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	<title>Monica Sozzi, Autore presso ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>Monica Sozzi, Autore presso ASviS</title>
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		<title>Paideia Campus, a Pollica il territorio diventa una scuola di futuro</title>
		<link>https://asvis.it/paideia-campus-a-pollica-il-territorio-diventa-una-scuola-di-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 13:24:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Voci dal Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle convenzioni previste dall’art. 14 nascono percorsi di lavoro per persone con disabilità, costruiti sulle capacità individuali. Legacoop inserisce l’esperienza tra le buone pratiche Deia. 7/10/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/paideia-campus-a-pollica-il-territorio-diventa-una-scuola-di-futuro/">Paideia Campus, a Pollica il territorio diventa una scuola di futuro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una cucina può diventare un&#8217;aula e una donna custode di ricette e tradizioni una maestra. Succede a <strong>Pollica</strong>, nel Cilento, dove Olimpia e Carmela accolgono nelle loro cucine gli studenti dell&#8217;alberghiero, trasmettendo conoscenze che appartengono alla vita quotidiana della comunità.<br />
È una delle esperienze del <a href="mailto:https://paideiacampus.org">Paideia Campus</a>, che mette <strong>in relazione educazione, patrimonio culturale e rigenerazione territoriale. </strong><em>“</em><em>Trovo particolarmente bello che persone come Olimpia e Carmela possano trasmettere ai giovani le proprie conoscenze, vedendo riconosciuto il valore di un sapere che custodiscono da sempre</em><em>”.</em></p>
<p>A raccontarlo è <strong>Sara Roversi,</strong> fondatrice del <strong>Future Food Institute</strong>, che insieme al Comune di Pollica ha dato vita al Campus negli anni della pandemia, <strong>trasformando il Castello dei Principi Capano in un luogo di formazione aperto al territorio e al mondo</strong>.<em> “Ho sempre considerato il mondo una grande scuola, dove si impara viaggiando, facendo esperienze e incontrando persone. A Pollica, grazie all’incontro con Stefano Pisani, Sindaco di Pollica, ho trovato una comunità che vive ogni giorno questo modo di imparare e di condividere conoscenze”.</em></p>
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<p>&nbsp;</p>
<h3><em> </em><strong>Una scuola che nasce dalla comunità</strong></h3>
<p>Pollica custodisce un patrimonio nel quale la <strong>Dieta Mediterranea</strong> vive attraverso agricoltura, pesca, alimentazione e relazioni sociali. L&#8217;eredità di <strong>Angelo Vassallo</strong>, il lavoro dell&#8217;amministrazione comunale e <strong>la storia di Ancel e Margaret Keys a Pioppi</strong> costituiscono le radici sulle quali si è sviluppato il progetto.<em> “Questa comunità mi ha insegnato e continua a insegnarmi quanto tempo serva per costruire fiducia, quanta conoscenza ci sia nei gesti quotidiani e quanto possiamo imparare gli uni dagli altri. È da questa esperienza che è nato il Paideia Campus”.</em></p>
<p>Il nome richiama l&#8217;idea di un&#8217;educazione che <strong>forma la persona nella sua interezza.</strong> Il Campus coinvolge bambini, adolescenti, universitari, docenti, ricercatori e professionisti attraverso esperienze progettate insieme alle realtà locali.<em> “</em><em>Il Castello dei Principi Capano è la sede del Campus, ma le nostre attività educative si svolgono in tutto il territorio: nelle aziende agricole, nelle cucine, lungo i sentieri e sul mare. <strong>Ogni esperienza diventa un&#8217;occasione per imparare</strong>: attraverso il cibo parliamo di salute e lavoro, attraverso la pesca scopriamo la biodiversità e l&#8217;economia del mare, mentre l&#8217;incontro tra generazioni permette di trasmettere conoscenze e tradizioni</em><em>”.</em> Il metodo educativo segue il principio delle <strong>tre S: <em>Sentire</em>, <em>Sapere</em> per poter <em>Sostenere</em></strong>, che collega esperienza, conoscenza e capacità di agire.</p>
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<h3><strong>Dalle cucine al mare, imparare attraverso l&#8217;esperienza</strong></h3>
<p>Le attività spaziano da <em>Trame Mediterranee</em>, dedicato alla scoperta dei saperi locali, alla <em>Digital Academy</em>, che collega competenze tecnologiche e territorio. I programmi <strong><em>Save the Ocean</em></strong> e <strong><em>Blue Schools </em></strong><em>di BLUERA </em>portano l&#8217;educazione ambientale sul mare, coinvolgendo pescatori, biologi ed educatori. “<em>La qualità di un laboratorio si vede anche nella sua capacità di aiutare chi deve prendere decisioni</em>”, osserva Roversi, ricordando le summer school realizzate con l&#8217;Università Federico II di Napoli, nelle quali studenti, ricercatori e amministratori lavorano su politiche agricole e pianificazione territoriale.</p>
<p>Per le Blue Schools, la documentazione del programma registra 20 scuole attivate, 264 studenti coinvolti nelle esperienze immersive e sei pescherecci didattici. Ma Sara invita a distinguere la partecipazione dai cambiamenti duraturi. “<em>Le attività realizzate e le persone coinvolte non bastano, da sole, a dimostrare che abbiamo risolto lo spopolamento o creato benessere duraturo. Dobbiamo capire quali opportunità continuano, chi riesce a partecipare e chi resta escluso. Vorrei misurare il nostro lavoro anche attraverso l&#8217;autonomia che contribuiamo a rendere possibile</em>”.</p>
<p>È una riflessione che riguarda anche <strong>la tutela della Dieta Mediterranea</strong>, riconosciuta dall&#8217;Unesco come patrimonio culturale immateriale. “<em>Dentro un alimento ci sono <strong>il suolo, l&#8217;acqua, il lavoro di qualcuno</strong>, una conoscenza tramandata. Dentro il mangiare insieme c&#8217;è il tempo che scegliamo di dedicarci. Un&#8217;eredità rimane viva quando chi arriva dopo può farla propria e darle nuove possibilità</em>”.</p>
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<h3><strong>Il futuro: una scuola dove anche gli adulti tornano a imparare</strong></h3>
<p>L&#8217;ambizione è dare continuità alle esperienze del Campus attraverso <strong>un progetto educativo stabile</strong>, capace di coinvolgere le <strong>nuove generazioni</strong> e contribuire alla vitalità del territorio. “<em>Vorrei una scuola nella quale si possano allenare queste capacità vivendo: coltivando, cucinando, studiando, progettando con gli abitanti. E nella quale ci sia spazio per immaginare un futuro desiderabile e imparare a costruirlo</em>”.</p>
<p>La sfida riguarda anche il <strong>rapporto tra sviluppo e qualità della vita</strong>. Sara richiama le difficoltà quotidiane dei territori interni e il rischio di un turismo che attraversa i luoghi velocemente, lasciando poco alle comunità. “<em>La nostra responsabilità è rendere possibile una vita piena, nella quale un giovane possa scegliere di restare o tornare senza rinunciare alle proprie ambizioni</em>”.</p>
<p>Il modello educativo sviluppato a Pollica può offrire strumenti anche ad altri territori, purché ciascuno parta dalle proprie persone, conoscenze e necessità. “<em>Possiamo condividere metodi educativi, strumenti di ricerca, modalità di collaborazione fra istituzioni e comunità. Il primo passo resta la disponibilità a imparare dal luogo nel quale si arriva, lasciandogli il potere di cambiare anche il progetto</em>”.</p>
<p>E il progetto che Sara immagina per il futuro conserva la stessa dimensione personale dalla quale è nato.<em> “A Pollica ho compreso più profondamente il senso della mia missione. Ho trovato un territorio che è scuola quotidiana e una comunità maestra, dalla quale continuo a imparare. Il mio sogno è che da questa esperienza nasca una scuola capace di riallenare l’umano a essere umano: a prendersi cura, a costruire relazioni vere, a sentirsi responsabile della vita di una comunità. Una scuola in cui il tempo ritrovi valore e in cui imparare, insieme, a creare valore restando fedeli ai valori che danno senso al nostro vivere”.<br />
</em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Arte e Libro, l’inclusione lavorativa costruita insieme alle imprese</title>
		<link>https://asvis.it/arte-e-libro-linclusione-lavorativa-costruita-insieme-alle-imprese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 12:15:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Voci dal Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle convenzioni previste dall’art. 14 nascono percorsi di lavoro per persone con disabilità, costruiti sulle capacità individuali. Legacoop inserisce l’esperienza tra le buone pratiche Deia. 7/10/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/arte-e-libro-linclusione-lavorativa-costruita-insieme-alle-imprese/">Arte e Libro, l’inclusione lavorativa costruita insieme alle imprese</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una persona può fallire un colloquio di lavoro e trovare, poco dopo, il posto in cui esprimere le proprie capacità. Un&#8217;impresa può partire dalla necessità di adempiere a un obbligo di legge e scoprire un partner capace di svolgere una parte della propria produzione. Una cooperativa sociale può diventare competitiva lavorando contemporaneamente nella meccanica, nella farmaceutica, nella digitalizzazione e in molti altri settori.</p>
<p>È quello che accade ad <strong><a href="https://arteelibro.com/">Arte e Libro</a></strong>, <strong>cooperativa sociale friulana che da oltre quarant&#8217;anni lavora per l&#8217;inclusione professionale delle persone con disabilità. </strong>La sua esperienza è tra le buone pratiche raccolte nel <strong>Bilancio di sostenibilità 2026 di Legacoop Nazionale</strong>, che quest&#8217;anno dedica un focus a Diversità, equità, inclusione e accessibilità (Deia).<br />
Il percorso segna l&#8217;allargamento dalle tradizionali politiche per le pari opportunità a un approccio che comprende la rimozione delle barriere fisiche, culturali e organizzative e punta a incidere sulla cultura e sui modelli organizzativi delle imprese. A fine 2025 Arte e Libro aveva cinque convenzioni attive attraverso l&#8217;art. 14 del Dlgs 276/2003, a settembre 2026 le convenzioni, racconta <strong>Katia Mignogna, Presidente di Arte e Libro</strong>, sono diventate otto.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-85337" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/divergente_gourmet-800x600.jpeg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/divergente_gourmet-300x225.jpeg 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/divergente_gourmet-400x300.jpeg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/divergente_gourmet-768x576.jpeg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/divergente_gourmet-800x600.jpeg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/divergente_gourmet-1200x900.jpeg 1200w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/divergente_gourmet-1536x1152.jpeg 1536w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/divergente_gourmet.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p><strong>Il dialogo con le imprese come strategia</strong></p>
