28 Ottobre 2026

Quante persone vengono seguite dai servizi sociali di un territorio? Quali attività stanno crescendo? Dove emergono nuovi bisogni? Fino a poco tempo fa, alla cooperativa sociale Open Group servivano settimane per raccogliere queste informazioni. Oggi oltre 660 servizi sono censiti in un’unica piattaforma digitale, che permette di condividere dati prima dispersi tra uffici e archivi.

Si chiama LEDA – Learning & Empower by Data ed è lo strumento sviluppato per conoscere meglio le attività della cooperativa e migliorare la gestione dei servizi. “Un’organizzazione che gestisce centinaia di servizi alla persona conosce davvero quello che fa?”. Da questa domanda è nato il progetto, alla fine del 2023, racconta Alessandra Parpinello, direttrice Area Idea di Open Group.

“Le informazioni c’erano, ma erano disperse tra fogli cartacei, file Excel, gestionali che non si parlavano e soprattutto nella memoria delle persone. Ogni rendicontazione partiva da zero”. Open Group ha quindi sviluppato una piattaforma pensata per i servizi socioassistenziali, educativi e culturali. La sfida, spiega Parpinello, era soprattutto culturale: “Passare da un dato vissuto come adempimento a un dato vissuto come patrimonio comune”.

 

Dai dati quotidiani alla conoscenza dei bisogni

LEDA registra le attività con modalità differenti secondo la tipologia di servizio. Nelle biblioteche e nei centri giovani, per esempio, vengono registrati gli incontri attraverso dati anonimi e aggregati relativi a presenze, genere, età, data e luogo. “Sono dati anonimi e aggregati, ma dopo qualche mese dicono molto: chi frequenta il servizio, in quali fasce orarie, chi invece non arriva”.

Nei servizi di accoglienza o tutela si registra invece una presa in carico, con date di ingresso e uscita e fino a 25 indicatori configurabili. “Il valore nasce quando questi dati si sommano: quante persone sono seguite, per quanto tempo, in quali tipologie di servizio, che caratteristiche di bisogni esprimono”.

Le informazioni possono essere incrociate per territorio e committenza, permettendo a chi coordina i servizi di consultarne direttamente l’andamento. “Il passo su cui stiamo lavorando adesso è leggere anche ciò che oggi non si vede: la saturazione dei servizi, la domanda non soddisfatta e le tendenze. Sono le informazioni più preziose per capire davvero i bisogni di un territorio”.

LEDA


La partecipazione guida l’innovazione

Il progetto è iniziato nell’ottobre 2023 con un’indagine sulla digitalizzazione e un’analisi dei bisogni condotta insieme al personale dei servizi. “Il metodo è quello della progettazione sperimentale e partecipata: si costruisce una versione, la si mette alla prova sul campo, si ascolta chi la usa e si corregge”.

Nel gennaio 2026 è stato approvato il Patto di Corresponsabilità, che affida alle diverse funzioni dell’organizzazione l’aggiornamento delle informazioni di propria competenza. “Chi conosce il dato è chi lo inserisce e lo tiene aggiornato”. Ogni area contribuisce così a costruire un patrimonio di informazioni condiviso.

Un ruolo importante è svolto dai referenti digitali, figure individuate nei diversi settori di Open Group per favorire la diffusione e l’innovazione delle pratiche digitali. Attraverso laboratori che coinvolgono anche la direzione, partecipano alla sperimentazione degli strumenti e allo sviluppo di nuove modalità di lavoro.

Da giugno 2026 ogni nuovo servizio viene registrato direttamente in LEDA, che avvisa automaticamente le funzioni coinvolte. La costruzione della mappa ha permesso inoltre di individuare alcune criticità. “Lo stesso servizio poteva avere nomi diversi in amministrazione, nelle risorse umane e nella produzione. Oppure mancavano informazioni decisive, come la capienza dei servizi o le richieste non accolte. Per noi è un risultato: un sistema che rende visibili le proprie lacune permette di correggerle”.

 

Misurare l’impatto e dialogare con le amministrazioni

Open Group sta lavorando per collegare LEDA ai questionari di valutazione dell’impatto sociale, riducendo trascrizioni manuali ed errori. Il primo ambito di sperimentazione riguarda i servizi rivolti alle persone migranti. “Con le amministrazioni pubbliche l’obiettivo è passare da una rendicontazione costruita “a richiesta” a un dialogo fondato su dati già disponibili e confrontabili tra territori”.

Nel settembre 2026 LEDA è diventato uno strumento stabile dell’organizzazione. Le prossime attività riguarderanno la qualità dei dati, l’analisi dell’offerta rispetto alla domanda territoriale e lo sviluppo di strumenti per le decisioni strategiche.

L’esperienza, secondo Parpinello, può offrire indicazioni anche ad altre organizzazioni del Terzo Settore. “La tecnologia è la parte più semplice. Il valore sta nel metodo, cioè nel costruire il sistema insieme a chi lavora nei servizi, nel dichiarare chi è responsabile di cosa e nel partire dalle decisioni che si vogliono prendere, non dalla quantità di dati che si possono raccogliere. Uno strumento come LEDA può servire anche ad altre cooperative e reti, a condizione che lo adottino come un percorso organizzativo e non come un software da installare”.

Parpinello parla di LEDA

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