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	<title>#goal15 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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		<title>Il multilateralismo passa anche attraverso la lotta alla desertificazione</title>
		<link>https://asvis.it/il-multilateralismo-passa-anche-attraverso-la-lotta-alla-desertificazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 14:54:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La cooperazione internazionale è chiamata a dimostrare di poter ancora trasformare le sfide globali in risposte comuni. La Cop 17 sulla desertificazione ne è un banco di prova, tra crisi ambientali interconnesse, risorse da mobilitare e nuovi equilibri. 27/08/26</p>
<p>di Flavia Belladonna</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-multilateralismo-passa-anche-attraverso-la-lotta-alla-desertificazione/">Il multilateralismo passa anche attraverso la lotta alla desertificazione</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p><em>La cooperazione internazionale è chiamata a dimostrare di poter ancora trasformare le sfide globali in risposte comuni. La Cop 17 sulla desertificazione ne è un banco di prova, tra crisi ambientali interconnesse, risorse da mobilitare e nuovi equilibri.<strong> 27/08/26</strong></em></p>
</div>
<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>“<em>Ci si chiede se nel 2026 le Nazioni Unite siano ancora parte della soluzione o rischino di diventare lo specchio della paralisi del sistema internazionale</em>”. Queste le parole del giornalista e conduttore radiofonico <strong>Ruggero Po</strong>, nella <a href="https://asvis.it/verso-l81esima-assemblea-generale-delle-nazioni-unite-cosa-aspettarci">puntata del 24 agosto della rubrica Alta sostenibilità</a>, su Radio Radicale.</p>
<p>Siamo a un punto di svolta. L’8 settembre si apre a New York l’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Dal 22 settembre arriveranno i Capi di Stato e di governo per il dibattito generale. L’appuntamento cade in un momento particolarmente delicato per l’Onu e più in generale per il multilateralismo. Guerre e crisi internazionali mettono continuamente alla prova la capacità delle Nazioni Unite di incidere davvero, la stessa organizzazione deve fare i conti con una grave crisi finanziaria e con un processo di riforma che riguarda strutture, costi e capacità di intervento. E poi ci sono il <a href="https://asvis.it/nuovi-impegni-globali-per-un-futuro-condiviso-la-versione-italiana-dei-documenti-onu">Patto sul futuro</a> da attuare e l’Agenda 2030: mancano quattro anni alla scadenza del Piano globale e inizia il percorso di riflessione sul post Agenda.</p>
<p>Al Palazzo di Vetro <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/22/guyanas-rodrigues-birkett-leads-informal-poll-in-race-to-be-next-un-leader">si è aperta anche la corsa alla successione del Segretario generale <strong>António Guterres</strong></a>, un’occasione per ridefinire priorità e modo di funzionare dell’organizzazione. Nell&#8217;ultima votazione informale del Consiglio di Sicurezza, l&#8217;ambasciatrice della <strong>Guyana Carolyn Rodrigues-Birkett si è affermata in testa agli otto candidati</strong> alla carica, ma la nomina formale spetterà all’Assemblea generale.</p>
<p><strong>Anche la diplomazia climatica guarda già oltre.</strong> La <strong>Cina</strong> sta valutando la possibilità di candidarsi a <strong>ospitare la</strong> <strong>Cop 33 nel 2028</strong>, un&#8217;ipotesi che riporterebbe una delle principali conferenze multilaterali sul clima nel Paese che oggi rappresenta il maggiore emettitore globale di gas serra. Anche questo sarà un appuntamento da seguire per capire come evolveranno gli equilibri della cooperazione internazionale sul clima.</p>
<p>La sfida è<strong> capire se il multilateralismo sarà ancora capace di trasformare problemi globali in risposte collettive e, in questa tempesta geopolitica, che ruolo può avere l’Onu.</strong></p>
<p>È proprio in questo contesto che va letta la <strong>Cop 17 di Ulan Bator </strong>(Mongolia, 17-28 agosto), la 17esima Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (Unccd), ovvero l’unico accordo internazionale giuridicamente vincolante che collega ambiente e sviluppo alla gestione sostenibile del territorio. Conferenze che rappresentano l’ossatura del lavoro delle Nazioni Unite e delle sue agenzie per mettere insieme gli impegni nazionali. Quest’anno il tema è “<strong>Restoring land, restoring hope</strong>” (ripristinare la terra, ripristinare la speranza).</p>
<p>“<em>Ci incontriamo in un momento cruciale per il multilateralismo e per l’agenda globale sulla gestione del territorio</em>”, ha affermato <strong>Battsetseg Batmunkh</strong>, presidente designata della Cop 17, ministra degli Affari esteri della Mongolia. “<em>Il degrado del suolo, la desertificazione e la siccità si stanno intensificando in molte parti del mondo, con conseguenze profonde sulla sicurezza alimentare, sulla disponibilità di acqua, sui mezzi di sussistenza, sulla biodiversità, sulla resilienza e sulla stabilità. <strong>Oggi, fino al 40% delle terre emerse del mondo è degradato</strong>, con ripercussioni su oltre 3,2 miliardi di persone. Questo ci ricorda che non si tratta di una questione ambientale lontana, ma di una sfida con conseguenze dirette sul piano umano, economico e geopolitico</em>”.</p>
<p><strong>Ma quali sono stati i temi al centro della Conferenza?</strong></p>
<p><strong>Partiamo dalla finanza per lo sviluppo sostenibile</strong>. I governi, le banche di sviluppo, i fondi e le imprese presenti hanno annunciato <strong>1,3 miliardi di dollari </strong>di nuovi finanziamenti e finanziamenti già previsti per il ripristino dei terreni e la resilienza alla siccità in 23 Paesi. Una cifra importante come segnale politico, ma che va messa in prospettiva rispetto alle risorse necessarie su scala globale: la Convenzione stima che servano circa <strong>355 miliardi di dollari all&#8217;anno nel periodo 2025-2030</strong> per raggiungere gli obiettivi di ripristino dei terreni e affrontare degrado, desertificazione e siccità. A fronte di investimenti attuali stimati in circa 77 miliardi di dollari l&#8217;anno, il divario è di circa 278 miliardi.</p>
<p><strong>Un passo concreto è arrivato il 25 agosto con il lancio della Drought Resilience Investment Facility</strong>, un nuovo strumento che punta a mobilitare fino a 400 milioni di dollari di investimenti privati per progetti sulla resilienza alla siccità. Si tratta di un esempio della direzione indicata dalla Conferenza: non solo mobilitare risorse, ma costruire strumenti finanziari capaci di sostenere nel tempo la prevenzione superando la gestione emergenziale. Per dirla con i documenti ufficiali, si punta a una “<strong>integrated and proactive drought management”</strong>. L&#8217;obiettivo è rafforzare la capacità dei Paesi di prepararsi, attraverso piani nazionali, sistemi di monitoraggio e allerta, una gestione più efficiente dell&#8217;acqua, territori più resilienti e nuovi strumenti finanziari. Un <a href="https://unu.edu/inweh/event/drought-resilience-assessment-frameworks-age-water-bankruptcy?utm_source=chatgpt.com">evento</a> alla Cop 17 si è concentrato anche sul tema della “<a href="https://asvis.it/dalla-bancarotta-idrica-al-decennio-piu-caldo-di-sempre-cosi-si-alternano-siccita-e-alluvioni"><strong>bancarotta idrica</strong></a>”, cioè di situazioni in cui l&#8217;uso dell&#8217;acqua nel lungo periodo supera le risorse rinnovabili disponibili e la capacità delle istituzioni di gestirle.</p>
<p>Il dato forse più interessante è però che<strong> il costo dell&#8217;inazione è persino maggiore di quello dell&#8217;investimento.</strong> Secondo le stime presentate, non intervenire contro il degrado del territorio, la desertificazione e la siccità costa al mondo circa <strong>878 miliardi di dollari ogni anno</strong>, mentre i benefici degli investimenti possono arrivare a <strong>1.800 miliardi di dollari</strong>. In altre parole, <strong>non investire nel ripristino dei territori non è soltanto un problema ambientale: è anche una scelta economicamente miope.</strong></p>
<p>C’è poi il tema della <strong>Land Degradation Neutrality</strong>, ovvero la neutralità rispetto al degrado del territorio. In parole semplici: bisogna fare in modo che i territori degradati vengano ripristinati. Secondo l&#8217;Unccd, se le attuali tendenze dovessero proseguire, entro il 2030 sarebbe necessario ripristinare circa 1,5 miliardi di ettari di territorio degradato per raggiungere la neutralità.</p>
<p><strong>La pastorizia</strong> <strong>è stato il tema forte della Cop 17.</strong> Il 2026 è l&#8217;Anno internazionale dei pascoli e dei pastori, promosso proprio dalla Mongolia. Al centro l’idea che la pastorizia non sia nemica dell’ambiente, al contrario sistemi pastorali ben gestiti possono contribuire a mantenere paesaggi ricchi di biodiversità. La Cop 17 ha cercato di definire questa nuova visione, sottolineando che i pascoli sono uno degli ecosistemi più <strong>sottovalutati e sottofinanziati</strong> del pianeta. L&#8217;Unccd cita diverse buone pratiche, come il pascolo rotazionale, per recuperare suoli, trattenere acqua, proteggere la biodiversità e aumentare la resilienza alla siccità. La <strong>Rangelands Flagship Initiative</strong>, che sarà lanciata alla Cop 17, mira ad aumentare gli investimenti pubblici e privati nella conservazione, gestione sostenibile e ripristino dei pascoli.</p>
