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	<title>Maddalena Binda, Autore presso ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
	<lastBuildDate>Wed, 21 Oct 2026 20:21:20 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Maddalena Binda, Autore presso ASviS</title>
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		<title>Ipsos: l’Italia è tra i Paesi più pessimisti sul futuro</title>
		<link>https://asvis.it/ipsos-litalia-e-tra-i-paesi-piu-pessimisti-sul-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 10:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il trasferimento tecnologico rappresenta un collo di bottiglia per il nostro Paese, nonostante il primato nelle pubblicazioni scientifiche. Servono investimenti sul capitale umano e nel mercato. Lo dimostra lo studio Teha. 07/10/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/ipsos-litalia-e-tra-i-paesi-piu-pessimisti-sul-futuro/">Ipsos: l’Italia è tra i Paesi più pessimisti sul futuro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo sempre meno ottimisti per il futuro. Solo una persona su quattro si dichiara fiducioso per lo stato del mondo nel prossimo anno. Appena una persona su tre (36%) è ottimista riguardo il proprio Paese. Ma più della metà delle persone (55%) è ottimista riguardo a sé stesso e alla propria famiglia. <strong>La speranza è diventata una questione personale.</strong></p>
<p>È quanto emerge dalla decima edizione di <a href="https://www.ipsos.com/en/ipsos-global-trends-10th-edition">Ipsos Global Trends</a>, uno studio basato su circa 30mila interviste in 38 mercati globali. Le società più ottimiste sono concentrate nei Paesi del Golfo, dell’Asia e dell’America Latina. Al primo posto della classifica c’è l’Arabia Saudita, seguita dall’India e dalla Cina. Agli ultimi posti ci sono Giappone, Francia e Germania. <strong>Anche l’Italia è in fondo alla classifica tra i Paesi più pessimisti.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>I principali risultati</strong></p>
<p>Per molte persone intervistate il <strong>cambiamento climatico</strong> non è più un rischio futuro da prevenire, ma <strong>una realtà con cui convivere</strong>. L’attenzione si sta spostando dalla prevenzione all’adattamento: le persone ora cercano soluzioni pratiche che permettano di vivere in un clima più instabile, anziché sentire messaggi incentrati esclusivamente su catastrofi e sacrifici.</p>
<p>Continua, inoltre, a crescere <strong>l’interesse per la salute fisica e mentale</strong>: più di otto persone su dieci ritengono di dover fare di più per migliorarla. I progressi della medicina e della tecnologia stanno alimentando la ricerca per la <strong>longevità</strong>, e in particolare per la possibilità di preservare le capacità fisiche, le funzioni cognitive e la qualità della vita durante l&#8217;età avanzata.</p>
<p>Le persone continuino ad accogliere le nuove tecnologie, ma sono <strong>sempre meno convinte che il progresso tecnologico porti automaticamente al progresso sociale.</strong> Il 57% delle persone intervistate ritiene che il progresso tecnologico stia distruggendo le nostre vite. È una convinzione sempre più diffusa: dal 2013 a oggi il consenso verso questa affermazione è aumentato di 23 punti percentuali in Francia, di 25 punti in Sudafrica e di 31 punti in Gran Bretagna. Per quanto riguarda <strong>l’intelligenza artificiale</strong>, il 56% delle persone concorda sul fatto che l’AI sta avendo un impatto positivo sul mondo.</p>
<p>In molti mercati, inoltre, crescono i <strong>dubbi sulla capacità di governi e servizi pubblici</strong> di affrontare le sfide future. Il 76% degli intervistati teme che il proprio governo farà troppo poco per sostenere i cittadini nei prossimi anni; una preoccupazione che, in molti mercati, mostra una tendenza in costante aumento nel lungo periodo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/ipsos-litalia-e-tra-i-paesi-piu-pessimisti-sul-futuro/">Ipsos: l’Italia è tra i Paesi più pessimisti sul futuro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L’Italia presenta all’Onu la sua Voluntary national review sull’Agenda 2030</title>
		<link>https://asvis.it/litalia-presenta-allonu-la-sua-voluntary-national-review-sullagenda-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jul 2026 14:44:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#agenda2030]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal monitoraggio emerge un quadro eterogeneo e la necessità di un'accelerazione. Per la prima volta la Vnr include la Youth voluntary review con le prospettive dei giovani e 14 Local review realizzate da Regioni, Province e Città. 09/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/litalia-presenta-allonu-la-sua-voluntary-national-review-sullagenda-2030/">L’Italia presenta all’Onu la sua Voluntary national review sull’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 13 luglio, durante l’<a href="https://asvis.it/tra-ritardi-e-impegni-a-new-york-si-fa-il-punto-sullagenda-2030">High-level political forum</a> delle Nazioni Unite in programma a New York, l’Italia presenterà la propria <a href="https://hlpf.un.org/sites/default/files/vnrs/2026/VNLYR_IT_2026.pdf"><strong><em>Voluntary national, local and youth review</em></strong></a><strong><em>,  </em></strong>un documento con cui ogni Stato illustra i progressi compiuti nell’attuazione dell’Agenda 2030 a livello nazionale e le sfide da affrontare. La <em>Voluntary national review</em> italiana, realizzata dal ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica e dal ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale nell’ambito dell’<strong>aggiornamento della Strategia nazionale di sviluppo sostenibile</strong>, è il risultato del confronto e della collaborazione con amministrazioni metropolitane, regionali e nazionali e con rappresentanti della società civile, dell’università e della ricerca e delle imprese.</p>
<p>L&#8217;obiettivo del documento è rafforzare un <strong>approccio multilivello alla sostenibilità e il coinvolgimento delle giovani generazioni. </strong>La Vnr italiana sarà infatti affiancata da <strong>14 <em>Voluntary local reviews</em></strong>, realizzata da 15 Regioni, Province autonome e Città metropolitane, e, per la prima volta, da una <strong><em>Youth voluntary review</em></strong> che incorpora nel sistema di monitoraggio le prospettive, le priorità e le proposte delle e dei giovani. Il documento individua, inoltre, <strong>tre fattori abilitanti</strong> per lo sviluppo sostenibile: la <strong>coerenza delle politiche</strong> adottate ai diversi livelli, la <strong>partecipazione </strong>di tutti gli attori della società e la diffusione di <strong>culture per la sostenibilità</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<h3 class="oc-item-title"><a class="oc-item-link" href="https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia">Il 15 luglio l&#8217;ASviS Live in diretta da New York sulla Voluntary national review dell&#8217;Italia</a></h3>
<div class="oc-item-desc">
<p><em>A che punto è il nostro Paese rispetto all&#8217;Agenda 2030? Quali politiche attuare per accelarare la transizione? Esperte ed esperti, rappresentanti della società civile e delle istituzioni ne discuteranno alla luce della presentazione all&#8217;Onu del documento sulla posizione italiana. <strong>06/07/26</strong></em></p>
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<h3><strong>A che punto è l’Italia?</strong></h3>
<p>Secondo il documento, gli Obiettivi che mostrano i <strong>progressi più limitati</strong> sono il Goal 5 “Parità di genere”, il Goal 6 “Vita sott’acqua”, il Goal 15 “Vita sulla terra” e il Goal 16 “Pace, giustizia e istituzioni solide”. Oltre il 60% degli indicatori riferiti a questi Obiettivi è stabile o in peggioramento. Registrano un <strong>notevole miglioramento</strong> il Goal 7 “Energia pulita e accessibile”, il Goal 8 “Lavoro dignitoso e crescita economica” e il Goal 17 “Partnership per gli Obiettivi”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/VNR_Goal_Italia.png" alt="" width="80%" /></p>
<p>Il confronto decennale evidenzia una <strong>situazione complessivamente positiva</strong>: per 14 dei 17 Obiettivi, almeno il 50% degli indicatori ha registrato progressi. Si conferma un basso dinamismo per il Goal 6 “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari” e per il Goal 15 “Vita sulla terra”. Il Goal 4 “Istruzione di qualità, nonostante i risultati positivi dell’ultimo anno, presenta un peggioramento per oltre il 40% degli indicatori.</p>
<p>Tra le aree geografiche emerge una <strong>polarizzazione tra Centro-Nord e Sud</strong>: al Nord il 51,2% degli indicatori si colloca al di sopra della media nazionale (48,4% al Centro); al contrario, nel Mezzogiorno, il 52,2% risulta inferiore. Il Goal 1 “Sconfiggere la povertà”, il Goal 4 “Istruzione di qualità”, il Goal 8 “Lavoro dignitoso e crescita economica” e il Goal 10 “Ridurre disuguaglianze” contribuiscono maggiormente alla performance negativa delle regioni meridionali. Nelle regioni settentrionali, invece, le maggiori criticità riguardano il Goal 2 “Sconfiggere la fame” e il Goal 12 “Consumo e produzione responsabili”.</p>
<h3><strong>La Youth voluntary review</strong></h3>
<p>Uno degli elementi di maggiore novità è la <strong><em>Youth voluntary review</em></strong>, realizzata attraverso un ampio percorso di consultazione che ha coinvolto giovani provenienti da tutto il Paese, con l&#8217;obiettivo di integrare il loro punto di vista nella revisione volontaria nazionale. “L&#8217;Italia riconosce che <strong>integrare le prospettive dei giovani</strong> nelle politiche di sviluppo sostenibile non è un mero esercizio retorico proiettato al futuro, bensì <strong>una necessità democratica</strong> del presente che richiede risposte immediate e orientate al processo” si legge nel documento.</p>
