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	<title>#goal7 Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>#goal7 Archivi - ASviS</title>
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		<title>Clima, cresce l’allarme degli italiani: dai blackout al carovita</title>
		<link>https://asvis.it/clima-cresce-lallarme-degli-italiani-dai-blackout-al-carovita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2026 09:14:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’82% considera il riscaldamento globale una minaccia seria per l’umanità. Il Radar SWG fotografa timori crescenti per gli eventi estremi e una richiesta di interventi concreti rivolta soprattutto a governi e imprese. 17/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/clima-cresce-lallarme-degli-italiani-dai-blackout-al-carovita/">Clima, cresce l’allarme degli italiani: dai blackout al carovita</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un blackout che colpisce il quartiere a causa dell’eccessiva richiesta di energia, l’auto o la casa danneggiata a causa di una grandinata estrema, una strada resa impraticabile per la pioggia eccessiva. Sempre più spesso gli <strong>italiani</strong> pensano alla <strong>crisi climatica</strong> non come scenari lontani, ma come conseguenze capaci di entrare direttamente nella vita quotidiana. È il cambiamento fotografato dall’ultimo <a href="https://www.swg.it/pa/attachment/6a9fc9ed148f3/Radar_Radar%20SWG,%2031%20agosto%20-%206%20settembre%202026.pdf">Radar SWG</a>: dopo un’altra estate segnata dal <strong>caldo estremo</strong>, il clima viene percepito non soltanto come una questione ambientale, ma come un <strong>rischio per la sicurezza</strong>, le infrastrutture e, sempre più, per l’economia familiare e pubblica.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Radar_clima.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<h3><strong>Otto italiani su 10 vedono crescere gli eventi estremi</strong></h3>
<p>Dietro questa sensazione ci sono numeri molto netti: l’82% degli italiani considera il <strong>riscaldamento globale una minaccia seria</strong> per l’umanità, nove punti percentuali in più rispetto all’inizio dell’anno, mentre l’81% ritiene che negli ultimi cinque anni gli eventi climatici estremi siano aumentati. Ma il dato più interessante riguarda il modo in cui viene interpretato quello che sta accadendo: il 59% pensa che questi fenomeni siano il risultato del cambiamento climatico indotto dall’uomo e possano peggiorare se non si interverrà con decisione. Il 21% riconosce la stessa origine antropica, ma ritiene ormai <strong>troppo tardi per tornare indietro</strong>. Solo un italiano su cinque li considera parte dei “normali cicli climatici”.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Radar_clima2.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<h3><strong>La paura prende la forma di un blackout</strong></h3>
<p>Quando SWG chiede di guardare ai prossimi 2 anni, la crisi climatica assume una dimensione più concreta. La prima preoccupazione non riguarda un generico peggioramento dell’ambiente, ma la possibilità che un evento estremo provochi <strong>blackout energetici</strong> nella propria zona: lo teme il 74% degli intervistati. Seguono i danni alla casa o all’auto (71%) e quelli a strade, ponti ed edifici (68%). Per il 58% entra in gioco persino l’incolumità propria o delle persone care. E la geografia conta: nel Sud e nelle Isole alcune di queste paure risultano ancora più diffuse.</p>
<h3><strong>Dalla casa al portafoglio</strong></h3>
<p>Per il 54% degli intervistati gli <strong>eventi meteorologici estremi</strong> provocheranno un aumento della spesa pubblica necessaria per emergenze e ricostruzioni; il 48% si aspetta un aumento dei costi dei beni primari e dei servizi e il 46% pensa che saremo costretti a modificare alcune abitudini di vita e di lavoro. C’è poi una preoccupazione che allarga lo sguardo: quattro italiani su 10 temono una <strong>crescita delle disuguaglianze sociali</strong>, tra chi potrà permettersi condizioni di vita più sicure e chi non ne avrà la possibilità. Su questo sfondo emerge una richiesta precisa di responsabilità: il 74% ritiene che <strong>gli sforzi principali per sostenibilità e ambiente debbano essere compiuti da governi e imprese</strong> più che dai singoli cittadini, mentre l’80% sostiene che senza l’impegno dei Paesi più popolosi sarà difficile cambiare la situazione.</p>
<p><strong><a href="https://www.swg.it/pa/attachment/6a9fc9ed148f3/Radar_Radar%20SWG,%2031%20agosto%20-%206%20settembre%202026.pdf">Leggi il sondaggio Radar SWG</a></strong></p>
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		<title>Cosa c’è nel Piano sociale per il clima varato dal Governo</title>
		<link>https://asvis.it/cosa-ce-nel-piano-sociale-per-il-clima-varato-dal-governo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Sep 2026 08:55:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
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		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tra mobilità sostenibile, edilizia e sostegni diretti al reddito, obiettivo è evitare che il prezzo del carbonio gravi sui redditi più bassi. In vista dell’entrata in vigore dell’Ets2, si attende l’ok di Bruxelles. 04/09/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Contribuire alla transizione verso la neutralità climatica <strong>senza scaricare i costi sulla collettività</strong> è possibile, ma richiede la ricerca di un equilibrio tra strumenti da mettere in campo ed <strong>equità sociale</strong>. Tra le questioni da affrontare c’è il <strong>prezzo del carbonio</strong>, destinato a coprire un maggior numero di consumi con l’introduzione dell’<strong><a href="https://asvis.it/caro-energia-il-problema-non-e-lets-ma-la-dipendenza-dai-combustibili-fossili">Emission trading system</a> 2 </strong>(<strong>Ets2</strong>). Dal primo gennaio 2028 il <strong>sistema europeo di scambio delle quote di emissione</strong> includerà anche edifici e trasporto su strada, coinvolgendo una platea finora esclusa, in particolare piccole e medie imprese.</p>
<p>È in questo quadro che, all’inizio di agosto, il Consiglio dei ministri <a href="https://www.mase.gov.it/portale/documents/d/guest/2026_08_06_psclima-pdf"><strong>ha approvato il Piano sociale per il clima</strong></a> (<strong>Psc</strong>), lo strumento con cui il governo punta ad attenuare gli effetti economici e sociali dell’Ets2. La dotazione complessiva ammonta a <strong>9,346 miliardi di euro</strong>, di cui 7,01 miliardi provenienti dal Fondo europeo e 2,33 miliardi di cofinanziamento nazionale, pari al 25% del totale. Le risorse sono distribuite in quattro categorie: <strong>riqualificazione energetica degli edifici</strong>, <strong>mobilità sostenibile</strong>, <strong>sostegno temporaneo al reddito</strong> e <strong>rafforzamento della capacità amministrativa</strong>. Dopo il via libera nazionale, <strong>il Piano passa ora al vaglio della Commissione europea</strong>, che potrà richiedere modifiche prima dell’approvazione definitiva.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/piano_sociale_clima.png" alt="" width="70%" /></p>
<p>L’impianto del Psc discende dal <strong>Fondo sociale per il clima</strong>, istituito dal <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32023R0955">Regolamento Ue 2023/955</a>. L’introduzione di un prezzo del carbonio sui combustibili per il riscaldamento e il raffrescamento degli edifici, così come sui carburanti, rischia, se non gestita in modo sostenibile, di scaricarsi sui redditi medio-bassi. Proprio quelle fasce che, al contrario, dovrebbero essere <strong>le principali beneficiarie dei meccanismi redistributivi associati a questo strumento</strong>, così da poter investire in efficienza energetica e ridurre nel tempo il peso delle bollette.</p>
<p>L’orizzonte temporale del Piano copre il <strong>periodo 2026-2032</strong>, con le misure di investimento che saranno operative già dal 2027, mentre <strong>il sostegno al reddito sarà attivo tra il 2028 e il 2031</strong>, in concomitanza con l’avvio dell’Ets2.</p>
<h3>Edilizia e trasporti: le misure</h3>
<p>La ripartizione delle risorse evidenzia le priorità del Psc: <strong>il settore dei trasporti assorbe la quota più consistente</strong>, pari a 4,63 miliardi di euro. Di questi, circa 2,89 miliardi sono destinati dal 2028 al <strong>potenziamento dei servizi di mobilità pubblica e condivisa</strong>, con particolare attenzione alle aree caratterizzate da una maggiore povertà dei trasporti. A questa linea si affianca la misura “<strong>I</strong><strong>l mio conto di mobilità</strong>”, dotata di 1,74 miliardi dal 2027, che <strong>introduce un portafoglio digitale individuale</strong> articolato su tre fasce (400, 200 e 100 euro annui) in base a un indice di vulnerabilità. Lo strumento <strong>consente l’accesso agevolato al trasporto pubblico locale e regionale</strong> (inclusi i servizi a chiamata) e punta a favorire il passaggio dall’auto privata al trasporto collettivo.</p>
