3 Novembre 2026

Il 27 ottobre la Commissione europea ha presentato un importante quadro di politiche per la resilienza climatica, già annunciato nel programma di mandato 2024-2029 della presidente Ursula von der Leyen e collegata anche nell’iniziativa quadro preparEu.

Nelle premesse dell’atto quadro adottato dalla Commissione, a cui si collega la contestuale proposta di un regolamento europeo per la resilienza climatica, l’appena trascorsa estate 2026 viene definita l’“estate della verità”, rievocando gli impatti degli eventi climatici estremi che hanno colpito ogni parte dell’Europa variati a seconda dell’esposizione e della vulnerabilità delle singole regioni. Come già la presidente von der Leyen dichiarava nel suo ultimo discorso sullo Stato dell’Unione dello scorso 17 settembre, l’atto adottato dalla Commissione lancia un forte segnale d’allarme con la seguente considerazione: sebbene quelli appena trascorsi siano stati i mesi estivi più caldi mai registrati, è probabile che saranno i più freschi degli anni a venire; dobbiamo dunque farci trovare pronti a ciò che ci attende.

I numeri dei danni inflitti dagli effetti dei cambiamenti climatici all’economia dell’Ue riportati dalla Commissione (rispetto al decennio 1980-1989) sono già ad oggi di altissimo rilievo: 50 miliardi di euro/anno per gli eventi climatici estremi e per le sole ondate di calore  113 miliardi di euro/anno.  Nel contempo, anche le ragioni di natura sociale e territoriale a sostegno di un rafforzamento della resilienza climatica sono estremamente rilevanti: dati preliminari indicano che, durante le intense ondate di calore dell’estate 2026, oltre 35.000 persone hanno perso la vita per cause legate al caldo nei paesi europei che hanno fornito rilevazioni (Austria, Belgio, Spagna, Francia, Germania, Paesi bassi, Portogallo).

Gli investimenti necessari per la resilienza e l’adattamento climatico – da un recentissimo studio della Commissione sono stati stimati in circa 70 miliardi di euro l’anno – generando ritorni pari a 2-10 volte il loro valore, sotto forma di danni e perdite evitati, con punte talvolta anche superiori: investire nella resilienza climatica consente di prevenire perdite dovute a interruzioni delle attività economiche, cali di produttività, costi di riparazione, svalutazioni o la creazione di “attività non recuperabili” (stranded assets).

Riportando il dato scientifico che l’Europa si sta riscaldando a un velocità circa doppia rispetto alla media globale e che questa tendenza è destinata a proseguire, la Commissione presenta dunque un nuovo quadro strategico affinché l’Ue sia meglio preparata per fronteggiare tutti gli impatti climatici, considerando la resilienza climatica quale investimento strategico per la competitività, la prosperità e la sicurezza – sia economica che militare – dell’Europa, nonché per la salvaguardia, la salute e il benessere di tutti i suoi cittadini. Le misure presentate intendono anticipare i cambiamenti climatici futuri, giocare d’anticipo rispetto ai loro impatti e contrastare la disinformazione in materia.

L’atto quadro adottato dalla Commissione rilancia l’adozione di prossime misure che saranno adottate a breve termine quali un piano europeo contro le ondate di calore, un’alleanza per le assicurazioni climatiche, una nuova iniziativa europea per l’acqua, l’individuazione dei 100 territori europei più vulnerabili cui porre particolari misure di protezione dai rischi, l’avvio delle attività del gruppo consultivo “PreparEU” sulla preparazione alle catastrofi.

La novità centrale di questo nuovo quadro strategico costruito a partire dalla strategia europea  per l’adattamento del 2021, dalla comunicazione sulla gestione dei rischi climatici del 2024 sulla base della valutazione degli impatti effettuata dall’Agenzia europea per l’ambiente è l’adozione della proposta di legge europea per la resilienza climatica. Questa proposta integra con aspetti operativi quanto già previsto dalla legge europea sul clima in relazione alle politiche per l’adattamento.

Come indica la Commissione, la proposta mira a definire un quadro volto a ridurre la frammentazione nella governance e negli approcci politici, sia a livello nazionale che dell’Ue, migliorando e armonizzando la preparazione agli impatti e ai rischi climatici tra i diversi settori e ambiti politici, consentendo al contempo il monitoraggio e la valutazione dei progressi compiuti.

