troppa-plastica-nei-mari-servono-nuove-politiche-e-azioni-urgenti-su-riuso-e-riciclo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Giornata mondiale dell’ambiente: dagli anni ’50 prodotte oltre 9 miliardi di tonnellate di plastica, oggi solo il 9% è riciclata. La plastica dispersa rappresenta una sfida globale per tutelare la salute umana e dell’ambiente.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>giornata mondiale dell’ambiente</strong> si celebra il cinque giugno in tutto il mondo. Istituita nel 1972 dalle <strong>Nazioni unite</strong>, rappresenta la principale iniziativa globale dedicata a diffondere consapevolezza sull’importanza di <strong>preservare la qualità ambientale</strong>. Obiettivo è permettere a ogni individuo sul Pianeta di vivere una vita dignitosa, all’insegna delle pari opportunità offerte in modo gratuito dalla natura al genere umano.</p>
<p>Quest’anno <strong>l’attenzione è focalizzata sulla plastica e l’inquinamento</strong>. Dagli anni ’50 abbiamo prodotto 9,2 miliardi di tonnellate di plastica e, di queste, <a href="https://www.unep.org/news-and-stories/story/critical-negotiations-plastic-pollution-begin-ottawa-canada">circa <strong>sette miliardi sono oggi da considerare</strong> <strong>rifiuti</strong></a>. Solo nel 2019 la produzione mondiale di plastica ha raggiunto le <strong>460 milioni di tonnellate</strong>, più del doppio rispetto al 2000 quando se ne registravano “appena” 234 milioni.</p>
<p>Ogni anno riversiamo <a href="https://asvis.it/unep-ecco-come-ridurre-dell80-linquinamento-da-plastica-entro-il-2040">nell’ambiente tra gli otto e i 12 milioni di tonnellate di plastica</a>, un numero che potrebbe addirittura triplicare entro la metà del secolo, con buona pace dell’ormai noto avvertimento del 2016 lanciato dalla <strong>fondazione Ellen MacArthur</strong>: di questo passo<strong> avremo </strong><a href="https://content.ellenmacarthurfoundation.org/m/1775fbba280fa21/original/The-New-Plastics-Economy-Rethinking-the-future-of-plastics.pdf?_gl=1*1xlvnsp*_gcl_au*MTg1NzA2Mjc4MS4xNzQ4OTQ3OTA0*_ga*MTExMTc1MjU3MS4xNzQ4OTQ3OTA0*_ga_V32N675KJX*czE3NDg5NDc5MDEkbzEkZzAkdDE3NDg5NDc5MDYkajU1JGwwJGgw"><strong>più plastica che pesci nei nostri mari</strong></a> (in termini di peso) entro il 2050.</p>
<p>Numeri impressionanti che hanno reso <strong>sempre più complessa la gestione dei rifiuti</strong>. L’<strong>Ocse</strong> ricorda che <a href="https://www.oecd.org/en/about/news/press-releases/2022/02/plastic-pollution-is-growing-relentlessly-as-waste-management-and-recycling-fall-short.html"><strong>riusciamo a riciclare solo il 9% della plastica</strong></a> che produciamo. Un altro <strong>19% viene incenerito</strong>, il <strong>50% finisce in discarica</strong> e il <strong>22% elude i sistemi di gestione</strong> finendo nei fiumi, sulle spiagge, negli oceani o negli ecosistemi terrestri. <a href="https://www.legambiente.it/news-storie/inquinamento/indagine-beach-litter-2025/"><strong>Legambiente</strong> sottolinea</a> che in Italia per <strong>ogni 100 metri di spiaggia si trovano 892 rifiuti</strong> lungo le coste: il 77,9% è costituito da plastica.</p>
<p>Il problema fondamentale della plastica risiede nella sua “natura”: si tratta di un materiale derivato dal petrolio, <strong>tossico per la salute umana</strong> e altamente <strong>resistente alla degradazione</strong>. Proprio questa resistenza, che ne ha favorito l’adozione su larga scala, rappresenta oggi uno dei principali ostacoli alla riduzione del suo impatto. La seguente <strong>infografica di Statista</strong> mostra tempi lunghissimi di degradazione: le sostanze chimiche contenute nei mozziconi di sigaretta impiegano circa 10 anni per scomparire, le bottiglie di plastica fino a 450 anni, mentre per le reti da pesca si arriva addirittura a 600 anni.</p>