<p>Un passaggio decisivo nella storia della cooperativa arriva poco più di 10 anni fa. “<em>Prima del 2014 Arte e Libro stava per chiudere. Abbiamo iniziato a guardare il mondo dell&#8217;impresa in modo diverso. Dovevamo imparare a dialogare con le aziende e, allo stesso tempo, avere la loro stessa flessibilità”</em>, racconta Katia.</p>
<p>Oggi diventa persino difficile rispondere alla domanda su che cosa faccia Arte e Libro. <em>“Legatoria, meccanica, digitalizzazione, informatica, cucina, farmaceutica. Le attività devono essere molto diverse tra loro, perché dobbiamo permettere alle persone di trovare la mansione nella quale possano <strong>esprimere le proprie fragilità, ma anche i propri talenti</strong>”</em>.</p>
<p>Il punto di incontro con le aziende è spesso l&#8217;articolo 14 del Dlgs 276/2003. Lo strumento permette alle imprese soggette agli obblighi di assunzione previsti dalla legge 68/1999 di coprire una parte della quota di riserva affidando commesse di lavoro a cooperative sociali che assumono persone con disabilità con particolari difficoltà di inserimento nel ciclo lavorativo ordinario. In Friuli Venezia Giulia, per le aziende con più di 50 dipendenti, queste convenzioni possono arrivare a coprire fino al 50% della quota di riserva.</p>
<p>“<em>L&#8217;azienda ci dice che ha una scopertura e noi partiamo da una domanda: che cosa possiamo fare insieme. A volte c’è già un’attività da affidare, altre volte il lavoro va pensato quasi da zero. È da quel confronto che nasce il progetto”. </em>La commessa viene svolta negli oltre duemila metri quadrati di Arte e Libro. È una scelta precisa: le persone vengono assunte dalla cooperativa e lavorano al suo interno.</p>
<p><strong><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-85338" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/medicale_tania_chiara-800x600.jpeg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/medicale_tania_chiara-300x225.jpeg 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/medicale_tania_chiara-400x300.jpeg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/medicale_tania_chiara-768x576.jpeg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/medicale_tania_chiara-800x600.jpeg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/medicale_tania_chiara-1200x900.jpeg 1200w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/medicale_tania_chiara-1536x1152.jpeg 1536w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/medicale_tania_chiara.jpeg 1600w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></strong></p>
<p><strong>Dalla farmaceutica alle valvole: il lavoro deve essere lavoro vero</strong></p>
<p>Con <em>Biofarma Group</em>, azienda del settore farmaceutico e medicale, il percorso ha richiesto due anni di sperimentazione, formazione e adattamento organizzativo. “<em>Non è stato facile. Dovevamo elevare tutto il nostro modo di lavorare, perché parliamo di prodotti destinati alla farmacia e alla parafarmacia ed eravamo molto monitorati. Abbiamo cominciato con sei lavoratori, poi siamo arrivati a 15 e dal prossimo anno saranno 20. Oggi Biofarma ci affida anche attività che vanno oltre quelle previste dalla convenzione</em>”.</p>
<p>Un&#8217;impresa meccanica, invece, ha affidato alla cooperativa la produzione di valvole per impianti oleodinamici. “<em>All&#8217;inizio non pensavano che questo percorso potesse diventare un beneficio anche per loro. Abbiamo riportato in Italia la produzione storicamente esternalizzata delle valvole e oggi su quella attività lavorano dieci persone, collegate direttamente con l&#8217;azienda quasi fossero lavoratori interni</em>”.</p>
<p>Il rapporto con le imprese, sottolinea Katia, cambia quando <strong>la collaborazione produce valore per entrambe le parti</strong>. “<em>Non è vero che tutte le aziende preferiscono pagare una sanzione. Devono trovare le condizioni giuste ed essere accompagnate in quella che per loro è una necessità</em>”. Qui si trova uno dei punti centrali del modello: “<em>Non possiamo pensare che le aziende debbano fare beneficenza. Noi possiamo essere competitivi come tutte le altre imprese. Con il giusto contesto e la giusta formazione, non c&#8217;è differenza tra commissionare un lavoro a un&#8217;azienda o a una cooperativa sociale</em>”.</p>
<p>A rendere concreto questo rapporto sono anche gli investimenti delle imprese partner, che, racconta Katia, hanno destinato complessivamente oltre 300mila euro all&#8217;allestimento dei laboratori della cooperativa. Un coinvolgimento che va quindi oltre l&#8217;affidamento delle commesse e contribuisce a creare le condizioni perché le attività possano essere svolte con gli stessi requisiti richiesti al mondo produttivo. E il rapporto, in alcuni casi, si è rovesciato: “<em>Una volta eravamo noi a cercare le aziende. Adesso sono le aziende che cercano noi</em>”.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-85339" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/ONU_NEW_YORK_1-800x600.jpeg" alt="" width="600" height="450" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/ONU_NEW_YORK_1-300x225.jpeg 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/ONU_NEW_YORK_1-400x300.jpeg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/ONU_NEW_YORK_1-768x576.jpeg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/ONU_NEW_YORK_1-800x600.jpeg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/ONU_NEW_YORK_1-1200x900.jpeg 1200w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/ONU_NEW_YORK_1-1536x1152.jpeg 1536w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Il lavoro dentro una comunità</strong></p>
<p>Arte e Libro conta oggi circa 65 lavoratori. L&#8217;organizzazione del lavoro cerca però di <strong>mantenere una dimensione comunitaria</strong>. “<em>Ogni venerdì pranziamo tutti insieme, durante la settimana c&#8217;è sempre il momento della colazione di metà mattina e praticamente ogni settimana c&#8217;è un compleanno da festeggiare. Le persone non rimangono rigidamente legate alla propria mansione: imparano anche altre attività e, quando c&#8217;è un picco di lavoro, ci si aiuta</em>”.</p>
<p>La scelta di svolgere le attività all&#8217;interno della cooperativa permette anche un tutoraggio molto ravvicinato. Per Katia, però, <strong>l&#8217;obiettivo va</strong> <strong>oltre l&#8217;occupazione</strong>: “<em>Dobbiamo abbracciare anche il progetto di vita della persona: il lavoro, certo, ma anche l&#8217;abitare, l&#8217;autonomia, il tempo libero, le vacanze. Non offriamo soltanto occupazione, cerchiamo di creare una cornice di comunità e di mutuo aiuto</em>”. Gli effetti possono essere molto concreti. Ci sono due ragazze che hanno imparato a prepararsi il pranzo alternandosi, racconta Katia, e persone che, dopo essersi conosciute in cooperativa, sono andate a vivere insieme.</p>
<p>Anche la partecipazione alla vita della cooperativa ha trovato una forma più strutturata. In occasione del quarantesimo anniversario di Arte e Libro è nato un comitato che riunisce alcune delle persone che, nel tempo, si erano distinte per disponibilità, aiuto e partecipazione alle attività. “<em>Abbiamo messo intorno allo stesso tavolo persone che in diverse occasioni si erano date da fare. Oggi quel tavolo è anche un connettore: sostiene le attività lavorative e sociali della cooperativa e contribuisce a raccontarle e diffonderle”.</em></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-85340" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/Arte-e-Libro-ETS_G7_ASSISI_2-800x499.png" alt="" width="600" height="374" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/Arte-e-Libro-ETS_G7_ASSISI_2-300x187.png 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/Arte-e-Libro-ETS_G7_ASSISI_2-400x250.png 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/Arte-e-Libro-ETS_G7_ASSISI_2-768x479.png 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/Arte-e-Libro-ETS_G7_ASSISI_2-800x499.png 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/Arte-e-Libro-ETS_G7_ASSISI_2-1200x749.png 1200w, https://asvis.it/wp-content/uploads/2026/10/Arte-e-Libro-ETS_G7_ASSISI_2-1536x959.png 1536w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Marco e una seconda possibilità</strong></p>
<p>È attraverso le persone che Katia misura soprattutto i risultati. Marco è un ragazzo autistico arrivato ad Arte e Libro circa tre anni fa. Partecipa inizialmente a una selezione per lavorare sulla commessa di Danieli, il gruppo siderurgico con cui la cooperativa digitalizza anche documenti e progetti dell&#8217;archivio storico.</p>
<p>“<em>Marco è molto competente, studia tantissimo, ma durante quel colloquio è stato sopraffatto dall&#8217;ansia. La selezione è andata malissimo. Mi dispiaceva fermarmi lì e gli ho proposto di partecipare a quella successiva per l&#8217;attività medicale</em>”. Marco entra così nel progetto Biofarma. Dopo due anni arriva il contratto a tempo indeterminato e successivamente anche il lavoro sulla commessa Danieli. “<em>Oggi lavora sia per il reparto medicale sia per quello dell&#8217;acciaieria. Se ci fossimo fermati al primo stop sarebbe stato un game over</em>”.</p>
<p>Nel 2025 l&#8217;esperienza di Arte e Libro viene portata anche all&#8217;estero nell&#8217;ambito di iniziative istituzionali dedicate all&#8217;inclusione lavorativa. Katia decide che con lei deve esserci Marco. “<em>Quando ho chiamato sua mamma per dirle che sarebbe partito con noi, si è messa a piangere. Mi ha raccontato che i medici le avevano detto che Marco non sarebbe mai stato in grado di relazionarsi con persone e situazioni nuove. Oggi è diventato anche uno dei nostri ambasciatori</em>”. La storia sintetizza forse meglio dei numeri la filosofia che Katia attribuisce ad Arte e Libro: <strong><em>“Una persona, nel contesto giusto, spacca il mondo”</em></strong>.</p>
<p>Ora la cooperativa sta lavorando con Legacoop Friuli Venezia Giulia, Università di Udine e Biofarma Group per rendere l&#8217;esperienza costruita attraverso l&#8217;articolo 14 un modello più leggibile e trasferibile ad altre organizzazioni. Il Bilancio di Legacoop indica proprio nella replicabilità uno degli sviluppi futuri del progetto.</p>