<p>Dalla consultazione emergono tre tendenze significative. La prima riguarda la sensibilità ambientale che continua a essere elevata tra i giovani, anche se con il passare degli anni aumenta la convinzione che il contributo individuale sia insufficiente a produrre un cambiamento. Aumenta, inoltre, l’importanza del <strong>benessere psicologico</strong>: il 30,5% delle e degli adolescenti indica il supporto psicologico tra i propri bisogni prioritari. Si allarga, inoltre, il divario tra scuola e futuro: il 92% dei bambini tra i 6 e i 10 anni ritiene la scuola utile per il proprio futuro, una percezione che scende al 43,1% tra ragazza e ragazzi di 11-13 anni e al 13,1% tra chi ha tra i 14 e i 18 anni.</p>
<p><a href="https://hlpf.un.org/sites/default/files/vnrs/2026/VNLYR_IT_2026.pdf"><strong>Scarica la Voluntary national review</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/litalia-presenta-allonu-la-sua-voluntary-national-review-sullagenda-2030/">L’Italia presenta all’Onu la sua Voluntary national review sull’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Tra ritardi e impegni, a New York si fa il punto sull’Agenda 2030</title>
		<link>https://asvis.it/tra-ritardi-e-impegni-a-new-york-si-fa-il-punto-sullagenda-2030/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2026 14:41:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#agenda2030]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Solo il 36% dei Target è sulla giusta traiettoria o registra progressi moderati. All’High-level political forum 2026 focus su acqua, energia, imprese e innovazione, città e partnership per gli Obiettivi. L'Italia presenta la sua Voluntary national review. 06/07/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/tra-ritardi-e-impegni-a-new-york-si-fa-il-punto-sullagenda-2030/">Tra ritardi e impegni, a New York si fa il punto sull’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 7 luglio prende il via l’<a href="https://hlpf.un.org/2026">High-level political forum (Hlpf),</a> l’appuntamento annuale delle Nazioni Unite dedicato al <strong>monitoraggio dei progressi sull’Agenda 2030</strong> e i suoi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. Fino al 15 luglio, la comunità internazionale si riunirà a New York, sotto gli auspici del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (Ecosoc), per fare il punto sullo stato dello sviluppo sostenibile nel mondo.</p>
<p>L’edizione 2026, intitolata “<em>Transformative, equitable, innovative and coordinated actions for the 2030 Agenda for sustainable development and its sustainable development goals for a sustainable future for all</em>”, sarà focalizzata su <strong>cinque Obiettivi</strong>: Goal 6 “Acqua pulita e servizi igienico-sanitari”, Goal 7 “Energia pulita e accessibile”, Goal 9 “Imprese, innovazione e infrastrutture”, Goal 11 “Città e comunità sostenibili” e Goal 17 “Partnership per gli Obiettivi”.</p>
<p>Sono <strong>36 i Paesi, tra cui l’Italia</strong>, che presenteranno la propria <strong><em>Voluntary national review (Vnr)</em></strong>, il documento con cui ogni Stato illustra i progressi compiuti nell’attuazione dell’Agenda 2030 a livello nazionale e le sfide da affrontare. Per il nostro Paese si tratta della<a href="https://hlpf.un.org/countries/italy/voluntary-national-reviews-2026" target="_blank" rel="noopener"> terza </a><em><a href="https://hlpf.un.org/countries/italy/voluntary-national-reviews-2026" target="_blank" rel="noopener">Voluntary national review</a>, </em>dopo quelle del 2017 e del 2022, ed è realizzata nell’ambito del ciclo triennale di attuazione e revisione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile (SNSvS)<em>.</em> <em>La voluntary national review</em> italiana è strutturata attorno a <strong>quattro fattori abilitanti: </strong>coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile, territorializzazione degli SDGs, culture della sostenibilità e partecipazione per lo sviluppo sostenibile. La Vnr italiana sarà affiancata da 14 <em>Voluntary local reviews</em>, realizzata da 15 Regioni, Province autonome e Città metropolitane, e, per la prima volta, da una <strong><em>Youth voluntary review</em></strong> che incorpora nel sistema di monitoraggio <strong>le prospettive, le priorità e le proposte delle giovani generazioni.<br />
</strong></p>
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<h3 class="oc-item-title"><a class="oc-item-link" href="https://asvis.it/il-15-luglio-lasvis-live-in-diretta-da-new-york-sulla-voluntary-national-review-dellitalia">Il 15 luglio l&#8217;ASviS Live in diretta da New York sulla Voluntary national review dell&#8217;Italia</a></h3>
<div class="oc-item-desc">
<p><em>A che punto è il nostro Paese rispetto all&#8217;Agenda 2030? Quali politiche attuare per accelarare la transizione? Esperte ed esperti, rappresentanti della società civile e delle istituzioni ne discuteranno alla luce della presentazione all&#8217;Onu del documento sulla posizione italiana. <strong>06/07/26</strong></em></p>
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<h3><strong>Progressi verso gli SDGs troppo lenti</strong></h3>
<p>In vista dell’High-level political forum il segretario le Nazioni Unite hanno pubblicato il <a href="https://hlpf.un.org/sites/default/files/2026-06/SG%20Progress%20Report%202026_1.pdf"><strong>rapporto annuale</strong></a><strong> </strong>sullo stato di avanzamento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Dei 139 Target con dati disponibili (su 169 totali), <strong>il 36% è in linea con gli impegni prefissati o registra progressi moderati</strong>. Quasi la metà (il 49%) avanza troppo lentamente, mentre il 15% è sceso al di sotto dei livelli di riferimento del 2015.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/graficoHLPF.png" alt="" width="70%" /></p>
<p>Il rapporto evidenzia risultati incoraggianti in alcuni ambiti, come la riduzione della mortalità materna e infantile, l&#8217;ampliamento della protezione sociale, il maggiore accesso all&#8217;acqua potabile, ai servizi igienici, all&#8217;elettricità e a internet, oltre alla crescita della capacità installata da fonti rinnovabili. Tuttavia, persistono gravi ritardi nella lotta alla povertà e alla fame, nella tutela della biodiversità, nell&#8217;azione per il clima e nella riduzione delle disuguaglianze, aggravati da conflitti, crisi economiche e da un persistente <strong>deficit di finanziamenti per lo sviluppo sostenibile</strong>.</p>
<p>Il Segretario generale delle Nazioni Unite sottolinea quindi l&#8217;urgenza di rafforzare la cooperazione internazionale e aumentare gli investimenti, affinché i progressi già dimostrati possano essere estesi a tutti gli Obiettivi di sviluppo sostenibile e a tutte le aree del mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/tra-ritardi-e-impegni-a-new-york-si-fa-il-punto-sullagenda-2030/">Tra ritardi e impegni, a New York si fa il punto sull’Agenda 2030</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Italia leader per riciclo dei rifiuti, ma resta lenta la transizione energetica</title>
		<link>https://asvis.it/italia-leader-per-riciclo-dei-rifiuti-ma-resta-lenta-la-transizione-energetica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jun 2026 13:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni tre euro di valore economico creato, uno è perso a causa di sprechi e inefficienze: un costo globale di 25mila miliardi di euro. L’Italia eccelle nell’economia circolare, ma è troppo dipendente dai combustibili fossili. 03/06/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/italia-leader-per-riciclo-dei-rifiuti-ma-resta-lenta-la-transizione-energetica/">Italia leader per riciclo dei rifiuti, ma resta lenta la transizione energetica</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Estraiamo materie prime per produrre beni che molto spesso si trasformano in rifiuti, senza rientrare nei cicli produttivi. È un modello lineare dannoso per l’ambiente e per l’economia. <strong>Ogni tre euro di valore economico creato</strong> a livello mondiale <strong>circa un euro viene perso</strong> a causa, ad esempio, dell’uso inefficiente dei materiali (inclusi energia e cibo) e dell’obsolescenza programmata. Un danno economico che ammonta circa a <strong>25mila miliardi di euro</strong>, pari al 31% del Prodotto interno lordo globale. È quanto emerge dal <strong><em><a href="https://dashboard.circularity-gap.world/report/2026/cgr-2026-overview">Circularity gap report 2026</a></em></strong>, pubblicato da Circle economy in collaborazione con Deloitte.</p>
<p>Per poter raggiungere un’economia circolare su larga scala è necessaria un’azione coordinata da parte di imprese, leader politici e istituzioni finanziarie. Ridurre la perdita di valore è fondamentale per diminuire i rischi economici, rafforzare la resilienza e costruire un&#8217;economia circolare che operi entro i limiti planetari, si legge nel Report.</p>
<p>I dati, purtroppo, evidenziano una tendenza opposta: come sottolinea il <strong><a href="https://asvis.it/rapporto-asvis-2025/">Rapporto ASviS 2025</a></strong>, <strong>consumiamo sempre più risorse</strong>. Tra il 2015 e il 2022 il consumo interno di materiali è aumentato del 23%, superando i 113 miliardi di tonnellate. Nello stesso periodo sono aumentati anche gli sprechi alimentari e i rifiuti elettronici. Oggi solo il 22% dell’e-waste viene raccolto e riciclato correttamente, mentre lo spreco di cibo genera fino al 10% delle emissioni globali di gas serra.</p>
