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QUESTA SETTIMANA: Lotta alla fame e salute per tutti, due utopie sostenibili

03/05/2018

L’ assistenza medica per tutta la popolazione mondiale, ormai “a portata di mano”, e il problema politico di garantire un’alimentazione adeguata. Le cifre sul benessere in Italia e le nuove forme di lotta sindacale all’insegna della sostenibilità.

di Donato Speroni

Alcune inchieste richiamano la nostra attenzione su temi centrali dell’Agenda 2030. L’Economist dedica la sua copertina, un editoriale e un ampio inserto al tema Within reach: universal health care, worldwide, (“A portata di mano: assistenza medica universale, in tutto il mondo”), sostenendo che è ormai possibile garantire cure di base a tutta l’umanità. La rassegna stampa quotidiana del Corriere della sera on line la definisce “un’utopia sostenibile”, riprendendo il titolo del recente libro di Enrico Giovannini e così sintetizza l’inchiesta:

È bello quando l’Economist si lancia in campagne all’apparenza utopistiche: il giornale che orienta la ruling class ne fa una ragione d’essere. (...) Il presupposto è che il mondo sta meglio che all’inizio del millennio: il numero di bambini che muoiono prima dei 5 anni si è dimezzato, l’aspettativa di vita si è allungata a 71 anni, i vaccini sono diffusi, malaria, Tbc e Aids sono in ritirata. Ma rispetto ai risultati resi possibili dai progressi della medicina, lo spreco è enorme. Cure prenatali, vaccini per pertosse, tetano e difterite, screening per il cancro cervicale, chirurgia di base — condizioni minime secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità — sono fuori portata per metà del pianeta (...) Una copertura minima è sostenibile anche nei Paesi non ricchi. Il Ruanda è riuscito a introdurla per il 90% della popolazione; la Tailandia, con una spesa di 220 dollari all’anno per abitante, ha risultati da membro dell’Ocse. L’importante è che gli schemi coprano più persone possibili, anche quando i servizi sono scarsi. Per raggiungere gli obiettivi dell’Oms, ai Paesi poveri basterebbe aumentare di un dollaro la settimana la spesa per abitante. Noi europei, ragiona il giornale, ci chiediamo spesso come facciano gli americani a non concepire la sanità universale, ma trascuriamo il potenziale della parte di mondo in via di sviluppo: è lì che i passi avanti della scienza non raggiungono risultati che sono invece a portata di mano”.

La questione della salute mondiale è messa in evidenza anche da un articolo della Stampa, che riprende una indagine della Organizzazione mondiale della sanità:

Ogni anno, 7 milioni di persone muoiono nel mondo a causa dell’aria che respirano, un’aria troppo inquinata da polveri sottili. Questo è l’ultimo macabro bilancio pubblicato mercoledì 2 maggio dall’Organizzazione mondiale dalla sanità, che ha lanciato l’allarme: molto di più dei decessi causati dall’Aids (1,1 milione), della tubercolosi (1,4 milione), del diabete (1,6 milioni) e degli incidenti automobilistici (1,3 milioni).  

Ma non è tutto. L’Organizzazione mondiale della sanità riconosce ormai l’inquinamento dell’aria come un “fattore di rischio maggiore” delle malattie non trasmissibili considerate all’origine del 70% dei decessi in tutto il mondo.

L’altra inchiesta che vogliamo segnalare è comparsa sul Corriere a firma di Milena Gabanelli. Porta il titolo: Fame nel mondo, perché non serve produrre più cibo.

Il cibo abbonda, eppure la fame uccide. Per una vita sana l’organismo ha bisogno mediamente di 2.100 calorie al giorno, tuttavia oggi 815 milioni di persone mettono nello stomaco poco più di un pugno di riso. I dati del rapporto Fao, Ifad, Unicef, Wfp e Who mostrano un fenomeno in crescita: 38 milioni di affamati in più rispetto al 2015. La risposta dell’industria e delle agenzie internazionali è una sola, produrre più cibo. Ma ogni anno buttiamo 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. Occorre fermare le guerre.

L’articolo contrappone il problema delle centinaia di milioni che soffrono la fame alla (falsa) soluzione della ricerca di nuove forme di cibo, dalla carne sintetica prodotta in laboratorio agli allevamenti di insetti.

Cyril Lekiefs, senior food security di Action contre le Faim, l’organizzazione internazionale che si occupa da decenni del tema, non ha dubbi: ‘Queste soluzioni sono destinate ai consumatori che vivono nel nord del mondo, l’hamburger di laboratorio non arriverà mai alle persone che campano con un dollaro al giorno’. L’unico modo per sfamare queste popolazioni oggi è quello di portargli da mangiare”.