<p>Per Katia, però, crescere non significa necessariamente diventare più grandi. La misura resta la relazione con le persone: “<em>Per me il limite è poter conoscere nome, cognome e famiglia di chi lavora qui. Se un giorno non riuscissimo più a farlo, vorrebbe dire che abbiamo superato la nostra misura. Non voglio che Arte e Libro diventi semplicemente un&#8217;impresa di servizi</em>”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Greenwashing, dal 27 settembre cambia il modo di comunicare la sostenibilità</title>
		<link>https://asvis.it/greenwashing-dal-27-settembre-cambia-il-modo-di-comunicare-la-sostenibilita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2026 09:24:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal13]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le nuove regole europee rafforzano la tutela dei consumatori contro claim ambientali generici o ingannevoli. Per le imprese cresce la responsabilità di comunicare benefici specifici, fondati e verificabili. 25/09/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 27 settembre 2026 <strong>cambiano le regole</strong> per comunicare la sostenibilità ai consumatori. Diventano applicabili le <strong>nuove disposizioni europee contro il greenwashing</strong>: per le imprese, dichiarare che un prodotto o un servizio è <em>green</em>, <em>ecologico</em> o <em>sostenibile</em> significherà <strong>dimostrare ciò che si afferma.</strong> Le nuove regole riguardano claim ambientali, simboli e marchi di sostenibilità, dichiarazioni climatiche e impegni ambientali futuri.</p>
<p>È un passaggio che arriva dopo anni in cui la sostenibilità ha assunto un peso crescente nelle scelte di acquisto e, di conseguenza, nella comunicazione delle imprese. Parole, immagini e simboli ambientali hanno conquistato spazio su prodotti, confezioni, siti e campagne pubblicitarie, mentre per i consumatori è diventato sempre più <strong>difficile distinguere informazioni attendibili da messaggi vaghi</strong> o difficili da verificare.</p>
<p>Nel 2020, un controllo coordinato delle autorità europee su 344 dichiarazioni di sostenibilità online rilevava espressioni vaghe nel 37% dei casi e, nel 59%, l’assenza di prove o spiegazioni facilmente accessibili a sostegno delle affermazioni. In quasi la metà dei casi esaminati, le autorità avevano motivo di ritenere che il claim potesse essere falso o ingannevole.</p>
<p>Queste evidenze si inseriscono in un percorso europeo durato anni, culminato nella <strong><a href="https://eur-lex.europa.eu/eli/dir/2024/825/oj?locale=it">Direttiva (Ue) 2024/825</a></strong><strong> sulla responsabilizzazione dei consumatori per la transizione verde</strong>, approvata il 28 febbraio 2024. La direttiva rafforza la normativa sulle pratiche commerciali sleali e sui diritti dei consumatori. In Italia è stata recepita con il <strong><a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2026/03/09/26G00047/SG">decreto legislativo 20 febbraio 2026, n. 30</a></strong>, che modifica il Codice del consumo e le cui disposizioni si applicano dal 27 settembre.</p>
<h3><strong>Dal <em>green</em> generico alle informazioni che si possono dimostrare</strong></h3>
<p>Per la direttiva è <strong>un’<em>asserzione</em></strong><em> <strong>ambientale</strong></em> qualsiasi messaggio, anche attraverso immagini, simboli, marchi o nomi, che suggerisca un beneficio per l’ambiente o un miglioramento delle prestazioni ambientali. Le nuove regole individuano una serie di pratiche da evitare nella comunicazione della sostenibilità:</p>
<ul>
<li><strong>claim ambientali generici</strong>, come <em>green</em>, <em>eco</em>, <em>rispettoso dell’ambiente</em> o <em>biodegradabile</em>, se non supportati da un’eccellenza riconosciuta delle prestazioni ambientali pertinente all’affermazione. Se il beneficio viene invece specificato in modo chiaro e visibile, il claim non è più considerato generico;</li>
<li><strong>valutare l’intero prodotto</strong>: un beneficio relativo a un singolo aspetto non può essere esteso all’intero prodotto o all’attività dell’impresa. Non si può, per esempio, dare l’impressione che un prodotto sia realizzato con materiale riciclato se a esserlo è soltanto l’imballaggio;</li>
<li><strong>presentare come un vantaggio ambientale ciò che è già obbligatorio per legge</strong> per tutti i prodotti della stessa categoria;</li>
<li><strong>vantare benefici irrilevanti</strong>, cioè caratteristiche che non rappresentano un reale vantaggio del prodotto: per esempio, presentare una carta “senza plastica” come se fosse una caratteristica ambientale distintiva;</li>
<li><strong>comunicare il “green” anche attraverso immagini e colori</strong> in modo fuorviante: la sostenibilità può essere suggerita anche senza dichiarazioni esplicite. Immagini, simboli, etichette e colori associati all’ambiente concorrono al messaggio complessivo e non devono amplificare il beneficio ambientale reale.</li>
</ul>
<p>La logica che attraversa queste regole è quella dell’<strong>accountability</strong>: chi dichiara un beneficio ambientale deve poterne rendere conto, collegando le parole a informazioni verificabili.</p>
<h3><strong>Claim climatici, impegni futuri e marchi: le nuove regole</strong></h3>
<p>Una delle novità più rilevanti riguarda la <strong>compensazione delle emissioni</strong>. Un prodotto non potrà essere presentato come <em>climate neutral</em>, <em>CO<sub>2</sub> neutral</em> o <em>a ridotto impatto</em> <em>climatico</em> se questa caratteristica deriva dall’acquisto di crediti o dalla compensazione delle emissioni attraverso progetti esterni. Le imprese potranno continuare a compensare le proprie emissioni e a raccontare gli investimenti fatti in progetti ambientali. <strong>Quello che cambia è il modo di comunicarli: compensare delle emissioni altrove non significa che il prodotto che acquistiamo abbia meno emissioni o sia climaticamente neutro.<br />
</strong>Regole più stringenti riguardano <strong>gli impegni ambientali futuri</strong>. Promettere migliori prestazioni ambientali richiede impegni chiari, pubblici e verificabili, inseriti in un piano realistico con obiettivi misurabili e scadenze definite. La loro attuazione deve inoltre essere verificata periodicamente da un soggetto terzo indipendente.<br />
Nuove regole riguardano infine i <strong>marchi di sostenibilità</strong>: quelli volontari dovranno essere basati su un sistema di certificazione oppure essere istituiti da autorità pubbliche. L’obiettivo è ridurre la proliferazione di simboli e bollini capaci di suggerire caratteristiche ambientali o sociali senza garanzie sufficienti sulla loro attendibilità.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Greenw.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<h3><strong>Cosa cambia per le imprese?</strong></h3>
<p>Le nuove regole richiedono di verificare i claim ambientali prima di comunicarli: a quale prodotto, processo o attività si riferisce il beneficio dichiarato e quali dati lo sostengono. La comunicazione della sostenibilità diventa così un processo che coinvolge competenze diverse: sostenibilità, comunicazione e marketing, sviluppo del prodotto e funzioni legali. <strong>Parole, dati e azioni devono essere coerenti</strong>, perché ciò che viene comunicato entra sempre più chiaramente nella sfera della responsabilità d’impresa.</p>
<p>Regole più chiare <strong>tutelano anche le aziende che investono realmente nel miglioramento delle proprie prestazioni ambientali</strong>. La direttiva punta infatti a creare condizioni di concorrenza più eque, evitando che dichiarazioni poco attendibili producano lo stesso vantaggio competitivo di caratteristiche ambientali reali e documentate.</p>
<h3><strong>Il greenwashing entra nella tutela dei consumatori</strong></h3>
<p>La Direttiva 2024/825 nasce prima di tutto per <strong>rafforzare la tutela dei consumatori</strong>. Informazioni ambientali chiare e affidabili favoriscono scelte di acquisto più consapevoli e permettono alle imprese di competere sulla base delle reali caratteristiche dei propri prodotti. Il contrasto al greenwashing diventa così parte della transizione verso modelli di produzione e consumo più sostenibili, in linea con il <strong><a href="https://asvis.it/goal12">Goal 12 dell’Agenda 2030</a></strong>, dedicato a consumo e produzione responsabili. Dal 27 settembre la distanza tra sostenibilità dichiarata e sostenibilità dimostrabile diventa ancora più rilevante: per le imprese, comunicare la transizione significa sempre di più <strong>essere in grado di documentarla.</strong></p>
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		<title>Strategia Ue per i giovani: il Parlamento chiede il bilancio intergenerazionale</title>
		<link>https://asvis.it/strategia-ue-per-i-giovani-il-parlamento-chiede-il-bilancio-intergenerazionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2026 09:22:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La risoluzione sulla Strategia Ue per i giovani mette al centro partecipazione, lavoro, istruzione, inclusione e sostenibilità. Bruxelles prepara il quadro post-2027 e rivede gli 11 obiettivi europei per i giovani. 24/09/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="fusion-fullwidth fullwidth-box fusion-builder-row-1 fusion-flex-container nonhundred-percent-fullwidth non-hundred-percent-height-scrolling" style="--awb-border-radius-top-left:0px;--awb-border-radius-top-right:0px;--awb-border-radius-bottom-right:0px;--awb-border-radius-bottom-left:0px;--awb-flex-wrap:wrap;" ><div class="fusion-builder-row fusion-row fusion-flex-align-items-flex-start fusion-flex-content-wrap" style="max-width:1216.8px;margin-left: calc(-4% / 2 );margin-right: calc(-4% / 2 );"><div class="fusion-layout-column fusion_builder_column fusion-builder-column-0 fusion_builder_column_1_1 1_1 fusion-flex-column" style="--awb-bg-size:cover;--awb-width-large:100%;--awb-margin-top-large:0px;--awb-spacing-right-large:1.92%;--awb-margin-bottom-large:0px;--awb-spacing-left-large:1.92%;--awb-width-medium:100%;--awb-spacing-right-medium:1.92%;--awb-spacing-left-medium:1.92%;--awb-width-small:100%;--awb-spacing-right-small:1.92%;--awb-spacing-left-small:1.92%;"><div class="fusion-column-wrapper fusion-flex-justify-content-flex-start fusion-content-layout-column"><div class="fusion-text fusion-text-1"><p>Valutare come le risorse pubbliche incidono sulle diverse generazioni e portare questa prospettiva nella programmazione europea. È una delle indicazioni che emergono dalla <strong>risoluzione sulla Strategia Ue per la gioventù 2019-2027, adottata il 15 settembre dal Parlamento europeo.</strong></p>
<p>Al centro c’è il <strong>bilancio intergenerazionale</strong>, un approccio che valuta come le scelte di spesa pubblica incidono sulle generazioni di oggi e su quelle future.</p>