<p>Sul <strong>fronte edilizio</strong>, il Piano concentra 1,95 miliardi di euro sull’edilizia residenziale pubblica tra il 2027 e il 2032. Il finanziamento copre fino al 65% degli interventi sugli alloggi di proprietà pubblica, <strong>con priorità per quelli nelle classi energetiche più basse</strong> (F e G). L’obiettivo è riqualificare circa 15,6 milioni di metri quadrati, raggiungendo così oltre 220mila famiglie vulnerabili, con un <strong>risparmio stimato in più di 82mila tonnellate equivalenti di petrolio all’anno</strong>.</p>
<p>1,25 miliardi di euro sono poi rivolti alle <strong>microimprese vulnerabili</strong> con l’obiettivo di efficientare gli immobili di proprietà. Qui il target è di circa 128mila edifici riqualificati (sempre con priorità per le classi energetiche più basse). Completa il quadro un investimento da 95,2 milioni per <strong>promuovere l’elettrificazione dei consumi domestici</strong>.</p>
<h3>Arriva il bonus sociale “energia plus”</h3>
<p>La componente di sostegno diretto al reddito si concentra in un’unica misura: il <strong>Bonus sociale energia plus</strong>. Il Bonus è pari a 1,34 miliardi di euro per il periodo 2028-2031 e <strong>riguarda le famiglie con Isee fino a 25mila euro</strong>. Il contributo è stabilito sia in base alla zona climatica di appartenenza (per tenere conto delle diverse esigenze di riscaldamento e raffrescamento) e <strong>viene concesso direttamente nella bolletta elettrica</strong> sotto forma di componente tariffaria negativa. Si stima che la misure dovrebbe raggiungere circa quattro milioni di famiglie all’anno.</p>
<p>Infine, il Piano finanzia per 85 milioni di euro il <strong>rafforzamento della governance</strong>. Le risorse puntano a sviluppare piattaforme informatiche e a costruire reti territoriali e sportelli informativi, con l’obiettivo di accompagnare cittadine, cittadini e imprese nella comprensione e nell’accesso alle misure previste.</p>
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		<item>
		<title>Comunità energetiche, in Italia sono già quasi 900 e coinvolgono quasi 38mila utenti</title>
		<link>https://asvis.it/comunita-energetiche-in-italia-sono-gia-quasi-900-e-coinvolgono-quasi-38mila-utenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 08:48:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto Euricse fotografa crescita, governance e modelli delle Cer. Competenze, procedure e sostenibilità economica segnano il passaggio dalla condivisione dell’energia alla costruzione di comunità. 31/08/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) stanno crescendo rapidamente e la loro evoluzione apre una sfida più ampia: <strong>trasformare la condivisione dell’energia in partecipazione, autonomia territoriale e benefici collettivi</strong>.</p>
<p>La capacità di costruire relazioni tra cittadine e cittadini, imprese e istituzioni può fare delle Cer vere infrastrutture sociali, capaci di affiancare alla produzione di energia rinnovabile inclusione e sviluppo locale.</p>
<p>È la prospettiva del Research Report n. 47/26 <strong><a href="https://www.info-cooperazione.it/public/Allegati/2026/08/le-comunita-energetiche-in-italia_rr-47-2026_euricse.pdf"><em>Le Comunità energetiche in Italia: stato attuale e nuove prospettive</em></a></strong>, pubblicato il 23 giugno 2026 da Euricse e coordinato scientificamente da Jacopo Sforzi, con Caterina De Benedictis e Silvia Scarafoni. La ricerca combina l’analisi quantitativa delle Cer registrate presso il Gse, 48 studi di caso su organizzazione, governance e finanziamento e un approfondimento sul Trentino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>597 Cer fotografano un fenomeno diffuso e frammentato</h3>
<p>L’analisi quantitativa riguarda <strong>597 Cer censite dal Gse al 30 settembre 2025</strong>: il 31% si concentra nel Nord-Ovest, il 30% nel Sud e nelle Isole, il 21,6% nel Nord-Est e il 17,4% nel Centro. Lombardia e Piemonte guidano la graduatoria regionale con 98 e 78 comunità, seguite da Sicilia e Veneto con 58.</p>
<p><em> <img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/MappaCER.jpg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p><em> </em><em>Le 597 Comunità energetiche rinnovabili censite dal Gse al 30 settembre 2025 sono distribuite in tutto il territorio nazionale. Il 31% si concentra nel Nord-Ovest e il 30% nel Sud e nelle Isole. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em></p>
<p>Le Cer analizzate comprendono <strong>883 impianti per 67,7 MW complessivi</strong>. La dimensione è prevalentemente piccola: ogni comunità conta in media 1,48 impianti e 9,23 utenze, mentre il valore mediano delle utenze scende a due.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/NumUtenzeCer.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>La maggior parte delle Cer analizzate ha dimensioni contenute: il numero mediano di utenze è pari a due, mentre la media è di 9,23. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em></p>
<p>I dati Gse successivi mostrano una forte accelerazione: <strong>al 30 giugno 2026 risultano 3.630 configurazioni in esercizio, 302,9 MW di potenza e 37.821 Pod associati</strong>. Le configurazioni vanno distinte dalle singole Cer, perché una comunità può gestirne più di una</p>
<h3><strong>Tre modelli per costruire una comunità energetica</strong></h3>
<p>Euricse individua tre modelli principali:</p>
<ol>
<li><strong>Cer promosse dalle amministrazioni pubbliche. </strong>Il Comune mette spesso a disposizione edifici e impianti, coordina gli attori e facilita l’accesso alle risorse.</li>
<li><strong>Comunità nate dall’iniziativa dei cittadini e delle cittadine. </strong>Le iniziative promosse dai cittadini richiedono maggiore investimento in tempo, competenze e relazioni e possono generare fiducia, cooperazione, educazione energetica e nuove attività collettive.</li>
<li><strong>Cer avviate dalle imprese.</strong> Il modello imprenditoriale punta soprattutto su efficienza, stabilizzazione dei costi energetici e replicabilità. La governance diventa così decisiva nel determinare obiettivi e benefici della comunità.</li>
</ol>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/DistriGeoCER.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>La diffusione delle Cer presenta differenze regionali: Lombardia e Piemonte registrano rispettivamente 98 e 78 comunità, mentre Veneto e Sicilia ne contano 58 ciascuna. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em><strong> </strong><strong> </strong></p>
<h3>Competenze e burocrazia pesano sulle comunità più piccole</h3>
<p>Costituire e gestire una Cer richiede <strong>competenze tecniche, giuridiche e amministrative</strong>: dalla progettazione degli impianti alla forma giuridica, fino alla gestione degli incentivi e ai rapporti con il Gse. Tempi delle procedure e vincoli autorizzativi aumentano ulteriormente la complessità.</p>
<p>Il Rapporto evidenzia quindi il valore dei soggetti capaci di accompagnare le comunità. In Trentino, dove Euricse censisce <strong>29 Cer per circa 7,4 MW</strong>, la Federazione Trentina della Cooperazione offre competenze tecniche, giuridiche, amministrative e finanziarie. La presenza di strutture territoriali di supporto può ridurre le barriere di accesso, soprattutto per cittadini, cittadine e piccole organizzazioni.</p>
<h3><strong>Dagli incentivi alla sostenibilità economica</strong></h3>
<p>Il sostegno pubblico ha favorito lo sviluppo delle Cer. Il sistema introdotto dal decreto Mase 414/2023 combina una tariffa incentivante sull’energia condivisa con un contributo in conto capitale del Pnrr per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili.</p>
<p>Per Euricse, la fase successiva richiede <strong>modelli capaci di mantenere nel tempo la propria sostenibilità economica</strong>. Tra le prospettive analizzate figura lo scorporo in bolletta, che consentirebbe di valorizzare direttamente l’energia condivisa tra i membri. Anche forme di comproprietà degli impianti potrebbero rafforzare il legame tra partecipanti e comunità.</p>
<p>La <strong>destinazione dei benefici economici</strong> rappresenta un’altra scelta centrale: alcune Cer distribuiscono i proventi tra i soci, altre destinano risorse a nuovi investimenti o finalità sociali, compreso il sostegno alle famiglie vulnerabili e il contrasto alla povertà energetica.</p>
<h3><strong>Quando l’energia diventa infrastruttura sociale</strong></h3>
<p>Euricse colloca le Cer lungo un continuum che va dalla <strong>“<em>infrastruttura funzionale</em>” alla “<em>comunità trasformativa</em>”</strong>. Da una parte prevalgono efficienza, risparmio e replicabilità; dall’altra partecipazione, capitale sociale, cooperazione e capacità di generare nuovi progetti territoriali.</p>