<p><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2025/Editoriali/GiornataAmbiente.jpg" alt="" width="60%" /></p>
<p>Tutte le plastiche si consumano e <strong>si sgretolano nel tempo</strong>, sia che si trovino nelle discariche, sia che vengano impiegate nella produzione di gomma o materiali da imballaggio. Le microplastiche hanno <strong>effetti devastanti sulla fauna</strong>, sono infatti il peggior nemico di quella marina, tanto da spingere la comunità scientifica a individuare nella “<strong>plasticosi</strong>” la malattia causata dall’ingestione di polimeri.</p>
<p>Si tratta di una seria minaccia anche per la <strong>sicurezza alimentare umana</strong>. Qualche anno fa uno studio del <strong>Wwf</strong> ha stimato che <a href="https://www.wwf.it/pandanews/ambiente/sempre-piu-plastica-nella-nostra-dieta/">ingeriamo involontariamente circa <strong>cinque grammi di plastica a settimana</strong></a>, l’equivalente di una carta di credito. Le <strong>microplastiche</strong> hanno contaminato un po’ tutto, ma acqua, frutti di mare, birra e sale sono gli alimenti con la presenza maggiore.</p>
<p>Sul tema cresce anche il peso del<strong> fast fashion</strong>, a livello globale <a href="https://www.eea.europa.eu/publications/microplastics-from-textiles-towards-a">i <strong>tessuti sintetici</strong> generano tra il 16% e il 35% delle microplastiche</a> negli oceani, mentre si irrobustisce l’evidenza scientifica legata agli effetti sulla salute. Le microplastiche generano infiammazioni, alterazioni cellulari e genotossicità, fenomeni che possono portare a gravi malattie come il cancro, disturbi riproduttivi, problemi respiratori e digestivi, obesità e diabete. Inoltre, contribuiscono all’aumento della <strong>resistenza agli antibiotici</strong>, una delle sfide sanitarie più critiche a livello mondiale. Uno studio innovativo, pubblicato su Research square, ha scoperto che <a href="https://asvis.it/le-microplastiche-conquistano-i-mari-ma-anche-il-nostro-cervello">il nostro cervello è un formidabile contenitore di microplastiche</a>: può arrivare a “ospitare” <strong>una quantità 20 volte superiore</strong> a quella contenuta in altri organi, come fegato e reni.</p>
<p>Di fronte a dati che raccontano un <strong>disastro ambientale annunciato</strong>, è urgente trasformare l’allarme in azioni da concretizzare sia attraverso gli accordi negoziati a livello internazionale, sia mediante l’evoluzione della normativa europea e nazionale.</p>
<p>Una <a href="https://asvis.it/unep-ecco-come-ridurre-dell80-linquinamento-da-plastica-entro-il-2040">guida chiara in tal senso arriva dall’<strong>Unep</strong></a>, il <strong>Programma delle Nazioni unite</strong> <strong>per l’ambiente</strong>, che invita i governi a sostenere un accordo globale giuridicamente vincolante contro l’inquinamento da plastica. <a href="https://asvis.it/la-lobby-fossile-intralcia-il-trattato-per-ridurre-linquinamento-da-plastica">Nonostante i rallentamenti</a> imposti dalle lobby dell’industria petrolchimica, l’obiettivo dei negoziati avviati due anni fa resta ambizioso: ridurre la produzione globale di plastica, eliminare gradualmente le sostanze chimiche più pericolose e vietare i prodotti usa e getta più inquinanti.</p>
<p>I colloqui riprenderanno il prossimo cinque agosto a Ginevra, ma nel frattempo i Paesi devono avviare politiche nazionali efficaci, basate su tre azioni strategiche individuate anche dal <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASviS_2024/Rapporto_ASviS_2024.pdf">Rapporto 2024</a> dell’<strong>Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile </strong>(<strong>ASviS</strong>): promuovere il riuso, rafforzare il riciclo e incentivare i meccanismi di sostituzione.</p>
