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QUESTA SETTIMANA: definiamo impegni e priorità per raggiungere gli Obiettivi

16/05/2018

Siamo orgogliosi del Festival che stiamo per annunciare, ma sappiamo che è solo un passaggio di un percorso complesso per costruire un’Italia (e un mondo) migliore. Qualche spunto di riflessione, dalle notizie di questi giorni.

https://www.istat.it/it/archivio/214230https://www.istat.it/it/archivio/214230di Donato Speroni

Gli eventi già registrati per il prossimo Festival dello sviluppo sostenibile hanno superato i 600, quasi il triplo rispetto all’anno scorso. Domani, in contemporanea con la conferenza stampa di presentazione del Festival, tutti i destinatari di questa newsletter riceveranno informazioni dettagliate su queste formidabili 17 giornate che vedranno una così ampia mobilitazione di associazioni, imprese, università sull’intero territorio nazionale.

Siamo orgogliosi di questo risultato, ma diciamo subito che il Festival è solo un passaggio di un percorso difficile e complesso, per realizzare davvero quel mondo migliore che è delineato dall’Agenda 2030 e dai suoi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. 

Il Festival contribuirà, lo speriamo vivamente, a stimolare la classe politica e il prossimo governo perché l’Italia si metta effettivamente su un percorso di sviluppo sostenibile. In attesa di chiarimenti sulla situazione e sulle prospettive del Paese, allarghiamo lo sguardo al quadro generale, per sottolineare alcuni interrogativi interessanti emersi in questi giorni.

Cominciamo dalle diseguaglianze. Quelle in Italia sono in aumento: lo ha segnalato l’ultimo Documento di economia e finanza, lo ribadisce oggi l’Istat nel suo Rapporto annuale. Il Forum diseguaglianze diversità, importante iniziativa nata tre mesi fa per mantenere alta l’attenzione in Italia su questi temi, ha appena segnalato uno studio di Heather Boushey, direttrice del Washington Center for Equitable Growth, che segnala che “un buona parte della ricchezza degli americani è concentrata nelle mani dello 0.01% più ricco ed è anche detenuta nei paradisi fiscali”. Per Boushey (che ha pubblicato questo studio per il Brookings Institute) non si può pensare di aiutare la classe media se non si affronta questo problema.

In Francia, uno studio di Oxfam e del Bureau d’analyse sociétale pour une information citoyenne, segnalato dalla rassegna stampa del Corriere della Sera, mostra che “dal 2009 al 2016, ossia dopo la grande crisi finanziaria globale, il 67,5% dei profitti delle aziende a maggiore capitalizzazione alla Borsa di Parigi è andato agli azionisti, il 27,5% agli investimenti e solo il 5% ai dipendenti (eccezion fatta per gli amministratori delegati, i cui stipendi, grazie anche alle stock option, sono saliti due volte più in fretta di quelli degli altri dipendenti)”. Nel suo editoriale di commento a questo studio, Le Monde si domanda: “in cosa l’impennata dei salari dei dirigenti, il riscatto massiccio di azioni o il versamento di dividendi superiori ai benefici dell’impresa fanno gli interessi dell’economia reale? È tempo per gli azionisti di capire che la loro sete insaziabile di profitti ci porta tutti a sbattere contro un muro”.

Se anche si riuscisse a ridurre le diseguaglianze, abbiamo risorse sufficienti per tutti senza distruggere il Pianeta? La domanda non è nuova, ma è stata riproposta con forza dall’ultimo libro di Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Il volume “La transizione alla green economy” è stato presentato in una tavola rotonda il 9 maggio. Per Ronchi, è necessario stabilire una gerarchia di priorità tra gli Obiettivi dell’Agenda 2030: non c’è dubbio per esempio che i Paesi in via di sviluppo devono ancora far crescere il reddito pro capite della loro popolazione, ma anche questa crescita deve essere subordinata alla necessità di non sforare gli obiettivi di limitazione delle emissioni che il mondo si è dato con gli Accordi di Parigi. La compatibilità tra crescita (sostenibilità sociale) ed emissioni (sostenibilità ambientale) è indubbiamente un problema che richiede la massima attenzione. Si potrà affrontare solo con un grande impegno di collaborazione internazionale e si proietterà anche oltre il quindicennio dell’Agenda 2030.

Intanto, le grandi organizzazioni internazionali agiscono per il meglio? Un ruolo importante nel finanziamento degli investimenti necessari per un mondo sostenibile dovrebbe essere affidato alle MDBs, le banche multilaterali di sviluppo, che però non stanno facendo tutto quello che dovrebbero. Uno studio del think tank ambientalista E3G sostiene che queste banche non si impegnano sufficientemente per realizzare gli accordi di Parigi: “a differenza della normali banche d'affari o commerciali, il loro obiettivo non dovrebbe essere fare massimizzare i profitti, ma aiutare territori, creare infrastrutture e posti di lavoro. Peccato però che nel farlo abbiano dimenticato, come un po' tutta la finanza, di salvaguardare l'ambiente e in primis la sostenibilità di quei territori e del Pianeta in genere. Sono indietro dunque nella finanza sostenibile”, scrive La Repubblica, citando lo studio.

