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Ampio consenso delle forze politiche sulle proposte dell’Alleanza

Il dibattito ha preso spunto dall’analisi della Legge di bilancio. Fico: il Parlamento deve assumere gli Obiettivi come dimensione dell’attività legislativa. Conte: dobbiamo accelerare il raggiungimento degli Obiettivi. [VIDEO] 27/2/2019

Un clima costruttivo con importanti convergenze tra le forze di maggioranza e quelle di opposizione, ha caratterizzato l’incontro pubblico "La politica italiana e l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. A che punto siamo?", promosso  dall’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile e svoltosi nella mattinata di mercoledì 27 febbraio nell’Aula del palazzo dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati. All’incontro hanno preso parte il presidente della Camera Roberto Fico, il presidente del Consiglio Antonio Conte, l’amministratore delegato dell’Enel Francesco Starace, in qualità di membro della multistakeholder platform sullo sviluppo sostenibile della Commissione europea. Dopo il saluto di Fico, il presidente dell’ASviS Pierluigi Stefanini ha aperto la giornata e il portavoce dell’Alleanza Enrico Giovannini ha svolto la relazione introduttiva. Alla successiva tavola rotonda, moderata dal direttore di Avvenire Marco Tarquinio, hanno preso parte i rappresentanti di tutte le principali forze politiche.

Ecco alcuni passaggi significativi di tutti gli interventi, che possono essere seguiti integralmente nel video in fondo alla pagina.

Roberto Fico. Le valutazioni offerte dall’ASviS sono essenziali per consentire al Parlamento e al Governo di intervenire. Realizzare gli Obiettivi di sviluppo sostenibile significa prendere atto della iniquità e della insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo, non solo sul piano ambientale, ma anche su quello economico e sociale. I 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile delineano sfide straordinarie che il nostro Paese e l’Unione europea nel suo complesso devono affrontare. L’Agenda 2030 è dunque una cornice strategica attraverso la quale le istituzioni nazionali e sovranazionali possono governare, invece di subire le dinamiche globali.

Devo purtroppo sottolineare che dalla lettura dei dati aggiornati presentati oggi emerge un preoccupante paradosso. Il nostro Paese negli ultimi anni si è dotato, grazie al Parlamento, di strumenti avanzati per fornire alle istituzioni competenti gli elementi di valutazione necessari per attuare l’Agenda 2030, ma rimane indietro in concreto nel perseguimento di molti Obiettivi di sviluppo sostenibile. Le potenzialità offerte da questi strumenti non sono state ancora utilizzate appieno. Ne consegue che, nonostante i progressi compiuti in alcuni campi negli ultimi mesi, siamo ben lontani da una situazione soddisfacente. Tenendo questo passo, l’Italia non sarà in grado di raggiungere né gli Obiettivi indicati per il 2020 eventi né quelli fissati per il 2030. Dobbiamo dunque cambiare rapidamente passo e operare scelte pubbliche che guardano al futuro. Sono fermamente convinto che il Parlamento debba assumere gli Obiettivi di sviluppo sostenibile quale dimensione necessaria dell’attività legislativa e delle altre funzioni parlamentari.

Tuttavia un intervento pubblico non potrà da solo conseguire gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, se non accompagnato da un profondo salto culturale e da un mutamento radicale delle scelte del sistema produttivo, dei consumatori e di tutti gli attori economici e sociali, mutamento che presuppone il superamento dei timori sui possibili svantaggi a breve termine, guardando invece ai ben più consistenti benefici a lungo termine.

I cittadini, soprattutto quelli più giovani, in base al sondaggio pubblico dalla ASviS, sembrano essere più consapevoli, pur dichiarandosi non adeguatamente informati sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile; ne condividono infatti l’essenza e sono disponibili a modificare in modo responsabile i propri stili di vita, i comportamenti che teniamo a casa, a scuola, al lavoro: un segnale questo che sicuramente è confortante. Sintomo di questa crescente consapevolezza popolare sono peraltro anche le manifestazioni pubbliche con determinante presenza giovanile che hanno avuto luogo in diversi Paesi per chiedere ai Governi e alle istituzioni sovranazionali di avere coraggio nella lotta ai cambiamenti climatici. Spetta dunque alle istituzioni e alla politica dare seguito, senza alcun tipo di esitazione, a questa domanda di cambiamento.

Pierluigi Stefanini. Grazie a tutti i partecipanti. L’occasione di oggi è importante perché può aiutarci come Paese a fare lo sforzo necessario per colmare il divario per riportarci sul sentiero dello sviluppo sostenibile, perché, come già abbiamo detto in occasione della presentazione del Rapporto 2018 in ottobre, “non ci siamo”.

