Secondo il Global Forest Watch, che utilizza dati satellitari, la produzione di nuove materie prime alimentari ha la maggiore incidenza. Serve più responsabilità e trasparenza nelle catene di approvvigionamento globali. 1/10/2018
Agli attuali ritmi di produzione e consumo la popolazione mondiale sta utilizzando le risorse naturali di 1,7 Pianeti Terra, tendenza in costante aumento. Determinanti il sovrasfruttamento delle pesca, il disboscamento ma soprattutto le emissioni di Co2.
Una mappa che valuta lo sviluppo sostenibile di oltre 220 economie e una che avverte: degradato già il 75% del suolo terrestre. Sono i recenti studi pubblicati dalla Banca mondiale e dalla Commissione europea.
La ripresa economica incide sulla copertura di aree naturali e agricole. Nel 2017 altri 54 chilometri quadrati sono stati coperti da strutture artificiali, portando il totale a oltre 23mila chilometri quadrati.
Il 2017 è stato il secondo peggior anno dall’inizio delle rilevazioni nel 2001. Colpite soprattutto le foreste tropicali. Gran parte del fenomeno è riconducibile ad azioni illegali e ad attività legate a corruzione.
Inquinamento atmosferico, modifica dell'habitat, pesticidi, riscaldamento globale, diffusione urbana: queste le cause del drastico calo di coccinelle, farfalle, falene, api. Il Guardian fa il punto della situazione.
Dando seguito a una partnership avviata lo scorso anno tra Onu, Bnp Paribas e Rabobank, nel 2018 arriva il primo finanziamento a lungo termine che prevede opere di riforestazione e conservazione della biodiversità.
I recenti rapporti che provano ad andare “oltre il Pil” tendono a trascurare l’effettivo valore del capitale naturale, componente che incide in modo significativo sul benessere di un Paese.
Nell’incontro di Medellin sono state approvate le relazioni sullo stato delle biodiversità nelle Americhe, in Africa, nell'Asia-Pacifico e nell'Europa-Asia centrale: tre anni di lavoro di 500 esperti provenienti da 100 Paesi.
Votata dal Parlamento europeo la nuova dotazione del Fondo per la tutela dell'ambiente e la lotta al cambiamento climatico (Life) con programmi di cinque e sette anni a partire dal 2020. La parola ora spetta alla Commissione.



































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