4 Novembre 2026

La situazione in Italia

Secondo i dati preliminari elaborati dal Comitato di assistenza allo sviluppo dell’OCSE, nel 2025 l’Aiuto pubblico allo sviluppo (APS) dell’Italia è lievemente aumentato in termini reali, raggiungendo 7,3 miliardi di dollari (0,30% del Reddito nazionale lordo), ma resta lontano dal target dello 0,7% fissato dall’Agenda 2030. Questo uno dei principali elementi che emerge dall’analisi riportata nel Rapporto ASviS 2026 per quanto riguarda l’Obiettivo 17 focalizzato su multilateralismo e cooperazione.

Una delle principali criticità dell’Aps è rappresentato dal fatto che circa 1,5 miliardi di euro (20,6% del totale) sono assorbiti dai costi di accoglienza dei richiedenti asilo per i primi 12 mesi di presenza nel nostro Paese. Si tratta in realtà di risorse gestite direttamente dal Ministero dell’Interno ma contabilizzate nel flusso dell’aiuto allo sviluppo, nonostante tali finanziamenti rimangano nei confini italiani e nonostante nel 2025 si sia dimezzato il numero dei migranti (da 150mila nel 2023 a 66mila nel 2025).

Anche per il Piano Mattei, programma cardine della politica estera e di cooperazione del Governo italiano, le risorse risultano insufficienti rispetto ai Paesi coinvolti (si è anche passati dai 9 Paesi africani pilota del 2024 ai 18 attuali). Permangono criticità inoltre sulla trasparenza delle operazioni di blending (ovvero dei finanziamenti misti di capitali pubblici e privati), sul modello di conversione del debito dei Paesi in via di sviluppo (stimato in 245 milioni, ma il cui processo non è chiaro se sarà fondato sui diritti delle comunità locali o sugli interessi economici), sull’applicazione di standard socio-ambientale di sostenibilità, nonché sul mancato coinvolgimento delle società civili africane e sulla mancanza di valutazioni d’impatto ex ante.

Infine, a dieci anni dalla Legge 145/2016 che ha ridisegnato il modello della cooperazione allo sviluppo italiana, è necessaria una valutazione sull’efficacia delle missioni internazionali, il cui controllo democratico è stato negli anni progressivamente limitato dato che il Parlamento è stato spesso chiamato ad autorizzare interventi già operativi.

Proposte per la prossima legislatura. E non solo

È prioritario quindi intervenire su quantità e qualità delle risorse destinate alla cooperazione, garantendo coerenza e stabilità. Occorre inoltre modificare la gestione prettamente securitaria del fenomeno migratorio. In particolare serve:

Introdurre un meccanismo di programmazione certo e progressivo per raggiungere lo 0,70% del RNL per l’APS entro il 2030, a partire dalla Legge di Bilancio 2027, e riconoscere le spese per la cooperazione come oneri inderogabili e non rimodulabili.
Verificare i costi effettivi di accoglienza rendicontati nell’APS in sede di assestamento di bilancio, destinando le eventuali eccedenze a interventi di cooperazione.
Rendicontare in modo trasparente le attività del Piano Mattei, riequilibrandolo verso tematiche sociali e diritti umani, applicando standard socio-ambientali e valutazioni di impatto (ex ante, in itinere, ex post).
Porre al centro delle politiche migratorie rigorosi criteri di conformità al diritto internazionale e umanitario negli accordi con i Paesi di transito e abbandonare l’esternalizzazione delle procedure di asilo.
Rafforzare le vie di migrazione regolare per lavoro, modificando il meccanismo dei “flussi” e istituendo sponsorizzazioni con enti certificati per un reale inserimento lavorativo.

La situazione in Europa

L’Italia resta lontana dalla media europea per quota di Pil dedicata all’Aiuto pubblico allo sviluppo e presenta un debito pubblico molto più elevato, superando l’UE solo per quanto riguarda la quota di importazioni dai Paesi in via di sviluppo. L’Unione Europea, pur avendo toccato il picco storico dello 0,59% di APS nel 2022 e procedendo verso l’obiettivo, mostra criticità: secondo EURODAD, nel 2025 i Paesi europei hanno tagliato l’APS del 9,8%, a fronte di spese militari NATO sei volte superiori. Continua inoltre la trasformazione della cooperazione in uno strumento di esternalizzazione e contenimento migratorio: il nuovo Bilancio e il Patto Asilo e Migrazioni riducono le garanzie sui diritti umani, rafforzano Frontex ed espongono l’UE ai ricatti delle autocrazie nei Paesi terzi.

La situazione nel mondo

Anche a livello globale le risorse destinate alla cooperazione hanno fatto registrare, secondo i dati OCSE per il 2025, una drastica contrazione: una riduzione in termini reali del 23,1% (da 212 a 174 miliardi di dollari), destinata a proseguire nel 2026 (-6,9%). Questo calo ha colpito duramente gli aiuti umanitari (-35%) e le risorse destinate ai Paesi più fragili e meno sviluppati (-26%), con un impatto severo sull’Africa subsahariana. Inoltre, la componente “a dono” degli aiuti bilaterali ha subito un drastico ridimensionamento, impattando negativamente su sanità, sicurezza alimentare ed educazione.

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