<p>L’Italia continua a occupare una posizione di leadership nell’economia circolare tra i Paesi europei. Secondo il <strong><a href="https://circonomia.it/wp-content/uploads/2026/05/Rapporto-Circonomia_2026_rev.pdf">rapporto “Transizione energetica, decarbonizzazione, economia circolare: Europa avanti piano, Italia indietro tutta”</a></strong>, presentato all’undicesima edizione del festival <strong>Circonomia</strong>, il nostro Paese occupa la quarta posizione, dopo Danimarca, Paesi Bassi e Austria, per indice di circolarità e decarbonizzazione. L’Italia si distingue in particolare nel <strong>riciclo dei rifiuti</strong>, che raggiunge il 93% rispetto a una media europea del 61%, e nei <strong>tassi di circolarità della materia</strong>, pari al 21,6%, il terzo valore più alto in Europa.</p>
<p>A questi risultati concorrono anche le centinaia di esperienze virtuose diffuse sul territorio. Molte sono raccolte nella <strong><a href="https://buonepratiche.asvis.it/">piattaforma Best (Buone esperienze di sostenibilità nei territori)</a></strong><strong>,</strong> lanciata dall’ASviS: dalle applicazioni per monitorare lo spreco alimentare quotidiano ai centri di scambio e riuso tra cittadine e cittadini, fino alle imprese che recuperano e valorizzano gli scarti tessili.</p>
<p>I risultati positivi nell’economia circolare non devono togliere attenzione <strong>ai ritardi dell’Italia nella transizione energetica</strong>. Il Rapporto di Circonomia evidenzia che tra il 2019 e il 2022 il consumo di energia da fonti non rinnovabili si è ridotto solo del 4%, in confronto a una media europea del 13%. Anche la diffusione delle fonti rinnovabili procede più lentamente rispetto al resto dell’Unione europea: tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha poco più che raddoppiato la propria capacità fotovoltaica, mentre a livello europeo è quasi triplicata. La sfida, quindi, è integrare sempre di più economia circolare e decarbonizzazione. Recuperare materiali, allungare la vita dei prodotti e ridurre gli sprechi non basta se il sistema produttivo continua a dipendere in larga misura da energia fossile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><a href="https://dashboard.circularity-gap.world/report/2026/cgr-2026-overview">Consulta il Circularity gap report 2026</a></strong></p>
<p><strong><a href="https://circonomia.it/wp-content/uploads/2026/05/Rapporto-Circonomia_2026_rev.pdf">Scarica il Rapporto di Circonomia</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/italia-leader-per-riciclo-dei-rifiuti-ma-resta-lenta-la-transizione-energetica/">Italia leader per riciclo dei rifiuti, ma resta lenta la transizione energetica</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>“L’homo augmentatus? Non sarà per forza meno umano. E il futuro non è apocalittico”</title>
		<link>https://asvis.it/lhomo-augmentatus-non-sara-per-forza-meno-umano-e-il-futuro-non-e-apocalittico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 15:11:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
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		<category><![CDATA[#NewsAderente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immaginare i domani preferibili significa interrogarsi sulle conseguenze delle scelte attuali. Alla presentazione del nostro nuovo libro, abbiamo discusso con Luca De De Biase di AI, relazioni e trasformazioni sociali. 18/05/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lhomo-augmentatus-non-sara-per-forza-meno-umano-e-il-futuro-non-e-apocalittico/">“L’homo augmentatus? Non sarà per forza meno umano. E il futuro non è apocalittico”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p><em>Immaginare i domani preferibili significa interrogarsi sulle conseguenze delle scelte attuali. Alla presentazione del nostro nuovo libro, abbiamo discusso con Luca De De Biase di AI, relazioni e trasformazioni sociali. <strong>18/05/26</strong></em></p>
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<p>Come sarà l’essere umano tra cinquant’anni? Sarà più solo, più libero di esprimere la propria creatività o più dipendente dalla tecnologia? Attorno a queste domande si è sviluppato, il 14 maggio, <a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/torino/684-1657/2026-2076-dallhomo-sapiens-allhomo-augmentatus" target="_blank" rel="noopener">l’incontro al Salone del Libro di Torino</a> dedicato alla presentazione del volume <a href="https://futuranetwork.eu/public/oltreil2030/files/Pubblicazioni/HomoSapiensHomoAugmentatus.pdf"><strong>“<em>2026-2076. Dall’Homo Sapiens all’Homo Augmentatus</em>”</strong></a>, curato dalla redazione di Futura Network.</p>
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<p>Apre l’evento <strong>Flavia Belladonna</strong>, responsabile della redazione dell’ASviS, che sottolinea l’importanza di parlare di futuro anche se “<strong><em>il futuro</em> <em>genera incertezza e fa paura,</em></strong><em> soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo. <strong>La domanda, quindi, è: siamo ancora capaci di immaginare il futuro?</strong>”. </em>A dialogare con gli autori del volume è il giornalista e scrittore <strong>Luca De Biase</strong>: “<em>Il futuro non esiste, nessuno l’ha visto, nessuno ci è mai andato, ma esistono delle teorie molto solide che ci proiettano in avanti</em>”, osserva. “<em>Il tema è parlare delle conseguenze di quello che facciamo e pensiamo oggi. Ci sono molte cose che possono essere sovrapposte, tempi lunghi e tempi brevi. Parliamo di noi, di quello che sappiamo riconoscere, degli spunti di immaginazione</em>”. Ed è per questo che il futuro, per definizione, è aperto e ricco di possibilità.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/LibroFutura_1_1_.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p><strong>Donato Speroni</strong>, senior expert dell’ASviS e responsabile della redazione di FUTURAnetwork, offre una panoramica generale dei temi affrontati nel libro, dall’evoluzione dei rapporti di genere ai cambiamenti negli stili di vita delle persone, soffermandosi in particolare sull’<strong>andamento demografico</strong>. La popolazione mondiale ha superato gli otto miliardi di persone e nei prossimi decenni potrebbe raggiungere i dieci miliardi. La crescita però a un certo punto si fermerà perché i tassi di fecondità sono in calo in tutto il mondo, anche nei Paesi in via di sviluppo. La sfida è quindi riuscire a garantire una vita dignitosa a dieci miliardi di persone. “<em>Le disuguaglianze saranno sempre maggiori, come sta già avvenendo ora, tra i Paesi e all’interno dei Paesi oppure ci sarà un punto di svolta perché la situazione diventerà insopportabile?</em>”, si chiede Speroni.</p>
<h3><em><a href="https://futuranetwork.eu/public/oltreil2030/files/Pubblicazioni/HomoSapiensHomoAugmentatus.pdf"><strong>   SCARICA IL VOLUME &#8220;2026-2076. DALL&#8217;HOMO SAPIENS ALL&#8217;HOMO AUGMENTATUS&#8221;   </strong></a></em></h3>
<p><strong>Flavio Natale</strong> della redazione di FUTURAnetwork presenta la sezione del libro dedicata alle interviste a esperte ed esperti. “<em>Abbiamo intervistato, tra l’altro, lo scrittore e giornalista <strong>Riccardo Luna</strong> sull’evoluzione di internet</em>”, racconta Natale, “<em>e la direttrice dell’area ricerca di Randstad, <strong>Rossella Fasola</strong>, sul futuro del lavoro e sulla centralità delle soft skills, e poi il direttore scientifico del Cmcc <strong>Giulio Boccaletti</strong>, e lo scrittore pubblicitario <strong>Paolo Iabichino</strong></em>”. Un punto comune emerso dalle interviste è <strong>l’importanza delle relazioni tra le persone, delle emozioni, dell’estro e della creatività </strong>che rimarranno caratteristiche distintive dell’essere umano. <strong>Pietro Speroni di Fenizio</strong>, matematico e curatore del blog <em>AI Visions </em>sul nostro sito, racconta il funzionamento di <strong>Futures gallery</strong>, un sistema che, sfruttando l’intelligenza artificiale, permette di <strong>immaginare gli scenari futuri</strong>, anche da punti di vista differenti. “<em>È un caleidoscopio che prende elementi diversi su tanti argomenti e li mette insieme per sviluppare gli eventi futuri”, afferma.</em></p>
<p><em><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/LibroFutura_2.jpg" alt="" width="80%" /></em></p>
<p>Il dibattito si concentra poi su come cambierà l’essere umano. Per <strong>Andrea De Tommasi</strong>, viceresponsabile di Futura Network, “<em>l’homo augmentatus non sarà per forza meno umano, perché l’intelligenza artificiale potrebbe aiutarci a vivere meglio, migliorare la nostra conoscenza, aumentare il tempo libero, ridurre i compiti ripetitivi e permetterci di occuparci degli altri</em>”.</p>
<p>Accanto alle opportunità emergono anche i rischi, tra cui la perdita della capacità di comunicare e provare empatia, in una società sempre più segnata dalla solitudine. La diffusione delle <strong><em>AI companion</em></strong>, i sistemi di intelligenza artificiale progettati per tenere compagnia alle persone, ne, è un esempio concreto e attuale. Speroni richiama l’attenzione anche su un altro possibile effetto negativo, cioè la concentrazione del potere nelle mani di pochi soggetti in grado di controllare le tecnologie e i dati.</p>
<p>De Tommasi ci tiene però a sottolineare che “<em>il futuro delineato nel libro non è cupo né apocalittico. È <strong>un futuro che possiamo costruire, desiderabile e sostenibile</strong></em>”. Anche De Biase ricorda l’importanza del modo di raccontare gli scenari futuri, perché essere catastrofisti rischia solo di allontanare le persone dal dibattito sul futuro preferibile.</p>