<h3>Il tema diventa particolarmente importante mentre l’Unione europea prepara il <strong>prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034.</strong> Già nel 2025 il Comitato economico e sociale europeo (Cese) aveva sostenuto questo approccio, proponendo di applicarlo alla politica di coesione 2028-2034. L’obiettivo è valutare gli effetti delle decisioni di bilancio sulle diverse generazioni.</h3>
<p><strong>Una strategia costruita con i giovani</strong></p>
<p>La Strategia dell’Unione europea per la gioventù 2019-2027, istituita con una <a href="https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=OJ:C:2018:456:FULL">risoluzione del Consiglio del 26 novembre 2018</a>, è il quadro di riferimento europeo per le politiche rivolte ai giovani. L’obiettivo è <strong>favorire la loro partecipazione alla vita democratica e sociale e coinvolgerli nelle decisioni che li riguardano</strong>. La strategia ruota attorno a tre parole chiave: <strong>mobilitare, collegare e responsabilizzare</strong> (<em>Engage, Connect, Empower</em>). Uno dei suoi principali strumenti è il <a href="https://youth.europa.eu/youth-policy/dialogues_it"><strong>Dialogo Ue con i giovani</strong></a><strong>,</strong> che mette a confronto giovani e organizzazioni giovanili con istituzioni, ricercatori e società civile. Si svolge in cicli di 18 mesi, dedicati ogni volta a una specifica priorità, e prevede consultazioni anche nei singoli Paesi.</p>
<p>Proprio dal dialogo svolto tra il 2017 e il 2018 sono nati gli <a href="https://youth.europa.eu/strategy/european-youth-goals_en"><strong>11 obiettivi europei per i giovani</strong></a><strong> </strong>(European Youth Goals). Raccolgono le priorità espresse dai giovani che hanno partecipato alle consultazioni e orientano la Strategia:</p>
<ol>
<li>avvicinare l’Unione europea ai giovani;</li>
<li>raggiungere la parità di genere;</li>
<li>costruire società inclusive;</li>
<li>garantire informazione e dialogo costruttivo;</li>
<li>tutelare salute mentale e benessere;</li>
<li>creare opportunità per i giovani nelle aree rurali;</li>
<li>assicurare un’occupazione di qualità per tutti;</li>
<li>garantire un apprendimento di qualità;</li>
<li>favorire spazi e partecipazione per tutti;</li>
<li>costruire un’Europa verde e sostenibile;</li>
<li>sostenere organizzazioni giovanili e programmi europei.</li>
</ol>
<p>Gli obiettivi riguardano quindi <strong>molti aspetti della vita dei giovani</strong>: istruzione, lavoro, salute e inclusione sociale, ma anche partecipazione democratica e sostenibilità ambientale.</p>
<h3><strong>Lo “youth check” porta i giovani dentro le politiche europee</strong></h3>
<p>Negli ultimi anni l’Unione ha introdotto <strong>nuovi strumenti per tenere conto dei giovani nelle decisioni europee.</strong> Tra questi c’è lo <a href="https://youth.europa.eu/strategy/youth-check_it"><strong>youth check</strong></a><strong>,</strong> con cui la Commissione verifica quale impatto possono avere sui giovani le principali iniziative Ue.</p>
<p>Applicato per la prima volta al programma di lavoro della Commissione per il 2025, lo youth check prevede sia una valutazione degli effetti sui giovani sia la loro consultazione. L’obiettivo è considerare le loro esigenze fin dalla definizione delle politiche e nelle successive fasi di monitoraggio e valutazione.</p>
<p>Nel 2026 lo strumento riguarda iniziative che vanno <strong>dal clima alla resilienza, dall’istruzione alla qualità del lavoro, fino alla lotta alla povertà e all’economia circolare. </strong>La richiesta del Parlamento di applicare un approccio intergenerazionale anche al bilancio europeo porta lo stesso principio sul terreno delle risorse: valutare gli effetti delle politiche sui giovani significa anche considerare come le scelte di spesa incidono sulle diverse generazioni.</p>
<h3><strong>Verso la nuova Strategia dopo il 2027</strong></h3>
<p>La Commissione europea sta già preparando la <strong>Strategia Ue per la gioventù post-2027</strong>, raccogliendo contributi da organizzazioni giovanili, autorità nazionali e cittadini. La consultazione pubblica aperta per contribuire alla definizione del nuovo quadro si è chiusa il 16 luglio 2026.</p>
<p>Anche gli 11 obiettivi europei per i giovani saranno aggiornati attraverso il Dialogo Ue con i giovani, con il coinvolgimento diretto di rappresentanti delle nuove generazioni.<br />
Nel frattempo sono stati creati nuovi strumenti di partecipazione. Dal 2025 il <strong><a href="https://youth.europa.eu/strategy/pyab_it">President’s youth advisory board</a></strong> riunisce giovani tra i 18 e i 28 anni chiamati a portare alla Commissione le priorità delle nuove generazioni. Lo <strong><a href="https://youth.europa.eu/strategy/euyouthstakeholdersgroup_it">Eu youth stakeholders group</a> </strong>mette invece a confronto istituzioni, organizzazioni giovanili, ricercatori e rappresentanti degli Stati membri.</p>
<p>La Strategia post-2027 parte quindi da un sistema di partecipazione più articolato rispetto al passato. <strong>L’obiettivo è coinvolgere i giovani con maggiore continuità</strong> nelle politiche che li riguardano, dalla loro definizione fino alle decisioni sulle risorse.</p>
</div></div></div></div></div>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/strategia-ue-per-i-giovani-il-parlamento-chiede-il-bilancio-intergenerazionale/">Strategia Ue per i giovani: il Parlamento chiede il bilancio intergenerazionale</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Crescendo, a Messina i giovani trasformano le idee in progetti per la città</title>
		<link>https://asvis.it/crescendo-a-messina-i-giovani-trasformano-le-idee-in-progetti-per-la-citta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2026 00:00:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla mobilità sostenibile al riuso, dallo sport al dialogo tra generazioni, l’associazione coinvolge 40 giovani e costruisce reti con Università, scuole, istituzioni e realtà del territorio. 23/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/crescendo-a-messina-i-giovani-trasformano-le-idee-in-progetti-per-la-citta/">Crescendo, a Messina i giovani trasformano le idee in progetti per la città</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A Messina c’è un gruppo di giovani che parte da ciò che manca in città per provare a costruirlo. Un’occasione di <strong>incontro tra generazioni</strong>, uno spazio per i talenti, un modo diverso di <strong>conoscere il territorio</strong> o semplicemente un luogo in cui stare insieme. <a href="https://www.crescendoincubatore.com/">Crescendo Incubatore</a> conta oggi circa 40 membri e trasforma le idee proposte dagli stessi associati in progetti aperti alla città. “<em>Il filo conduttore è il desiderio</em>”, racconta <strong>Giuseppe Macaione</strong>, membro del consiglio direttivo di Crescendo. “<em>Non c’è una persona incaricata di inventare i progetti. Chiunque abbia voglia propone un’idea e insieme decidiamo se renderla realtà. Spesso nasce dalla percezione di qualcosa che manca sul territorio</em>”.</p>
<p>L’associazione non profit, che si avvicina al quinto anno di attività, lavora su <strong>tre direttrici: aggregazione sociale, tutela ambientale e sviluppo culturale</strong>. Ma è soprattutto la prima a tenere insieme esperienze anche molto diverse.</p>
<p><strong><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/2764d0d3-787a-414f-8014-6dfcee3860c4.jpeg" alt="" width="70%" /></strong></p>
<h3></h3>
<h3><strong>Dalla mobilità al riuso, Messina diventa un laboratorio</strong></h3>
<p>“<em>Il cuore è creare eventi che possano unire le persone, soprattutto dove manca aggregazione. Se manca uno spazio per i talenti musicali proviamo a crearlo, se percepiamo una distanza tra le generazioni costruiamo un’occasione per farle incontrare. Individuiamo una mancanza e partiamo da lì</em>”. È successo con <strong>Movemuni</strong>, la sfida urbana organizzata con il Comune di Messina e l’Azienda trasporti Messina (Atm), nella quale le squadre attraversano la città utilizzando esclusivamente il trasporto pubblico e, tappa dopo tappa, ne riscoprono storia, tradizioni e luoghi simbolici.</p>
<p><em>“Movemuni è bellissimo proprio perché permette di dare spazio e visibilità al nostro territorio e alle sue bellezze”</em>, spiega Macaione. Lo stesso metodo ritorna nello <strong>Swap party</strong>, realizzato con l’Università di Messina e la Rete delle Università per lo Sviluppo Sostenibile (Rus), dove lo scambio degli abiti diventa uno strumento per parlare di riuso e dell’impatto della moda veloce. E negli <strong>UniMeGames</strong>, che affidano allo sport e alla socialità il compito di creare relazioni.</p>
<p>A volte, però, l’impatto di un progetto si misura nella storia di una singola persona. Durante <strong>L’Eco del Bel Tempo</strong>, iniziativa nata per favorire l’incontro tra generazioni, i ragazzi di Crescendo giravano per Villa Dante coinvolgendo gli anziani in un gioco dedicato ai quartieri e ai ricordi di Messina.</p>
<p>È lì che Giuseppe incontra Salvatore.<em> “Gli abbiamo chiesto se voleva partecipare e ha accettato subito, con un entusiasmo incredibile. Era rimasto solo da poco, dopo la morte della moglie. Durante il gioco ha vinto un biglietto per il Messina Music Contest. Salvatore non sapeva leggere, aveva riconosciuto soltanto la data. Quando è arrivato il giorno del concerto, però, si è presentato. Era felicissimo”.</em></p>
<p>Da quell’incontro il rapporto è continuato e Salvatore ha partecipato anche ad altre iniziative.<em> “Queste sono gioie enormi e ti danno energia. Sono il motivo per cui facciamo queste cose. Gli eventi che organizziamo li facciamo per gli altri, anche semplicemente per regalare un sorriso”.</em></p>
<p><em><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/3acc2966-4623-4a80-902b-87515d36bc5c.jpeg" alt="" width="70%" /></em></p>
<h3><strong>Fare rete per creare opportunità</strong></h3>
<p>In quasi cinque anni Crescendo ha progressivamente costruito relazioni con Comune, Università, scuole, imprese, associazioni e altre realtà locali. Una rete cresciuta, secondo Macaione, soprattutto attraverso la disponibilità a collaborare.<em> “Siamo volontari, siamo persone che ci credono. Il nostro presidente Luca Famà ci crede tantissimo e negli anni abbiamo cercato di entrare sempre di più nel tessuto sociale della città. Se a Messina c’è un’iniziativa e ci chiedono di partecipare, quando è coerente con i nostri valori ci siamo”.</em></p>
