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	<title>#UnescoSostenibile Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>#UnescoSostenibile Archivi - ASviS</title>
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		<title>Padova, da Giotto al gemello digitale: la nuova frontiera della conservazione sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 13:10:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo depuratore, quattordici fontane e ninfei riaperti, illuminazione Led e interventi sul verde storico. Oltre 2,4 milioni di euro di fondi Pnrr per coniugare tutela del patrimonio e sostenibilità. 9/10/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al sindaco di Padova, Sergio Giordani, e alla Site Manager del sito Unesco, Federica Millozzi. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.</em></p>
<p>Entrando nella Cappella degli Scrovegni a Padova, lo sguardo sembra perdere il confine tra architettura e pittura. Il blu intenso della volta, le storie della Vergine e di Cristo, i volti attraversati dal dolore e dalla tenerezza restituiscono la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa che ha cambiato per sempre il modo di rappresentare il mondo. Agli inizi del Trecento, Giotto trasformò le pareti di una piccola cappella in uno spazio narrativo di straordinaria modernità, restituendo alle figure il peso dei corpi, la profondità degli ambienti e l&#8217;intensità delle emozioni umane. Quella rivoluzione non rimase isolata. Nel corso del XIV secolo Padova divenne uno dei principali laboratori artistici d&#8217;Europa. Guariento di Arpo, Giusto de&#8217; Menabuoi, Altichiero da Zevio, Jacopo Avanzi e Jacopo da Verona contribuirono a sviluppare un nuovo linguaggio figurativo, alimentato dal dialogo tra artisti, committenti e istituzioni. Nella città dei Carraresi, frequentata da Francesco Petrarca e animata dalla presenza di uno dei più antichi atenei europei, la pittura partecipava a una stagione di profonda trasformazione culturale. L&#8217;arte non si limitava più a rappresentare il sacro: iniziava a interrogare lo spazio, la natura e l&#8217;esperienza umana.</p>
<p>Nel 2021 l&#8217;UNESCO ha riconosciuto il Valore Universale Eccezionale di questa straordinaria stagione artistica, iscrivendo nella Lista del Patrimonio Mondiale <em>I cicli affrescati del XIV secolo di Padova</em>. Otto complessi monumentali, religiosi e civili, distribuiti nel centro storico, testimoniano un secolo di innovazioni che avrebbe influenzato profondamente la pittura del Rinascimento.</p>
<p>Eppure, dietro l&#8217;apparente immobilità di queste immagini, sopravvissute per oltre settecento anni, si nasconde una realtà in continua trasformazione. Gli affreschi sono opere dalla complessa e delicata struttura materiale, legate agli equilibri fisici degli edifici che le custodiscono. Le variazioni della temperatura, l&#8217;umidità, gli eventi meteorologici sempre più intensi e le trasformazioni del clima pongono oggi interrogativi nuovi alla conservazione. Come proteggere opere nate in condizioni ambientali profondamente diverse da quelle attuali? E come conciliare le esigenze della tutela con la necessità di ridurre i consumi energetici? È in questo rapporto tra memoria artistica, responsabilità della conservazione e innovazione scientifica che si collocano le strategie adottate a Padova per accompagnare il patrimonio Unesco nelle trasformazioni del nostro tempo.</p>
<p>È <strong>il sindaco Giordani</strong>, a spiegare come la città abbia affrontato questa responsabilità: <em>“Il sito seriale di Padova è gestito dal Comitato di Pilotaggio, che include 4 enti proprietari: noi quale pubblica amministrazione, ed enti privati, sia laici che ecclesiastici. Il Comune di Padova è ente capofila del Comitato, in base a un protocollo d&#8217;intesa sottoscritto nel 2022, dopo l&#8217;iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale. Il Comitato di pilotaggio è quindi la sede dove i temi della tutela e della transizione ecologica trovano spazio e applicazione concreta, come obiettivi condivisi e strategici del piano di gestione, anche in aderenza alle politiche intraprese dal Comune di Padova. Nel 2024 il Comune ha infatti siglato con la Comunità Europea il Piano d&#8217;Azione del Climate City Contract, un documento strategico con il quale l&#8217;amministrazione si è impegnata a raggiungere neutralità climatica entro il 2030, attraverso una strategia coordinata e partecipata necessaria a raggiungere questo importante obiettivo”.</em></p>
<p>La transizione ecologica entra così nell&#8217;orizzonte della gestione del patrimonio culturale, trovando nella Cappella degli Scrovegni un&#8217;esperienza significativa di conservazione e controllo delle condizioni ambientali.</p>
<p><strong>Federica Millozzi, Site Manager del sito Unesco</strong>, individua nella conservazione preventiva uno degli strumenti fondamentali per affrontare i cambiamenti in corso. “<em>La sfida principale è trovare il giusto equilibrio tra la conservazione del bene culturale e la sua valorizzazione in un contesto climatico che sta cambiando”</em>, osserva, sottolineando il ruolo del monitoraggio e della manutenzione programmata. “<em>L&#8217;esperienza della Cappella degli Scrovegni costituisce, in questa prospettiva, un modello di riferimento fondato sul controllo periodico delle superfici affrescate e delle condizioni microclimatiche, con particolare attenzione alle variazioni di temperatura e umidità. Un sistema di osservazione che consente di individuare tempestivamente eventuali alterazioni e di intervenire prima che si manifestino danni significativi</em>. <em>Il “modello” di conservazione della Cappella degli Scrovegni verrà esteso e declinato nelle altre sette componenti in base alle specifiche condizioni degli affreschi e del luogo che li conserva”</em>, <strong>precisa Millozzi</strong>.</p>
<p>“<em>Accanto al monitoraggio</em> &#8211; <strong>prosegue Millozzi</strong>&#8211;  <em>nei complessi monumentali padovani sono state introdotte tecnologie Led intelligenti, capaci di modulare l&#8217;illuminazione artificiale in relazione alle variazioni della luce naturale esterna. Sensori ambientali e applicazioni software consentono di adattare le condizioni luminose, migliorando la percezione cromatica degli affreschi e riducendo i consumi. Il risparmio energetico raggiunge il 60% rispetto al precedente sistema di illuminazione. Un risultato significativo perché mostra come l&#8217;efficienza possa essere perseguita senza separarla dalla qualità della fruizione e dalle esigenze della tutela.”</em></p>
<p>Ma è soprattutto nella conoscenza digitale che Padova sta aprendo una prospettiva particolarmente interessante.  <strong>Come illustra la siti manager</strong><em> “Nel 2025 è stato realizzato un gemello digitale dell&#8217;intero sito UNESCO, attraverso tecnologie avanzate di scansione laser e acquisizione di dati relativi agli edifici e alle superfici affrescate. Il progetto permette di documentare con precisione la geometria degli spazi, la disposizione degli elementi decorativi e numerose caratteristiche architettoniche e strutturali, costruendo una base informativa comune per le attività di ricerca e conservazione. Il gemello digitale non sostituisce l&#8217;opera e non ne riproduce l&#8217;esperienza estetica. Ne diventa piuttosto uno strumento di conoscenza, capace di conservarne una documentazione accurata e di consentire confronti nel tempo. Il programma prevede aggiornamenti periodici, indicativamente biennali, affinché le informazioni raccolte possano contribuire a riconoscere eventuali trasformazioni e orientare gli interventi conservativi”</em></p>
<p>Accanto alla dimensione scientifica e istituzionale emerge infine quella delle comunità. Il progetto partecipativo <em>Visioni Comuni – Idee che uniscono, luoghi che parlano</em> accompagna l&#8217;aggiornamento del Piano di Gestione attraverso l&#8217;ascolto di cittadini, studenti, visitatori e gruppi sociali meno rappresentati. Un percorso che riconosce nel patrimonio non soltanto un insieme di monumenti da proteggere, ma una componente dell&#8217;identità collettiva. A questa esperienza si affiancano gli <em>Angeli del Patrimonio Mondiale</em>, giovani formati nell&#8217;ambito di un progetto finanziato attraverso la legge 77 del 2006, impegnati nell&#8217;accoglienza e nella valorizzazione dei luoghi Unesco, anche di quelli meno conosciuti. La loro presenza contribuisce a costruire un rapporto più diretto tra il patrimonio e le persone che lo abitano, lo visitano e saranno chiamate a custodirlo.</p>
<p>A Padova, dunque, la transizione ecologica attraversa la storia dell&#8217;arte, la ricerca scientifica e le politiche urbane. Non si tratta soltanto di rendere più efficienti gli edifici monumentali, ma di ripensare il modo in cui una comunità conosce, conserva e trasmette il proprio patrimonio.</p>
<p>C&#8217;è un legame profondo tra i personaggi che popolano gli affreschi del Trecento, con i loro gesti e le loro emozioni, e la natura che li circonda. Paesaggi, alberi e animali partecipano a un racconto nel quale l&#8217;umano, il divino e il mondo naturale si incontrano in una visione unitaria del creato. Un equilibrio che oggi, di fronte alle trasformazioni ambientali e alle profonde sfide del nostro tempo, assume un significato nuovo, ricordandoci quanto sia fragile e preziosa l&#8217;eredità che siamo chiamati a custodire. Dal pigmento disteso sull&#8217;intonaco alla sua rilevazione digitale, cambiano gli strumenti, ma resta centrale il valore della conoscenza. Perché conservare non significa sottrarre le opere al tempo, ma comprendere come il tempo agisce su di esse, affinché quella straordinaria rappresentazione dell&#8217;uomo e del creato possa continuare a parlare al futuro.</p>
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		<title>Il miracolo dell’Aniene: a Villa d’Este la cura dell’acqua rinnova il giardino delle meraviglie</title>
		<link>https://asvis.it/il-miracolo-dellaniene-a-villa-deste-la-cura-dellacqua-rinnova-il-giardino-delle-meraviglie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Oct 2026 12:12:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo depuratore, quattordici fontane e ninfei riaperti, illuminazione Led e interventi sul verde storico. Oltre 2,4 milioni di euro di fondi Pnrr per coniugare tutela del patrimonio e sostenibilità. 9/10/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-miracolo-dellaniene-a-villa-deste-la-cura-dellacqua-rinnova-il-giardino-delle-meraviglie/">Il miracolo dell’Aniene: a Villa d’Este la cura dell’acqua rinnova il giardino delle meraviglie</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>ntervista ad Alberto Samonà, direttore dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, con il contributo di Davide Bertolini, responsabile di Villa d’Este; Michela Bilancieri, Ufficio tecnico; Sara Tarissi de Jacobis, Ufficio relazioni internazionali e Unesco. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Villa d’Este l’acqua si ascolta prima ancora di seguirne il percorso. Scende dalle terrazze, affiora nelle grotte, si raccoglie nelle peschiere e si moltiplica nei getti delle fontane. È parte di <strong>un giardino concepito per suscitare meraviglia</strong>, dove architettura, natura e ingegno idraulico trasformano una passeggiata in un’esperienza dei sensi. Nel Settecento, Jean-Honoré Fragonard ritrasse i giardini di Villa d’Este, soffermandosi sulle scalinate, sulle fontane e sulla vegetazione. Nell’Ottocento, Franz Liszt soggiornò nella Villa e trovò nelle acque e nei cipressi l’ispirazione per alcune delle sue composizioni, tra cui <em>Les jeux d’eau à la Villa d’Este</em>. Il giardino diventava immagine e musica: una meraviglia rinascimentale capace di ispirare artisti attraverso i secoli. Questa capacità di nutrire l’immaginazione appartiene alla cultura rinascimentale della villa e del giardino, nella quale rivive l’ideale dell’<em>otium</em>: il tempo dedicato alla riflessione, alle arti e al rapporto con la natura.</p>
<p>A Villa d’Este, la contemplazione si intrecciava anche alla <strong>rappresentazione del prestigio</strong>. Ippolito II d’Este, divenuto governatore di Tivoli nel 1550, affidò a Pirro Ligorio il progetto di una residenza e di un giardino che esprimessero la raffinatezza della cultura e della corte estense. Terrazze, bacini, grotte e fontane trasformarono il pendio in uno dei primi “<strong>giardini delle meraviglie</strong>”, destinato a influenzare il disegno dei giardini europei. Per questo valore rinascimentale e per l’ingegnosità del sistema idraulico, nel 2001 il complesso è stato iscritto nella Lista del Patrimonio mondiale Unesco.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-85329" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/larea-delle-peschiere-dopo-gli-interventi-sulle-alberature-800x450.jpg" alt="" width="600" height="338" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/larea-delle-peschiere-dopo-gli-interventi-sulle-alberature-300x169.jpg 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/larea-delle-peschiere-dopo-gli-interventi-sulle-alberature-400x225.jpg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/larea-delle-peschiere-dopo-gli-interventi-sulle-alberature-768x432.jpg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/larea-delle-peschiere-dopo-gli-interventi-sulle-alberature-800x450.jpg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/larea-delle-peschiere-dopo-gli-interventi-sulle-alberature-1200x675.jpg 1200w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/larea-delle-peschiere-dopo-gli-interventi-sulle-alberature-1536x864.jpg 1536w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Dietro quello stupore opera, da quasi cinque secoli, un principio semplice: la forza di gravità. L’acqua dell’Aniene raggiunge il complesso attraverso l’acquedotto cinquecentesco voluto dal cardinale e, con una portata di 600–800 litri al secondo, alimenta per caduta oltre <strong>cento bocche tra fontane, peschiere e giochi d’acqua</strong>. Dopo aver attraversato il giardino, l’acqua prosegue il suo percorso verso la valle, dove un tempo alimentava cartiere e opifici e ancora oggi irriga gli orti sottostanti. È proprio in questo passaggio che il progetto rinascimentale rivela la sua straordinaria attualità, anticipando una <strong>visione moderna di sostenibilità</strong>: la bellezza monumentale delle fontane si integrava perfettamente con l&#8217;utilità e il sostentamento del territorio, traducendo l&#8217;artificio artistico in un ciclo virtuoso e condiviso della risorsa idrica.</p>