<p>Grazie al sostegno delle politiche pubbliche, con i sistemi di <strong>riutilizzo</strong> si potrebbe <strong>tagliare del 30% la quota di plastica dispersa</strong> nell’ambiente entro il 2040. A questo va sommato il potenziale del <strong>riciclo</strong> che potrebbe contribuire a un <strong>ulteriore meno 20%</strong>. Tra le altre misure viene sottolineata l’urgenza di <strong>eliminare i sussidi ai combustibili fossili</strong>, l’adozione di <strong>linee guida per il design dei prodotti</strong> orientate alla riciclabilità e all’ottimizzazione delle infrastrutture: interventi che permetterebbero di<strong> innalzare la quota di plastica riciclabile dal 21% al 50%</strong>. Infine, la sostituzione di prodotti in <strong>plastica usa e getta</strong> &#8211; come involucri, bustine e contenitori &#8211; con alternative in carta o materiali compostabili potrebbe determinare <strong>un’ulteriore riduzione del 17%</strong> dell’inquinamento da polimeri. Nel complesso, il passaggio a un’economia circolare garantirebbe <strong>risparmi per 1270 miliardi di dollari</strong>, considerando sia i costi e sia i ricavi del comparto del riciclo. A questi si aggiungerebbero <strong>3250 miliardi di dollari in termini di esternalità negative evitate</strong>, tra cui danni alla salute umana, alla biodiversità e al clima. Sul fronte sociale, la transizione potrebbe generare fino a <strong>700 mila nuovi posti di lavoro</strong> entro il 2040, in particolare nei Paesi a basso reddito. L’avvio di questo processo richiederà investimenti consistenti, circa <strong>65 miliardi di dollari all’anno</strong>: un dato comunque inferiore ai <strong>113 miliardi di costi annui</strong> che comporterebbe mantenere il “business as usual”.</p>
<p>Su questi temi l’Europa ha compiuto diversi passi avanti. Con la <strong>direttiva 2019/904</strong> – la direttiva Sup (Single use plastics) &#8211; sono stati fissati obiettivi vincolanti, come il divieto di immissione sul mercato per numerosi prodotti in <strong>plastica monouso</strong> (bastoncini, cannucce, tazze o bicchieri per bevande, contenitori per alimenti), obblighi di design per tappi e coperchi, e tassi di raccolta differenziata per il riciclaggio delle bottiglie di plastica che dovranno toccare il 90% entro il 2029. Senza dimenticare il <strong>Regolamento Ue 2025/40 sugli imballaggi</strong> entrato in vigore l’11 febbraio 2025 che lancia una sfida sistemica coinvolgendo il ciclo di vita dei materiali. Tra gli obiettivi troviamo almeno il <strong>70% dei rifiuti da imballaggio da riciclare</strong> entro il 2030 e obblighi crescenti di contenuto riciclato nelle plastiche.</p>
<p>L’entrata in vigore del regolamento ha riacceso il dibattito sul ruolo di riuso e riciclo. Sono infatti <a href="https://futuranetwork.eu/consumi-ed-economia-circolare/694-5461/riuso-e-riciclo-quattro-sfide-che-leuropa-e-non-solo-dovra-affrontare-nei-prossimi-anni">emerse divergenze tra gli Stati membri</a>: i Paesi nordici spingono per modelli fondati sul riuso, mentre altre nazioni, tra cui l’Italia, privilegiano il riciclo, anche in considerazione del peso strategico del settore degli imballaggi nel tessuto industriale nazionale.</p>
<p>È sulla scia di questi provvedimenti che si inserisce la proposta dell’<strong>ASviS</strong> <a href="https://asvis.it/filiere-sostenibili-serve-un-patto-con-la-natura-per-mettere-il-futuro-in-sicurezza">presentata lo scorso maggio</a> durante il <strong>Festival dello Sviluppo Sostenibile</strong>. L’Italia nel contesto dell’economia circolare è leader europeo e mostra una <strong>significativa capacità di innovazione</strong>, non mancano però le criticità nella <strong>gestione delle plastiche da imballaggio</strong>. Il nostro Paese detiene infatti un poco invidiabile primato nel Mediterraneo, risultando tra i principali responsabili dello sversamento di rifiuti plastici in mare. Secondo le stime più recenti, <strong>ogni anno oltre otto miliardi di