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	<title>#giovani Archivi - ASviS</title>
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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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	<title>#giovani Archivi - ASviS</title>
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		<title>Se i giovani non credono più nel futuro, il problema riguarda tutti</title>
		<link>https://asvis.it/se-i-giovani-non-credono-piu-nel-futuro-il-problema-riguarda-tutti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Tommasi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2026 12:53:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[#povertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalle proteste contro il carovita alla povertà che non diminuisce, cresce il divario tra le aspettative delle nuove generazioni e le opportunità reali. Non solo la politica, ma tutta la società deve affrontare le cause profonde del malessere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/se-i-giovani-non-credono-piu-nel-futuro-il-problema-riguarda-tutti/">Se i giovani non credono più nel futuro, il problema riguarda tutti</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Le immagini degli scontri e dei saccheggi nel centro di Milano hanno occupato le cronache degli ultimi giorni. Episodi gravi, che hanno comprensibilmente suscitato condanne e richieste di intervento. Ma sarebbe un errore lasciare che quelle immagini esauriscano la discussione sulla protesta pacifica di tanti giovani, anche in altre parti d&#8217;Europa e del mondo, che manifestano una profonda insoddisfazione.</p>
<p><a href="https://www.corriere.it/opinioni/26_ottobre_17/la-protesta-globale-dei-giovani-ad1c3a49-1ffc-4bb0-a7fb-b7c887ab4xlk.shtml">Sul <em>Corriere della Sera</em></a> <strong>Federico Rampini</strong> ha descritto una questione generazionale che interessa società molto diverse. In Francia gli studenti protestano contro le condizioni della scuola pubblica, in Spagna i giovani chiedono case a prezzi accessibili, negli Stati Uniti il costo della vita e le disuguaglianze alimentano nuove mobilitazioni. In Cina la sfiducia assume altre forme: il rifiuto di una competizione lavorativa esasperata e la difficoltà di riconoscersi nel modello di successo delle generazioni precedenti. E si potrebbe continuare con le manifestazioni in Belgio per il clima, in India per la democrazia, in Nepal per lo stop ai social.</p>
<p>Non c&#8217;è un’unica ideologia dietro queste proteste. Ma, come osserva Rampini, “le nuove generazioni sono un termometro dello stato di salute delle società”. E quel termometro, oggi, segnala qualcosa che va oltre le singole rivendicazioni: la crescente difficoltà di credere che il futuro possa offrire condizioni di vita migliori del presente.</p>
<p>Per molti giovani si è incrinata una promessa fattagli dalla società degli adulti: studiare, trovare un lavoro, impegnarsi, diventare economicamente indipendenti e vivere meglio dei propri genitori. Una promessa che non si è mai realizzata per tutti, naturalmente, ma che per decenni ha contribuito a tenere insieme le società, alimentando la fiducia nella possibilità di migliorare la propria condizione. Oggi, per dirla con l’economista <strong>Leonardo Becchetti</strong>, <a href="https://formiche.net/2026/10/i-ladri-di-futuro-e-le-vetrine-rotte-la-riflessione-di-becchetti/#content">dobbiamo fare i conti con i “ladri di futuro” che rischiano di sottrarre alle giovani generazioni quella speranza</a>. Anche in Italia.</p>
<p>Il 15 ottobre l’Istat <a href="https://www.istat.it/comunicato-stampa/la-poverta-in-italia-anno-2025/">ha pubblicato</a> i dati sulla povertà nel 2025: 5,4 milioni le persone in povertà assoluta, il 9,3% della popolazione, una quota sostanzialmente stabile rispetto all&#8217;anno precedente. L’incidenza raggiunge il 12,5% tra i minori e il 12,1% tra i 18-34enni, contro il 6,1% tra gli ultrasessantacinquenni. Quasi un milione e 200mila giovani adulti non hanno risorse sufficienti per i beni e servizi essenziali. Il dato colpisce ancora di più se consideriamo che negli ultimi anni l&#8217;occupazione è aumentata. È una buona notizia, ma evidentemente non sufficiente. La povertà continua a riguardare anche famiglie in cui si lavora: l&#8217;incidenza raggiunge il 14,3% quando la persona di riferimento è operaia.</p>
<p>La questione salariale italiana ha radici lontane. Da oltre vent’anni il nostro Paese <a href="https://www.huffingtonpost.it/economia/2026/09/03/news/tito_boeri-22633592/">registra una dinamica delle retribuzioni reali particolarmente debole</a> nel confronto europeo. L’inflazione degli ultimi anni ha aggravato difficoltà preesistenti, mentre la crescita dei prezzi delle abitazioni, soprattutto nelle grandi città, ha reso ancora più complicato il passaggio all’indipendenza. <a href="https://asvis.it/home/4-26188/emergenza-casa-cosa-sta-succedendo-davvero-dalla-spagna-allitalia">Come abbiamo raccontato sul sito ASviS</a>, in Italia circa sette giovani tra i 18 e i 34 anni su dieci vivono ancora con i genitori. Contano le tradizioni familiari e le scelte personali, certo, ma anche ostacoli economici difficili da ignorare. E il malessere economico non riguarda soltanto i giovani, come ricordano in questi giorni le proteste degli autotrasportatori contro il caro carburante.</p>
<p>Possiamo discutere a lungo sulle responsabilità dei governi, sulle differenze tra generazioni, persino sulla fondatezza delle aspettative dei giovani. Ma proviamo a metterci nei panni di chi, dopo anni di studio e di lavoro, deve ancora fare i conti con un affitto che non può permettersi, un contratto a termine, la prospettiva di rinviare ancora una volta una scelta di vita. È così difficile capire da dove nasca la sfiducia nella politica e nelle classi dirigenti?</p>
<p>C&#8217;è poi una questione sottovalutata nel dibattito pubblico: il peso delle nuove generazioni nelle decisioni collettive. <strong>Luigi Manconi</strong>, <a href="https://www.repubblica.it/politica/2026/10/21/news/scontri_milano_giovani_nichilismo_violenza_lotta_di_classe-425660879/">su <em>Repubblica</em></a>, ha ricordato che nel 1968 gli under 24 rappresentavano il 41,5% della popolazione italiana. Cinquant’anni dopo erano scesi al 21,7%. È una trasformazione demografica profonda, che incide anche sulla rappresentanza politica e sulle priorità pubbliche.</p>
<p>Quando i giovani diventano numericamente minoritari, rischiano di contare meno nelle scelte di bilancio, negli investimenti e nella costruzione del consenso politico, soprattutto se i benefici di una decisione sono immediati e i costi ricadranno su chi oggi ha venti o trent&#8217;anni. E se le opportunità dipendono sempre più dalla famiglia in cui si nasce, come può non risentirne la coesione sociale?</p>
<p><strong>Michele Serra</strong>, <a href="https://www.repubblica.it/commenti/2026/10/20/news/milano_l_assenza_della_politica_nella_rabbia_degli_esclusi-425658764/">commentando i fatti di Milano</a>, ha descritto una società nella quale i centri storici si arricchiscono mentre le periferie si impoveriscono. Una frattura visibile in molti Paesi europei, dove gruppi sociali vicini nello spazio vivono realtà sempre più distanti. Sarebbe una semplificazione ricondurre a queste condizioni ogni episodio di protesta. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare il contesto sociale in cui maturano rabbia e insoddisfazione.</p>
<p>Di fronte a questo scenario, il livello del confronto politico italiano appare francamente inadeguato. La maggioranza insiste soprattutto sulla sicurezza e sull’ordine pubblico, questioni certamente rilevanti, ma che non rispondono alle difficoltà materiali di milioni di persone. L&#8217;opposizione tende spesso a concentrare le responsabilità sull&#8217;attuale governo, ma la stagnazione salariale, la debolezza degli investimenti sociali e la bassa mobilità sociale attraversano almeno due decenni.</p>
<p>La risposta non può limitarsi a nuove misure emergenziali, a qualche incentivo o a interventi assistenziali, per quanto necessari a proteggere chi si trova in maggiore difficoltà. Serve una visione d&#8217;insieme: nella vita delle persone, le difficoltà economiche, abitative e sociali si intrecciano, mentre la politica continua troppo spesso ad affrontarle separatamente.</p>
<p>Da dove ripartire, allora? Da una politica economica che non misuri i risultati soltanto con la crescita del Pil, ma anche con la qualità del lavoro, la riduzione delle disuguaglianze e le opportunità offerte alle nuove generazioni. L’Europa, pur con le sue debolezze, <a href="https://economia.uniroma2.it/in-evidenza/655-5816/measuring-the-right-things-reveals-a-stronger-europe-enrico-giovannini-spiega-i-reali-progressi-in-europa-oltre-il-pil">ha compiuto progressi significativi</a>, se si considerano i parametri oltre al Prodotto interno lordo.</p>
<p>Servono poi interventi per sostenere i redditi più bassi e contrastare la povertà lavorativa, investimenti nell&#8217;istruzione e nella formazione, politiche abitative che aumentino l&#8217;offerta di alloggi accessibili, soprattutto nelle città dove si concentrano studio e occupazione, e servizi pubblici più efficienti. Il prossimo 28 ottobre <a href="https://asvis.it/il-28-ottobre-la-presentazione-del-rapporto-asvis-2026">la presentazione del Rapporto ASviS 2026</a> offrirà un’occasione importante per misurare lo stato del Paese, ma anche per proporre un possibile programma per la prossima legislatura capace di far fare al nostro Paese un salto di qualità nella prospettiva dello sviluppo sostenibile da tutti i punti di vista.</p>
<p>Ma c&#8217;è anche un problema di metodo. Chi vivrà più a lungo le conseguenze delle decisioni di oggi deve poter contribuire a prenderle. Per questo la giustizia tra generazioni deve orientare leggi e investimenti. Occorre dare piena attuazione, con trasparenza e dati solidi, alla Valutazione di impatto generazionale (Vig), introdotta dal nostro Paese anche sulla spinta dell’ASviS, <a href="https://asvis.it/notizie-sull-alleanza/2630-26170/ecco-come-la-valutazione-di-impatto-generazionale-e-arrivata-nei-comuni">che alcuni Comuni hanno già iniziato a integrare nelle loro politiche</a>.</p>
<p>In questa direzione va anche il percorso di <a href="https://ecosistemafuturo.it/">Ecosistema Futuro</a> verso la prima Assemblea Nazionale sul Futuro, prevista nel 2027 e <a href="https://futuranetwork.eu/news/534-6572/lassemblea-sul-futuro-alla-camera-un-percorso-di-dialogo-per-generare-opportunita">presentata recentemente alla Camera</a>: coinvolgere cittadini, soprattutto giovani, chiamati a elaborare proposte per le istituzioni. Un grande esperimento di democrazia deliberativa sulle scelte di lungo periodo.</p>
<p>Non sappiamo che sviluppi avranno le proteste di questi giorni e se daranno vita a movimenti duraturi. Ma il malessere non scomparirà con la fine delle manifestazioni. <a href="https://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2026/10/21/lappello-di-mattarella-non-solo-emergenza-ai-giovani-si-guardi-con-ampia-visione_31eb8924-8c4a-4cf3-a7a5-2fe53cbc6b92.html">Ha ragione</a> il presidente della Repubblica <strong>Sergio Mattarella</strong>, che ieri ha invitato a non guardare ai giovani con “indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione”. Quella dei giovani è una “grande questione sociale”, che chiama in causa le istituzioni e l’intera società.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://www.ansa.it/amp/lombardia/notizie/2026/10/16/studenti-in-corteo-a-milano-con-foto-di-meloni-e-tajani-a-testa-in-giu_32dbe37f-f6b6-483a-a76e-0aa0a31c45fd.html">Ansa</a></em></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Più che vietare i social, dobbiamo costruire un digitale a misura di giovani</title>