La legge europea per la resilienza climatica prevede dunque il seguente approccio di sistema:

  • riferimento alla traiettoria del riscaldamento globale definita su base scientifica: le evidenze attuali indicano che il mondo si trova su un percorso che potrebbe portare a un aumento delle temperature rispetto ai livelli preindustriali di 1,5°C entro il 2030, 2°C entro il 2050 e 3°C entro il 2100. Nel definire politiche, gestire beni e pianificare investimenti, tale traiettoria di riscaldamento globale dovrebbe costituire il presupposto di base, integrato da valutazioni del rischio e soglie di tolleranza più dettagliate a supporto delle decisioni;
  • individuazione dei responsabili dei rischi legati alle politiche: i governi devono definire in modo chiaro e trasparente quali soggetti siano responsabili della gestione dei rischi climatici nell’ambito di ciascuna politica, a tutti i livelli di governance e in tutti i settori di intervento pertinenti;
  • miglioramento e maggiore regolarità delle valutazioni dei rischi climatici, al fine di garantire che le analisi condotte dagli Stati membri e la Valutazione europea dei rischi climatici siano comparabili, sincronizzate e coerenti tra loro;
  • incoraggiamento a tenere conto della traiettoria di riscaldamento globale di riferimento, delle valutazioni nazionali dei rischi climatici e di altre analisi del rischio pertinenti nello svolgimento delle funzioni pubbliche, con particolare riferimento alla pianificazione di bilancio, alla pianificazione territoriale e alle valutazioni d’impatto;
  • un unico piano strategico per la resilienza climatica a livello di Stato membro da adottare entro giugno 2029 con aggiornamenti ogni cinque anni: gli strumenti di pianificazione attualmente previsti vengono sostituiti da un unico piano strategico nazionale per la resilienza climatica in coerenza con un piano strategico per la resilienza climatica a livello dell’Unione (programmato al terzo trimestre 2028). I piani strategici dovranno includere valutazioni e meccanismi per rendere coerenti altri strumenti di pianificazione e politiche settoriali;
  • un sistema di monitoraggio e di rilevamento dei progressi più semplice ed efficace, sia a livello di Stato membro che dell’Unione, per valutare i risultati delle azioni di resilienza climatica e favorirne il costante miglioramento.

La proposta di legge europea sulla resilienza climatica è corredata da misure di supporto pensate per agevolarne l’attuazione, mettendo le autorità, le imprese e i cittadini in condizione di promuovere il cambiamento attraverso:

  • la messa a disposizione di strumenti online per la consapevolezza dei rischi e l’individuazione di soluzioni che rafforzino la resilienza con il lancio della piattaforma “visualizzatore climatico europeo”;
  • il sostegno all’azione a livello locale e regionale;
  • la creazione di condizioni che consentano alle imprese europee di innovare e prosperare (nella prospettiva di un mercato globale stimato al valore di 3500 miliardi di euro/anno nel 2050);
  • il miglioramento dell’accesso ai finanziamenti e ad assicurazioni a costi accessibili.

A integrazione del lavoro sulla traiettoria di riferimento per il riscaldamento globale e del “visualizzatore climatico europeo, la Commissione annuncia inoltre l’istituzione dell’Osservatorio sui punti di non ritorno del sistema Terra.

La Commissione individuerà le forme di sostegno più idonee al raggiungimento degli obiettivi della legge e alla sua efficace implementazione, anche a livello locale e regionale, attraverso il quadro di bilancio esistente e di future iniziative. Il quadro di sistema intende promuovere inoltre un sostegno mirato a favore di persone in situazioni di vulnerabilità, nonché di regioni e comunità colpite in misura sproporzionata dai rischi climatici, nell’ottica di favorire il principio di una resilienza climatica equa.

La Commissione si avvarrà del ciclo di coordinamento macro-economico del semestre europeo per effettuare, ogni due anni, una valutazione dei progressi compiuti dagli Stati membri. In proposito è richiamato un recente studio per valutare i rischi macro-fiscali determinati dai cambiamenti climatici. Le valutazioni quinquennali sui progressi a livello di Ue, già previste dalla normativa europea sul clima, rimarranno valide e continueranno a fornire elementi utili per i bilanci globali nell’ambito dell’Accordo di Parigi sul clima.

Consulta la rassegna dal 26 ottobre al 1 novembre

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