Siamo di fronte a un doppio divario. Innanzitutto da una parte ci sono intenzioni concrete e condivisibili, ma dall’altra manca la capacità di intervento reale, concreto, misurabile, che ci metta nelle nelle condizioni di promuovere una prospettiva diversa. Al tempo stesso, mentre c’è una diffusa capacità di progettazione e iniziativa da parte di tanti soggetti della società civile, delle imprese, dei sindacati, delle organizzazioni del terzo settore, delle fondazioni culturali, purtroppo mancano le risposte delle istituzioni e della politica.

Dobbiamo vedere come portare a sintesi questa situazione. Serve un cambio di approccio, un cambio di passo, come ha detto il presidente Fico. In questo senso diventa essenziale fare in modo che il ruolo dello Stato venga ripensato nelle sue diverse articolazioni: qui non c’è solo un problema di riforme, di strumenti, di articolazioni, c’è un problema anche culturale: come si orientano, si promuovono, si incoraggiano le traiettorie di sviluppo sostenibile. Il lavoro di oggi aiuta ad acquisire ulteriori strumenti per fare in modo che si riesca a creare quella condizione nella quale la capacità di dare risposte più efficaci, dunque sostenibili, incontri bisogni e aspettative dei nostri cittadini. Risposte sostenibili perché sono durevoli, inclusive, eque ed efficienti e sottolineo questi quattro termini.

Un anno fa abbiamo condiviso con le forze politiche dieci punti per indicare gli elementi che possono orientare, innovare, modificare la governance del nostro Paese. Purtroppo, rispetto a quest’impostazione siamo ancora fermi. Cito tre esempi: il lavoro, le infrastrutture e le aree urbane.

Sul lavoro abbiamo proposto di realizzare un patto per l’occupazione giovanile attraverso una gestione evoluta della transizione tra scuola e lavoro, investimenti su ricerca e sviluppo, un’enfasi nuova sulla formazione professionale, politiche attive sul lavoro e di sostegno all’autoimpiego. Di questo purtroppo non c’è traccia.

Secondo esempio, le infrastrutture. Nel nostro Rapporto 2018 abbiamo messo insieme diversi elementi, tutti importanti. C’è un enorme tema di manutenzione delle strade per la sicurezza stradale, considerando che abbiamo il primato negativo in Europa di morti sulle strade. Ci sonoaltri grandi temi relativi alle infrastrutture idriche, al risparmio energetico, al trasporto ferroviario merci, alle infrastrutture riguardanti il digitale alle stesse infrastrutture sociali. Non se ne parla, ma scuola, sanità, casa sono elementi fondamentali per modernizzare il Paese.

Infine le aree urbane. Nei dieci punti che le forze politiche hanno condiviso, abbiamo proposto di promuovere una strategia nazionale per realizzare l’agenda urbana. Ci auguriamo che questa scelta venga effettivamente assunta, che si affronti in una visione d’insieme il tema della mobilità urbana, del consumo di suolo, del lavoro dignitoso, del verde urbano, della qualità dell’aria e delle università come promotrici di sviluppo, come sottolineato nel nostro Rapporto, anche per ridurre il divario tra Nord e Sud del Paese.

In conclusione, vogliamo essere un soggetto che prova a esplorare dei terreni di lavoro, avanzare delle proposte, stimolare un diverso modo di intendere lo sviluppo del Paese anche grazie alla rete intelligente e creativa che ASviS ha saputo realizzare. Avanziamo proposte di contenuti che superino la logica emergenziale, che spesso porta il Paese a non affrontare con il giusto respiro le questioni decisive per lo sviluppo. Insomma, la nostra ambizione è quella di lavorare per il futuro del Paese e dare uno stimolo affinché le istituzioni assumono pienamente quest’orizzonte nel loro lavoro.

 

Enrico Giovannini. Si rinvia (oltre che al filmato) alla presentazione scaricabile qui

 

Francesco Starace. La multistakeholder platform sullo sviluppo sostenibile della Commissione europea è nata nel 2017 ed è partita con un piglio molto forte, essenzialmente per stimolare imprese, leader politici e cittadini europei a cercare tutti insieme e implementare una strategia all’interno dell’Agenda 2030, di definire quali sono le governance sulle quali valutare l’avanzamento sui 17 Sustainable development goals.

Una delle quattro raccomandazioni della Platform è di definire un approccio locale, di guardare a come gli Obiettivi di sviluppo sostenibile vengono declinati, perché l’Europa ha una storia attorno alle città e alle regioni.