		<link>https://asvis.it/piu-che-vietare-i-social-dobbiamo-costruire-un-digitale-a-misura-di-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 14:18:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_In_Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo l’Education Monitor di Ipsos, il 73% degli intervistati sostiene il divieto di uso dei social per gli under 14. Una soluzione efficace? Secondo gli esperti, adulti, piattaforme e politici devono assumersi la propria parte di responsabilità.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p>Il <strong>14 agosto </strong>il <strong>Conseil constitutionnel francese</strong> ha bocciato la parte centrale della legge (approvata dal Parlamento) che avrebbe vietato ai minori di 15 anni l&#8217;accesso ai social media <strong>perché poneva problemi rispetto ai diritti fondamentali</strong>, in particolare alla libertà di espressione e alla privacy. Al contrario, il <a href="https://abcnews.com/Technology/wireStory/new-zealands-prime-minister-proposes-banning-children-social-135894956?utm_source=chatgpt.com">24 agosto</a>, <strong>la Nuova Zelanda ha presentato un disegno di legge per vietare i social ai minori di 16 anni</strong>. I primi erano stati gli australiani, nel dicembre del 2025, ma <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2026/06/15/divieto-social-minori-mondo?card=1">diversi Paesi</a> poi hanno fatto lo stesso per i giovani al di sotto di una certa età, mentre le nazioni europee stanno attualmente discutendo sulle restrizioni da applicare (Regno Unito, Danimarca, Norvegia, Portogallo, Spagna, ecc.) Anche in Italia si stanno discutendo strumenti di verifica dell&#8217;età o limiti più severi.</p>
</div>
<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>Nel frattempo negli Usa, il <a href="https://tg24.sky.it/mondo/2026/08/18/usa-processo-meta?card=2">18 agosto</a>, <strong>si è aperto lo storico processo contro Meta</strong>, con quattro Stati che hanno fatto causa al gigante tech accusandolo di aver progettato <strong>Facebook e Instagram per creare dipendenza nei bambini e negli adolescenti</strong>, contribuendo ai problemi di salute mentale dei giovani. Le accuse riguardavano anche la raccolta e l&#8217;utilizzo dei dati dei bambini senza il necessario consenso dei genitori. Il 26 agosto Meta ha raggiunto un accordo con una coalizione di 29 Stati, guidata da California, Colorado, Kentucky e New Jersey, <strong><a href="https://www.rainews.it/articoli/2026/08/meta-patteggia-paghera-167-miliardi-nellaccordo-con-stati-usa-per-la-dipendenza-dai-social-4cd0b8fb-4cf7-4c35-8ec2-0b62e2e41380.html">per un pagamento di circa 17 miliardi di dollari</a></strong> e, soprattutto, per l’applicazione di modifiche sostanziali al funzionamento delle piattaforme.</p>
<p>Secondo l’<strong><a href="https://asvis.it/giovani-per-otto-italiani-su-dieci-le-opportunita-migliori-sono-allestero">Education Monitor 2026 di Ipsos</a>,</strong> <strong>il 73% degli intervistati nei 31 Paesi globali sostiene il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 14 anni</strong>, e dal 2024 il consenso verso restrizioni di questo tipo è cresciuto quasi ovunque. L’Italia registra un aumento di otto punti percentuali. Ma la diffidenza verso i social non coincide con un rifiuto indiscriminato della tecnologia: <strong>soltanto il 39% pensa che l’intelligenza artificiale dovrebbe essere vietata nelle scuole</strong>. Ipsos legge questa distanza come il segnale di un atteggiamento più selettivo: proteggere le ragazze e i ragazzi dalle tecnologie percepite come dannose, senza rinunciare a quelle che possono contribuire all’apprendimento.</p>
<p>Secondo quanto riportato dal <a href="https://cordis.europa.eu/article/id/464731-are-social-media-bans-the-best-solution/it">portale ufficiale dell&#8217;Unione europea</a> dedicato alla ricerca e all&#8217;innovazione finanziate dall&#8217;Ue<strong>, un gruppo di esperte ed esperti si è chiesto se vietare ai giovani l’accesso ai social media fosse una soluzione efficace</strong>. I professori <strong>Sandra Cortesi</strong> e <strong>Urs Gasser</strong> del Politecnico di Monaco non la pensano così. I due ricercatori sostengono che i divieti generalizzati dei social media, i requisiti di controllo dei genitori e le regole di sorveglianza estese per i giovani di solito non sono efficaci nell’incrementare la sicurezza. Il fattore principale alla base di ciò è la <strong>fiducia</strong>: quando manca e si sentono controllati o esclusi, le giovani e i giovani sono spinti a nascondere i problemi, piuttosto che a cercare l’aiuto di un adulto.</p>
<p>In un <a href="https://www.tum.de/en/news-and-events/all-news/press-releases/details/better-design-instead-of-blanket-bans">comunicato stampa</a>, Gasser ha spiegato perché si oppone al divieto. “<em>Non argomentiamo contro la regolamentazione: i requisiti legali sono indispensabili. Ciononostante, riteniamo che <strong>i politici debbano fare di più che stabilire delle linee rosse: dovrebbero richiedere ai fornitori di progettare le loro piattaforme e i propri prodotti in modo da renderli adatti ai bambini</strong>. È una soluzione più impegnativa da mettere in atto rispetto a un divieto generalizzato, ma anche più promettente. In fondo, quello che vogliamo davvero è che i bambini e i giovani possano imparare a usare i media in modo autonomo, generando un impatto positivo su di loro</em>”.</p>
<p>Cortesi ha sottolineato, invece, che i giovani dovrebbero assumere un ruolo più attivo nella sicurezza digitale, venendo <strong>supportati dal sistema educativo</strong>. “<em>Coinvolgendo i bambini e i ragazzi, le scuole hanno l’enorme opportunità da un lato di mostrare loro un futuro in cui il mondo digitale non è pieno solamente di innumerevoli rischi e, dall’altro, di conferire loro un senso di efficacia per sé stessi</em>”.</p>
<p>A luglio 2026 è stato presentato un rapporto scaturito dal <strong><a href="https://commission.europa.eu/topics/digital-economy-and-society/special-panel_en">panel speciale sulla sicurezza dei minori online</a></strong>, istituito dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. <strong>Marta Gonçalves e Gabriele Battimelli</strong>, Youth Ambassadors di <strong>Better Internet for Kids</strong>, e <strong>Antonia Torrens</strong>, presidente di <strong>Coface Families Europe</strong>, <a href="https://commission.europa.eu/topics/digital-economy-and-society/special-panel_en">sono stati intervistati</a> per raccogliere le opinioni sul panel e le principali indicazioni emerse sul tema della protezione dei minori online. Gli intervistati riprogetterebbero, tra le funzionalità delle piattaforme social più popolari, il <strong>sistema di raccomandazione</strong>, cioè l&#8217;algoritmo che decide cosa vedrà un giovane subito dopo, e le <strong>tecniche di design persuasivo</strong>, come lo scorrimento infinito e la riproduzione automatica dei contenuti, che incoraggiano un uso eccessivo anziché abitudini digitali sane. “<em>Attualmente, quasi tutte le principali piattaforme sono progettate per massimizzare un unico obiettivo: quanto a lungo una persona rimane sull&#8217;app. E questa scelta condiziona quasi tutto ciò che un giovane sperimenta online. Io cambierei completamente obiettivo nel momento in cui una piattaforma sa di avere a che fare con un minore: dall&#8217;engagement passerei all&#8217;apprendimento, alla scoperta e a contenuti realmente adeguati all&#8217;età</em>” afferma Battimelli.</p>
<p><strong>Internet è pieno di opportunità</strong> (corsi gratuiti, libri gratuiti, strumenti per lo studio, comunità), <strong>ma spesso queste non sono ben visibili</strong>. “<em>Educatori, scuole e la stessa Commissione potrebbero fare molto di più per indirizzare attivamente i giovani verso ciò che già esiste, invece di lasciarli arrivare a queste opportunità per caso</em>”, prosegue. Infine, il problema del “dopo”: <strong>spesso si presta poca attenzione a ciò che accade dopo</strong> che un bambino ha subìto un danno, rispetto all’attenzione data alla prevenzione.</p>
<p>C’è poi il tema delle famiglie. Secondo Antonia Torrens molti genitori si sentono sopraffatti dalla necessità costante di stare al passo con gli sviluppi tecnologici e impotenti di fronte a modelli di business basati sull&#8217;engagement e sullo sfruttamento dei dati. Aiutare le bambine e i bambini a muoversi nel mondo digitale in sicurezza richiede <strong>un&#8217;azione coordinata da parte delle aziende tecnologiche, dei decisori politici, delle scuole e delle comunità</strong>. “<em>Le famiglie non possono sostenere da sole questa responsabilità e hanno bisogno di un ambiente digitale che metta al primo posto i diritti, la sicurezza e il benessere dei bambini</em>”.</p>
<p>Le aziende tecnologiche devono assumersi la responsabilità principale, adempiendo ai propri obblighi di <em>due diligence</em> e garantendo esperienze digitali sicure fin dalla progettazione. Quando non lo fanno, i decisori politici devono chiamarle a rispondere attraverso un solido quadro normativo, applicato in modo efficace.</p>
<p>“<em>Le <strong>linee guida del Digital Services Act sulla protezione dei minori</strong> offrono una panoramica delle misure di sicurezza che le piattaforme online dovrebbero adottare per ridurre i rischi”</em>, prosegue, “<em>ma se fossero trasformate in <strong>standard obbligatori, aggiornati regolarmente, tecnologicamente neutrali e applicabili</strong>, potrebbero produrre cambiamenti significativi nel modo in cui i servizi digitali vengono progettati e contribuire a garantire che i diritti dei bambini siano protetti per impostazione predefinita”.</em></p>
<p>E i <strong>genitori</strong>, oltre a costruire fiducia e utilizzare il parental control, che cosa potrebbero fare? <strong>Rappresentare un modello sano per le e i loro figli</strong>. Secondo una ricerca condotta per Virgin Media O2, <a href="https://news.sky.com/story/parents-missing-important-family-time-due-to-aimless-phone-use-13568288?utm_source=Gmi+Mailchimp+INTEGRATION+Prod+List&amp;utm_campaign=a770b3e229-EMAIL_CAMPAIGN_2018_07_08_04_14_COPY_17&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_ff3735a749-a770b3e229-56997141">riportata su SKy Tg 24</a>, il 63% dei ragazzi tra gli 8 e i 16 anni ritiene che i genitori non si rendano conto di quanto spesso restino incollati allo schermo e il 58% li vorrebbe più presenti quando trascorrono tempo insieme. <strong>Quasi la metà dei genitori di minorenni prende in mano il telefono senza pensarci almeno 30 o più volte al giorno</strong>, per un totale di oltre due ore di uso “involontario”. Questo ha conseguenze importanti sui figli: rischi di formazione di un attaccamento insicuro, ansioso o evitante, sovralimentazione, ritardi nello sviluppo linguistico. È il fenomeno della “<strong><em>technoreference</em></strong>”, l’interferenza della tecnologia delle relazioni.</p>
<p>Si tratta di fattori da monitorare anche per la <strong>salute mentale</strong>, che secondo l’Education Monitor rimane la principale preoccupazione associata ai giovani (per il 33% degli intervistati)Seguono l’economia del proprio Paese (31%) e gli effetti dei social media e delle tecnologie come l’intelligenza artificiale (30%). Mentre secondo quanto riportato dalla <strong><a href="https://asvis.it/litalia-presenta-allonu-la-sua-voluntary-national-review-sullagenda-2030">Voluntary national, local and youth review italiana</a></strong>, il <strong>30,5% delle adolescenti e degli adolescenti intervistati</strong> indica il supporto psicologico tra i propri bisogni prioritari.</p>
