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	<description>Agenzia Italiana per lo Sviluppo Sostenibile</description>
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		<title>L’Italia del benessere: bene salute e sicurezza, allarme su occupazione e scuola</title>
		<link>https://asvis.it/litalia-del-benessere-bene-salute-e-sicurezza-allarme-su-occupazione-e-scuola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Monica Sozzi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Oct 2026 12:21:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[#lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[#educazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Rapporto Istat descrive l’Italia attraverso 148 indicatori. Persistono divari territoriali e distanze dall’UE su istruzione, lavoro e innovazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/litalia-del-benessere-bene-salute-e-sicurezza-allarme-su-occupazione-e-scuola/">L’Italia del benessere: bene salute e sicurezza, allarme su occupazione e scuola</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>benessere in Italia</strong> mostra segnali di miglioramento, ma i progressi procedono a velocità diverse. Nell’ultimo anno 54 indicatori su 132 migliorano, 55 restano stabili e 23 peggiorano. Nel confronto di lungo periodo, gli indicatori in crescita sono 70 su 133. Restano <strong>profonde le differenze tra Nord e Sud</strong> e, rispetto alla media europea, l’Italia presenta risultati migliori nella salute e nella sicurezza, mentre registra ritardi nell’istruzione, nell’occupazione e nell’innovazione.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-114417 size-full" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/Indicat_bes_1.jpg" alt="" width="1000" height="263" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/Indicat_bes_1-300x79.jpg 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/Indicat_bes_1-400x105.jpg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/Indicat_bes_1-768x202.jpg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/Indicat_bes_1-800x210.jpg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/Indicat_bes_1.jpg 1000w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<p>È il quadro che emerge dal <a href="https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/10/Bes-2026-Ebook.pdf"><strong>Rapporto sul benessere equo e sostenibile in Italia (Bes) – edizione 2026</strong></a>, pubblicato dall’Istat il 26 ottobre. Giunto alla tredicesima edizione, il Rapporto misura ogni anno la qualità della vita attraverso <strong>148 indicatori distribuiti in 12 dimensioni</strong>, dalla salute alle condizioni economiche, dalle relazioni sociali all’ambiente. L’obiettivo è <strong>osservare il progresso del Paese considerando anche ciò che il Prodotto interno lordo (Pil) non riesce a rappresentare</strong>: la distribuzione del benessere, le opportunità delle persone e la sostenibilità nel tempo.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-114420 size-full" src="https://asvis.it/wp-content/uploads/Proiezione_Bes.jpg" alt="" width="1000" height="710" srcset="https://asvis.it/wp-content/uploads/Proiezione_Bes-300x213.jpg 300w, https://asvis.it/wp-content/uploads/Proiezione_Bes-400x284.jpg 400w, https://asvis.it/wp-content/uploads/Proiezione_Bes-768x545.jpg 768w, https://asvis.it/wp-content/uploads/Proiezione_Bes-800x568.jpg 800w, https://asvis.it/wp-content/uploads/Proiezione_Bes.jpg 1000w" sizes="(max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></p>
<h3><strong>Il divario territoriale continua a pesare</strong></h3>
<p>La geografia del benessere conferma una netta distanza tra Centro-Nord e Mezzogiorno. Tutte le regioni settentrionali e centrali, con l’eccezione del Lazio, registrano risultati superiori alla media nazionale per almeno metà degli indicatori disponibili. <strong>Nel Mezzogiorno, fatta eccezione per l’Abruzzo, prevalgono invece i valori inferiori alla media italiana.</strong> Friuli-Venezia Giulia e Province autonome di Trento e Bolzano presentano risultati migliori del dato nazionale in almeno dieci delle dodici dimensioni considerate. All’estremo opposto si collocano Campania, Puglia e Calabria, con risultati peggiori in almeno dieci dimensioni.</p>