<p><strong>Suolo, acqua e cibo sono trattati insieme</strong>. Se il suolo è degradato, infatti, trattiene meno acqua e perde fertilità, cala la produttività agricola, ne deriva meno cibo, cresce la vulnerabilità e si diffondono povertà e instabilità. Il 25 agosto c’è stato il Water Day alla Cop 17 per parlare della gestione integrata delle risorse idriche, mentre oggi è in corso un High-Level Dialogue on Food Systems and Soil Health dedicato proprio a questa importante interconnessione.</p>
<p><strong>Infine, le migrazioni.</strong> In un momento in cui il tema è fortemente al centro dell’attenzione politica, l’Unccd ricorda che desertificazione, degrado e siccità possano contribuire a <strong>sfollamenti e spostamenti forzati</strong>, soprattutto nei territori più fragili. Pertanto, le politiche contro desertificazione, degrado e siccità possono contribuire anche ad affrontare alcuni dei fattori che portano le popolazioni a migrare. Inoltre, la gestione del territorio può diventare anche uno strumento di prevenzione dei conflitti e di sicurezza. Insomma, prima di interrogarsi su come gestire i migranti climatici, la Cop 17 sembra interrogarsi su come rendere i territori abbastanza resilienti perché le persone possano continuare a viverci e lavorare in sicurezza.</p>
<p>Insomma, per fare <strong>un bilancio provvisorio</strong>, la Cop 17 appare promettente sul piano dell&#8217;agenda, ma ancora tutta da verificare sul terreno degli impegni vincolanti e, soprattutto, dell&#8217;attuazione. <strong>Il suo merito principale è forse aver definitivamente sottratto la desertificazione a una lettura settoriale</strong>: il degrado del territorio riguarda insieme acqua, cibo, biodiversità, siccità, pastorizia, povertà, migrazioni e sicurezza. La domanda, però, è se questa consapevolezza riuscirà a trasformarsi in politiche e investimenti adeguati. “Restoring land. Restoring hope” è un titolo potente. <strong>Ma tra ripristinare la terra e ripristinare la speranza c&#8217;è di mezzo una parola molto meno evocativa</strong>: <strong>finanziamento</strong>. <strong>Perché – come abbiamo visto &#8211; oggi non investire nella terra costa più che farlo.</strong></p>
<p>In fondo, la funzione delle Cop è <strong>tenere aperto lo spazio della cooperazione quando le sfide globali sembrano spingere verso la frammentazione</strong>. Anche per questo sarà importante osservare il possibile ruolo della Cina per la Cop 33 sul clima. Perché il futuro del multilateralismo si misurerà anche dalla capacità dei grandi attori di continuare a investire nella cooperazione internazionale, trasformando gli appuntamenti negoziali in impegni e risultati concreti.</p>
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		<title>Dalla Vnr alla Strategia nazionale: la sfida è accelerare sull’Agenda 2030</title>
		<link>https://asvis.it/dalla-vnr-alla-strategia-nazionale-la-sfida-e-accelerare-sullagenda-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Istituzioni e società civile a confronto su governance, coinvolgimento di giovani e territori e coerenza delle politiche: i temi al centro dell’ASviS Live sulla Voluntary national review presentata dall’Italia all’Onu. 16/07/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong><a href="https://hlpf.un.org/sites/default/files/vnrs/2026/VNLYR_IT_2026.pdf"><em>Voluntary national review</em></a></strong> (Vnr) presentata dall’Italia all’<strong>High-level political forum</strong> delle Nazioni Unite rappresenta il punto di partenza per l’aggiornamento della <strong>Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile</strong> (SNSvS) atteso nei prossimi mesi. È quanto emerso dall’<strong><a href="https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia">ASviS Live “L’Italia allo specchio della Voluntary national review”</a></strong> del 15 luglio, un confronto tra rappresentanti delle istituzioni, della società civile e del Terzo settore per riflettere sui contenuti del monitoraggio realizzato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. L’evento<strong> </strong>ha raggiunto<strong> oltre 124 mila persone con oltre 69.8 mila visualizzazioni della diretta </strong>attraverso il sito e i canali social dell’ASviS.</p>
<p>La Vnr documenta i progressi dell’Italia nell’economia circolare, settore in cui il nostro Paese si conferma leader in Europa, e la crescita continua delle installazioni di energia rinnovabile, nonostante le difficoltà legate al potenziamento delle reti elettriche. Rimangono invece criticità nel contrasto alle disuguaglianze, nella parità di genere e nella tutela degli ecosistemi terrestri e marini.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="oc-item-text">
<h3 class="oc-item-title"><a class="oc-item-link" href="https://asvis.it/litalia-presenta-allonu-la-sua-voluntary-national-review-sullagenda-2030">L’Italia presenta all’Onu la sua Voluntary national review sull’Agenda 2030</a></h3>
<div class="oc-item-desc">
<p><em>Dal monitoraggio emerge un quadro eterogeneo e la necessità di un&#8217;accelerazione. Per la prima volta la Vnr include la Youth voluntary review con le prospettive dei giovani e 14 Local review realizzate da Regioni, Province e Città. <strong>09/07/26</strong></em></p>
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<p>&nbsp;</p>
<p>Ad aprire l’incontro, moderato da <strong>Monica Paternesi</strong> di Ansa, è stato <strong>Giorgio Marrapodi</strong>, capo della Rappresentanza permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, che ha sottolineato la “<em>forte volontà degli Stati membri dell’Onu di proseguire verso l’Agenda 2030</em>” nonostante le grandi sfide che il mondo ha dovuto affrontare negli ultimi anni, dalla pandemia alle guerre. Marrapodi ha poi ricordato come l’Italia abbia sviluppato una “<strong><em>grande capacità di coinvolgere tutte le componenti della società </em></strong><em>necessarie per assicurare uno sviluppo economico, sociale e ambientale</em>”.</p>
<p>Nel suo intervento il direttore scientifico dell’ASviS, <strong>Enrico Giovannini</strong>, ha osservato come la Vnr italiana documenti i progressi compiuti dal nostro Paese sul piano della governance e del coinvolgimento delle Regioni e dei territori, ma abbia evidenziato anche i ritardi nel raggiungimento di alcuni Goal su cui è necessario accelerare. Giovannini ha inoltre elencato alcuni punti che l’ASviS ritiene necessari per la revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile: prendere impegni più forti nella transizione energetica; accelerare sulla parità di genere; inserire la valutazione di impatto generazionale delle nuove leggi nella SNSvS; allargare il set di indicatori della SNSvS e renderlo coerente con il Pnrr; assicurare la coerenza delle politiche. “<em>Ora occorre <strong>passare dalla teorizzazione e dallo sviluppo degli strumenti al loro utilizzo concreto</strong></em>” ha concluso Giovannini.</p>
<p><strong>Alessandro Guerri</strong>, direttore generale Affari europei e internazionali e finanza sostenibile del ministero dell&#8217;Ambiente e della sicurezza energetica (Mase), ha evidenziato due novità della Vnr italiana: <strong>il coinvolgimento delle giovani generazioni e dei territori nel processo di monitoraggio</strong>. “<em>La Vnr è il primo passo</em>” ha spiegato Guerri “<em>ora è necessario lavorare su più livelli per poter rafforzare e rendere effettiva la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile</em>”.</p>
<p>La collaborazione tra istituzioni e stakeholder è stato un tema centrale anche nell’intervento di <strong>Mara Cossu</strong>, coordinatrice dell&#8217;Unità per lo sviluppo sostenibile della Direzione generale affari europei, internazionali e finanza sostenibile del Mase. “<em>Il <strong>coinvolgimento delle giovani generazioni</strong> è funzionale a costruire uno strumento complementare alla valutazione di impatto generazionale nella valutazione delle proposte normative” </em>ha sottolineato Cossu.</p>
<p><strong>Massimo Pallottino</strong>, coordinatore dell’Unità studi e advocacy di Caritas italiana e rappresentante del Forum nazionale per lo sviluppo sostenibile, ha presentato alcune questioni prioritarie per la società civile: “<em>tra questi c’è il tema della pace, in particolare la <strong>pace positiva</strong>. Spesso pensiamo alla pace come all’assenza di conflitti, mentre la pace positiva è <strong>la condizione che permette lo sviluppo delle comunità</strong></em>”.</p>