<p>Insomma, il punto non è soltanto decidere <strong>quando</strong> un ragazzo possa entrare nel mondo dei social, ma <strong>in quale mondo digitale lo facciamo entrare</strong>. Anche perché in Italia la Costituzione offre un principio importante da cui partire. Con la <strong><a href="https://asvis.it/lo-sviluppo-sostenibile-arriva-nella-costituzione-lasvis-plaude-al-risultato">modifica agli articoli 9 e 41</a></strong>, fortemente voluta dall’ASviS, accanto alla tutela dell&#8217;ambiente anche nell&#8217;interesse delle future generazioni, è stato rafforzato il principio secondo cui l&#8217;iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l&#8217;utilità sociale o in modo da recare danno, tra l&#8217;altro, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e alla salute. <strong>Un principio costituzionale che interpella anche le piattaforme digitali, chiamate a interrogarsi sugli effetti che i loro modelli di business e le loro scelte di progettazione producono sul benessere delle persone e sulla loro salute mentale, a partire dai più giovani.</strong></p>
<p>Se chiediamo ai giovani di usare la tecnologia in modo responsabile, dobbiamo prima pretendere che chi la progetta, la governa e la accompagna faccia altrettanto. <strong>La sicurezza dei minori non può essere un limite aggiunto al digitale: deve essere il principio con cui lo costruiamo.</strong></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Giovani, per otto italiani su dieci le opportunità migliori sono all’estero</title>
		<link>https://asvis.it/giovani-per-otto-italiani-su-dieci-le-opportunita-migliori-sono-allestero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso Tautonico]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Sep 2026 14:14:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal10]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto di Fondazione RiES registra un nuovo aumento delle disuguaglianze. Il Patto generazionale del Cnel lega lavoro, welfare e partecipazione e chiede politiche costruite e valutate con i giovani. 26/08/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box-info">
<div class="d-box d-box-datapubb">
<p>Se a un adulto italiano si domanda dove un giovane possa trovare le <strong>opportunità migliori per costruire il proprio futuro</strong>, la risposta sembra essere sempre più spesso: fuori dal Paese. È il dato che racconta meglio di altri il rapporto dell’Italia con le nuove generazioni. Secondo l’<strong><a href="https://resources.ipsos.com/rs/297-CXJ-795/images/Education-Monitor-2026.pdf?version=0">Education Monitor 2026</a></strong> di <strong>Ipsos</strong>, il 79% degli intervistati in Italia ritiene che i giovani avrebbero maggiori opportunità trasferendosi all’estero. Tra i 31 Paesi analizzati, soltanto Indonesia e Sudafrica registrano percentuali superiori.</p>
<p>Non è soltanto una fotografia della <strong>mobilità internazionale</strong> o della cosiddetta fuga dei cervelli. Dietro quel numero il Rapporto fa emergere una frattura importante: la <strong>fiducia</strong> nella capacità di una società di offrire alle nuove generazioni prospettive migliori di quelle ricevute dai propri genitori. In molte economie emergenti, soprattutto asiatiche e latinoamericane, prevale l’ottimismo; in diverse economie occidentali mature cresce invece la sensazione che le giovani e i giovani possano avere davanti a sé una vita più difficile. Inflazione, accesso alla casa e riduzione degli standard di vita contribuiscono, secondo Ipsos, ad alimentare questa distanza.</p>
<p><strong><sup><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/ipsos_1.jpg" alt="" width="70%" /></sup></strong></p>
<p style="text-align: center"><sup>Fig.1 Percentuale di chi ritiene che i giovani avranno una vita migliore rispetto ai propri genitori</sup></p>
<h2><strong>L’Italia, i giovani e l’economia</strong></h2>
<p>Il 36% degli intervistati considera la <strong>situazione economica del Paese </strong>una delle principali sfide affrontate oggi dai giovani, una quota che colloca l’Italia tra le nazioni nelle quali questa preoccupazione è più diffusa. Ipsos individua una relazione importante: nei Paesi dove l’economia viene percepita maggiormente come un <strong>ostacolo per le nuove generazioni</strong> è generalmente più diffusa anche l&#8217;idea che le occasioni migliori si trovino oltreconfine.</p>
<p>Ma il disagio generazionale non è soltanto economico. A livello globale la <strong>salute mentale</strong> rimane la principale preoccupazione associata ai giovani, indicata dal 33% degli intervistati e delle intervistate. Seguono l’economia del proprio Paese (31%), gli effetti dei social media e delle tecnologie come l’intelligenza artificiale (30%), povertà e disuguaglianze (29%) e disponibilità e costo delle abitazioni (25%). Quasi una persona su due, il 48%, considera inoltre scarsa la salute mentale dei giovani nel proprio Paese. Rispetto all’anno precedente sono aumentate soprattutto le preoccupazioni per l’economia, salite di sette punti percentuali, ma anche quelle per la casa (+6 punti) e per gli effetti dei social media (+5).</p>
<p>È in questo scenario che cambia anche il rapporto con la tecnologia. Il 73% degli intervistati nei 31 Paesi sostiene il <strong>divieto di utilizzo dei social media</strong> per i minori di 14 anni, e dal 2024 il consenso verso restrizioni di questo tipo è cresciuto quasi ovunque. L’Italia registra un aumento di otto punti percentuali. Ma la diffidenza verso i social non coincide con un rifiuto indiscriminato della tecnologia: <strong>soltanto il 39% pensa che l’intelligenza artificiale dovrebbe essere vietata nelle scuole</strong>. Ipsos legge questa distanza come il segnale di un atteggiamento più selettivo: proteggere i ragazzi e le ragazze dalle tecnologie percepite come dannose, senza rinunciare a quelle che possono contribuire all’apprendimento.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/ipsos_2.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><sup>Fig.2 Divieto di utilizzo dei social media</sup></p>
<h3>L’università resiste come strada verso il futuro</h3>
<p>In mezzo all’incertezza, una delle istituzioni che continua a conservare un ruolo centrale è l’università. In 29 dei 31 Paesi analizzati le persone sono più propense a <strong>consigliare a un giovane di frequentare prima l’università</strong> anziché entrare direttamente nel mercato del lavoro. Solo Germania e Gran Bretagna fanno eccezione. L’Italia si colloca nettamente dalla parte dell’istruzione universitaria, con un saldo di 41 punti percentuali tra chi consiglierebbe prima gli studi e chi suggerirebbe invece l’ingresso immediato nel mondo del lavoro.</p>
<p>Il valore attribuito al titolo di studio, però, non cancella i dubbi sulla capacità dei sistemi educativi di preparare davvero alle <strong>trasformazioni che attendono i ragazzi e le ragazze</strong>. In media, appena il 44% ritiene che i programmi scolastici preparino adeguatamente gli studenti e le studentesse alle professioni del futuro, mentre il 49% non è d’accordo. Curiosamente, chi vive più da vicino la scuola è più fiducioso: tra i genitori con figli in età scolastica la quota positiva sale al 52%, contro il 40% di chi non ha figli a scuola.</p>
<h3>L’<em>optimism gap</em></h3>
<p>Salute mentale, casa, economia, istruzione, tecnologia e mobilità internazionale sembrano questioni separate, ma raccontano tutte la stessa domanda: quanto crediamo ancora che <strong>chi viene dopo di noi possa vivere meglio</strong>? Ipsos parla di un vero e proprio <em>optimism gap</em> tra economie emergenti e mature.</p>
<p>Il Rapporto colloca l’<strong>Italia</strong>, insieme a Francia, Germania, Belgio e Giappone, <strong>nella parte più pessimista</strong>, molto lontana da Paesi come India e Malaysia. Per il nostro Paese, quel 79% convinto che le opportunità migliori possano trovarsi all’estero diventa qualcosa di più di un dato sulla disponibilità a emigrare. È una <strong>misura indiretta della fiducia nel futuro</strong>. E suggerisce che la sfida non sia soltanto preparare meglio i giovani e le giovani alla scuola, al lavoro o alle nuove tecnologie, ma costruire condizioni economiche e sociali capaci di convincerli che il progresso sia ancora possibile anche restando nel proprio Paese. Come osserva Ipsos nelle conclusioni del Rapporto, la fiducia delle nuove generazioni non può essere data per scontata: deve essere costruita attraverso sistemi educativi, mercati del lavoro e società capaci di offrire ragioni credibili per credere nella possibilità di migliorare la propria condizione.</p>
<p><strong><a href="https://resources.ipsos.com/rs/297-CXJ-795/images/Education-Monitor-2026.pdf?version=0">Scarica l’Education Monitor dell’Ipsos</a></strong></p>
</div>
</div>
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]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Giovani, il divario cresce: lavoro, pensioni e debito frenano il futuro</title>
		<link>https://asvis.it/giovani-il-divario-cresce-lavoro-pensioni-e-debito-frenano-il-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2026 14:08:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#goal4]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
		<category><![CDATA[#goal8]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il rapporto di Fondazione RiES registra un nuovo aumento delle disuguaglianze. Il Patto generazionale del Cnel lega lavoro, welfare e partecipazione e chiede politiche costruite e valutate con i giovani. 26/08/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box-info">
<div class="d-box d-box-datapubb">
<p>Il divario tra le generazioni torna ad aumentare in Italia, alimentato da pensioni, povertà, debito pubblico, disparità di genere e fragilità economica. Le difficoltà dei giovani nel lavoro, nell’accesso alla casa e nella costruzione di percorsi autonomi si ripercuotono su natalità, welfare e <strong>capacità del Paese di investire nel futuro</strong>. Due recenti pubblicazioni chiedono di <strong>inserire l’equità intergenerazionale nella programmazione pubblica</strong> e coinvolgere i giovani nelle decisioni.<em> </em><em> </em></p>
<ul>
<li>Il divario generazionale sale a 136 punti nel 2023.</li>
<li>Lavoro precario e bassi salari compromettono le pensioni future.</li>
<li>Demografia e debito riducono gli investimenti destinati ai giovani.</li>
<li>L’Italia perde giovani, competenze e imprese under 35.</li>
<li>Il CNEL chiede politiche costruite con le nuove generazioni.</li>
<li>Vig e bilancio intergenerazionale possono orientare le scelte pubbliche.</li>
</ul>
<p>Il settimo Rapporto 2025 “<a href="https://www.fondazioneries.it/primo-piano/il-divario-generazionale-nuove-generazioni-vecchi-squilibri-rompere-linerzia-vii-rapporto-2025/">Il divario generazionale. Nuove generazioni, vecchi squilibri: rompere l’inerzia</a>”, pubblicato a maggio dall’<strong>Osservatorio Politiche giovanili di Fondazione RiES</strong>, aggiorna una ricerca avviata dieci anni fa. Il progetto CNEL <a href="https://www.cnel.it/chi-siamo/xi-consiliatura/progetti-e-iniziative-xi-consiliatura/cnel-giovani-patto-generazionale">Giovani &#8211; Patto Generazionale</a>, presentato a luglio, nasce invece da una consultazione con oltre 65 organizzazioni e cinque tavoli su lavoro, partecipazione, pensioni, debito pubblico e attrattività.<strong> Fondazione RiES misura gli squilibri; il Cnel raccoglie proposte per ricostruire il rapporto tra generazioni.</strong></p>
<h3>Un divario che attraversa il ciclo di vita</h3>
<p>Secondo Fondazione RiES, l’Indice di divario generazionale (Gdi 4.0), formato da 43 indicatori in 14 domini, è salito a 136 punti nel 2023, rispetto alla base 100 del 2006. Il recupero dei due anni precedenti si interrompe. I domini più critici sono:</p>
<ul>
<li>pensioni;</li>
<li>povertà;</li>
<li>debito pubblico;</li>
<li>parità di genere;</li>
<li>reddito e ricchezza familiare;</li>
<li>credito e risparmio.</li>
</ul>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/GDI-4.0-2023.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>L’Indice di divario generazionale è passato da 100 punti nel 2006 a 136 nel 2023. Dopo il miglioramento registrato nel biennio 2021-2022, il valore è tornato a crescere. Fonte: Fondazione RiES, “Il divario generazionale. VII Rapporto 2025”</em></p>