<p>La dimensione comunitaria richiede tempo, competenze e relazioni e può ampliare il valore prodotto dalle Cer, collegando decarbonizzazione, inclusione sociale, educazione energetica e sviluppo locale.<br />
Governance, formazione e reti territoriali diventano così elementi centrali per accompagnare la crescita delle comunità energetiche italiane e trasformare la condivisione dell’elettricità in valore collettivo.</p>
<p><a href="https://www.info-cooperazione.it/public/Allegati/2026/08/le-comunita-energetiche-in-italia_rr-47-2026_euricse.pdf"><strong>Scarica il Rapporto</strong></a></p>
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			</item>
		<item>
		<title>La mobilità elettrica frena il petrolio: fino a 40 milioni di barili in meno all’anno</title>
		<link>https://asvis.it/la-mobilita-elettrica-frena-il-petrolio-fino-a-40-milioni-di-barili-in-meno-allanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 15:03:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo Libro Bianco di Motus-E delinea due scenari al 2035. Al centro non c'è solo la diffusione dei veicoli elettrici, ma la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e la competitività industriale. 30/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-mobilita-elettrica-frena-il-petrolio-fino-a-40-milioni-di-barili-in-meno-allanno/">La mobilità elettrica frena il petrolio: fino a 40 milioni di barili in meno all’anno</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni volta che una crisi internazionale fa <strong>impennare il prezzo del petrolio</strong>, l&#8217;Italia riscopre una delle sue principali fragilità: <strong>la forte dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili</strong>. È una vulnerabilità che pesa sulle famiglie, sulle imprese e sull&#8217;intero sistema economico. Per questo il futuro della <strong>mobilità elettrica</strong> non riguarda più soltanto il modo in cui ci sposteremo, ma il ruolo che i trasporti potranno avere nella sicurezza energetica, nella competitività industriale e nella transizione ecologica del Paese. È questa la prospettiva con cui <strong>Motus-E</strong> presenta la seconda edizione del <a href="https://www.motus-e.org/wp-content/uploads/2026/06/Motus-E-Libro-Bianco-2026-web.pdf">“Libro Bianco sulla mobilità elettrica”</a>, un Rapporto che raccoglie dati, analisi e scenari per leggere la trasformazione del settore oltre il dibattito sulle <strong>automobili elettriche</strong>. Il documento descrive infatti una transizione che coinvolge energia, industria, infrastrutture e innovazione, mostrando come il veicolo elettrico stia diventando uno degli elementi di un sistema molto più ampio, destinato a intrecciarsi con lo <strong>sviluppo delle reti elettriche</strong>, delle batterie e delle <strong>fonti rinnovabili</strong>.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/1.jpg" alt="" width="50%" /></p>
<p><strong>Il 2035 non è già scritto</strong></p>
<p>Il rapporto costruisce due possibili traiettorie che dipendono dalle decisioni politiche, dagli investimenti e dall&#8217;evoluzione del mercato nei prossimi anni. Nel quadro definito “conservativo”, che ipotizza il mantenimento dell&#8217;attuale impianto normativo, l&#8217;assenza di nuovi incentivi strutturali per i veicoli leggeri e un utilizzo solo parziale delle risorse disponibili per le infrastrutture di ricarica, nel 2035 l&#8217;Italia arriverebbe a circa 4,6 milioni di veicoli elettrici e 3,2 milioni di ibridi plug-in, sostenuti da quasi 133 mila punti di ricarica pubblici.</p>
<p>Una seconda ipotesi, più ambiziosa, considera invece politiche di sostegno continuative, una maggiore <strong>elettrificazione delle flotte aziendali</strong>, investimenti più consistenti nella rete di ricarica e un impiego delle risorse europee per accelerare la transizione. In questo scenario il parco circolante raggiungerebbe 6,8 milioni di veicoli elettrici e 2,4 milioni di plug-in, mentre i punti di ricarica pubblici supererebbero quota 164 mila. La differenza tra i due scenari non misura soltanto la velocità con cui cambierà il mercato automobilistico, ma soprattutto la capacità del Paese di trasformare una rivoluzione tecnologica in una <strong>leva di sviluppo economico</strong>.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/2.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p><strong>L&#8217;indipendenza energetica</strong></p>
<p>Il dato più importante non riguarda il numero di auto elettriche che circoleranno sulle strade italiane, ma riguarda il petrolio. Secondo le stime elaborate da Motus-E, anche nello scenario più prudente la <strong>domanda aggiuntiva di elettricità</strong> necessaria per la ricarica dei veicoli rimarrebbe compatibile con il sistema elettrico nazionale e contribuirebbe a sostenere la crescita della produzione da fonti rinnovabili. L&#8217;effetto più significativo sarebbe però la <strong>riduzione delle importazioni di greggio</strong>: entro il 2035 l&#8217;Italia potrebbe evitare il consumo di 34,6-41,5 milioni di barili di petrolio all&#8217;anno, con un risparmio economico stimato tra 2,4 e 2,9 miliardi di euro.</p>
<p>In un contesto segnato dall&#8217;instabilità geopolitica e dalla volatilità dei mercati energetici, il Rapporto invita a leggere la mobilità elettrica come uno <strong>strumento di politica energetica</strong> oltre che climatica. Una visione condivisa anche dal presidente di Motus-E, <strong>Fabio Pressi</strong>, che richiama la necessità di utilizzare in modo strategico i 14 miliardi di euro messi a disposizione dall&#8217;Unione europea per rafforzare la sicurezza energetica, elettrificare i consumi e <strong>ridurre la dipendenza dai combustibili fossili</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Una trasformazione che va oltre l&#8217;automobile</strong></p>
<p>Il Report evidenzia anche come la transizione sia già entrata in una nuova fase. L&#8217;offerta di modelli elettrici continua ad ampliarsi, i <strong>costi delle batterie sono diminuiti</strong> sensibilmente nell&#8217;ultimo decennio e le infrastrutture di ricarica stanno crescendo con continuità. Parallelamente, il mercato non riguarda più soltanto le automobili private: coinvolge il trasporto commerciale, le flotte aziendali, la logistica, il trasporto pubblico e, sempre più, l&#8217;integrazione tra veicoli e rete elettrica.</p>
<p>Resta però aperta la questione decisiva: gli scenari delineati dal Libro bianco dipendono dalla capacità di <strong>accompagnare la transizione con politiche industriali</strong> stabili, investimenti nelle infrastrutture di ricarica, strumenti di sostegno alla domanda e un quadro normativo coerente. È su queste variabili che si giocherà la possibilità di colmare il ritardo che ancora separa l&#8217;Italia da altri grandi mercati europei.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.motus-e.org/wp-content/uploads/2026/06/Motus-E-Libro-Bianco-2026-web.pdf">Scarica il Libro bianco sulla mobilità</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-mobilita-elettrica-frena-il-petrolio-fino-a-40-milioni-di-barili-in-meno-allanno/">La mobilità elettrica frena il petrolio: fino a 40 milioni di barili in meno all’anno</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Il paradosso europeo sul clima: accelerare l’elettrificazione svuotando l’Ets</title>
		<link>https://asvis.it/il-paradosso-europeo-sul-clima-accelerare-lelettrificazione-svuotando-lets/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 15:05:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_In_Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La proposta di riforma dell’Emission trading system segna un passo indietro: più quote gratuite, meno vincoli e prezzo del carbonio al ribasso. Mentre Bruxelles punta sull’elettrificazione, cresce il rischio di una strategia incoerente. 23/07/26</p>
<p>di Ivan Manzo</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p><em>Crisi climatiche, rivoluzioni tecnologiche, conflitti e trasformazioni demografiche. Per attraversare un tempo di incertezza senza perdere la rotta bisogna saper usare le bussole giuste.</em> <em>Ogni scelta può cambiare il significato del viaggio.</em></p>
</div>
<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>Penelope: “Conosci mio marito Ulisse?”</p>
<p>Ulisse: “Certo”.</p>
<p>“Attraverso le canzoni?”</p>
<p>“Ero a Troia, signora”.</p>
<p>“Queste canzoni probabilmente sembrano sciocche”.</p>
<p>“Mi fanno piangere”.</p>
<p>“Perché?”</p>
<p>“Per ciò che è andato perduto”.</p>
<p>“Le vite?”</p>
<p>“E gli anni. Tutto”.</p>
<p>Con questa malinconia e senso di colpa Ulisse, presentandosi come straniero, si rivolge alla sua Penelope nel film <strong><em>Odissea</em></strong>, di <strong>Christopher Nolan</strong>. Un film che sta facendo parlare molto, grazie alla sua estrema attualità. Nolan riporta sul grande schermo un eroe diverso, che non affronta solo mostri e tempeste, ma che porta il peso delle proprie decisioni. Un peso che riguarda anche noi.</p>