contenitori per bevande sfuggono ai circuiti di riciclo</strong>, alimentando sprechi, perdite economiche e danni ambientali. Lo studio “<a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Deposito_cauzionale.pdf">Il deposito cauzionale, questo sconosciuto</a>” individua nel <strong>Deposit return system</strong> (<strong>Drs</strong>) una soluzione concreta ed efficace, già operativa in molti Stati europei. Il meccanismo è semplice: all’acquisto di una bevanda si aggiunge una piccola cauzione, restituita quando il contenitore viene riconsegnato. Un modello virtuoso che in <strong>Germania</strong> ha portato al recupero del 98% dei contenitori, mentre la <strong>Slovacchia</strong>, in appena due anni, ha raggiunto il 92%. Per un Paese come l’Italia, ricco di paesaggi e biodiversità ma povero di materie prime, il <strong>Drs è strategico</strong>: oltre a ridurre in modo significativo i rifiuti, contribuirebbe al conseguimento degli obiettivi europei sui rifiuti, rafforzerebbe la responsabilità del produttore, e imprimerebbe un’accelerazione decisiva verso modelli di consumo e produzione più sostenibili. Il contrasto all’inquinamento passa anche da <strong>scelte semplici ma incisive</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://it.123rf.com/photo_245572694_turtle-entangled-in-plastic-underwater-highlighting-ocean-pollution-for-world-oceans-day.html" target="_blank" rel="noopener">123rf</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/troppa-plastica-nei-mari-servono-nuove-politiche-e-azioni-urgenti-su-riuso-e-riciclo/">Troppa plastica nei mari: servono nuove politiche e azioni urgenti su riuso e riciclo</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Meno rifiuti, più risparmi: il documento sui vantaggi del deposito cauzionale</title>
		<link>https://asvis.it/meno-rifiuti-piu-risparmi-il-documento-sui-vantaggi-del-deposito-cauzionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 May 2025 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ripulire la terraferma dai rifiuti in Europa costa fino a 13 mld di euro l’anno, ma ridurre i costi aiutando l’ambiente si può. ASviS e A buon rendere spiegano perché l’introduzione del deposito cauzionale in Italia non è più rinviabile. 19/5/25</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/meno-rifiuti-piu-risparmi-il-documento-sui-vantaggi-del-deposito-cauzionale/">Meno rifiuti, più risparmi: il documento sui vantaggi del deposito cauzionale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il triste spettacolo dei rifiuti di plastica e in lattina abbandonati in città, al mare o in campagna ci è fin troppo familiare, ma c’è un meccanismo che potrebbe migliorare la situazione: il <strong>sistema di deposito cauzionale</strong> (<em>Deposit return system</em> in inglese). Nelle regioni europee in cui questo sistema è attivo il fenomeno dell’abbandono nell’ambiente (<em>littering</em>) dei contenitori per bevande è <strong>inferiore del 66% </strong>rispetto ad altre aree europee. Perché allora non adottarlo anche in Italia?</p>
<p>Da queste premesse parte il documento <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Deposito_cauzionale.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong><em>Il deposito cauzionale, questo sconosciuto</em></strong></a>, realizzato dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile Ets e A buon rendere – molto più di un vuoto e presentato a Bologna il 19 maggio durante l’evento “<a href="https://2025.festivalsvilupposostenibile.it/bologna/1182-2842/distretti-e-filiere-sostenibili-e-resilienti-per-lo-sviluppo-dellitalia"><strong>Distretti e filiere sostenibili resilienti per lo sviluppo dell’Italia</strong></a>” nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2025.</p>
<p><strong>Da rifiuti a risorsa: come funziona il deposito cauzionale</strong></p>