<p>A chiudere l’incontro è stato <strong>Francesco Fermanelli</strong>, rappresentante di Felcos Umbria, che ha raccontato il processo di consultazione e confronto che ha portato, per la prima volta, alla stesura di una <em>Youth voluntary review italiana, </em>sottolineando che “<em>i giovani non sono solo protagonisti del futuro, ma anche attori del presente delle nostre comunità</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dalla-vnr-alla-strategia-nazionale-la-sfida-e-accelerare-sullagenda-2030/">Dalla Vnr alla Strategia nazionale: la sfida è accelerare sull’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il 15 luglio l&#8217;ASviS Live in diretta da New York sulla Voluntary national review dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 13:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A che punto è il nostro Paese rispetto all'Agenda 2030? Quali politiche attuare per accelarare la transizione? Esperte ed esperti, rappresentanti della società civile e delle istituzioni ne discuteranno alla luce della presentazione all'Onu del documento sulla posizione italiana. 06/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia/">Il 15 luglio l&#8217;ASviS Live in diretta da New York sulla Voluntary national review dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuto <strong>mercoledì 15 luglio alle ore 15:00</strong> ora italiana (9: 00 ora locale di New York) l&#8217;ASviS Live <em><strong>&#8220;L’Italia allo specchio della Voluntary National Review: </strong><strong>il giorno dopo New York e le scelte per il 2030&#8243;.</strong></em> Organizzato dall&#8217;Alleanza il giorno successivo alla presentazione della <strong>Voluntary national, local and youth review italiana</strong> <strong>(Vnlyr) </strong>presso il Forum politico di alto livello delle Nazioni Unite (Hlpf, secondo l&#8217;acronimo inglese), l&#8217;evento online organizzato dall&#8217;Alleanza ha messo in collegamento l’Italia e New York per una prima lettura pubblica del documento.</p>
<p><em><strong>RIVEDI LA DIRETTA</strong></em></p>
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<div class="video-container"></div>
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<p>Cosa racconta la Vnr sul cammino compiuto dall’Italia verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile? Quali risultati, criticità e divari emergono? In che misura il coinvolgimento dei territori, della società civile e delle giovani generazioni può tradursi in una maggiore capacità di attuazione? E soprattutto, quali decisioni dovranno seguire alla presentazione del documento?</p>
<p>Rappresentanti delle istituzioni e della società civile si sono confrontati sui contenuti della Vnr, sulla distanza tra gli impegni assunti e le politiche concretamente realizzate e sui prossimi passi per rafforzare la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Dai collegamenti con New York è arrivato inoltre un racconto diretto del clima politico dell’High level political forum, dello stato del multilateralismo e delle indicazioni che emergono dal confronto tra i diversi Paesi.</p>
<p>L’obiettivo è andare oltre la rendicontazione e individuare le azioni necessarie per trasformare la Vnr in una vera roadmap verso il 2030.</p>
<p>L&#8217;evento è stato trasmesso in diretta streaming sui canali web e social dell&#8217;Alleanza, oltre che sul sito <a href="http://ansa.it/" target="_blank" rel="noopener">ansa.it,</a> sulla pagina <a href="https://www.facebook.com/search/top/?q=ansa" target="_blank" rel="noopener">Facebook Ansa</a> e sulla pagina <a href="https://www.facebook.com/raisostenibile" target="_blank" rel="noopener">Facebook Rai per la sostenibilità Esg</a></p>
<p><strong>Programma </strong></p>
<p><em>In diretta da Roma:</em><br />
<strong>Monica Paternesi, </strong>Ansa (moderatrice)<br />
<strong>Enrico Giovannini,</strong> Direttore Scientifico di ASviS</p>
<p><em>In diretta da New York i rappresentanti della Delegazione italiana per la presentazione della Vnlyr presso Hlpf:</em></p>
<p><strong>Giorgio Marrapodi, </strong>Capo della Rappresentanza dell&#8217;Italia a New York<br />
<strong>Alessandro Guerri, </strong>Direttore Generale Affari Europei e Internazionali e Finanza sostenibile del Ministero dell&#8217;Ambiente e della sicurezza energetica (Mase)<br />
<strong>Mara Cossu,</strong> Coordinatrice dell&#8217;Unità per lo Sviluppo Sostenibile &#8211; Direzione generale affari europei, internazionali e finanza sostenibile del Mase<br />
<strong>Massimo Pallottino, </strong>Coordinatore dell&#8217;Unità Studi e Advocacy di Caritas italiana, rappresentante del Forum Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile<br />
<strong>Francesco Fermanelli</strong>, Felcos Umbria</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia/">Il 15 luglio l&#8217;ASviS Live in diretta da New York sulla Voluntary national review dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Prima seduta della Costituente: al via il percorso verso l&#8217;Assemblea sul futuro in programma a Parma nel 2027</title>
		<link>https://asvis.it/prima-seduta-della-costituente-al-via-il-percorso-verso-lassemblea-sul-futuro-in-programma-a-parma-nel-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 13:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinquantadue partecipanti, tra giovani under 35 e mentor di alto profilo, hanno dato ieri avvio a un percorso di democrazia deliberativa senza precedenti che porterà alla nascita dell'Assemblea. 03/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/prima-seduta-della-costituente-al-via-il-percorso-verso-lassemblea-sul-futuro-in-programma-a-parma-nel-2027/">Prima seduta della Costituente: al via il percorso verso l&#8217;Assemblea sul futuro in programma a Parma nel 2027</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta il primo luglio la prima seduta plenaria della <strong>“Costituente”</strong>, l&#8217;organismo composto da 52 persone che ha il compito di gettare le basi <strong>dell&#8217;Assemblea nazionale sul futuro</strong>, la cui prima riunione è in programma a Parma nella seconda metà del 2027. Si tratta di un passaggio chiave nel percorso promosso da <strong>“<a href="https://ecosistemafuturo.it/" target="_blank" rel="noopener">Ecosistema Futuro</a>”</strong>, il progetto avviato dall&#8217;<strong>Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)</strong>, per costruire uno strumento inedito di partecipazione civica concentrato sui grandi temi che determineranno il futuro dell’Italia. </p>
<p>La Costituente riunisce <strong>40 membri under 35</strong>, selezionati attraverso la rete di ASviS e dei partner di Ecosistema Futuro per garantire pluralità di competenze ed esperienze, e <strong>12 mentor di alto profilo culturale, scientifico e istituzionale </strong>(ex-presidenti del Consiglio, della Camera, della Corte costituzionale, di organi dello Stato), chiamati ad accompagnare i lavori con un ruolo di ispirazione e scambio intergenerazionale.  </p>
<p>Nel corso della seduta di ieri sono state definite le regole di funzionamento della Costituente, presieduta dai due membri più giovani, <strong>Alice Morabito (19) </strong>ed <strong>Eugenio Russo (21)</strong>. Sono state poi composte le quattro Commissioni che definiranno le regole di funzionamento della futura Assemblea nazionale sul futuro, le quali verranno presiedute dai due membri più giovani (nel rispetto della parità di genere), i quali sono stati ufficialmente nominati durante la seduta. Mentre le funzioni di segretario di Commissione saranno svolte dalla persona più anziana. </p>
<p><em>“Essere qui oggi è sicuramente fondamentale perché ci sono tantissime persone con esperienze e  formazioni totalmente diverse che credo essenziali per la formazione di un</em> futuro” commenta la giovane presidente Morabito, seguita da Eugenio Russo<em>: “Sono molto onorato e felice di  questa opportunità e credo che sia lo spazio giusto di confronto che serve sia ai giovani che ai più  grandi per capire e tracciare veramente il futuro di questo Paese.” </em></p>
<p>Dopo l’intervento introduttivo di <strong>Enrico Giovannini </strong>(direttore scientifico di ASviS e chair del Comitato di pilotaggio di Ecosistema Futuro), hanno preso la parola i Presidenti emeriti della Corte costituzionale <strong>Giuliano Amato </strong>e <strong>Silvana Sciarra</strong>, <strong>Elena Cattaneo </strong>(scienziata e senatrice a vita),  <strong>Mario Monti </strong>(già Presidente del Consiglio dei Ministri e senatore a vita), <strong>Alessandro Pajno </strong>(già Presidente del Consiglio di Stato), <strong>Mariacristina Pisani </strong>(già Presidente del Consiglio nazionale dei giovani) e <strong>Tiziano Treu </strong>(già ministro del Lavoro e dei trasporti, già presidente del Cnel).</p>
<p>È intervenuta durante la mattinata anche <strong>Stefania Giannini</strong>, vice direttrice generale dell&#8217;Unesco. </p>
<p><strong>Enrico Giovannini </strong>ha affermato “<em>Ci auguriamo che questa iniziativa finisca in futuro nei libri di  storia, perché il sogno che sta dietro a questa iniziativa è quello di dar vita ad una nuova istituzione  del Paese. Altri Paesi europei stanno già andando verso questa direzione, con l’organizzazione di  assemblee nazionali. Come ASviS abbiamo da sempre promosso l’equità intergenerazionale al  centro sia della riforma Costituzionale del 2022 che della recente legge sulla Valutazione  d’Impatto Generazionale delle nuove norme. L’insostenibilità del nostro modello di sviluppo  ambientale, economico, sociale ed istituzionale richiede decisioni con una prospettiva di medio lungo termine, ed è qui che nasce la nostra “piccola follia”, costruire uno spazio per pensare al  futuro, ai possibili futuri davanti a noi, rendendo protagonista chi quel futuro lo vivrà più a  lungo”. </em></p>