<p>La nostra generazione vive un’Odissea diversa, che non attraversa il Mediterraneo, ma crisi climatiche, rivoluzioni tecnologiche, conflitti e trasformazioni demografiche. E come Ulisse rischia ogni giorno di perdere la rotta, perché il viaggio è diventato sempre più complesso e rischiamo di cambiare rotta a ogni emergenza, a ogni ciclo elettorale, a ogni crisi economica. O di chiuderci nel nostro particolare, mangiando fiori di loto per dimenticare ciò che ci circonda.</p>
<p>In un tale contesto la domanda ineludibile è: <strong>come si attraversa un tempo di incertezza senza perdere la direzione?</strong> Servono tenacia e coraggio di vedere la realtà per come è, e la convinzione che, dopo un grande viaggio, non si torna mai davvero indietro. E che anche il viaggiatore non sarà più lo stesso. Ogni generazione si ritrova a vivere un tempo in cui il mondo cambia così profondamente da rendere impossibile (e spesso non desiderabile) tornare indietro. E allora bisogna guardare avanti. Affrontare le sfide e gli imprevisti, cercando in tutti i modi di mantenere la rotta.</p>
<p>Anche la transizione verso uno sviluppo sostenibile richiede di non voler tornare al mondo di prima. Il cambiamento climatico, l’Intelligenza artificiale, le nuove disuguaglianze e tensioni geopolitiche hanno già trasformato il nostro orizzonte. Per questo la domanda non è se torneremo indietro, ma se vogliamo provare con tutte le forze a raggiungere Itaca e costruire una nuova casa comune.</p>
<p><strong>La bussola, anzi le bussole, ce le abbiamo</strong>. La <strong>nostra Costituzione</strong> ci indica chiaramente la rotta da tenere. E la modifica agli articoli 9 e 41, fortemente voluta dall’ASviS, con l’inserimento dell’interesse delle future generazioni nella Carta, allunga il nostro sguardo al futuro per riflettere sull’eredità che lasceremo. Anche la legge sulla <strong>Valutazione di impatto generazionale</strong> ci aiuta in questo senso, obbligando i legislatori di oggi e di domani a considerare l’impatto sociale e ambientale delle nuove norme, prima della loro approvazione.</p>
<p><strong>L’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile</strong>, approvata dai 193 Paesi dell’Onu, inclusa l’Italia, nel 2015 rimane un faro. Un’Agenda che non promette un viaggio privo di ostacoli, ma che ci indica un approdo verso cui orientare le nostre scelte, ricordandoci che le grandi sfide del nostro tempo non possono essere affrontate separatamente né con lo sguardo rivolto al passato. Come la rotta di Ulisse, l&#8217;Agenda non elimina le tempeste, ma aiuta a non smarrire la direzione.</p>
<p><strong>Guardare ai futuri possibili, per compiere oggi le scelte giuste</strong>. Un’altra bussola disponibile, in questo caso, è il <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/SummitFuturo_FINAL.pdf"><strong>Patto sul futuro</strong></a>, adottato dalle Nazioni Unite nel 2024: governare il cambiamento significa rafforzare la cooperazione internazionale, dare voce alle future generazioni e sviluppare una maggiore capacità di anticipare rischi e opportunità. Per questo è fondamentale <a href="https://asvis.it/allenare-lo-sguardo-al-domani-la-sfida-della-futures-literacy"><strong>l’alfabetizzazione ai futuri</strong></a>: per imparare a considerare il futuro non come qualcosa che semplicemente accadrà, ma come uno spazio di possibilità che dipende dalle decisioni che prendiamo qui e ora. Con l’iniziativa <a href="https://www.ecosistemafuturo.it/"><strong>Ecosistema Futuro</strong></a> l’ASviS vuole portare i futuri al centro del dibattito pubblico, affinché immaginare scenari diversi diventi il primo passo per costruirli.</p>
<p><em>Odissea</em> ci parla anche di un altro tema fondamentale: quello dell’<strong>accoglienza. Nel film l’ospitalità non è solo gentilezza, ma è la base della civiltà. </strong>Una società sostenibile si riconosce anche da come si tratta chi arriva da fuori: persone, idee e innovazioni. Ulisse stesso torna come straniero nella sua Itaca. Dopo vent&#8217;anni di guerra e di viaggio non appartiene più pienamente al luogo da cui era partito. E anche Itaca non è più quella che aveva lasciato. Da qui la domanda: come accogliamo chi viene e chi torna cambiato? E come accogliamo il cambiamento stesso?</p>
<p>Infine, <strong>il peso delle scelte</strong>. Ulisse non è un eroe senza macchia, ma un uomo costretto a convivere con le conseguenze delle proprie decisioni. Anche la nostra società porta il peso delle scelte del passato. La perdita di biodiversità, le emissioni accumulate nell’atmosfera, disuguaglianze in tante forme (comprese quelle di genere), il consumo di suolo sono il risultato di decenni di decisioni sbagliate o di assenza di decisioni. Ma riconoscere il passato non significa restarne prigionieri, significa assumersi la responsabilità di cambiare rotta. Ulisse piange per le vite perdute, ma anche per gli anni sprecati. Per il tempo che nessuno gli restituirà. E noi quale prezzo siamo disposti a pagare per scelte di oggi che compensino quelle sbagliate del passato? Siamo capaci di accelerare per recuperare gli anni perduti? <strong>Quale Itaca vogliamo raggiungere?</strong></p>
</div>
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		<title>Perché l’energia costa di più in Italia (e come ridurre i prezzi)</title>
		<link>https://asvis.it/perche-lenergia-costa-di-piu-in-italia-e-come-ridurre-i-prezzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Ivan Manzo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 14:54:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I costi dell’energia dipendono dall’uso dei combustibili fossili e da distorsioni strutturali. Energy Square: fiscalità, ritardi nelle rinnovabili e carenze infrastrutturali frenano elettrificazione e competitività. 17/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/perche-lenergia-costa-di-piu-in-italia-e-come-ridurre-i-prezzi/">Perché l’energia costa di più in Italia (e come ridurre i prezzi)</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia possiede un sistema energetico fragile e costoso. Il nostro Paese dipende per circa il 75% del proprio fabbisogno energetico dalle <strong>importazioni di combustibili fossili</strong>, il valore più elevato tra i principali Paesi europei (la media Ue è del 58,3%). Una dipendenza che si traduce in una <strong>bolletta energetica estera</strong> che varia tra 50 e 100 miliardi di euro l’anno e in una forte esposizione alle tensioni internazionali.</p>
<p>A questo si aggiungono una serie di <strong>inefficienze strutturali</strong>. A fronte di circa 700 TWh annui di domanda utile, il sistema spreca oltre 1.000 TWh sotto forma di calore di scarto. Il prezzo dell’elettricità, inoltre, resta fortemente legato al <strong>gas naturale</strong>, che determina il prezzo all’ingrosso per oltre il 70% delle ore dell’anno. Il risultato è un <strong>costo dell’elettricità tra i più elevati nell’Unione</strong> e un impatto diretto sulla competitività di un Paese a forte vocazione manifatturiera, con ricadute macroeconomiche e finanziarie negative e una minore sicurezza dell’approvvigionamento.</p>
<p>A sottolinearlo è il Policy brief a opera del think tank indipendente <strong>Energy Square</strong> &#8211; <em><a href="https://drive.google.com/file/d/1W6MN475u1oLXgIUf8gs5g24Wd13q7cHG/view"><strong>Ridurre i costi dell’energia in Italia. Verso un sistema energetico più efficiente e competitivo</strong></a></em> -, presentato il 16 luglio alla Camera dei Deputati.</p>
<p>Secondo Energy Square questa situazione è il prodotto di <strong>quattro distorsioni</strong> che rallentano la trasformazione del sistema energetico:</p>
<ul>
<li><strong>una fiscalità che penalizza l’uso di elettricità </strong>rispetto al gas;</li>
<li><strong>il ritardo nello sviluppo delle rinnovabili</strong> e un mercato elettrico che non consente alle persone di beneficiare del loro basso costo marginale;</li>
<li><strong>infrastrutture di rete e sistemi di accumulo ancora insufficienti</strong>;</li>
<li><strong>una domanda energetica poco flessibile</strong> e ancora inefficiente negli usi finali.</li>
</ul>
<p>Il risultato è un ritardo nell’elettrificazione di trasporti, edifici e industria, che mantiene il Paese ancorato a un modello costoso e vulnerabile agli shock esterni.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/energy_square_grafico.png" alt="" width="60%" /></p>
<h3><strong>L’elettrificazione è la chiave</strong></h3>
<p>In questo quadro, <strong>l’elettrificazione rappresenta la leva principale per ridurre i costi</strong>. Tecnologie come pompe di calore e veicoli elettrici sono mediamente <strong>tre volte più efficienti</strong> delle equivalenti termiche e risultano sempre più competitive lungo l’intero ciclo di vita. Parallelamente, la produzione da fonti rinnovabili &#8211; in particolare solare ed eolico &#8211; <strong>è oggi l’opzione più conveniente</strong> per nuovi impianti, come dimostrano i dati a livello globale. Le rinnovabili registrano infatti il 23esimo anno consecutivo di espansione record, mentre <strong>le batterie segnano un +40%</strong> nel 2025, configurandosi come la <strong>tecnologia elettrica a più rapida crescita</strong>.</p>