<p>Anche il numeroso pubblico presente in sala contribuisce ad ampliare la riflessione, tra chi esprime la preoccupazione per un mondo privo di empatia e chi si chiede cosa potrebbe accadere a una società incapace di funzionare senza intelligenza artificiale. A chiudere l’incontro è Luca De Biase: “<em>Avere</em> <em>un unico futuro è un segno di potere, immaginare molti futuri è un gesto di liberazione”</em>. Una frase che restituire l’idea centrale del dibattito: il futuro non è qualcosa da attendere passivamente, ma un ampio spettro di possibilità il cui esito dipende dalle scelte collettive che faremo oggi.</p>
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<p><a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/torino/684-1657/2026-2076-dallhomo-sapiens-allhomo-augmentatus" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rivedi l&#8217;evento</strong></a></p>
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		<title>A Parma la prima “Piazza sul futuro” per immaginare l’Italia di domani</title>
		<link>https://asvis.it/a-parma-la-prima-piazza-sul-futuro-per-immaginare-litalia-di-domani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 May 2026 15:15:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#agenda2030]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_News_Alleanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Energia, lavoro e innovazione al centro dell’evento realizzato nell’ambito di Ecosistema Futuro. Avviato il percorso verso l’Assemblea nazionale sul futuro. Nel pomeriggio sei workshop su temi cruciali, dal clima alle politiche dell’abitare. 15/05/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/a-parma-la-prima-piazza-sul-futuro-per-immaginare-litalia-di-domani/">A Parma la prima “Piazza sul futuro” per immaginare l’Italia di domani</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p><em>Energia, lavoro e innovazione al centro dell’evento realizzato nell’ambito di Ecosistema Futuro. Avviato il percorso verso l’Assemblea nazionale sul futuro. Nel pomeriggio sei workshop su temi cruciali, dal clima alle politiche dell’abitare.<strong> 15/05/26</strong></em></p>
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<p>Idee e visioni per il futuro, ma anche proposte concrete e soluzioni già disponibili. Enti locali, rappresentanti di università e centri di ricerca, imprenditrici e imprenditori, e soprattutto tanti giovani danno vita a un confronto sui grandi temi del presente e del futuro: energia, lavoro e innovazione. L’evento “<strong><a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/parma/">Futuro in corso: giovani idee per l’Italia</a></strong>”, realizzato a Parma nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile e del progetto <a href="https://ecosistemafuturo.it/">Ecosistema Futuro</a> promosso dall’ASviS, smentisce il luogo comune di giovani disinteressati alla politica e dà il via alla prima <strong>Piazza sul futuro</strong>, un percorso di partecipazione civica dal basso e a trazione giovanile che attraverserà il Paese con proposte e iniziative verso il 2050.</p>
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<p>Ad aprire l’evento, moderato da <strong>Andrea Grieco</strong> di ASviS e <strong>Livia Viganò</strong> di Factanza<strong>, </strong>è <strong>Michele Guerra</strong>, presidente della Fondazione Teatro Regio di Parma e sindaco del Comune di Parma, che racconta alcune delle azioni intraprese dalla città, dall’impegno per la neutralità climatica al 2030 alla nomina di un assessorato dedicato esclusivamente alle comunità giovanili e l’introduzione di uno <strong><em>youth test</em></strong> per valutare l’impatto intergenerazionale delle delibere del Comune. “<em>Noi dobbiamo <strong>tenere vivo e alimentare l’intelligenza e il ‘pensiero diverso’ dei giovani</strong> e far vedere alle ragazze e ai ragazzi che le loro idee hanno un peso e sono applicate dalla politica, altrimenti si crea sfiducia, distanza tra le generazioni e disimpegno dei giovani rispetto alla politica”</em> sottolinea il sindaco. Anche <strong>Anita Riccardi</strong> del Consiglio locale dei giovani di Parma spiega l’importanza di coinvolgerli nel disegno delle politiche e di creare <strong>spazi che accolgano la pluralità di voci</strong> perché “<em>spesso i giovani vengono inseriti in un’unica bolla, ma sono diversi e hanno istanze, esigenze e identità diverse</em>”.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Parma_1.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Sale poi sul palco<strong> Giulia Di Donato</strong>, co-coordinatrice dell’area partecipazione di Ecosistema Futuro, per presentare il percorso verso <strong>l’istituzione dell’</strong><a href="https://ecosistemafuturo.it/partecipazione/assemblea-nazionale-sul-futuro/"><strong>Assemblea nazionale sul futuro</strong></a>, “il primo esperimento di democrazia deliberativa in Italia dedicato alle politiche di lungo periodo”. Un campione di cittadine e cittadini avvierà <strong>un processo di riflessione, dialogo e partecipazione civica</strong> per dialogare su temi rilevanti per le politiche pubbliche per il futuro ed elaborare proposte di <em>policy</em> da consegnare poi ai <em>policy maker</em> e alle istituzioni.</p>
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<p>Per tutto il 2026, inoltre, una <strong>Costituente, </strong>di cui fanno parte 40 giovani under 35 e 12 mentor, tra cui <strong>Giuliano Amato</strong>, ex Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana, discuterà le regole e le modalità di realizzazione dell’Assemblea, e i macro-temi che verranno discussi. Una piattaforma online permetterà una partecipazione diffusa sul territorio nazionale. Tutte e tutti potranno infatti organizzare <strong>“Piazze sul futuro”</strong>, ossia spazi informali di discussione e riflessione.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Parma_2.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Il primo panel della mattinata riguarda il <strong>futuro dell’energia</strong>. Secondo <strong>Giovanni Gazza</strong>, <em>chief financial officer</em> di Iren, “<em>il futuro dell’energia non ci deve spaventare</em>” perché le tecnologie, le fonti rinnovabili e il risparmio energetico offrono soluzioni concrete a questa sfida. La vera sfida è “<strong><em>passare dalla teorizzazione della sostenibilità all’azione</em></strong>”. Sull’importanza della tecnologia e dell’innovazione si sofferma anche <strong>Federico Cuppoloni,</strong> director di CleanTechForItaly: “<em>ci sono due tipi di tecnologie. Le prime sono le tecnologie mature che vanno solo messe a terra, per cui è necessario creare infrastrutture e un quadro normativo chiaro</em>”, spiega Cuppoloni, “<em>e poi ci sono tecnologie ancora in fase di sviluppo, come lo stoccaggio a lungo termine, che rappresentano <strong>un’opportunità industriale per l’Europa e per l’Italia</strong></em>”.</p>
<p>L’Italia però è ancora molto dipendente dai combustibili fossili. “<em>Allontanarci da questa dipendenza è fondamentale per la decarbonizzazione e per garantire un clima vivibile alle future generazioni, ma anche per la sicurezza energetica</em>” sottolinea <strong>Alice Di Bella,</strong> ricercatrice del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici. Per farlo occorre <strong>investire nelle fonti rinnovabili,</strong> che permettono anche di abbassare i costi dell’energia per famiglie e imprese, <strong>e nell’elettrificazione</strong> per distribuire l’energia in tutto il Paese.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Parma_4.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>Il secondo panel si concentra sul <strong>futuro del lavoro</strong>. <strong>Tomaso Greco</strong>, co-fondatore di Adesso! e Generazione sospesa, parla della necessità di assicurare all’Italia <strong>una crescita economica costante</strong> perché “<em>un Paese che diventa più povero difficilmente diventa più giusto. La crescita da sola non basta, è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per una maggiore giustizia sociale</em>”. Oggi, invece, ci troviamo di fonte a generazioni che vedono le proprie condizioni di vita peggiorare rispetto a quelle dei propri genitori, nonostante un livello di istruzione e di innovazione migliori. <strong>Marco Leonardi</strong>, professore dell’Università degli Studi di Milano, si sofferma sulla fuga dei giovani all’estero, un fenomeno che, unito al calo delle nascite, rischia di compromettere la stabilità dell’intero sistema italiano. Per questo, secondo Leonardi, occorre “<strong><em>fare attenzione all’attrattività delle nostre città, </em></strong><em>concentrandosi non solo sui salari, ma anche sui costi degli affitti e sui servizi offerti”.</em> Uno dei grandi cambiamenti avvenuti negli ultimi decenni nel mondo del lavoro è la <strong>perdita del senso di solidarietà di classe</strong> e la diffusione di una narrazione individualista. “<em>C’è solo la competizione individuale: se vai bene è merito tuo, se non ce la fai è colpa tua</em>” sottolinea <strong>Marta Fana,</strong> ricercatrice dell’Università di Parma, “<em>è una narrazione che vuole disunire, ma in realtà c’è ancora tanto fermento, le persone continuano a lottare</em>”.</p>
<p>Salgono poi sul palco due studentesse del <strong>Liceo Ulivi di Parma</strong>, Eva Bianchi e Caterina Carmosino, per raccontare il progetto, realizzato dalla loro classe sotto la supervisione della professoressa Sandra Tonna per <strong>Parma Città europea dei giovani 2027</strong>, con l’obiettivo di valorizzare le attività per i giovani presenti nella città.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Parma_5.jpg" alt="" width="80%" /></p>
