Notizie
Gender Snapshot 2026: il potere resta maschile
Il Rapporto di UN Women avverte: nessun Target dell’Obiettivo 5 è sulla buona strada verso il 2030. I divari nei parlamenti si riducono, ma non ai vertici. Per la parità di genere servono 171 anni. 02/10/26
Le donne sono entrate in quasi tutte le stanze di parlamenti, governi, università, imprese e laboratori dove si sviluppano le tecnologie destinate a cambiare il nostro futuro. Ma più ci si avvicina alla stanza in cui si decide, meno donne si incontrano. È una delle immagini che emerge dal “Progress on the Sustainable Development Goals: The Gender Snapshot 2026”, il rapporto di UN Women e del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite che osserva i 17 Obiettivi dell’Agenda 2030 attraverso la condizione di donne e ragazze. A quattro anni dalla scadenza, il dato più netto riguarda proprio il Goal 5 “Parità di genere”: nessuno dei suoi target è sulla buona strada per essere raggiunto entro il 2030. Continuando a questo ritmo, per centrarlo pienamente serviranno 171 anni.
Fig.1 Le donne in politica
Più donne in Parlamento, ma il potere cambia lentamente
Basta seguire la strada che porta ai vertici della politica. Nel 2015 le donne occupavano il 22,3% dei seggi nei parlamenti nazionali; nel 2026 sono arrivate al 27,4%. Ma salendo ancora di un gradino la presenza si assottiglia: al primo gennaio 2026 soltanto 28 Paesi avevano una donna come capo di Stato o di governo e sei Paesi su sette erano ancora guidati da uomini. Anche nei governi le donne restano una minoranza, soprattutto quando si arriva ai dicasteri con maggiore peso politico ed economico. Nei ministeri economici, per esempio, solo il 19% degli incarichi è affidato a una donna. Una distanza che non sembra dipendere da un minore interesse per questi temi: analizzando gli interventi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 2025, il Rapporto rileva che le leader donne hanno parlato di economia e finanza, così come di sicurezza e difesa, con una frequenza simile agli uomini. Il divario, dunque, non riguarda tanto i temi di cui le donne si occupano, quanto la possibilità di accedere alle posizioni in cui si prendono le decisioni.
Fig.2 Divario salariale a livello dirigenziale
La distanza aumenta salendo verso i vertici
Uscendo dai palazzi della politica, la situazione non cambia. A livello mondiale le donne sono il 31,4% dei ricercatori e circa il 22% dei professionisti dell’intelligenza artificiale. Nei ruoli senior dell’AI, però, la loro presenza scende sotto il 14%. A confermarlo, da un’altra prospettiva, è il Global Gender Gap Report 2026 del World Economic Forum. Il mondo continua ad avvicinarsi alla parità, ma a piccoli passi: a livello globale è stato colmato il 69,2% del divario tra uomini e donne, appena 0,4 punti percentuali in più rispetto al 2025. Secondo i dati LinkedIn utilizzati dal Wef, nel 2026 le donne rappresentano il 46% dei lavoratori nei ruoli di ingresso, ma appena il 23% nelle posizioni di vertice, una distanza che diventa sempre più evidente man mano che si sale nella gerarchia aziendale.
Una disuguaglianza che comincia molto prima
Arrivare ai piani alti, però, è soltanto l’ultimo tratto di un percorso che parte molto più indietro. Nel mondo donne e ragazze dedicano 2,5 volte più tempo degli uomini al lavoro domestico e di cura non retribuito, un carico che condiziona la possibilità di studiare, lavorare e partecipare alla vita pubblica. È anche per questo che il Gender Snapshot non confina la parità nell’Obiettivo 5, ma la segue attraverso l’intera Agenda 2030. Le disuguaglianze di genere si intrecciano con povertà, salute, istruzione, accesso alle tecnologie e crisi climatica. Il Rapporto ricorda, per esempio, che 2,9 miliardi di donne e ragazze vivono in Paesi altamente o molto altamente esposti ai rischi climatici e geofisici, mentre le donne occupano appena il 27% degli incarichi ministeriali nazionali con deleghe ambientali.
Quando le donne decidono, si muovono anche gli altri Obiettivi
Portare più donne nei luoghi decisionali non è soltanto una questione di rappresentanza: può incidere sul raggiungimento degli altri Obiettivi di sviluppo sostenibile. Una maggiore presenza femminile nei parlamenti, per esempio, si associa a una maggiore spesa per l’istruzione, a migliori tassi di completamento della scuola primaria e a progressi verso la parità nelle iscrizioni scolastiche. Eppure, proprio mentre è necessario accelerare, diminuiscono alcune delle risorse destinate a farlo. Tra il 2023 e il 2024 i finanziamenti alle organizzazioni per i diritti delle donne sono scesi del 28%. A quattro anni dal 2030, quindi, la distanza da colmare non si misura soltanto contando quante donne sono entrate nei parlamenti, nelle imprese o nei laboratori dell’intelligenza artificiale, ma da quanto potere decisionale accompagni quella presenza. Entrare nella stanza non significa ancora avere la stessa possibilità di decidere cosa accade al suo interno.
