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QUESTA SETTIMANA: La crescita delle donne non è un percorso facile

In Cina l’altra metà del Cielo oggi conta di più, ma fatica a trovare compagni adeguati. Anche in Norvegia, l’empowerment femminile incontra difficoltà. Le donne, il governo e la riflessione di Giovannini su un diverso approccio al futuro.

La generazione della “politica del figlio unico” è ormai in età da matrimonio e per le donne cinesi dovrebbe essere più facile trovare marito, considerando che questa controversa scelta demografica si è tradotta anche nella soppressione di molte bambine: oggi in Cina ci sono 114 maschi per ogni 100 donne. Le donne sono anche cresciute culturalmente, tanto che nelle università cinesi ci sono più iscritte che iscritti e nelle fabbriche è in continuo  aumento il numero delle donne manager. Ma i vecchi stereotipi sono duri a morire: un'inchiesta dell’Economist citata anche dalla rassegna stampa del Corriere segnala che “ancora oggi una donna che guadagni più di un uomo, più istruita o comunque indipendente fa fatica a trovare marito. Naturalmente esistono in Cina anche i maschi che non hanno paura di confrontarsi con una partner combattiva. Ma resta molto da fare perché i due Cieli si incontrino in parità: la partita non è che all’inizio”.

Anche sotto altri cieli l’empowerment femminile non è un percorso facile. La Norvegia è considerata uno dei Paesi al mondo più vicina alla parità di genere. Eppure, segnala la stessa rassegna, Nima Sanandaji, autore di The Nordic Glass Ceiling afferma che il Paese dei fiordi “ha una delle percentuali più basse di donne manager nei Paesi occidentali”. Come mai? La spiegazione di Sanandaji è che “le alte tasse hanno reso difficile per le famiglie nordiche acquistare servizi che alleviano il lavoro casalingo. Questo ha ostacolato la capacità delle donne di investire tempo nella loro carriera. E i benefici dello stato sociale avrebbero anche disincentivato il lavoro full-time per entrambi i genitori e allungato i tempi di ritiro dal lavoro in caso di maternità. I politici scandinavi sarebbero consci del problema e starebbero correndo ai ripari”. Non sappiamo se questa diagnosi sia  esatta ma, come spesso facciamo in queste riflessioni, segnaliamo la complessità delle questioni che devono essere affrontate per realizzare quel progresso effettivo che è rispecchiato dagli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Sia la vicenda cinese sia quella norvegese evidenziano un problema di mentalità: in un caso la diffidenza verso le donne troppo acculturate, nell’altro la propensione a far ricadere maggiormente sulle donne i ruoli casalinghi nel momento in cui si pone l’esigenza di una scelta economica per la famiglia. Un bel problema di mentalità è anche quello affrontato dal direttore della Stampa Maurizio Molinari che in un editoriale nel giorno di Pasqua ha proposto di affidare a una donna, per la prima volta nella storia d’Italia, la presidenza del Consiglio, argomentando che “Una premier in Italia sarebbe un evento-spartiacque, tale da favorire un ruolo maggiore delle donne nel sistema produttivo nazionale, con una pioggia di ricadute positive”. Ipotesi realistica? Difficile dirlo, in una situazione politica così confusa, in cui tutto e niente sembra possibile. Ci limitiamo a sottolineare che La Stampa su questa proposta ha aperto un dibattito, nel quale è intervenuta anche Rosanna Oliva De Conciliis, presidente della Rete per la parità e coordinatrice del Gruppo di lavoro sul Goal 5 dell’ASviS, che ha ricordato come spesso “gli uomini affidano alle donne missioni impossibili”, come sembra essere oggi la conduzione di un governo.

Anche Enrico Giovannini è stato sollecitato a parlare di politica da un'intervista del Fatto  (con video) durante il Forum Ambrosetti di Cernobbio. “E’ molto importante che il centrosinistra europeo ripensi a un nuovo modo di vedere un futuro che sarà decisamente molto più incerto rispetto a quello che abbiamo vissuto nel passato”, ha detto il portavoce dell’ASviS, invitato a riflettere sul grande travaglio politico che vivono i partiti socialdemocratici europei. Il Fatto ha titolato l’intervista con un calembour riferito alla politica italiana (“Il Pd pensi a ripensarsi”), ma il discorso di Giovannini, come di consueto, non mirava a specifiche ricette politiche, quanto a una riflessione su una nuova piattaforma programmatica, basata sui 17 SDGs, che deve essere adottata da tutti i movimenti che in Europa vogliono davvero costruire un percorso di sviluppo sostenibile. Questa del resto è la tesi di fondo del suo recente volume “L’utopia sostenibile”, che in questi giorni ha ricevuto un significativo endorsement da Corrado Augias. L’errore di molte forze politiche (questo punto è stato particolarmente dibattuto nella presentazione del libro a Roma alla casa editrice Laterza con Carlo Calenda e Romano Prodi) è stato di proporre una visione ottimistica e tranquillizzante del futuro, anziché comunicare all’opinione pubblica le grandi difficoltà che ci riserva  la crisi globale, che è sociale e ambientale ancor prima che economica. Si deve invece condividere la difficile ricerca di soluzioni basate sulla individuazione e cura delle vulnerabilità (a cominciare dalle fasce più deboli ed esposte della popolazione) e sulla individuazione dei punti di resilienza, cioè delle leve su cui far forza per affrontare il cambiamento. I politici del passato (non solo in Italia, ripetiamo), anche quando erano consapevoli delle sfide del futuro, si sono comportati come generali che volevano a tutti i costi rassicurare le proprie truppe quando queste in realtà già vedevano i pericoli cui andavano incontro. Un atteggiamento che deve cambiare totalmente in un mondo sempre più soggetto a shock di varia natura, da quelli climatici a quelli tecnologici, da quelli economici a quelli sociali.