Dei tre scenari delineati dal Reflection paper della Commissione europea ovviamente la Stakeholder platform spinge per il primo, quello che avrebbe maggior impatto all’interno dell’Europa. Anche la nostra esperienza come azienda punta in questa direzione perché fare sostenibilità è un vantaggio e sarebbe sciocco non approfittarne all’interno del sistema europeo.

L’attività che la Commissione europea ha sviluppato in questi due anni, durante la vita della Platform è stata abbastanza in linea con alcuni Obiettivi di sviluppo sostenibile. In particolare l’agenda della Commissione si è molto incentrata sui temi che riguardano la transizione energetica, la progressiva di decarbonizzazione dell’attività economica europea, cioè le attività che ricadono sotto la denominazione “giusta transizione” che significa: decarbonizziamo progressivamente, andiamo verso l’economia circolare, e quelli che a torto o ragione si sentono esclusi devo sentirsi inclusi. Dobbiamo lavorare affinché quelli che si sentono minacciati capiscano che non è una minaccia ma un’opportunità concreta.

L’applicazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile all’attività aziendale ci porta a constatare che migliorano i nostri conti, abbiamo rapporti migliori con le popolazioni con cui lavoriamo e anche la finanza ha capito l’importanza della sostenibilità tanto che c’è una crescente attenzione nelle decisioni di investimento da parte dei grandi fondi. Questi fondi si affidano sempre più all’intelligenza artificiale per prendere decisioni di investimento anche importanti, però attenzione, perché l’intelligenza artificiale non è ancora in grado di capire esattamente che cos’è la sostenibilità.

In conclusione, lo sviluppo sostenibile è un tema di creazione di valore importante dal punto di vista finanziario oltre che economico e sociale, che dobbiamo accompagnare per il bene di tutta l’umanità.  È una transizione in corso da cui l’Italia potrebbe trarre un grande beneficio se mantenesse la barra dritta e un focus importante della governance attraverso la collaborazione tra pubblico e privato nel rispetto dei singoli ambiti.

Giuseppe Conte.  Oggi più che mai, quantità e qualità della crescita sono interconnesse. Non è più possibile privilegiare l’una o l’altra dimensione. In questo contesto il governo intende porre il tema dello sviluppo sostenibile al centro della propria agenda politica. Vogliamo lavorare per costruire il benessere attuale senza compromettere la qualità della vita in futuro, sulla base del principio di responsabilità che ho evocato fin dal giorno in cui ho chiesto la fiducia al Parlamento. Il nostro Paese ha fatto grandi passi avanti, ma dobbiamo compierne ancora molti. Fin dal 2017 nei documenti di economia e finanza compare una selezione degli indicatori del Benessere equo e sostenibile e questo è stato un passo importante, perché il Bes è entrato per la prima volta nel processo di definizione delle politiche economiche, mostrando come la sola analisi delle variabili macroeconomiche non sia sufficiente per restituire un’idea complessiva dello stato di una società e non ci aiuti a definire la visione la società in cui vogliamo vivere e che puntiamo a lasciare i nostri figli e ai nostri nipoti.

Tuttavia questi passi non sono sufficienti e quindi ben venga l’opera della dell’ASviS che è di stimolo per tutti i Governi. I rapporti sullo sviluppo sostenibile un po’ in tutti Paesi d’altra parte solo dei cahier de doleances. Giustamente, perché si registra tutto quello che c’è ancora da fare. Si registrano delle grandi luci, ma anche molte ombre e sicuramente i decisori politici devono concentrarsi sulle ombre. Mancano 12 anni al compimento dell’Agenda 2030 e nel nostro Paese, ma anche nell’intero continente europeo, è ancora ampia la distanza che ci separa dal raggiungimento degli Obiettivi. Quindi dobbiamo accelerare. Dobbiamo impegnarci, anche se registriamo preoccupanti inversioni di tendenza a livello mondiale, su temi come la fame, l’insicurezza alimentare, le disuguaglianze, la qualità degli ecosistemi, il fronte dei cambiamenti climatici che si ripercuotono peraltro sui flussi migratori e sui tanti conflitti in corso.