<p>L’ultimo panel della giornata riguarda il <strong>futuro dell’innovazione</strong>. <strong>Raffaele Del Monaco</strong>, capo delle relazioni strategiche di Entopan, parla dell’importanza di <strong>perseguire una “innovazione armonica” </strong>orientata al progresso della persona, al bene comune e all’interesse delle future generazioni. “<em>Non è solo un discorso di fare del bene</em>”, sottolinea Del Monaco, “<em>ma anche di efficacia e pratica perché l’innovazione armonica conviene</em>”. Segue poi il racconto di due giovani che, con le loro start up, stanno concretizzando l’innovazione armonica: <strong>Giulia Di Tomaso, </strong><em>chief technical officer</em> e <em>co-founder</em> di Heremos, con una tecnologia in grado di monitorare in modo non invasivo le reazioni fisiologiche dei pazienti e aiutare le aziende farmaceutiche e le strutture sanitarie a fornire terapie migliori ai pazienti; <strong>Alessandra Accogli</strong>, Ceo e <em>co-founder</em> di Sinergyflow, con una batteria a celle di flusso per stoccare grandi quantità di energia e contribuire alla democratizzazione dell’accesso all’energia. Per Di Tomaso e Accogli è necessario incentivare una <strong>cultura dell’innovazione</strong> nel nostro Paese, attraverso programmi di <em>open innovation</em> e politiche industriali che favoriscano l’adozione di tecnologie innovative.</p>
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<p><a href="https://2026.festivalsvilupposostenibile.it/parma/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rivedi l&#8217;evento</strong></a></p>
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<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/a-parma-la-prima-piazza-sul-futuro-per-immaginare-litalia-di-domani/">A Parma la prima “Piazza sul futuro” per immaginare l’Italia di domani</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>La tratta degli schiavi è stato “il più grave crimine contro l’umanità” secondo l’Onu</title>
		<link>https://asvis.it/la-tratta-degli-schiavi-e-stato-il-piu-grave-crimine-contro-lumanita-secondo-lonu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2026 13:09:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La risoluzione delle Nazioni Unite divide la comunità internazionale: 123 voti favorevoli, tre contrari e 52 astenuti, tra cui l’Italia. Aumenta il ruolo del Sud globale nelle istituzioni. 8/04/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-tratta-degli-schiavi-e-stato-il-piu-grave-crimine-contro-lumanita-secondo-lonu/">La tratta degli schiavi è stato “il più grave crimine contro l’umanità” secondo l’Onu</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per oltre 400 anni, tra il 16esimo e il 19esimo secolo, circa <strong>15 milioni di uomini, donne e bambini</strong> furono deportati dall’Africa verso le Americhe come <strong>schiavi. </strong>Privati di ogni diritto e della propria identità e dopo un lungo viaggio disumano attraverso l’Atlantico (il cosiddetto <em>middle passage</em>), erano costretti a lavorare nei campi di cotone o nelle piantagioni di zucchero e caffè. Un sistema basato sulla violenza e la disumanizzazione, formalmente abolito tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, le cui ripercussioni continuano a manifestarsi sotto forma di razzismo sistemico e disuguaglianze socio-economiche.</p>
<p>Il 25 marzo 2026, in occasione della Giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha approvato una <a href="https://news.un.org/en/story/2026/03/1167199">risoluzione</a> che definisce la tratta transatlantica degli schiavi come “<strong>il più grave crimine contro l’umanità</strong>”. Si tratta di una risoluzione con un forte valore simbolico poiché incoraggia gli Stati ad avviare <strong>forme di giustizia riparativa</strong>, come scuse ufficiali, restituzione di beni culturali o compensazioni economiche.</p>
<p>Alcuni Stati hanno già intrapreso questo percorso. Nel 2022, ad esempio, il primo ministro dei Paesi Bassi Mark Rutte si è <a href="https://www.government.nl/latest/news/2022/12/19/government-apologises-for-the-netherlands-role-in-the-history-of-slavery">formalmente scusato</a> per il coinvolgimento del proprio Paese nella tratta, annunciando un fondo di 200 milioni di euro per progetti di sensibilizzazione e ricerca. Nello stesso anno, la Germania ha restituito al Benin 22 artefatti di bronzo sottratti in epoca coloniale, un passo significativo nel dibattito sulla restituzione del patrimonio culturale.</p>
<p>Il voto, però, ha reso ancora più evidente la <strong>frammentazione della comunità internazionale</strong>. La risoluzione, proposta dal <strong>Ghana</strong> e sostenuta dall’<strong>Unione africana e dalla Comunità caraibica</strong>, è stata approvata con 123 voti favorevoli, <strong>tre voti contrari</strong> (Argentina, Israele e Stati Uniti) e 52 astenuti, tra cui l’Austria, la Francia e l’Italia. I Paesi contrari o astenuti hanno espresso preoccupazione per il rischio di introdurre una<strong> “gerarchia tra i crimini”</strong> nel diritto internazionale. Tradizionalmente basato su categorie distinte, ma non ordinate per gravità assoluta. I sostenitori, al contrario, sottolineano la necessità di ottenere un riconoscimento esplicito per un crimine che continua ad avere conseguenze anche nel presente.</p>
<p>La risoluzione rappresenta anche un segnale del <strong>rafforzamento del ruolo del Sud globale</strong> nelle istituzioni internazionali, in particolare nella <strong>lotta contro il cambiamento climatico</strong>, per cui richiedono azioni concrete da parte dei Paesi più industrializzati e fondi di riparazione per le conseguenze che subiranno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/la-tratta-degli-schiavi-e-stato-il-piu-grave-crimine-contro-lumanita-secondo-lonu/">La tratta degli schiavi è stato “il più grave crimine contro l’umanità” secondo l’Onu</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Acqua nel mirino: la guerra accelera la crisi idrica globale</title>
		<link>https://asvis.it/acqua-nel-mirino-la-guerra-accelera-la-crisi-idrica-globale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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		<category><![CDATA[#goal6]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oltre due miliardi di persone senz’acqua e danni irreversibili alle riserve: il mondo entra in un’era di “bancarotta idrica”. In Italia pesa la cattiva manutenzione dei sistemi di raccolta e distribuzione dell’acqua. 23/03/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/acqua-nel-mirino-la-guerra-accelera-la-crisi-idrica-globale/">Acqua nel mirino: la guerra accelera la crisi idrica globale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nel pieno della guerra tra Iran, Stati Uniti e Israele, anche <strong>le infrastrutture idriche sono diventate un bersaglio</strong>. Nei primi giorni di conflitto, scoppiato il 28 febbraio a seguito di un attacco statunitense, la centrale idrica ed elettrica Fujairah F1 negli Emirati Arabi Uniti e la centrale idroelettrica di Doha West in Kuwait sono stati danneggiati da detriti di missili e droni intercettati. Il 7 marzo un raid aereo, per cui l’Iran ritiene responsabili gli Stati Uniti, ha colpito un impianto di desalinizzazione dell’isola di Qesham, nello stretto di Hormuz. Il giorno successivo un drone iraniano ha raggiunto uno degli impianti di desalinizzazione del Paese, senza compromettere l’approvvigionamento idrico.</p>
<p>Nei Paesi del Golfo la <a href="https://www.csis.org/analysis/could-iran-disrupt-gulf-countries-desalinated-water-supplies"><strong>sopravvivenza della popolazione e dell’economia locale</strong></a> dipende quasi interamente dagli <strong>impianti di desalinizzazione</strong>. In <strong>Qatar</strong>, ad esempio, questa tecnologia copre il 77,3% del fabbisogno idrico totale e il 99% di quello di acqua potabile; in <strong>Bahrein</strong> le percentuali superano il 67% e il 90%. In tutta la regione sono presenti quasi 450 impianti di desalinizzazione. L’acqua è un problema anche per l’<strong>Iran</strong>: da oltre sei anni il Paese è alle prese con una <a href="https://www.theguardian.com/world/2026/jan/15/how-day-zero-water-shortages-in-iran-are-fuelling-protests"><strong>grave siccità</strong></a> che in alcuni casi ha alimentato le proteste locali. È il segno evidente di come la crisi idrica non sia solo una questione ambientale, ma un fattore sempre più rilevante negli equilibri geopolitici e nella stabilità interna.</p>
<p><strong>Una crisi idrica globale</strong></p>
<p>Secondo le Nazioni Unite, il mondo sta entrando nell’era di una “<a href="https://news.un.org/en/story/2026/01/1166800"><strong>bancarotta idrica</strong></a>”, in cui la domanda supera stabilmente le risorse disponibili. Oltre due miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura e quasi il <strong>75% della popolazione mondiale</strong> vive in paesi classificati come insicuri dal punto di vista idrico o in condizioni di <strong>grave insicurezza idrica. </strong>A questo si aggiungono i <strong>danni irreversibili alle riserve idriche naturali</strong>: dagli inizi degli anni ’90 più della metà dei grandi laghi del mondo si è ridotta e dal 1970 circa il 35% delle zone umide naturali è andato perduto.</p>