Insomma, c’è molto da discutere quando parliamo del futuro in Europa e il prossimo Festival dello sviluppo sostenibile sarà un’ottima occasione per farlo. Il calendario provvisorio degli eventi (se ne prevedono oltre 200) che si svolgeranno nei 17 giorni del Festival, dal 22 maggio al 7 giugno, su tutto il territorio nazionale, è stato messo on line questa settimana, ed è stato anche diffuso il programma provvisorio dell’evento di apertura che si svolgerà al Maxxi di Roma, sul tema “Italia 2030 - Innovare, riqualificare, investire, trasformare: dieci anni per realizzare un’Italia sostenibile”. Tra gli altri eventi da segnalare, il convegno di Milano del 31 maggio sul tema “SDGs, climate and the future of Europe”. Perché non si può costruire un percorso di sostenibilità senza un'adeguata politica europea.

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E INOLTRE...

a cura di Giulia D’Agata

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • L'evento di apertura del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2018 organizzato dall'ASviS su "Italia 2030 - Innovare, riqualificare, investire, trasformare: dieci anni per realizzare un’Italia sostenibile" che si terrà a Roma presso l'Auditorium del Maxxi;
  • la campagna #2030whatareUdoing con cui l’ASviS chiede di raccontare su Facebook o Twitter, con un video di 30 secondi o una foto, i vostri contributi per rendere il Paese più sostenibile;
  • il rapporto della Banca mondiale “The changing wealth of nations 2018” che mostra una crescita della ricchezza globale significativa e gli Stati a medio reddito stanno via via recuperando il divario rispetto a quelli più ricchi, principalmente grazie alla rapida espansione economica dell'Asia;
  • i quattro rapporti sullo stato della biodiversità nelle Americhe, in Africa, nell'Asia-Pacifico e nell'Europa-Asia centrale presentati in occasione del sesto meeting dell'Intergovernamental Science Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (Ipbes), che si basano su risposte a domande chiave per ciascuna delle quattro regioni, tra cui: perché la biodiversità è importante; dove stiamo facendo progressi; quali sono le principali minacce e opportunità per la biodiversità; come possiamo adeguare politiche e istituzioni per un futuro più sostenibile;
  • il video di Corrado Augias per la rubrica “Racconti” di la Repubblica in cui offre una approfondita analisi? del libro “L’utopia sostenibile” di Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS;
  • lo studio Openpolis che analizza l’indicatore Development Initiatives, il quale raccoglie al suo interno fondi privati e pubblici messi a disposizione per iniziative di cooperazione internazionale e che mostra negli ultimi anni un costante aumento, nonostante la volontà di Trump di voler rivedere al ribasso il proprio contribuito;
  • la sesta lezione del corso tenuto alla Luiss di Roma da Enrico Giovannini su "Le principali politiche economiche per lo sviluppo sostenibile - Le proposte dell’ASviS per portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile" che sarà pubblicata domani sul sito dell'ASviS.

Altre segnalazioni

  • La nuova edizione del volume “Un milione di rivoluzioni tranquille. Come i cittadini cambiano il mondo” di Benedicte Manier che nasce dall’esigenza di raccontare come cittadini di ogni angolo del mondo stiano rispondendo alle sfide sociali, economiche e ambientali del nostro tempo. La recensione del libro, a cura di Claudia Tizzoni, è disponibile sul sito dell’ASviS.
  •  La Cgil ha definito una piattaforma integrata che prova a tenere insieme gli obiettivi dello sviluppo sostenibile con la tutela e la creazione di lavoro, rafforzando il confronto con Cisl e Uil e le alleanze con la società civile e promuovendo a ogni livello la partecipazione democratica delle comunità nella definizione delle piattaforme territoriali.
  • European Recycling Platform e Landbell Group lanciano la nuova edizione del Green Alley Award 2018, concorso europeo per le startup che si occupano di economia circolare. Il premio si rivolge a tutte le startup e ai giovani imprenditori che abbiano sviluppato un modello di business nelle aree dell'economia circolare digitale, del riciclo e del trattamento dei rifiuti.
  • In una intervista sulla rivista online Politico, Bill Gates ha sostenuto una vigorosa difesa sia dell'azione politica europea transfrontaliera sia di un sistema di aiuto allo sviluppo in crescita ma che venga modernizzato.
  • I colloqui dell'Organizzazione marittima internazionale (Imo) della scorsa settimana a Londra sono stati volti al dibattito sulla riduzione delle emissioni provenienti dalla navigazione globale, che complessivamente produce più Co2 della Germania. I Paesi europei e le Isole Marshall stanno spingendo verso obiettivi vincolanti per allineare l'industria alle ambizioni dell'accordo sui cambiamenti climatici di Parigi.

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giovedì 12 aprile 2018
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