<p>Tuttavia, in Italia lo sviluppo del settore procede a un ritmo inferiore rispetto ad altri Paesi europei. Nel 2025 le <strong>nuove installazioni rinnovabili si sono fermate a 7,2 GW</strong>, in calo rispetto ai 7,6 GW del 2024, con l’eolico fermo a soli 0,5 GW. Un dato che evidenzia un potenziale ancora in larga parte inespresso.</p>
<h3><strong>Cosa non fa scendere i prezzi</strong></h3>
<p>A frenare la diffusione dell’elettrico è anche il quadro fiscale. In Italia, attraverso accise, Iva e oneri di sistema, viene eroso il vantaggio che si ha dall’elettrificazione, per esempio con il passaggio a un’auto elettrica o a una pompa di calore. Si tratta di una distorsione spalmata nel tempo, che non riflette né i costi reali dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili, né le <strong>esternalità negative</strong> generate dal consumo di <strong>combustibili fossili</strong> che si trasformano in <strong>costi sociali scaricati sulle spalle di cittadine e cittadini</strong>.</p>
<p>Tra gli altri fattori che impediscono alle persone di beneficiare delle ricadute positive legate all’elettrificazione, troviamo il meccanismo con cui si forma il <strong>prezzo sul mercato elettrico</strong>. In sostanza, oggi l’energia viene acquistata all’ingrosso attraverso un sistema in cui le diverse fonti &#8211; rinnovabili, nucleare, carbone, gas &#8211; entrano in ordine di costo crescente. A soddisfare la domanda è una combinazione di queste fonti, ma il prezzo finale pagato dalla collettività è determinato dall’ultima centrale necessaria a coprire il fabbisogno energetico. E, nella maggior parte dei casi, questa fonte in Italia è rappresentata dal <strong>gas fossile</strong>, cioè la fonte più costosa. In base a questo sistema, le rinnovabili possono abbassare i prezzi all’ingrosso, dunque, solo in presenza di una loro quota elevata nel mix energetico (oggi circa il 40% dell’elettricità in Italia è ad appannaggio delle rinnovabili).</p>
<p>Su questo fronte pesano però anche i <strong>ritardi autorizzativi</strong>. In Italia, i tempi per la realizzazione di impianti solari ed eolici possono essere pari al doppio o al triplo della media europea, con conseguenti oneri finanziari e rallentamenti negli investimenti. Si tratta di un tema, quello dei ritardi, che s’intreccia con l’esigenza di rendere le infrastrutture adeguate alla transizione. Gli investimenti in reti di trasmissione e distribuzione sono infatti essenziali sia per sostenere la crescita della domanda elettrica e sia per <strong>valorizzare la distribuzione geografica delle rinnovabili</strong>. Su questo aspetto, il Piano di sviluppo di <strong>Terna</strong> &#8211; che gestisce le reti di trasmissione italiane &#8211; da 23 miliardi di euro rappresenta un passaggio cruciale. Anch’esso, tuttavia, viene <strong>rallentato dai lunghi tempi autorizzativi </strong>e dalle lunghe liste d’attesa per l’approvazione di nuovi impianti.</p>
<p>Infine, un ruolo decisivo è giocato <strong>dall’efficienza energetica e dalla flessibilità della domanda</strong>: la prima interviene sul fabbisogno, la seconda consente di spostare consumi e produzione nei momenti in cui produrre energia è meno costoso. Queste due leve, se gestite insieme, sono in grado di abbassare strutturalmente il “punto di equilibrio” del sistema. Se però restano escluse dal mercato e dalla regolazione, <strong>il sistema rinuncia a risparmi rilevanti</strong>.</p>
<h3><strong>Le proposte di Energy Square</strong></h3>
<p>Il Policy Brief individua in <strong>cinque decisioni politiche</strong> <strong>le priorità per ridurre il costo dell’energia</strong> entro il 2030 e rafforzare la sicurezza energetica. La prima è il <strong>riequilibrio della fiscalità energetica</strong>, attraverso la progressiva rimozione delle asimmetrie che penalizzano l’elettrico. La seconda riguarda lo <strong>sblocco della capacità rinnovabile</strong> e il repowering (ammodernamento) degli impianti esistenti, tramite semplificazioni autorizzative e il coinvolgimento degli enti locali. La terza punta allo <strong>sviluppo di contratti a lungo termine</strong>, come Ppa (Power Purchase Agreement) e i CfD (Contract for Difference), grazie anche a un ruolo più attivo della pubblica amministrazione. La quarta riguarda l’accelerazione degli <strong>investimenti in reti e accumuli</strong>, mentre, la quinta, la <strong>diffusione della flessibilità della domanda e dell’efficienza energetica</strong>, con prezzi dinamici e incentivi stabili per gli interventi di riqualificazione.</p>
<p>La direzione indicata è chiara: <strong>per ridurre i costi dell’energia</strong> <strong>servono misure strutturali</strong>. Quelle emergenziali, come l’elargizione di sussidi, possono al massimo attenuare momentaneamente gli effetti della crisi, ma non sono in grado di incidere sulle cause dell’alto costo dell’energia in Italia. Bisogna concentrarsi sulle politiche che portano a una trasformazione profonda del sistema. <strong>Ridurre la dipendenza dai combustibili fossili</strong>, valorizzare le rinnovabili e rendere più efficiente l’uso dell’energia lungo tutta la filiera, non sono misure da rinviare al futuro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/perche-lenergia-costa-di-piu-in-italia-e-come-ridurre-i-prezzi/">Perché l’energia costa di più in Italia (e come ridurre i prezzi)</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dalla Vnr alla Strategia nazionale: la sfida è accelerare sull’Agenda 2030</title>
		<link>https://asvis.it/dalla-vnr-alla-strategia-nazionale-la-sfida-e-accelerare-sullagenda-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Jul 2026 13:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#goal15]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
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		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Istituzioni e società civile a confronto su governance, coinvolgimento di giovani e territori e coerenza delle politiche: i temi al centro dell’ASviS Live sulla Voluntary national review presentata dall’Italia all’Onu. 16/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dalla-vnr-alla-strategia-nazionale-la-sfida-e-accelerare-sullagenda-2030/">Dalla Vnr alla Strategia nazionale: la sfida è accelerare sull’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong><a href="https://hlpf.un.org/sites/default/files/vnrs/2026/VNLYR_IT_2026.pdf"><em>Voluntary national review</em></a></strong> (Vnr) presentata dall’Italia all’<strong>High-level political forum</strong> delle Nazioni Unite rappresenta il punto di partenza per l’aggiornamento della <strong>Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile</strong> (SNSvS) atteso nei prossimi mesi. È quanto emerso dall’<strong><a href="https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia">ASviS Live “L’Italia allo specchio della Voluntary national review”</a></strong> del 15 luglio, un confronto tra rappresentanti delle istituzioni, della società civile e del Terzo settore per riflettere sui contenuti del monitoraggio realizzato dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale. L’evento<strong> </strong>ha raggiunto<strong> oltre 124 mila persone con oltre 69.8 mila visualizzazioni della diretta </strong>attraverso il sito e i canali social dell’ASviS.</p>
<p>La Vnr documenta i progressi dell’Italia nell’economia circolare, settore in cui il nostro Paese si conferma leader in Europa, e la crescita continua delle installazioni di energia rinnovabile, nonostante le difficoltà legate al potenziamento delle reti elettriche. Rimangono invece criticità nel contrasto alle disuguaglianze, nella parità di genere e nella tutela degli ecosistemi terrestri e marini.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div class="inline-element clearfix inline-item-card inline-element-25858">
<div class="inline-element-container">
<div class="card-wrapper ">
<div class="card-container">
<div class="oc-item-img"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/VNR_.png" /></div>
<div class="oc-item-text">
<h3 class="oc-item-title"><a class="oc-item-link" href="https://asvis.it/litalia-presenta-allonu-la-sua-voluntary-national-review-sullagenda-2030">L’Italia presenta all’Onu la sua Voluntary national review sull’Agenda 2030</a></h3>
<div class="oc-item-desc">