<p>“<em>Oggi preservare questa meraviglia richiede di proteggere le sculture, conservare le condutture e curare alberi e siepi esposti a calore, siccità ed eventi estremi”</em>, <strong>spiega Alberto Samonà, direttore dell’Istituto. “</strong>T<em>ra il 2023 e il 2025, grazie al Pnrr, abbiamo realizzato tre progetti complementari per oltre 2,4 milioni di euro. Al centro degli interventi c’è l’acqua che da secoli anima le fontane: già nel 1581 Michel de Montaigne ne annotava la torbidità, dovuta alla presenza di limo e calcare. </em> <em>Oggi anche la carica batterica mette alla prova condutture e sculture. Negli anni Novanta era stato introdotto un impianto sperimentale che aveva risolto il problema batterico, ma alterava l’equilibrio chimico dell’acqua favorendo la precipitazione di aragonite: le tubazioni si ostruivano, molte fontane erano ridotte a un filo d’acqua, e sulle Mete i depositi avevano raggiunto i 70 centimetri di spessore, cancellando la forma delle sculture</em>. <em>La risposta è arrivata con il progetto ‘La via delle acque’”.</em></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-85332" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/LE-METE-E-ARIANNA-800x450.jpg" alt="" width="600" height="338" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/LE-METE-E-ARIANNA-300x169.jpg 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/LE-METE-E-ARIANNA-400x225.jpg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/LE-METE-E-ARIANNA-768x432.jpg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/LE-METE-E-ARIANNA-800x450.jpg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/LE-METE-E-ARIANNA-1200x675.jpg 1200w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/LE-METE-E-ARIANNA-1536x864.jpg 1536w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>“<em>Il depuratore delle acque delle fontane è stato sostituito con un sistema di disinfezione UV a Led su due linee indipendenti</em> &#8211; spiega <strong>Michela Bilancieri</strong> dell’Ufficio tecnico – <em>il nuovo impianto utilizza raggi ultravioletti per disinfettare l’acqua destinata alle fontane. Consuma il 40–50% in meno e impiega lampade prive di mercurio, con una durata di circa 50mila ore, contro le precedenti 8mila–12mila”. </em>Il trattamento viene regolato in base alle caratteristiche dell’acqua dell’Aniene, che può diventare più torbida durante le piene. “<em>Le due linee indipendenti garantiscono la continuità del trattamento in caso di guasto o manutenzione di una di esse</em>”, <strong>precisa Bilancieri</strong>: <em>se una si ferma, l’altra mantiene attiva la disinfezione. Un impianto fotovoltaico contribuisce all’alimentazione del depuratore ed è collocato in un’area tecnica che non interferisce con le visuali storiche del giardino</em>.</p>
<p>Alla sostituzione dell’impianto si è affiancato il <strong>recupero della rete idraulica</strong>. Con risorse Pnrr e fondi ordinari sono state revisionate le condutture di numerose fontane, tra cui Arianna, Mete, Aquile, Europa, Tripode, Igea, Esculapio, Rometta e Draghi, oltre allo scarico generale. Videoispezioni e tecniche non invasive hanno accompagnato i lavori, consentendo la riapertura di 14 fontane e ninfei. «<strong><em>Energia, acqua e restauro sono stati affrontati come un unico problema</em></strong><em>»</em>, sottolinea <strong>Davide Bertolini,</strong> responsabile di Villa d’Este e del progetto Pnrr “La via delle acque”.</p>
<p>Il rinnovamento ha riguardato anche l’illuminazione del giardino e gli ambienti del palazzo. “<em>Abbiamo sostituito più di duecento corpi illuminanti del giardino con tecnologia Led, senza opere murarie, e reinvestito i ribassi d’asta in una nuova illuminazione del Giardino piano”,</em> <strong>aggiunge Bilancieri. </strong>“<em>Due sale espositive del palazzo sono state inoltre dotate di climatizzazione efficiente. Le soluzioni sono state scelte secondo i criteri del minimo intervento, della reversibilità e della compatibilità con il patrimonio storico</em>”. La stessa attenzione guida la cura del verde. Il censimento georeferenziato ha accompagnato la messa in sicurezza degli alberi e il consolidamento dei platani storici. “<em>Abbiamo avviato un programma di propagazione del bosso storico, una vera banca genetica vivente, la manutenzione del verde punta ora a restituire al Giardino piano il suo disegno originario”</em>, <strong>spiega Bertolini.</strong> <em>“Per un giardino storico, <strong>adattarsi al clima che cambia</strong> <strong>significa conservare e rinnovare il patrimonio vegetale senza perdere la memoria del suo disegno</strong></em>”.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-85333" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/IL-GIARDINO-CON-GLI-ALBERI-CONSOLIDATI-800x450.jpg" alt="" width="600" height="338" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/IL-GIARDINO-CON-GLI-ALBERI-CONSOLIDATI-300x169.jpg 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/IL-GIARDINO-CON-GLI-ALBERI-CONSOLIDATI-400x225.jpg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/IL-GIARDINO-CON-GLI-ALBERI-CONSOLIDATI-768x432.jpg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/IL-GIARDINO-CON-GLI-ALBERI-CONSOLIDATI-800x450.jpg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/IL-GIARDINO-CON-GLI-ALBERI-CONSOLIDATI-1200x675.jpg 1200w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/IL-GIARDINO-CON-GLI-ALBERI-CONSOLIDATI-1536x864.jpg 1536w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>“<em>Il lavoro sul giardino si estende alle collaborazioni con il territorio”</em><strong>, spiega Sara Tarissi de Jacobis,</strong> “<em>l’Istituto partecipa al Contratto di Fiume Aniene, sottoscritto nel 2022 da oltre 70 soggetti pubblici e privati e coordinato dalla Città Metropolitana di Roma Capitale. Con il Comune di Licenza e il Collettivo L’Aquila Reale promuoviamo residenze e mostre di artisti dedicate all’Aniene, tra cui “Cosmogonie dell’acqua. Claudia Müller” nel 2026. Queste esperienze confluiscono in MuseoNatura, il programma con cui l’Istituto interpreta i propri siti come ecosistemi culturali e naturali”</em>. Prosegue Tarissi de Jacobis <em>“Accanto ai percorsi su acqua, botanica e biodiversità, stiamo costruendo un Patto educativo di comunità con le scuole e le associazioni della Valle dell’Aniene”.</em></p>
<p>“<em>Il Pnrr ha dimostrato che finanziamenti mirati possono produrre risultati importanti in tempi brevi; il rischio è che restino una stagione eccezionale</em>”, <strong>conclude Samonà</strong>, “<em>un giardino storico è un organismo vivente: ha bisogno di risorse continuative per la manutenzione e il monitoraggio, di competenze tecniche specializzate – giardinieri, fontanieri, idraulici – e di strumenti che riconoscano la specificità del patrimonio vegetale e idraulico”. </em>È questa la lezione attuale di Villa d’Este: la meraviglia richiede un lavoro quotidiano, competenze da tramandare e risorse su cui poter contare. Perché le fontane continuino a essere viste e ascoltate, e la meraviglia di questo giardino possa essere vissuta dalle generazioni che verranno.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-85331" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-800x1422.jpg" alt="" width="600" height="1067" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-169x300.jpg 169w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-400x711.jpg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-768x1365.jpg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-800x1422.jpg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-864x1536.jpg 864w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-1152x2048.jpg 1152w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-1200x2133.jpg 1200w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/MADRE-NATURA-DOPO-IL-RESTAURO-CON-LA-NUOVA-ILLUMINAZIONE-scaled.jpg 1440w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
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		<title>Custodi del tempo nel cuore delle Prealpi: la sfida scientifica di Monte San Giorgio</title>
		<link>https://asvis.it/custodi-del-tempo-nel-cuore-delle-prealpi-la-sfida-scientifica-di-monte-san-giorgio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 12:01:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un patrimonio in gran parte nascosto nel sottosuolo e nei musei, ma il valore risiede nel binomio conservazione-ricerca. Il site manager del sito Unesco: “Sostenibilità è trasmettere questo patrimonio alle generazioni future”. 26/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/custodi-del-tempo-nel-cuore-delle-prealpi-la-sfida-scientifica-di-monte-san-giorgio/">Custodi del tempo nel cuore delle Prealpi: la sfida scientifica di Monte San Giorgio</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a Paolo Sartorio, presidente della Comunità montana del Piambello, e ad Alberto Ulderico Marchi, site manager del sito Unesco Monte San Giorgio.</em> <em>A cura di Annateresa Rondinella, Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili – Università di Pisa. La rubrica raccoglie contributi realizzati attraverso interviste ai referenti dei siti UNESCO, condotte sulla base di un questionario scientifico predisposto per garantire un approccio metodologico omogeneo e rendere confrontabili le diverse esperienze.</em></p>
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<p>Esistono luoghi nei quali la storia dell&#8217;umanità si intreccia con quella della natura e altri nei quali è la Terra stessa a raccontare la propria evoluzione. Il <strong>Monte San Giorgio</strong> appartiene a questa seconda categoria. Situato tra Italia e Svizzera, nel cuore delle Prealpi, questo sito Unesco <strong>custodisce uno dei più importanti archivi paleontologici del pianeta</strong>. Le rocce del massiccio conservano migliaia di fossili risalenti a circa 240 milioni di anni fa, appartenenti all&#8217;antico mare del Triassico Medio, che hanno consentito alla comunità scientifica internazionale di ricostruire con straordinaria precisione gli ecosistemi, la fauna e la flora di un mondo scomparso. Il riconoscimento Unesco riflette questa eccezionale importanza scientifica: il versante svizzero è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 2003, mentre nel 2010 l&#8217;estensione al settore italiano ha dato vita a uno dei più significativi <strong>esempi europei di sito transfrontaliero</strong>, fondato sulla cooperazione tra due Stati nella tutela, nella ricerca e nella valorizzazione di un patrimonio che la natura ha creato ben prima dell&#8217;esistenza dei confini politici.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/CDF_02.JPG" alt="" width="70%" /></p>
<p class="isselectedend">Visitare il Monte San Giorgio significa tuttavia comprendere che il valore del sito non risiede esclusivamente nei fossili. Qui la <strong>ricerca</strong> continua ogni giorno e trasforma il patrimonio in una fonte inesauribile di nuova conoscenza. “<em>La ricerca non termina con lo scavo</em>”, <strong>osserva il site manager Alberto Ulderico Marchi</strong>. “<em>Ogni reperto continua a raccontare qualcosa di nuovo grazie alle tecnologie oggi disponibili. Le analisi tridimensionali, le tecniche di imaging e i nuovi metodi di indagine permettono di ottenere informazioni che fino a pochi anni fa erano impensabili, anche su materiali rinvenuti decenni fa”.</em> Il Monte San Giorgio è quindi un laboratorio scientifico permanente nel quale <strong>conservazione e ricerca procedono insieme</strong>. Le metodologie di scavo sono oggi sempre meno invasive, proprio per garantire la massima tutela del patrimonio geologico, mentre gli studi si estendono non soltanto ai celebri rettili marini e ai pesci del Triassico, ma anche agli insetti, alla microfauna e agli organismi meno appariscenti che consentono di ricostruire con crescente accuratezza gli equilibri ambientali dell&#8217;antico ecosistema. In questa prospettiva la conservazione non consiste semplicemente nel proteggere i fossili, ma nel preservare il rapporto inscindibile tra i reperti, le rocce che li custodiscono e il paesaggio che li ha conservati per milioni di anni.</p>
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<p class="isselectedend" align="center"><strong><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/2026/Stratigrafia_MSG_finale.pdf" target="_blank" rel="noopener">Guarda anche la stratigrafia di Monte San Giorgio</a></strong></p>