<p><strong>Mario Monti, </strong>analizzando la situazione politica e geopolitica attuale, ribadisce l’importanza di  questa iniziativa: <em>“Che cosa è successo in questi ultimissimi anni? Siamo stati tutti costretti, politici  e cittadini, a allargare l’orizzonte geografico. Siamo diventanti tutti, volenti o nolenti, esperti di  geopolitica, ma per contrappeso non si è minimamente allargato l’orizzonte temporale. Ci si  rifugia sempre di più nel brevissimo periodo. Ecco perché questa iniziativa, e qui c’è il mio grande  dissenso rispetto all’amico Giovannini, non è una piccola follia. È una grande follia, la quale oggi  è particolarmente necessaria”</em>.  </p>
<p><em>“È da tempo che ritengo essenziale che il mondo prenda cura del proprio futuro e non soltanto del  proprio presente. Abbiamo studiato i modi più diversi per spingere la politica com’è a occuparsi  un po’ del futuro e non solo delle domande presenti da cui è pressata &#8211; </em>ha sostenuto <strong>Giuliano  Amato </strong>-. <em>Del futuro si può meglio occupare chi il futuro lo ha già dentro. E chi il futuro l’ha già  dentro sono le giovani generazioni.”. </em>Amato ha poi concluso: <em>“La questione climatica, che sta a  cuore tutti noi è una questione che ci pone delle scadenze future: il 2050. I giovani di oggi il 2050  ce l’hanno dentro È parte della loro vita, dei progetti di vita, molti dei quali sono già inquinati e  resi inquieti dalle aspettative incerte sul futuro che il mondo sta preparando a sé stesso per il  2050.”  </em></p>
<p>A riflettere sulle nuove generazioni la presidente emerita della Corte costituzionale, <strong>Silvana  Sciarra </strong>ha affermato: <em>“In tutte le mie esperienze ho sempre contrastato le visioni negative, talvolta  offensive, delle generazioni giovani, che sarebbero inattive, distanti, disinteressate. Le ho  contrastate con ragion veduta: ho incontrato sempre figure propositive, informate, capaci di  collaborare.” </em>Prosegue Silvana Sciarra: <em>“Questo ha spinto sempre più in avanti il mio desiderio  di non abbandonare questa pratica.” </em></p>
<p>Il lavoro della Costituente si articola in cinque fasi, dal momento odierno di orientamento e costruzione del gruppo fino alla redazione finale delle proposte, secondo un metodo che alternerà  sessioni plenarie e lavoro nelle Commissioni. La Costituente produrrà a gennaio <strong>2027 </strong>un Rapporto finale articolato in due parti: la prima dedicata all&#8217;architettura istituzionale e alle regole di funzionamento dell&#8217;Assemblea, la seconda alle questioni tematiche prioritarie che l&#8217;Assemblea sarà  chiamata ad affrontare. </p>
<p>Nella prima fase, la Costituente opererà attraverso quattro Commissioni di governance dedicate alla definizione dell&#8217;architettura dell&#8217;Assemblea; nella seconda, nasceranno sette Commissioni tematiche, ciascuna dedicata a un ambito che la stessa Costituente individuerà nel corso dei lavori. Il percorso prevede inoltre un Consiglio di presidenza con funzioni di coordinamento e raccordo tra i diversi livelli del processo, senza poteri decisionali propri: le scelte restano infatti di natura collettiva, frutto del confronto interno alla Costituente.  </p>
<p>Di questa iniziativa rivolta ai giovani è entusiasta anche la senatrice a vita <strong>Elena Cattaneo</strong>: <em>“Lavoro tanto con i giovani e mi piace molto farlo: non perché penso che loro abbiano sempre  ragione, o perché io condivida sempre quello che fanno. Il motivo che mi porta ad unirmi a questa  iniziativa è anche il motivo per cui sono grata di essere stata coinvolta: io continuo a fidarmi dei  giovani, perché vedo in loro il futuro che non è ancora deciso e quindi può ancora sorprendere. Ciascuno di voi giovani può sorprendere se stesso e gli altri.” </em></p>
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		<title>World Tech Conference: all’evento ASviS cinque parole chiave per governare l’AI</title>
		<link>https://asvis.it/world-tech-conference-allevento-asvis-cinque-parole-chiave-per-governare-lai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Tommasi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 13:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dibattito all’Allianz MiCo di Milano ha tracciato la rotta per un’intelligenza artificiale davvero alleata della sostenibilità. Tra i moniti degli esperti, la necessità di non sacrificare la sicurezza davanti alla corsa finanziaria dei mercati e la tutela dei lavoratori più giovani. 26/06/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box-info">
<div class="d-box d-box-datapubb"><span class="week">venerdì</span> 26 giugno 2026</div>
<div class="d-box d-box-time"><i class="icon-hourglass-3"></i>Tempo di lettura: <span id="time">5</span> min</div>
</div>
<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>Un confronto franco, senza sconti e pregiudizi, sui reali benefici e impatti dell&#8217;intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile. È quello che l’ASviS ha organizzato il 25 giugno presso l&#8217;Allianz MiCo di Milano nell&#8217;ambito della World Tech Conference, l’appuntamento internazionale dedicato alle tecnologie. In ideale continuità, seppur con un format diverso, con il &#8220;<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/notizie/649-3823/lintelligenza-artificiale-assolta-al-salone-del-libro-ora-imputati-gli-esseri-umani">Processo all&#8217;AI</a>&#8221; celebrato a maggio al Salone del Libro, il panel milanese ha esplorato gli impatti dell’intelligenza artificiale sulle società attraverso <strong>cinque macro-parole chiave</strong>: Velocità, Governance, Sostenibilità, Educazione e Lavoro. Concetti ampi che, proprio come i Goal dell&#8217;Agenda 2030, nel corso del dibattito hanno rivelato profonde e inevitabili interconnessioni. L&#8217;incontro, moderato da <strong>Sara Zambotti</strong> (Rai Radio), ha visto la partecipazione di <strong>Enrico Giovannini</strong> (in videocollegamento), direttore scientifico dell’ASviS, <strong>Ernesto Belisario</strong>, avvocato ed esperto di Digital law, e <strong>Mara Tanelli</strong>, professoressa di Automatica al Politecnico di Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1.Velocità</strong></p>
<p>Riflettendo sul tasso di adozione senza precedenti dell’AI (ChatGPT ha raggiunto 100 milioni di utenti in soli due mesi), il dibattito si è aperto con una domanda: <strong>le istituzioni possono tenere il passo?</strong> Secondo <strong>Belisario</strong> la risposta è sì, ma è necessario rallentare il ritmo: &#8220;<em>La velocità a cui stiamo assistendo non è tecnologica, è finanziaria. Stiamo assistendo all&#8217;evoluzione tecnologica che va alla velocità dei mercati, alla velocità del calendario delle IPO (offerte pubbliche iniziali, ndr)&#8221;</em>. Belisario ha avvertito che, in questa corsa, &#8220;<em>l&#8217;unica cosa che si può comprimere è la sicurezza</em>&#8220;, segnalando l&#8217;urgenza di regole globali perché &#8220;<em>la velocità ora è una scelta</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Tanelli</strong> ha evidenziato come l&#8217;AI sia arrivata al grande pubblico tramite gli smartphone prima ancora di raggiungere una piena maturità scientifica e senza la necessità di nuove infrastrutture fisiche, come invece accadde per telefoni o internet. Inoltre, ha aggiunto, “<em>c&#8217;è una dicotomia tra la velocità percepita e la velocità effettiva con cui l’AI sta entrando nel mondo aziendale tradizionale</em>&#8220;, avvertendo che <strong>le aziende spingeranno sull&#8217;acceleratore</strong> &#8220;<em>non in nome della società o della scienza, ma <strong>in nome dei vantaggi finanziari</strong></em>&#8220;.</p>
<p><strong>Giovannini</strong> ha espresso dubbi sulla reale possibilità di rallentare, vista l&#8217;enorme quantità di capitali in gioco. Ha sottolineato come al momento &#8220;<em>i mercati sono in totale confusione</em>&#8221; e come, dal punto di vista aziendale, l&#8217;AI sia per ora contabilizzata principalmente come un costo, con un potenziale impatto negativo temporaneo sul Pil a parità di altre condizioni. &#8220;<em>Non abbiamo alcuna idea dell&#8217;impatto che questo potrà avere sulle norme sociali e sulle relazioni</em>&#8220;, ha avvertito, aggiungendo che <strong>la vera speranza è nella nostra capacità di anticipare il rischio</strong> e trovare delle soluzioni.</p>
<p><strong><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/IMG_5325.jpeg" alt="" width="70%" /></strong></p>
<p><strong>2.Governance</strong></p>
<p>Di fronte alla concentrazione del potere tecnologico in poche mani, il panel si è interrogato sugli strumenti per preservare la <strong>democrazia</strong> e sul ruolo dell&#8217;<strong>Unione europea</strong>. <strong>Belisario</strong> ha ricordato che l&#8217;Europa, con l&#8217;AI Act del 2024, è stata pioniera nell&#8217;imporre principi di trasparenza, supervisione umana e sostenibilità. Ma il problema oggi non è l&#8217;assenza di regole locali, bensì la <strong>mancanza di un coordinamento mondiale</strong>: &#8220;<em>Abbiamo bisogno di autorità, standard e procedure internazionali</em>&#8220;.</p>
