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Gli eventi del Festival dello Sviluppo Sostenibile sugli SDGs 6-14-15

di Ivan Manzo, Segretariato ASviS

Dalla perdita di biodiversità, sui cui grava il peso delle specie aliene invasive, alla vita sottomarina messa a rischio dall’inquinamento da plastica. E poi l’acqua: gestita in modo non sostenibile e addirittura oggetto di “water grabbing”. Tutti fenomeni esacerbati dal cambiamento climatico.
9 luglio 2019

Secondo quanto diffuso dalla Fao attraverso il progetto di ricerca “Acquastat”, nel mondo il 70% di acqua è impiegato per agricoltura e allevamento, il 22% per produrre materiali e oggetti, mentre il restante 8% è destinato a usi domestici. Il rischio è che al 2050 il 60% della popolazione potrebbe vivere in zone dove la risorsa idrica risulta piuttosto scarsa e dove quindi non saranno garantiti i servizi basilari, quali per esempio quelli igienico-sanitari. E poi c’è la questione inquinamento: dal 1960 a oggi la plastica nei mari di tutto il mondo è aumentata di 20 volte. Oggi negli oceani è presente una quantità di materiale plastico pari a 150 milioni di tonnellate e rischiamo di avere più plastica che pesci entro il 2050.

Numeri emersi durante l’evento nazionale del Festival dello Sviluppo Sostenibile dedicato agli SDGs (gli Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni unite) 6-14-15, dal titolo “Acqua. Salvaguardare i diritti umani tutelando gli ecosistemi”, organizzato alla Sala dei Lecci del Bioparco di Roma dall’ASviS e dal Wwf Italia, lo scorso 3 giugno.

Una conferenza che, oltre a certificare il binomio “acqua-plastica”, dal quale non si può più sfuggire e su cui bisogna intraprendere con urgenza un percorso virtuoso, ha messo in evidenza un fenomeno in grado di alimentare conflitti, sottraendo al tempo stesso diritti e benessere alle persone. Parliamo del water grabbing, anche noto come fenomeno di accaparramento della risorsa idrica, che in molte zone del mondo sta esacerbando gli effetti negativi della siccità e del cambiamento climatico.

Acqua e inquinamento è stato il filo conduttore che ha legato diversi eventi del Festival incentrati sull’SDG 6acqua pulita e servizi igienico-sanitari”, per far conoscere al grande pubblico la situazione in cui versa il nostro prezioso “oro blu” e le best practice da mettere in campo per una gestione orientata alla salvaguardia della risorsa.

Un esempio in questo senso arriva dall’evento di mercoledì 29 maggio di Roma dove, presso il teatro Ghione, è stato proiettato il documentario “River Blue, il documentario sulla produzione di jeans che inquinano i fiumi del mondo. Al seguito dell’ambientalista Mark Angelo, esperto in conservazione dei corsi d’acqua, River blue trasmette un messaggio chiaro al mondo della moda, definita come “la più grande industria inquinante”, e soprattutto al consumatore affinché le scelte di acquisto diventino più consapevoli, responsabili e sostenibili.

Per aumentare la sensibilità su un tema così cruciale l’Agesci, l’Associazione guide e scout cattolici italiani, insieme all’Istituto Comprensivo Ovidio di Roma, ha formato gli studenti della scuola sulle questioni ambientali. Il 21 maggio durante l’evento “Sensibilizzazione all'uso responsabile e sostenibile dell'acqua” i ragazzi, con l’ausilio di schede informative preparate per l’occasione, hanno esplorato la flora e la fauna presente sulle coste del fiume Almone, il terzo fiume più grande di Roma, affluente del Tevere. Nell'ambito del progetto nazionale “Basi Aperte”, sottoscritto con il Miur, sono stati effettuati dei prelievi di acqua successivamente analizzati in laboratorio per conoscere lo stato di salute del fiume e dell’ecosistema che dipende da esso.