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<p class="isselectedend">Raccontare tutto questo al grande pubblico rappresenta probabilmente la sfida più complessa. A differenza di molti altri siti Unesco, infatti, il Monte San Giorgio non offre al visitatore un monumento immediatamente riconoscibile. <strong>Il suo patrimonio è in gran parte nascosto nel sottosuolo</strong> oppure conservato nei musei e nei laboratori di ricerca. È necessario quindi interpretare il paesaggio per comprenderne il significato scientifico. “<em>Il nostro è un patrimonio estremamente specialistico</em>”, <strong>spiega Paolo Sartorio, presidente della Comunità montana del Piambello</strong>, “<em>la vera difficoltà consiste nel riuscire a farlo conoscere anche a chi non è uno studioso”. </em>Da questa consapevolezza nasce l&#8217;importanza attribuita alla <strong>formazione delle guide</strong>, chiamate a trasformare contenuti scientifici complessi in un racconto accessibile, rigoroso e coinvolgente. Le visite guidate rappresentano uno degli strumenti più efficaci di valorizzazione del sito, perché permettono di leggere il territorio nel suo insieme, collegando geologia, paesaggio, storia e cultura. Accanto a questo assume un ruolo fondamentale il <strong>lavoro svolto con le scuole</strong>. <em>“I bambini sono probabilmente il nostro pubblico migliore”,</em> <strong>continua Sartorio</strong>, “<em>arrivano incuriositi da quelli che tutti chiamano dinosauri, ma scoprono invece il mare del Triassico. È proprio da quella curiosità che nasce la possibilità di raccontare la vera storia del Monte San Giorgio”</em>. <strong>L&#8217;educazione diventa così parte integrante della conservazione</strong>, perché contribuisce a costruire nelle nuove generazioni la consapevolezza del valore del patrimonio mondiale.</p>
<p class="isselectedend"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/fig_2-8.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>Il Monte San Giorgio, tuttavia, non racconta soltanto la storia della Terra. Racconta anche quella delle comunità che per secoli hanno vissuto ai piedi della montagna. Le antiche cave di calcare hanno rappresentato una fondamentale risorsa economica. Da quella tradizione è nata una raffinata cultura della lavorazione della pietra che ha reso celebri i maestri scalpellini di Saltrio e Viggiù, le cui opere hanno contribuito alla realizzazione di edifici civili e religiosi in numerose città italiane ed europee. Il patrimonio geologico ha quindi generato anche un <strong>patrimonio culturale</strong>, fatto di saperi artigianali, musei, collezioni, architetture e identità locali che ancora oggi caratterizzano il territorio. <em>“Il Monte San Giorgio”</em>, <strong>sottolinea Sartorio,</strong> “<em>non può essere interpretato soltanto attraverso i fossili. La geologia ha modellato il paesaggio, l&#8217;economia e la cultura delle nostre comunità, lasciando tracce che sono ancora perfettamente leggibili”.</em></p>
<p>Questa visione integrata si riflette anche nella gestione del sito Unesco. Il Monte San Giorgio non coincide infatti con un&#8217;area delimitata, ma costituisce il cuore di un sistema territoriale più ampio nel quale convivono patrimonio naturale, paesaggi agricoli storici, boschi, aree protette, percorsi escursionistici, architetture rurali, testimonianze liberty, musei diffusi e itinerari storico-militari come la Linea Cadorna. <strong>La Comunità Montana del Piambello interpreta il riconoscimento Unesco come un&#8217;opportunità</strong> per valorizzare l&#8217;intero territorio attraverso un modello di sviluppo fondato sulla qualità ambientale, sul rafforzamento delle economie locali, sul turismo lento, sullo sviluppo della rete ciclopedonale, sulla mobilità sostenibile, sull&#8217;accessibilità universale affinché anche le persone con disabilità possano vivere pienamente l&#8217;esperienza del patrimonio. Il sito diventa così il punto di partenza di una strategia che coinvolge un patrimonio molto più esteso rispetto ai soli confini amministrativi dell&#8217;area iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/fig_2-9.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p class="isselectedend"><strong>Anche il tema della sostenibilità assume qui una dimensione particolare</strong>. In molti siti Unesco la transizione ecologica riguarda prevalentemente il patrimonio costruito; al Monte San Giorgio, invece, la priorità consiste nel garantire la conservazione di un paesaggio geologico estremamente delicato, nel quale ogni intervento deve essere valutato con grande attenzione. “<em>La sostenibilità”</em>, <strong>osserva il site manager,</strong> “<em>non si misura soltanto attraverso le infrastrutture o le tecnologie energetiche. Significa soprattutto produrre conoscenza, gestire responsabilmente il territorio, favorire la ricerca scientifica e <strong>trasmettere questo patrimonio alle generazioni future</strong>”</em>. La cooperazione tra Italia e Svizzera rappresenta uno degli elementi più significativi di questo modello di governance. Ricerca, tutela e valorizzazione vengono affrontate attraverso una gestione condivisa che supera i confini amministrativi e interpreta il Monte San Giorgio come un patrimonio unitario. “<em>La geologia non conosce confini”</em>, <strong>ricorda Sartorio</strong>, “<em>la montagna è una sola. Sono gli uomini ad aver tracciato una linea sulle carte geografiche”.</em></p>
<p class="isselectedend"><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/fig_3-2b.jpg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p>Le prospettive future guardano oggi alla capacità di rendere sempre più accessibile un patrimonio scientifico estremamente complesso. Le nuove tecnologie digitali, le ricostruzioni tridimensionali, la realtà immersiva e gli strumenti di divulgazione potranno consentire ai visitatori di comprendere con maggiore immediatezza la straordinaria storia custodita nelle rocce del Monte San Giorgio. Ma il futuro del sito passa anche attraverso il rafforzamento della ricerca internazionale, il coinvolgimento delle comunità locali e la formazione delle nuove generazioni. “<em>La vera sfida”</em>, <strong>conclude Paolo Sartorio,</strong> “<em>non consiste soltanto nel continuare a scoprire nuovi fossili, ma nel riuscire a raccontarne il significato. Perché la ricerca, per produrre valore, deve prima di tutto diventare patrimonio condiviso della società”.</em> È forse questa la lezione più attuale del Monte San Giorgio: dimostrare che un sito Unesco non conserva soltanto il passato della Terra, ma costruisce, attraverso la conoscenza, la cooperazione e la partecipazione delle comunità, nuove prospettive di sviluppo sostenibile per il futuro.</p>
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		<title>Ferrara e il suo Delta del Po: quando la storia diventa una strategia per il clima</title>
		<link>https://asvis.it/ferrara-e-il-suo-delta-del-po-quando-la-storia-diventa-una-strategia-per-il-clima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Jun 2026 11:59:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ferrara integra tutela del patrimonio e transizione energetica con una governance territoriale innovativa: tra comunità energetiche, geotermia e piani climatici, sperimenta modelli avanzati di sostenibilità e resilienza. 12/06/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Interviste a</em></strong><em> <span class="whitespace-normal">Ethel Guidi</span>, dirigente del Servizio Cultura, Turismo e Rapporti con l’Unesco; <span class="whitespace-normal">Alessio Stabellini</span>, del Servizio Ambiente e Agricoltura; e <span class="whitespace-normal">Alessandra Piganti</span>, responsabile Progetti Europei e Relazioni Internazionali, <strong>Comune di Ferrara</strong>.</em><em> A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa. La rubrica raccoglie contributi realizzati attraverso interviste ai referenti dei siti UNESCO, condotte sulla base di un questionario scientifico predisposto per garantire un approccio metodologico omogeneo e rendere confrontabili le diverse esperienze.</em></p>
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<p>Quando si parla di pianificazione territoriale e sostenibilità, Ferrara rappresenta uno dei casi più straordinari della storia europea. Il sito Unesco &#8220;<strong>Ferrara, città del Rinascimento e il suo Delta del Po&#8221;</strong> ha ottenuto un riconoscimento progressivo che riflette la complessità e l&#8217;eccezionalità del suo patrimonio. Nel 1995 il Comitato del patrimonio mondiale iscrisse nella Lista Unesco il centro storico di Ferrara quale eccezionale testimonianza dell&#8217;urbanistica rinascimentale. Successivamente, nel 1999, il riconoscimento venne ampliato al Delta del Po e al sistema territoriale sviluppato dagli Estensi, riconoscendo il valore universale di un paesaggio culturale modellato dall&#8217;interazione tra essere umano, ambiente, infrastrutture idrauliche e attività produttive. Gli Estensi trasformarono Ferrara in <strong>uno dei principali laboratori urbanistici del Rinascimento europeo</strong>. Il momento più significativo di questo processo fu l&#8217;Addizione Erculea progettata da Biagio Rossetti alla fine del Quattrocento, considerata il primo moderno piano regolatore dell&#8217;età europea moderna e fondata sull&#8217;equilibrio tra architettura, spazi pubblici e territorio.</p>
<p>La stessa visione guidò anche la trasformazione del territorio circostante. Tra il 14esimo e il 16esimo secolo gli Estensi promossero vaste opere di bonifica, la realizzazione di canali e infrastrutture idrauliche e la costruzione di una rete di residenze suburbane, le celebri Delizie Estensi, collegate alla città attraverso il sistema delle vie d&#8217;acqua del Delta del Po. Le &#8220;delizie&#8221;, insieme alle castalderie, ai terreni recuperati alle acque e alle nuove infrastrutture territoriali, costituivano un unico progetto di governo del territorio che integrava città, campagna e paesaggio. <strong>L&#8217;estensione del riconoscimento Unesco dal centro storico al Delta del Po</strong> non rappresenta quindi un semplice ampliamento geografico, ma il riconoscimento di una visione territoriale unitaria elaborata dagli Estensi tra il Rinascimento e l&#8217;età moderna. È proprio questa <strong>tradizione di pianificazione integrata</strong> che rende oggi Ferrara un caso particolarmente interessante nel dibattito sulla transizione energetica dei siti Unesco.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/CCgDvNCWSArHq3LihQQjAxQo-6hTyLaDxEyyR9sp9zkIMVpsWprt17Tfy7g-Kti0k15gXY42YGvjkwQejnjfnQI_2kOgTYcrbTxae00D76B_PeGbPezsBNhNv3-krnAR1QWhUji0F5aQo4k7duPCNjna66REY0y7xNRF59qYVTU-O3W6-xagbscFWlwV3Lo7.jpeg" alt="" width="70%" /></p>
<p><strong>Per Ethel Guidi, </strong>dirigente del Servizio Cultura, Turismo e Rapporti con l’Unesco del Comune di Ferrara<em>, “la complessità che caratterizza oggi la gestione del sito di Ferrara richiede strumenti di pianificazione capaci di integrare tutela, sviluppo e sostenibilità. Per questo motivo <strong>i temi energetici e climatici sono stati inseriti direttamente nel Piano di Gestione Unesco 2023-2031</strong> e trovano attuazione attraverso una governance multilivello, nella quale la principale questione riguarda la difficile coesistenza tra tutela del patrimonio storico e necessità di efficientamento energetico. Il centro storico di Ferrara e molte architetture vincolate richiedono interventi estremamente cauti, poiché l&#8217;introduzione di tecnologie energetiche moderne può entrare in conflitto con la conservazione dell&#8217;autenticità architettonica e paesaggistica. A ciò si aggiungono le fragilità climatiche del territorio, legate all&#8217;aumento delle temperature, al rischio idraulico del Delta del Po e agli eventi meteorologici estremi, che impongono strategie sempre più resilienti e sostenibili. La tutela del patrimonio culturale e la transizione energetica non devono essere considerate obiettivi contrapposti, ma parti di una stessa strategia per il futuro dei territori”.</em></p>
<p>Per tradurre questa visione in strumenti operativi, Ferrara ha sviluppato nel tempo una governance energetica e climatica che supera i confini del singolo comune e coinvolge l&#8217;intero territorio del sito Unesco.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Ferrara.jpeg" alt="" width="80%" /></p>
<p><strong>A illustrarne il funzionamento è Alessio Stabellini del Servizio Ambiente e Agricoltura</strong>: “<em>Per comprendere le politiche energetiche del sito Unesco occorre partire dalla sua dimensione territoriale. Ferrara non è soltanto un centro storico monumentale, ma un sistema complesso che comprende il Delta del Po e un&#8217;ampia porzione di territorio caratterizzata da relazioni storiche, ambientali ed economiche consolidate. Per questo motivo il Comune di Ferrara, insieme ai Comuni di Voghiera e Masi Torello, ha costituito l&#8217;Associazione Terre Estensi, individuando una scala di pianificazione adeguata per affrontare le sfide energetiche e climatiche comuni. <strong>L&#8217;impegno è iniziato nel 2012 con l&#8217;adesione al Patto dei Sindaci. Nel 2013 è stato approvato il primo Piano d&#8217;azione per l&#8217;energia sostenibile (Paes), che prevedeva una riduzione delle emissioni di CO₂ del 24,7% entro il 2020 rispetto ai livelli del 2007; il monitoraggio del 2017 ha già registrato una riduzione del 21,6%. Il percorso è poi proseguito con il Paesc Terre Estensi, approvato il 18 marzo 2019.</strong> Il Piano, sviluppato grazie al progetto europeo Citiengov, coordinato da Sipro con il supporto tecnico di Nier Ingegneria, si basa sull&#8217;Inventario base delle emissioni (Ibe) e su un articolato percorso partecipativo che ha portato alla sottoscrizione di un Protocollo d&#8217;Intesa con gli attori locali. Oggi il Paesc costituisce il principale strumento operativo della strategia climatica territoriale: 37 azioni di mitigazione, distribuite in otto settori di intervento, puntano a una riduzione delle emissioni del 41,8% entro il 2030, mentre 25 azioni di adattamento affrontano le principali vulnerabilità del territorio, dall&#8217;aumento delle temperature agli eventi climatici estremi. In questo modo la governance delle Terre Estensi rappresenta il collegamento operativo tra il Piano di Gestione Unesco e le politiche energetiche e climatiche attuate sul territorio”.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/j6-yFfTa7vdCLEh3290TObpOzixLGQgK626bYBPGBPcRe7kgkLrzmh_neqwnXTPhY59eS9ftKq85HwdMzoA-rPnv_5cZfwHof5evSsWGOxAozEBCMvlqmh0LynHy2GNnHMPK9lIGHFITUY6K8TiIj46mIQfXLC5RNg_kkutBZaDMCVd3eZBq_UaEl06UFDx-.jpeg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p>Tra le esperienze più avanzate figura la Cer &#8220;<em>Castello Green House</em>&#8220;, promossa dalla cooperativa Castello con il supporto di Legacoop Estense, che prevede l&#8217;installazione di circa 1.300 pannelli fotovoltaici distribuiti su 19 edifici tra Ferrara, Copparo e Comacchio. A questa si affianca il progetto &#8220;<em>Cer Ferrara</em>&#8220;, promosso dall&#8217;amministrazione comunale, e la rete provinciale &#8220;<em>Cer Zeus</em>&#8220;, che contribuiscono alla diffusione dei modelli di autoconsumo collettivo e condivisione dell&#8217;energia. Accanto alle comunità energetiche, Ferrara può contare su <strong>una delle più significative esperienze italiane di geotermia urbana</strong>. Il sistema di teleriscaldamento cittadino è alimentato da risorse geotermiche, energia termica recuperata dal termovalorizzatore e impianti di supporto, servendo edifici pubblici e privati. Grazie ai finanziamenti del Pnrr è inoltre previsto il raddoppio dell&#8217;impianto geotermico e l&#8217;estensione della rete di teleriscaldamento.</p>