<p>Crescendo ha così collaborato anche a iniziative come il <strong>Sud Innovation Summit </strong>e <strong>TEDx</strong> Messina.<em> “Crediamo molto nelle collaborazioni. Il nostro obiettivo è avere un impatto sul territorio e nel tempo si è creato un rapporto molto positivo con la città e con il Comune. Sono relazioni basate sul dialogo, costruttive e poco formali”.</em></p>
<p>Questa rete è alla base anche di <strong>GO-On – Talent</strong> senza confini, progetto di cui Crescendo è tra i promotori e che coinvolge 134 studenti di diversi indirizzi in 23 laboratori e 411 ore di attività. Ragazze e ragazzi lavorano insieme ad associazioni, professionisti e imprese per sviluppare idee e soluzioni legate, tra gli altri temi, all’ecodesign, all’economia circolare e alla valorizzazione sostenibile del territorio.</p>
<p>Il rapporto con Messina passa anche dal racconto. Con il podcast <strong>Onboard</strong>, diffuso attraverso YouTube, Instagram e TikTok, Crescendo raccoglie le storie di persone legate alla città e al territorio.<em> “A volte a Messina c’è la sensazione che quello che abbiamo valga poco. Con Onboard cerchiamo invece di raccontare storie interessanti di messinesi, o di persone che hanno vissuto qui e hanno fatto cose belle. È un altro modo per restituire valore alla città”.</em></p>
<p><em> </em></p>
<h3><strong>Una sede propria e progetti più ambiziosi</strong></h3>
<p>La crescita porta con sé anche una difficoltà concreta:<strong> trovare le risorse necessarie</strong> per dare continuità alle attività.<em> “Per un’associazione non profit il problema principale è il budget. Se vogliamo continuare a crescere dobbiamo fare un salto di livello, partecipare a bandi pubblici e gare e riuscire ad avere risorse più importanti per sviluppare progetti più ambiziosi”.</em></p>
<p>È uno degli obiettivi che Crescendo si è dato per il prossimo anno, anche facendo leva sulla rete costruita nel territorio.<em> “Avere un budget più ampio significa avere anche maggiore libertà di movimento e poter aggiungere nuovi progetti”.</em></p>
<p>Un primo passo verso questa autonomia è già in programma: Crescendo avrà per la prima volta una propria sede. Finora il gruppo è stato ospitato da altre realtà. Il nuovo spazio potrà accogliere attività, incontri e, tra le possibilità allo studio, anche una forma di coworking.<br />
Per un’associazione nata dall’aggregazione, avere una casa assume però anche un significato meno organizzativo e più personale.<em> “Siamo circa 40 e continuiamo a crescere. Crescendo è diventato anche <strong>il nostro punto di incontro</strong>, siamo diventati un gruppo di amici e ci vediamo tutte le settimane. Messina è una città dalla quale molti giovani vanno via. Noi abbiamo creato una piccola bolla di persone che hanno voglia di fare e di creare. Questa spinta positiva dà molta energia e molta forza”.</em></p>
<p>Una comunità che ogni tanto sceglie anche di fermarsi e festeggiare sé stessa.<em> “Dopo aver lavorato tanto organizziamo anche qualcosa soltanto per noi. Perché alla fine Crescendo è questo: facciamo eventi per gli altri, ma siamo anche persone che hanno trovato<strong> il piacere di stare insieme</strong>”.</em></p>
<p><em><img decoding="async" style="display: block;margin-left: auto;margin-right: auto" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/IMG_4848.jpeg" alt="" width="70%" /><br />
</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center"><span style="background-color: #34495e;color: #ffffff"><strong>  <a style="background-color: #34495e;color: #ffffff" href="https://asvis.it/voci-dal-territorio/" target="_blank" rel="noopener"> <u>VAI ALLA PAGINA GENERALE DELLA RUBRICA</u></a>   </strong></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/crescendo-a-messina-i-giovani-trasformano-le-idee-in-progetti-per-la-citta/">Crescendo, a Messina i giovani trasformano le idee in progetti per la città</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>Anziani, 18 milioni nel 2040: case e città non sono ancora pronte</title>
		<link>https://asvis.it/anziani-18-milioni-nel-2040-case-e-citta-non-sono-ancora-pronte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 09:16:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
		<category><![CDATA[#goal11]]></category>
		<category><![CDATA[#goal3]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani lega demografia, digitale e clima e propone un nuovo welfare: casa, quartiere e servizi come unico ecosistema di cura. 21/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/anziani-18-milioni-nel-2040-case-e-citta-non-sono-ancora-pronte/">Anziani, 18 milioni nel 2040: case e città non sono ancora pronte</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vivere più a lungo cambia anche il significato dell’abitare. <strong>Nel 2040 gli over 65</strong> in Italia saranno oltre 18 milioni, circa <strong>un terzo della popolazione</strong>, e cresceranno le persone anziane che vivono sole. <strong>Case accessibili, servizi di prossimità, quartieri sicuri e reti sociali</strong> diventano quindi parte integrante delle politiche di cura. Welfare, città e patrimonio abitativo, però, sono ancora poco preparati a una società sempre più longeva.</p>
<p>La <strong>solitudine</strong> è già uno dei segnali più evidenti: oltre 4,5 milioni di anziani vivono soli e nel 2040 saranno quasi sei milioni. Il 16% degli over 65 non ha contatti sociali nell’arco di una settimana, quota che sale al 32% tra gli ultraottantacinquenni, mentre tre anziani su quattro non partecipano ad attività collettive organizzate. <strong>Autonomia, relazioni e accesso ai servizi diventano così elementi centrali della qualità dell’invecchiamento.</strong></p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/InfograficheReport.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>Fonte: Auser, Spi Cgil, Abitare e Anziani, Terzo Rapporto “Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità”, 2026.</em></p>
<p>Da questa prospettiva nasce il Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani, <a href="https://auser.it/books/abitare-la-longevita-nella-transizione-politiche-urbane-e-abitative-generative-di-comunita/"><strong>Abitare la longevità nella transizione: politiche urbane e abitative generative di comunità</strong></a>, realizzato da Auser, Spi Cgil e Abitare e Anziani, a cura di Claudio Falasca con la collaborazione di Rossella Muroni e Giovanni Carapella e presentato il 15 settembre al Cnel di Roma.</p>
<p>La ricerca analizza <strong>tre trasformazioni &#8211; demografica, digitale e ambientale &#8211; e i loro effetti su persone anziane, welfare, città e abitazioni</strong>: cambiano famiglie e rapporti tra generazioni, l’accesso ai servizi e l’esposizione delle persone fragili agli effetti della crisi climatica. <strong>Case e quartieri sono i luoghi in cui queste transizioni si incontrano.</strong></p>
<h3><strong>Più anziani e più soli: cambia il modo di abitare</strong></h3>
<p>Gli over 65 sono oggi quasi 15 milioni, circa un quarto della popolazione italiana. La longevità cresce mentre le famiglie diventano più piccole e le reti di prossimità più fragili, rendendo la casa sempre più importante per <strong>autonomia e qualità della vita</strong>.</p>
<p><strong>Il 90,7% degli over 65 è proprietario dell’abitazione in cui vive</strong>, circa 13 milioni di persone; il restante 9,3% vive in affitto, con un canone medio di 531 euro. Ma molte abitazioni, costruite oltre quarant’anni fa, presentano <strong>barriere architettoniche, impianti obsoleti, consumi energetici elevati</strong> o spazi poco adatti alle esigenze di una popolazione anziana.<br />
A questo si aggiunge la fragilità economica: circa <strong>la metà dei pensionati vive con meno di 1500 euro al mese</strong>, rendendo più difficile sostenere manutenzione, adeguamento delle abitazioni e costi energetici.</p>
<h3><strong>Case, quartieri e clima: le fragilità si sommano</strong></h3>
<p>La qualità dell’abitare prosegue oltre la porta di casa. <strong>Marciapiedi</strong> dissestati, <strong>attraversamenti</strong> pericolosi, <strong>trasporti</strong> insufficienti e <strong>servizi</strong> difficili da raggiungere possono limitare l’autonomia delle persone anziane. Lo conferma anche il dato sulla <strong>sicurezza stradale</strong>: nel 2024 <strong>quasi la metà dei pedoni deceduti in Italia aveva più di 65 anni</strong>.</p>
<p>Anche il <strong>cambiamento climatico</strong> aumenta le fragilità. Le ondate di calore colpiscono soprattutto chi vive solo o in edifici poco efficienti, mentre isolamento inadeguato, scarso raffrescamento e isole di calore urbane accrescono i rischi. La riqualificazione energetica diventa quindi anche uno strumento di tutela della salute.</p>
<p><strong>La transizione digitale</strong> offre opportunità attraverso telemedicina, teleassistenza, domotica e servizi domiciliari, ma può creare esclusione quando mancano accesso e competenze. Per il Rapporto, la tecnologia deve sostenere autonomia, sicurezza e relazioni, insieme all’alfabetizzazione digitale delle persone anziane e di chi le assiste.</p>
<h3><strong>Abitare la longevità: i cinque cardini del nuovo welfare</strong></h3>
<p>Il Rapporto propone di <strong>integrare welfare, urbanistica e politiche abitative</strong>, collegando casa, servizi, salute, mobilità e reti di comunità. La casa diventa così la prima infrastruttura di salute, autonomia e sicurezza; il quartiere uno spazio di prossimità per servizi e relazioni.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Infografica_Auser1.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>Fig. Il cambio di paradigma proposto dal Terzo Rapporto sulla condizione abitativa degli anziani.</em></p>
<p><strong>Il Rapporto individua cinque cardini per un programma dedicato alla longevità:</strong></p>
<ol>
<li>la <strong>casa</strong> come primo luogo della cura, attraverso accessibilità, sicurezza, domotica e adattamento del patrimonio;</li>
<li>il <strong>quartiere</strong> come ecosistema di prossimità, con servizi integrati, mobilità accessibile e spazi pubblici inclusivi e resilienti;</li>
<li>un <strong>welfare territoriale</strong> integrato, capace di collegare sanità, politiche sociali e abitare;</li>
<li>la <strong>tecnologia</strong> come strumento per l’autonomia, dalla teleassistenza all’alfabetizzazione digitale;</li>
<li>la <strong>comunità</strong> come infrastruttura sociale, attraverso reti di vicinato, cohousing intergenerazionale, volontariato e spazi condivisi.</li>
</ol>
<p>Tra le proposte figura anche un <strong>Programma nazionale decennale per l’abitare degli anziani</strong>, insieme al recupero del patrimonio edilizio inutilizzato, al sostegno per l’adattamento delle case e alla diffusione di cohousing, abitazioni assistite e condomini solidali.</p>
