30 Ottobre 2026

Interviste a Francesco Italia, Sindaco di Siracusa, e Giacomo Maria Francesco Cascio, Dirigente del Comune di Siracusa. A cura di Annateresa Rondinella, Cattedra UNESCO “Comunità energetiche sostenibili”, Università di Pisa.

 

Per comprendere Siracusa bisogna attraversare il tempo. Risalire alle migliaia di tombe scavate nelle pareti rocciose di Pantalica, seguire le tracce delle comunità che abitarono la Sicilia prima dell’arrivo dei Greci e raggiungere Ortigia, dove la storia ha continuato a depositarsi nelle strade, negli edifici e negli spazi pubblici. Qui le colonne doriche del tempio di Atena sono ancora parte della cattedrale barocca: un’architettura che conserva, nella propria struttura, le trasformazioni religiose, artistiche e culturali della città. È una storia che attraversa oltre tremila anni e restituisce la complessità del Mediterraneo, luogo di navigazioni, commerci, conquiste, incontri e conflitti. Fondata dai Corinzi nell’VIII secolo a.C., Siracusa divenne uno dei maggiori centri del mondo greco d’Occidente, celebrata da Cicerone come “la più grande e la più bella di tutte le città greche”. Nel suo teatro, che accolse le tragedie di Eschilo e ancora oggi ospita le rappresentazioni classiche, continua a vivere una tradizione nella quale la letteratura interroga il potere, la giustizia, la guerra e il destino umano. La figura di Archimede richiama il contributo della città alla storia della conoscenza scientifica.

Nel 2005, l’UNESCO ha riconosciuto il Valore Universale Eccezionale di questo patrimonio, iscrivendo “Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica” nella Lista del Patrimonio Mondiale. Un riconoscimento che riunisce testimonianze archeologiche, architetture e paesaggi appartenenti a epoche differenti, ma che pone anche una responsabilità: conservarne l’integrità senza interrompere i processi di trasformazione della città e del territorio. Già al momento dell’iscrizione, il Comitato del Patrimonio Mondiale richiamava la necessità di integrare le esigenze della conservazione con quelle dello sviluppo urbano e di individuare nuove funzioni per gli edifici inutilizzati di Ortigia.

A oltre vent’anni dall’iscrizione, quella raccomandazione acquista una nuova attualità. A spiegare come siano cambiate le esigenze di tutela del sito è il sindaco di Siracusa, Francesco Italia: “A Ortigia, nel centro storico e nell’area archeologica della Neapolis, le priorità riguardano la riqualificazione energetica degli edifici storici, la pressione dei flussi turistici estivi, l’aumento della domanda di climatizzazione, acqua ed energia e una mobilità ancora fortemente dipendente dall’automobile. A Pantalica, invece, gli incendi che hanno interessato la Valle dell’Anapo nel 2021 e nel 2023 hanno aggravato la vulnerabilità dei versanti, esponendoli al rischio di dissesto idrogeologico. Qui la tutela richiede soprattutto prevenzione, presidio del territorio e forme di accessibilità sostenibile”.

Sul versante urbano, queste criticità hanno trovato una prima risposta nelle politiche energetiche e di mobilità adottate dal Comune. “Il nostro principale riferimento – continua il Sindaco Italia – è il Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC), approvato nel giugno 2022, che prevede interventi per l’efficienza energetica degli edifici pubblici, lo sviluppo del fotovoltaico e la costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili. Tra le esperienze più significative vi è la riqualificazione dell’illuminazione pubblica, che interessa circa 14.900 punti luce e 281 quadri elettrici, con la progressiva sostituzione delle sorgenti obsolete mediante tecnologia Led e un risparmio energetico atteso nell’ordine del 60%. A Ortigia abbiamo esteso la Zona a Traffico Limitato all’intera isola, prevedendo parcheggi scambiatori e navette gratuite per ridurre il traffico e le emissioni nel centro storico. Per quanto riguarda il patrimonio sottoposto a tutela, la priorità è ridurre i consumi e introdurre soluzioni energetiche compatibili con i valori architettonici e paesaggistici. Gli indirizzi regionali consentono l’installazione di impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici storici, purché non compromettano i valori monumentali e non siano visibili dagli spazi pubblici. Le Comunità Energetiche Rinnovabili possono inoltre consentire di condividere l’energia prodotta anche con gli immobili sui quali non è possibile installare impianti”.