<p>Uno degli aspetti più innovativi dell&#8217;esperienza ferrarese è rappresentato dalla partecipazione al progetto Campus – Climate Adaptation Plans for Unesco Sites, finanziato dal Programma Interreg Italia-Croazia 2021-2027. <strong>Alessandra Piganti, responsabile Progetti Europei e Relazioni Internazionali, sottolinea che </strong>“<em>La transizione energetica richiede una forte cooperazione multilivello. Sono fondamentali le alleanze tra amministrazioni comunali, Regione Emilia-Romagna, Ministero della Cultura, università, centri di ricerca, imprese innovative e comunità locali. I programmi europei e i network Unesco rappresentano inoltre strumenti essenziali per condividere buone pratiche, sviluppare ricerca applicata e accedere a finanziamenti internazionali. Anche il coinvolgimento attivo dei cittadini e delle associazioni territoriali è indispensabile per rendere le politiche energetiche realmente efficaci e condivise</em>”. <strong>Con riferimento al progetto Campus</strong>, aggiunge: <strong><em>“</em></strong><em>Il progetto nasce per sviluppare un quadro transfrontaliero di monitoraggio e adattamento climatico dedicato ai siti Unesco italiani e croati. Ferrara svolge un ruolo di particolare rilievo come sito pilota, sperimentando metodologie innovative per valutare la vulnerabilità climatica dei beni Unesco e sviluppare strumenti di adattamento replicabili in altri contesti internazionali.<strong> </strong>Nell&#8217;ambito del progetto è stato elaborato un Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici del sito Unesco e sono in fase di sperimentazione indicatori che misurano contemporaneamente gli impatti sui servizi ecosistemici e sull&#8217;Eccezionale Valore Universale riconosciuto dall&#8217;Unesco. Si tratta di un approccio innovativo che pone <strong>Ferrara tra le esperienze europee più avanzate nel rapporto tra conservazione del patrimonio mondiale, resilienza climatica e transizione energetica</strong>”.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/YxLX14a40RcX_-FAFduR_f9IkJyE6tkAvFxLJS5zTg7wjNTlsuu6-Vtg3zFSCipBDMQsitNxp-JELqVdJBiFRGaz2OCurjk1VG6at83fHXeGeceGdhyZjc5WxGlyPFLAM_2HWCyL_1lVTxKzsWYzRH7kHMFyr0MTD1JnYJVJx1w1p9WZuovLeqLWiZ8Dy7d8.jpeg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p>A oltre cinque secoli dall&#8217;Addizione Erculea, Ferrara continua a sperimentare nuove forme di pianificazione territoriale. Se nel Rinascimento la città diede vita al primo piano regolatore moderno d&#8217;Europa, oggi il sito Unesco raccoglie quell&#8217;eredità per definire modelli di sostenibilità capaci di coniugare la tutela del patrimonio con l&#8217;innovazione e l&#8217;adattamento ai cambiamenti climatici.</p>
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		<title>Ravenna: 15 secoli di sfide energetiche, dal Porto di Classe alla decarbonizzazione</title>
		<link>https://asvis.it/ravenna-15-secoli-di-sfide-energetiche-dal-porto-di-classe-alla-decarbonizzazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2026 11:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Intenzionata a rafforzare la propria resilienza climatica, la città è diventata protagonista di un'ampia strategia di decarbonizzazione. L’adesione al Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia e il Paesc ne sono un esempio. 5/06/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista a Roberto Cantagalli </em><em>direttore del Mar &#8211; Museo d&#8217;Arte della Città di Ravenna e dirigente della Unità Organizzativa Politiche e Attività Culturali del Comune di Ravenna. </em><em>A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa. La rubrica raccoglie contributi realizzati attraverso interviste ai referenti dei siti UNESCO, condotte sulla base di un questionario scientifico predisposto per garantire un approccio metodologico omogeneo e rendere confrontabili le diverse esperienze.</em></p>
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<p>Tra V e VI secolo d.C., mentre il declino dell&#8217;Impero romano d&#8217;Occidente ridefiniva gli equilibri del Mediterraneo, Ravenna si trasformò da città lagunare periferica a capitale politica e spirituale dell&#8217;Occidente. Sorta in un territorio modellato dalle acque del Lamone, del Ronco e del Montone e attraversata dal Padenna, seppe trasformare la propria fragilità geografica in una risorsa strategica. Qui l&#8217;eredità romana e la cultura bizantina si fusero dando vita a uno dei più straordinari patrimoni artistici del Mediterraneo.</p>
<p>Nel 1996 l&#8217;Unesco ha riconosciuto il <strong>valore universale eccezionale degli otto monumenti paleocristiani e bizantini della città</strong>. Basilica di San Vitale, Mausoleo di Galla Placidia, Sant&#8217;Apollinare in Classe e Mausoleo di Teodorico non sono soltanto capolavori architettonici e luoghi di culto, ma nodi di una vera e propria città-hub: un laboratorio nel quale l&#8217;energia logistica non svolgeva soltanto una funzione di sussistenza. Canali, pinete storiche e infrastrutture portuali formavano infatti una complessa rete capace di movimentare materiali, maestranze e risorse provenienti da tutto il Mediterraneo, integrando funzionalità tecnica, controllo del territorio e costruzione simbolica dello spazio sacro. Questa relazione tra ambiente, infrastrutture e patrimonio continua a caratterizzare Ravenna anche nel 21secolo<em>.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/J2Tzm6QKgoLmgdRJb7Aq4TQcFnD8_Jz3x3PwvMEc1cYYHAuktrXKaALWhdqqjtkMQWQghiLHqY8MQtS_imwPphVXCW9Lnhix9KBdp-ZlV3pc53W-zQSlKS_GYe8Hhai6g7SeFeYUzo1OMPG2bXsZxiKQur802kQl8Nr3_EQrCD7swmYKsORAsbzS12PErIfx.jpeg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p>Come spiega il <strong>direttore Roberto Cantagalli</strong><em> “Ravenna è un sito seriale distribuito nel tessuto urbano della città, appartenente a due soggetti proprietari e gestori, i Musei Nazionali di Ravenna e l’Arcidiocesi di Ravenna-Cervia. La governance del sito si basa sul Comitato di Pilotaggio del Sito Unesco, organismo di coordinamento composto dal Comune di Ravenna, dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini, dai Musei Nazionali e dall’Arcidiocesi. Le principali sfide energetiche riguardano innanzitutto i <strong>cambiamenti climatici</strong> in un territorio già soggetto a subsidenza e recentemente colpito da eventi meteorologici estremi, come le alluvioni del maggio 2023 e del settembre 2024.  Sebbene le alluvioni non abbiano direttamente interessato gli otto monumenti del sito, tali eventi hanno evidenziato la <strong>necessità di rafforzare la resilienza climatica</strong> del territorio e di sviluppare politiche compatibili con la tutela del patrimonio storico e paesaggistico.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/qll1x3bJjDqa2XF6pXw4gvENrnKoEUZir13YXQhgAXwFVfJ1M4dyOs1CEZZ7nw_CwCHtV3DE5EPpF6FvIoOkNQBBJV5oPIcdq6TBTYmZuhj5My1lG2TjaX8OBEz8nEaQkgA0FjwXwiETeKTP44n75GQZluaUEev56pFE6m_RqMYAftunIBcxwW-jOmXI18wG.jpeg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p><strong>Cantagalli </strong>prosegue illustrando le soluzioni di transizione energetica attuate a partire dai monumenti Unesco: <em>“tra gli interventi di efficientamento energetico e illuminotecnico realizzati dai rispettivi enti gestori, figurano <strong>il revamping e il relamping</strong> della Basilica di San Vitale e del Mausoleo di Galla Placidia, che hanno migliorato l&#8217;efficienza energetica e la qualità della fruizione nel pieno rispetto delle esigenze di conservazione. Tali azioni si inseriscono in una strategia più ampia. Il Comune di Ravenna ha aderito al <strong>Patto dei Sindaci per il Clima e l’Energia</strong> (Covenant of Mayors), iniziativa promossa dalla Commissione europea nel 2008 per coinvolgere gli enti locali nelle politiche di contrasto ai cambiamenti climatici e di transizione energetica. Nel quadro del Patto dei Sindaci, il Comune ha adottato il <strong>Paesc</strong> (Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima), principale strumento strategico locale per la riduzione delle emissioni climalteranti, l’adattamento ai cambiamenti climatici e la promozione della sostenibilità urbana. Le azioni riguardano sia la riduzione dei consumi energetici sia la trasformazione sostenibile dello spazio urbano, con interventi sull’efficientamento energetico del patrimonio pubblico, l’illuminazione Led, la mobilità sostenibile, la rigenerazione ambientale e attività di sensibilizzazione presso la comunità. Le ricadute riguardano tutta la città e quindi direttamente e indirettamente il Sito patrimonio mondiale Unesco”.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/NAoTn_CO_zlKwLbBGQRoFRTUTXxS7rJL1ceMz-DQRxrObGfwVT7GaJZ1J5nq8NIKSwXDM2hWZ7pMzZo-vKTF1CPM1nmNQWbXoOGvvb27s5YklIVzUmH3mVZjSzkTFTJ3gbrTAM5aM3_vn9Pcw48W41c5pzR4m7X6qSbQpNzWjJOkgH8-87pDFU747Kyapoga.jpeg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p>Una visione, quella di coniugare tutela del territorio, gestione delle risorse e innovazione, che ha radici lontane. Ravenna deve infatti la propria fortuna alla <strong>relazione millenaria con l&#8217;acqua</strong>, elemento che ne ha plasmato il paesaggio e ne ha determinato lo sviluppo economico e culturale.  La più grande infrastruttura di questa operazione fu il Porto di Classe, voluto da Augusto e ampliato nei secoli successivi fino a diventare una delle più importanti basi logistiche e militari del Mediterraneo. Per mantenere efficiente questo sistema era necessario governare l&#8217;energia dei fiumi, regolare il deflusso delle acque, contrastare l&#8217;interramento dei canali e garantire la navigabilità delle rotte interne. Attraverso il porto e i canali interni transitavano uomini, merci e materiali provenienti da tutto il bacino mediterraneo, alimentando i grandi cantieri che avrebbero dato forma ai monumenti riconosciuti nella lista del Patrimonio Mondiale. Marmi dall&#8217;Istria e dall&#8217;Oriente, colonne, capitelli e manufatti raggiungevano Ravenna via mare, mentre le pinete di Classe e San Vitale fornivano il legname necessario alle costruzioni, alle fornaci e al consolidamento delle fondazioni in un territorio segnato dalla costante presenza dell&#8217;acqua. Dietro l&#8217;oro dei <strong>mosaici</strong> che ancora oggi rendono celebre la città si dispiegava una complessa rete di approvvigionamenti, scambi e competenze artigianali che collegava Ravenna alle principali rotte del Mediterraneo. Le tessere vitree, prodotte grazie all&#8217;energia delle fornaci alimentate dal legname locale, trasformavano materie prime e saperi tecnici in immagini di straordinaria forza simbolica. In questo contesto si colloca anche il Mausoleo di Teodorico, la cui monumentale copertura monolitica in pietra d&#8217;Istria continua a testimoniare l&#8217;ambizione di una città capace di coniugare ingegno costruttivo, controllo del territorio e apertura ai grandi circuiti commerciali del suo tempo.</p>
<p>Ben prima che si parlasse di sostenibilità, Ravenna aveva già costruito la propria prosperità sulla capacità di gestire le risorse disponibili, adattandosi alle caratteristiche di un territorio fragile e trasformandole in opportunità di sviluppo. <strong>Oggi la sostenibilità non è soltanto una misura di tutela, ma anche uno strumento di valorizzazione del patrimonio culturale</strong>. In questa direzione si colloca il progetto europeo Footprints, finanziato dalla European Urban Initiative e coordinato dal Comune di Ravenna, che punta a trasformare la città in un modello di destinazione turistica sostenibile attraverso un approccio integrato alla mobilità, all&#8217;accessibilità e alla gestione dei flussi turistici.</p>
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<p>“<em>Nell&#8217;ambito del progetto sono stati co-progettati, insieme ai proprietari e ai gestori del sito Unesco, percorsi di visita che privilegiano la mobilità sostenibile, l&#8217;accessibilità e comportamenti ecologicamente responsabili”</em> <strong>spiega Roberto Cantagalli</strong>, “<em>l&#8217;obiettivo è promuovere una nuova idea di fruizione del patrimonio, nella quale i visitatori non siano semplici turisti ma veri e propri <strong>cittadini temporanei</strong>, chiamati a partecipare attivamente alla vita della città e ad adottare comportamenti consapevoli e rispettosi del patrimonio e dell&#8217;ambiente che li accoglie”. </em>Questa visione trova riscontro anche nel nuovo <strong>Piano di Gestione del sito Unesco</strong>, attualmente in fase di aggiornamento, che dedica crescente attenzione alla mobilità lenta, alla sostenibilità ambientale e alla costruzione di un rapporto più equilibrato tra patrimonio, comunità locali e visitatori.</p>