<p>L’obiettivo è <strong>permettere alle persone di vivere bene e il più a lungo possibile nella propria casa e nel proprio quartiere</strong>, mantenendo autonomia e relazioni. Ripensare l’abitare significa quindi mettere in relazione politiche sociali, sanitarie, abitative e urbane, facendo di <strong>casa, cura e relazioni</strong> gli elementi di un unico sistema.</p>
<p>Scarica il <a href="https://auser.it/books/abitare-la-longevita-nella-transizione-politiche-urbane-e-abitative-generative-di-comunita/">Report</a></p>
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		<title>Italia: occupazione record al 62,8% ma donne e giovani restano indietro</title>
		<link>https://asvis.it/italia-occupazione-record-al-628-ma-donne-e-giovani-restano-indietro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Sep 2026 09:08:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal5]]></category>
		<category><![CDATA[#goal8]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nuova scheda Ocse sull'Italia registra disoccupazione al minimo storico, ma evidenzia forti divari territoriali e salari reali. I rincari dell’energia hanno spinto l’inflazione e frenato la crescita dei salari reali. 15/09/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato del lavoro italiano continua a migliorare, con l’occupazione ai massimi e la disoccupazione ai minimi storici. Restano però forti distanze rispetto agli altri Paesi Ocse e persistono <strong>criticità nei salari e nelle opportunità </strong>di lavoro tra i diversi territori.</p>
<p>È quanto emerge da <strong><em><a href="https://www.oecd.org/it/publications/2026/07/oecd-employment-outlook-2026-country-notes_5aa6f0be/italy_fd32ef4f.html">Prospettive dell’Ocse sull’occupazione 2026: Italia</a></em></strong>, la nuova scheda Paese elaborata dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico – Ocse, nell’ambito dell’<em><a href="https://www.oecd.org/en/publications/oecd-employment-outlook-2026_7e710f54-en.html">Oecd employment outlook 2026</a></em>.<br />
Le schede nazionali analizzano l’andamento dei mercati del lavoro dei Paesi membri e l’edizione di quest’anno dedica particolare attenzione alle <strong>disparità geografiche in termini di posti di lavoro e redditi</strong>.</p>
<h3><strong>Occupazione ai massimi, resta il divario con gli altri Paesi Ocse</strong></h3>
<p>A maggio 2026 il tasso di <strong>disoccupazione italiano è sceso al 5%</strong>, sostanzialmente in linea con la media Ocse del 4,9%. In un anno la diminuzione è stata di 1,5 punti percentuali, un andamento che distingue l’Italia dal quadro generale: in circa due terzi dei Paesi Ocse la disoccupazione è aumentata. Insieme a Grecia, Portogallo e Spagna, l’Italia rientra nel gruppo di Paesi dell’Europa meridionale dove il calo è proseguito.</p>
<p>Anche l’occupazione ha raggiunto un massimo storico. Nel primo trimestre del 2026 il tasso è arrivato al 62,8%, grazie alla forte crescita registrata nei due anni precedenti. La <strong>distanza dalla media Ocse</strong>, pari al 72,1%, resta però considerevole: 9,3 punti percentuali, con <strong>differenze particolarmente marcate per le donne e per i giovani.</strong></p>
<p>Nell’ultimo anno la crescita del tasso di occupazione ha rallentato, mentre altri Paesi dell’Europa meridionale hanno mantenuto un ritmo più sostenuto. Restano poi alcune <strong>difficoltà nel reperimento di personale</strong>. Le carenze si sono attenuate rispetto ai livelli record precedenti alla pandemia, ma l’Ocse individua alcuni fattori strutturali destinati a incidere nel tempo: invecchiamento della popolazione, trasformazione digitale, transizione verde e scarsa qualità del lavoro in alcuni settori.</p>
<h3><strong>Il luogo in cui si vive pesa sulle opportunità di lavoro</strong></h3>
<p>La geografia del lavoro rappresenta uno dei punti centrali dell’analisi. In oltre la metà dei Paesi Ocse, tra le diverse province si registrano differenze superiori a 20 punti percentuali nei tassi di occupazione. Secondo l’Organizzazione, questi divari riflettono anche la <strong>diversa capacità dei territori di offrire opportunità economiche</strong> e finiscono per tradursi in differenze negli standard di vita.<br />
In Italia le differenze tra territori restano molto ampie: nelle province con maggiori difficoltà la disoccupazione è oltre quattro volte più alta rispetto alle province con i risultati migliori. Nella media Ocse è circa il doppio.<br />
La distanza si è comunque ridotta negli ultimi anni. Dall’inizio degli anni Dieci, le differenze territoriali nell’occupazione sono diminuite del 10,4%, grazie soprattutto al miglioramento delle aree che partivano dai livelli più bassi.</p>
<p>Gli <strong>spostamenti dei lavoratori</strong> tra le regioni riducono poco questi divari. Chi lascia le aree con meno occupazione è in media più giovane, più istruito e più spesso occupato rispetto a chi rimane. Secondo l’Ocse, questo fenomeno rischia di aumentare le differenze territoriali, perché sono proprio le aree più in difficoltà a perdere giovani e persone qualificate.</p>
<h3><strong>Salari reali ancora del 6,1% sotto i livelli del 2021</strong></h3>
<p>Sul fronte dei salari, il <strong>recupero resta lento</strong>. Nel primo trimestre del 2026 i salari reali italiani sono cresciuti dell’1,3% rispetto all’anno precedente, grazie soprattutto alla bassa inflazione. Rimangono però inferiori del 6,1% rispetto al primo trimestre del 2021, il divario più ampio tra le grandi economie dell’area Ocse.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/export-2026-09-05T17_10_10.329Z.png" alt="" width="80%" /></p>
<p>I recenti <strong>rincari dell’energia</strong> hanno però spinto nuovamente l’inflazione e frenato la crescita dei salari reali. Per l’Italia l’Ocse prevede una diminuzione dello 0,9% nel 2026 e una crescita di appena lo 0,2% nel 2027. A pesare sono anche i <strong>pochi rinnovi dei contratti collettivi</strong> previsti per il 2027 e il rallentamento del mercato del lavoro.</p>
<h3><strong>Crescono le clausole che limitano la mobilità tra imprese</strong></h3>
<p>La scheda dedica infine un approfondimento alle <strong>clausole di non concorrenza</strong>, che impediscono o limitano a un lavoratore la possibilità di passare a un’impresa concorrente o di avviare un’attività nello stesso settore dopo la fine del rapporto di lavoro. Nel 2025 queste clausole interessavano circa il 30% dei lavoratori nell’area Ocse e si stanno diffondendo anche al di fuori delle professioni altamente specializzate. In Italia riguardano, secondo i datori di lavoro intervistati, tra il 7% e il 18% dei dipendenti del settore privato, una quota inferiore alla media Ocse del 20-30%, ma in crescita.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/export-2026-09-05T17_10_40.467Z.png" alt="" width="80%" /></p>
<p>Secondo l’Ocse, una diffusione eccessiva di queste clausole può <strong>rendere più difficile cambiare lavoro, frenare la crescita dei salari e limitare lo scambio di competenze e conoscenze tra le imprese</strong>, con possibili effetti anche sulla produttività. La scheda segnala infine un altro fenomeno: circa il 30% delle imprese italiane intervistate dichiara di conoscere, nel proprio settore, <strong>accordi tra aziende per evitare di assumere reciprocamente i dipendenti o per fissare i salari</strong>. Nei Paesi coinvolti nell’indagine la quota media arriva al 48%.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="https://www.oecd.org/it/publications/2026/07/oecd-employment-outlook-2026-country-notes_5aa6f0be/italy_fd32ef4f.html">Scarica la scheda Ocse</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/italia-occupazione-record-al-628-ma-donne-e-giovani-restano-indietro/">Italia: occupazione record al 62,8% ma donne e giovani restano indietro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<item>
		<title>Dai dati climatici alle decisioni: come l’IA aiuta i territori ad adattarsi</title>
		<link>https://asvis.it/dai-dati-climatici-alle-decisioni-come-lia-aiuta-i-territori-ad-adattarsi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2026 13:43:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Rubriche]]></category>
		<category><![CDATA[Voci dal Territorio]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal progetto europeo Clint nasce un nuovo modo di utilizzare l’intelligenza artificiale: analizzare dati climatici complessi per supportare amministrazioni e gestori nelle decisioni su acqua, energia e adattamento. 08/09/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dai-dati-climatici-alle-decisioni-come-lia-aiuta-i-territori-ad-adattarsi/">Dai dati climatici alle decisioni: come l’IA aiuta i territori ad adattarsi</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati climatici esistono già. Satelliti, sensori, osservazioni e simulazioni climatiche producono ogni giorno una quantità enorme di informazioni. La vera sfida è trasformarle in decisioni utili per i territori, capaci di ridurre i rischi e migliorare la gestione delle risorse.</p>
<p>In questo passaggio entra in gioco il progetto europeo <strong><a href="https://cordis.europa.eu/project/id/101003876">Clint – Climate Intelligence</a></strong>, che utilizza l’intelligenza artificiale per rendere i servizi climatici più efficaci e vicini alle esigenze di chi amministra il territorio. Ne parliamo con <strong>Veronica Piuri</strong>, che ha lavorato come ricercatrice e project manager presso l’Environmental Intelligence Lab del Politecnico di Milano, dove si è occupata di strategie integrate di gestione dell’acqua, modellazione idrologica e analisi del rischio climatico.</p>
<h3><strong>Un’intelligenza artificiale che interpreta il clima</strong></h3>
<p>Quando si parla di intelligenza artificiale il pensiero corre subito a chatbot o ad assistenti digitali. Nel progetto Clint, l’approccio è completamente diverso.<em>“L’intelligenza artificiale è un campo molto più ampio”, </em>spiega Piuri<em>. “Nel progetto lavoriamo con modelli di machine learning e deep learning che imparano a riconoscere schemi nei dati climatici e ambientali. Non li utilizziamo per creare contenuti, li utilizziamo per capire meglio come funziona la realtà.”</em></p>
<p>L’obiettivo è aiutare i ricercatori a leggere una mole di dati ormai impossibile da interpretare con gli strumenti tradizionali. <em>“I modelli individuano relazioni nascoste, e ci aiutano a ricostruire le cause degli eventi estremi e a distinguere il contributo del cambiamento climatico rispetto alla variabilità naturale &#8211; </em>spiega Piuri &#8211; <strong><em>L’IA di Clint modella la realtà. </em></strong><em>È uno strumento che<strong> affianca quelli fisici e statistici utilizzati dalla scienza del clima da decenni.”</strong></em></p>
