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L’Istat presenta il primo rapporto sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile

Informazione più ampia, con un set aggiornato  di 117 indicatori Un-Iaeg-SDGs e 235 misure statistiche nazionali. Giovannini: abbiamo bisogno di modelli prospettici e di informazioni sulla distanza dagli Obiettivi.

È stato presentato il 6 luglio a Roma, presso il Centro congressi dell’Ergife Palace, il primo rapporto Istat sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Il documento, oggetto della sessione #Futuro della 13a Conferenza Nazionale di Statistica e dal titolo “Rapporto SDGs 2018. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia. Prime analisi, presenta un aggiornamento e un ampliamento degli indicatori già diffusi in tre occasioni a partire da dicembre 2016, oltre a un’analisi del loro andamento tendenziale per il monitoraggio dei progressi verso gli Obiettivi dell’Agenda 2030. Con il Rapporto, il panorama statistico arriva a 117 indicatori Un-Iaeg-SDGs e 235 misure nazionali, consultabili sul sito istat.it.

A introdurre i lavori della conferenza di presentazione è stato Giorgio Alleva, presidente dell’Istituto nazionale di statistica. “La sfida più importante”, ha dichiarato, “è riuscire a fare passi avanti per comprendere le relazioni tra Obiettivi e le determinanti degli indicatori, a valle dei fenomeni che rappresentano”. Alleva ha poi riaffermato l’impegno dell’Istat per rispondere alla domanda nazionale e globale di informazioni: “Intendiamo produrre informazioni statistiche sempre più ricche, garantendo le disaggregazioni necessarie per analizzare in profondità i fenomeni descritti, nel pieno rispetto del principio fondamentale del ‘no one left behind’”.

Sempre per l’Istat è intervenuta Angela Ferruzza, che ha presentato il Rapporto collocandolo dapprima nel contesto internazionale, per poi ricordare l’importanza di conciliare la prospettiva globale con le esigenze specifiche del Paese. Tra le misure individuate per l’Italia e gli indicatori definiti a livello internazionale, infatti, non esiste una corrispondenza univoca: sono 83 le misure Istat per le quali si registra una perfetta coincidenza con gli indicatori internazionali, 96 quelle he rispecchiano parzialmente le esigenze informative dell’indicatore internazionale di riferimento, e 56 quelle inserite per fornire elementi utili al monitoraggio dei target nel contesto nazionale. Sono poi 82 le misure sulle quali sono stati effettuati aggiornamenti delle serie storiche o incrementi delle disaggregazioni, mentre per tre quarti degli indicatori vengono rese disponibili le disaggregazioni territoriali. “What we measure affects what we do” (ciò che misuriamo influenza quello che facciamo), ha ricordato Ferruzza, citando l’economista Joseph Stiglitz. Ha poi ricordato: “Gli indicatori statistici possono essere importanti strumenti per orientare i processi decisionali”.

Illustrando il quadro generale delle tendenze dello sviluppo sostenibile, Ferruzza ha spiegato che per la maggior parte degli indicatori individuati il Rapporto riesce ad analizzare l’andamento tendenziale nel lungo termine (10 anni) e nel medio termine (quinquennio 2006-2011 e ultimo quinquennio 2011-2016), consentendo di delineare un primo quadro statistico di sintesi:

  • Sono positivi gli sviluppi tendenziali di lungo periodo per i Goal 4 (istruzione di qualità), 9 (imprese, innovazione e infrastrutture) e 12 (produzione e consumo responsabili);
  • Risultano evidenti gli effetti della crisi nel primo quinquennio, con un maggior numero di indicatori in peggioramento, per gli Obiettivi 1 (sconfiggere la povertà), 7 (energia pulita e accessibile), 8 (lavoro dignitoso e crescita economica), 11 (città e comunità sostenibili);
  • Nel quinquennio 2011-2016 si attenuano le variazioni fortemente negative presenti nei Goal 1, 3 (salute e benessere) e 11, mentre presentano variazioni leggermente positive i Goal 4, 5 (parità di genere), 7, 9 e 12. Rimangono invariati i Goal 8, 10 (ridurre le disuguaglianze) e 16 (pace, giustizia e istituzioni solide).

