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Giovannini: per ogni proposta di legge, si descrivano gli effetti sugli SDGs

Nell’audizione in Parlamento sugli indicatori Bes legati alla manovra di bilancio, il portavoce del’ASviS ha chiesto un maggiore impegno sui dati ancora mancanti e ha analizzato gli effetti dello scenario di crescita zero. 3/4/2019

Il portavoce dell’ASviS, Enrico Giovannini, ha partecipato martedì 2 a un’audizione presso le Commissioni Bilancio di Camera e Senato per l’esame della relazione sugli indicatori di benessere equo e sostenibile (Bes) legati alla manovra di bilancio 2019.   

Nel corso dell’intervento, Giovannini ha espresso il suo rammarico per il fatto che la relazione sia stata realizzata solo sulla base di quattro dei 12 indicatori Bes e cioè sul reddito medio disponibile aggiustato pro capite, sull’ indice di disuguaglianza del reddito disponibile, sul tasso di mancata partecipazione al lavoro, con relativa scomposizione di genere, sull’indice di emissioni di CO2 e altri gas climalteranti. Per Giovannini il ministero dell’Economia avrebbe potuto fare di più per la costruzione di modelli in grado di superare la difficoltà statistica alfine di misurare anche gli altri otto indicatori e avere una visione più completa della realtà.

Ha espresso anche l’auspicio che l’agenda 2030 diventi il filo conduttore delle politiche di bilancio e ha citato il lavoro di analisi svolto da ASviS, comma per comma, contenuto nel testo “La Legge di Bilancio e lo sviluppo sostenibile”, presentato alla Camera dei deputati il 27 febbraio.

In merito ai quattro indici inclusi nella relazione Giovannini ha sottolineato che:

  • esiste un disaccoppiamento tra crescita del Pil e del reddito.  Ad esempio, nel 2017 il Pil è aumentato dell’1,5%, mentre il reddito delle famiglie solo dello 0,5% e in questo senso è importante aumentare la consapevolezza del legislatore;
  • con l’entrata a regime del Reddito di cittadinanza a partire da 2020, se ne perdono gli effetti positivi in materia di disuguaglianze, è necessario pertanto avviare interventi pre-redistributivi in modo da garantire l’efficacia del Reddito di cittadinanza sul lungo periodo;
  • lo scenario macroeconomico di crescita zero avrà sicuramente effetti negativi sul tasso di mancata partecipazione al lavoro;
  • i dati sulle emissioni, seppur in decrescita, sono ancora incompatibili con l’Agenda 2030 e con gli impegni confermati dall’Italia anche in sede comunitaria.  Servono interventi molto più decisi e una forte volontà politica, con la consapevolezza che la transizione energetica e l’economia circolare rappresentano una straordinaria opportunità di business.

Infine, il minimo comune denominatore che dovrebbe guidare l’azione del Governo è dato dalla coerenza delle politiche con gli obiettivi di sviluppo sostenibile e in questo senso, le proposte presentate dal portavoce dell’ASviS riflettono la necessità di mantenere il coordinamento delle politiche di sostenibilità presso la Presidenza del Consiglio e al tempo stesso sottolineano l’incoerenza di aver affidato un’indagine conoscitiva sul tema Agenda 2030 alla sola Commissione esteri della Camera che non può, per sua stessa natura, avere un approccio olistico e omnicomprensivo.  Giovannini ha concluso ribadendo la necessità di introdurre la valutazione ex ante e ex post per ogni provvedimento in modo da essere in grado di poterne comprenderne gli impatti ed ha informato i parlamentari presenti su una recente azione di advocacy di ASviS, tesa sollecitare i presidenti delle Camere e i capigruppo a far includere nella relazione illustrativa di accompagnamento ad ogni proposta di legge una nota tesa a spiegare gli effetti rispetto al raggiungimento dei 17 SDGs. 

 

di Luigi Ferrata

 

mercoledì 03 aprile 2019
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