<p>Fondazione RiES definisce la situazione una “<em>persistente emergenza generazionale</em>”. <strong>Entrare tardi in un mercato del lavoro</strong> segnato da precarietà e bassi salari ritarda l’autonomia e produce carriere contributive discontinue. Il Cnel <strong>collega questa fragilità alle pensioni future</strong>: nel sistema contributivo, l’inadeguatezza delle prestazioni di domani si forma nel lavoro di oggi. Propone di migliorare la qualità dell’occupazione, l’educazione previdenziale e l’accesso alla previdenza complementare.</p>
<h3>Demografia e debito restringono gli investimenti</h3>
<p><strong>L’invecchiamento</strong> accentua la pressione sui sistemi pensionistico e sanitario mentre diminuisce la popolazione attiva. L’indice di dipendenza ha raggiunto 57,6 punti nel gennaio 2024, riferisce Fondazione RiES su dati Istat. Il rapporto rileva inoltre che, a fronte di una spesa per la protezione sociale pari al 21,1% del Pil, il 13,6% era destinato alla voce “anziani” e l’1,4% a “famiglia e bambini”. Il confronto mostra il <strong>ridotto spazio riservato agli investimenti sulle nuove generazioni.<br />
</strong>Il <strong>Cnel collega il debito alla qualità della spesa</strong>: investimenti in istruzione, ricerca, innovazione e infrastrutture possono ampliare le opportunità e sostenere la crescita.</p>
<p>Il rapporto di Fondazione RiES calcola che le misure generazionali e potenzialmente generazionali rappresentino il 2,54% delle <strong>risorse del Pnrr italiano, una quota inferiore a quelle rilevate negli altri Paesi europei</strong> considerati.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/TassoDisoccupazione.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p style="text-align: center"><em>L’Italia destina alle misure generazionali e potenzialmente generazionali il 2,54% delle risorse del Pnrr. La quota risulta inferiore a quelle di Spagna, Germania, Francia, Portogallo e Grecia, nonostante l’elevata disoccupazione tra i 15 e i 34 anni registrata nel 2019. Fonte: Fondazione RiES, “Il divario generazionale. VII Rapporto 2025”</em></p>
<p>Sul versante del lavoro, i tavoli propongono inoltre la riduzione contrattata dell’orario e strumenti di ricambio generazionale capaci di favorire il trasferimento delle competenze tra lavoratori senior e giovani.</p>
<h3>La capacità di offrire prospettive credibili si riflette sull’attrattività</h3>
<p>Il CNEL riporta che tra il 2011 e il 2024 circa 630mila giovani tra 18 e 34 anni hanno lasciato l’Italia, a fronte di 189mila rientri: il saldo supera le 440mila persone. A questa perdita di capitale umano si affianca la riduzione delle imprese giovanili: secondo Unioncamere-InfoCamere, tra il 2014 e il 2024 sono diminuite di oltre 153mila unità. Trattenere e richiamare competenze richiede, per il Cnel, lavoro adeguatamente retribuito, casa, servizi, credito e territori nei quali costruire un progetto di vita.</p>
<p><strong>Le opportunità risultano inoltre distribuite in modo diseguale</strong>. Fondazione RiES segnala che i <strong>divari territoriali e di genere</strong> aggravano quello generazionale, con una penalizzazione particolarmente evidente nel Mezzogiorno e tra le giovani donne; il CNEL richiama perciò la necessità di rafforzare servizi, infrastrutture e opportunità nelle aree interne.</p>
<h3>Dalla consultazione alla corresponsabilità</h3>
<p>La contrazione numerica dei giovani <strong>riduce anche il loro peso elettorale</strong>. Fondazione RiES osserva però un dinamismo civico espresso attraverso volontariato e cittadinanza attiva.<br />
Il Cnel propone di tradurlo in una partecipazione continuativa: lo <em>Youth Empowerment</em> dovrebbe rafforzare competenze e rappresentanza; lo <em>Youth Check</em> valutare gli effetti delle decisioni; lo <em>Youth Dialogue</em> rendere stabile il confronto con istituzioni e parti sociali. Tra le indicazioni figurano il voto nel luogo di domicilio per studenti e lavoratori fuori sede e il coinvolgimento dei Forum dei giovani.<br />
Le proposte, precisa il CNEL, costituiscono una base aperta alla consultazione pubblica, non un programma definitivo.</p>
<h3><strong>Misurare gli effetti delle scelte pubbliche</strong></h3>
<p>Il punto di maggiore convergenza è la <strong><em>Valutazione di impatto generazionale (Vig)</em></strong>, che stima preventivamente gli effetti economici, sociali e ambientali delle politiche. Fondazione RiES ne chiede l’<strong>applicazione sistematica </strong>ai diversi livelli di governo. Il CNEL vuole affiancare alla valutazione tecnica il <strong>coinvolgimento delle organizzazioni giovanili</strong>.</p>
<p>Entrambi richiamano inoltre il <strong>bilancio intergenerazionale</strong>, che rende visibile come le risorse pubbliche vengono distribuite tra le età e quali conseguenze producono nel tempo. Fondazione RiES propone anche soglie minime di investimento, ricordando il <em>Fondo sociale europeo Plus</em>, che destina almeno il 12,5% delle risorse all’occupazione giovanile nei Paesi tenuti ad applicare il vincolo. Il nuovo patto delineato dalle due fonti richiede quindi <strong>un criterio permanente per stabilire chi beneficia delle decisioni, chi ne sostiene i costi e quali opportunità vengono lasciate a chi vivrà</strong> più a lungo con le loro conseguenze.</p>
<p>Scarica il Report di <a href="https://www.fondazioneries.it/primo-piano/il-divario-generazionale-nuove-generazioni-vecchi-squilibri-rompere-linerzia-vii-rapporto-2025/">Fondazione RiES</a><br />
Scarica il Documento <a href="https://www.cnel.it/chi-siamo/xi-consiliatura/progetti-e-iniziative-xi-consiliatura/cnel-giovani-patto-generazionale">CNEL</a></p>
</div>
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		<title>Politica e giovani: il futuro dimenticato</title>
		<link>https://asvis.it/politica-e-giovani-il-futuro-dimenticato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 12:19:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Giovannini]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Il Punto di Giovannini]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>05 agosto 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/politica-e-giovani-il-futuro-dimenticato/">Politica e giovani: il futuro dimenticato</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="contenuto d-box d-box-testo">
<p>I principali sintomi dell&#8217;Alzheimer includono la perdita di memoria recente, la difficoltà a risolvere problemi e il disorientamento temporale o spaziale. Mi sembrano sintomi di cui il nostro paese <strong>soffre in modo evidente</strong>, ma non perché la popolazione sta invecchiando, ma perché la società italiana, e soprattutto la politica italiana, sembra veramente incapace di avere una memoria, anche a breve termine, per affrontare i problemi che deve risolvere.</p>
<p><strong>Pensiamo alla condizione giovanile</strong>. Quando c&#8217;è stato il referendum, improvvisamente tanti hanno scoperto che i giovani non stavano sdraiati su un divano, ma che quando ci sono temi importanti in discussione, come la giustizia e la difesa della Costituzione, i giovani partecipano e fanno sentire la loro voce. Proprio all&#8217;indomani del referendum sulla giustizia, in tanti hanno detto: <strong>bisogna ascoltare e coinvolgere i giovani</strong>. Ebbene, pochi mesi dopo appare tutto dimenticato sia dalla politica sia dalla classe dirigente di questo Paese.</p>
<p>In realtà non proprio tutta. Per esempio il <strong>Cnel</strong>, il Consiglio Nazionale per l&#8217;Economia e il Lavoro, ha avviato da un po&#8217; di tempo un lavoro molto interessante che ha prodotto nei giorni scorsi un documento su un cosiddetto <strong>patto generazionale</strong> per affrontare in modo serio <strong>cinque tematiche</strong> da cui dipende il nostro presente, ma anche il nostro futuro: il debito pubblico, le pensioni presenti e future, le condizioni di ingresso e valorizzazione nel mondo del lavoro dei giovani, l&#8217;attrattività del paese in termini di sostenibilità, valori e welfare e, infine, la partecipazione ai processi democratici e la cittadinanza attiva.</p>
<p>Questo lavoro, realizzato grazie al coinvolgimento di decine e decine di associazioni giovanili, dovrebbe diventare il punto di riferimento non solo della politica e delle classi dirigenti, ma anche del dibattito pubblico. Ci sono proposte più o meno realizzabili, più o meno organiche, ma non c&#8217;è dubbio che il quadro che emerge da questa iniziativa del Cnel restituisce una <strong>cittadinanza attiva dei giovani straordinariamente più strutturata e competente</strong> di quello di cui normalmente si parla.</p>
<p>Come riuscire a dare centralità e continuità a tutto questo? L’iniziativa <strong><a href="https://ecosistemafuturo.it/">Ecosistema Futuro</a></strong>, avviata dall’ASviS nel 2025, cerca di rispondere a questa domanda proponendo la creazione di un&#8217;<strong>Assemblea Nazionale sul Futuro</strong> che abbia una composizione per età opposta a quella che caratterizza oggi il nostro Parlamento, che è uno dei più vecchi della storia repubblicana, anche per via del taglio del numero di seggi. L&#8217;<strong>Assemblea Nazionale sul Futuro </strong>nascerà nel 2027. Nel frattempo sta lavorando una Costituente composta da 40 ragazze e ragazzi under 35, assistiti da 12 mentor &#8211; ex Presidenti del Consiglio, ex Presidenti della Camera dei Deputati, della Corte Costituzionale &#8211; per fissare le regole di creazione e funzionamento dell&#8217;Assemblea Nazionale sul Futuro.</p>
<p>Al di là dello strumento, la classe dirigente italiana è chiamata a dimostrare che è possibile ed è doveroso <strong>ascoltare e coinvolgere le giovani generazioni</strong>, non solo per individuare le loro esigenze, ma anche per individuare le soluzioni che propongono. Perché non c&#8217;è dubbio che a venti o trenta anni si ha un approccio estremamente diverso da quello degli adulti e degli anziani, non solo perché si è giovani, ma perché si ha una visione del mondo diversa e molto più moderna del presente e del futuro di quella che hanno le generazioni che detengono il potere. Dunque, sosteniamo queste e altre iniziative perché dalla soluzione che daremo alla questione giovanile dipende non solo il nostro futuro, ma anche il nostro presente.</p>
</div>
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		<item>
		<title>Scuola, competenze e disagio: il doppio ritardo che pesa sul futuro dei giovani</title>
		<link>https://asvis.it/scuola-competenze-e-disagio-il-doppio-ritardo-che-pesa-sul-futuro-dei-giovani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 12:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Giovannini]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Il Punto di Giovannini]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=79496</guid>

					<description><![CDATA[<p>22 luglio 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/scuola-competenze-e-disagio-il-doppio-ritardo-che-pesa-sul-futuro-dei-giovani/">Scuola, competenze e disagio: il doppio ritardo che pesa sul futuro dei giovani</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="contenuto d-box d-box-testo">
<p>In questi giorni è stata pubblicata l’indagine 2026 dell’Invalsi, l’istituto pubblico che valuta le competenze degli studenti e delle studentesse nelle scuole italiane. Il quadro che emerge non è particolarmente brillante: <strong>quasi il 40% degli alunni delle elementari ha difficoltà in matematica</strong>, mentre una quota analoga degli studenti delle medie presenta problemi nella comprensione dell’italiano.</p>
<p>Rispetto al recente passato si registrano alcuni segnali positivi, come il miglioramento relativo del Mezzogiorno rispetto al Nord. Tuttavia, la presenza di <strong>quote così elevate di studenti con carenze nelle competenze di base</strong> rappresenta un problema strutturale e drammatico, che nel tempo non si è riusciti a risolvere. È una criticità che interroga il sistema educativo nel suo complesso, nonostante l’evoluzione delle tecniche didattiche nel corso del tempo.</p>