<p>Il sistema di deposito cauzionale prevede di <strong>“pagare” una piccola somma</strong> (nei Paesi europei si aggira tra i 10 e i 25 centesimi di euro) <strong>che viene restituita</strong> quando il consumatore riporta il contenitore vuoto presso un punto di raccolta. Gli imballaggi vengono quindi prelevati e inviati presso un centro di smistamento per essere successivamente riciclati e trasformati in materia prima seconda.</p>
<p>“Questo meccanismo non solo <strong>incoraggia la raccolta differenziata e il riciclo</strong>, ma garantisce anche <strong>un’effettiva economia circolare</strong> che ‘chiude il cerchio’ con un riciclo di elevata qualità, da ‘bottiglia a bottiglia’ e da ‘lattina a lattina’” si legge nel documento. Gli imballaggi raccolti, infatti, diventano materia prima seconda per produrre altri imballaggi identici.</p>
<p>Oltre a ridurre l’inquinamento ambientale e migliorare i tassi di riciclo, contribuendo al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dall’Unione europea, questo sistema permette alle amministrazioni locali di risparmiare, <strong>diminuendo i costi legati alla pulizia e alla gestione dei rifiuti</strong>: in Europa il costo totale della bonifica dei rifiuti sulla sola terraferma è stimato tra i 10 e i 13 miliardi di euro all’anno.</p>
<p>Attualmente <strong>nel mondo sono attivi circa 57 sistemi di deposito</strong>, che coinvolgono 357 milioni di persone. L’<strong>Europa</strong> rappresenta una forza trainante di questa tendenza: tra i primi Paesi a introdurre una forma di deposito ci sono la Svezia (1984), la Finlandia (1996) e la Norvegia (1999); più recentemente il sistema è stato adottato dalla Romania (2023), dall’Ungheria e dall’Irlanda (2024). La <strong>Germania</strong> (2003) ha il più grande sistema di deposito al mondo, con oltre 130mila punti di raccolta (uno ogni 640 abitanti) e un tasso di restituzione stimato al 98%, il più alto d’Europa.</p>
<p><strong>Una scelta non più rinviabile per l’Italia</strong></p>
<p>Come evidenzia il <a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-2024/"><strong><em>Rapporto ASviS – Coltivare ora il nostro futuro</em></strong></a>, negli ultimi anni la gestione dei rifiuti in Italia è migliorata significativamente: tra il 2010 e il 2023 la raccolta dei rifiuti urbani è aumentata di circa 30 punti percentuali, mentre il tasso di riciclaggio ha raggiunto il 51,9%, avvicinandosi all’obiettivo del 60% entro il 2030 dell’Unione europea.</p>
<p>Un sistema di deposito cauzionale potrebbe consolidare il ruolo dell’Italia come modello europeo nell’economia circolare e accelerare il raggiungimento degli obiettivi europei. La popolazione italiana è pronta per questo cambiamento: secondo un sondaggio commissionato dalla campagna <em>A buon rendere &#8211; molto più di un vuoto</em> nel 2022, <strong>l&#8217;83% degli italiani si augura una prossima introduzione di un sistema di deposito cauzionale anche nel nostro Paese.</strong></p>
<p>Come sottolinea il documento, inoltre, un ambiente più pulito potrebbe<strong> accrescere l’orgoglio civico e attrarre un maggior numero di imprese e turisti, </strong>avvantaggiando la comunità<strong>: </strong>“un Paese come il nostro, che vanta il numero più alto al mondo di siti patrimonio Unesco (59) e che ha accolto più di 60 milioni di turisti stranieri nel 2024, può solo trarre benefici da tale sistema”.</p>
<p><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Deposito_cauzionale.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>Scarica il documento</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/meno-rifiuti-piu-risparmi-il-documento-sui-vantaggi-del-deposito-cauzionale/">Meno rifiuti, più risparmi: il documento sui vantaggi del deposito cauzionale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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