2 Ottobre 2026

Quali conseguenze avranno le decisioni politiche prese oggi sulla vita dei giovani e delle giovani? Negli ultimi anni alcune amministrazioni italiane hanno cominciato a cercare una risposta a questa domanda attraverso la Valutazione di impatto generazionale (Vig), uno strumento che porta il punto di vista delle nuove generazioni dentro le scelte ordinarie di un ente locale. Trasporti, sostegno alle imprese, accesso alla casa o servizi possono influenzare la possibilità di studiare, lavorare e diventare autonomi. La Vig prova a riconoscere questi effetti e, quando possibile, a intervenire sulle politiche prima ancora che vengano attuate. Le esperienze maturate finora sono confluite nelle Linee guida Anci 2.0 per l’implementazione della Vig a livello locale, pubblicate con il supporto scientifico della Fondazione per la Ricerca economica e sociale (RiES).    

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Da Parma a Bologna, dove è partita la sperimentazione

Bisogna tornare alla fine del 2022, quando Parma inserisce nel proprio Documento unico di programmazione (Dup) la partecipazione attiva dei giovani e il dialogo intergenerazionale. Nel maggio successivo la Giunta adotta la Vig per verificare sistematicamente l’impatto delle politiche locali sulle nuove generazioni. Parma diventa così il primo Comune europeo a sottoporre il proprio Dup a una valutazione di questo tipo. Negli stessi anni Bologna imbocca una strada parallela. Nel dicembre 2022 il Consiglio comunale chiede di istituire un “Bilancio intergenerazionale” e nel maggio 2024 la Giunta adotta le linee guida per la programmazione e la valutazione dell’impatto generazionale. La Vig porta così a livello locale l’approccio dello Youth Check, uno strumento nato per verificare in anticipo quale impatto possano avere leggi, politiche e investimenti pubblici sulle nuove generazioni, anche quando non sono rivolti direttamente ai giovani.

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Quando una politica diventa “generazionale”

Non tutte le politiche incidono sui giovani allo stesso modo. Alcune sono pensate direttamente per la fascia tra 14 e 35 anni, altre nascono con obiettivi diversi ma possono comunque influenzarne opportunità e autonomia. E ci sono decisioni che possono produrre l’effetto contrario, ostacolandone lo sviluppo o lasciando alle nuove generazioni costi destinati a emergere soprattutto in futuro.

Ma cosa succede quando una misura non è pensata specificamente per i giovani? A Parma la risposta passa dalla cosiddetta “curvatura”: modificarne criteri di accesso, priorità o incentivi per renderla più favorevole alle nuove generazioni. La Vig, quindi, non si limita a valutarne gli effetti, ma può contribuire a orientare la misura già in fase di progettazione. È quello che accadrebbe, per esempio, riservando agli under 35 il 30% delle risorse di un bando per nuove attività commerciali, dimezzando il costo dell’abbonamento ai trasporti per i residenti tra 14 e 25 anni o riconoscendo una priorità alle giovani famiglie nell’accesso agli alloggi popolari.

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Misurare gli effetti, non soltanto gli interventi

Modificare una misura non significa necessariamente aver migliorato la vita dei giovani. Le stesse Linee guida fanno un esempio molto concreto: per un bando che sostiene nuove attività commerciali non basta sapere quanti contributi sono andati agli under 35, bisogna verificare quante di quelle attività siano ancora aperte dopo due anni. Lo stesso vale per la casa: oltre a contare gli alloggi pubblici assegnati ai nuclei giovani, la Vig propone di osservare quanti beneficiari vi abitino ancora a 24 mesi dall’assegnazione. È in questo passaggio, dai beneficiari raggiunti ai cambiamenti prodotti nel tempo, che la valutazione prova a capire se una politica abbia inciso davvero sull’autonomia dei giovani.

I numeri, da soli, non bastano: se una politica deve rispondere alle esigenze delle nuove generazioni, anche chi ne sarà interessato deve poter contribuire a valutarla. Per questo la Vig prevede il coinvolgimento dei giovani e delle giovani attraverso consultazione, co-programmazione e co-progettazione, cercando di evitare che la partecipazione rimanga soltanto simbolica. La prova, adesso, è capire se un modello sperimentato dalle amministrazioni che hanno aperto la strada possa funzionare anche altrove. Anci propone di procedere gradualmente, partendo da pochi documenti e misure, mentre per i piccoli Comuni le Linee guida 2.0 introducono una versione semplificata della Vig. Dopo la sperimentazione avviata nel 2024 sui Dup di tre Comuni pilota (Milano, Vicenza e L’Aquila), il percorso si è allargato con attività di formazione, affiancamento tecnico e laboratori rivolti alle amministrazioni interessate.

La Vig resta quindi una pratica in fase di sperimentazione, ma porta con sé un cambio di prospettiva: non guardare soltanto alle politiche “per i giovani”, ma anche a ciò che tutte le altre politiche producono sulla loro vita. Casa, mobilità, lavoro, ambiente e welfare diventano così parte della questione generazionale anche quando non nascono con quell’etichetta.

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