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Nuovo record per le emissioni di CO2, le rinnovabili non bastano

Crescita economica e riscaldamento globale moltiplicano la richiesta di energia. Cina, Stati Uniti e India responsabili del 70% dell’aumento. L’Europa inverte il trend. Rallentano le politiche di efficienza energetica. 2/4/2019

Il consumo globale di energia nel 2018 è aumentato il doppio rispetto alla crescita media del 2010”. Con queste parole l’Agenzia Internazionale per l’Energia (Iea) identifica i progressi (pochi) compiuti dalla comunità internazionale e riassunti nel report Global Energy & CO2 Status Report. The latest trends in energy and emissions in 2018. Nel documento l’Agenzia esamina l’andamento delle risorse energetiche, rinnovabili e non, a livello globale e regionale, identificando campi d’azione e situazioni critiche.

“L'aumento della domanda di energia è stato spinto da un'economia globale che è cresciuta del 3,7% nel 2018, ritmo più elevato rispetto al 3,5% del 2010”, afferma il documento. Cina, Stati Uniti e India sono responsabili di quasi il 70% dell'aumento della domanda di energia. Gli Stati Uniti in particolare, anche a causa delle politiche a favore dei combustibili fossili di Donald Trump, hanno registrato il più grande aumento della domanda di petrolio e gas del 2018. In America il consumo di gas è incrementato del 10% rispetto all'anno precedente, “la crescita più rapida dal 1971” attesta l’Iea. 

Inoltre, le condizioni meteorologiche di quest’anno sono state responsabili di quasi un quinto dell’aumento della domanda. “Se le temperature invernali diminuiscono e le temperature estive aumentano i Paesi richiedono maggiore riscaldamento e climatizzazione”, spiega l’Agenzia. 

La domanda di carburanti è dunque aumentata, con i combustibili fossili che hanno garantito quasi il 70% dell’offerta per il secondo anno consecutivo. In particolare, la domanda globale di gas si è espansa al suo tasso più rapido dal 2010, con una crescita del 4,6%. La domanda di petrolio è cresciuta dell'1,3% e il consumo di carbone dello 0,7%. “Il petrolio e il carbone hanno rappresentato insieme un quarto della crescita della domanda globale di energia” sottolinea il report. Il gas naturale è emerso come combustibile di prima scelta nel 2018, rappresentando quasi il 45% dell'aumento della domanda di energia. 

       

“La crescita del fabbisogno energetico è dovuta principalmente a un incremento della domanda di elettricità, considerata il carburante del futuro” precisa l’Agenzia.
A causa del maggiore consumo, le emissioni di CO2 sono cresciute dell'1,7% nel 2018, raggiungendo un nuovo record. Il settore del carbone continua a essere il maggiore emettitore di CO2, rappresentando il 30% delle emissioni totali. Questo trend ha cancellato i traguardi raggiunti tra il 2014 e 2016, quando le emissioni erano stabili nonostante l’espansione economica. Il disaccoppiamento, al tempo, è stato il risultato di forti miglioramenti dell'efficienza energetica e dello sviluppo di tecnologie a basse emissioni. “Ma le dinamiche sono cambiate nel 2017 e 2018”. La crescita economica non è stata compensata da una maggiore produttività energetica e le rinnovabili non sono state capaci di soddisfare la domanda. 

Nello specifico, la Cina ha registrato l'aumento più consistente della domanda di energia, (+3,5%), il più alto tasso dal 2012. La domanda in Cina è stata soddisfatta in particolare dal gas, che sostituisce il carbone soprattutto nel settore del riscaldamento. Nel 2018, la Cina ha registrato la più importante crescita a livello globale nella produzione di energia solare ed eolica. 

L'India ha visto la domanda di energia aumentare del 4%, terza più grande quota nel mondo, trainata da carbone e petrolio. “La domanda energetica in Europa nel 2018 ha seguito un percorso diverso” afferma il report. Nonostante un'espansione economica dell'1,8%, la richiesta energetica è aumentata solo dello 0,2%. Una maggiore efficienza in Germania ha infatti comportato un calo del 2,2% della domanda di energia, con il petrolio in calo di oltre il 6%. 

Le energie rinnovabili sono cresciute a un buon ritmo, ma non abbastanza veloci da soddisfare l'aumento della domanda di elettricità. Le risorse a basse emissioni si attestano su un + 4%, coprendo quasi il 25% della produzione globale di energia (bioenergia in testa, seguita da solare, idroelettrico ed eolico). Ciò è dovuto in gran parte all'espansione della produzione di energia elettrica, dove le fonti rinnovabili hanno rappresentato il 45% della crescita nel 2018. Anche il nucleare è cresciuto del 3,3%, principalmente grazie al riavvio di quattro reattori in Giappone. 

Nonostante le difficoltà nel soddisfare la domanda, lo sviluppo delle rinnovabili continua a essere di importanza vitale. “Senza la transizione verso fonti sostenibili, la crescita delle emissioni sarebbe stata superiore del 50%”, dichiara l’Iea. L'efficienza energetica è stata il più grande freno alla crescita delle emissioni nel 2018, ma il suo contributo è inferiore di circa il 40% rispetto al 2017 “in gran parte a causa del continuo rallentamento nell'attuazione delle politiche di efficienza energetica”. Infine, per la prima volta in quasi un decennio, il 2018 ha visto un aumento dei piani per lo sviluppo di impianti di cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio su larga scala (Ccus). 

Scarica il rapporto completo

 

di Flavio Natale

martedì 02 aprile 2019
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