<p>La crisi idrica è anche una questione di <a href="https://www.theguardian.com/society/2026/mar/19/women-and-girls-bearing-brunt-of-water-shortages-globally-un-warns"><strong>disuguaglianze di genere</strong></a>. In assenza di acqua corrente sono soprattutto le donne e le ragazze a dover percorrere ogni giorno chilometri per raccogliere acqua, sottraendo tempo all’istruzione e al lavoro e rafforzando situazioni di povertà e marginalizzazione.</p>
<p><strong>La situazione in Italia</strong></p>
<p>In Italia la <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Rapporto_Territori/2025/Report_TERRITORI_2025_WEB.pdf"><strong>disponibilità naturale di acqua</strong></a> si è ridotta di oltre il 20% dal 1951 a oggi, rendendo il nostro Paese sempre più esposto alla <a href="https://futuranetwork.eu/acqua-e-servizi-igienici/683-5566/tra-clima-estremo-e-infrastrutture-inefficienti-litalia-rischia-una-crisi-idrica-sempre-piu-grave"><strong>siccità</strong></a>. Il problema non riguarda solo la quantità di acqua disponibile, ma anche la sua gestione. Per raccogliere e conservare l’acqua piovana occorrono <strong>infrastrutture di stoccaggio efficienti</strong>, come invasi e laghetti, che non sempre possono essere utilizzati a pieno regime a causa dei sedimenti accumulati negli anni.</p>
<hr />
<p><em><strong>LEGGI ANCHE &#8211; <a href="https://futuranetwork.eu/acqua-e-servizi-igienici/683-5566/tra-clima-estremo-e-infrastrutture-inefficienti-litalia-rischia-una-crisi-idrica-sempre-piu-grave" target="_blank" rel="noopener">TRA CLIMA ESTREMO E INFRASTRUTTURE INEFFICIENTI L&#8217;ITALIA RISCHIA UNA CRISI IDRICA SEMPRE PI</a></strong><a href="https://futuranetwork.eu/acqua-e-servizi-igienici/683-5566/tra-clima-estremo-e-infrastrutture-inefficienti-litalia-rischia-una-crisi-idrica-sempre-piu-grave" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ù</strong><strong> GRAVE</strong></a></em></p>
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<p>Come sottolinea il <a href="https://asvis.it/rapporto-2025-goal-6-acqua-pulita-servizi-igienico-sanitari/">Rapporto ASviS 2025</a>, inoltre, resta particolarmente grave la <strong>dispersione idrica</strong>: in media, il <strong>42,4%</strong> dell’acqua immessa nelle reti svanisce prima di arrivare ai rubinetti, soprattutto a causa di infrastrutture obsolete (circa un quarto delle reti ha più di 50 anni). Nonostante gli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), appare difficilmente raggiungibile l’obiettivo di portare la dispersione idrica al 35,2% entro il 2026.</p>
<p><strong>Le possibili soluzioni</strong></p>
<p>Tra le innovazioni più promettenti c’è il perfezionamento della tecnologia sviluppata dal premio Nobel per la chimica Omar Yaghi che permette di <a href="https://futuranetwork.eu/acqua-e-servizi-igienici/683-6202/il-nobel-omar-yaghi-e-la-macchina-che-estrae-acqua-dallaria-secca"><strong>catturare l’umidità</strong></a> presente nell’aria e<strong> trasformarla in acqua potabile</strong>. Questo sistema, grande come un container e alimentato a energia solare, rappresenta una speranza concreta per le comunità costiere o desertiche dove la desalinizzazione tradizionale è troppo costosa o inquinante. Esistono poi soluzioni già consolidate, come il <strong>riutilizzo delle acque reflue</strong>: a Singapore, ad esempio, sono attive <a href="https://www.pub.gov.sg/Public/WaterLoop/OurWaterStory/NEWater">quattro centrali NEWater</a> che, attraverso un processo di microfiltrazione, osmosi inversa e disinfezione a raggi ultravioletti, permettono di riutilizzare le acque raccolte per scopri industriali e di raffreddamento. Un contributo fondamentale è svolto anche dalle tecnologie che permettono di <strong>ridurre i consumi</strong>, a partire dall’<a href="https://futuranetwork.eu/alimentazione-e-agricoltura/689-3792/per-produrre-di-piu-e-consumare-meno-acqua-si-allarga-lo-spazio-dellagricoltura-40">agricoltura</a> che utilizza circa il 70% dell’acqua dolce globale. Sistemi di irrigazione goccia a goccia, agricoltura verticale e droni per il monitoraggio permettono di ottimizzare l’utilizzo delle risorse idriche e limitare gli sprechi.</p>
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<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/un-campo-sterrato-con-rocce-e-un-albero-sUvOgg-y074" target="_blank" rel="noopener">Unsplash</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/acqua-nel-mirino-la-guerra-accelera-la-crisi-idrica-globale/">Acqua nel mirino: la guerra accelera la crisi idrica globale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>FOCUS. L’era dei single e dei partner virtuali</title>
		<link>https://asvis.it/focus-lera-dei-single-e-dei-partner-virtuali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal3]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mentre i matrimoni calano e le app di dating perdono utenti, milioni di persone sperimentano nuovi modi per cercare amore e amicizia, tra corsi di seduzione e compagni virtuali. [Da FUTURAnetwork] 13/03/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/focus-lera-dei-single-e-dei-partner-virtuali/">FOCUS. L’era dei single e dei partner virtuali</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Negli ultimi anni il modo in cui costruiamo relazioni è cambiato profondamente. Il matrimonio non è più l’unico obiettivo a cui una coppia aspira, cresce il numero di persone single, si diffondono legami più fluidi, aumenta il senso di solitudine e, in alcuni casi, la compagnia si cerca nei chatbot di intelligenza artificiale.</p>
<h3><span style="color: #000000"><strong>Meglio soli</strong></span></h3>
<p>“Avere un fidanzato è diventato imbarazzante?”. È la provocazione lanciata dalla giornalista Chanté Joseph in un articolo pubblicato su <a href="https://www.vogue.com/article/is-having-a-boyfriend-embarrassing-now"><em>Vogue</em></a>, notando come molte influencer, ma anche ragazze e donne comuni, condividano sempre meno foto con i propri partner. Secondo Joseph, mostrare la propria relazione sui social è considerata una cosa tradizionale, quasi antiquata. Al contrario essere single è motivo di orgoglio perché considerato una forma di libertà e indipendenza.</p>
<p>Al di là della provocazione, i dati indicano che in molti Paesi il <strong>numero di persone single è in aumento</strong>. L’<a href="https://www.economist.com/leaders/2025/11/06/the-rise-of-singlehood-is-reshaping-the-world"><em>Economist</em></a> ha addirittura parlato di una “<strong>grave recessione nelle relazioni</strong>”. Negli Stati Uniti, ad esempio, il numero di giovani tra i 25 e i 34 anni che non ha un partner o non è sposato è raddoppiato negli ultimi cinquant’anni. Anche in <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/05/RA-2025-Capitolo-2.pdf"><strong>Italia</strong></a> si osserva una tendenza simile: la quota di persone single è quasi raddoppiata negli ultimi vent’anni e i 6,3 milioni di persone single non vedove rappresentano ormai una famiglia su quattro.</p>
<p>Le ragioni sono diverse. Da un lato l’<strong>aumento dell’occupazione femminile </strong>consente a molte donne di vivere da sole senza dipendere economicamente da un partner; dall’altro il crescente <strong>divario politico tra uomini e donne</strong>, con i primi mediamente orientati su idee più conservatrici e le seconde vicine a posizioni più progressiste, rendono difficile trovare partner con valori simili.</p>
<p>Anche la tecnologia e la diffusione di smartphone e social media gioca un ruolo. Come nota il <a href="https://www.ft.com/content/43e2b4f6-5ab7-4c47-b9fd-d611c36dad74"><em>Financial Times</em></a>, “le differenze geografiche nell&#8217;aumento della condizione di single rispecchiano ampiamente l&#8217;utilizzo di internet, in particolare tra le donne, il cui modo di valutare i potenziali partner sta cambiando”. Nei Paesi più connessi, in Europa, America Latina e Asia orientale, il numero di coppie si sta riducendo più rapidamente rispetto ad altre aree del mondo, mentre nel Sud dell’Asia, dove l’accesso a internet tra le donne è ancora limitato, il fenomeno è meno evidente.</p>
<h3><span style="color: #000000"><strong>In cerca dell’anima gemella</strong></span></h3>
<p>Non tutti, però, sono single per scelta. Secondo uno studio condotto in 14 Paesi citato dall’<em>Economist, </em>solo il 40 per cento di chi è solo dichiara di non essere interessato a una relazione. Questo suggerisce, almeno in parte, una sorta di <strong>fallimento nel modo in cui le persone si incontrano</strong>. I social media e le app di dating hanno ampliato il numero di potenziali partner, ma hanno aumentato anche la selettività, trasformando la ricerca di una relazione in un processo spesso frustrante. Il <em>Pew reaserch center</em> ha rilevato che il 46% degli utenti di <a href="https://futuranetwork.eu/news/534-5562/cambia-il-modo-in-cui-i-giovani-si-incontrano-online"><strong>app di dating</strong></a> ha avuto esperienze negative. Dopo una fase di crescita ed entusiasmo, queste applicazioni stanno ora registrando <strong>un progressivo calo di utenti</strong>.</p>
<p>La frustrazione di non trovare un partner non è rimasta limitata alla sfera privata, ma ha alimentato una <strong>polarizzazione tra i sessi</strong> e la diffusione di quello che alcune persone chiamano l’<strong>eteropessimismo</strong>, cioè l’atteggiamento di disincanto e disaffezione nei confronti delle relazioni con persone dell&#8217;altro sesso. “Da un lato ci sono gli <a href="https://futuranetwork.eu/genere/701-5992/la-nuova-mascolinita-tra-senso-di-smarrimento-e-standard-irraggiungibili">‘<em>incel</em>’</a>, uomini che si definiscono involontariamente celibi, convinti di essere i perdenti in un mercato sessuale in cui sarebbero le donne ad avere il potere” scrive la <a href="https://jacobin.com/2025/12/dating-apps-men-women-capital">rivista <em>Jacobin</em></a>, “Dall’altro lato ci sono le donne che hanno perso del tutto la fiducia nelle relazioni eterosessuali, e si rifanno alle femministe radicali secondo cui l’intimità con gli uomini è inevitabilmente regolata dal dominio e dall’oggettificazione della persona”. </p>