<p>Per <strong>Tanelli</strong> l&#8217;AI rischia di amplificare una &#8220;<strong><em>povertà digitale</em></strong>&#8221; passiva, dove il 99,9% degli utenti subisce la tecnologia. &#8220;<em>La tecnologia non è mai neutrale, ha sempre implicazioni morali</em>&#8220;, ha affermato, invocando una maggiore presenza di esperti scientifici multidisciplinari ai tavoli decisionali per evitare tecnocrazie e garantire la giustizia sociale. Ha inoltre sollevato l&#8217;enorme problema della <em>liability</em> (responsabilità) e della <em>explainability</em> (spiegabilità) algoritmica, specialmente in ambiti critici come la guida autonoma.</p>
<p><strong>Giovannini</strong> ha delineato <strong>tre vie per l&#8217;Europa</strong>: educazione, ricerca sull&#8217;impatto sociale dell&#8217;AI e standardizzazione. Ma serve un’Ue coraggiosa: &#8220;<em>Dobbiamo provare a costruire un capitalismo basato sui nostri principi europei, non solo seguendo quello cinese o americano</em>&#8220;. Poi l’esortazione a misurare il progresso non solo tramite il Pil, ma attraverso indicatori di benessere equo e sostenibile.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/IMG_5322.jpeg" alt="" width="70%" /></p>
<p><strong>3.Sostenibilità</strong></p>
<p>L&#8217;AI consuma enormi quantità di energia e acqua, ma può anche spingere la transizione ecologica. Come bilanciare questi due impatti? <strong>Giovannini</strong> ha citato uno studio della Banca d&#8217;Italia secondo cui, a livello nazionale e globale, il <strong>consumo energetico dei data center</strong> al momento è gestibile, ma evidenziando una forte criticità legata alla loro elevata concentrazione a livello locale e regionale. Prendendo Milano come esempio, anche alla luce dell&#8217;ondata di calore che sta colpendo le città, ha spiegato che il vero rischio non riguarda la rete nazionale, bensì la tenuta delle reti elettriche locali: se in una singola area si dovesse concentrare un numero eccessivo di data center, si rischierebbero blackout diffusi poiché le infrastrutture cittadine non sono state progettate per quel tipo di carico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>4 e 5. Educazione e Lavoro</strong></p>
<p>Le ultime due parole chiave sono state trattate insieme, data la loro profonda interconnessione: preparare le nuove generazioni a un mercato del lavoro trasformato. <strong>Tanelli</strong> ha proposto l&#8217;insegnamento dell&#8217;AI a partire dalle scuole elementari e la formazione mirata per i docenti. Non ha nascosti i seri impatti sociali: &#8220;<strong><em>Assisteremo a problemi di dipendenza dall&#8217;AI nelle nuove generazioni</em></strong><em>, che credo dovrebbero essere trattati come una nuova dipendenza a livello politico e sanitario</em>&#8220;. Sul fronte universitario e lavorativo, la docente ha evidenziato come <strong>l&#8217;ingresso nel mondo del lavoro sarà ancora più difficile</strong>, poiché i lavori base (&#8220;entry-level&#8221;) verranno &#8220;<em>mangiati</em>&#8221; dall&#8217;AI.</p>
<p>Sul fronte del diritto del lavoro, <strong>Belisario</strong> ha citato una recente e controversa sentenza del Tribunale di Roma che ha ritenuto legittimo il licenziamento di una graphic designer sostituita da un’AI. Contrapponendola a un caso cinese in cui è stato imposto il <em>reskilling</em> prima del licenziamento, ha detto: &#8220;<em>Abbiamo bisogno di nuove regole, ma <strong>abbiamo bisogno di nuove regole veloci</strong></em>&#8220;, poiché i costi dell&#8217;automazione non possono ricadere solo sui lavoratori.</p>
<p><strong>Giovannini</strong> ha chiuso il panel invitando a non ripetere con l&#8217;AI gli stessi errori di sottovalutazione commessi per decenni con il cambiamento climatico: &#8220;<em>Vedo un rischio enorme di polarizzazione nelle nostre economie e nelle nostre società</em>&#8220;. Poi ha accennato a un&#8217;idea emersa in un recente incontro di esperti: <strong>la creazione di una sorta di fondo di riserva o di compensazione da attivare <em>&#8220;quando qualcosa andrà storto&#8221;</em></strong>. Una proposta politica concreta per tutelare i lavoratori e i più deboli, e per governare gli impatti dell&#8217;AI.</p>
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		<title>Dal Future Brief di Randstad Research quattro scenari al 2032 per il settore sanitario</title>
		<link>https://asvis.it/dal-future-brief-di-randstad-research-quattro-scenari-al-2032-per-il-settore-sanitario/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Jun 2026 14:00:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quale sarà il futuro delle professioni sanitarie? Il documento affronta la domanda guardando a due grandi sfide: l’invecchiamento della popolazione e la trasformazione digitale. Ecco qual è lo scenario ideale.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Servizio sanitario nazionale si trova di fronte a scelte cruciali. Invecchiamento della popolazione, carenza di personale, trasformazione digitale e nuove vulnerabilità globali impongono una strategia di lungo periodo. È il quadro tracciato dal Future brief <strong><em>Il futuro delle professioni sanitarie in Italia</em></strong> di <strong>Randstad Research</strong>, nell’ambito dell’iniziativa <strong>Ecosistema Futuro</strong>, che costruisce quattro scenari al 2032 per stimolare un confronto tra decisori pubblici e stakeholder.</p>
<p>Il documento si configura come il primo di una serie di <em>Future brief</em>, testi rivolti principalmente a decisori pubblici e privati, generalmente brevi e facilmente usufruibili anche dai media e dai non esperti. I brief offrono una base conoscitiva fondata su una rappresentazione solida e credibile delle alternative e delle possibili conseguenze derivanti dalle scelte, stimolando il dibattito e spingendo il lettore a immaginare i diversi futuri possibili e le opportunità e i rischi che ne derivano.</p>
<p><strong>I numeri riportati dallo studio fotografano una situazione delicata</strong>: l’Italia investe in sanità pubblica il 6,2% del Pil, sotto la media Ue, e registra un forte squilibrio tra medici e infermieri (rapporto 1,54 contro il 2,16 europeo). Le stime più recenti indicano un deficit di circa 25mila medici e oltre 250mila infermieri, mentre quasi il 27,9% dei medici di base ha più di 65 anni. Intanto l’invecchiamento aumenta la domanda di assistenza a lungo termine e mette sotto pressione la sostenibilità del sistema. Il Brief propone tre scenari “estremi” per evidenziare i rischi di politiche sbilanciate e una visione ideale.</p>
<h3><strong>Gli scenari al 2032</strong></h3>
<p>Nel primo, la <strong>sanità digitale</strong>, si punta tutto su telemedicina, Intelligenza artificiale e Fascicolo sanitario elettronico 2.0. L’innovazione migliora alcuni processi, ma la carenza di personale, le condizioni di lavoro e il <em>digital divide</em> restano irrisolti, con il rischio di accentuare le disuguaglianze.</p>
<p>Nel secondo, la <strong>sanità senior-centrica</strong>, si rafforzano assistenza territoriale, riqualificazione del personale e <em>long term care</em>, con Case di Comunità e servizi domiciliari più diffusi, mentre si riducono le liste d’attesa. Tuttavia, la trasformazione tecnologica resta marginale, limitando efficienza e qualità.</p>
<p>Nel terzo, il <strong>“futuro-passato”</strong>, si investe nel modello tradizionale del Servizio sanitario nazionale, migliorando condizioni di lavoro e assunzioni, ma con liste d’attesa proibitive e senza innovazione organizzativa e digitale, con un sistema meno flessibile e poco preparato alle emergenze.</p>
<p>La <strong>visione ideale</strong> integra invece gli elementi positivi dei tre scenari: investimenti in tecnologie, pieno sviluppo della medicina territoriale, valorizzazione del capitale umano (salari competitivi, nuove competenze digitali e trasversali), governance capace di ridurre le disparità regionali e adozione dell’approccio “One Health”.</p>
<h3><strong>Le “wild cards”: cosa può sconvolgere il percorso</strong></h3>
<p>Il percorso verso uno scenario desiderabile potrebbe essere sconvolto da eventi ad alto impatto: <strong>nuove pandemie, crisi economiche profonde, tensioni geopolitiche</strong> che indeboliscano la cooperazione internazionale, <strong>o resistenze culturali all’innovazione</strong>.</p>
<p>Proprio per questo, sottolinea il Brief, è urgente evitare lo status quo e orientare le politiche sanitarie verso una strategia coerente di lungo periodo.</p>
<p>Il messaggio del documento è netto: <strong>risposte parziali generano nuovi squilibri</strong>. Per garantire il diritto alla salute — in linea con l’Obiettivo 3 “Salute e benessere&#8221; dell’Agenda 2030 — serve una trasformazione profonda che metta al centro professionisti e professioniste, innovazione e prevenzione. La tenuta del welfare italiano passa anche da qui.</p>
<p>Scarica il future brief <a href="https://ecosistemafuturo.it/wp-content/uploads/2026/06/1-FUTURE-BRIEF_ITA.pdf"><strong>in italiano</strong></a> e <a href="https://ecosistemafuturo.it/wp-content/uploads/2026/06/1-FUTURE-BRIEF_ENG.pdf"><strong>in inglese</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dal-future-brief-di-randstad-research-quattro-scenari-al-2032-per-il-settore-sanitario/">Dal Future Brief di Randstad Research quattro scenari al 2032 per il settore sanitario</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>“Più parchi e meno pregiudizi”: cosa chiedono i giovani delle periferie</title>