<p>Dal Porto di Classe alle infrastrutture energetiche dell’Adriatico, <strong>la storia di Ravenna può essere letta come una lunga evoluzione energetica</strong>. Se nell’età romana e bizantina essa si manifestava nella capacità di governare le acque, alimentare le fornaci dei mosaici e sostenere i traffici che collegavano la città al Mediterraneo, <strong>attualmente la vera sfida si traduce </strong>nella necessità di proteggere il patrimonio dagli effetti del cambiamento climatico, affrontando l’innalzamento del livello del mare, la subsidenza e gli eventi meteorologici sempre più estremi attraverso la riduzione delle emissioni, lo sviluppo di fonti energetiche più sostenibili e il rafforzamento della resilienza del territorio. Non è un caso che proprio Ravenna, affermatasi nel Novecento come uno dei principali poli energetici italiani grazie al gas naturale e alla portualità industriale, <strong>sia oggi protagonista di un&#8217;ampia strategia di decarbonizzazione che include progetti legati</strong> al nuovo rigassificatore galleggiante, alla cattura e allo stoccaggio della CO₂ (Ccs) nei giacimenti offshore esauriti, e allo sviluppo di parchi eolici e fotovoltaici marini. Una vocazione strategica che evolve in una realtà all’avanguardia per la sicurezza energetica e la decarbonizzazione del Paese. Ravenna dimostra così nei fatti come la tutela del patrimonio culturale, l’evoluzione dell’industria energetica e l’innovazione tecnologica possano coesistere in modo virtuoso, trasformando una storica capitale del passato in un vero e proprio laboratorio d’avanguardia per la sostenibilità del futuro.</p>
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		<title>Pienza oltre la &#8220;città ideale&#8221;: la comunità alla prova del futuro</title>
		<link>https://asvis.it/pienza-oltre-la-citta-ideale-la-comunita-alla-prova-del-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 11:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La prima città ideale del Rinascimento concretamente realizzata vive in simbiosi con il paesaggio agricolo. La transizione ecologica attuata attraverso la valorizzazione del territorio. La scommessa del Piano di Gestione oltre la semplice conservazione monumentale. 22/05/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al sindaco di Pienza Manolo Garosi e Lorenzo Conoscenti, tecnico incaricato della redazione del Piano di Gestione del sito Unesco.</em> <em>A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa. La rubrica raccoglie contributi realizzati attraverso interviste ai referenti dei siti UNESCO, condotte sulla base di un questionario scientifico predisposto per garantire un approccio metodologico omogeneo e rendere confrontabili le diverse esperienze.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Pienza non è solo un capolavoro del Rinascimento: nasce come espressione di una sintesi profonda tra pensiero filosofico, slancio letterario e visione politica. Nel cuore della Val d&#8217;Orcia, Enea Silvio Piccolomini — salito al soglio pontificio come Pio II — decise di trasformare il piccolo borgo medievale di Corsignano nel manifesto tangibile di un&#8217;utopia. L&#8217;obiettivo? <strong>Dare forma concreta</strong>, attraverso architetture e strade, <strong>ai grandi ideali dell&#8217;Umanesimo italiano</strong>, dove la teoria politica si salda indissolubilmente a quella artistica per riflettere l&#8217;ordine di una comunità ideale.</p>
<p>Il progetto, avviato nel 1459 da Bernardo Rossellino sotto l&#8217;influenza teorica di Leon Battista Alberti — che di questa nuova visione urbanistica e filosofica fu il principale sviluppatore —, andò ben oltre la semplice costruzione di palazzi monumentali. Attorno alla scenografica Piazza Pio II prese vita un <strong>modo totalmente nuovo di concepire lo spazio urbano</strong>, dove l’architettura, il paesaggio e la comunità si fondevano in un unico racconto simbolico. La cattedrale e i palazzi storici (Piccolomini, Borgia e Comunale) non furono pensati come blocchi isolati, ma come parti di un&#8217;orchestra visiva progettata per dialogare con le colline circostanti. Persino il celebre giardino pensile di Palazzo Piccolomini, proteso verso il Monte Amiata, ruppe gli schemi dell’epoca. L’opera venne concepita secondo un preciso asse prospettico capace di fondere il paesaggio della Val d&#8217;Orcia con l’impianto urbano, coniugando magistralmente istanze di rappresentanza, comfort abitativo e dialogo bioclimatico con il territorio.</p>
<p>È proprio questa <strong>integrazione ecologica tra città e campagna</strong> ad aver reso Pienza, nel 1996, un sito d&#8217;eccellenza iscritto nel Patrimonio Mondiale dell&#8217;Unesco. Il riconoscimento celebra il borgo come <strong>la prima “città ideale” del Rinascimento a essere concretamente realizzata</strong>. In essa lo spazio è progettato a misura d&#8217;essere umano e in armonia con la natura circostante divenendo il nucleo di un ecosistema integrato. <strong>La città vive storicamente in simbiosi con il paesaggio agricolo</strong> della Val d&#8217;Orcia, un legame profondo che si riflette ancora oggi nella tutela della biodiversità dei pascoli e nella valorizzazione delle filiere agroalimentari locali, come la produzione del celebre Pecorino di Pienza. In questa ottica, la sostenibilità non rappresenta un&#8217;aggiunta artificiale o una sfida recente per il borgo. Al contrario, coincide con il ritorno consapevole a quel modello originario di autosufficienza e di <strong>coevoluzione tra comunità, natura e territorio</strong>.</p>
<h6><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Pienza_1.jpg" alt="" width="70%" /></h6>
<pre></pre>
<p><strong>Garantire la continuità di questo sistema richiede però investimenti e scelte amministrative concrete</strong>. Per tutelare la comunità residente dalle pressioni del turismo di massa, il Comune di Pienza ha recentemente sbloccato un finanziamento ministeriale di oltre 350mila euro (destinato ai piccoli Comuni a vocazione turistica con siti Unesco), che verrà investito per innovare l&#8217;accoglienza e governare i flussi. Istituzioni e cittadini si trovano infatti a ridefinire il concetto stesso di tutela, come evidenzia il <strong>sindaco Manolo Garosi</strong>: “<em>Fare sostenibilità oggi non significa applicare una tecnologia o proteggere un monumento. Significa permettere alle persone di continuare ad abitare qui, di fare la spesa, di mandare i figli a scuola. Se la pressione turistica svuota il borgo dei suoi residenti, Pienza smette di essere un modello di civiltà e diventa una cartolina senza vita. Dobbiamo governare questo cambiamento per non farci travolgere&#8221;.</em></p>
<p><em>“Il caso di Pienza è emblematico”: <strong>aggiunge Lorenzo Conoscenti, tecnico incaricato della redazione del</strong> </em><strong>Piano di Gestione del sito Unesco</strong><em>. “</em><em>Gestiamo flussi di visitatori paragonabili a quelli delle grandi città d&#8217;arte, ma con la struttura e le risorse di una piccola comunità che combatte lo spopolamento. Qui la transizione energetica deve fare i conti con tutele storiche e paesaggistiche rigidissime, nate giustamente per escludere impianti invasivi. Grazie ai <strong>fondi del Pnrr</strong>, stiamo affrontando questa sfida non con megaprogetti, ma con una strategia di micro-interventi diffusi. Spostiamo invece la produzione da fonti rinnovabili dove il vincolo lo permette, come sui tetti di scuole, impianti sportivi o ex aree industriali dismesse. È un lavoro di precisione che è già realtà: abbiamo convertito a Led tutta l&#8217;illuminazione pubblica e attivato le prime colonnine di ricarica elettrica&#8221;.</em></p>
<p><strong>Dietro questi interventi non c&#8217;è soltanto un programma di efficientamento energetico</strong>. Più che subire la mancanza di sistemi di accumulo o di monitoraggio digitale dei consumi, il Piano di Gestione in fase di redazione, trasforma queste necessità nelle linee guida per la Pienza del futuro. L&#8217;obiettivo è ambizioso: sperimentare sul campo comunità energetiche rinnovabili e infrastrutture integrate di accumulo idrico ed energetico, concepiti come veri e propri scudi di tutela sociale per proteggere gli abitanti dagli shock climatici e dai rincari dei mercati.</p>
<p>Il sito si appresta a recepire all’interno del Piano di Gestione &#8211; e nelle ricadute in termini di Piano Operativo &#8211; le strategie del Piano Strutturale Intercomunale, derivanti dal Piano ambientale ed energetico regionale (Paer) e dal Piano energetico provinciale (Pep) in materia di contrasto ai cambiamenti climatici, efficientamento energetico e incentivo della produzione di energia da fonti rinnovabili, in conformità con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030. L’intero territorio provinciale senese, di cui il sito pientino è parte integrante soprattutto nella dinamica di interdipendenza e connessione con il sistema diffuso del sito di patrimonio mondiale Val d’Orcia, è infatti classificato dal 2011 come <em>carbon neutral</em> all’interno del progetto <em>Siena Carbon Neutral since 2011</em> che rileva le emissioni di CO2, anche derivanti dalle produzioni energetiche provinciali, per lo più geotermiche, e ne verifica la compensazione mediante la capacità di assorbimento degli ecosistemi forestali locali.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Pienza_2.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<pre></pre>
<p>La transizione ecologica si lega così direttamente alla storia e all&#8217;identità del borgo pientino rispondendo alle sfide ambientali e sociali del 21esimo secolo. “<strong><em>Occorre mantenere vivo il legame profondo tra urbs e civitas</em></strong>,<em> perché la sopravvivenza stessa del centro storico passa da soluzioni energetiche accessibili&#8221;</em>, conclude Conoscenti, e richiamando l&#8217;atto fondativo della città ricorda che <em>&#8220;l&#8217;operazione originaria di Pio II fu un esperimento di ingegneria sociale ante litteram: creò una civitas</em> <em>attiva per popolare e dare un&#8217;anima a una urbs che altrimenti sarebbe rimasta un guscio vuoto. Questo è il vero genius loci di Pienza. Oggi il Piano di Gestione si muove lungo lo stesso solco:</em> <em>l&#8217;innovazione non è un esercizio fine a se stesso, ma lo strumento indispensabile per garantire che Pienza rimanga un luogo da abitare, sottratto alla deriva del puro consumo turistico&#8221;.</em></p>
<p><strong>Pienza dimostra che la transizione ecologica si attua attraverso il proprio passato e la valorizzazione del territorio</strong>, trasformando l&#8217;identità storica del borgo in un modello di sviluppo sostenibile. <strong>La scommessa del Piano di Gestione va oltre la semplice conservazione monumentale</strong>: si propone di dimostrare che i piccoli borghi storici italiani possono smettere di essere considerati aree interne marginali e fragili per diventare modelli di transizione energetica e sociale. Coniugare la <em>civis</em> rinascimentale con le moderne comunità energetiche significa, in fondo, restare fedeli all&#8217;intuizione originaria di Pio II. Nei <em>Commentarii</em> il pontefice descriveva Pienza come una città pensata per il bene della comunità e in armonia con il paesaggio. A distanza di oltre cinque secoli, la sfida è ancora la stessa: fare della sostenibilità il presupposto per continuare ad abitare il territorio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Crediti fotografici: Rino Massai, Gruppo fotografico Pientino</em></p>
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		<title>Dall’otium imperiale al benessere contemporaneo: la lezione sostenibile di Villa Adriana</title>
		<link>https://asvis.it/dallotium-imperiale-al-benessere-contemporaneo-la-lezione-sostenibile-di-villa-adriana/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 11:51:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre la riduzione dei consumi: il rinnovo dell’illuminazione, il biorisanamento delle vasche storiche e la gestione integrata del paesaggio producono effetti culturali. Acqua, architettura e natura sono parte di un unico sistema. 15/05/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dallotium-imperiale-al-benessere-contemporaneo-la-lezione-sostenibile-di-villa-adriana/">Dall’otium imperiale al benessere contemporaneo: la lezione sostenibile di Villa Adriana</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al direttore dell&#8217;Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d&#8217;Este, Alberto Samonà, a Sara Tarissi de Jacobis, relazioni internazionali e Unesco, a Sergio Del Ferro responsabile Villa Adriana, e Michela Bilancieri Ufficio tecnico. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa. La rubrica raccoglie contributi realizzati attraverso interviste ai referenti dei siti UNESCO, condotte sulla base di un questionario scientifico predisposto per garantire un approccio metodologico omogeneo e rendere confrontabili le diverse esperienze.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Nel mondo romano <strong>esisteva un’idea di ozio molto diversa da quella contemporanea</strong>. L’<em>otium</em> non era semplice riposo, ma tempo sottratto alla guerra e agli affari pubblici per dedicarsi alla riflessione, alla filosofia, alle arti e alla contemplazione del paesaggio. Fu attorno a questa visione che l’imperatore Adriano concepì, nel II secolo d.C., la sua residenza suburbana alle porte di Tivoli: non una villa nel senso tradizionale del termine, ma una rappresentazione ideale delle culture del Mediterraneo antico.  Sorta su un pianoro tra due affluenti dell’Aniene, a circa 28 chilometri da Roma, <strong>Villa Adriana rappresentava il cuore simbolico della visione universalistica dell’imperatore</strong>. Tra il 118 e il 138 d.C., il sito venne trasformato in un eccezionale complesso architettonico di circa 120 ettari che combinava suggestioni egizie, greche e romane attraverso tecniche avanzatissime di costruzione e di ingegneria idraulica. Non soltanto palazzi e terme, ma biblioteche, ninfei, portici, giardini, teatri, specchi d’acqua e percorsi scenografici riproducevano simbolicamente i paesaggi culturali dell’Impero: il Pecile evocava la Stoà di Atene, mentre il Canopo richiamava l’Egitto.</p>