<p>Alcuni risultati incoraggianti riguardano invece l’uso degli strumenti digitali. Ma proprio su questo terreno si apre un fronte delicato. La crescente familiarità con le tecnologie non è priva di rischi: diversi studi mostrano come <strong>l’uso intensivo dei social media possa amplificare il disagio psicologico</strong> tra ragazze e ragazzi. Un segnale in questa direzione arriva anche dal bilancio sociale di <strong>Telefono Azzurro</strong>, organizzazione attiva da decenni nella tutela dell’infanzia, che sottolinea l’aumento delle fragilità legate proprio all’utilizzo delle piattaforme digitali.</p>
<p>Non è un caso che alcuni Paesi abbiano già introdotto limiti all’accesso ai social per i minori, mentre l’Unione europea sta valutando un rafforzamento delle misure di protezione. Parallelamente, si moltiplicano i procedimenti giudiziari, soprattutto negli Stati Uniti, che mirano a dimostrare come le piattaforme siano progettate per <strong>massimizzare il coinvolgimento e generare dipendenza</strong>, anche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale.</p>
<p>Il risultato è un quadro sempre più preoccupante: <strong>l’infanzia e l’adolescenza appaiono esposte a rischi crescenti</strong>, come denuncia da tempo anche <strong>Save the Children</strong>. Eppure, a questa emergenza non corrisponde ancora un’adeguata attenzione in termini di politiche pubbliche e risorse dedicate.</p>
<p>Nel dibattito pubblico, la condizione giovanile torna al centro solo in occasione della pubblicazione di qualche nuovo dato preoccupante, per poi scomparire rapidamente dall’agenda politica. Una dinamica che contribuisce a mantenere il problema in una dimensione emergenziale, senza affrontarlo in modo strutturale.</p>
<p>Negli ultimi mesi, qualche passo avanti si è registrato sul piano istituzionale. La <strong>Valutazione di impatto generazionale delle leggi</strong> (Vig) è diventata, su proposta dell’ASviS, un obbligo per il governo, obbligato, d’ora in poi, a considerare gli effetti ambientali e sociali delle nuove leggi sui giovani e sulle future generazioni. Anche alcune realtà territoriali si stanno muovendo in questa direzione: la <strong>Puglia</strong>, ad esempio, è stata la prima regione ad adottare uno strumento di questo tipo, seguita da diversi comuni, come <strong>Parma</strong>. Altre amministrazioni regionali e comunali stanno valutando di fare altrettanto.</p>
<p>Resta però la sensazione di un’azione ancora troppo lenta. Perché <strong>scegliere il futuro</strong> significa investire con decisione sulle <strong>nuove generazioni</strong>, affrontando insieme il nodo delle competenze e quello del <strong>benessere psicologico</strong>. Due dimensioni sempre più intrecciate e decisive per il destino del Paese, perché mettere oggi la testa sotto la sabbia fa sì che il ritardo di oggi si trasformi in un disastro irreversibile domani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&#8220;Scegliere il futuro&#8221; è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/794911/scegliere-il-futuro" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ascolta l’audio</strong>.</a></p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>Giovani e futuro: i dati Istat che l’Italia non può ignorare</title>
		<link>https://asvis.it/giovani-e-futuro-i-dati-istat-che-litalia-non-puo-ignorare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Adri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 12:09:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Il punto di Giovannini]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Il Punto di Giovannini]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://asvis.it/?p=79488</guid>

					<description><![CDATA[<p>19 giugno 2026</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/giovani-e-futuro-i-dati-istat-che-litalia-non-puo-ignorare/">Giovani e futuro: i dati Istat che l’Italia non può ignorare</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="contenuto d-box d-box-testo">
<p>Se vogliamo parlare di futuro dobbiamo in primo luogo pensare alla <strong>condizione delle giovani generazioni</strong> e quindi domandarci quali sono le aspirazioni delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, ma anche qual è la loro condizione e come migliorarla. Il Rapporto annuale dell’<strong>Istat</strong> pubblicato un paio di settimane fa contiene una quantità straordinaria di dati relativi alla condizione giovanile dal punto di vista <strong>occupazionale e relazionale</strong>,<strong> ma anche rispetto all’utilizzo dei social media e alle aspettative per la loro vita</strong>. Sono dati che dovrebbero essere discussi quotidianamente sui nuovi e sui vecchi media, in televisione, in radio, perché proprio <strong>l’attenzione a questa generazione</strong> dovrebbe caratterizzare anche le <strong>scelte politiche</strong>, in particolare di chi pensa l’anno prossimo di presentarsi al giudizio degli elettori. Un po’ come accadde in Germania quando nel 2003 furono pubblicati i primi risultati dello studio Pisa sulle performance degli studenti e il Paese scoprì di avere risultati molto inferiori alle attese. Da lì nacque un dibattito continuo, anche di confronto con altri Paesi, che portò a modifiche significative per migliorare il sistema scolastico.</p>
<p>Ecco alcuni dati che ci dovrebbero far riflettere attentamente. Tra i ragazzi e le ragazze di 11-19 anni solo il <strong>54,6%</strong> si dichiara molto o moltissimo soddisfatto della propria vita, il che significa che il <strong>45% non lo è</strong>. Percentuali leggermente più alte riguardano le relazioni familiari e amicali, ma non superano il 66%, il che segnala la presenza di ampie quote di giovani insoddisfatti. Un altro dato, probabilmente connesso al precedente, riguarda la propensione ad avere figli in età relativamente giovane, tra i 20 e i 25 anni. Solo il <strong>14,6%</strong> dei ragazzi e delle ragazze di 11-19 anni immagina questa possibilità, percentuale che scende al <strong>9,4%</strong> tra chi vive in famiglie con genitori laureati e sale al <strong>21,9%</strong> tra chi proviene da famiglie con genitori con la sola licenza media. Questi dati sono coerenti con altre analisi dell’Istat che mostrano come, tra gli occupati a 30 anni, stia crescendo la quota di coloro che si trovano in condizioni peggiori rispetto a quelle dei propri genitori alla stessa età. In particolare, per i nati tra il 1980 e il 1994, la quota di chi sta peggio ha <strong>superato quella di chi sta meglio</strong>.</p>
<p>Un ulteriore elemento riguarda il rapporto con i social media. Tra le ragazze che li utilizzano molto frequentemente, il <strong>48%</strong> dichiara di sentirsi agitata, contro il <strong>33%</strong> di chi li usa meno. Differenze simili emergono anche per stati d’animo come tristezza o scoraggiamento. Tra i ragazzi, invece, queste differenze risultano molto più contenute.</p>
<p>Si tratta solo di alcuni dei dati pubblicati dall’Istat, ma sufficienti a indicare la necessità di una riflessione continua sulla condizione giovanile. Servono <strong>politiche e scelte sociali capaci di garantire continuità e prospettiva</strong>, perché in caso contrario il rischio è quello di costruire un futuro che le giovani generazioni potrebbero legittimamente contestare, chiedendo alla generazione adulta attuale cosa sia stato fatto per loro, pur essendo ben nota la loro condizione.</p>
<p>&#8220;Scegliere il futuro&#8221; è una rubrica realizzata in collaborazione con Radio Radicale. <a href="https://www.radioradicale.it/scheda/792600/scegliere-il-futuro" target="_blank" rel="noopener"><strong>Ascolta l’audio</strong>.</a></p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/giovani-e-futuro-i-dati-istat-che-litalia-non-puo-ignorare/">Giovani e futuro: i dati Istat che l’Italia non può ignorare</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>I giovani non sono spariti: stanno cercando un nuovo modo per cambiare il mondo</title>
		<link>https://asvis.it/i-giovani-non-sono-spariti-stanno-cercando-un-nuovo-modo-per-cambiare-il-mondo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Flavia Belladonna]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 15:39:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Editoriali]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_In_Evidenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo i Fridays for Future, che fine hanno fatto i giovani? Ci sono ancora, ma la mobilitazione si è spostata su altri temi. Ora chiedono spazi reali di partecipazione, ascolto e una nuova visione in cui riconoscersi. 18/06/26</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="d-box d-box-descrizione">
<p><strong>&#8220;Six-Seven, six-seven</strong>”.</p>
</div>
<div id="d-box-testo" class="d-box d-box-testo">
<p>Le mani, con il palmo rivolto in alto, si alternano su e giù. Persino Google, se digitiamo “six-seven”, balla tutto. <strong>Ma che cosa vuol dire? NIENTE</strong>. Questa è la risposta. Un gesto virale tra le giovani generazioni (dai più piccoli fino ai 16 anni), un meme, che non vuol dire nulla. Anche Papa Leone XIV lo ha ripreso. Ma perché lo ha fatto? Perché è un linguaggio, che parla a tutti i giovani e le giovani. Un modo per avvicinarli, per dialogare con loro.</p>
<p>“<em>Nessun messaggio, nessuna rivendicazione, nessuna visione del mondo. Eppure, proprio qui risiede la sua forza. La mimica funziona perché non comunica un contenuto, ma <strong>un’appartenenza</strong></em>”, ha affermato <strong>Aldo Grasso</strong> su <em><a href="https://www.corriere.it/padiglione-italia-grasso/26_giugno_14/il-six-seven-che-parla-a-tutti-e-non-dice-nulla-bdb5efad-1da9-47ae-802a-838e7e430xlk.shtml">Il Corriere della Sera</a></em>. “<em>Il ‘six-seven’ è forse il gesto più sincero del nostro tempo: una forma vuota nella quale ciascuno può mettere ciò che desidera. Anche niente</em>”.</p>
<p>Qualcuno dice che il significato sia la mediocrità (6 o 7 su 10), qualcun altro lo lega al mondo del basket, ma il punto interessante mi sembra quello dell’appartenenza. <strong>Perché i giovani vogliono ancora sentirsi parte di qualcosa.</strong></p>
<p>Dai tempi delle piazze piene dei <strong>Fridays for future</strong> e delle azioni di <strong>Extinction Rebellion</strong> ci troviamo in un momento di stasi con i giovani. Gli animi della loro forte appartenenza a questi movimenti si sono spenti. C’è da chiedersi perché e vorrei fare alcune prime riflessioni sul tema.</p>
<p><strong>Un ruolo chiave lo sta giocando senza dubbio il cambiamento geopolitico</strong>. In particolare, i temi dei diritti si sono legati sempre più alla battaglia per la Palestina. L’agenda pubblica è cambiata: guerre, inflazione, crisi energetica e sicurezza internazionale hanno occupato gran parte dell&#8217;attenzione mediatica e politica. Il focus si è spostato e le piazze si riempiono per motivi diversi. “<em>La costellazione del movimentismo climatico ha cambiato faccia: il Covid-19 e i nuovi disordini globali sembrano aver spostato l’attenzione dei giovani su altri temi rispetto al clima, ma in realtà sempre più ragazzi concordano sul fatto che la tutela dell’ambiente non possa essere separata dalla giustizia sociale</em>”, scrive Arianna Salvatori su <em><a href="https://www.avvenire.it/attualita/dai-fridays-for-future-a-extinction-rebellion-che-fine-ha-fatto-la-lotta-dei-giovani-per-il-clima_109327">Avvenire</a></em>. Dopotutto, <strong><a href="https://prometeo.adnkronos.com/persone/salute-benessere-sostenibilita-sociale-rapporto-eikon/">una ricerca sulla sostenibilità sociale realizzata da Eikon Strategic Consulting</a></strong> e presentata in Adnkronos rivela che il concetto di sostenibilità si sta spostando dal solo perimetro ambientale a quello, più ampio e più vicino alla vita quotidiana, della vulnerabilità sociale. Secondo l’indagine, condotta su 2mila giovani italiani tra i 16 e i 34 anni, le preoccupazioni di questi giovani verso il futuro del loro Paese riguardano <em>lavoro</em>, <em>economia</em>, <em>povertà</em>, <em>clima</em>, <em>guerra</em>, <em>sanità</em>, <em>disoccupazione</em>. “Vince largamente la dimensione economico-sociale, a conferma che in quell’area la sostenibilità aggancia in modo forte la vita quotidiana e vi si radica in quanto sostenibilità sociale. Il <em>clima</em>, l’<em>ambiente</em>, l’<em>inquinamento </em>sono presenti e tuttavia lontani dal prevalere sui bisogni diretti e concreti dell’esistenza”, si legge.  Secondo <strong><a href="https://asvis.it/litalia-e-i-giovani-l81-sente-che-la-propria-voce-non-conta">un’indagine del Forum Disuguaglianze e Diversità</a></strong> su 3mila giovani tra i 17 e i 19 anni, invece, le nuove generazioni sono sensibili e consapevoli rispetto ai temi della giustizia sociale e ambientale, ma l’81,5% pensa che la propria voce non conti.</p>
