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Rapporto Bertelsmann Sdsn: “nessun Stato sulla buona strada per tutti gli SDGs"

I punteggi peggiori registrati per i Goal 13, 14, 15, ma male anche lotta alla fame e libertà di stampa. Rating rosso per il 78% delle nazioni sulla gestione dell’azoto. Il rapporto avverte: “Divario tra retorica e azione deve scomparire”. 1/7/2019

“Ancora una volta i Paesi nordici - Danimarca, Svezia e Finlandia - sono al vertice dell'indice SDGs, ma anche questi fanno fatica”. Il Rapporto sullo Sviluppo Sostenibile 2019, uno dei più eminenti documenti nel campo, prodotto dalla Bertelsmann Stiftung e dal Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), analizza i progressi compiuti in tema Agenda 2030. Il rapporto, oltre a contenere un indice SDGs aggiornato, è stato esaminato per la prima volta dall’European Commission Joint Research Centre, che si occupa di ricerca e statistiche a livello europeo. Sono stati inclusi inoltre nuovi indicatori su agricoltura, alimentazione, uguaglianza di genere e libertà di parola.

La situazione è critica: “Nessuno Stato è sulla buona strada per raggiungere tutti i 17 Obiettivi”, afferma il rapporto. “Ci sono grandi lacune anche nelle nazioni sviluppate nei Goal 12 (consumo e produzioni responsabili), 13 (lotta contro il cambiamento climatico), 14 (vita sott’acqua) e 15 (vita sulla terra)”. Le disuguaglianze di reddito e ricchezza, inoltre, rimangono sfide politiche di prim’ordine nei Paesi in via di sviluppo, così come la salute e l’istruzione.

“L'impegno politico di alto livello nei confronti degli SDGs non è all'altezza delle promesse storiche”, attesta il documento. Degli Stati che si riuniranno a settembre 2019 a New York per esaminare i progressi compiuti, infatti, le analisi dimostrano che “molti non hanno adottato le misure fondamentali per implementare i Goal”. Su 43 Stati esaminati in merito agli sforzi di implementazione, inclusi tutti i membri del G20 e quelli con una popolazione superiore a 100 milioni, 33 Paesi hanno approvato gli SDGs in dichiarazioni ufficiali dal primo gennaio 2018, ma di questi solamente 18 ne fanno menzione nel loro bilancio. “Questo divario tra retorica e azione deve scomparire”. Il documento avverte inoltre che gli SDGs possono sì essere resi operativi, ma hanno bisogno di azioni precise in campi specifici, in particolare sei: Istruzione e disuguaglianza di genere; Salute, benessere e demografia; De-carbonizzazione energetica e industria sostenibile; Alimentazione e preservazione di mari e oceani; Città e comunità sostenibili; Rivoluzione digitale.

I punteggi peggiori vengono però registrati per i Goal 13, 14 e 15. In particolare, nessuna nazione ottiene un "rating verde" (sinonimo di Goal raggiunto) nel Goal 14. A conferma delle recenti relazioni di Ipcc e Ipbes, le tendenze sulle emissioni di gas serra e sulle specie minacciate si stanno dunque muovendo nella direzione sbagliata. “L'uso sostenibile del territorio e un’alimentazione sana richiedono interventi integrati in agricoltura, clima e politica sanitaria”, avverte il rapporto. Un altro punto sul quale si focalizza il documento è infatti l'uso del suolo e la produzione alimentare, incapaci di soddisfare i bisogni delle persone. L'agricoltura distrugge foreste e biodiversità, dissipa l'acqua e rilascia un quarto delle emissioni globali di gas serra. In totale, il 78% delle nazioni del mondo per cui sono disponibili i dati ottiene un "rating rosso" sulla gestione sostenibile dell'azoto (il più alto numero di rating "rosso" nel report). “Un terzo del cibo viene sprecato, 800 milioni di persone rimangono denutrite, due miliardi sono carenti di micronutrienti e l'obesità è in aumento”.

I Paesi ad alto reddito generano inoltre effetti negativi sulla condizione ambientale e socioeconomica dei meno sviluppati. Ad esempio, la domanda internazionale di olio di palma e di altre materie prime alimenta la deforestazione tropicale, così come i paradisi fiscali e il segreto bancario compromettono la capacità di altri Paesi di aumentare le entrate pubbliche necessarie per finanziare gli obiettivi dell’Agenda 2030. La tolleranza per gli standard di lavoro nelle catene di approvvigionamento internazionali, inoltre, danneggia i poveri, in particolare le donne, influendo anche sugli incidenti mortali sul lavoro.

Diritti umani e libertà di parola sono in forte pericolo in numerose nazioni. Nell'ambito del Goal 16 (Pace, giustizia e istituzioni solide), le istituzioni trasparenti sono riconosciute non solo come obiettivi a sé ma anche come leve per lo sviluppo sostenibile. Tuttavia, “i conflitti in molte parti del mondo continuano a portare a inversioni nei progressi dei Goal”. La presenza del fenomeno della schiavitù e la percentuale di detenuti in carcere rimangono elevati, così come le tendenze in materia di corruzione e libertà di stampa peggiorano in più di 50 Paesi.

In conclusione, “l'eliminazione della povertà estrema rimane una sfida globale”, conclude il documento: circa metà delle nazioni del mondo non sono sulla buona strada per raggiungere questo Goal. Anche le crescenti disparità di reddito e le persistenti lacune nell'accesso ai servizi e alle opportunità rimangono questioni di rilevanza primaria. Ad esempio, ancora nel 2019, “le donne nei Paesi Ocse continuano a spendere in media due ore al giorno in più rispetto agli uomini cimentandosi in lavori non retribuiti”.

Scarica il Rapporto completo

Guarda l’SDG Index and Dashboards Report 2018 (leggi anche il focus sull’Italia)

 

di Flavio Natale

lunedì 01 luglio 2019
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