<p>Questa straordinaria eredità è stata iscritta nella Lista del patrimonio mondiale Unesco nel 1999 come capolavoro assoluto dell’architettura romana imperiale. Più che una semplice residenza, <strong>la villa fu una vera e propria &#8220;città-mondo&#8221;</strong>, un laboratorio in cui l&#8217;<strong>acqua</strong> non svolgeva soltanto una funzione ornamentale. Canali, bacini e giochi idraulici costituivano infatti una complessa infrastruttura capace di alimentare terme, ninfei, fontane e sistemi di irrigazione, integrando funzionalità tecnica, controllo delle risorse idriche e costruzione scenografica del paesaggio. Ancora oggi il Canopo, il Teatro Marittimo e il Pecile testimoniano una concezione del paesaggio in cui acqua, architettura e natura sono parte di un unico sistema. Si tratta di una concezione che rende Villa Adriana sorprendentemente contemporanea, proprio mentre il cambiamento climatico e la crisi energetica impongono di ripensare il rapporto tra patrimonio culturale e sostenibilità.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/canopo_in_villa_adriana.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>“<em>Villa Adriana è un sistema di straordinaria complessità: 40 ettari di patrimonio archeologico e paesaggistico che richiedono una gestione continua, programmata e coerente con i vincoli di tutela”,</em> <strong>spiega il direttore dell’Istituto Autonomo Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà</strong>. <em>“In questo quadro, le sfide energetiche più significative sono due, tra loro connesse. La prima riguarda la <strong>gestione delle acque storiche</strong>, uno degli elementi identitari del complesso adrianeo. Le grandi vasche — il Canopo, il Teatro Marittimo, il Pecile — richiedono una cura e un impiego di risorse costanti”,</em> osserva Samonà. “<em>Negli ultimi anni l’instabilità climatica ha reso questo compito sempre più complesso: le temperature crescenti favoriscono la stagnazione e la proliferazione di mucillagini. Per affrontare questa criticità, il sito ha avviato <strong>una sperimentazione di biorisanamento delle acque </strong>mediante microrganismi selezionati, con metodologie ecocompatibili e non invasive. Questa sperimentazione ha dimostrato che è possibile affrontare la complessità della gestione delle acque storiche coniugando manutenzione, ricerca scientifica e sostenibilità ambientale in un sistema integrato”,</em> sottolinea il direttore. “<em>Accanto alla gestione delle acque, il secondo asse strategico riguarda <strong>l’efficientamento energetico degli impianti</strong>. Negli ultimi anni Villa Adriana ha avviato un programma pluriennale di riqualificazione illuminotecnica che ha coinvolto anche il Santuario di Ercole Vincitore e Villa d’Este. Il rinnovo dell’illuminazione esterna ha restituito leggibilità e profondità al paesaggio archeologico nelle ore notturne, migliorando la qualità della fruizione pubblica in condizioni di minor impatto energetico</em>” conclude<strong> </strong>il direttore Samonà.</p>
<p>La sostenibilità, dunque, non viene letta soltanto come riduzione dei consumi, ma come occasione per ridefinire il rapporto tra patrimonio, territorio e comunità. È in questa prospettiva che si inserisce anche il progetto che l’Istituto ha presentato per l’Avviso SNSvS5 del Mase <strong>MuseoNatura. </strong><em>&#8220;Paesaggi culturali, pratiche artistiche e comunità educanti per la sostenibilità tra le Villæ e la Valle dell&#8217;Aniene”</em><strong>,</strong> e con cui l’Istituto intende mettere in relazione patrimonio culturale, educazione ambientale e reti territoriali attraverso mostre, attività culturali, partenariati e percorsi dedicati alla sostenibilità. Come spiega <strong>Sara Tarissi de Jacobis,</strong> “<em>con il progetto</em> <em>MuseoNatura l’Istituto intende costruire un’infrastruttura collaborativa che coinvolge istituzioni culturali, associazioni ambientali, enti territoriali, scuole e soggetti impegnati sui temi dell’acqua, della biodiversità e del paesaggio. La rete comprende, tra gli altri, il Fai – Parco di Villa Gregoriana, la Città Metropolitana di Roma Capitale nell’ambito del Contratto di Fiume Aniene, Legambiente Tivoli, l’Aquila Reale; centro di arte e natura del Comune di Licenza e numerosi istituti culturali del territorio tiburtino. “Non si tratta di una rete costruita per il bando</em>”, sottolinea ancora<strong> Tarissi de Jacobis.</strong> “<em>Questi soggetti operano già nel territorio e su temi — acqua, biodiversità, paesaggio, educazione, filiere locali —</em> <em>storicamente intrecciati all’identità di Villa Adriana e del territorio tiburtino”.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/VA-DJI_0038-1.jpg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p>I nuovi interventi mostrano come la transizione ecologica, in un sito Unesco come Villa Adriana, non coincida soltanto con la riduzione dei consumi energetici. Il rinnovo dell’illuminazione, il biorisanamento delle vasche storiche e la gestione integrata del paesaggio producono infatti anche effetti culturali: migliorano la leggibilità del sito, rafforzando la qualità della fruizione pubblica. Una visione che l’Istituto prova oggi ad estendere anche al dialogo con il paesaggio produttivo e con le filiere agricole storicamente legate al sito Unesco. Come evidenzia<strong> Sergio Del Ferro, responsabile di Villa Adriana,</strong> l’Istituzione intende promuovere “<em>un partenariato specifico dedicato alla gestione integrata del comparto produttivo agroalimentare — olio, miele, uva da tavola e altre eccellenze  — con l’obiettivo di creare sinergie virtuose tra produttori, trasformatori e stakeholder locali. L’obiettivo è costruire reti territoriali capaci di ottimizzare risorse, migliorare l’efficienza energetica e logistica, valorizzare i sottoprodotti e rafforzare la competitività delle produzioni locali in una prospettiva di sostenibilità ambientale ed economica. Crediamo che solo attraverso collaborazioni strutturate e una visione condivisa sia possibile accompagnare una vera transizione energetica e produttiva, capace di generare benefici concreti per le imprese, il territorio e le comunità”</em>.</p>
<p>Accanto a questa dimensione territoriale e produttiva, resta centrale anche il lavoro sull’efficientamento energetico degli immobili e degli impianti tecnologici. <strong>Michela Bilancieri, </strong>dell’ufficio tecnico<strong>,</strong> ricorda inoltre <em>“il Protocollo d’intesa sottoscritto con Asa per la diagnosi energetica preliminare degli immobili di proprietà e/o in uso all’Istituto, finalizzato a individuare criticità, inefficienze e possibili interventi di riqualificazione compatibili con le esigenze di tutela del complesso monumentale”.</em></p>
<p>È proprio nell’<strong>integrazione di questi diversi livelli &#8211; tutela, innovazione tecnologica, reti territoriali e produzioni storiche </strong>&#8211; che emerge la lezione più attuale di Villa Adriana. La gestione millenaria dell’acqua, l’efficientamento energetico, la cura del paesaggio e la valorizzazione di produzioni agricole come olio, miele e uva — alimenti profondamente legati alla cultura romana — non appaiono come elementi separati, ma come parti di un unico sistema culturale e ambientale. È qui che sembra ritrovarsi, in forme contemporanee, lo spirito originario della villa imperiale: un luogo in cui il rapporto tra natura, architettura e benessere torna a essere centrale. Una sostenibilità concreta, capace ancora oggi di nutrire lo spirito e proteggere il pianeta.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/VA-DJI_0037.jpg" alt="" width="70%" /></p>
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		<title>L&#8217;algoritmo di Palladio: la nuova energia di Vicenza e delle sue Ville</title>
		<link>https://asvis.it/lalgoritmo-di-palladio-la-nuova-energia-di-vicenza-e-delle-sue-ville/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 11:49:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Interventi contro il rischio alluvioni, il progetto “Aria di Vicenza”, nuovi piani per il verde, un’innovazione tecnologica che “funge da ponte tra epoche”. E con Fondazione Energia Solidale la transizione energetica diventa strumento di inclusione sociale. 8/05/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lalgoritmo-di-palladio-la-nuova-energia-di-vicenza-e-delle-sue-ville/">L&#8217;algoritmo di Palladio: la nuova energia di Vicenza e delle sue Ville</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al sindaco di Vicenza Giacomo Possamai<strong>, </strong>a Cristina Balbi assessora allo sviluppo economico e al sito Unesco e al site manager Riccardo D&#8217;Amato.</em> <em>A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa. La rubrica raccoglie contributi realizzati attraverso interviste ai referenti dei siti UNESCO, condotte sulla base di un questionario scientifico predisposto per garantire un approccio metodologico omogeneo e rendere confrontabili le diverse esperienze.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/1e5fabf4-fcc4-49f1-bb69-7866cc2e3767.jpg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p>Esiste un senso di ordine assoluto che accoglie chiunque si trovi ad attraversare il cuore di Vicenza o a scorgere, tra i colli e le pianure venete, il profilo di una villa palladiana. Non è solo il fascino della pietra bianca, ma la sensazione di trovarsi di fronte a un’armonia architettonica e paesaggistica che non occupa lo spazio, ma lo organizza, delineando quell’ordine universale che <strong>Andrea Palladio</strong> ha saputo integrare nel paesaggio veneto facendone un manifesto di bellezza, eleganza e simmetria.</p>
<p>Questa visione è stata consacrata nel <strong>1994</strong> con l’iscrizione di Vicenza nella Lista del Patrimonio Mondiale, un riconoscimento <strong>esteso poi nel 1996</strong> per includere le 24 Ville palladiane distribuite nel territorio veneto. La motivazione risiede nell’aver creato <strong>un sistema architettonico unico al mondo, un &#8220;<em>algoritmo</em>&#8221; di forme</strong> che ha influenzato per secoli il design globale, dalla Casa Bianca a Washington fino ai palazzi di San Pietroburgo.</p>
<p>Ma in queste terre la pietra non parla solo d&#8217;estetica: è una memoria di efficienza che si declina in due anime distinte. Da un lato, i <strong>palazzi incastonati nel tessuto medievale di Vicenza</strong>, capaci di nobilitare lo spazio urbano con una solennità classica; dall’altro, le <strong>ville</strong>, veri centri produttivi e simbolici volti a governare la campagna. Palladio non progettava solo edifici, ma macchine bioclimatiche <em>ante litteram</em>, capaci di sfruttare i venti e la luce solare per vivere in armonia con la natura. È questa stessa razionalità ad aver affascinato <strong>Goethe</strong>, che vi riconobbe una <strong>&#8220;seconda natura&#8221;</strong> regolata da leggi matematiche: un’armonia così perfetta da apparire <strong>&#8220;divina&#8221;</strong>, poiché capace di elevare l&#8217;umano al rigore dell&#8217;ordine cosmico. Un&#8217;eredità che non è soltanto memoria, ma una lezione di sostenibilità capace di anticipare le sfide ecologiche del nostro tempo.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/image00008.jpeg" alt="" width="70%" /></p>
<p><strong>Il sindaco Giacomo Possamai</strong> colloca questo impegno su una scala territoriale più ampia: <em>“Il percorso verso la <strong>sostenibilità</strong>, in un sito come il nostro, <strong>non si ferma agli edifici ma riguarda l’intero paesaggio palladiano</strong>, parte integrante del valore Unesco. L’equilibrio richiede di contemperare esigenze diverse: da un lato la tutela dell’identità delle Ville, preservando il contesto rurale ed evitando ulteriore urbanizzazione; dall’altro la necessità di garantire la sicurezza del territorio, soprattutto sotto il profilo idraulico”.</em></p>
<p><em>“Negli ultimi anni</em>”, ha proseguito il sindaco, “<em>siamo intervenuti in modo concreto con <strong>bacini di laminazione e casse di espansione per ridurre il rischio alluvioni</strong>, in un contesto sempre più esposto al cambiamento climatico, ma resta ancora molto da fare. Allo stesso tempo, la transizione significa anche qualità dell’aria e salute pubblica. Il progetto “<strong>Aria di Vicenza</strong>”, sostenuto da Fondazione Cariverona, unisce monitoraggio e interventi di inverdimento, con nuove piantumazioni e forestazione urbana. Su questo fronte stiamo investendo risorse importanti, anche grazie al contributo di soggetti privati come la Fondazione Gabaldo, con <strong>l’obiettivo di sviluppare un piano strategico complessivo per il verde</strong>. Tutela del paesaggio, sicurezza e qualità ambientale sono oggi parte di un’unica strategia di resilienza, necessaria per conservare il valore del Sito e migliorare la qualità della vita”.</em></p>