		<link>https://asvis.it/piu-parchi-e-meno-pregiudizi-cosa-chiedono-i-giovani-delle-periferie/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dati e testimonianze di Save the Children raccontano un’Italia dove bambine e bambini crescono tra disuguaglianze educative e stigma sociale. Ma le periferie sono anche luoghi pieni di energia, che chiedono ascolto. 10/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/piu-parchi-e-meno-pregiudizi-cosa-chiedono-i-giovani-delle-periferie/">“Più parchi e meno pregiudizi”: cosa chiedono i giovani delle periferie</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono quartieri dove il pomeriggio finisce presto. Le scuole chiudono, i campetti restano vuoti o abbandonati, gli autobus passano poco e male, le biblioteche sono lontane e trovare uno spazio sicuro dove trascorrere del tempo diventa complicato. È da questo contesto che <strong>Save the Children</strong> ha scelto di partire per <a href="https://www.savethechildren.it/blog-notizie/impossibile-2026-trascurare-i-minori-delle-periferie-mette-rischio-il-futuro">Impossibile 2026</a>, la <strong>Biennale dei</strong> <strong>diritti dell’infanzia e dell’adolescenza</strong> ospitata all’Acquario Romano di Roma e dedicata quest’anno al tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”. Non soltanto un evento pubblico, ma un tentativo di riportare al centro del dibattito politico una domanda scomoda: cosa accade quando <strong>intere aree urbane vengono lasciate indietro </strong>per anni? E soprattutto, cosa succede a giovani e adolescenti che crescono lì?</p>
<h3><strong>“I luoghi contano” davvero</strong></h3>
<p>La risposta attraversa tutta la nuova ricerca di Save the Children, significativamente intitolata <a href="https://s3-www.savethechildren.it/public/allegati/i-luoghi-che-contano_1.pdf">“I luoghi che contano”</a>. Perché i luoghi contano davvero. Contano quando determinano la qualità delle scuole, la presenza di servizi, la possibilità di fare sport, musica o semplicemente incontrarsi. Ma contano anche nel modo in cui una persona viene guardata dagli altri. Nel Rapporto emerge un dato che pesa quasi quanto quelli economici: <strong>un adolescente su due si sente etichettato per il quartiere in cui vive</strong>.</p>
<p>Eppure, gli stessi ragazzi raccontano anche altro. Raccontano appartenenza, amicizie, comunità. Raccontano quartieri che spesso vengono descritti solo attraverso degrado e cronaca nera, ma che per loro <strong>restano casa</strong>. “<em>Servirebbero più parchi e meno pregiudizi sul mio quartiere</em>”, dice uno dei ragazzi coinvolti nella ricerca. Una frase semplice, ma sufficiente a spiegare meglio di molte analisi il peso che possono avere le <strong>disuguaglianze territoriali</strong> sulla crescita delle nuove generazioni. Secondo la ricerca, nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane italiane circa 142 mila minorenni vivono nelle cosiddette A<strong>ree di disagio socioeconomico urbano</strong>, le Adu. In pratica, <strong>un minore su dieci cresce in territori segnati da fragilità </strong>economiche, povertà educativa e carenza di servizi.</p>
<h3><strong>Le disuguaglianze iniziano da bambini</strong></h3>
<p>I numeri raccontano <strong>una frattura che rimane invisibile finché non esplode</strong>. Nelle aree più fragili il tasso di <strong>dispersione scolastica</strong> arriva al 15,4%, contro il 7,6% della media cittadina. Anche i <strong>giovani che non studiano e non lavorano</strong> aumentano drasticamente: il 35,6% nelle Adu contro il 22,9% della media urbana. Ma il Rapporto prova a smontare una narrazione troppo semplice delle periferie come luoghi esclusivamente “problematici”. C’è infatti un aspetto che la ricerca mette in luce con forza: il 78,4% dei ragazzi che vive nelle aree più fragili dichiara di sentirsi <strong>felice nel proprio quartiere</strong>. Perché nelle periferie convivono difficoltà e risorse, marginalità e creatività, rabbia e senso di appartenenza. È proprio questa complessità che rischia di andare perduta quando le <strong>politiche pubbliche si limitano a interventi temporanei</strong> o frammentati. Durante la plenaria, <strong>Claudio Tesauro</strong>, presidente di Save the Children Italia, ha parlato della negazione delle pari opportunità come di una “<em>ferita sociale profonda</em>”, capace di mettere in discussione anche la qualità della democrazia. Un passaggio che lega direttamente il tema dell’infanzia alla tenuta sociale del Paese.</p>
<h3><strong>Investire ai margini per non perdere il futuro</strong></h3>
<p>Secondo Save the Children manca continuità. Negli ultimi anni sono arrivati investimenti importanti, anche attraverso il Pnrr, ma spesso senza una strategia stabile e di lungo periodo. La ricerca sottolinea che <strong>rigenerazione urbana</strong> non significa soltanto ristrutturare edifici o riqualificare piazze, ma costruire infrastrutture sociali permanenti, capaci di restare vive nel tempo. Per questo l’organizzazione ha lanciato una petizione per chiedere una legge che garantisca spazi socio-educativi sempre aperti nelle periferie più vulnerabili: luoghi dove bambini e adolescenti possano trovare <strong>sostegno educativo</strong>, attività culturali, relazioni, sport e ascolto psicologico durante tutto l’anno. Perché il rischio più grande, non è soltanto perdere pezzi di città. È abituarsi all’idea che una parte di bambini e bambine possano avere <strong>meno futuro</strong>, semplicemente per il quartiere in cui sono nati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/piu-parchi-e-meno-pregiudizi-cosa-chiedono-i-giovani-delle-periferie/">“Più parchi e meno pregiudizi”: cosa chiedono i giovani delle periferie</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Dall&#8217;emergenza all&#8217;innovazione: cambia il racconto della sostenibilità nei media italiani</title>
		<link>https://asvis.it/dallemergenza-allinnovazione-cambia-il-racconto-della-sostenibilita-nei-media-italiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 14:06:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dall’aspetto sociale alla crisi ambientale, passando per economia, energia e tutela delle risorse. Il Rapporto Eco Media 2025 racconta come nel panorama informativo la sostenibilità sia ormai entrata nei media italiani. 10/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dallemergenza-allinnovazione-cambia-il-racconto-della-sostenibilita-nei-media-italiani/">Dall&#8217;emergenza all&#8217;innovazione: cambia il racconto della sostenibilità nei media italiani</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Un racconto che accompagna il cambiamento</strong></h3>
<p>Nel corso del 2025, la <strong>sostenibilità</strong> ha mantenuto una presenza costante nei mezzi di informazione. Secondo il <strong><a href="https://ecomedia.eco/rapporto/">Rapporto Eco Media 2025</a></strong>, l’innovazione sociale è stata la tematica più trattata dai media italiani con oltre <strong>1,37 milioni di citazioni</strong>, seguita dalla <strong>crisi climatica e ambientale</strong> con più di 1 milione di menzioni. A seguire si collocano <strong>economia</strong> ed <strong>economia circolare</strong> (oltre 935 mila citazioni), <strong>energia</strong> (782 mila) e <strong>risorse naturali</strong> (776 mila).</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/tematiche.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Un segnale che evidenzia come l’<strong>Agenda 2030 </strong>sia sempre più al centro del dibattito pubblico, testimoniando una crescente attenzione verso modelli di sviluppo capaci di coniugare <strong>competitività, innovazione e tutela ambientale</strong>. L’analisi evidenzia inoltre una copertura costante durante tutto l’anno, con un incremento delle pubblicazioni tra settembre e novembre, periodo coincidente con importanti appuntamenti internazionali come la Cop 30.</p>
<h3><strong>Media diversi, sensibilità differenti</strong></h3>
<p>A livello generale, ogni mezzo di comunicazione contribuisce a raccontare la sostenibilità da una prospettiva specifica. Web e televisione dedicano particolare attenzione ai temi dell’innovazione sociale, mentre la stampa approfondisce soprattutto <strong>gli effetti delle emergenze ambientali</strong>. Le emittenti radiofoniche continuano invece a valorizzare temi legati alla biodiversità e alla tutela degli ecosistemi.</p>
<p><strong>Il web si conferma il principale canale</strong> di diffusione dell’informazione ambientale. Nel caso dell’innovazione sociale, ad esempio, oltre il 73% delle citazioni proviene dalle testate online, mentre per i temi legati alla crisi climatica la quota supera il 64%.</p>
<h3><strong>Il ruolo dei territori</strong></h3>
<p>Una parte significativa dell’informazione ambientale <strong>nasce a livello locale</strong>. Quotidiani, televisioni e radio del territorio svolgono infatti un ruolo fondamentale nel raccontare esperienze, criticità e buone pratiche che interessano direttamente le comunità, contribuendo a rendere più vicini e concreti i temi della sostenibilità.</p>