<p>Nel frattempo stanno emergendo nuove modalità per incontrare potenziali partner. Le generazioni più giovani trovano sempre più spesso una relazione all’interno di <strong>comunità online legate a un hobby specifico</strong>: è il caso del videogioco <em>World of Warcraft</em>, dell’app dedicata alla corsa <em>Strava</em> e della piattaforma per amanti del cinema <em>Letterboxd</em>. In altri casi sono gli amici a svolgere il ruolo di Cupido. Negli Stati Uniti e in Francia, ad esempio, si stanno diffondendo le <a href="https://www.lemonde.fr/en/intimacy/article/2026/02/14/as-dating-fatigue-sets-in-friends-step-in-as-cupid_6750490_310.html"><strong>serate di <em>pitch dating</em></strong></a>: in pochi minuti una persona presenta la sua amica o il suo amico con slide in PowerPoint per far conoscere i suoi interessi (e anche i suoi difetti) al pubblico presente.</p>
<p>C’è poi chi si rivolge ai cosiddetti <strong><em>pick up artist</em> o coach di seduzione, </strong>uomini che offrono ad altri uomini consigli per aumentare la propria autostima e migliorare la comunicazione e l’approccio nelle relazioni con le donne. Alcuni organizzano sessioni in presenza o <a href="https://www.economist.com/christmas-specials/2025/12/18/what-the-economist-discovered-at-dating-bootcamp"><em>dating bootcamp</em></a> (letteralmente “campi di addestramento per le relazioni”), insegnando come approcciare donne sconosciute, gestire le conversazioni o affrontare il rifiuto. In Italia c’è ad esempio la <a href="https://playloveracademy.it/">PlayLoverAcademy</a>, “accademia di seduzione” che offre corsi online per “annientare per sempre…quella dannata timidezza che ti blocca tremendamente…” si legge sul sito dell’azienda, che ci tiene a sottolineare come questi percorsi siano rivolti a tutti, “anche se parti da sottozero, non sei bello o non sei ricco”.</p>
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<p style="text-align: center"><strong>LEGGI ANCHE &#8211; <em><a href="https://futuranetwork.eu/news/534-5562/cambia-il-modo-in-cui-i-giovani-si-incontrano-online" target="_blank" rel="noopener">CAMBIA IL MODO IN CUI I GIOVANI SI INCONTRANO ONLINE</a></em></strong></p>
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<h3><span style="color: #000000"><strong>Oltre il matrimonio: nuove idee di famiglia</strong></span></h3>
<p>Anche quando le persone riescono a costruire una relazione, il matrimonio non è più il traguardo a cui aspirare. Negli Stati Uniti, ad esempio, nel 2022 sono stati celebrati 6,2 matrimoni ogni mille abitanti, in continua diminuzione rispetto ai 10,6 nel 1980.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Anche in Italia i matrimoni sono in calo: secondo i <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/matrimoni-unioni-civili-separazioni-e-divorzi-anno-2024/">dati Istat</a>, nel 2024 ne sono stati celebrati oltre 173mila, il 5,9% in meno rispetto al 2023. Aumenta, inoltre, l’età media alle prime nozze: nel 2024 era di 34,8 anni per gli uomini e 32,8 anni per le donne, rispetto a 32,6 e 30,1 anni nel 2011. Anche la forma delle celebrazioni sta cambiando: <strong>sei matrimoni su dieci sono stati celebrati con rito civile</strong>. Allo stesso tempo stanno diventando sempre più comuni le <strong>convivenze <em>more uxorio, </em></strong>dette libere unioni: relazioni stabili tra due persone che scelgono di vivere insieme senza sposarsi. Negli ultimi vent’anni <strong>sono quasi quadruplicate</strong>, passando da 400mila a oltre un milione e 700mila.</p>
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<p>Cambiano anche le scelte legate alla <strong>genitorialità</strong>. Il calo delle nascite è il risultato di diversi fattori, dall’emancipazione femminile alla riduzione della mortalità infantile, fino all’aumento dei costi legati alla crescita dei figli. Negli ultimi 70 anni <strong>i tassi di fecondità sono</strong> <strong>diminuiti complessivamente del 50%</strong>. Nel 1952 una famiglia media nel mondo aveva cinque figli, ora ne ha meno di tre. In Europa e negli Stati Uniti si sta affermando anche la <strong>crescita della Generazione “No kids”</strong>, ossia quella quota di Millennials e Generazione Z che scelgono consapevolmente di non avere figli e rivendicano la propria scelta. In Italia, <a href="https://www.repubblica.it/cronaca/2024/04/15/news/generazione_senza_figli_tra_le_coppie_no_kids_una_su_due_lo_e_per_scelta_i_soldi_non_centrano_non_vogliamo_essere_geni-422527607/">secondo un’indagine dell’Istituto Toniolo</a>, il 50% delle giovani donne tra i 18 e i 34 anni non è interessata o è solo debolmente interessata alla maternità. </p>
<p>Emergono così nuovi modelli di genitorialità, come i rapporti di “<a href="https://futuranetwork.eu/news/534-6173/genitori-senza-essere-una-coppia-lascesa-della-co-genitorialita-platonica"><strong>co-genitorialità platonica</strong></a>” in cui due persone diventano genitori senza essere sposate o legate da una relazione romantica. Alcune volte la ricerca di un co-genitore avviene tra amici e conoscenti, altre volte online attraverso piattaforme come Modaily, CoParents.com e LetsBeParents. Queste soluzioni portano a concepimenti tramite <strong>inseminazione artificiale</strong> o <strong>fecondazione in vitro</strong> e a modelli famigliari flessibili in cui i genitori vivono nella stessa casa o separati, condividendo la responsabilità e l’affidamento del bambino. Le prime ricerche stanno delineando il profilo di chi sceglie questo modello: professioniste e professionisti che desiderano diventare genitori senza un partner romantico, persone della comunità Lgbtqia+ in cerca di un maggiore riconoscimento legale e donne single tra i 35 e i 40 anni che non vogliono affrontare la maternità completamente sole.</p>
<h3><span style="color: #000000"><strong>Compagni digitali per un’epidemia di solitudine</strong></span></h3>
<p>Accanto a queste trasformazioni nelle relazioni, si sta diffondendo anche un crescente senso di solitudine. Secondo i <a href="https://www.who.int/publications/i/item/978240112360">dati</a> dell’Organizzazione mondiale della sanità, <strong>nel mondo cento persone muoiono ogni ora a causa della solitudine</strong>. La solitudine colpisce persone di tutte le età, ma in particolare giovani e persone che vivono nei Paesi a basso e medio reddito. Nella fascia d’età dai 13 ai 29 anni, una percentuale tra il 17 e il 21% ha dichiarato di sentirsi solo, con tassi più elevati tra gli adolescenti.</p>
<p>Per alleviare questo senso di solitudine milioni di persone si rivolgono alle <strong><em>AI companion</em></strong>, applicazioni progettate per fare conservazione e offrire supporto emotivo. Secondo un rapporto della società di consulenza <em>Grand View Research</em>, <strong>il mercato </strong>degli accompagnatori virtuali basati sull&#8217;intelligenza artificiale <strong>raggiungerà i 140 miliardi di dollari entro il 2030</strong>.</p>
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<p style="text-align: center"><strong>LEGGI ANCHE &#8211; <a href="https://futuranetwork.eu/news/534-5800/la-solitudine-diventa-business-ai-e-app-trainano-un-mercato-da-500-miliardi-" target="_blank" rel="noopener"><em>LA SOLITUDINE DIVENTA BUSINESS: AI E APP TRAINANO UN MERCATO DA 500 MILIARDI DI DOLLARI</em></a></strong></p>
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<p>Una delle piattaforme più note è <strong>Replika</strong> che offre “un compagno di intelligenza artificiale sempre pronto ad ascoltare e parlare, sempre dalla tua parte” si legge sul sito dell’azienda. Replika permette infatti di creare avatar personalizzati con la promessa di trovare un “amico empatico” con cui chiacchierare quando ne hai bisogno e, perché no, “la tua anima gemella AI”. L’avatar ricorda gli interessi dell’utente, non dimentica le cose importanti, ed è sempre disponibile per una videochiamata. Non stupisce quindi che, secondo uno studio del 2024, il 40% degli utenti di questa applicazione ha intrecciato una <a href="https://futuranetwork.eu/news/534-6172/lamore-ai-tempi-dellintelligenza-artificiale">relazione sentimentale</a> con il proprio chatbot. </p>
<p>Il settore delle <em>AI companion </em>è in continua espansione. C’è <a href="https://character.ai/">Character.AI</a> che offre la possibilità di parlare con personaggi storici o inventanti, da Leonardo da Vinci a Super Mario. C’è <a href="https://www.tolans.com/">Tolan</a> con i suoi personaggi colorati e animati pubblicizzati come il “miglior amico alieno” che ascoltano, fanno domande e condividono le loro preoccupazioni. E c’è chi si è spinto oltre. <strong>Friend</strong> è un ciondolo dotato di intelligenza artificiale da portare sempre con sé: il dispositivo registra le conversazioni e l’audio e se l’utente tocca il ciondolo può ricevere un messaggio sul telefono generato dall’AI. Un amico sempre presente, al costo di 129 dollari. La campagna pubblicitaria con cui è stato presentato lo scorso autunno ha però suscitato molte critiche, soprattutto per i rischi legati alla privacy, e cartelloni pubblicitari sono stati distrutti o deturpati (c’è anche un <a href="https://nyc-friends.vercel.app/">museo online</a> dedicato e un <a href="https://www.vandalizefriend.com/">sito web</a> che permette di vandalizzare virtualmente le pubblicità di Friend).</p>