<p><strong>In secondo luogo, c’è il tema finanziamenti</strong>. Sempre su Avvenire si legge che “<em>anche se sono riusciti a riempire le piazze, non hanno alle spalle una struttura solida come altri collettivi. ‘Sicuramente anche l’età conta’, commenta Silvia, attivista di Ultima Generazione, ‘ad esempio qua a Torino è una realtà che continua a esistere, però sono tutti ragazzini fra i 16 e i 20 anni. Quindi per loro riuscire a trovare il tempo ma soprattutto i soldi è più difficile. E i soldi servono per far succedere le cose’</em>”.</p>
<p><strong>Credo ci sia poi la questione della repressione</strong>. Associazioni come Extinction Rebellion e Ultima generazione sono diventate famose per i loro imbrattamenti, i blocchi stradali, le manifestazioni di disobbedienza civile. Poi, la stangata. Le manifestazioni sono state criminalizzate, protestare è diventato pericoloso. Anche l&#8217;opinione pubblica è diventata più ostile verso le proteste che interrompono la vita quotidiana. Questo potrebbe aver scoraggiato le azioni eclatanti che conducevano questi movimenti.</p>
<p><strong>Occorre riflettere anche sulla perdita di speranza e il senso di incertezza</strong>. Le giovani generazioni sentivano forte l’urgenza del cambiamento. Ma il cambiamento non è arrivato. L’innalzamento delle temperature c’è stato. La percezione è che, nonostante anni di manifestazioni, le emissioni globali continuano a crescere e i governi procedono troppo lentamente. Questo può generare frustrazione, scoraggiamento e una minore propensione alla mobilitazione di massa. Il tutto in un tempo in cui domina l’incertezza. “<em>il <strong>‘cambiamento è la nuova normalità’</strong> di vita, non solo dell’economia</em>”, afferma <strong>Daniele Marini</strong> da <em>Il Sole 24Ore</em> <a href="https://fondazionesanbenedetto.it/2026/02/07/dove-sono-i-giovani-oggi/">riportato sul sito di Fondazione San Benedetto</a>,<em> “l’unica certezza di cui si dispone è l’incertezza. E le generazioni attuali hanno in buona misura introiettato questo sistema di vita</em>”. Nonostante questo, le giovani generazioni sono quelle che pensano di più al futuro. Lo rivela il <strong><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Futuro/indagine_Piepoli.pdf">Barometro sul futuro</a></strong>, realizzato dall’ASviS con l’Istituto Piepoli, secondo cui il 54% dei 20-39enni ci pensa spesso, rispetto al 39% dei 40-59enni.</p>
<p><strong>Manca poi forse un leader?</strong> Greta Thunberg ha ispirato tanti giovani grazie alla sua capacità di incarnare un messaggio semplice e potente: ascoltare la scienza e agire subito contro la crisi climatica. È stata un catalizzatore mediatico straordinario. Ora i movimenti hanno iniziato a privilegiare una leadership diffusa.</p>
<p><strong>Va considerata anche la stanchezza militante</strong>. Molti attivisti che avevano 16-18 anni nel 2019 oggi studiano, lavorano o hanno assunto altri ruoli. Alla crisi climatica si sono aggiunte la precarietà lavorativa, il caro vita e la difficoltà di accesso alla casa, le guerre e l&#8217;instabilità geopolitica, l&#8217;ansia legata alle tecnologie e all&#8217;intelligenza artificiale, un diffuso senso di incertezza sul futuro. Hanno nuove sfide davanti che catalizzano le loro energie.</p>
<p><strong>Eppure, i giovani non è che non ci sono. </strong>Sono impegnati nel volontariato, cercano di incidere nei modelli di leadership aziendale, sono attivi nelle community online, manifestano impegno civico locale e hanno dato un segno di attenzione politica anche con la partecipazione al referendum sulla Giustizia. Per questo, più che parlare di assenza dei giovani, si potrebbe parlare di una <strong>crisi della mobilitazione giovanile</strong>. L&#8217;energia c&#8217;è ancora, ma non è riuscita a trovare una nuova forma, una nuova leadership e forse nemmeno una nuova speranza collettiva attorno a cui organizzarsi. <em>“I giovani non sono assenti. Hanno desideri forti e idee chiare. Il punto è: diamo loro lo spazio e gli strumenti per partecipare al presente e costruire il futuro?”</em> domanda <strong>Alessandro Rosina</strong>, professore dell’Università Cattolica di Milano e coordinatore del <a href="https://www.rapportogiovani.it/">Rapporto Giovani</a>. C&#8217;è disillusione, sì. Ma non disinteresse. I giovani intervistati raccontano di una politica lontana, chiusa, poco coerente. Eppure, quando si parla di temi locali, diritti, ambiente, si accende l&#8217;interesse. <strong>C&#8217;è una richiesta forte e chiara:</strong> <strong>più spazi veri di partecipazione</strong>. Secondo il Barometro sul futuro, tutte le generazioni ritengono che i giovani siano poco considerati dai governi: solo una persona su quattro crede che i governi agiscano nell’interesse delle future generazioni.</p>
<p>Per cambiare rotta, è stato dato il via al <strong>Patto Generazionale del Cnel</strong>, un&#8217;iniziativa sviluppata dal Cnel insieme al Consiglio nazionale dei giovani che rientra nell&#8217;accordo istituzionale con il ministro per lo Sport e i Giovani. Il progetto coinvolge oltre 60 associazioni e organizzazioni giovanili provenienti dal mondo dell&#8217;impresa, del lavoro, dell&#8217;università e del terzo settore. I partecipanti sono impegnati in cinque tavoli di lavoro dedicati a debito pubblico, pensioni, occupazione giovanile, attrattività del Paese e partecipazione democratica. <strong>L&#8217;obiettivo è elaborare proposte condivise per costruire un &#8220;nuovo patto&#8221; tra generazioni</strong>, orientando le politiche pubbliche affinché tengano maggiormente conto dell&#8217;impatto sulle nuove generazioni e favoriscano crescita, occupazione e sostenibilità sociale nel lungo periodo. Il percorso, già in fase avanzata nella stesura dei documenti emersi dai singoli tavoli, si concluderà con la presentazione di un documento finale contenente le raccomandazioni emerse dal confronto tra i giovani e le istituzioni.</p>
<p>Come ASviS, invece, abbiamo proposto una <strong><a href="https://ecosistemafuturo.it/partecipazione/assemblea-nazionale-sul-futuro/">Assemblea nazionale sul futuro</a></strong>, che prevede una Costituente con 40 giovani under 35 e 12 mentor (personalità come Giuliano Amato, presidente emerito della Corte Costituzionale) e che si terrà a Parma nel 2027, e delle “<strong><a href="https://ecosistemafuturo.it/partecipazione/piazze-sul-futuro/">Piazze sul futuro</a></strong>”: momenti di partecipazione civica dal basso, guidati in particolare dalle giovani generazioni, che nei prossimi mesi attraverseranno il Paese raccogliendo idee, proposte e visioni per l’Italia del 2050. Chiunque può promuovere una Piazza sul Futuro <a href="https://ecosistemafuturo.it/news/candida-la-tua-piazza-sul-futuro/">candidando la propria iniziativa</a> e contribuendo così ad ampliare una rete di confronto diffusa su tutto il territorio nazionale. <a href="https://futuranetwork.eu/interventi-e-interviste/638-6399/non-dobbiamo-essere-indifferenti-allindifferenza-la-piazza-sul-futuro-di-agesci">Nella Piazza sul futuro dei giovani dell’Agesci</a> sono emersi uno sguardo estremamente lucido sulla realtà, una tensione molto forte tra speranza e preoccupazione, un grande senso di solitudine, uno sguardo critico verso il mondo degli adulti. Ma anche la voglia di non arrendersi con rassegnazione. “Non dobbiamo essere indifferenti all’indifferenza”: nonostante le incertezze e le difficoltà del presente, i giovani continuano a credere che il cambiamento sia possibile, a condizione di non smettere di interessarsi agli altri e al mondo che condividiamo.</p>
<p>Andando ai dati, secondo l’<a href="https://www.istat.it/infografiche/giornata-internazionale-della-gioventu-12-agosto-2025/?utm_source=chatgpt.com">Istat</a>, nonostante l’inverno demografico, i giovani tra i 15 e i 34 anni sono circa 12,2 milioni, pari al <strong>20,6% della popolazione residente</strong>. “<em>L&#8217;attenzione a questa generazione dovrebbe caratterizzare anche le scelte politiche in particolare di chi pensa l&#8217;anno prossimo di presentarsi al giudizio degli elettori</em>”, afferma il direttore scientifico dell’ASviS <strong>Enrico Giovannini</strong> nella sua rubrica <a href="https://futuranetwork.eu/scegliere-il-futuro/"><em>Scegliere il futuro</em></a>. Secondo i dati dell’<a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/05/Sintesi-Rapporto-Annuale-2026.pdf?mtm_kwd=20_2026">ultimo Rapporto Istat</a> riportati da Giovannini, tra i ragazzi e le ragazze di 11-19 anni <strong>solo il 54,6% si dichiara molto o moltissimo soddisfatto della propria vita</strong>, il che significa che il 45% non lo è. Inoltre, occorre fare una riflessione sul rapporto con i <strong>social media</strong>. <strong>Tra le ragazze che li utilizzano molto frequentemente, il 48% dichiara di sentirsi agitata</strong>, contro il 33<strong>%</strong> di chi li usa meno. Secondo diversi studi pubblicati su riviste scientifiche, come <a href="https://www.focus.it/comportamento/psicologia/preadolescenza-i-social-influiscono-sulle-capacita-di-memoria-e-lettura">Jama riportato da Focus</a>, i preadolescenti che utilizzano i social per diverse ore al giorno ottengono risultati peggiori nei test di lettura, vocabolario e memoria rispetto a chi li usa poco o nulla. Non sorprende dunque la scelta di alcuni governi, come quello britannico (che segue un divieto simile introdotto lo scorso anno dall’Australia), di vietare i social ai minori di 16 anni. .</p>
<p>Ma tornando alla partecipazione, <strong>il punto è che abbiamo interpretato il silenzio delle piazze come un segno di disinteresse, quando potrebbe essere invece il sintomo di una ricerca ancora aperta</strong>. I giovani non hanno smesso di voler cambiare il mondo. Per questo il successo di un gesto come il “six-seven” dovrebbe farci riflettere. Dietro quella sequenza apparentemente priva di significato non c&#8217;è il vuoto, ma il bisogno di riconoscersi, di sentirsi parte di una comunità, di condividere un linguaggio comune. È lo stesso bisogno che qualche anno fa riempiva le piazze dei Fridays for Future. La differenza è che allora esisteva una causa capace di trasformare l&#8217;appartenenza in azione collettiva. La vera domanda, oggi, non è dove siano finiti i giovani. <strong>La domanda è se la politica, le istituzioni e la società civile siano ancora in grado di offrire loro una visione credibile del futuro e spazi reali in cui esercitare la cittadinanza.</strong></p>
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		<title>L’Italia e i giovani: l’81% sente che la propria voce non conta</title>
		<link>https://asvis.it/litalia-e-i-giovani-l81-sente-che-la-propria-voce-non-conta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 May 2026 16:12:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
		<category><![CDATA[#goal16]]></category>