<p>Oggi, il Sito Unesco di Vicenza e delle Ville del Palladio non si limita a conservare un patrimonio: attraverso il <strong>Piano di Gestione 2024-2030</strong>, che vede la collaborazione corale di 21 comuni, il sito integra la tutela monumentale con il Piano d&#8217;Azione per l&#8217;Energia Sostenibile e il Clima (<strong>Paesc</strong>). In questo scenario, come sottolinea <strong>l’assessora Cristina Balbi</strong>, “<em>la <strong>tecnologia</strong> funge da ponte tra epoche: dal massiccio intervento di refitting a led della rete urbana alimentata al 100% da fonti rinnovabili, capace di coniugare il risparmio energetico mantenendo il fascino delle lanterne storiche, fino alla nuova illuminazione scenica del Teatro Olimpico. Qui, l’uso di proiettori robotizzati e sistemi mimetici in cor-ten per i giardini rappresenta la rilettura contemporanea di quel principio di efficienza e armonia già inscritto nel Dna dell’architettura palladiana”</em>.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Teatro_Olimpico.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p><strong>Questi interventi si inseriscono in una più ampia serie di azioni</strong><strong> </strong>che spaziano dall’efficientamento di 20 immobili comunali alla salvaguardia del territorio. Una sfida <strong>tecnicamente complessa</strong>, che il <strong>site manager Riccardo D&#8217;Amato delinea così</strong>: “<em>Alcune progettualità rappresentano oggi una declinazione concreta di questa strategia d’insieme: dall’ampliamento della rete di teleriscaldamento, con il recupero dei cascami termici delle acciaierie cittadine, alle Cer, fino all’impianto di Monte Crocetta, che trasforma la gestione dei rifiuti in una gestione di risorse, contribuendo a ridurre il consumo energetico per la produzione di materia prima”.</em></p>
<p>L&#8217;obiettivo finale è riconoscere come anche le infrastrutture contemporanee possano, se progettate con intelligenza, dialogare con quella stessa logica di efficienza e integrazione che Andrea Palladio aveva già iscritto nel paesaggio. Un sistema dove il restauro diventa strategia, come dimostra l’<strong>impianto geotermico della Basilica Palladiana,</strong><strong> </strong>e la conservazione si fa energia, supportato da iniziative di valore sociale come la <strong>Fondazione Energia Solidale.</strong> Questa realtà, nata dalla collaborazione tra il Comune e la Diocesi di Vicenza, non si limita alla promozione delle fonti rinnovabili, ma coinvolge attivamente la cittadinanza attraverso assemblee nei quartieri per trasformare il risparmio energetico in uno strumento di <strong>inclusione sociale</strong>, destinando i benefici economici al contrasto della povertà energetica nelle fasce più fragili della popolazione. I cittadini e le cittadine sono anche coinvolti in eventi di sensibilizzazione alla sostenibilità come le <strong>Giornate Ecologiche</strong> e l’adesione a <strong>M’illumino di Meno</strong>. Parallelamente, la creazione di nuove <strong>&#8220;Buffer Zone&#8221;</strong> si configura come un atto di tutela attiva: non semplici zone cuscinetto, ma aree di protezione e valorizzazione che preservano l&#8217;integrità estetica e il contesto rurale delle Ville palladiane, garantendo che l&#8217;innovazione energetica proceda in totale armonia con l’Eccezionale Valore Universale del bene.</p>
<p><strong>Al fine di tutelare tale integrità</strong> la gestione del sito Unesco vicentino si configura come un sofisticato ecosistema di <strong>governance multilivello</strong> che trascende la semplice sommatoria dei 21 enti locali coinvolti. Al centro di questa architettura istituzionale si pone il Comune di Vicenza nel ruolo di capofila e coordinatore operativo, incaricato di armonizzare le strategie di tutela in costante dialogo con il ministero della Cultura e la Regione del Veneto. La complessità del modello è tuttavia dettata dalla sua natura di sito seriale, che impone una convergenza d&#8217;intenti tra sei diverse Province e una pluralità di soggetti privati e fondazioni, detentori diretti della proprietà delle Ville. Tale assetto trasforma la conservazione in un &#8220;<strong><em>patto di territorio</em></strong>&#8221; in cui il rigore scientifico, garantito dal supporto di istituzioni d&#8217;eccellenza come il Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio, si integra con le dinamiche di sviluppo socio-economico locale. Ne deriva una <strong>rete relazionale codificata da protocolli d’intesa</strong>, dove la responsabilità della salvaguardia è condivisa tra l&#8217;alta vigilanza dello Stato e la gestione attiva dei singoli proprietari, definendo un modello di partenariato pubblico-privato essenziale per la resilienza e la valorizzazione del patrimonio palladiano nel tempo.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/20210922_145956.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>È su questo terreno che si colloca anche la riflessione finale <strong>dell’assessora Balbi</strong>, che restituisce con chiarezza il senso della missione contemporanea: “<em>In contesti come quello della Città di Vicenza e delle Ville del Palladio, <strong>la priorità è costruire un approccio integrato</strong>. Questo significa investire non solo in interventi impiantistici, ma anche in conoscenza, digitalizzazione e capacità amministrativa: oggi le tecnologie ci permettono di intervenire in modo sempre più preciso e non invasivo, dal monitoraggio dei consumi al controllo dei microclimi, anche negli edifici più delicati”.</em> Ma la questione, sottolinea, è anche istituzionale: “<strong><em>Servono regole più flessibili e strumenti finanziari adeguati. </em></strong><em>Non possiamo chiedere ai siti Unesco di essere allo stesso tempo perfettamente conservati e pienamente sostenibili senza mettere a disposizione strumenti coerenti con questa ambizione</em>”.</p>
<p>Proprio questa necessità di <em>coerenza </em>rivela l&#8217;attualità di un linguaggio universale. Lo aveva compreso oltreoceano <strong>Thomas Jefferson, terzo presidente degli Stati Uniti</strong>, che fece dei trattati di Palladio la &#8216;Bibbia&#8217; dell&#8217;architettura americana. Ma se allora l&#8217;opera era un codice sacro, oggi quella lezione evolve in un <em>algoritmo</em> di sostenibilità: <strong>il sito Unesco della Città di Vicenza e delle Ville del Palladio nel Veneto</strong> traduce così la <strong>proporzione classica</strong> nelle soluzioni tecnologiche che guardano oltre il presente.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/PHOTO-2025-04-02-08-39-42.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p><em>*le foto inserite nell’articolo sono di proprietà dell’ufficio stampa del comune di Vicenza</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La fabbrica della felicità: Ivrea, dall’utopia olivettiana alla governance condivisa</title>
		<link>https://asvis.it/la-fabbrica-della-felicita-ivrea-dallutopia-olivettiana-alla-governance-condivisa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Apr 2026 11:47:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’“officina del futuro” il modello di Olivetti integra impresa, cultura e comunità, intrecciando produzione e coesione sociale. Oggi, Piano di Gestione, Heritage Impact Assessment e Piano Strategico guidano una governance condivisa.</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al sindaco di Ivrea Matteo Chiantore e al site manager del sito Unesco Filippo Ghisi.</em> <em>A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa. La rubrica raccoglie contributi realizzati attraverso interviste ai referenti dei siti UNESCO, condotte sulla base di un questionario scientifico predisposto per garantire un approccio metodologico omogeneo e rendere confrontabili le diverse esperienze.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ci sono luoghi in cui l’utopia non è rimasta un’idea, ma ha preso forma nello spazio. Non come visione astratta, ma come progetto concreto di società, capace di coinvolgere architetti, urbanisti, economisti, sociologi, scrittori. Nel corso del Novecento europeo, Ivrea è stata uno di questi luoghi, in cui la relazione tra impresa, cultura e comunità è stata pensata e costruita come sistema unitario, attirando attorno a sé alcune delle più alte espressioni dell’intelligenza progettuale del tempo. “<em>La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. Deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia”.</em> È dentro questo progetto, espresso da <strong>Adriano Olivetti</strong>, che prende forma l’esperienza della “<em>Olivetti</em>”, trasformando Ivrea in un caso unico di città industriale in cui la fabbrica diventa infrastruttura sociale e la produzione si intreccia con la costruzione della comunità. È questa idea di città, più che la singola qualità architettonica, ad aver portato nel 2018 al riconoscimento Unesco del sito “<strong>Ivrea città industriale del 20esimo secolo”,</strong> che ne ha sancito il valore universale per la capacità di connettere lavoro, vita quotidiana, produzione e cultura, dando origine a un modello urbano capace di rappresentare una delle forme più compiute di città industriale del Novecento.</p>
<p>La dimensione sociale è il cuore del riconoscimento Unesco e costituisce ancora oggi la chiave per leggere il sito, ma è proprio qui che emerge la sua principale complessità contemporanea: il modello unitario del 20esimo secolo si confronta con una realtà radicalmente diversa, in cui, come sottolinea il <em>site manager</em> <strong>Filippo Ghisi</strong> “<em>il patrimonio si estende su 52 ettari e comprende 24 gruppi di edifici appartenenti a oltre 300 proprietari, tra soggetti privati, imprese e fondi di investimento”. </em>Il Comune, pur essendo l’ente gestore del sito, possiede un solo edificio simbolico, l’asilo nido intitolato ad Adriano Olivetti e si trova quindi ad operare non attraverso una gestione diretta, ma mediante strategie di coordinamento e <strong>promozione della coesione comunitaria</strong><strong>.</strong></p>
<p><strong><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Ivrea%2C_Officine_ICO%2C_terzo_ampliamento%2C_il_salone_dei_Duemila%2C_Luigi_Figini_e_Gino_Pollini%2C1939-1941___autore_Gianluca_Giordano%2C_proprieta_Citta_di_Ivrea.jpg" alt="" width="70%" /></strong></p>
<p>Per governare questa struttura composita, il sito si è dotato di strumenti che traducono la visione in indirizzi operativi: <strong>il Piano di Gestione, l’Heritage Impact Assessment e il Piano Strategico di Conservazione, </strong>attualmente in fase di definizione e aggiornamento. In questo quadro, le questioni climatiche entrano nei processi decisionali, perché incidono direttamente sul patrimonio: dall’usura dei materiali – cemento, acciaio e superfici vetrate – alle variazioni di umidità, fino agli effetti degli eventi estremi, che mettono sotto pressione edifici e sistemi. In un contesto caratterizzato da una forte frammentazione proprietaria, questi dispositivi diventano essenziali per accompagnare il sito verso una governance distribuita.</p>
<p>È proprio su questo punto che si gioca la questione più delicata per il sito di Ivrea. Come evidenzia il <em>site manager</em> <strong>Ghisi:</strong> <em>“La sfida maggiore è quella di coinvolgere i differenti proprietari e utilizzatori del sito nel condividere una strategia che promuova l&#8217;attenzione al cambiamento climatico come turning point culturale, sociale ed economico e nel renderli consapevoli di quanto le trasformazioni che inseguono la transizione energetica da un punto di vista solo tecnologico e funzionale intervengono nell&#8217;interpretazione e nella conservazione dell&#8217;Ouv del sito. Da un lato, quindi, è importante far comprendere che è necessario abitare nel sito consapevolmente, e allo stesso tempo far comprendere che il patrimonio vive nel 21esimo secolo ed è quindi investito di una riflessione valoriale che incamera e fa propri i valori del secolo presente”.</em></p>
<p>Se nel modello olivettiano l’unità del progetto era garantita da un unico soggetto capace di integrare produzione, spazio e comunità, oggi quella stessa unità deve essere costruita attraverso il <strong>coinvolgimento di una molteplicità di attori</strong>. È in questo passaggio che l’eredità di Olivetti si riattualizza. La città torna così ad essere una “<strong><em>officina del futuro</em></strong>”, in cui la dimensione sociale non è solo un principio originario, ma una pratica contemporanea che attraversa tutti i livelli del sito, dai singoli edifici alla scala urbana. In questo quadro anche la transizione energetica diventa un campo di sperimentazione diffuso.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Panoramica_officina_ICO_3%2C_foto_di_Ozoiln_Dusa%2C_Citta_di_Ivrea.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>Tra i casi più significativi: “<em>quello delle Officine Ico</em>: – <strong>evidenzia il <em>site manager</em> Ghisi </strong>&#8211;<em> edificio simbolo del sito, oggi oggetto di un importante processo di restauro e rifunzionalizzazione promosso da una cordata di imprenditori locali che stanno riportando la produzione all’interno degli spazi originari, anche attraverso interventi di innovazione energetica. Tra le nuove attività figurano una fabbrica di prototipi di motori elettrici e una serra a coltivazione aeroponica, segni concreti di una nuova stagione produttiva capace di dialogare con l’eredità industriale del luogo</em>”.</p>
<p>Accanto a queste esperienze, il sito si configura come un centro di ricerca e sperimentazione, in cui studi sul retrofit energetico – come quelli sulle facciate vetrate di Palazzo Uffici, premiati con il New European Bauhaus Prize – contribuiscono a ridefinire il rapporto tra innovazione tecnologica e tutela del patrimonio. Un elemento particolarmente rilevante nel contesto eporediese è la costituzione della <strong>Comunità energetica del Canavese</strong> che coinvolge 15 comuni e consente a cittadine, cittadini, imprese ed enti di condividere energia rinnovabile, riducendo costi e impatti ambientali.  Si tratta di esperienze ancora poco conosciute, ma destinate a giocare un ruolo sempre più centrale nella costruzione di una conoscenza condivisa, capace di trasformare azioni isolate in pratiche replicabili.</p>