In Italia in generale è mancata negli anni una visione integrata delle politiche dello sviluppo sostenibile, una vera e propria regia che affronti i cambiamenti energetici climatici, una riforma del sistema fiscale volta a favorire la transizione ecologica, maggiori e migliori investimenti in sanità e istruzione. Come presidente del Consiglio ho colto fin dei miei primi atti questa necessità, tanto che ho nominato una donna, la professoressa Filomena Maggino, come consigliere per la qualità della vita e lo sviluppo sostenibile. Sta curando la costruzione di una struttura tecnica alle dirette dipendenze della presidenza, con il compito di coordinare le azioni dei vari ministeri nel segno del benessere e della qualità della vita. Dobbiamo costruire nuovi indicatori utili per capire come orientare l’azione politica: gli indicatori sintetici offrono una prima panoramica, ma non sono sufficienti. Il lavoro presso la presidenza punta a evidenziare le differenze regionali di povertà istruzione, distribuzione del reddito, cogliendo i dati che evidenziano rischi futuri.

Prendiamo per esempio la speranza di vita: descrive un elemento apparentemente positivo, passando dall’80,7 del 2004 all’82,7 del 2017, ma dobbiamo prendere in considerazione anche la speranza di vita in buona salute. Tra i due indicatori si osserva una differenza non accettabile; il vero obiettivo dev’essere quello di ridurre la differenza fra i due indicatori. Bisogna vivere, vivere a lungo in buona salute; questi dati consentono di comprendere come aver focalizzato per anni la discussione sulla speranza di vita non ha tenuto conto del fatto che gli italiani mostrano problemi di salute già prima dei sessant’anni, ovvero in età lavorativa, soprattutto per le donne che sono state penalizzate dall’allungamento della vita lavorativa.

Con questa lente di ingrandimento si riescono a fugare molti pregiudizi. Si intravede però un’Italia molto frammentata. Accanto alla nota polarizzazione tra Nord e Sud ci sono per esempio forti differenze tra zone popolate aree interne.

I consumi interni ristagnano a causa dei bassi salari che hanno ridotto la capacità di spesa delle famiglie e anche per questa ragione noi come governo riteniamo di dare un sostegno alla domanda attraverso il reddito di cittadinanza che abbiamo approvato con la legge di bilancio, sia per migliorare l’equità sociale che per rilanciare la crescita.

La tutela della qualità della vita però non si ferma alla dimensione della povertà. In questi primi otto mesi abbiamo anche approvato la legge di contrasto alla corruzione che contiene gli standard forse più elevati a livello internazionale. Abbiamo in questo modo affrontato il problema endemico che ha provocato profonde di distorsioni del sistema competitivo del Paese e ha anche causato un peggioramento delle nostre infrastrutture e dei nostri servizi pubblici Su questo consentitemi di essere in disaccordo con la valutazione dell’ASviS, che mi sembra quantomeno ingenerosa.

Abbiamo inoltre varato iniziative in materia di rischio idrogeologico, economia circolare, efficienza del sistema idrico, fonti rinnovabili.

Questo governo vuole favorire il radicamento di una cultura socialmente responsabile anche delle imprese, quindi ben vengano i meccanismi di rendicontazione non finanziaria, da estendersi cum granu salis alle aziende minori considerando le caratteristiche del nostro sistema produttivo.

Ovviamente si tratta di primi passi sulla strada del benessere e dello sviluppo sostenibile, che sono personalmente favorevole a incrementare. È in partenza presso la presidenza del Consiglio la struttura di coordinamento delle politiche ministeriali in materia di sviluppo sostenibile e assicuro anche la mia massima disponibilità a coordinare una strategia azionale in materia. Raccogliamo volentieri molte delle segnalazioni che ci sono state fatte oggi, per esempio quella di una consulta per le politiche di genere, un'agenda urbana per lo sviluppo sostenibile e vedremo anche come orientare l’iniziativa del Cipe verso obiettivi di sviluppo sostenibile.

Posso confermare che l’Italia è molto sensibile al livello europeo e favorevole all’integrazione dell’Agenda 2030 nelle politiche europee, come sostengo in tutte le sedi internazionali.

Il benessere non può essere secondario a nessuno degli altri obiettivi di sviluppo. La politica deve risvegliare le coscienze, deve stimolare una maggiore partecipazione democratica, deve raccogliere le grida di allarme ed essere sensibile ai segnali di insoddisfazione e comunque di inquietudine che provengono dalla società.

Da questo punto di vista è chiaro che cittadini sono molto inquieti. Nel desiderio di cambiamento che stiamo interpretando siamo consapevoli che c’è un obiettivo fondamentale: preservare la qualità della vita. Restituire la fiducia tre istituzioni e popolo, premessa imprescindibile per rinsaldare il legame tra gli individui della comunità, tra gli esseri umani e l’’ambiente, tra la generazione presente quella futura.