Il problema è politico, ragiona Gabanelli: far arrivare il cibo, nonostante guerre e difficoltà logistiche. Ancora una volta, questa inchiesta mostra l’interconnessione tra i temi dell’Agenda 2030. Non si risolve il problema della fame nel mondo (Goal 2) senza affrontare la povertà (Goal 1), la cattiva alimentazione che paradossalmente rende obesi molti poveri (Goal 3), i conflitti e la corruzione (Goal 16) che impediscono di portare il cibo a chi ne ha più bisogno. Tuttavia, se ci è consentito fare una aggiunta all’articolo di Gabanelli, la ricerca del cosiddetto “cibo del futuro” non è solo una speculazione economica, ma nasce dalla necessità di fornire alla popolazione mondiale delle forme di alimentazione meno inquinanti. Abbiamo già segnalato, per esempio, come il crescente consumo di carne in Cina stia sconvolgendo gli equilibri ecologici in Nuova Zelanda, la cui popolazione bovina è cresciuta fino a 7 milioni di capi (1,5 per ciascun abitante) per soddisfare la domanda che arriva dall’Asia, con la conseguenza di inquinare due terzi delle magnifiche coste del Paese dei maori. 

Dunque affrontiamo il problema della fame con la consapevolezza che si tratta di un problema politico e non logistico o tecnologico, ma non sottovalutiamo la necessità di fornire in prospettiva all’umanità anche nuove forme di alimentazione.

Di food innovation si parlerà anche a Milano, nel corso del prossimo Seed&Chips, dal 7 al 10 maggio. Il tema specifico di questa sessione sarà quello dell’acqua, con il concorso WaterFirst!, destinato agli innovatori di tutto il mondo per sviluppare progetti sull’uso sostenibile delle risorse idriche mondiali. L’ideatore di questa manifestazione, l’imprenditore Marco Gualtieri, ha anche avanzato la proposta di far nascere una autorità internazionale dell’acqua con sede nel capoluogo lombardo.

In Italia è stata la settimana dei ponti, tra 25 aprile e 1° maggio, ma segnaliamo che in questi giorni il governo ha varato il Documento di economia e finanza, con la prima analisi completa degli indicatori di Benessere equo e sostenibile. Sul nostro sito potete trovare una sintesi del documento, ma due aspetti in particolare meritano di essere sottolineati: le previsioni avanzate da questa governo, ovviamente a legislazione invariata, indicherebbero un buon andamento dell’economia fino al 2021, ma la fotografia che si ricava dai 12 indicatori aggiornati al 2017 mostra una volta di più (e forse con maggiore evidenza che in passato) la spaccatura del Paese, tra territori, gruppi sociali, fasce di età.

Segnaliamo anche la presa di posizione del segretario della Fim Cisl Marco Bentivogli, certamente uno dei leader sindacali più innovativi, che in vista della Festa del lavoro ha lanciato l’iniziativa “Per un nuovo primo maggio”, ricordando di aver inserito nello statuto della sua organizzazione, come nuova forma di lotta sindacale, il Cash mob e il Voto col portafoglio. Il cash mob etico, spiega NeXt, aderente al’Alleanza, “è un momento di sensibilizzazione, sempre allegro e festoso, che vuole far conoscere e premiare le aziende che strutturano il loro business sulla base del rispetto dei lavoratori e dell’ambiente”. Il Voto col portafoglio, promosso dall’economista Leonardo Becchetti, è “la forza decisiva per costruire dal basso un benessere equo e sostenibile, nella sempre maggiore consapevolezza dei cittadini che le loro scelte di consumo e risparmio sono la principale urna elettorale che hanno a disposizione”. Sul suo blog, Becchetti parla alla figlia di otto anni “dell’esercito di riserva dei disperati a un dollaro al giorno. E finalmente riesco a far capire a mia figlia il mio lavoro e il voto col portafoglio. Vedi, gli dico, bisogna in tutti modi riuscire a migliorare le loro condizioni (...) e una leva che abbiamo per realizzare questo obiettivo sono le scelte che facciamo quando compriamo prodotti come quelli del commercio equo solidale o mettiamo i soldi in banche etiche. Se molte più persone lo facessero il nostro potere di influenzare i comportamenti delle aziende aumenterebbe di molto”.

Concludiamo con un paio di segnalazioni dall’estremo Oriente. Il Giappone sta invecchiando e la popolazione diminuisce, ci dice il sito del World economic forum, ma è noto che il governo di Tokio ha sempre mantenuto una politica restrittiva in materia di immigrazione. Per far fronte alla carenza di manodopera, le industrie nipponiche stanno investendo massicciamente nei robot che possono sostituire una serie di lavori umani, senza per questo creare disoccupazione perché molti lavoratori si accingono comunque ad andare in pensione. È un modello sostenibile? Per chi produrranno i robot se la popolazione diminuisce e consuma di meno? Ai posteri l’ardua sentenza.

La manodopera invece non manca in Cina, dove però le industrie stanno usando la tecnologia per escogitare nuove forme di controllo sul lavoro, sotto forma di cappelli che recepiscono le onde cerebrali e segnalano stress o distrazione, per ottenere una prestazione più uniforme. Da una parte, insomma, i lavoratori vengono sostituiti dai robot. Dall’altra sono essi stessi robotizzati. Non sappiamo che cosa è meglio.