<p><em>Dal monitoraggio emerge un quadro eterogeneo e la necessità di un&#8217;accelerazione. Per la prima volta la Vnr include la Youth voluntary review con le prospettive dei giovani e 14 Local review realizzate da Regioni, Province e Città. <strong>09/07/26</strong></em></p>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Ad aprire l’incontro, moderato da <strong>Monica Paternesi</strong> di Ansa, è stato <strong>Giorgio Marrapodi</strong>, capo della Rappresentanza permanente d’Italia presso le Nazioni Unite, che ha sottolineato la “<em>forte volontà degli Stati membri dell’Onu di proseguire verso l’Agenda 2030</em>” nonostante le grandi sfide che il mondo ha dovuto affrontare negli ultimi anni, dalla pandemia alle guerre. Marrapodi ha poi ricordato come l’Italia abbia sviluppato una “<strong><em>grande capacità di coinvolgere tutte le componenti della società </em></strong><em>necessarie per assicurare uno sviluppo economico, sociale e ambientale</em>”.</p>
<p>Nel suo intervento il direttore scientifico dell’ASviS, <strong>Enrico Giovannini</strong>, ha osservato come la Vnr italiana documenti i progressi compiuti dal nostro Paese sul piano della governance e del coinvolgimento delle Regioni e dei territori, ma abbia evidenziato anche i ritardi nel raggiungimento di alcuni Goal su cui è necessario accelerare. Giovannini ha inoltre elencato alcuni punti che l’ASviS ritiene necessari per la revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile: prendere impegni più forti nella transizione energetica; accelerare sulla parità di genere; inserire la valutazione di impatto generazionale delle nuove leggi nella SNSvS; allargare il set di indicatori della SNSvS e renderlo coerente con il Pnrr; assicurare la coerenza delle politiche. “<em>Ora occorre <strong>passare dalla teorizzazione e dallo sviluppo degli strumenti al loro utilizzo concreto</strong></em>” ha concluso Giovannini.</p>
<p><strong>Alessandro Guerri</strong>, direttore generale Affari europei e internazionali e finanza sostenibile del ministero dell&#8217;Ambiente e della sicurezza energetica (Mase), ha evidenziato due novità della Vnr italiana: <strong>il coinvolgimento delle giovani generazioni e dei territori nel processo di monitoraggio</strong>. “<em>La Vnr è il primo passo</em>” ha spiegato Guerri “<em>ora è necessario lavorare su più livelli per poter rafforzare e rendere effettiva la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile</em>”.</p>
<p>La collaborazione tra istituzioni e stakeholder è stato un tema centrale anche nell’intervento di <strong>Mara Cossu</strong>, coordinatrice dell&#8217;Unità per lo sviluppo sostenibile della Direzione generale affari europei, internazionali e finanza sostenibile del Mase. “<em>Il <strong>coinvolgimento delle giovani generazioni</strong> è funzionale a costruire uno strumento complementare alla valutazione di impatto generazionale nella valutazione delle proposte normative” </em>ha sottolineato Cossu.</p>
<p><strong>Massimo Pallottino</strong>, coordinatore dell’Unità studi e advocacy di Caritas italiana e rappresentante del Forum nazionale per lo sviluppo sostenibile, ha presentato alcune questioni prioritarie per la società civile: “<em>tra questi c’è il tema della pace, in particolare la <strong>pace positiva</strong>. Spesso pensiamo alla pace come all’assenza di conflitti, mentre la pace positiva è <strong>la condizione che permette lo sviluppo delle comunità</strong></em>”.</p>
<p>A chiudere l’incontro è stato <strong>Francesco Fermanelli</strong>, rappresentante di Felcos Umbria, che ha raccontato il processo di consultazione e confronto che ha portato, per la prima volta, alla stesura di una <em>Youth voluntary review italiana, </em>sottolineando che “<em>i giovani non sono solo protagonisti del futuro, ma anche attori del presente delle nostre comunità</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dalla-vnr-alla-strategia-nazionale-la-sfida-e-accelerare-sullagenda-2030/">Dalla Vnr alla Strategia nazionale: la sfida è accelerare sull’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Il 15 luglio l&#8217;ASviS Live in diretta da New York sulla Voluntary national review dell&#8217;Italia</title>
		<link>https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Elita Viola]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 13:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
		<category><![CDATA[#goal15]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=79807</guid>

					<description><![CDATA[<p>A che punto è il nostro Paese rispetto all'Agenda 2030? Quali politiche attuare per accelarare la transizione? Esperte ed esperti, rappresentanti della società civile e delle istituzioni ne discuteranno alla luce della presentazione all'Onu del documento sulla posizione italiana. 06/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia/">Il 15 luglio l&#8217;ASviS Live in diretta da New York sulla Voluntary national review dell&#8217;Italia</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuto <strong>mercoledì 15 luglio alle ore 15:00</strong> ora italiana (9: 00 ora locale di New York) l&#8217;ASviS Live <em><strong>&#8220;L’Italia allo specchio della Voluntary National Review: </strong><strong>il giorno dopo New York e le scelte per il 2030&#8243;.</strong></em> Organizzato dall&#8217;Alleanza il giorno successivo alla presentazione della <strong>Voluntary national, local and youth review italiana</strong> <strong>(Vnlyr) </strong>presso il Forum politico di alto livello delle Nazioni Unite (Hlpf, secondo l&#8217;acronimo inglese), l&#8217;evento online organizzato dall&#8217;Alleanza ha messo in collegamento l’Italia e New York per una prima lettura pubblica del documento.</p>
<p><em><strong>RIVEDI LA DIRETTA</strong></em></p>
<div>
<div class="video-container"></div>
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<p>Cosa racconta la Vnr sul cammino compiuto dall’Italia verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile? Quali risultati, criticità e divari emergono? In che misura il coinvolgimento dei territori, della società civile e delle giovani generazioni può tradursi in una maggiore capacità di attuazione? E soprattutto, quali decisioni dovranno seguire alla presentazione del documento?</p>
<p>Rappresentanti delle istituzioni e della società civile si sono confrontati sui contenuti della Vnr, sulla distanza tra gli impegni assunti e le politiche concretamente realizzate e sui prossimi passi per rafforzare la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile. Dai collegamenti con New York è arrivato inoltre un racconto diretto del clima politico dell’High level political forum, dello stato del multilateralismo e delle indicazioni che emergono dal confronto tra i diversi Paesi.</p>
<p>L’obiettivo è andare oltre la rendicontazione e individuare le azioni necessarie per trasformare la Vnr in una vera roadmap verso il 2030.</p>
<p>L&#8217;evento è stato trasmesso in diretta streaming sui canali web e social dell&#8217;Alleanza, oltre che sul sito <a href="http://ansa.it/" target="_blank" rel="noopener">ansa.it,</a> sulla pagina <a href="https://www.facebook.com/search/top/?q=ansa" target="_blank" rel="noopener">Facebook Ansa</a> e sulla pagina <a href="https://www.facebook.com/raisostenibile" target="_blank" rel="noopener">Facebook Rai per la sostenibilità Esg</a></p>
<p><strong>Programma </strong></p>
<p><em>In diretta da Roma:</em><br />
<strong>Monica Paternesi, </strong>Ansa (moderatrice)<br />
<strong>Enrico Giovannini,</strong> Direttore Scientifico di ASviS</p>
<p><em>In diretta da New York i rappresentanti della Delegazione italiana per la presentazione della Vnlyr presso Hlpf:</em></p>
<p><strong>Giorgio Marrapodi, </strong>Capo della Rappresentanza dell&#8217;Italia a New York<br />
<strong>Alessandro Guerri, </strong>Direttore Generale Affari Europei e Internazionali e Finanza sostenibile del Ministero dell&#8217;Ambiente e della sicurezza energetica (Mase)<br />
<strong>Mara Cossu,</strong> Coordinatrice dell&#8217;Unità per lo Sviluppo Sostenibile &#8211; Direzione generale affari europei, internazionali e finanza sostenibile del Mase<br />
<strong>Massimo Pallottino, </strong>Coordinatore dell&#8217;Unità Studi e Advocacy di Caritas italiana, rappresentante del Forum Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile<br />
<strong>Francesco Fermanelli</strong>, Felcos Umbria</p>
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		<title>Prima seduta della Costituente: al via il percorso verso l&#8217;Assemblea sul futuro in programma a Parma nel 2027</title>