L’analisi Istat considera poi le informazioni contenute nei metadati Un-Iaeg-SDGs per definire i legami tra gli indicatori ed esplicitarne le interazioni. “La prossima sfida”, ha dichiarato Ferruzza, “sarà produrre più indicatori a livello territoriale e disaggregati per le città”.

La mattinata è poi proseguita con una tavola rotonda moderata da Claudia Voltattorni, giornalista del Corriere della Sera. Primo a intervenire, Sergio Mercuri, ministro plenipotenziario del ministero degli Affari esteri e della cooperazione internazionale (Maeci), ha spiegato come l’Agenda 2030 rappresenti un elemento dirompente e in un certo senso riequilibrante del contesto internazionale, poiché sfida la settorializzazione delle competenze con la sua complessità.

In collegamento da Vienna è intervenuta Angela Me, delle Nazioni Unite, affermando che gli SDGs rappresentano “un’opportunità per gli uffici di statistica di uscire dalla propria comfort zone”. Mara Cossu, del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (Mattm) ha rimarcato l’importanza della prossima sfida, quella del passaggio all’analisi statistica a livello regionale e urbano. Nell’affermarlo, ha citato il lavoro svolto dall’ASviS per la pubblicazione dell’Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile. A seguire, Monica Pratesi, presidente della Società italiana di statistica (Sis), ha dichiarato: “Non possiamo fermarci qui. Corre l’obbligo che i ricercatori sottolineino che, una volta definiti, gli indicatori vanno fatti vivere. Gli scenari cambiano, il mondo cambia, gli indicatori vanno aggiornati”.

È poi intervenuto Enrico Giovannini, portavoce dell’ASviS, affrontando questioni statistiche e facendo considerazioni di natura politica. Dopo aver ricordato che il modello business as usual non ci porterà a traguardare gli SDGs, Giovannini ha auspicato che lo sforzo statistico compiuto dall’Istat possa produrre risultati concreti. “Per farlo”, ha dichiarato, “inviterei l’Istat a includere un riferimento agli SDGs in tutti i comunicati stampa rilevanti per i diversi Goal, perché se questa è una scelta internazionale, nazionale e culturale, dobbiamo riconoscere che in tanti non hanno mai sentito parlare degli SDGs e tutti hanno il dovere di contribuire a diffondere l’Agenda globale”. Sul tema della tempestività dei dati, il portavoce ha sottolineato l’importanza di effettuare stime anticipate, suggerendo di lavorare di più sul cosiddetto nowcasting (previsioni a breve termine). Importante anche parlare di futuro: “Uno dei motivi per cui il dibattito politico è poco influenzato da dati di questo tipo è che riguardano il passato, mentre i politici e i media sono interessati a discutere quello che accadrà. Il problema si risolve in due modi: sviluppando modelli prospettici e analizzando la ‘distance to target’, in altre parole mostrando la probabilità di raggiungere l’obiettivo”. Illuminante l’esempio sul Goal 4: “Se guardiamo all’educazione possiamo dedurre che abbiamo fatto passi avanti, ma siamo dove l’Europa era 10 anni fa, quindi lontani dai target nonostante il miglioramento”. Giovannini ha poi esplorato il legame tra gli indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) e quelli presentati dall’Istat: “Quali dobbiamo considerare? Molti risponderanno ‘nessuno dei due, continuiamo a seguire il Pil’. La lettura congiunta di questi due set è una sfida di comunicazione non banale, bisogna portare l’attenzione dei media su questi temi”. Nel concludere, Giovannini ha richiamato alcune sfide future, tra cui l’utilizzo e la validazione di dati di qualità non prodotti dalla statistica ufficiale e la difesa dell’indipendenza della statistica.

Roberto Monducci, dell’Istat, ha portato l’evento a conclusione esprimendo apprezzamento per gli orientamenti emersi nel corso della tavola rotonda.

di Lucilla Persichetti

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venerdì 06 luglio 2018
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