<p>In questo quadro, anche gli <strong>strumenti della comunicazione e della partecipazione</strong> assumono un ruolo decisivo. Il <strong><em>Visitor Centre</em></strong>, pensato come luogo di narrazione e restituzione dei contenuti del sito, evolve progressivamente verso una funzione più ampia, diventando il fulcro attorno al quale costruire una comunità di riferimento consapevole anche in relazione ai processi di sostenibilità.  È in questa direzione che si inserisce il nuovo progetto dell’<strong><em>Urban Centre</em></strong>, destinato ad affiancare e rafforzare questa funzione: non più solo spazio informativo e narrativo, ma luogo di confronto e di costruzione condivisa, in cui cittadine, cittadini, istituzioni, professionisti e proprietari sono chiamati a partecipare ai processi decisionali e alla definizione delle strategie di trasformazione del sito. <em>L’Urban Centre</em> diventa così la nuova infrastruttura sociale della città contemporanea: uno spazio, fisico e simbolico, in cui l’eredità olivettiana si traduce in pratica, trasformando la partecipazione in strumento di governo e la comunità in soggetto attivo della conservazione e dell’evoluzione del patrimonio.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Panoramica_officina_ICO_1%2C_foto_di_Ozoiln_Dusa%2C_Citta_di_Ivrea.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>È in questa prospettiva che la dimensione politica della gestione del sito assume un ruolo decisivo. Come sottolinea il <strong>sindaco Matteo Chiantore</strong>: <em>“Occorre interpretare il patrimonio in chiave evolutiva guardando al futuro senza rinnegare o obliterare il passato. Noi non abbiamo un patrimonio infinito e non possiamo, allo stesso tempo, permetterci di musealizzare l’intero lascito architettonico. Vivere un sito Unesco come il nostro comporta immaginare soluzioni che possono comportare dei cambiamenti anche importanti,</em> <em>ma sempre da condividere e da realizzare nel rispetto dei principi immateriali che hanno guidato la costruzione degli spazi nei decenni precedenti”.</em></p>
<p>La “<em>fabbrica della felicità</em>” non è più soltanto un’eredità del passato, ma un processo in cui la capacità di costruire relazioni, condividere scelte e generare benessere collettivo torna ad essere il fondamento della città contemporanea. La voce delle cittadine e dei cittadini rimane, allora come oggi, centrale: <strong>la “<em>campana</em>” olivettiana, che chiamava a raccolta la comunità, continua a chiamare</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Ognuno può suonare</em></p>
<p><em>senza timore e senza esitazione</em></p>
<p><em>la nostra campana.</em></p>
<p><em>Essa ha voce soltanto</em></p>
<p><em>per un mondo libero,</em></p>
<p><em>materialmente più fascinoso</em></p>
<p><em>e spiritualmente più elevato.</em></p>
<p><em>Suona soltanto per la parte</em></p>
<p><em>migliore di noi stessi,</em></p>
<p><em>vibra ogni qualvolta</em></p>
<p><em>è in gioco il diritto contro la violenza,</em></p>
<p><em>il debole contro il potente,</em></p>
<p><em>l’intelligenza contro la forza,</em></p>
<p><em>il coraggio contro la rassegnazione,</em></p>
<p><em>la povertà contro l’egoismo,</em></p>
<p><em>la saggezza e la sapienza</em></p>
<p><em>contro la fretta e l’improvvisazione,</em></p>
<p><em>la verità contro l’errore,</em></p>
<p><em>l’amore contro l’indifferenza.</em></p>
<p><strong>Adriano Olivetti</strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Pisa: una nuova narrazione per Piazza dei Miracoli. Raccontare l’invisibile</title>
		<link>https://asvis.it/pisa-una-nuova-narrazione-per-piazza-dei-miracoli-raccontare-linvisibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 11:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[#UnescoSostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sviluppo di comunità energetiche, fonti rinnovabili, sistemi intelligenti di illuminazione, rigenerazione urbana. Ma qui la tecnologia non entra nell’opera d’arte: si inchina alla bellezza, scomparendo dentro di essa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/pisa-una-nuova-narrazione-per-piazza-dei-miracoli-raccontare-linvisibile/">Pisa: una nuova narrazione per Piazza dei Miracoli. Raccontare l’invisibile</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Intervista al Sindaco di Pisa, Michele Conti, e al Presidente dell’Opera della Primaziale Pisana, Andrea Maestrelli. A cura di Annateresa Rondinella – Cattedra Unesco in Comunità energetiche sostenibili, Università di Pisa. La rubrica raccoglie contributi realizzati attraverso interviste ai referenti dei siti UNESCO, condotte sulla base di un questionario scientifico predisposto per garantire un approccio metodologico omogeneo e rendere confrontabili le diverse esperienze.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>C’è un momento, entrando nella Piazza del Duomo di Pisa, in cui lo sguardo si ferma. Non è solo la celebre inclinazione della Torre, ma l’armonia di un complesso monumentale che, come scriveva <strong>D&#8217;Annunzio</strong>, appare come un “<em>prato dei miracoli</em>”: uno spazio dove architettura, luce e simbolo costruiscono una delle immagini più iconiche dell’Italia nel mondo, incarnando una sfida, quella tra l’essere umano e le leggi della natura.</p>
<p><strong>Questa perfezione marmorea</strong> è stata ufficialmente consacrata nel <strong>1987</strong>, quando l’Unesco ha iscritto la “<em>Piazza dei miracoli</em>” nella lista del Patrimonio mondiale. La motivazione risiede nel suo essere un capolavoro insuperabile del genio creativo umano, un modello architettonico che ha influenzato profondamente lo sviluppo dell’arte romanica medievale. In questa cornice di bellezza assoluta si inserisce anche la memoria scientifica: fu proprio qui che <strong>Galileo Galilei</strong>, osservando il moto di una lampada all’interno del Duomo, elaborò le intuizioni fondamentali sulla teoria del pendolo, legando per sempre questo spazio all&#8217;evoluzione del pensiero moderno. È la stessa meraviglia che ha commosso i viaggiatori del <strong>Grand Tour</strong> da <strong>Byron</strong> <strong>a </strong><strong>Shelley</strong> e che fece scrivere a <strong>Giacomo Leopardi</strong> di quanto il cielo e l&#8217;aria di Pisa sapessero &#8220;<em>innamorare</em>&#8220;.</p>
<p><strong>La Piazza dei Miracoli continua a mostrarsi identica a sé stessa, immobile nella sua perfezione. Una foto di un secolo fa non sarebbe diversa da quella che potremmo scattare oggi. Eppure, </strong><strong>sotto questa apparente immobilità, si sta costruendo qualcosa di nuovo: una trama invisibile</strong>, tessuta dal lavoro corale di architetti, restauratori acrobati, ingegneri energetici, storici dell’arte, petrografi e giardinieri. Un sistema interdisciplinare che orienta le scelte energetiche, la gestione dei consumi e la sostenibilità del sito.</p>
<p>È in questo contesto che si colloca la visione del sindaco di Pisa, <strong>Michele Conti</strong>:<strong> “</strong><em>La gestione Unesco della nostra piazza del Duomo è affidata all’Opera della Primaziale Pisana, mentre il Comune di Pisa svolge il ruolo di referente al Ministero della Cultura, di coordinamento con le istituzioni coinvolte e, dal 2021, di capofila del Piano di Gestione del sito che, tra i suoi obiettivi, ha quello di costruire una strategia che integri tutela, fruizione e sviluppo sostenibile. In questo senso, <strong>il nostro impegno è dedicato ai temi dell’energia, rigenerazione e transizione energetica</strong>. Lavoriamo allo sviluppo di comunità energetiche, utilizzo di fonti rinnovabili, sistemi intelligenti di illuminazione e riduzione dei consumi. Allo stesso tempo, siamo impegnati nella rigenerazione urbana e rafforzamento del verde come infrastruttura ecologica. È in questa direzione che Pisa, partendo dal suo sito Unesco, intende costruire il proprio percorso sostenibile in grado di generare benefici ambientali, economici e sociali per la propria comunità”.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/pisa-duomo-sera.jpg" alt="" width="80%" /></em></p>
<p>A questa visione si affianca l’approccio alla sostenibilità descritto dall’Opera della Primaziale Pisana. <strong>“<em>La Piazza del Duomo non è attraversata da infrastrutture energetiche visibili, perché non può esserlo</em> &#8211; </strong>sottolinea <strong>Andrea Maestrelli,</strong><strong> presidente dell’Opera della Primaziale Pisana &#8211; <em>i vincoli di tutela impongono che ogni intervento sia compatibile, reversibile e non alteri l’immagine del complesso monumentale. </em></strong><strong><em>Qui la tecnologia non entra nell’opera d’arte ma si inchina alla bellezza, scomparendo dentro di essa</em></strong><em>”.</em></p>
<p>Proprio entro questi limiti prende forma una delle esperienze più significative di transizione possibile in un contesto storico monumentale.<em> “<strong>L’installazione di impianti fotovoltaici</strong> <strong>– </strong></em><strong>prosegue il presidente Maestrelli </strong><em>&#8211; nasce nei depositi e nei laboratori di restauro di Campaldo, al di fuori del perimetro Unesco, e da lì <strong>alimenta, con energia rinnovabile, il fabbisogno energetico della Piazza del Duomo</strong>. L’intervento è inserito nel Piano Transizione 5.0 e in linea con gli obiettivi europei di REPowerEU, e si affianca ad altre azioni già avviate di efficientamento energetico, in particolare attraverso l’ottimizzazione dei sistemi di illuminazione e climatizzazione, con l’adozione di tecnologie a basso consumo e a ridotto impatto visivo, compatibili con il contesto monumentale, come la progressiva elettrificazione del parco veicoli, configurando un modello integrato di sostenibilità applicata alla gestione del patrimonio culturale”.</em></p>
<p>Questo approccio delinea una vera e propria nuova via alla sostenibilità per i siti monumentali: quella <strong>dell’autoconsumo esteso,</strong> potenzialmente evolvibile in forme di condivisione energetica per il territorio. Non si tratta di una rinuncia all&#8217;innovazione, ma di un modello dove la tecnologia diventa &#8216;<em>invisibile</em>&#8216; e delocalizzata.  Sebbene non esistano ancora comunità energetiche formali, e siano allo studio soluzioni incrementabili, il sistema di Pisa crea un ponte <em>“invisibile”</em> tra la periferia produttiva e il cuore artistico della città, trasformando il monumento in un organismo energeticamente attivo che trae linfa dal territorio circostante senza alterare la propria estetica millenaria. In questa prospettiva, la transizione ecologica non rappresenta un adattamento forzato imposto dai vincoli, ma un’evoluzione naturale della “<em>cura</em>” che l’Opera della Primaziale Pisana esercita da secoli.</p>
<p>Accanto alla produzione energetica decentrata, <strong>emerge un secondo livello, meno visibile ma determinante: quello della</strong> <strong>gestione dei rischi e della continuità operativa in caso di </strong><em><strong>blackout energetico</strong></em>. In un complesso come la Piazza dei Miracoli, <em>sottoposto a una delle pressioni turistiche più intense a livello </em><em>globale</em>, l’energia non è solo una questione di approvvigionamento, ma una condizione necessaria per garantire sicurezza, conservazione e stabilità degli ambienti. Le dinamiche del cambiamento climatico incidono in modo sempre più diretto su questi equilibri, imponendo un controllo puntuale dei parametri microclimatici. Temperatura e umidità costituiscono fattori determinanti per la conservazione delle opere, dalle sculture agli affreschi, dai mosaici alle tarsie lignee, fino agli intarsi e alle sinopie. Per questo il sito è dotato di sistemi che assicurano continuità anche in caso di interruzione della fornitura: gruppi elettrogeni in grado di alimentare l’intero complesso, dispositivi di continuità e sistemi di accumulo dedicati in particolare agli impianti di sicurezza. Si tratta di infrastrutture che non si vedono, ma che garantiscono il funzionamento costante del complesso monumentale.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/camposanto-pisa-serale.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Parallelamente, <strong>la sostenibilità viene progressivamente integrata nelle attività di comunicazione e valorizzazione.</strong> “<em>La transizione energetica</em> – <strong>evidenzia il presidente Maestrelli </strong>&#8211; <em>può rappresentare un’opportunità di valorizzazione culturale se integrata nella narrazione del sito come parte delle sue pratiche di cura e responsabilità. Un patrimonio che adotta soluzioni sostenibili non solo si protegge, ma comunica un messaggio contemporaneo, rafforzando il proprio ruolo educativo e civico nei confronti della comunità e dei visitatori”. </em>Non si tratta di un elemento aggiuntivo alla narrazione, ma parte integrante della sua lettura: un modo per coinvolgere visitatori e comunità nella comprensione delle relazioni tra gestione energetica, conservazione e cambiamento climatico. L’esperienza della Piazza, così, supera la semplice fruizione e si struttura come un percorso di interpretazione e consapevolezza, in cui apprendere i processi che rendono possibile la conservazione dei monumenti e delle opere d’arte riconoscendo nella sostenibilità una componente della narrazione culturale. <strong>Ogni intervento viene valutato lungo tre direttrici: conservazione, fruizione e paesaggio</strong>, verificando la compatibilità con le condizioni microclimatiche, la qualità dell’esperienza e l’integrità visiva del contesto. In questo modo, la sostenibilità si configura come un criterio di orientamento che attraversa l’intero sistema di gestione del sito. <strong>Le scelte energetiche diventano strumenti di interpretazione del patrimonio: rendono visibile l’invisibile</strong>, ovvero i processi di sostenibilità attivati, trasmissibili anche attraverso strumenti digitali e percorsi informativi e formativi che collegano la storia millenaria della “<em>Piazza dei Miracoli</em>” alle sfide globali contemporanee.</p>
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<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/pisa-una-nuova-narrazione-per-piazza-dei-miracoli-raccontare-linvisibile/">Pisa: una nuova narrazione per Piazza dei Miracoli. Raccontare l’invisibile</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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