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ASviS sull’Ue: bene per alcuni SDGs, male su ambiente e cooperazione

Lo studio, presentato alla Farnesina, mostra un’Europa ancora in ritardo sull’Agenda 2030. Giovannini: “l’Alleanza fornisce un innovativo strumento di analisi da utilizzare per passare rapidamente dalle parole ai fatti”. 7/2/20

Pur essendo l’Unione europea l’area più avanzata al mondo sullo sviluppo sostenibile, resta ancora molto da fare per raggiungere i target prefissati dall’Agenda 2030.

È infatti una fotografia in chiaro scuro quella che emerge dal Rapporto “The European union and the sustainable development goals” reso noto oggi dall’ASviS in occasione di un incontro al Ministero degli affari esteri, alla presenza della viceministra degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Emanuela Del Re, del Segretario generale del ministero Elisabetta Belloni, dei responsabili delle sedi diplomatiche estere in Italia, degli istituti di cultura esteri in Italia, delle agenzie dell’Onu e delle organizzazioni internazionali con sede in Italia.

Lo studio rappresenta un unicum sul panorama comunitario; per la prima volta viene misurato l’andamento di ciascun Paese Ue in relazione agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Uno strumento di supporto alla Commissione e al Parlamento in un momento cruciale, come sottolineato dal portavoce dell’ASviS Enrico Giovannini: “L’Unione europea si sta dotando di nuovi strumenti di governance fondamentali per realizzare gli impegni dell’Agenda 2030. Una scelta che avrà importanti riflessi anche sul modo in cui l’Italia deve disegnare e condurre le sue politiche. Non a caso, le recenti comunicazioni sul Green New Deal, sull’organizzazione del Semestre europeo e sul Patto di stabilità sono costruite intorno all’Agenda 2030 e aprono nuovi scenari. Con il Rapporto odierno l’ASviS fornisce un innovativo strumento di analisi da utilizzare per passare rapidamente dalle parole ai fatti. Ora servono politiche economiche, sociali e ambientali coordinate a livello europeo per un cambiamento che garantisca un futuro sostenibile per questa e le prossime generazioni”.

A partire dai dati pubblicati dall’Eurostat, l’ASviS ha costruito degli indicatori compositi capaci di descrivere la distanza dai target dei Paesi membri. Prendendo in considerazione il periodo 2010-2017 la situazione mostra dei miglioramenti su diversi temi, anche se va ricordato che in nessuno caso abbiamo già raggiunto quanto indicato dall’Agenda 2030. Per esempio, l’Obiettivo 3 relativo a salute e benessere evidenzia l’aumento della speranza di vita in tutti gli Stati dell’Unione mentre diminuiscono significativamente il tasso di mortalità da tubercolosi, epatite e Hiv (-28% rispetto al 2010). Per l’Obiettivo 4 (istruzione di qualità) si segnalano progressi soprattutto nella quota di popolazione con un’educazione terziaria; bene anche l’Obiettivo 5 sulla parità di genere, dove si riduce il divario occupazionale tra maschi e femmine (almeno fino al 2014). L’indicatore dell’Obiettivo 8, che mira a incentivare una crescita economica duratura e inclusiva, resta stabile fino al 2013 per poi crescere grazie alla riduzione dei Neet (giovani che non studiano e non lavorano) e all’aumento degli investimenti su Pil e occupazione. Bene anche l’Obiettivo 11 su città e comunità sostenibili e l’Obiettivo 12 per garantire modelli di produzione e consumo sostenibili: il primo spinto dall’aumento della quota di rifiuti urbani riciclati, da una minore esposizione della popolazione a polveri sottili e dalla riduzione del numero di morti per incidenti stradali; il secondo grazie ai miglioramenti della produttività nell’uso delle risorse e del consumo di materia (+12% tra il 2010 e il 2017) e delle emissioni di CO2 da nuove autovetture. In relazione all’Obiettivo 13 su clima, l’indicatore mostra una riduzione delle emissioni del 10% rispetto al 2010 segnalando però che negli ultimi quattro anni (2014-2017) non sono stati fatti passi in avanti, un po’ come avviene per l’Obiettivo 7 sull’energia dove è chiaro che, a seguito della ripresa economica, il consumo finale di energia è tornato a crescere e molto probabilmente l’Unione fallirà il suo obiettivo al 2020.

Per quanto riguarda gli Obiettivi 14 e 15 a tutela della biodiversità marina e terrestre, crescono le superfici marine protette, ma continua a non conoscere sosta il consumo di suolo: tra il 2006 e il 2015 ogni anno è stata ricoperta artificialmente una superficie pari a 350 km2 all’anno (più grande di Malta). Male anche l’Obiettivo 17 sulla cooperazione: l’andamento negativo dell’indicatore risente delle diminuzioni sul piano delle importazioni europee da Paesi in via di sviluppo e dell’aumento del debito pubblico.

Infine, la situazione risulta stabile per l’Obiettivo 1 sulla povertà; per l’Obiettivo 2 sulla fame; per l’Obiettivo 9 su innovazione infrastrutture; per l’Obiettivo 10 sulla riduzione delle disuguaglianze; per l’Obiettivo 16 su pace, giustizia e istituzioni solide.

Di seguito, i grafici che identificano le variazioni appena descritte.

 

 

 

Scarica il Rapporto "The European union and the sustainable development goals"

Scarica il comunicato stampa dell’ASviS

 

di Ivan Manzo

Venerdì 07 Febbraio 2020
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