Marco Tarquinio. Diamo inizio alla tavola rotonda tra le forze politiche. Mi ha fatto piacere constatare l’importanza che il presidente del Consiglio ha dato al Bes. Se pensiamo che qualche anno fa si tendeva ad abolirlo, possiamo dire che la mobilitazione fatta anche attraverso le pagine di un giornale può essere efficace. Obiettivamente nel lessico comune del nostro Paese, sta entrando la consapevolezza di quanto sia importante uno sviluppo che sia sostenibile.  Emerge però con chiarezza il ritardo legato ai decisori politici. L’opinione pubblica ha consapevolezza, ma la politica spinge spesso in direzione diversa. In campagna elettorale tutte le forze politiche, tranne Lega e Fratelli d’Italia ha condiviso le proposte di ASviS, ma poi queste proposte non hanno avuto seguito. Su questo chiediamo una risposta a partiti e movimenti.

Mariastella Gelmini. (Forza Italia).  Tutti si dicono entusiasti del Bes, ma poi c’è il rischio di continuare nei vizi del passato. Se vogliamo che questi indicatori abbiano davvero rilevanza nelle politiche, occorre una premessa: la condizione è cambiare verso nella spesa corrente, perché tutti i governi hanno il vizio di utilizzare la spesa corrente per rafforzare il consenso e questo ci  indebolisce e ci fa utilizzare poche risorse negli investimenti, aumenta il nostro indebitamento e ci impedisce di avere una visione politica a medio periodo.

Porci gli Obiettivi dell’Agenda 2030 vuol dire avere il passo dello statista e non guardare solo alle prossime elezioni. Per sconfiggere la povertà, la strada non può essere solo il reddito di cittadinanza. Se guardiamo i parametri di crescita, mi pare che ci sia ancora molto da fare. Introdurre la sostenibilità nella Costituzione può essere un dato acquisito, ma non ci sembra che il Governo si muova nella direzione giusta. Il Bes può solo essere complementare rispetto al Pil e dobbiamo interrogarci sulle cause della mancata crescita. Come Forza Italia stiamo portando avanti alcune proposte chi legge in materia di economia circolare, di gestione del ciclo dei rifiuti, per l’immissione in commercio degli oggetti di plastica; abbiamo presentato la proposta sui termovalorizzatori e proposte per favorire la riduzione del consumo di suolo e per la rigenerazione urbana. Crediamo che sia urgente l’istituzione di una commissione sul dissesto idrogeologico, così come anche riteniamo necessario una commissione sulle periferie. Ci sarebbe anche molto da dire sulla parità di genere e sulle politiche di conciliazione dei tempi, perché un altro dato che ci inchioda alle nostre responsabilità è quello della bassa natalità. Ragionare in termini di sostenibilità vuol dire anche affiancare al welfare per la terza età il welfare per l’infanzia: politiche e risorse che vadano a conciliare i tempi del lavoro per le donne con i tempi della famiglia e soprattutto il sostegno ai figli.

Insomma siamo tutti d’accordo sulla necessità degli indicatori di benessere, ma quando questi indicano dei problemi, non possiamo far finta di niente: le scelte sono difficili, talvolta impopolari.  Non possiamo lisciare il pelo al populismo, raccontare finte soluzioni, perché in questo modo il divario tra la politica di palazzo i cittadini è destinato ad aumentare.

Rossella Muroni (Liberi e uguali). Come intergruppo per lo sviluppo sostenibile, alla Camera, avevamo avanzato proposte di emendamenti alla Legge di bilancio che non sono state neanche prese in considerazione.

Gli obiettivi dell’agenda 2030 per la politica italiana hanno una difficoltà molto grande perché richiedono una visione. Parlano dei prossimi 10 o 15 anni, non sono obiettivi che possono essere sacrificati ai prossimi sei mesi. Sono politiche di sistema e hanno bisogno di una contestualizzazione internazionale. Dire che si è a favore dello sviluppo sostenibile vuol dire affermare di essere fortemente europeisti perché è evidente che l’ambito internazionale è imprescindibile se si vogliono perseguire politiche di questo tipo. In realtà sono obiettivi concreti, puntuali e questo mette in difficoltà la politica italiana. Penso per esempio alle politiche urbane che continueranno a mancare. Noi avremmo bisogno che le grandi città italiane lavorassero con le grandi città europee, con le sindache di Parigi, Madrid e Barcellona, che hanno messo in campo delle politiche energetiche davvero rivoluzionarie. Sottolineo che sono tutte donne: perseguire l’empowerment femminile è assolutamente strategico, dovrebbe essere un obiettivo trasversale perché penso che le donne possono dare un contributo fondamentale al cambiamento partendo da politica molto concrete come appunto quelle delle politiche urbane, della mobilità, dei servizi sociali nelle grandi città.