Anche se ci sono carenze, il quadro non è tutto negativo. Il socially responsible investment (Sri) è in netta crescita, come sottolinea un articolo del FtAdviser firmato da Flavia Micilotta, direttrice di Eurosif: “il primo studio compiuto nel 2003 registrò 336 miliardi di euro di investimenti classificabili come Sri. Alla fine del 2015 erano arrivati a 11mila miliardi”. Col crescere di questo mercato si pone un problema di definizione: “il focus recente sulla finanza sostenibile da parte dei regolatori europei ha stimolato l’attenzione sugli investimenti sostenibili, ma ha anche riaperto il vaso di Pandora delle definizioni”.

C’è il rischio dell’ipocrisia su quello che si intende per “comportamento socialmente responsabile”. Lo segnala un articolo di Futurism sul comportamento delle imprese. Tutte o quasi rendono omaggio alla necessità di comportamenti più sostenibili. Ma Sylvia Jaworska, in uno studio pubblicato sull’ International Journal of Business Communication, ha analizzato il linguaggio delle grandi compagnie petrolifere dal 2000 al 2013, arrivando alla conclusione che nei loro rapporti si parla del global warming come noi parliamo del bucato domestico: una seccatura di cui dovremo a un certo punto occuparci... ma non adesso.

Molte imprese, insomma, tendono al “business as usual” e dobbiamo chiederci se stiamo formando una nuova generazione di manager adeguati per queste sfide. La domanda è posta provocatoriamente da un articolo del Guardian che propone di “spianare con un bulldozer” le 13mila business school del mondo, perché tutte legate a vecchie concezioni di profitto aziendale, capaci solo di insegnare il market managerialism, che non tiene conto della complessità del mondo moderno e dei vincoli imposti dalla sostenibilità. L’articolo è stato ripreso anche dal portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini nella sua rubrica “Scegliere il futuro” su Radio radicale, portando questa discussione all’interno della Rus, la Rete delle università per lo sviluppo sostenibile, chiamata “a immaginare come le business school possano effettivamente cambiare approccio in modo da formare una nuova generazione di manager e di economisti, più allineata con le nuove grandi sfide che il mondo ci pone”.

Diseguaglianze difficili da affrontare, priorità tra gli obiettivi, finanziamento della sostenibilità, formazione di manager adeguati: food for thought, spunti di riflessione che certamente troveranno un’eco nel prossimo Festival. Buona discussione.

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E INOLTRE...

a cura di Francesca Cucchiara

In questi giorni il sito asvis.it si è occupato di:

  • Gli obiettivi climatici degli Stati europei: i più ambiziosi sono quelli di Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Finlandia, Portogallo e Lussemburgo, i quali chiedono all’ Europa di stabilire target più elevati ed andare oltre la riduzione dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050.
  • Il nuovo volume di Edo Ronchi “La transizione alla green economy”, la quale, spiega il professore, poggia su tre pilastri principali: la tutela del clima e della biosfera, la circolarità delle risorse e il benessere inclusivo e di  qualità. Quattro sono i fattori indentificati come determinanti per il suo raggiungimento: le politiche pubbliche, l'eco-innovazione, la finanza verde e l'iniziativa delle imprese green.
     
  • Il “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque”, dell’Ispra, dal quale risulta come nel biennio 2015-2016 sia aumentata la presenza di pesticidi nelle acque in tutta la Penisola. In Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Veneto si registrano le situazioni più critiche mentre in molte regioni il monitoraggio è ancora incompleto.
     
  • La “Tcfd Knolwledge Hub", la piattaforma sviluppata dal Climate disclosure standards board (Cdsb) e dalla Task force on climate-related financial disclosures (Tcfd) per supportare le aziende nell'adozione di buone pratiche volte a contrastare il cambiamento climatico.

 

Altre segnalazioni

  •  L’associazione culturale Quindici19 apre le iscrizioni al concorso internazionale di cortometraggi sul tema del futuro nel “Duemila30” ispirato ai 17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile dell'Agenda dell’Onu.
  • L’11 maggio il Nursery campus di Pistoia ha organizzato il seminario “Progettare un eco futuro”, un incontro per orientare professionisti e studenti sulle nuove metodologie per la salvaguardia dell’ambiente del territorio attraverso l’adozione di comportamenti responsabili e tecnologie green.
  •  Sappada, in provincia di Udine, è il primo comune in Italia ad ottenere il riconoscimento “Iso 3710”, la certificazione internazionale che attesta la qualità di una città.
  • Il 9 maggio sono stati presentati i risultati della nuova edizione di “Donare 3.0”, lo studio condotto da Doxa, che ha riportato come le donazioni online, grazie alla loro praticità, siano un fenomeno in grande crescita.
  • Dal 14 al 20 maggio riapre “Illuminiamo il futuro”, la manifestazione nazionale organizzata da Save the children per contrastare la povertà educativa.
  • Secondo il nuovo rapporto dell’Iea “The future of cooling” l’uso dei condizionatori per il raffreddamento dell’ aria sarà uno dei principali motori della domanda globale di elettricità nei prossimi trent'anni.
  • Nell’ambito del 28° meeting annuale della società di chimica ed ecotossicologia ambientale europea (SETAC) lunedì 14 si è svolta la  Special Session dedicata all’Agenda 2030 e agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, con il patrocinio dell’ASviS. All’evento hanno partecipato il portavoce dell’Alleanza Enrico Giovannini e Andrea Valcalda, responsabile sostenibilità di Enel, oltre ad esponenti del mondo accademico come Alexis Laurent, dell’Università tecnica della Danimarca, e delle istituzioni europee come Maria Luisa Tamborra, Commissione Europea - DG Ricerca ed Innovazione.
     

Prossimi eventi

 

 

mercoledì 16 maggio 2018

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