		<link>https://asvis.it/prima-seduta-della-costituente-al-via-il-percorso-verso-lassemblea-sul-futuro-in-programma-a-parma-nel-2027/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Annix]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 13:51:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cinquantadue partecipanti, tra giovani under 35 e mentor di alto profilo, hanno dato ieri avvio a un percorso di democrazia deliberativa senza precedenti che porterà alla nascita dell'Assemblea. 03/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/prima-seduta-della-costituente-al-via-il-percorso-verso-lassemblea-sul-futuro-in-programma-a-parma-nel-2027/">Prima seduta della Costituente: al via il percorso verso l&#8217;Assemblea sul futuro in programma a Parma nel 2027</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è svolta il primo luglio la prima seduta plenaria della <strong>“Costituente”</strong>, l&#8217;organismo composto da 52 persone che ha il compito di gettare le basi <strong>dell&#8217;Assemblea nazionale sul futuro</strong>, la cui prima riunione è in programma a Parma nella seconda metà del 2027. Si tratta di un passaggio chiave nel percorso promosso da <strong>“<a href="https://ecosistemafuturo.it/" target="_blank" rel="noopener">Ecosistema Futuro</a>”</strong>, il progetto avviato dall&#8217;<strong>Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS)</strong>, per costruire uno strumento inedito di partecipazione civica concentrato sui grandi temi che determineranno il futuro dell’Italia. </p>
<p>La Costituente riunisce <strong>40 membri under 35</strong>, selezionati attraverso la rete di ASviS e dei partner di Ecosistema Futuro per garantire pluralità di competenze ed esperienze, e <strong>12 mentor di alto profilo culturale, scientifico e istituzionale </strong>(ex-presidenti del Consiglio, della Camera, della Corte costituzionale, di organi dello Stato), chiamati ad accompagnare i lavori con un ruolo di ispirazione e scambio intergenerazionale.  </p>
<p>Nel corso della seduta di ieri sono state definite le regole di funzionamento della Costituente, presieduta dai due membri più giovani, <strong>Alice Morabito (19) </strong>ed <strong>Eugenio Russo (21)</strong>. Sono state poi composte le quattro Commissioni che definiranno le regole di funzionamento della futura Assemblea nazionale sul futuro, le quali verranno presiedute dai due membri più giovani (nel rispetto della parità di genere), i quali sono stati ufficialmente nominati durante la seduta. Mentre le funzioni di segretario di Commissione saranno svolte dalla persona più anziana. </p>
<p><em>“Essere qui oggi è sicuramente fondamentale perché ci sono tantissime persone con esperienze e  formazioni totalmente diverse che credo essenziali per la formazione di un</em> futuro” commenta la giovane presidente Morabito, seguita da Eugenio Russo<em>: “Sono molto onorato e felice di  questa opportunità e credo che sia lo spazio giusto di confronto che serve sia ai giovani che ai più  grandi per capire e tracciare veramente il futuro di questo Paese.” </em></p>
<p>Dopo l’intervento introduttivo di <strong>Enrico Giovannini </strong>(direttore scientifico di ASviS e chair del Comitato di pilotaggio di Ecosistema Futuro), hanno preso la parola i Presidenti emeriti della Corte costituzionale <strong>Giuliano Amato </strong>e <strong>Silvana Sciarra</strong>, <strong>Elena Cattaneo </strong>(scienziata e senatrice a vita),  <strong>Mario Monti </strong>(già Presidente del Consiglio dei Ministri e senatore a vita), <strong>Alessandro Pajno </strong>(già Presidente del Consiglio di Stato), <strong>Mariacristina Pisani </strong>(già Presidente del Consiglio nazionale dei giovani) e <strong>Tiziano Treu </strong>(già ministro del Lavoro e dei trasporti, già presidente del Cnel).</p>
<p>È intervenuta durante la mattinata anche <strong>Stefania Giannini</strong>, vice direttrice generale dell&#8217;Unesco. </p>
<p><strong>Enrico Giovannini </strong>ha affermato “<em>Ci auguriamo che questa iniziativa finisca in futuro nei libri di  storia, perché il sogno che sta dietro a questa iniziativa è quello di dar vita ad una nuova istituzione  del Paese. Altri Paesi europei stanno già andando verso questa direzione, con l’organizzazione di  assemblee nazionali. Come ASviS abbiamo da sempre promosso l’equità intergenerazionale al  centro sia della riforma Costituzionale del 2022 che della recente legge sulla Valutazione  d’Impatto Generazionale delle nuove norme. L’insostenibilità del nostro modello di sviluppo  ambientale, economico, sociale ed istituzionale richiede decisioni con una prospettiva di medio lungo termine, ed è qui che nasce la nostra “piccola follia”, costruire uno spazio per pensare al  futuro, ai possibili futuri davanti a noi, rendendo protagonista chi quel futuro lo vivrà più a  lungo”. </em></p>
<p><strong>Mario Monti, </strong>analizzando la situazione politica e geopolitica attuale, ribadisce l’importanza di  questa iniziativa: <em>“Che cosa è successo in questi ultimissimi anni? Siamo stati tutti costretti, politici  e cittadini, a allargare l’orizzonte geografico. Siamo diventanti tutti, volenti o nolenti, esperti di  geopolitica, ma per contrappeso non si è minimamente allargato l’orizzonte temporale. Ci si  rifugia sempre di più nel brevissimo periodo. Ecco perché questa iniziativa, e qui c’è il mio grande  dissenso rispetto all’amico Giovannini, non è una piccola follia. È una grande follia, la quale oggi  è particolarmente necessaria”</em>.  </p>
<p><em>“È da tempo che ritengo essenziale che il mondo prenda cura del proprio futuro e non soltanto del  proprio presente. Abbiamo studiato i modi più diversi per spingere la politica com’è a occuparsi  un po’ del futuro e non solo delle domande presenti da cui è pressata &#8211; </em>ha sostenuto <strong>Giuliano  Amato </strong>-. <em>Del futuro si può meglio occupare chi il futuro lo ha già dentro. E chi il futuro l’ha già  dentro sono le giovani generazioni.”. </em>Amato ha poi concluso: <em>“La questione climatica, che sta a  cuore tutti noi è una questione che ci pone delle scadenze future: il 2050. I giovani di oggi il 2050  ce l’hanno dentro È parte della loro vita, dei progetti di vita, molti dei quali sono già inquinati e  resi inquieti dalle aspettative incerte sul futuro che il mondo sta preparando a sé stesso per il  2050.”  </em></p>
<p>A riflettere sulle nuove generazioni la presidente emerita della Corte costituzionale, <strong>Silvana  Sciarra </strong>ha affermato: <em>“In tutte le mie esperienze ho sempre contrastato le visioni negative, talvolta  offensive, delle generazioni giovani, che sarebbero inattive, distanti, disinteressate. Le ho  contrastate con ragion veduta: ho incontrato sempre figure propositive, informate, capaci di  collaborare.” </em>Prosegue Silvana Sciarra: <em>“Questo ha spinto sempre più in avanti il mio desiderio  di non abbandonare questa pratica.” </em></p>
<p>Il lavoro della Costituente si articola in cinque fasi, dal momento odierno di orientamento e costruzione del gruppo fino alla redazione finale delle proposte, secondo un metodo che alternerà  sessioni plenarie e lavoro nelle Commissioni. La Costituente produrrà a gennaio <strong>2027 </strong>un Rapporto finale articolato in due parti: la prima dedicata all&#8217;architettura istituzionale e alle regole di funzionamento dell&#8217;Assemblea, la seconda alle questioni tematiche prioritarie che l&#8217;Assemblea sarà  chiamata ad affrontare. </p>
<p>Nella prima fase, la Costituente opererà attraverso quattro Commissioni di governance dedicate alla definizione dell&#8217;architettura dell&#8217;Assemblea; nella seconda, nasceranno sette Commissioni tematiche, ciascuna dedicata a un ambito che la stessa Costituente individuerà nel corso dei lavori. Il percorso prevede inoltre un Consiglio di presidenza con funzioni di coordinamento e raccordo tra i diversi livelli del processo, senza poteri decisionali propri: le scelte restano infatti di natura collettiva, frutto del confronto interno alla Costituente.  </p>
<p>Di questa iniziativa rivolta ai giovani è entusiasta anche la senatrice a vita <strong>Elena Cattaneo</strong>: <em>“Lavoro tanto con i giovani e mi piace molto farlo: non perché penso che loro abbiano sempre  ragione, o perché io condivida sempre quello che fanno. Il motivo che mi porta ad unirmi a questa  iniziativa è anche il motivo per cui sono grata di essere stata coinvolta: io continuo a fidarmi dei  giovani, perché vedo in loro il futuro che non è ancora deciso e quindi può ancora sorprendere. Ciascuno di voi giovani può sorprendere se stesso e gli altri.” </em></p>
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		<title>World Tech Conference: all’evento ASviS cinque parole chiave per governare l’AI</title>
		<link>https://asvis.it/world-tech-conference-allevento-asvis-cinque-parole-chiave-per-governare-lai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Tommasi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 13:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il dibattito all’Allianz MiCo di Milano ha tracciato la rotta per un’intelligenza artificiale davvero alleata della sostenibilità. Tra i moniti degli esperti, la necessità di non sacrificare la sicurezza davanti alla corsa finanziaria dei mercati e la tutela dei lavoratori più giovani. 26/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/world-tech-conference-allevento-asvis-cinque-parole-chiave-per-governare-lai/">World Tech Conference: all’evento ASviS cinque parole chiave per governare l’AI</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box-info">