Io la penso come Greta Thunberg, la sedicenne svedese all’origine della mobilitazione sul clima. Penso che sul cambiamento climatico dobbiamo andare nel panico, dobbiamo affrontare l’urgenza della discontinuità necessaria. Un altro tema importante è quello dei decreti “end of waste” che attendiamo da alcuni anni. Adesso non possiamo più aspettare. In merito all’obiettivo cinque, uguaglianza di genere, se già ci togliete di mezzo la proposta Pillon siamo già contente (applausi).  Sull’Obiettivo 4, come ha detto la senatrice Segre, il nostro Paese non si può permettersi di togliere l’esame di storia dalla maturità. Come vedete gli Obiettivi per lo sviluppo sostenibile sono belli, etici e sono generali perché disegnano un mondo diverso, ma sono drammaticamente e straordinariamente concreti e quindi possono essere attuati.

Gianni Girotto (Movimento 5 Stelle).

Programmare uno sviluppo a lungo termine significa puntare sulla tecnologia, perché la tecnologia da sempre è quella che definisce una società. Noi ne siamo coscienti e abbiamo varato diverse misure in questa ottica. In merito ai decreto No waste citati dalla collega Muroni ribadisco, che il ministro Costa ha trasmesso a Bruxelles come d’obbligo il decreto sui pannolini, che è piuttosto importante perché se ne può ricavare cellulosa e plastica, e siamo in attesa della risposta. Sono in fase di scrittura quelli sulla gomma vulcanizzata, sui rifiuti delle costruzioni e delle demolizioni, sullo smaltimento delle batterie e della carta da macero. Siamo al lavoro su questa tematica essenziale, perché quando si parla di sviluppo si parla necessariamente di economia circolare. Siamo assolutamente convinti che non esista un futuro sostenibile senza economia circolare. Anche nel campo della transizione alle energie rinnovabili, nella mia commissione stiamo togliendo un enorme tappo per quanto riguarda l’autoconsumo e la produzione privata, perché siamo l’unica nazione d’Europa che per esempio non consente a 1,2 milioni condomini in cui vivono 20 milioni di italiani di installare l’impianto fotovoltaico sul tetto perché per legge non possono distribuire l’energia e singoli appartamenti. Stiamo parlando di 70 GW di potenza installabile, mentre ad oggi abbiamo 19 GW di fotovoltaico. Stiamo inoltre lavorando sull’efficienza energetica e sulla mobilità sostenibile. Di recente il ministro Toninelli ha sbloccato 4 miliardi per il trasporto pubblico locale, perché non dobbiamo puntare a trasformare i 37 milioni di autovetture e i12 milioni di motorini, camion e altri mezzi di trasporto in altrettanti elettrici. Dobbiamo invece puntare a dimezzare il numero dei veicoli privati, soprattutto puntando sul trasporto pubblico locale.

Ricordo che non dobbiamo neanche ritardare introduzione delle rinnovabili attraverso l’estensione dell’uso del gas naturale. Il Fondo monetario internazionale calcola in diverse ,igliaia di miliardi i danni provocati dalla filiera del fossile, danni che la filiera non paga, per cui nel momento in cui si riuscisse a internalizzare questi costi, ci sarebbe più partita. Ma questo è un ruolo della politica mondiale. Infine, un riferimento alla finanza. Non possiamo accontentarci delle sporadiche affermazioni di banche di primo livello che si stanno spostando sulle energie rinnovabili perché ci vuole una spostamento molto più massiccio.

Graziano Delrio (Partito Democratico) Come ha detto Papa Francesco, i problemi ambientali sono anche problemi economici, sociali, morali e riguardano l’intero sviluppo della società.  È assolutamente importante vedere insieme queste dimensioni. Abbiamo presentato una proposta di legge per l’inserimento dello sviluppo sostenibile in Costituzione e abbiamo presentato recentemente una proposta di legge sulle società benefit, imprese che non solo pensano al profitto, ma anche all’ambiente e alla comunità in cui si inseriscono. A differenza del collega Girotto, non penso che il problema sia la tecnologia. La vera rivoluzione dello sviluppo sostenibile sta in un’altra parola: educazione. Io penso che dobbiamo investire nell’educazione di una società diversa, più solida, capace di essere in armonia col suo ambiente, con le persone, con la comunità in cui si vive.

Buona parte degli indicatori presentati qui oggi sono positivi e questo dà conto delle politiche che magari in maniera ancora timida sono state affrontate in passato. In materia di trasporti, per esempio, avevamo già ottenuto dei risultati con il 10% di spostamento dalla gomma al ferro in due anni. Questa strategia è stata concordata con tutti i Paesi europei e bisogna continuare a investirci.

