Presentato il Rapporto ASviS: “C’è futuro oltre il 2030”
29 Ottobre 2026
Il futuro delle nuove generazioni, le trasformazioni del lavoro e gli impatti della tecnologia, le scelte della politica in un mondo sempre più frammentato. Sono alcuni dei temi emersi all’Aula dei Gruppi parlamentari della Camera, il 28 ottobre, durante la presentazione del Rapporto ASviS 2026 “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”. Il quadro è complesso: a quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, i ritardi accumulati richiedono interventi immediati, ma anche una visione capace di andare oltre quella data.
L’incontro, moderato dalla giornalista del TG1 Elisa Anzaldo, si è aperto con il saluto istituzionale della vicepresidente della Camera Anna Ascani, che ha definito il Rapporto ASviS “una miniera preziosa di dati e informazioni che aiuta a districarci nella complessità delle situazioni, sempre con lo sguardo sullo sviluppo sostenibile”. Il rallentamento degli Obiettivi dell’Agenda 2030, ha aggiunto, rende ancora più urgente l’azione politica. “Questo, come ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, è tempo di costruttori”.
Marcella Mallen, presidente dell’ASviS, ha evidenziato che “la realtà di questo 2026 è molto diversa da quella che avevamo disegnato dieci anni fa. L’Agenda 2030 è stata largamente disattesa nel mondo, in Europa e in Italia. I costi di questi ritardi sociali, ambientali ed economici gravano ogni giorno di più sulle persone, colpendo in particolare i più deboli”. Il problema centrale, ha spiegato, è un “difetto di attuazione”, ovvero “la distanza tra ciò che sappiamo essere necessario e ciò che concretamente siamo capaci di fare. Serve una nuova presa di coscienza, una chiamata di responsabilità. Non possiamo parlare di sviluppo sostenibile se non offriamo oggi prospettive migliori e non tuteliamo l’interesse delle generazioni future”.
“Vi do una notizia: c’è futuro oltre il 2030, nel senso che dobbiamo pensare a cosa verrà successivamente”. Così Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, che ha aggiunto: “Crediamo profondamente che la partita, per quanto veda una serie di obiettivi peggiorati e altri migliorati, non solo non è finita ma va ulteriormente combattuta”. Il documento, ha spiegato, è orientato a offrire alle forze politiche un ampio insieme di azioni per la prossima legislatura ma anche per l’immediato. Tre, in particolari, le priorità da attuare entro l’anno: rendere la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile il riferimento effettivo dell’azione di governo, dare piena attuazione alla valutazione d’impatto generazionale e di genere e dotare il Paese di una governance anticipante.
La relazione del direttore scientifico dell’ASviS ha mostrato un mondo in forte ritardo nell’attuazione dell’Agenda 2030, con solo il 15% degli Obiettivi a livello globale che sarà raggiunto. “Abbiamo enormi problemi”, ha commentato, “che la tecnologia potrebbe aiutare a risolvere”, dall’energia alla fame. Negativa anche la situazione dell’Italia, su cui pesa il rallentamento degli ultimi due anni, nonostante gli effetti positivi del Pnrr su alcuni investimenti, tra cui gli asili nido e le energie rinnovabili.
Al centro della sua riflessione anche la crescente distanza tra cittadini e istituzioni: “C’è una sfiducia nel fatto che la politica guardi al medio e lungo termine”, ha avvertito Giovannini. Critico il giudizio sul bilancio europeo 2028-2034: “L’Europa sta perdendo un’occasione straordinaria”, perché i Paesi “non hanno avuto il coraggio di fare quel salto di qualità” necessario per il suo futuro. Con l’avvio, nel 2027, della discussione Onu sul dopo Agenda 2030 e la presidenza italiana del Consiglio dell’Ue nel primo semestre 2028, Giovannini ha richiamato la necessità di programmi politici fondati su obiettivi misurabili e verificabili, utilizzando gli indicatori dell’Agenda 2030 per valutarne concretamente gli effetti.