<p>Anche la <strong>pornografia </strong>si sta adattando. Sono sempre di più i siti web che offrono agli utenti la possibilità di instaurare relazioni con fidanzate generate dall’AI che si spogliano in cambio di token acquistati con bonifico bancario. “Gli sviluppatori delle nuove attività sostengono che rappresentino un miglioramento rispetto alle attività basate sulle webcam, in cui donne reali si spogliano davanti alle telecamere e parlano con gli uomini, perché eliminano il potenziale di sfruttamento tipico di alcuni settori” scrive il <a href="https://www.theguardian.com/technology/2025/oct/06/rise-of-ai-girlfriends-adult-dating-websites"><em>Guardian</em></a>. Ma il rischio è che questi avatar rafforzino gli<a href="https://futuranetwork.eu/news/534-4064/intelligenza-artificiale-e-robot-femminili-rafforzeranno-gli-stereotipi-di-genere"><strong> stereotipi di genere.</strong></a> Questi servizi offrono companion soprattutto di sesso femminile, dall’aspetto sensuale e dall’atteggiamento servizievole. Alcuni siti, infatti, permettono di personalizzare il carattere del chatbot scegliendo tra “sottomessa: obbediente, arrendevole, felice di seguire&#8221;, &#8220;innocente: ottimista, ingenua, vede il mondo con meraviglia&#8221; e &#8220;caregiver: premurosa, protettiva e sempre pronta a offrire conforto&#8221;.</p>
<p>In un mondo in cui le relazioni tradizionali stanno cambiando, le tecnologie digitali stanno iniziando a occupare uno spazio sempre più grande nella vita emotiva delle persone. Resta da capire se queste nuove forme di compagnia riusciranno davvero a ridurre la solitudine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/focus-lera-dei-single-e-dei-partner-virtuali/">FOCUS. L’era dei single e dei partner virtuali</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Lavorare e restare poveri: un paradosso che l’Italia non può più ignorare</title>
		<link>https://asvis.it/lavorare-e-restare-poveri-un-paradosso-che-litalia-non-puo-piu-ignorare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Maddalena Binda]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal8]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal food delivery al Made in Italy, il mercato del lavoro produce occupazione ma non garantisce dignità e diritti. È tempo di rispettare l’articolo 36 della Costituzione lungo tutta la filiera. 05/03/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lavorare-e-restare-poveri-un-paradosso-che-litalia-non-puo-piu-ignorare/">Lavorare e restare poveri: un paradosso che l’Italia non può più ignorare</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Un giorno di novembre del 2020 sono uscita dalla stazione centrale di Milano e mi sono ritrovata davanti a un gruppo di alcune decine di <em>rider </em>che manifestavano per le condizioni di lavoro e la mancanza di contratti regolari. Le grandi borse colorate per tenere al caldo il cibo durante il trasporto rendevano visibile il lavoro di migliaia di invisibili. A distanza di cinque anni, le recenti inchieste sulle società di consegna, della logistica e della moda mostrano che quasi nulla è cambiato.</p>
<p>La procura di Milano ha da poco messo <strong>sotto controllo giudiziario </strong>Deliveroo Italy, la filiale italiana della società di consegne a domicilio. L’accusa: <strong>caporalato digitale</strong>. Una forma di sfruttamento che passa dagli algoritmi. <strong>Decine di migliaia di <em>rider</em></strong> (circa 20mila in Italia di cui 3mila a Milano) che corrono per le nostre strade per pochi euro all’ora. Secondo la procura di Milano, alcuni percepiscono compensi fino al 90% inferiori rispetto alla soglia di povertà. Eppure, la Costituzione italiana riconosce chiaramente il <strong>diritto a un salario equo</strong> all’articolo 36:</p>
<p style="text-align: left">“<em>Il lavoratore ha diritto ad una <strong>retribuzione proporzionata</strong> <strong>alla quantità e qualità</strong> del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad <strong>assicurare </strong>a sé e alla famiglia <strong>un&#8217;esistenza libera e dignitosa</strong></em>”.</p>
<p>A inizio febbraio un’altra società di consegne, <strong>Glovo</strong>, è stata posta sotto controllo giudiziario con la stessa accusa. Secondo la procura di Milano, oltre a percepire stipendi molto bassi (tra i 700 e i 1200 euro al mese), i <em>rider</em> di Glovo sono <strong>continuamente sotto controllo tramite la geolocalizzazione</strong> e lavorano fino a <strong>12 ore al giorno per sei o sette giorni a settimana</strong>. Un’altra violazione dell’articolo 36 che stabilisce il <em>“<strong>diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite</strong>”.</em></p>
<p>La <strong>digitalizzazione</strong> e la <strong><em>gig economy </em></strong>(letteralmente “economia dei lavoretti”) hanno contribuito alla diffusione di lavori precari e temporanei, alimentando un modello di consumo basato sull’immediatezza e sulla convenienza. Le aziende della logistica offrono consegne sempre più rapide: pochi giorni, qualche ora, 30 minuti, o addirittura 10 minuti come promettono alcune aziende indiane del cosiddetto <a href="https://futuranetwork.eu/focus/533-5596/tra-consegne-con-i-droni-e-navi-a-vela-come-cambia-la-logistica"><strong><em>quick-commerce</em></strong></a>. La pressione per rispettare queste tempistiche ricade completamente sugli ultimi anelli della catena: i magazzinieri e i corrieri.</p>
<p>Per <strong>regolamentare il lavoro sulle piattaforme digitali</strong>, l’Unione Europea ha approvato nel 2024 una <a href="https://www.consilium.europa.eu/it/policies/platform-work-eu/">direttiva</a> per determinare la situazione occupazionale delle persone che lavorano mediante piattaforme digitali e per stabilire l’uso di sistemi algoritmici sul luogo di lavoro. La maggior parte delle lavoratrici e dei lavoratori della <em>gig economy</em>, come i <em>rider</em>, sono ritenuti formalmente lavoratori autonomi, pur dovendo rispettare regole e restrizioni applicate a un lavoro subordinato. Si tratta di un tentativo di colmare un vuoto normativo che per anni ha lasciato migliaia di lavoratori in una zona grigia.</p>
<p>Non si tratta di casi isolati.  “<em>Quelli che erano fenomeni scandalosi, ma periferici sono diventati sistematici e strutturali</em>” ha scritto Sergio Labate sul <a href="https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/neocapitalismo-lavoro-povero-schiavitu-diventata-regola-ne9tsxa4">Domani</a>. “<em>Non riguardano più i margini, ma la regola che orienta tutti i rapporti lavorativi: <strong>la schiavitù è diventata regolativa</strong></em>”. Ne sono la prova le inchieste che hanno coinvolto <strong>la moda Made in Italy</strong>, come <a href="https://www.ilpost.it/2025/11/20/tods-indagine-caporalato-procura-milano-storari/">Tod’s</a>: 53 lavoratrici e lavoratori cinesi sarebbero stati costretti a lavorare con orari superiori ai limiti di legge e stipendi inadeguati in stabilimenti che violano le norme sulla sicurezza.</p>
<p>Le grandi aziende spesso si difendono invocando la complessità della filiera. La produzione è affidata a numerose piccole realtà, in una catena di appalti e subappalti difficile da controllare. Ma la procura milanese ha deciso di <strong>accertare le responsabilità delle aziende al vertice della filiera: </strong>grandi marchi di moda (tra cui Missoni, Dolce &amp; Gabbana e Gucci), aziende della grande distribuzione (come Esselunga e Carrefour) e a catene di <em>fast food</em> (tra cui McDonald’s, Burger King e Kfc) dovranno fornire al tribunale alcuni documenti per dimostrare di essersi dotate di un’organizzazione interna in grado di prevenire il caporalato nelle imprese di cui si servono.</p>
<p>Il lavoro non è più una garanzia contro la povertà. Come sottolinea il <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Rapporto_ASviS/Rapporto_ASviS_2025/Report_ASviS_2025_final.pdf"><strong>Rapporto ASviS 2025</strong></a>, il tasso di occupazione nella fascia di età 20-64 anni ha raggiunto il 67,5%; allo stesso tempo, però, è cresciuta anche la quota di popolazione in povertà assoluta, passata dal 6,9% del 2015 al 9,7%. Si sta affermando così una fascia di <strong>lavoratori poveri</strong> (<em>working poor</em>), cioè lavoratori che, nonostante siano occupati, rischiano di cadere in povertà a causa di retribuzioni orarie troppo basse, o perché svolgono lavori precari o a tempo parziale. Lo confermano anche le <a href="https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/sdg_01_41/default/table">ultime rilevazioni Eurostat</a>: in Italia il 10,2% delle lavoratrici e dei lavoratori è a rischio povertà, contro una media europea dell’8,2%. Per contrastare la povertà, il precariato e il lavoro povero l’ASviS propone di rivedere gli strumenti scelti per sostituire il Reddito di cittadinanza. Sebbene la Legge di Bilancio 2025 abbia introdotto soglie Isee e reddituali più alte per facilitare l’Assegno di inclusione (Adi), le modifiche non intaccano il carattere categoriale della misura.</p>
<p>La procura di Milano ha tracciato una strada per portare alla luce i costi sociali che, come democrazia, non possiamo più fingere di non vedere, anche per responsabilizzare le grandi aziende. Ora spetta alla politica e alla società civile stabilire se il valore di un paio di scarpe o di una pizza valga più dei diritti e della dignità di chi li produce e li consegna.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/lavorare-e-restare-poveri-un-paradosso-che-litalia-non-puo-piu-ignorare/">Lavorare e restare poveri: un paradosso che l’Italia non può più ignorare</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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