In materia di povertà, abbiamo promosso lotta contro la povertà, ma è arrivata troppo tardi rispetto alle esigenze del Paese; quindi diamo pieno sostegno alle politiche del governo se si tradurranno in una reale lotta contro la povertà. Le critiche al reddito di cittadinanza sono casomai le stesse espresse dell’Alleanza contro la povertà; cioè sono le critiche di chi dice “attento che quello strumento lascerà fuori parecchi poveri mescolando politiche attive del lavoro con politiche contro la povertà”. Quindi siamo contenti di collaborare per il perseguimento degli Obiettivi se ci saranno segni concreti di queste scelte. Come partito sono disponibile a continuare a stimolare tutto quello che va nella direzione giusta. In merito alla Cipe, in passato era favorevole alla sua trasformazione. Adesso guardando le cose a distanza sono favorevole alla sua abolizione. Se si vogliono accelerare gli investimenti il passaggio del CIPE non è quello che garantisce né coordinamento né efficienza.

Alessandro Fusacchia (+Europa – Centro Democratico). Quello che c’è stato detto questa mattina dimostra che c’è una parte ampia del Paese che è in grado di guardare fuori e di capire che questi sono i problemi che dovremo affrontare nei prossimi vent’anni mentre dall’altra parte c’è la difficoltà crescente delle istituzioni nell’affrontare questi temi. Sono stato contento di sentire l’intervento del professor Conte, ma mi sarebbe piaciuto sentire invece l’intervento del presidente del Consiglio, perché s’è parlato degli indicatori e questo va benissimo, ma mi sarebbe piaciuto capire che cosa fa e che cosa non fa il governo.

L’ intergruppo non è una bestia mitologica ma una condivisione di forze diverse per mettere sul tavolo alcuni punti e c’è uno iato che cresce tra quello che dovremmo fare e quello che non riusciamo più nemmeno a fare. Il presidente c’è raccontato che sta mettendo piedi una struttura a Palazzo Chigi. Il numero delle strutture che si stanno mettendo in piedi a Palazzo Chigi può essere ricondotto all’espressione “superaffettazione”. È un periodo in cui sono di più le strutture che le cose che le strutture riescono a fare. È un caso di bulimia organizzativa, con la scarsa capacità di concentrarsi su quello che gli inglesi chiamerebbero la delivery di alcuni progetti che devono per forza partire da Palazzo Chigi perché sono ovviamente questioni trasversali.

Comunque non bastano le dinamiche istituzionali. Infatti, in merito alla l’inserimento dello sviluppo sostenibile in Costituzione, abbiamo lanciato una raccolta firme. Perché fare una raccolta firme  se è già presentato una proposta in Parlamento? Lo abbiamo fatto perché questo esercizio ha bisogno di mobilitazione popolare. Bisogna che le persone comincino a comprendere che questa è una vera urgenza.

In merito all'istruzione, che mi sta molto a cuore, faccio alcune precisazioni. Dobbiamo prepararci alla rivoluzione dell’intelligenza artificiale e segnalo anche che in commissione Istruzione stiamo per lanciare un’indagine nazionale sulla didattica. Ieri c’è stato la conferenza stampa della maggioranza sull’educazione civica. L’invito che facciamo chiaramente ai colleghi è che questa sia in realtà una educazione allo sviluppo sostenibile

Infine lo zero sei, cioè i bambini. Facciamo un investimento per salvaguardare le prossime generazioni capendo che l’empowerment femminile si risolve anche facendo un’azione sui maschi. Se cominciassimo a fare cose molto puntuali come portare il congedo parentale maschile obbligatorio, che oggi sono cinque giorni, a tre mesi, questa sarebbe la rivoluzione culturale. Ma dato che nel Paese serve dare l’esempio, sarebbe interessante che articolo finale riguardasse i parlamentari. Un mese obbligatorio per i parlamentari che diventa papà con una sola eccezione: il voto di fiducia perché far cascare un governo per una nascita potrebbe essere eccessivo.

Alberto Bagnai (Lega). Non voglio negare che sia importante per i politici avere un richiamo di forte prevalenza scientifica ad allargare gli orizzonti però voglio fare un richiamo al fatto bisogna stare un po’ attenti alla dimensione retorica che rischia di spogliarne l’efficacia. C’è il problema della verifica dei risultati. Ho delle resistenze culturali, dei sospetti, quando si parla di sostenibilità. Vedo aleggiare lo spettro di Malthus, ma anche lo spettro dell’Europa che viene identificata con la sostenibilità. Quindi due osservazioni un po’ polemiche.