		<category><![CDATA[#ASviS_Altre_News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un sistema patrimoniale in cui dimensione archeologica, religiosa e paesaggistica risultano intrecciate, innovazione e conservazione devono trovare un equilibrio. Tra i progetti un campus per studenti nell’ex caserma dei Carabinieri. 20/03/26</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lavoro, guerra, diritti, crisi climatica. <strong>Le preoccupazioni delle nuove generazioni sono chiare</strong>. Meno chiaro il rapporto tra questa consapevolezza e la fiducia nelle istituzioni, nella politica e nelle forme tradizionali dell’impegno collettivo. Il dato che emerge con più forza dalla nuova indagine del <strong>Forum disuguaglianze e diversità</strong> è questo: <strong>l’81,5% dei giovani tra i 17 e i 19 anni ritiene che la propria voce non conti in Italia</strong>. Eppure il report restituisce l’immagine di una generazione coinvolta e consapevole. <strong>Le ragazze e i ragazzi coinvolti mostrano sensibilità elevate</strong> verso le disuguaglianze sociali e ambientali, individuano responsabilità precise dietro la crisi climatica e riconoscono il peso delle ingiustizie economiche e sociali. L’indagine <strong>“<a href="https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2026/05/PREOCCUPAZIONI-CONSAPEVOLEZZE-E-IMPEGNO.x38395.pdf">Preoccupazioni, consapevolezze e impegno delle nuove generazioni</a>”,</strong> pubblicata a maggio 2026, nasce dal confronto diretto con 2.977 studenti di 21 istituti superiori distribuiti in tutta Italia. Il lavoro è stato realizzato nell’ambito del progetto “<a href="https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/a-prova-di-futuro-giovani-e-protagonismo/">A prova di futuro! Giovani e protagonismo</a>”. Le scuole coinvolte comprendono licei, istituti tecnici, professionali e comprensivi, dal Nord alle Isole.</p>
<hr />
<h3><strong>Giovani tra 17 e 19 anni: cosa emerge dal report</strong></h3>
<ul>
<li><strong>81,5%</strong> sente che la propria voce non conta in Italia</li>
<li><strong>Il lavoro</strong> è la principale preoccupazione, soprattutto al Sud</li>
<li>Più della disoccupazione pesa la paura di lavori <strong>precari e poco dignitosi</strong></li>
<li>La crisi climatica viene attribuita soprattutto al modello economico estrattivo</li>
<li>I giovani credono più nelle <strong>azioni individuali</strong> che nei partiti e nelle organizzazioni</li>
<li><strong>74,6%</strong> favorevole alla proposta di eredità universale</li>
</ul>
<hr />
<h3><strong>Lavoro e guerra guidano le preoccupazioni</strong></h3>
<p>La<strong> mancanza di lavoro</strong> resta la preoccupazione più forte, con un punteggio medio di 3,8 su 5. Seguono la guerra, i diritti delle persone, la sensazione che la voce dei giovani abbia poco peso, l’incertezza sul futuro e il cambiamento climatico. Nel Sud e nelle Isole la preoccupazione per il lavoro raggiunge i livelli più alti. C’è poi un altro elemento che emerge con forza: più della disoccupazione pesa il <strong>timore di trovare lavori precari o poco dignitosi</strong>. La <strong>guerra</strong> rappresenta invece il punto di maggiore <strong>convergenza tra giovani e adulti</strong>. Secondo gli studenti, è l’unico tema su cui le preoccupazioni della propria generazione e di quella dei genitori tendono quasi a coincidere. La distanza appare più ampia sui <strong>temi ambientali </strong>e sulla percezione del peso della <strong>voce giovanile</strong>. Molti ragazzi ritengono che gli adulti attribuiscano poca importanza sia alla crisi climatica sia alla difficoltà delle nuove generazioni di incidere realmente nelle scelte pubbliche.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Preoccupazioni.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>Il confronto tra le preoccupazioni dei giovani e quelle attribuite alla generazione dei genitori mostra una distanza particolarmente forte sui temi ambientali e sul peso della voce delle nuove generazioni.</p>
<h3><strong>Disuguaglianze, clima e differenze di genere</strong></h3>
<p>Di fronte alla parola “<em>disuguaglianza</em>”, ragazze e ragazzi associano soprattutto “<em>colore della pelle</em>”, “<em>genere</em>” e “<em>classe</em> <em>sociale</em>”. La “<em>classe</em> <em>sociale</em>” viene indicata più spesso del “<em>reddito</em>”, segnale di una percezione delle ingiustizie che riguarda anche la posizione sociale e le opportunità di partenza.<br />
Sulla crisi climatica emerge invece una forte attribuzione di responsabilità all’attuale modello economico estrattivo, cioè a un sistema produttivo che consuma più risorse di quante il pianeta riesca a rigenerare. Subito dopo compaiono i comportamenti individuali, mentre appare più debole il ruolo attribuito alle politiche pubbliche.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/CollassoClima.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<p>Tra gli studenti più preoccupati per il clima cresce soprattutto la responsabilità attribuita alle imprese e all’attuale modello produttivo. Più divisa appare invece la preoccupazione personale verso il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità. Una quota consistente di studenti mostra livelli molto alti di allarme, mentre un altro gruppo dichiara preoccupazioni molto più basse. <strong>Le differenze di genere</strong> attraversano gran parte dell’indagine. Le ragazze mostrano livelli di preoccupazione superiori rispetto ai ragazzi su quasi tutti i temi: lavoro, guerra, diritti delle persone, disuguaglianze sociali e crisi climatica. Le studentesse associano più frequentemente le disuguaglianze a genere, classe sociale e discriminazioni legate all’origine etnica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3><strong>Fiducia nelle azioni individuali, distanza dalle organizzazioni</strong></h3>
<p>L’indagine mostra una forte distanza tra la fiducia nelle azioni individuali e quella nelle forme organizzate della partecipazione.<strong> Le azioni considerate più efficaci riguardano soprattutto la sfera individuale</strong>: il corretto uso delle risorse, il voto, i consumi consapevoli e la denuncia di comportamenti ingiusti. Partiti, movimenti politici, associazioni e mobilitazioni collettive raccolgono invece livelli di consenso molto più bassi. L’iscrizione a un partito rappresenta l’opzione meno apprezzata, mentre il volontariato occupa una posizione intermedia.</p>
<p>Molti studenti raccontano di aver partecipato ad attività concrete, dalla raccolta alimentare agli interventi ambientali, spesso insieme a realtà associative o territoriali. Resta forte il desiderio di mantenere autonomia e indipendenza. Tra le motivazioni più ricorrenti emergono la percezione che le <strong>organizzazioni</strong> abbiano “<em>agende</em> <em>proprie</em>”, la <strong>scarsa fiducia</strong> nella loro efficacia e la paura di non essere realmente ascoltati. La distanza dalle istituzioni emerge anche nel rapporto con l’Unione europea. Quasi il 60% degli studenti considera positiva l’appartenenza dell’Italia all’UE, ma il dato resta molto più basso rispetto alla media dei giovani europei. Resta elevata la quota di chi si dichiara indifferente o senza un’opinione precisa. I giovani italiani mostrano un giudizio più favorevole verso l’Unione europea rispetto alla media nazionale, ma più distante rispetto ai coetanei europei.</p>
<p><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/2026/Eu.jpg" alt="" width="70%" /></p>
<h3><strong>Quando la politica entra nella vita reale</strong></h3>
<p>L’ultima parte della ricerca si concentra sulla proposta di “<em>eredità universale</em>” avanzata dal Forum Disuguaglianze e Diversità: un trasferimento economico di 15mila euro destinato a tutti i diciottenni, accompagnato da percorsi di formazione e orientamento. La proposta ottiene un consenso elevato: il 74,6% degli studenti si dichiara favorevole. Il sostegno diminuisce quando si entra nel tema dell’universalità della misura, quindi della sua erogazione indipendentemente dal reddito familiare, ma resta comunque significativo.<br />
Secondo il report, <strong>il confronto nato attorno a una proposta che riguarda direttamente il futuro dei giovani ha favorito discussioni molto partecipate</strong>, facendo emergere capacità di analisi, attenzione ai pro e ai contro delle misure e disponibilità al confronto. Ed è forse uno degli elementi più interessanti dell’intera indagine: dietro la sfiducia verso istituzioni e organizzazioni tradizionali, il report intravede una domanda di ascolto, coinvolgimento e partecipazione reale.</p>
<p>Scarica il Report del <a href="https://www.forumdisuguaglianzediversita.org/wp-content/uploads/2026/05/PREOCCUPAZIONI-CONSAPEVOLEZZE-E-IMPEGNO.x38395.pdf">Forum Disuguaglianze e Diversità</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/litalia-e-i-giovani-l81-sente-che-la-propria-voce-non-conta/">L’Italia e i giovani: l’81% sente che la propria voce non conta</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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		<title>Evento ASviS-Save The Children: “Il muro davanti ai giovani va smontato mattone per mattone”</title>
		<link>https://asvis.it/evento-asvis-save-the-children-il-muro-davanti-ai-giovani-va-smontato-mattone-per-mattone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea De Tommasi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Mar 2026 00:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Notizie dal mondo ASviS]]></category>
		<category><![CDATA[#giovani]]></category>
		<category><![CDATA[FATTO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per attuare la Valutazione di impatto generazionale abbiamo bisogno di impegno politico, decreti attuativi, indicatori affidabili e integrazione con il bilancio di genere. Gli interventi di Casellati, Giovannini e Milano. 06/03/26</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/evento-asvis-save-the-children-il-muro-davanti-ai-giovani-va-smontato-mattone-per-mattone/">Evento ASviS-Save The Children: “Il muro davanti ai giovani va smontato mattone per mattone”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>In un Paese che invecchia rapidamente e dove la povertà colpisce in misura crescente i minori, la Valutazione di impatto generazionale (Vig) può diventare una vera infrastruttura delle politiche pubbliche, capace di ridurre uno squilibrio tra generazioni sempre più evidente. Ma perché questo accada servono dati affidabili, modelli di analisi e istituzioni capaci di applicarla concretamente. È quanto emerso dall’evento &#8220;<a href="https://asvis.it/il-5-marzo-levento-asvis-save-the-children-sulla-valutazione-di-impatto-generazionale"><strong>La Valutazione d’impatto generazionale delle politiche pubbliche: una sfida senza precedenti per l’Italia</strong></a>”,<strong> </strong>organizzato dall&#8217;ASviS in collaborazione con Save the Children il 5 marzo a Roma. Nell’occasione è stato presentato il <a href="https://asvis.it/valutare-limpatto-generazionale-delle-leggi-il-documento-asvis-save-the-children"><strong>Future Paper</strong></a> realizzato sul tema da esperte ed esperti di alto profilo, con il coordinamento dell’Alleanza e del Polo Ricerca di Save the Children, nell’ambito del progetto <a href="https://www.ecosistemafuturo.it/"><strong>Ecosistema Futuro</strong></a>. </p>
<p><strong>Claudio Tesauro</strong>, presidente di Save the Children, ha aperto l’incontro richiamando il tema della condizione giovanile: “<em>C’è un’enorme ingiustizia generazionale. I dati ci dicono che <strong>la povertà è sempre più concentrata tra i più giovani</strong> e che le nuove generazioni hanno meno possibilità rispetto al futuro, soprattutto le donne, che incontrano più ostacoli. Tutto questo non è giusto e rappresenta un problema per il futuro del Paese. Occorre investire di più sulle nuove generazioni, tanto più in una <strong>situazione di forte deficit demografico</strong> che rende queste disuguaglianze ancora più drammatiche</em>”.</p>
