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Le tecnologie digitali possono accelerare il raggiungimento degli SDGs del 22%

Ottimizzare l’uso dell’energia, migliorare sistemi di gestione dei rifiuti e prevedere eventi metereologici estremi. Il Rapporto GeSi-Deloitte raccoglie alcune buone pratiche per sfruttare al meglio la tecnologia. 11/11/2019

Attraverso l’analisi di 500 case history, il Rapporto "Digital with Purpose: Delivering a SMARTer 2030 Agenda", pubblicato il 27 settembre dalla Global Enabling Sustainability Initiative (GeSi) e da Deloitte, delinea il contributo che le tecnologie digitali possono dare al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).
Accesso a Internet, fibra, cloud, Internet of things, tecnologie cognitive per l’analisi dei dati, realtà virtuale e blockchain sono le tecnologie su cui si concentra il Rapporto, le più rappresentative del momento e quelle che nel prossimo futuro influenzeranno molti aspetti delle nostre vite.
Secondo il Rapporto, l’implementazione delle tecnologie digitali può accelerare i progressi verso gli SDGs del 22%. Infatti l’innovazione può, ad esempio, automatizzare i processi agricoli, industriali e manifatturieri; può aiutare nell’analisi e ottimizzazione dell'uso dell’energia e delle materie prime per ridurre al minimo l'impatto sul clima, nonché contribuire all'abbattimento di 1,34 gigatons di anidride carbonica equivalente entro il 2030.
Acqua pulita e servizi igienico-sanitari, lotta contro il cambiamento climatico, vita sott’acqua, energia pulita e accessibile, città e comunità sostenibili, sono solo alcuni dei Goal interessati dall’innovazione tecnologica.
Ad esempio At&t, una delle più importanti compagnie di telecomunicazione al mondo, ha deciso di decuplicare la riduzione di emissioni di carbonio entro il 2025 con la collaborazione di Emerson, società specializzata in sistemi di automazione. At&t ha implementato la sua tecnologia nel Grind2Energy di Emerson, uno dei più diffusi tritarifiuti al mondo. Il sistema utilizza 16 sensori in grado di offrire ai clienti un monitoraggio in tempo reale di alcuni indicatori nel loro sistema di gestione dei rifiuti alimentari. Questi sensori avvisano se l'apparecchiatura non funziona correttamente e quando il serbatoio per la raccolta è pieno, in modo tale da prenotare il ritiro da parte di un’azienda specializzata. Questa collaborazione ha permesso a 6.700 tonnellate di rifiuti alimentari di non finire in discarica ma in impianti di digestione anaerobica, generando 1,3 milioni di kWh di elettricità pulita (SDG 7), sufficienti per alimentare 125 abitazioni per un anno. Inoltre le emissioni di gas a effetto serra provenienti dalla discarica sono state ridotte di circa 5mila tonnellate di CO2 (SDG 13). Infine, è stato possibile ridurre l'impronta ambientale delle città, riducendo la produzione dei rifiuti urbani (SDG 11).
Tra i casi studio di successo c’è anche Eit Climate-Kic, la comunità supportata dall’Unione europea, nata nel 2010 per promuovere l’innovazione nella sfida ai cambiamenti climatici e favorire lo sviluppo di una società low carbon. Attualmente conta più di 400 organizzazioni in 25 Paesi ed è la più grande organizzazione pubblico-privata in Europa impegnata nella realizzazione di un cambiamento sistemico nelle aree di attività umana che hanno un forte impatto sulle emissioni di gas serra e la resilienza. Tra i progetti finanziati da Climate-Kic c’è WINnERs (Weather index based risk services), un esempio consolidato di come il digitale consenta nuovi modelli di business. Il progetto realizza proiezioni sull’esposizione ai rischi climatici attraverso tecnologie all’avanguardia, permettendo ai piccoli agricoltori di migliorare le pratiche agricole e l'affidabilità creditizia. La tecnologia consente di prevedere la probabilità di un evento meteorologico estremo e la sua gravità in un’area di soli cinque km2; queste informazioni vengono integrate nei contratti assicurativi agricoli, condividendo il rischio tra i vari stakeholder della catena di approvvigionamento.
WINnERs è stato introdotto per la prima volta nel 2016 in Tanzania, dove ha raggiunto 25mila agricoltori, e da allora si è esteso ad altri Paesi tra cui Zimbabwe, Uganda e Ghana. Ha avuto un tale successo che il World food programme delle Nazioni unite è stato in grado di acquistare 120 milioni di dollari di prodotti agricoli all’anno da piccoli agricoltori. WINnERs garantisce un reddito per le comunità agricole, contribuendo a ridurre la povertà estrema (SDG 1) e fornisce accesso al cibo durante tutto l’anno (SDG 2). Inoltre, secondo l'Imperial College di Londra, il progetto contribuirà al 2,6% del Pil dell’Africa sub-sahariana, un beneficio economico di circa 62,9 miliardi di dollari (SDG 8).
Un altro caso di successo è rappresentato da T-Mobile, una delle maggiori società di telecomunicazione mobile fornitore di servizi voce e dati. L'azienda è impegnata a rendere la sostenibilità una parte fondamentale della sua strategia, tanto che nel 2018 è diventata la prima società di telecomunicazione a far parte di RE100, l'iniziativa globale che unisce più di 100 aziende accomunate dall’obiettivo di soddisfare il 100% del loro fabbisogno energetico da fonti rinnovabili entro il 2024. L'impegno di T-Mobile verso la sostenibilità è improntato su quattro grandi aree: approvvigionamento di energia rinnovabile da impianti eolici e fotovoltaici (SDG 7 e 13);  reti mobile efficienti basate sull’utilizzo ridotto di diesel e propano per i ponti radio, emettendo meno inquinanti in atmosfera e riducendo le infezioni respiratorie (SDG 3);  riciclaggio dei dispositivi mobile, riutilizzo dei metalli preziosi contenuti all’interno e riduzione dei rifiuti (SDGs 11 e 12); pratiche sostenibili per i dipendenti (carpooling, car sharing, compensazione delle emissioni di carbonio) e per le sedi aziendali (certificazione Leed) (SDG 11) .
Il Rapporto si conclude con l’invito a tutte le organizzazioni ad impegnarsi su quattro fronti: rimarcare l’importanza dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile; dichiarare il loro impatto sugli SDGs, sottoscrivendo un impegno specifico per ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 50% entro il 2030; avere principi più trasparenti e favorire la collaborazione; sfruttare al massimo le tecnologie digitali per supportare questi impegni.

 

di Tommaso Tautonico

lunedì 11 novembre 2019
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