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Pubblicata la prima revisione su come i 33 paesi dell’European Environment Agency stiano valutando i rischi da cambiamento climatico. Secondo lo studio più della metà degli Stati si è già dotata di un piano nazionale.
Tra rallentamento dell’efficienza energetica e stallo dei sistemi di cattura del carbonio, il passaggio all’elettrificazione è sempre più indispensabile: il ruolo di fondi pubblici e privati diventa cruciale.
In un quadro politico profondamente mutato rispetto alla Cop21, gli Stati si interrogano sulla leadership: chi segnerà la strada per il 2030? A Katowice il primo banco di prova. Una speranza dal “dialogo di Talanoa”.
Sviluppata da Cdsb e Tcfd sulla base delle linee guida rilasciate lo scorso anno, offre un luogo dove conoscere le migliori pratiche da mettere in campo. Obiettivo è creare organizzazioni resilienti al global warming.
Per Germania, Francia, Svezia, Paesi Bassi, Finlandia, Portogallo e Lussemburgo l’Europa può e deve fare di più, per garantire un futuro al Pianeta. Bisogna andare ben oltre rispetto alla riduzione dell’80% delle emissioni di gas serra entro il 2050.
Il rapporto redatto da diverse agenzie internazionali analizza lo stato di salute del goal 7 dell’Agenda 2030. Le tendenze globali sono deludenti, ma le esperienze nazionali offrono segnali incoraggianti.
Votata dal Parlamento europeo la nuova dotazione del Fondo per la tutela dell'ambiente e la lotta al cambiamento climatico (Life) con programmi di cinque e sette anni a partire dal 2020. La parola ora spetta alla Commissione.
Rapporto sul Capitale Naturale in Italia, Rapporto - ambiente Snpa, Annuario Ispra dei dati ambientali 2017: tre differenti documenti per definire lo stato di salute del territorio e del mare.





































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