<p><strong>Enrico Giovannini</strong>, direttore scientifico dell’ASviS, ha illustrato i contenuti principali del Future Paper: “<em>È un contributo per assicurarsi che questo esercizio <strong>non diventi un esercizio burocratico, ma che sia davvero una trasformazione, una rivoluzione</strong>. Se non siamo su un sentiero di sostenibilità, stiamo violando il principio di equità tra generazioni</em>”. <a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Presentazioni/Presentazione_VIG_evento_5_marzo_Giovannini.pdf"><strong>Nella sua presentazione</strong></a> Giovannini ha ricordato il <a href="https://asvis.it/focus-il-patto-sul-futuro-intende-portare-il-multilateralismo-fuori-dallorlo-del-baratro"><strong>Patto sul futuro</strong></a> approvato in sede Onu nel 2024 (“<em>per l’ASviS è importante quanto l’Agenda 2030</em>”), la <strong>Dichiarazione sulle future generazioni</strong>, e ha citato il <a href="https://asvis.it/barometro-del-futuro-italiani-concentrati-sul-presente-i-giovani-pensano-al-domani"><strong>Barometro sul futuro</strong></a>, indagine condotta dall’Istituto Piepoli per l’Alleanza, da cui emerge che gli italiani sono concentrati sul presente e guardano sempre meno al domani. Ha poi concluso con una suggestione: “<em>La buona notizia è che l’Italia è all’avanguardia sul piano normativo su queste tematiche, grazie alla riforma costituzionale del 2022 e, appunto, alla legge sulla valutazione d’impatto generazionale. Proponiamo di assumere la Vig come una ‘<strong>infrastruttura cognitiva permanente</strong>’: in alcuni consigli di amministrazione si tiene una sedia vuota, quella delle future generazioni. In Consiglio dei ministri non c’è, però potrebbe essere un’idea: <strong>ogni volta che prendiamo decisioni dovremmo pensare alle future generazioni</strong></em>”.</p>
<p>Una suggestione raccolta subito dalla ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione amministrativa <strong>Maria Elisabetta Alberti Casellati</strong>: “<em>Devo rassicurare il professor Giovannini: la poltrona vuota da noi non c’è più, perché l’abbiamo riempita con la legge sulla valutazione di impatto generazionale e con la Vige, la valutazione per evitare disparità di genere”. </em>Per la ministra la Vig, che per ogni provvedimento prevede un&#8217;<strong>analisi sugli effetti per chi ha meno di 35 anni</strong>,<em> “rappresenta una rivoluzione copernicana. La ratio è accorciare la distanza tra le decisioni prese oggi e chi ne erediterà gli effetti domani. Ora il prossimo passo sono i decreti attuativi: dobbiamo evitare che questo strumento si riduca a un mero adempimento burocratico”. </em>Casellati ha ricordato anche i principali ambiti su cui si concentrerà la valutazione:<em> “Innovazione tecnologica, ambiente, istruzione, occupazione, salute, servizi alla persona e inclusione sociale</em>”.</p>
<p style="text-align: center"><img decoding="async" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/images/Notizie_2026/casellati.jpeg" alt="" width="70%" /></p>
<p>Nella prima tavola rotonda, moderata dalla giornalista Rai <strong>Elisa Anzaldo</strong>, <strong>Luciano Monti</strong>, docente alla Luiss Guido Carli, ha sottolineato che la Vig richiede un cambio di paradigma: “<em>L’Europa ci dice che <strong>il punto centrale è puntare alla youth perspective</strong>, cioè guardare le leggi con l’occhio dei giovani, non di chi lo ha già superato. La prospettiva europea prevede tre strumenti: lo youth check, che oggi è una legge in Italia, il dialogo con i giovani e il loro empowerment. Non basta introdurre una verifica formale: le leggi devono essere discusse con chi dovrà vivere le conseguenze di quelle decisioni. <strong>Il muro</strong> che oggi i giovani devono superare è diventato sempre più alto negli ultimi anni e <strong>va smontato mattone per mattone</strong></em>”.</p>
<p><strong>Cristina Freguja</strong>, direttrice del Dipartimento per le statistiche sociali e demografiche dell’Istat, ha evidenziato il ruolo dei dati: “<em>In Italia i giovani fino a 35 anni restano con i genitori più a lungo rispetto alla media europea, e questo dice molto sulle difficoltà di autonomia. La valutazione di impatto generazionale è uno strumento ambizioso, ma per funzionare <strong>deve poggiare su un impianto informativo rigoroso</strong>. Ogni analisi deve partire da una chiara domanda statistica, dalla definizione di una baseline e dall’individuazione di <strong>indicatori capaci di misurare i cambiamenti</strong>. La progettazione delle politiche e quella statistica devono procedere insieme</em>”.</p>
<p>Sul cambiamento demografico in corso si è soffermato <strong>Alessandro Rosina</strong>, docente all’Università Cattolica di Milano e consigliere del Cnel: “<em>Nel dopoguerra il patto tra generazioni si basava su una popolazione giovane numerosa, un mercato del lavoro in espansione e aspettative di miglioramento diffuse. Oggi quello scenario non esiste più. <strong>Nel 2050 i ventenni saranno circa la metà dei settantacinquenni</strong>: questo significa meno peso demografico ed elettorale dei giovani. Se non introduciamo strumenti che aumentino la loro capacità di incidere nelle decisioni pubbliche, rischiamo di costruire un Paese sempre meno orientato al futuro</em>”.</p>
<p><strong>Maria Vittoria Dalla Rosa Prati</strong>, coordinatrice del Gruppo di lavoro “<a href="https://asvis.it/gdl-organizazzioni-giovanili-composizione/"><strong>Organizzazioni giovanili</strong></a>” dell’ASviS, ha indicato tre priorità: “<em>Il primo tema è fare in modo che la valutazione di impatto generazionale diventi un’<strong>infrastruttura permanente delle politiche pubbliche</strong>. Il secondo riguarda i dati: serve una maggiore capacità di basarsi su metriche solide per essere sempre più efficienti nei processi. Il terzo è avere una visione di lungo periodo, perché guardare al futuro significa <strong>capire dove stiamo andando, non solo cosa faremo domani</strong>. Pensiamo all’intelligenza artificiale: è un grande abilitatore, ma cresce molto velocemente e questo spaventa anche tanti giovani</em>”.</p>
<p>Il contributo delle imprese è stato al centro dell’intervento di <strong>Marisa Parmigiani</strong>, presidente di Sustainability Makers: “<em>Per il settore privato la questione generazionale è un elemento centrale di sostenibilità. <strong>I giovani stanno diventando una risorsa sempre più scarsa</strong> e questo rappresenta un problema non solo per il sistema previdenziale ma anche per la sopravvivenza delle imprese. Molte aziende devono affrontare contemporaneamente la <strong>carenza di lavoratori</strong> e il <strong>ricambio della classe dirigente</strong>. Investire sui giovani significa quindi fare un’operazione win win</em>”.</p>
<p>La seconda tavola rotonda, moderata dalla giornalista dell’Ansa <strong>Monica Paternesi</strong>, si è aperta con le parole di <strong>Simona Bonafè</strong>, deputata del Partito Democratico: “<em>Non era scontato avere uno strumento come la valutazione di impatto generazionale in una legge. È un primo passo importante, ma <strong>ora servono il decreto attuativo e strumenti efficaci </strong>per renderla davvero operativa nei processi legislativi. <strong>Questa valutazione deve essere terza e imparziale</strong>, non uno strumento per sostenere una tesi politica. In Italia siamo spesso abituati ad avere uno sguardo troppo corto: invece dobbiamo imparare a guardare alle conseguenze delle scelte nel lungo periodo</em>”.</p>
<p><strong>Lavinia Mennuni</strong>, senatrice di Fratelli d’Italia, ha richiamato l’impegno della politica su due versanti: “<em>È fondamentale <strong>applicare un occhio sul bilancio di genere</strong>, cioè capire qual è la ricaduta delle politiche sul fattore donna. A maggior ragione in questa fase emergenziale, con un picco negativo della demografia, è importante <strong>rivolgere attenzione alle nuove generazioni</strong>, che vanno supportate in ogni maniera, anche e soprattutto dal punto di vista sociale, e aggiungerei emotivo e culturale. Sulle loro spalle ricade una responsabilità straordinaria, perché dubito che i trend economici possano migliorare se continueremo ad avere il calo del tasso di natalità che stiamo vivendo oggi in Italia e in altre nazioni europee</em>”.</p>
<p><strong>Chiara Goretti</strong>, direttrice dell’Ufficio valutazione politiche pubbliche e azione amministrativa del Senato, ha invitato a considerare la Vig come parte di un approccio più ampio: “<em>Per ragionare davvero nel merito, inviterei quasi a togliere l’aggettivo ‘generazionale’ alla valutazione di impatto. <strong>La prospettiva dell’equità e del futuro non deve segmentare la conoscenza degli impatti</strong>. Non è un caso che in molti interventi si sia parlato dell’integrazione tra dimensione generazionale, parità di genere e sostenibilità ambientale. Il punto è sviluppare modelli di analisi che riescano a <strong>cogliere insieme le diverse fragilità e disuguaglianze delle nostre società</strong>, perché le competenze tecniche per costruire queste modellistiche sono ancora poche</em>”.</p>
<p><strong>Remo Morzenti Pellegrini</strong>, vicepresidente della Scuola nazionale di amministrazione, ha sottolineato l’importanza della formazione: “<em>Proprio ieri abbiamo avviato un seminario per formare la classe dirigente dell’amministrazione pubblica su questi temi. La vera sfida però è <strong>preparare la futura classe dirigente del Paese</strong>. I dati demografici ci dicono che nei prossimi sette-otto anni assisteremo a un calo degli immatricolati all’università di circa il 30%. Questo significa che anche l’offerta formativa e le politiche pubbliche non possono più essere pensate con categorie del passato. Con questo rapporto <strong>cambia anche il rapporto tra diritto e tempo</strong>: per la prima volta il tempo lungo entra nelle decisioni politiche e nella normazione</em>”.</p>
<p><strong>Domenico Carbone</strong>, sindaco di San Costanzo e presidente della Consulta Anci Giovani, ha richiamato il ruolo degli enti locali: “<em>La sfida è portare questo strumento nei piccoli Comuni e nelle aree interne. La valutazione generazionale deve cercare non dico di attrarre, ma almeno di <strong>trattenere i giovani nei territori</strong>. Nei piccoli comuni, oltre al calo demografico che riguarda tutto il Paese, vediamo un <strong>ulteriore spopolamento</strong>: i giovani si spostano verso le grandi città o all’estero. Così perdiamo risorse fondamentali per lo sviluppo delle comunità locali</em>”.</p>
<table style="border-collapse: collapse;margin-left: auto;margin-right: auto" border="3">
<tbody>
<tr>
<td><strong>I materiali dell&#8217;evento</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Pubblicazioni/Futuro/FuturePaperVIG.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>il documento sulla Valutazione impatto generazionale</strong></a></td>
</tr>
<tr>
<td><strong><a href="https://asvis.it/valutare-limpatto-generazionale-delle-leggi-il-documento-asvis-save-the-children">la news sul documento</a></strong></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Comunicati_stampa/2026/cs_VIG_5marzo_ASviS_Save_the_children_finale_embargo5marzo_11.30.pdf"><strong>il comunicasto stampa</strong></a></td>
</tr>
<tr>
<td><a href="https://asvis.it/wp-content/uploads/public/asvis2/files/Presentazioni/Presentazione_VIG_evento_5_marzo_Giovannini.pdf" target="_blank" rel="noopener"><strong>la presentazione di Enrico Giovannini</strong></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/evento-asvis-save-the-children-il-muro-davanti-ai-giovani-va-smontato-mattone-per-mattone/">Evento ASviS-Save The Children: “Il muro davanti ai giovani va smontato mattone per mattone”</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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