<p>Le distanze sono particolarmente marcate nel lavoro, nel benessere economico e nelle relazioni sociali. Il quadro cambia però a seconda del fenomeno osservato: <strong>nella sicurezza, per esempio, quasi tutte le regioni meridionali registrano risultati migliori della media nazionale</strong>, mentre alcune grandi aree metropolitane del Centro-Nord risentono maggiormente dei reati predatori e delle violenze.</p>
<h3><strong>Istruzione e lavoro, le distanze più ampie dall’Europa</strong></h3>
<p>Il confronto con l’Unione europea, possibile per 40 indicatori, restituisce un bilancio articolato: <strong>l’Italia presenta risultati migliori della media Ue in 12 casi e peggiori in 18</strong>. Tra le maggiori criticità emerge <strong>l’istruzione</strong>. La quota di persone con almeno un diploma è inferiore di 14,2 punti percentuali rispetto alla media europea; per i laureati la distanza è di 13,7 punti. Anche le <strong>competenze digitali</strong> di base sono meno diffuse: riguardano il 54,3% della popolazione considerata, contro il 60,4% dell’Ue.</p>
<p>Il divario coinvolge i giovani: quelli che non studiano e non lavorano, i cosiddetti <strong>Neet</strong>, rappresentano il 13,3%, rispetto all’11% europeo.</p>
<p>Sul fronte <strong>dell’occupazione</strong>, il tasso italiano è inferiore di 8,5 punti percentuali alla media Ue. La distanza <strong>cresce sensibilmente per le donne</strong>, raggiungendo 13,3 punti, contro i 3,8 degli uomini. Anche il rischio di povertà resta più elevato rispetto alla media europea, con uno scarto di 2,3 punti percentuali.</p>
<h3><strong>Salute e sicurezza tra i punti di forza</strong></h3>
<p>Il Rapporto evidenzia anche risultati favorevoli. La <strong>speranza di vita</strong> alla nascita in Italia supera di 2,2 anni quella media europea. La <strong>mortalità evitabile</strong>, che comprende i decessi prevenibili attraverso interventi sanitari e di prevenzione efficaci, è pari a 16 ogni 10mila residenti, contro 23,8 nell’Ue.</p>
<p>Anche il <strong>tasso di omicidi volontari</strong> risulta inferiore alla media europea. Alcuni indicatori ambientali mostrano inoltre risultati relativamente favorevoli, pur in presenza di differenze tra territori e fenomeni osservati.</p>
<p>Più debole appare invece la capacità di investire in <strong>ricerca e innovazione</strong>: l’Italia destina alla ricerca e sviluppo l’1,40% del Pil, rispetto al 2,26% dell’Unione europea. La quota di lavoratori impiegati in professioni ad alta intensità di conoscenza è inferiore di 8,1 punti percentuali.</p>
<h3><strong>Cento anni di cambiamenti, nuove sfide per il benessere</strong></h3>
<p>Nell’anno del Centenario dell’Istat, il Bes 2026 propone anche una prospettiva storica: <strong>dodici indicatori, uno per ciascuna dimensione del benessere</strong>, permettono di osservare alcuni grandi cambiamenti economici, sociali e demografici dell’Italia dal secondo dopoguerra.</p>
<p>La lettura di lungo periodo aiuta a distinguere i miglioramenti strutturali dalle difficoltà ancora presenti. E conferma <strong>il valore di misurare il progresso attraverso dimensioni diverse</strong>, osservando insieme condizioni di vita, disuguaglianze e opportunità.</p>
<p>Il quadro complessivo restituito dal Bes è quello di un Paese che avanza in numerosi ambiti, con risultati ancora fortemente condizionati dal territorio in cui si vive, dal genere e dalle possibilità di accesso all’istruzione e al lavoro.</p>
<p><strong><a href="https://www.istat.it/produzione-editoriale/rapporto-bes-edizione-2026-il-benessere-equo-e-sostenibile-in-italia/">Scarica il rapporto BES</a></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Copertina: <a href="https://unsplash.com/it/foto/la-gente-si-raduno-in-una-storica-piazza-europea-6sIDfzp-ssQ">Unsplash</a></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://asvis.it/litalia-del-benessere-bene-salute-e-sicurezza-allarme-su-occupazione-e-scuola/">L’Italia del benessere: bene salute e sicurezza, allarme su occupazione e scuola</a> proviene da <a href="https://asvis.it">ASviS</a>.</p>
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