<div class="d-box d-box-datapubb"><span class="week">venerdì</span> 26 giugno 2026</div>
<div class="d-box d-box-time"><i class="icon-hourglass-3"></i>Tempo di lettura: <span id="time">5</span> min</div>
</div>
<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>Un confronto franco, senza sconti e pregiudizi, sui reali benefici e impatti dell&#8217;intelligenza artificiale per lo sviluppo sostenibile. È quello che l’ASviS ha organizzato il 25 giugno presso l&#8217;Allianz MiCo di Milano nell&#8217;ambito della World Tech Conference, l’appuntamento internazionale dedicato alle tecnologie. In ideale continuità, seppur con un format diverso, con il &#8220;<a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/notizie/649-3823/lintelligenza-artificiale-assolta-al-salone-del-libro-ora-imputati-gli-esseri-umani">Processo all&#8217;AI</a>&#8221; celebrato a maggio al Salone del Libro, il panel milanese ha esplorato gli impatti dell’intelligenza artificiale sulle società attraverso <strong>cinque macro-parole chiave</strong>: Velocità, Governance, Sostenibilità, Educazione e Lavoro. Concetti ampi che, proprio come i Goal dell&#8217;Agenda 2030, nel corso del dibattito hanno rivelato profonde e inevitabili interconnessioni. L&#8217;incontro, moderato da <strong>Sara Zambotti</strong> (Rai Radio), ha visto la partecipazione di <strong>Enrico Giovannini</strong> (in videocollegamento), direttore scientifico dell’ASviS, <strong>Ernesto Belisario</strong>, avvocato ed esperto di Digital law, e <strong>Mara Tanelli</strong>, professoressa di Automatica al Politecnico di Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>1.Velocità</strong></p>
<p>Riflettendo sul tasso di adozione senza precedenti dell’AI (ChatGPT ha raggiunto 100 milioni di utenti in soli due mesi), il dibattito si è aperto con una domanda: <strong>le istituzioni possono tenere il passo?</strong> Secondo <strong>Belisario</strong> la risposta è sì, ma è necessario rallentare il ritmo: &#8220;<em>La velocità a cui stiamo assistendo non è tecnologica, è finanziaria. Stiamo assistendo all&#8217;evoluzione tecnologica che va alla velocità dei mercati, alla velocità del calendario delle IPO (offerte pubbliche iniziali, ndr)&#8221;</em>. Belisario ha avvertito che, in questa corsa, &#8220;<em>l&#8217;unica cosa che si può comprimere è la sicurezza</em>&#8220;, segnalando l&#8217;urgenza di regole globali perché &#8220;<em>la velocità ora è una scelta</em>&#8220;.</p>
<p><strong>Tanelli</strong> ha evidenziato come l&#8217;AI sia arrivata al grande pubblico tramite gli smartphone prima ancora di raggiungere una piena maturità scientifica e senza la necessità di nuove infrastrutture fisiche, come invece accadde per telefoni o internet. Inoltre, ha aggiunto, “<em>c&#8217;è una dicotomia tra la velocità percepita e la velocità effettiva con cui l’AI sta entrando nel mondo aziendale tradizionale</em>&#8220;, avvertendo che <strong>le aziende spingeranno sull&#8217;acceleratore</strong> &#8220;<em>non in nome della società o della scienza, ma <strong>in nome dei vantaggi finanziari</strong></em>&#8220;.</p>
<p><strong>Giovannini</strong> ha espresso dubbi sulla reale possibilità di rallentare, vista l&#8217;enorme quantità di capitali in gioco. Ha sottolineato come al momento &#8220;<em>i mercati sono in totale confusione</em>&#8221; e come, dal punto di vista aziendale, l&#8217;AI sia per ora contabilizzata principalmente come un costo, con un potenziale impatto negativo temporaneo sul Pil a parità di altre condizioni. &#8220;<em>Non abbiamo alcuna idea dell&#8217;impatto che questo potrà avere sulle norme sociali e sulle relazioni</em>&#8220;, ha avvertito, aggiungendo che <strong>la vera speranza è nella nostra capacità di anticipare il rischio</strong> e trovare delle soluzioni.</p>
<p><strong><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/IMG_5325.jpeg" alt="" width="70%" /></strong></p>
<p><strong>2.Governance</strong></p>
<p>Di fronte alla concentrazione del potere tecnologico in poche mani, il panel si è interrogato sugli strumenti per preservare la <strong>democrazia</strong> e sul ruolo dell&#8217;<strong>Unione europea</strong>. <strong>Belisario</strong> ha ricordato che l&#8217;Europa, con l&#8217;AI Act del 2024, è stata pioniera nell&#8217;imporre principi di trasparenza, supervisione umana e sostenibilità. Ma il problema oggi non è l&#8217;assenza di regole locali, bensì la <strong>mancanza di un coordinamento mondiale</strong>: &#8220;<em>Abbiamo bisogno di autorità, standard e procedure internazionali</em>&#8220;.</p>
<p>Per <strong>Tanelli</strong> l&#8217;AI rischia di amplificare una &#8220;<strong><em>povertà digitale</em></strong>&#8221; passiva, dove il 99,9% degli utenti subisce la tecnologia. &#8220;<em>La tecnologia non è mai neutrale, ha sempre implicazioni morali</em>&#8220;, ha affermato, invocando una maggiore presenza di esperti scientifici multidisciplinari ai tavoli decisionali per evitare tecnocrazie e garantire la giustizia sociale. Ha inoltre sollevato l&#8217;enorme problema della <em>liability</em> (responsabilità) e della <em>explainability</em> (spiegabilità) algoritmica, specialmente in ambiti critici come la guida autonoma.</p>
<p><strong>Giovannini</strong> ha delineato <strong>tre vie per l&#8217;Europa</strong>: educazione, ricerca sull&#8217;impatto sociale dell&#8217;AI e standardizzazione. Ma serve un’Ue coraggiosa: &#8220;<em>Dobbiamo provare a costruire un capitalismo basato sui nostri principi europei, non solo seguendo quello cinese o americano</em>&#8220;. Poi l’esortazione a misurare il progresso non solo tramite il Pil, ma attraverso indicatori di benessere equo e sostenibile.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/IMG_5322.jpeg" alt="" width="70%" /></p>
<p><strong>3.Sostenibilità</strong></p>
<p>L&#8217;AI consuma enormi quantità di energia e acqua, ma può anche spingere la transizione ecologica. Come bilanciare questi due impatti? <strong>Giovannini</strong> ha citato uno studio della Banca d&#8217;Italia secondo cui, a livello nazionale e globale, il <strong>consumo energetico dei data center</strong> al momento è gestibile, ma evidenziando una forte criticità legata alla loro elevata concentrazione a livello locale e regionale. Prendendo Milano come esempio, anche alla luce dell&#8217;ondata di calore che sta colpendo le città, ha spiegato che il vero rischio non riguarda la rete nazionale, bensì la tenuta delle reti elettriche locali: se in una singola area si dovesse concentrare un numero eccessivo di data center, si rischierebbero blackout diffusi poiché le infrastrutture cittadine non sono state progettate per quel tipo di carico.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>4 e 5. Educazione e Lavoro</strong></p>
<p>Le ultime due parole chiave sono state trattate insieme, data la loro profonda interconnessione: preparare le nuove generazioni a un mercato del lavoro trasformato. <strong>Tanelli</strong> ha proposto l&#8217;insegnamento dell&#8217;AI a partire dalle scuole elementari e la formazione mirata per i docenti. Non ha nascosti i seri impatti sociali: &#8220;<strong><em>Assisteremo a problemi di dipendenza dall&#8217;AI nelle nuove generazioni</em></strong><em>, che credo dovrebbero essere trattati come una nuova dipendenza a livello politico e sanitario</em>&#8220;. Sul fronte universitario e lavorativo, la docente ha evidenziato come <strong>l&#8217;ingresso nel mondo del lavoro sarà ancora più difficile</strong>, poiché i lavori base (&#8220;entry-level&#8221;) verranno &#8220;<em>mangiati</em>&#8221; dall&#8217;AI.</p>
<p>Sul fronte del diritto del lavoro, <strong>Belisario</strong> ha citato una recente e controversa sentenza del Tribunale di Roma che ha ritenuto legittimo il licenziamento di una graphic designer sostituita da un’AI. Contrapponendola a un caso cinese in cui è stato imposto il <em>reskilling</em> prima del licenziamento, ha detto: &#8220;<em>Abbiamo bisogno di nuove regole, ma <strong>abbiamo bisogno di nuove regole veloci</strong></em>&#8220;, poiché i costi dell&#8217;automazione non possono ricadere solo sui lavoratori.</p>
<p><strong>Giovannini</strong> ha chiuso il panel invitando a non ripetere con l&#8217;AI gli stessi errori di sottovalutazione commessi per decenni con il cambiamento climatico: &#8220;<em>Vedo un rischio enorme di polarizzazione nelle nostre economie e nelle nostre società</em>&#8220;. Poi ha accennato a un&#8217;idea emersa in un recente incontro di esperti: <strong>la creazione di una sorta di fondo di riserva o di compensazione da attivare <em>&#8220;quando qualcosa andrà storto&#8221;</em></strong>. Una proposta politica concreta per tutelare i lavoratori e i più deboli, e per governare gli impatti dell&#8217;AI.</p>
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