Adottare una certa agenda significa escludere la possibilità di un contraddittorio; da questo punto di vista è la negazione della politica e l’essenza della propaganda, quindi bisogna mantenere una scelta di comunicazione su temi così rilevanti che valorizzi la dimensione politica, perché quando si dice che su certe cose non si può che essere d’accordo io automaticamente non sono d’accordo, forse perché sono fiorentino.

Secondo: essere per lo sviluppo sostenibile significa essere fortemente europeisti. Io amo l’Europa, ma ho forti riserve sulla Unione europea, che ho argomentato scientificamente. Il fatto stesso che stiamo parlando di un’agenda propugnata delle Nazioni Unite non è una condizione necessaria e sufficiente per realizzare un programma simile.

Ma vorrei dire anche cose costruttive. È apprezzabile nel Rapporto che aldilà della sostenibilità ambientale si parli anche della sostenibilità sociale. Per lavoro mi occupo della sostenibilità finanziaria. Se vogliamo pensare alla sostenibilità del nostro percorso di crescita dobbiamo smettere di contabilizzare i consumi in capitale umano. Cioè la spesa per l’istruzione dovrebbe essere considerata per ciò che è, un investimento, e valorizzata in quanto tale. E per investimenti intendo anche gli stipendi degli insegnanti. Il tema esiste ma c’è una fortissima resistenza a considerarlo.

Alla domanda politica, se sono favorevole a mettere lo sviluppo sostenibile in Costituzione, risponderei a titolo personale che innanzitutto vorrei togliere dalla Costituzione il pareggio di bilancio, perché con questo vincolo non si possono fare le cose ambiziose che ci poniamo come obiettivo è che sono in larga misura condivisibili. Vorrei dire che chi ci ha preceduto poteva scegliere se agire sul futuro debito o sulla povertà. Avete rifiutato di lasciare il debito, ma in realtà avete visto crescere sia il debito che la povertà. Dobbiamo chiederci come lo Stato può recuperare dei gradi di libertà. Altrimenti possiamo fare proclami, ma se manca la possibilità dello Stato di intervenire su progetti di largo respiro dobbiamo rassegnarci a una realizzazione parziale di obiettivi che invece meriterebbe il nostro massimo impegno

Guido Crosetto (Fratelli d’Italia). Mi riconosco quasi completamente nell’intervento di Fusacchia e anche in parte in quello di Muroni. Voglio anche sfatare un mito. Noi non abbiamo sottoscritto l’appello dell’ASviS per motivi burocratici, perché l’intenzione c’era. Siamo totalmente favorevole all’introduzione dello sviluppo sostenibile in Costituzione. Pensiamo che sia compito della politica porsi obiettivi condivisibili in una cornice generale. Siamo totalmente favorevole a indicatori che ci diano l’evidenza di dove stiamo andando, ma sono ancora più d’accordo su una legge che intervenga annualmente sugli aspetti normativi, per correggere le distorsioni che bloccano il raggiungimento degli Obiettivi. Vanno delegificate le norme sedimentate che bloccano le possibilità operative. Così come sono d’accordo sulla proposta di contabilizzare come investimento la spesa in capitale umano di cui parlava prima Roberto Bagnai. Ringrazio Stefanini r Giovannini per il loro lavoro e penso che l’aspetto principale da curare sia quello culturale, perché i 17 obiettivi sono conosciuti dal 20% della popolazione, ma non sono argomenti di campagna politica. Sono argomenti di slogan politico, ma non fanno ancora parte della cultura. Vanno di moda, servono nei convegni ma non portano voti come concetto complessivo. La cornice costituzionale legislativa serve per obbligare gli attori a stare all’interno di parametri che ha fissato la collettività internazionale. Ma contestualmente va accresciuta la consapevolezza popolare dell’importanza di perseguire questa strada. Abbiamo all’interno della nostra Italia gravi squilibri, ma per creare questa cornice culturale e normativa noi ci siamo, perché pensiamo che sia una battaglia fondamentale per il Paese.

Marco Tarquinio Penso che gli amici dell’ASviS possano essere soddisfatti perché hanno raccolto una messe  di dichiarazioni di voto a loro favore. Una considerazione sulla tecnologia. La grande questione è che le persone devono essere consapevoli e gestire i processi. Come ha detto papa Francesco al Parlamento europeo, bisogna evitare che le decisioni della politica siano sottomesse a piccoli sined economici padroni della tecnoscienza che non rispondono a nessuno.

 

A cura di Donato Speroni

 

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mercoledì 27 febbraio 2019
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