27 Ottobre 2026

Le attività delle istituzioni europee della scorsa settimana sono state particolarmente ricche, trovandosi a coincidere sia la sessione plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo che la sessione plenaria del Comitato economico e sociale europeo a Bruxelles. Inoltre, la Commissione europea ha adottato due importanti nuovi quadri strategici, e precisamente la strategia per l’artico e la visione al 2040 per la pesca e l’acquacoltura.

Durante la sessione plenaria del Parlamento europeo è stata adottata una risoluzione sulla Cop 31 relativa alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici 2026 che si terrà ad Antalya in Turchia nel prossimo mese di novembre. Il Parlamento ha adottato un atto molto articolato che fa il punto delle politiche climatiche a livello internazionale ed europeo.

Viene segnalato con particolare preoccupazione e allarme che secondo l’ultima relazione di sintesi sui contributi nazionali per la riduzione delle emissioni (Ndc) predisposta dai servizi della Convenzione quadro sui cambiamenti climatici (Unfccc) del 2025, la piena attuazione di tutti gli impegni presentati di recente, compresi tutti gli elementi condizionati, ridurrebbe le emissioni globali di gas a effetto serra solo del 19-24% entro il 2035 rispetto ai livelli del 2019, posizionandoci ben lontani all’obiettivo del 60% al 2035, necessario per mantenere la traiettoria per l’obiettivo ottimale del 1,5° stabilito con l’accordo di Parigi del 2015.

Il Parlamento sottolinea anche il fatto che attualmente l’Ue è su una traiettoria di riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra pari solamente a circa il 54% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, anche qualora gli Stati membri attuino pienamente le misure nazionali esistenti e programmate; rileva inoltre che i dati preliminari di Eurostat mostrano che tra il 2024 e il 2025 le emissioni dell’Ue sono aumentate dell’1%. Ancora più preoccupanti sono le traiettorie della riduzione delle emissioni più avanti nel tempo: l’Ue è in ritardo rispetto agli obiettivi giuridicamente vincolanti per il 2040 e il 2050 stabiliti dalla normativa europea sul clima, dal momento che, secondo le proiezioni effettuate dall’Agenzia europea per l’ambiente, le misure attuali e previste consentiranno di raggiungere solo riduzioni rispettivamente del 69% entro il 2040 e del 78% entro il 2050, anziché del 90% al 2040 e la neutralità climatica entro il 2050.

Il tema dei cambiamenti climatici è stato oggetto anche di un parere adottato dal Comitato economico e sociale europeo (Cese) intitolato “Riformare la governance climatica alla luce delle recenti decisioni giudiziarie internazionali”. Il Cese ritiene che le recenti sentenze dei tribunali internazionali sui cambiamenti climatici rappresentino un punto di svolta e rafforzino i progressi già compiuti presso i tribunali nazionali dei vari Stati membri dell’Ue, avviati a seguito di azioni legali intraprese dalla società civile. Tra le proposte, il Cese incoraggia l’inserimento di una clausola di conformità nelle valutazioni d’impatto legislativo della Commissione europea relative a nuove proposte in materia di ambiente, clima o energia, che specifichi se il progetto legislativo recepisca le conclusioni della Corte internazionale di giustizia e di altri tribunali.

Esorta la Commissione europea a sviluppare un meccanismo di trasparenza e una banca dati per informare il pubblico in merito al modo in cui gli Stati membri e la Commissione adempiono agli obblighi derivanti dal contenzioso climatico. Chiede alla Commissione europea e agli Stati membri dell’Ue di sostenere una partecipazione significativa e strutturata della società civile organizzata ai processi decisionali della convenzione quadro sui cambiamenti climatici.