<p>Il Rapporto evidenzia come le fonti locali siano particolarmente rilevanti nella stampa e nelle emittenti televisive, confermando il <strong>ruolo centrale dell’informazione territoriale</strong> nella diffusione della cultura della sostenibilità e nella sensibilizzazione dei cittadini.</p>
<h3><strong>Social media e partecipazione pubblica</strong></h3>
<p>Le piattaforme digitali continuano a rappresentare uno spazio importante di discussione. In occasione della Cop 30, svoltasi a <strong><a href="https://asvis.it/cop-30-il-compromesso-al-ribasso-di-belem-riflette-linerzia-dei-governi-sul-clima">Belém in Brasile</a></strong>, sono stati monitorati oltre 17mila contenuti pubblicati su Facebook, Instagram, TikTok e X, capaci di generare più di 830 mila interazioni complessive. Le conversazioni si sono concentrate soprattutto sui temi dell’ecologia, della sostenibilità e dell’inquinamento.</p>
<p>Il dibattito online si è caratterizzato prevalentemente per toni informativi e neutrali: il 94% dei contenuti analizzati presenta infatti un sentiment neutro, mentre il 4% esprime posizioni critiche e il 2% giudizi positivi. Un confronto ampio e partecipato che ha dato spazio anche a <strong>riflessioni sull’efficacia delle azioni intraprese</strong> a livello globale per contrastare la crisi climatica.</p>
<h3><strong>Informare per trasformare</strong></h3>
<p>I dati del Rapporto Eco Media 2025 confermano che la sostenibilità <strong>non è più un argomento di nicchia</strong>. Ambiente, innovazione, economia e inclusione sono sempre più presenti nel racconto quotidiano dei media, contribuendo a costruire consapevolezza e partecipazione.</p>
<p>L’attenzione crescente verso questi temi dimostra come l’informazione possa svolgere un ruolo decisivo nel favorire il cambiamento culturale e sociale necessario per affrontare le grandi sfide del nostro tempo. Perché la transizione ecologica richiede non solo azioni concrete, ma anche un’informazione capace di <strong>spiegare, coinvolgere e orientare il cambiamento</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>di Eleonora Gori</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dallemergenza-allinnovazione-cambia-il-racconto-della-sostenibilita-nei-media-italiani/">Dall&#8217;emergenza all&#8217;innovazione: cambia il racconto della sostenibilità nei media italiani</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Dieci passi sostenibili per camminare in montagna: un decalogo per tutte e tutti</title>
		<link>https://asvis.it/dieci-passi-sostenibili-per-camminare-in-montagna-un-decalogo-per-tutte-e-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 14:14:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cammino è cura del territorio, attenzione alla sicurezza, relazione con le persone, gesto di cittadinanza attiva. Il documento ripercorre in dieci punti la strada che può portarci a vivere l’ecosistema montano con più consapevolezza. 09/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dieci-passi-sostenibili-per-camminare-in-montagna-un-decalogo-per-tutte-e-tutti/">Dieci passi sostenibili per camminare in montagna: un decalogo per tutte e tutti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un invito a rallentare, rispettare i territori montani e vivere il cammino come esperienza di relazione, cura e responsabilità. È questo il cuore del documento “<strong><a href="https://www.ritmodeipassi.it/wp-content/uploads/2026/05/RitmoDeiPassi-Decalogo.pdf">Dieci passi sostenibili per camminare in montagna</a></strong>”, promosso da Agesci e CSVnet, con il patrocinio dell’ASviS e del Cai, e scritto a partire dall’esperienza realizzata insieme col progetto “Ritmo dei passi” iniziato nel 2024 e che dal prossimo 13 giugno vedrà l’avvio della terza edizione in Lombardia <a href="http://www.ritmodeipassi.it/">www.ritmodeipassi.it</a> .</p>
<p>Il decalogo richiama l’attenzione sulla fragilità degli ecosistemi montani, oggi messi sotto pressione sia dagli effetti della crisi climatica sia dal crescente sovraffollamento turistico. Per questo il documento propone una “<strong>nuova alleanza tra l’essere umano e la montagna</strong>”, promuovendo la corresponsabilità di “trasmette l’amore dei territori montani alle giovani generazioni”.</p>
<p>I dieci punti affrontano diversi aspetti del <strong>rapporto tra persone e territori</strong>. Tra le indicazioni: osservare con attenzione la natura e i segnali del cambiamento climatico, limitare l’impatto ambientale degli spostamenti, utilizzare alimenti, prodotti e servizi locali, evitare il sovraffollamento dei percorsi più battuti e scegliere forme di turismo lento e consapevole.</p>
<p>Ampio spazio è dedicato anche alla <strong>sicurezza</strong> e alla <strong>dimensione sociale del cammino</strong>. Il decalogo invita a prepararsi adeguatamente alle escursioni, rispettando i propri limiti fisici e privilegiando un approccio non competitivo alla montagna. Camminare viene descritto come occasione per costruire relazioni autentiche, favorire inclusione e accessibilità e valorizzare le comunità locali, contrastando spopolamento e marginalizzazione dei territori montani.</p>
<p>Il documento sottolinea inoltre il <strong>valore educativo e civico</strong> del cammino, soprattutto per le giovani generazioni. “Camminare insieme è anche praticare il volontariato”, affermano i promotori, evidenziando come la cura dei sentieri, dei rifugi e dei beni comuni possa rafforzare la partecipazione e la solidarietà.</p>
<p>Nell’ultimo punto, il decalogo richiama infine il ruolo delle <strong>montagne come luoghi di incontro tra popoli e culture</strong>, dove il cammino può diventare esperienza concreta di dialogo, pace e sviluppo sostenibile.</p>
<p><strong><a href="https://www.ritmodeipassi.it/wp-content/uploads/2026/05/RitmoDeiPassi-Decalogo.pdf">Il documento si può scaricare qui</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dieci-passi-sostenibili-per-camminare-in-montagna-un-decalogo-per-tutte-e-tutti/">Dieci passi sostenibili per camminare in montagna: un decalogo per tutte e tutti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Dagli ASviS Talk proposte e messaggi per rendere concreti i Goal dell’Agenda 2030</title>
		<link>https://asvis.it/dagli-asvis-talk-proposte-e-messaggi-per-rendere-concreti-i-goal-dellagenda-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 14:26:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#agenda2030]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diritto al cibo, protezione dei beni pubblici globali, il rapporto tra clima e salute: questi alcuni dei temi toccati nei dieci dibattiti online organizzati dai Gruppi di lavoro ASviS nel Festival dello Sviluppo Sostenibile. 04/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dagli-asvis-talk-proposte-e-messaggi-per-rendere-concreti-i-goal-dellagenda-2030/">Dagli ASviS Talk proposte e messaggi per rendere concreti i Goal dell’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-body">
<div class="d-main">
<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>Distribuiti durante tutto l’arco della decima edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile, gli <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/asvis-talk/"><strong>ASviS Talk</strong></a> hanno rappresentato importanti momenti di confronto tra esperte ed esperti, stakeholder istituzionali e della società civile, sulle diverse tematiche riguardanti i 17 Goal dell’Agenda 2030. Trasmessi in streaming dagli studi di Micromegas, a Roma, gli eventi organizzati dai Gruppi di lavoro ASviS hanno offerto spunti di riflessione, proposte e raccomandazioni per rendere concreta l’attuazione dei target in scadenza tra soli quattro anni.</p>
<p>La programmazione ha preso il via con l’evento del 4 maggio <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/il-rapporto-tra-imprese-e-finanza-per-promuovere-lo-sviluppo-sostenibile/"><strong>&#8220;Il rapporto tra imprese e finanza per promuovere lo sviluppo sostenibile&#8221;,</strong></a> curato dal <strong>Gruppo di lavoro ASviS sulla Finanza per lo sviluppo sostenibile</strong>, che ha messo in evidenza come la sostenibilità sia ormai una scelta strategica definitiva per molte imprese che continuano a investire in competenze e processi, considerandola un pilastro del proprio modello di business e di competitività. Il dialogo costruttivo tra sistema produttivo e finanziario riduce infatti i rischi e genera valore a lungo termine. Per accelerare questa crescita, la finanza sostenibile punta su metriche Esg <em>(environmental, social and governance)</em> robuste, trasparenza e programmi di formazione mirati a supportare anche il tessuto delle micro, piccole e medie imprese.</p>
<p>L&#8217;evento del 7 maggio “<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/le-fondazioni-abilitatori-di-partnership-sociali-per-promuovere-il-cambiamento/"><strong>Le fondazioni abilitatori di partnership sociali per promuovere il cambiamento</strong></a>”, organizzato dal <strong>Gruppo di lavoro Fondazioni per lo sviluppo sostenibile,</strong> ha invece inteso indagare come diverse tipologie di fondazioni possano agire in sinergia e creando partnership per attuare l’Agenda Onu. Dalla comparazione di quattro casi differenti di buone pratiche, sono state individuate leve e modelli di abilitazione del cambiamento sociale, evidenziando il ruolo chiave che le fondazioni svolgono sui territori e negli ambiti di riferimento.</p>