<h3><strong>Dalla ricerca alle decisioni sul territorio</strong></h3>
<p>Il valore di questi strumenti emerge soprattutto quando i dati diventano supporto concreto per chi deve decidere. <em>“Un’amministrazione comunale, un ente che gestisce le risorse idriche o la protezione civile devono scegliere spesso in tempi rapidi</em> &#8211; osserva Piuri<em> &#8211; Più le informazioni sono affidabili, più le decisioni possono basarsi su elementi oggettivi.”</em></p>
<p>L’intelligenza artificiale sta mostrando risultati particolarmente promettenti nella <strong>ricostruzione di dati mancanti e nelle previsioni</strong>, dalle poche ore fino alle stagioni successive.  Cambia così il modo di pianificare infrastrutture, <strong>politiche di adattamento e gestione delle emergenze</strong>. Le informazioni prodotte dall’IA rispondono a esigenze molto diverse: dalle previsioni di poche ore utili alla protezione civile fino alle <strong>proiezioni climatiche</strong> che aiutano amministrazioni e gestori a <strong>pianificare interventi</strong> nei decenni successivi.</p>
<p>Uno degli esempi più significativi riguarda il <strong>Lago di Como</strong>. Qui convivono esigenze diverse: garantire acqua all’agricoltura, contenere il rischio di esondazioni, tutelare navigazione, turismo ed ecosistemi.<em> “Abbiamo sviluppato previsioni idroclimatiche potenziate dall’IA capaci di anticipare le portate in ingresso al lago con diversi mesi di anticipo. I risultati hanno mostrato un miglioramento rispetto ai sistemi previsionali oggi disponibili, con benefici concreti per la gestione della risorsa idrica e per l’equilibrio tra i diversi utilizzi dell’acqua.”</em></p>
<h3><strong>L’ultima decisione resta sempre umana</strong></h3>
<p>L’intelligenza artificiale, però, non prende decisioni al posto delle persone.<em> “La componente umana resta fondamentale &#8211; </em>sottolinea Piuri<em> &#8211; L&#8217;esperienza maturata nel progetto Clint ci porta a indicare una direzione precisa: sviluppare sistemi di explainable AI, capaci di <strong>produrre risultati comprensibili e verificabili</strong> da chi li utilizza, <strong>superando la logica delle cosiddette black box</strong>, algoritmi che forniscono risposte senza rendere trasparente il percorso con cui le hanno raggiunte.”</em></p>
<p>Per questo il progetto promuove modelli che <strong>integrano apprendimento automatico e leggi della fisica</strong>, strumenti open source, cioè accessibili e verificabili dalla comunità scientifica, metodologie condivise e collaborazioni tra ricercatori del clima, esperti di intelligenza artificiale e utilizzatori finali.</p>
<p>Guardando al futuro, Piuri vede questi strumenti entrare progressivamente nella gestione ordinaria del territorio. Una prospettiva che, in parte, è già realtà. Il <a href="https://www.ecmwf.int/">Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF),</a> uno dei principali riferimenti internazionali del settore, sta progressivamente integrando servizi climatici basati sull’intelligenza artificiale nelle proprie attività operative. <em>“La maturità tecnologica da sola non basta. Chi utilizza questi strumenti deve comprenderne il funzionamento e i limiti, così da <strong>integrarli consapevolmente nelle proprie decisioni.</strong>”</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><strong>Consulta il progetto <a href="https://cordis.europa.eu/project/id/101003876">Clint</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>  <a href="https://asvis.it/voci-dal-territorio/" target="_blank" rel="noopener"> <u>VAI ALLA PAGINA GENERALE DELLA RUBRICA</u></a>   </strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/dai-dati-climatici-alle-decisioni-come-lia-aiuta-i-territori-ad-adattarsi/">Dai dati climatici alle decisioni: come l’IA aiuta i territori ad adattarsi</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Comunità energetiche, in Italia sono già quasi 900 e coinvolgono quasi 38mila utenti</title>
		<link>https://asvis.it/comunita-energetiche-in-italia-sono-gia-quasi-900-e-coinvolgono-quasi-38mila-utenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 08:48:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal12]]></category>
		<category><![CDATA[#goal7]]></category>
		<category><![CDATA[#goal9]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=81365</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il rapporto Euricse fotografa crescita, governance e modelli delle Cer. Competenze, procedure e sostenibilità economica segnano il passaggio dalla condivisione dell’energia alla costruzione di comunità. 31/08/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/comunita-energetiche-in-italia-sono-gia-quasi-900-e-coinvolgono-quasi-38mila-utenti/">Comunità energetiche, in Italia sono già quasi 900 e coinvolgono quasi 38mila utenti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) stanno crescendo rapidamente e la loro evoluzione apre una sfida più ampia: <strong>trasformare la condivisione dell’energia in partecipazione, autonomia territoriale e benefici collettivi</strong>.</p>
<p>La capacità di costruire relazioni tra cittadine e cittadini, imprese e istituzioni può fare delle Cer vere infrastrutture sociali, capaci di affiancare alla produzione di energia rinnovabile inclusione e sviluppo locale.</p>
<p>È la prospettiva del Research Report n. 47/26 <strong><a href="https://www.info-cooperazione.it/public/Allegati/2026/08/le-comunita-energetiche-in-italia_rr-47-2026_euricse.pdf"><em>Le Comunità energetiche in Italia: stato attuale e nuove prospettive</em></a></strong>, pubblicato il 23 giugno 2026 da Euricse e coordinato scientificamente da Jacopo Sforzi, con Caterina De Benedictis e Silvia Scarafoni. La ricerca combina l’analisi quantitativa delle Cer registrate presso il Gse, 48 studi di caso su organizzazione, governance e finanziamento e un approfondimento sul Trentino.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>597 Cer fotografano un fenomeno diffuso e frammentato</h3>
<p>L’analisi quantitativa riguarda <strong>597 Cer censite dal Gse al 30 settembre 2025</strong>: il 31% si concentra nel Nord-Ovest, il 30% nel Sud e nelle Isole, il 21,6% nel Nord-Est e il 17,4% nel Centro. Lombardia e Piemonte guidano la graduatoria regionale con 98 e 78 comunità, seguite da Sicilia e Veneto con 58.</p>
<p><em> <img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/MappaCER.jpg" alt="" width="70%" /></em></p>
<p><em> </em><em>Le 597 Comunità energetiche rinnovabili censite dal Gse al 30 settembre 2025 sono distribuite in tutto il territorio nazionale. Il 31% si concentra nel Nord-Ovest e il 30% nel Sud e nelle Isole. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em></p>
<p>Le Cer analizzate comprendono <strong>883 impianti per 67,7 MW complessivi</strong>. La dimensione è prevalentemente piccola: ogni comunità conta in media 1,48 impianti e 9,23 utenze, mentre il valore mediano delle utenze scende a due.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/NumUtenzeCer.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>La maggior parte delle Cer analizzate ha dimensioni contenute: il numero mediano di utenze è pari a due, mentre la media è di 9,23. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em></p>
<p>I dati Gse successivi mostrano una forte accelerazione: <strong>al 30 giugno 2026 risultano 3.630 configurazioni in esercizio, 302,9 MW di potenza e 37.821 Pod associati</strong>. Le configurazioni vanno distinte dalle singole Cer, perché una comunità può gestirne più di una</p>
<h3><strong>Tre modelli per costruire una comunità energetica</strong></h3>
<p>Euricse individua tre modelli principali:</p>
<ol>
<li><strong>Cer promosse dalle amministrazioni pubbliche. </strong>Il Comune mette spesso a disposizione edifici e impianti, coordina gli attori e facilita l’accesso alle risorse.</li>
<li><strong>Comunità nate dall’iniziativa dei cittadini e delle cittadine. </strong>Le iniziative promosse dai cittadini richiedono maggiore investimento in tempo, competenze e relazioni e possono generare fiducia, cooperazione, educazione energetica e nuove attività collettive.</li>
<li><strong>Cer avviate dalle imprese.</strong> Il modello imprenditoriale punta soprattutto su efficienza, stabilizzazione dei costi energetici e replicabilità. La governance diventa così decisiva nel determinare obiettivi e benefici della comunità.</li>
</ol>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/DistriGeoCER.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>La diffusione delle Cer presenta differenze regionali: Lombardia e Piemonte registrano rispettivamente 98 e 78 comunità, mentre Veneto e Sicilia ne contano 58 ciascuna. Fonte: Euricse, elaborazione su dati Gse 2025.</em><strong> </strong><strong> </strong></p>
<h3>Competenze e burocrazia pesano sulle comunità più piccole</h3>
<p>Costituire e gestire una Cer richiede <strong>competenze tecniche, giuridiche e amministrative</strong>: dalla progettazione degli impianti alla forma giuridica, fino alla gestione degli incentivi e ai rapporti con il Gse. Tempi delle procedure e vincoli autorizzativi aumentano ulteriormente la complessità.</p>
<p>Il Rapporto evidenzia quindi il valore dei soggetti capaci di accompagnare le comunità. In Trentino, dove Euricse censisce <strong>29 Cer per circa 7,4 MW</strong>, la Federazione Trentina della Cooperazione offre competenze tecniche, giuridiche, amministrative e finanziarie. La presenza di strutture territoriali di supporto può ridurre le barriere di accesso, soprattutto per cittadini, cittadine e piccole organizzazioni.</p>
<h3><strong>Dagli incentivi alla sostenibilità economica</strong></h3>
<p>Il sostegno pubblico ha favorito lo sviluppo delle Cer. Il sistema introdotto dal decreto Mase 414/2023 combina una tariffa incentivante sull’energia condivisa con un contributo in conto capitale del Pnrr per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili.</p>
<p>Per Euricse, la fase successiva richiede <strong>modelli capaci di mantenere nel tempo la propria sostenibilità economica</strong>. Tra le prospettive analizzate figura lo scorporo in bolletta, che consentirebbe di valorizzare direttamente l’energia condivisa tra i membri. Anche forme di comproprietà degli impianti potrebbero rafforzare il legame tra partecipanti e comunità.</p>
<p>La <strong>destinazione dei benefici economici</strong> rappresenta un’altra scelta centrale: alcune Cer distribuiscono i proventi tra i soci, altre destinano risorse a nuovi investimenti o finalità sociali, compreso il sostegno alle famiglie vulnerabili e il contrasto alla povertà energetica.</p>
<h3><strong>Quando l’energia diventa infrastruttura sociale</strong></h3>