Durante la sessione plenaria del Cese, è stato organizzato il 22 ottobre anche un dibattito interistituzionale  dedicato a “Eradicare la povertà entro il 2050: adempiere alla nostra responsabilità collettiva”, cui ha partecipato anche la vicepresidente esecutiva della Commissione europea Roxana Mînzatu. Sulle tematiche sociali, il Cese ha nella stessa sessione adottato anche altri importanti pareri, in particolare sulla strategia antipovertà e la povertà intergenerazionale, sulla contrazione dello spazio democratico come ostacolo al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile nell’Unione europea: porre la società civile al centro della lotta dell’Europa contro la povertà (Goal 1), sull’uguaglianza e l’agenda per la competitività,

Sullo stesso argomento anche il Consiglio del’Unione, il 19 ottobre, ha adottato specifiche conclusioni sull’uguaglianza come motore per la crescita economica e la competitività con cui ministri dei 27 Stati membri hanno invitato la Commissione e i governi degli Stati membri a fare di più per promuovere la parità di trattamento ed eliminare gli ostacoli alla partecipazione al mercato del lavoro, illustrando i vantaggi economici a favore di una maggiore diversità nel mercato del lavoro, mettendo in luce benefici come tassi di occupazione più elevati, una maggiore produttività e un bacino di talenti più ampio e diversificato, trattando i temi della parità di genere, dell’uguaglianza Lgbti, della disabilità, della lotta al razzismo e l’inclusione dei Rom, nonché la discriminazione fondata sull’età e l’ageismo.

In pari data il Consiglio ha adottato anche una raccomandazione agli Stati membri sulla lotta contro l’esclusione abitativa, compresa la mancanza di fissa dimora, invitando i Paesi dell’Ue ad adottare quadri strategici nazionali volti ad affrontare l’esclusione abitativa e la mancanza di fissa dimora, o a rafforzare ulteriormente i quadri esistenti. Tali quadri strategici dovrebbero basarsi su politiche incentrate sulla persona e orientate all’alloggio e dovrebbero includere obiettivi realistici, temporalmente definiti, attuabili e misurabili.

La comunicazione congiunta tra la Commissione europea e l’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza “Il vicinato settentrionale dell’Europa: una nuova strategia per l’Artico”, adottata il 20 ottobre, si basa su quattro priorità: rafforzare la sicurezza e la resilienza, rispondere ai cambiamenti climatici nell’Artico, costruire un Artico prospero ed economicamente sicuro, prosperità e opportunità per le persone e le comunità nell’Artico. La strategia coinvolge direttamente alcuni Paesi dell’Ue (il Regno di Danimarca, la Finlandia e la Svezia) e Paesi con cui l’Ue ha stretti legami: Norvegia, Islanda, Regno Unito, Canada e Stati Uniti. La strategia propone misure concrete per promuovere un Artico stabile e adeguato alle esigenze future, in stretta cooperazione con i partner artici, le comunità locali, comprese le popolazioni indigene.

In pari data, la Commissione ha anche adottato la comunicazione “Visione al 2040 per la pesca e l’acquacultura”. La strategia mira a salvaguardare un fondamentale settore economico europeo che occupa oggi oltre 200.000 persone – quasi 124.500 nel settore della pesca e quasi 76.000 nell’acquacoltura, con molti più addetti alla trasformazione, all’ingrosso, alla distribuzione e al dettaglio.

In analogia alla visione al 2040 per l’agricoltura e l’alimentazione adottata lo scorso anno, la strategia copre l’intera catena del valore e mira a fornire la prevedibilità di cui le imprese hanno bisogno per investire e crescere, proteggendo nel contempo le risorse acquatiche e gli ecosistemi da cui dipendono. La visione al 2040, tratta i seguenti argomenti: ecosistemi sani alla base delle politiche del settore, sostegno alla transizione energetica della pesca e dell’acquacoltura, garanzia dell’approvvigionamento di alimenti di origine acquatica in Europa, incoraggiamento a scegliere alimenti di origine Ue da parte dei consumatori, creare le giuste condizioni per la visione al 2040 in Ue (forza lavoro, competenze, accesso alla finanza, regole intelligenti e semplici per favorire la competitività, gestione dello spazio marino, ricerca e innovazione), azione oltre i confini dell’Ue per proteggere la sostenibilità e l’equità. In quest’ambito viene inclusa una strategia specifica per l’azione esterna.

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