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Paesi con fragilità e conflitti: entro il 2030 ospiteranno due poveri su tre

Un rapporto della Banca mondiale prefigura un mondo a due velocità, dove le situazioni di emarginazione si radicalizzano e si deteriora il capitale umano. La sfida degli investimenti. 4/3/20

“Mentre sta scendendo in tutto il mondo, la povertà estrema aumenta nei Paesi colpiti da fragilità, conflitti e violenza”. A rilevarlo è un nuovo studio di ricercatori del gruppo Banca mondiale/ Birs, che evidenzia come, senza un’azione più intensa, gli obiettivi globali di eliminazione della povertà non saranno raggiunti. Il rapporto “Fragility and conflict: on the front lines of the fight against poverty”, pubblicato il 27 febbraio, osserva che tutti i 43 Paesi del mondo con il più alto tasso di povertà sono in situazioni fragili e in stato di conflitto (Fcs[1]), con forte concentrazione nell’Africa subsahariana. Entro il 2030 fino a due terzi dei poveri estremi (cioè quelli che secondo la banca mondiale non hanno un reddito di 1,90 dollari al giorno) potrebbe vivere in Paesi in queste condizioni.

A livello globale, la prevalenza di situazioni fragili e di conflitto continua a crescere. Il numero di persone sfollate con la forza in tutto il mondo è più che raddoppiato dal 2012, superando i 74 milioni nel 2018. Analogamente è raddoppiato il numero di persone che vivono in prossimità di zone di conflitto, si pensi alle guerre in Siria o in Yemen. “Questo Rapporto illustra chiaramente un mondo a due velocità, in cui l’estrema povertà sta diventando più radicata in situazioni fragili mentre sta rapidamente diminuendo in altre”, afferma Carolina Sánchez-Páramo, direttore globale della Poverty and equity global practice (Gp) della Banca mondiale, “se non affrontiamo le questioni della fragilità e dei conflitti, non saremo in grado di vincere la lotta contro la povertà estrema”.

È noto da tempo, osservano gli autori Paul Corral, Alexander Irwin, Nandini Krishnan, Daniel Gerszon Mahler e Tara Vishwanath, che le economie in Fcs, che coinvolgono 500 milioni di persone, soffrono di alti tassi di povertà (più del 40%) e hanno difficoltà a ridurli. D’altra parte, i Paesi che sono usciti dalle Fcs hanno ridotto di oltre la metà i tassi di povertà. Oggi una persona che vive in un’economia con fragilità e conflitti cronici ha una probabilità 10 volte maggiore di essere povera. Sia i Paesi a basso reddito che a medio reddito sono esposti a tali situazioni, che hanno un enorme impatto sul capitale umano, poiché incidono sulla produttività e riducono la mobilità socioeconomica. Una persona su cinque in questi Paesi è allo stesso tempo priva di denaro, istruzione e infrastrutture di base.

Il 27 febbraio il gruppo Banca mondiale ha presentato un documento dal titolo “Strategy for fragility, conflict and violence 2020-2025”, che per la prima volta mette a sistema una serie di finanziamenti per i Paesi con situazioni fragili e di conflitto, sia attraverso l’aumento di capitale della Banca mondiale sia attraverso il recente aumento di provvista dell’International development association (Ida), il fondo per i Paesi più poveri. Il documento riporta che l’ultimo pacchetto di finanziamento Ida19 include 18,7 miliardi di dollari a sostegno dei Paesi colpiti da fragilità e conflitti, con un aumento del 27% rispetto al 2018. La Banca mondiale apporterà inoltre cambiamenti operativi, come la distribuzione di più personale e risorse nei Paesi interessati dalle Fcs e la collaborazione con una serie di attori internazionali e locali. Infine, l’International finance corporation (Ifc) e la Multilateral investment guarantee agency (Miga), strutture del gruppo Banca mondiale, si legge nel documento, si sono impegnate ad aumentare significativamente il loro sostegno agli investimenti del settore privato, che fornisce l’80% dei posti di lavoro in contesti fragili.

Fragility and conflict: on the front lines of the fight against poverty

Strategy for fragility, conflict and violence 2020-2025

 

di Andrea De Tommasi

 


[1] Fcs: Fragile and conflict affected situations. La definizione formale di fragilità di un Paese attualmente utilizzata dalla Banca mondiale si basa su quattro criteri: intensità del conflitto, livello di fragilità istituzionale, presenza di operatori peacekeeping dell’Onu, numero di rifugiati.

 

 

mercoledì 04 marzo 2020
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