<p>Euricse colloca le Cer lungo un continuum che va dalla <strong>“<em>infrastruttura funzionale</em>” alla “<em>comunità trasformativa</em>”</strong>. Da una parte prevalgono efficienza, risparmio e replicabilità; dall’altra partecipazione, capitale sociale, cooperazione e capacità di generare nuovi progetti territoriali.</p>
<p>La dimensione comunitaria richiede tempo, competenze e relazioni e può ampliare il valore prodotto dalle Cer, collegando decarbonizzazione, inclusione sociale, educazione energetica e sviluppo locale.<br />
Governance, formazione e reti territoriali diventano così elementi centrali per accompagnare la crescita delle comunità energetiche italiane e trasformare la condivisione dell’elettricità in valore collettivo.</p>
<p><a href="https://www.info-cooperazione.it/public/Allegati/2026/08/le-comunita-energetiche-in-italia_rr-47-2026_euricse.pdf"><strong>Scarica il Rapporto</strong></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/comunita-energetiche-in-italia-sono-gia-quasi-900-e-coinvolgono-quasi-38mila-utenti/">Comunità energetiche, in Italia sono già quasi 900 e coinvolgono quasi 38mila utenti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Giovani, il divario cresce: lavoro, pensioni e debito frenano il futuro</title>
		<link>https://asvis.it/giovani-il-divario-cresce-lavoro-pensioni-e-debito-frenano-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 14:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal8]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=80921</guid>

					<description><![CDATA[<p>Il rapporto di Fondazione RiES registra un nuovo aumento delle disuguaglianze. Il Patto generazionale del Cnel lega lavoro, welfare e partecipazione e chiede politiche costruite e valutate con i giovani. 26/08/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/giovani-il-divario-cresce-lavoro-pensioni-e-debito-frenano-il-futuro/">Giovani, il divario cresce: lavoro, pensioni e debito frenano il futuro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box-info">
<div class="d-box d-box-datapubb">
<p>Il divario tra le generazioni torna ad aumentare in Italia, alimentato da pensioni, povertà, debito pubblico, disparità di genere e fragilità economica. Le difficoltà dei giovani nel lavoro, nell’accesso alla casa e nella costruzione di percorsi autonomi si ripercuotono su natalità, welfare e <strong>capacità del Paese di investire nel futuro</strong>. Due recenti pubblicazioni chiedono di <strong>inserire l’equità intergenerazionale nella programmazione pubblica</strong> e coinvolgere i giovani nelle decisioni.<em> </em><em> </em></p>
<ul>
<li>Il divario generazionale sale a 136 punti nel 2023.</li>
<li>Lavoro precario e bassi salari compromettono le pensioni future.</li>
<li>Demografia e debito riducono gli investimenti destinati ai giovani.</li>
<li>L’Italia perde giovani, competenze e imprese under 35.</li>
<li>Il CNEL chiede politiche costruite con le nuove generazioni.</li>
<li>Vig e bilancio intergenerazionale possono orientare le scelte pubbliche.</li>
</ul>
<p>Il settimo Rapporto 2025 “<a href="https://www.fondazioneries.it/primo-piano/il-divario-generazionale-nuove-generazioni-vecchi-squilibri-rompere-linerzia-vii-rapporto-2025/">Il divario generazionale. Nuove generazioni, vecchi squilibri: rompere l’inerzia</a>”, pubblicato a maggio dall’<strong>Osservatorio Politiche giovanili di Fondazione RiES</strong>, aggiorna una ricerca avviata dieci anni fa. Il progetto CNEL <a href="https://www.cnel.it/chi-siamo/xi-consiliatura/progetti-e-iniziative-xi-consiliatura/cnel-giovani-patto-generazionale">Giovani &#8211; Patto Generazionale</a>, presentato a luglio, nasce invece da una consultazione con oltre 65 organizzazioni e cinque tavoli su lavoro, partecipazione, pensioni, debito pubblico e attrattività.<strong> Fondazione RiES misura gli squilibri; il Cnel raccoglie proposte per ricostruire il rapporto tra generazioni.</strong></p>
<h3>Un divario che attraversa il ciclo di vita</h3>
<p>Secondo Fondazione RiES, l’Indice di divario generazionale (Gdi 4.0), formato da 43 indicatori in 14 domini, è salito a 136 punti nel 2023, rispetto alla base 100 del 2006. Il recupero dei due anni precedenti si interrompe. I domini più critici sono:</p>
<ul>
<li>pensioni;</li>
<li>povertà;</li>
<li>debito pubblico;</li>
<li>parità di genere;</li>
<li>reddito e ricchezza familiare;</li>
<li>credito e risparmio.</li>
</ul>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/GDI-4.0-2023.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>L’Indice di divario generazionale è passato da 100 punti nel 2006 a 136 nel 2023. Dopo il miglioramento registrato nel biennio 2021-2022, il valore è tornato a crescere. Fonte: Fondazione RiES, “Il divario generazionale. VII Rapporto 2025”</em></p>
<p>Fondazione RiES definisce la situazione una “<em>persistente emergenza generazionale</em>”. <strong>Entrare tardi in un mercato del lavoro</strong> segnato da precarietà e bassi salari ritarda l’autonomia e produce carriere contributive discontinue. Il Cnel <strong>collega questa fragilità alle pensioni future</strong>: nel sistema contributivo, l’inadeguatezza delle prestazioni di domani si forma nel lavoro di oggi. Propone di migliorare la qualità dell’occupazione, l’educazione previdenziale e l’accesso alla previdenza complementare.</p>
<h3>Demografia e debito restringono gli investimenti</h3>
<p><strong>L’invecchiamento</strong> accentua la pressione sui sistemi pensionistico e sanitario mentre diminuisce la popolazione attiva. L’indice di dipendenza ha raggiunto 57,6 punti nel gennaio 2024, riferisce Fondazione RiES su dati Istat. Il rapporto rileva inoltre che, a fronte di una spesa per la protezione sociale pari al 21,1% del Pil, il 13,6% era destinato alla voce “anziani” e l’1,4% a “famiglia e bambini”. Il confronto mostra il <strong>ridotto spazio riservato agli investimenti sulle nuove generazioni.<br />
</strong>Il <strong>Cnel collega il debito alla qualità della spesa</strong>: investimenti in istruzione, ricerca, innovazione e infrastrutture possono ampliare le opportunità e sostenere la crescita.</p>
<p>Il rapporto di Fondazione RiES calcola che le misure generazionali e potenzialmente generazionali rappresentino il 2,54% delle <strong>risorse del Pnrr italiano, una quota inferiore a quelle rilevate negli altri Paesi europei</strong> considerati.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/TassoDisoccupazione.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>L’Italia destina alle misure generazionali e potenzialmente generazionali il 2,54% delle risorse del Pnrr. La quota risulta inferiore a quelle di Spagna, Germania, Francia, Portogallo e Grecia, nonostante l’elevata disoccupazione tra i 15 e i 34 anni registrata nel 2019. Fonte: Fondazione RiES, “Il divario generazionale. VII Rapporto 2025”</em></p>
<p>Sul versante del lavoro, i tavoli propongono inoltre la riduzione contrattata dell’orario e strumenti di ricambio generazionale capaci di favorire il trasferimento delle competenze tra lavoratori senior e giovani.</p>
<h3>La capacità di offrire prospettive credibili si riflette sull’attrattività</h3>
<p>Il CNEL riporta che tra il 2011 e il 2024 circa 630mila giovani tra 18 e 34 anni hanno lasciato l’Italia, a fronte di 189mila rientri: il saldo supera le 440mila persone. A questa perdita di capitale umano si affianca la riduzione delle imprese giovanili: secondo Unioncamere-InfoCamere, tra il 2014 e il 2024 sono diminuite di oltre 153mila unità. Trattenere e richiamare competenze richiede, per il Cnel, lavoro adeguatamente retribuito, casa, servizi, credito e territori nei quali costruire un progetto di vita.</p>
<p><strong>Le opportunità risultano inoltre distribuite in modo diseguale</strong>. Fondazione RiES segnala che i <strong>divari territoriali e di genere</strong> aggravano quello generazionale, con una penalizzazione particolarmente evidente nel Mezzogiorno e tra le giovani donne; il CNEL richiama perciò la necessità di rafforzare servizi, infrastrutture e opportunità nelle aree interne.</p>
<h3>Dalla consultazione alla corresponsabilità</h3>
<p>La contrazione numerica dei giovani <strong>riduce anche il loro peso elettorale</strong>. Fondazione RiES osserva però un dinamismo civico espresso attraverso volontariato e cittadinanza attiva.<br />
Il Cnel propone di tradurlo in una partecipazione continuativa: lo <em>Youth Empowerment</em> dovrebbe rafforzare competenze e rappresentanza; lo <em>Youth Check</em> valutare gli effetti delle decisioni; lo <em>Youth Dialogue</em> rendere stabile il confronto con istituzioni e parti sociali. Tra le indicazioni figurano il voto nel luogo di domicilio per studenti e lavoratori fuori sede e il coinvolgimento dei Forum dei giovani.<br />
Le proposte, precisa il CNEL, costituiscono una base aperta alla consultazione pubblica, non un programma definitivo.</p>
<h3><strong>Misurare gli effetti delle scelte pubbliche</strong></h3>
<p>Il punto di maggiore convergenza è la <strong><em>Valutazione di impatto generazionale (Vig)</em></strong>, che stima preventivamente gli effetti economici, sociali e ambientali delle politiche. Fondazione RiES ne chiede l’<strong>applicazione sistematica </strong>ai diversi livelli di governo. Il CNEL vuole affiancare alla valutazione tecnica il <strong>coinvolgimento delle organizzazioni giovanili</strong>.</p>
<p>Entrambi richiamano inoltre il <strong>bilancio intergenerazionale</strong>, che rende visibile come le risorse pubbliche vengono distribuite tra le età e quali conseguenze producono nel tempo. Fondazione RiES propone anche soglie minime di investimento, ricordando il <em>Fondo sociale europeo Plus</em>, che destina almeno il 12,5% delle risorse all’occupazione giovanile nei Paesi tenuti ad applicare il vincolo. Il nuovo patto delineato dalle due fonti richiede quindi <strong>un criterio permanente per stabilire chi beneficia delle decisioni, chi ne sostiene i costi e quali opportunità vengono lasciate a chi vivrà</strong> più a lungo con le loro conseguenze.</p>
<p>Scarica il Report di <a href="https://www.fondazioneries.it/primo-piano/il-divario-generazionale-nuove-generazioni-vecchi-squilibri-rompere-linerzia-vii-rapporto-2025/">Fondazione RiES</a><br />
Scarica il Documento <a href="https://www.cnel.it/chi-siamo/xi-consiliatura/progetti-e-iniziative-xi-consiliatura/cnel-giovani-patto-generazionale">CNEL</a></p>
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<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/giovani-il-divario-cresce-lavoro-pensioni-e-debito-frenano-il-futuro/">Giovani, il divario cresce: lavoro, pensioni e debito frenano il futuro</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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