<p>Dall’ASviS Talk dell’11 maggio “<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/sviluppo-sostenibile-per-le-regioni-montane/"><strong>Sviluppo sostenibile per le regioni montane</strong></a>”, organizzato dal <strong>Gruppo di lavoro sul Goal 11</strong>, è emerso un messaggio forte e chiaro: la montagna non può essere vista come un tema settoriale, ma deve essere trattata globalmente. È necessario trasformare le aree montane da marginali a centrali per lo sviluppo sostenibile. Per contrastare la crisi climatica e lo spopolamento, occorre inoltre rafforzare la governance e garantire servizi essenziali e connettività digitale, incrementando i fondi per lo sviluppo delle montagne italiane, ritenuti insufficienti. In questo senso, è centrale il riconoscimento economico dei servizi ecosistemici con un patto città-montagna e l&#8217;attuazione della Nature restoration law. Tutte le proposte sul tema sono state raccolte in un <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/notizie/649-3753/le-regioni-montane-dalla-marginalita-alla-centralita-il-position-paper-asvis"><strong>position paper</strong></a> redatto dal Gruppo.</p>
<p>Dall&#8217;evento che si è tenuto il 14 maggio “<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/che-giorno-sara-domani-l-agenda-2030-attraverso-le-giovani-generazioni/"><strong>Che giorno sarà domani? L’Agenda 2030 attraverso le giovani generazioni</strong></a><em>”</em>, curato dai <strong>Gruppo di lavoro sulle organizzazioni giovanili e sui Goal 4, 8 e 10</strong>, è emerso come i giovani agiscano già nel presente con competenze globali per affrontare la complessità del sistema attuale. Per sostenerli, servono però ecosistemi inclusivi, basati su un <em>mentoring</em> reciproco e sulla valorizzazione delle identità plurali a scuola e sul lavoro. La partecipazione giovanile non è in calo, ma sta vivendo una metamorfosi che si sposta verso l&#8217;attivismo digitale e i bisogni concreti. Istituzioni e scuole devono quindi superare l&#8217;ascolto passivo e co-progettare spazi paritari per trasformare l&#8217;immaginazione delle nuove generazioni in innovazione condivisa.</p>
<p>Il dibattito del 15 maggio “<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/quale-tecnologia-per-la-transizione-energetica-il-mito-della-neutralita-tecnologica/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Quale tecnologia per la transizione energetica? Il mito della neutralità tecnologica</strong></a>”, organizzato dal <strong>Gruppo di lavoro sui Goal 7 e 13,</strong> ha messo in discussione il concetto di neutralità tecnologica, definito come una scelta politica che finisce per favorire il mantenimento dei combustibili fossili. Attraverso dati su emissioni, costi, occupazione e sostenibilità, è stato sostenuto da esperti ed esperte che le energie rinnovabili ed elettriche sono le soluzioni più efficaci per affrontare la crisi climatica e ridurre la dipendenza energetica. I relatori intervenuti hanno evidenziato come il ritardo italiano nella transizione stia penalizzando competitività, occupazione e sicurezza energetica, mentre esempi europei come la Spagna mostrano i vantaggi degli investimenti nelle rinnovabili. Il ruolo della partecipazione pubblica e della società civile è centrale per definire le politiche energetiche presenti e future.</p>
<p>L’ASviS Talk &#8220;<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/insicurezza-alimentare-insicurezza-sociale/"><strong>Insicurezza alimentare, insicurezza sociale</strong></a>&#8220;, promosso dai <strong>Gruppi di Lavoro sui Goal 2-12 e 1-10</strong> e tenutosi il 18 maggio, ha approfondito invece il tema dell’insicurezza alimentare in Italia attraverso una prospettiva multidimensionale, evidenziando come il fenomeno non sia determinato dalla disponibilità di cibo, ma dalle disuguaglianze economiche, sociali e territoriali che limitano l’accesso a un’alimentazione sana e sostenibile. Il confronto tra istituzioni, ricerca e società civile ha sottolineato, inoltre, la necessità di superare approcci settoriali, promuovendo politiche integrate in grado di affrontare le interconnessioni tra povertà, vulnerabilità sociale e sistemi alimentari. Durante il dibattito è stato presentato <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/notizie/649-3787/linsicurezza-alimentare-un-fenomeno-multidimensionale-il-position-paper-asvis"><strong>un documento redatto dal Gruppo di lavoro sul tema</strong></a> e sono state evidenziate alcune delle proposte che ASviS ha formulato, tra cui la promozione, anche sotto il profilo normativo, del diritto al cibo<strong>.</strong></p>
<p>Il 19 maggio è stata la volta dell’ASviS Talk <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/clima-e-salute-una-sfida-sistemica/"><strong>“Clima e salute: una sfida sistemica”</strong></a>, organizzato del<strong> Gruppo di lavoro sul Goal 3, </strong>che ha lanciato un messaggio molto chiaro<strong>: </strong>siamo indotti a pensare al clima come a un problema di natura ambientale, ma la realtà ci tocca molto più da vicino, salute e clima sono la sfida sistemica dei nostri tempi. Il calore estremo, l&#8217;inquinamento e i disastri naturali entrano prepotentemente nelle nostre vite moltiplicando il rischio di nuove malattie infettive, aggravando le patologie croniche e colpendo in modo drammatico le persone più fragili. Il benessere delle persone dipende in modo inscindibile dall&#8217;equilibrio degli ecosistemi, dimostrando che curare il pianeta è ormai l&#8217;unica via per proteggere noi stessi. Ripensare gli spazi delle città, promuovere il verde urbano e trasformare le scelte politiche quotidiane, rappresenta oggi la forma più potente di medicina preventiva per salvaguardare il nostro futuro.</p>
<p>La crisi ecologica accelera, aggravata dal declino del multilateralismo e dall’indebolimento delle istituzioni nate per garantire pace e cooperazione. Con le crescenti minacce al benessere delle persone, occorre tutelare la natura e ripristinare gli ecosistemi degradati, come indicato dal Decennio Onu per il ripristino degli ecosistemi e, in Europa, dalla Nature restoration law approvata nel 2024. Per quanto riguarda l&#8217;Italia, l&#8217;evento del 21 maggio organizzato dal <strong>Gruppo di lavoro sui Goal 6-14 e 15</strong> &#8220;<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/la-nature-restoration-law-e-valutazione-di-impatto-generazionale/"><strong>La Nature Restoration Law e Valutazione Di Impatto Generazionale</strong></a><strong>&#8221; </strong>ha posto l’accento sulla necessità che questi orientamenti si traducano in azioni concrete, facendo leva sulla riforma costituzionale degli articoli 9 e 41 e sulla legge del 2025 che introduce l’obbligo della Valutazione di Impatto Generazionale per ogni nuova politica pubblica.</p>
<p>Il dibattito <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/come-uscire-dal-disordine-mondiale/"><strong>“Come uscire dal disordine globale”</strong></a><strong>, </strong>tenutosi il 25 maggio e organizzato dal<strong> Gruppo di lavoro sui Goal 16 e 17, </strong>ha focalizzato l’attenzione sulla crisi profonda che sta attraverso il sistema multilaterale, messo sotto pressione da guerre, rivalità geopolitiche, nazionalismi e indebolimento della cooperazione internazionale. Al centro del confronto è emersa la necessità di difendere i beni pubblici globali — pace, clima, sicurezza alimentare, biodiversità e diritti — attraverso nuove forme di dialogo e governance condivisa. Gli interventi hanno sottolineato che il multilateralismo non può più essere soltanto istituzionale, ma deve essere rilanciato anche “dal basso”, coinvolgendo città, società civile, movimenti sociali, giovani e media.&#8221;</p>
<p>L’evento del 27 maggio <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/infrastrutture-e-innovazione-quali-strategie-dopo-il-pnrr/"><strong>“Infrastrutture e innovazione. Quali strategie dopo il Pnrr?”</strong></a>, organizzato dal<strong> Gruppo di lavoro sul Goal 9, </strong>ha messo in luce come il Piano nazionale di ripresa e resilienza, oltre ad aver contribuito alla realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, abbia introdotto un nuovo modello di pianificazione e lavoro basato sulla performance, cioè sulla capacità di progettare e portare a termine le opere entro una data prestabilita. Il Pnrr ha, inoltre, garantito la possibilità di lavorare con flessibilità, ridefinendo e riadattando i target, e stimolato la partecipazione (di imprese, enti e cittadinanza) alla valutazione di impatto ambientale.</p>
</div>
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<div class="d-box d-box-back"></div>
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<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dagli-asvis-talk-proposte-e-messaggi-per-rendere-concreti-i-goal-dellagenda-2030/">Dagli ASviS Talk proposte e messaggi per rendere concreti i Goal dell’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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