“L’Europa deve rafforzare la propria competitività senza rinunciare alla sostenibilità, ma anche senza compromettere il futuro delle proprie imprese”, ha detto in un videomessaggio il ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti. “Servono quindi regole proporzionate, meno oneri burocratici e un quadro normativo stabile”, perché “la transizione non è gratis e non si può fare a spese di alcune categorie o di alcune persone”. Sul fronte degli investimenti pubblici, ha indicato nel Pnrr un modello da valorizzare anche nella gestione dei fondi di coesione: “Ci ha lasciato un metodo di lavoro: obiettivi chiari, scadenze definite, responsabilità precise e monitoraggio costante dei risultati”.
Mario Nava, direttore generale della Dg Occupazione, affari sociali e inclusione della Commissione europea, ha individuato nella qualità del lavoro, nelle competenze e nella protezione sociale tre priorità per lo sviluppo sostenibile. Guardando oltre il 2030, ha indicato la prospettiva del 2050 e dei “tre zero: zero emissioni, zero disoccupazione e zero povertà”. Nava ha ricordato i progressi europei su 14 dei 17 Obiettivi negli ultimi cinque anni, a fronte di un peggioramento su sei nell’ultimo anno, richiamando poi le iniziative della Commissione in materia di competenze, contrasto alla povertà, accessibilità degli alloggi e lavoro di qualità. Sul lavoro ha invitato a non concentrarsi soltanto sulle competenze dei lavoratori: “Ci si dimentica sempre l’altro lato, che è quello della domanda di lavoro, della qualità del lavoro. Gli elementi della qualità del lavoro sono un salario adeguato e il contratto di lavoro”. Nava si è poi soffermato sulla crisi climatica: “Se riuscissimo a far capire che è un’emergenza non meno grave del Covid, credo che avremmo una grande speranza”.
Stefano Scarpetta, capo economista dell’Ocse, si è soffermato sull’importanza degli investimenti nel capitale umano, decisivo per affrontare l’invecchiamento demografico e la rivoluzione digitale, accelerata dall’intelligenza artificiale generativa. Scarpetta ha sottolineato il peggioramento delle competenze alfabetiche e numeriche degli italiani nell’ultimo decennio, il disallineamento tra domanda e offerta di competenze e la prospettiva di una riduzione di un terzo della popolazione in età lavorativa entro il 2060. “Investiamo poco in formazione per l’intelligenza artificiale”, ha avvertito, sottolineando la necessità di garantire a tutti almeno un livello minimo di competenze.
Che cosa può fare la finanza per supportare la transizione energetica e ambientale? È il tema affrontato da Paolo Angelini, direttore generale della Banca d’Italia, secondo cui “il sistema finanziario non può decidere la traiettoria della transizione, ma la può influenzare”, a patto che gli operatori siano messi nelle condizioni di valutare correttamente rischi e opportunità, attraverso informazioni più complete e comparabili e regole chiare.
Monica Maggioni, editorialista e conduttrice Rai, ha descritto le contraddizioni di un mondo sempre più multipolare, attraversato da interessi confliggenti: “Un mondo che avrebbe un enorme bisogno di multilateralismo”, mentre questo si trova probabilmente al livello più basso degli ultimi ottant’anni. Una frammentazione che restringe gli spazi per le politiche di sostenibilità. “C’è il ritorno della logica di potenza, il più forte decide che cosa fare dell’equilibrio internazionale”, ha osservato Maggioni, richiamando anche il paradosso delle disuguaglianze: diminuite tra gli Stati, ma sempre più profonde all’interno dei singoli Paesi.
Sono poi intervenuti, in rappresentanza delle forze politiche, i deputati Massimo Milani di Fratelli d’Italia, Chiara Braga del Partito Democratico, Alberto Gusmeroli della Lega e Riccardo Ricciardi del Movimento 5 Stelle.
Ha chiuso l’evento Pierluigi Stefanini, presidente dell’ASviS, sottolineando che “il quadro è complesso” ma “l’Alleanza non intende affatto scoraggiarsi. Al contrario, emerge l’urgenza di rafforzare la nostra azione, rendendo sempre più incisiva la funzione democratica, partecipativa e propositiva”, mantenendo un profilo di autonomia e indipendenza “che rifiuta la neutralità passiva”. La sfida, ha concluso, è “superare il divario tra le intenzioni enunciate e la capacità d’impatto sulla realtà”, per innescare “quella trasformazione ormai non più rinviabile”.