“Il Comune di Siracusa è capofila del sito Unesco e del relativo Piano di Gestione, condiviso con i Comuni di Sortino, Ferla e Cassaro, nel cui territorio ricade la necropoli – spiega Giacomo Maria Francesco Cascio, dirigente del Comune di Siracusa – le scelte che incidono sul bene coinvolgono la Soprintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Siracusa, il Parco Archeologico e Paesaggistico di Siracusa, Eloro, Villa del Tellaro e Akrai e l’ente regionale gestore della Riserva, oltre alla Regione Siciliana per i finanziamenti in campo energetico. Sul fronte della transizione energetica, occorre rafforzare la collaborazione tra i Comuni, gli enti di tutela e le comunità locali, il cui coinvolgimento strutturato è ancora da costruire. Una prospettiva importante è rappresentata dalle Comunità Energetiche Rinnovabili di scala intercomunale. Ferla, ad esempio, ha già aderito alla Rete delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali promossa da Legambiente. Fondamentale sarà anche il contributo delle università e dei centri di ricerca per le diagnosi energetiche e il monitoraggio.”

Il confronto tra gli enti di tutela e le amministrazioni riguarda anche le modalità di accesso e di fruizione del patrimonio, soprattutto in un territorio delicato come quello di Pantalica. “Nelle aree archeologiche e a Pantalica – prosegue Cascio – occorre privilegiare soluzioni reversibili, di piccola scala e a basso impatto visivo, favorendo la mobilità dolce attraverso navette, percorsi ciclopedonali e cammini. Ogni intervento deve essere valutato preventivamente per i suoi effetti sulla conservazione, sulla fruizione e sulla percezione del paesaggio. Il dibattito sorto attorno alla pista ciclabile ricavata sull’ex ferrovia della Valle dell’Anapo, oggetto di un esposto di Legambiente, mostra quanto sia importante condividere le scelte progettuali con gli enti di tutela fin dalle prime fasi”. In questa direzione si inserisce anche il progetto “Percorso turistico-culturale Neapolis-Pantalica”, che si affianca agli interventi di valorizzazione previsti per il sito. Tra questi figurano il recupero degli antichi cammini e la possibilità di utilizzare un mezzo attrezzato per consentire anche alle persone con disabilità motoria di raggiungere la necropoli lungo il tracciato storico. L’accessibilità rappresenta infatti una componente essenziale della fruizione del patrimonio, da perseguire attraverso interventi rispettosi delle caratteristiche archeologiche e naturalistiche dei luoghi”, aggiunge Cascio.

Ma gli interventi avviati a livello locale non bastano. Per affrontare le difficoltà che la transizione energetica e il cambiamento climatico pongono ai siti del Patrimonio Mondiale, il sindaco Francesco Italia richiama la necessità di un maggiore sostegno da parte delle istituzioni nazionali ed europee. “Servono linee guida condivise tra il Ministero della Cultura e il Ministero dell’Ambiente per gli interventi di efficientamento energetico e l’introduzione delle fonti rinnovabili nei siti Unesco e nei beni vincolati, con criteri chiari e procedure semplificate. Occorrono inoltre finanziamenti dedicati e continuativi, anche oltre la conclusione del PNRR, per la resilienza degli edifici pubblici storici e per la prevenzione degli incendi e del dissesto nei paesaggi archeologici. È fondamentale sostenere i piccoli Comuni, che spesso non dispongono delle strutture tecniche necessarie per costituire Comunità Energetiche Rinnovabili e accedere ai fondi. E abbiamo bisogno di sistemi di monitoraggio comuni e confrontabili tra i siti, utili anche ai programmi Unesco sul cambiamento climatico”.

A Siracusa, la conoscenza è da sempre una forza capace di attraversare i secoli. «Datemi un punto d’appoggio e solleverò il mondo», affermava, secondo la tradizione, il grande scienziato siracusano Archimede. Oggi quel punto d’appoggio è la consapevolezza che la tutela del patrimonio non può prescindere dalla cura del territorio. La leva di Archimede diventa così metafora di un’azione collettiva, in cui scienza, responsabilità istituzionale e partecipazione delle comunità si intrecciano con la diplomazia culturale e scientifica, aprendo la strada a nuovi modelli di cooperazione per affrontare le sfide climatiche e ripensare il ruolo del patrimonio nelle trasformazioni del Mediterraneo.

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