Abbiamo parlato di sanità, alimentazione, consumi, lavoro. Ricordiamo in conclusione che di questi temi e di tutti gli altri che compongono gli Obiettivi di sviluppo sostenibile si parlerà nel corso del Festival dello sviluppo sostenibile dal 22 maggio al 7 giugno. Gli eventi registrati su tutto il territorio nazionale sono già oltre 400 e c’è ancora tempo fino al 18 maggio per inserire un nuovo evento. L’incredibile successo che stiamo riscuotendo mostra che in Italia c’è una gran voglia di parlare di futuro e sostenibilità. Speriamo che i prossimi governanti ne tengano conto; da parte nostra, forti di questo consenso, non mancheremo certo di far sentire la nostra voce.

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E INOLTRE...

a cura di Francesca Cucchiara

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • The Global Food Innovation Summit, la quarta edizione della manifestazione promossa da  Seeds&Chips che si terrà dal 7 al 10 maggio a Milano per discutere l’uso di innovazioni tecnologiche nella filiera alimentare: al centro dell’evento di quest’anno l’emergenza acqua e il concorso “WaterFirst”  per sviluppare progetti sull’uso sostenibile delle risorse idriche;
  • l’ultima lezione del corso universitario in sviluppo sostenibile, tenuta da Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, presso l’Università Luiss su “Le dimensioni istituzionali dello sviluppo sostenibile in Italia”;
  • l’Allegato al Documento di economia e finanza (Def 2018)  che analizza l’andamento dei 12 indicatori del benessere approvati dal Parlamento e la proiezione al 2021 dei quattro indicatori  già contenuti nel Def 2017;
  • l’opera di risanamento delle terre degradate lanciata dalla “Tropical Landscapes Financing Facility”, la partnership avviata lo scorso anno tra Onu, Bnp Paribas e Rabobank, che con il primo finanziamento a lungo termine mira a catturare, tramite riforestazione, 15,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica;
  •  il libro di Geoffrey West “Scala: Le leggi universali della crescita, dell'innovazione, della sostenibilità e il ritmo di vita degli organismi, delle città, dell’economia e delle aziende”, avente come obiettivo quello di sviluppare una scienza delle città, delle organizzazioni e della sostenibilità;
  • i lavori della 51esima sessione della Commissione Onu su popolazione e sviluppo: “Città sostenibili, mobilità umana e migrazione internazionale”, incentrata sul problema dell’adattamento delle città ai flussi migratori e al loro adeguato accoglimento;
  • il Rapporto Iea Energy Progress 2018 ,che analizza i trends globali relativi al goal 7 dell’Agenda 2030: nonostante siamo lontani dal raggiungimento degli obbiettivi energetici sono riscontrabili progressi nell'ampliamento dell'accesso all'elettricità nei Paesi meno sviluppati e nell'efficienza energetica nella produzione industriale.

Altre segnalazioni

  • Il 30 aprile si è aperta a Bonn la Conferenza sui cambiamenti climatici per discutere sui progressi in merito agli accordi di Parigi e revisionare il sistema dei “nationally determined contributions (Ndcs)” per garantire maggiore trasparenza e facilitare la rendicontazione.
  • È stato presentato il 18 aprile il progetto “Bari fa la differenza” per sensibilizzare la comunità sul tema dei rifiuti e promuovere il recupero e riciclo degli imballaggi. 
  • Il rapporto di BirdLife International 2018 riporta dati allarmanti sulla perdita della biodiversità: il 40% delle specie di uccelli del mondo è in declino mentre una specie su otto è minacciata di estinzione.
  • Il 23 maggio all’interno del Forum Pa 2018, si tiene a Roma il convegno “Italia 2030: come portare l’Italia su un sentiero di sviluppo sostenibile”, un confronto tra diversi attori della politica, della pubblica amministrazione e del settore privato sui progressi dell’Italia verso l’Agenda 2030. All’evento partecipa Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS.
  • Sono disponibili i dati degli indicatori Istat “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” che illustrano la posizione del Paese nel contesto europeo e quella delle regioni.
  • Il 3 maggio viene inaugurata la “Fondazione Quadragesimo anno”, il nuovo think-tank lanciato dagli economisti cattolici per proporre nuovi strumenti e criteri di investimento basati sul “rating sociale”.
  • Il 28 aprile a Terni si è tenuto l’incontro “Scegliere il futuro”, organizzato dal Centro studi Ezio Vanoni, per rilanciare il territorio ternano all’insegna dello sviluppo sostenibile e coinvolgere attivamente la comunità locale. Ha partecipato all’incontro il portavoice dell’ASviS Enrico Giovannini.
  • Pubblicato il report  WeWorld Index 2018 sull’inclusione di bambine, bambini, adolescenti e donne nel mondo. Al centro dell’edizione di quest’anno le barriere nell’accesso all’educazione.
  • È disponibile il report trimestrale di Esdn “SDG indicators and monitoring: systems and processes at the global, European, and national level”.

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giovedì 03 maggio 2018

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