A Campobasso, invece, il 3 e 4 giugno il Centro di Ricerca per le Aree Interne e gli Appennini dell’Università del Molise e la società cooperativa Eticae Stewardship in Action hanno organizzato “La stewardship a supporto delle aree interne”, un evento di divulgazione e formazione sui temi della sostenibilità ambientale per illustrare una nuova strategia di gestione etica e responsabile delle risorse. Al centro del dibattito su come proteggere e ripristinare l'uso sostenibile dell’ecosistema terreste con la forest stewardship e la water stewardship, grazie anche all’aiuto degli attori del territorio e della certificazione Fsc (Forest stewardship council): standard che impone un uso responsabile delle risorse forestali, per una corretta fruizione da parte della collettività dei servizi ecosistemici.

Martedì 11 giugno ha tenuto banco la narrazione che lega cambiamenti climatici e gestione delle acque. Grazie all’evento messo a punto dal Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc), a Venezia si è parlato degli impatti del riscaldamento globale e delle soluzioni da mettere in pratica. Ridefinendo l'acqua in due input, mantenere vivo il capitale o generare un output, l’iniziativa “Climate change and transition: unawareness, water and capital” si è focalizzata sugli studi legati all’adattamento al clima che cambia.

 

Per quanto riguarda “vita sott’acqua” e “vita sulla terra”, rispettivamente SDG 14 e SDG 15 dell’Agenda 2030, sono tanti gli eventi che in tutta Italia hanno fatto conoscere la difficile situazione che sta attraversando la biodiversità sul Pianeta.

Un progetto per avvicinare i più giovani a queste tematiche è stato organizzato da Ceas Porto Conte, Parco di Porto Conte e Amp Capo Caccia Isola Piana, che con il progetto Zoomcalich, in collaborazione con la Regione Sardegna, il 23 maggio attraverso l’evento “La Sardegna per lo sviluppo sostenibile” ha convolto gli studenti della scuola primaria in un “brainstorming su laguna”: per osservare e analizzare, attraverso un kit fornito ai ragazzi, le caratteristiche ambientali e storiche del luogo.

Sullo stesso filone, far capire ai giovani l’importanza della biodiversità per la sussistenza del genere umano, l’iniziativa del Comune di Guspini “In marcia verso lo sviluppo sostenibile - un contributo alla tutela della biodiversità”. L’iniziativa ha reso i giardini pubblici un vero e proprio laboratorio a cielo aperto dove i ragazzi, con i loro elaborati, hanno mostrato le principali cause di perdita della biodiversità: dalla distruzione degli habitat all’introduzione delle specie aliene invasive, dai cambiamenti climatici all’inquinamento da plastiche e microplastiche dell’ecosistema marino.

All’Università di Milano Bicocca si è poi tenuta il 24 maggio la conferenza “OceanSafe – l’importanza e la fragilità del mondo acquatico”, per una presa di coscienza globale sui problemi ambientali, alla scoperta di un mondo così importante per noi, eppure allo stesso tempo così fragile.

E poi la presentazione del libro "Che cos'è la bioeconomia", il 26 maggio nell’Università di Parma, dove si è discusso di come riconciliare l’economia con l’ambiente e il sociale, grazie anche all’innovazione, un processo determinante per evitare gli impatti negativi su ecosistemi e collettività, il tutto ricordando che la bioeconomia già interessa una grossa fetta del sistema economico europeo.

Una giornata di studio sugli “impatti dei cambiamenti climatici sui sistemi zootecnici” è stata proposta dall’Università di Pisa, in collaborazione con l’Accademia dei Georgofili (sezione centro-ovest) e il Centro interuniversitario e commissione di studio Aspa Adattabilità dei sistemi zootecnici ai cambiamenti climatici il 17 maggio, per sensibilizzare e per evidenziare le connessione presenti tra clima e settore degli allevamenti.

La scienza e la tecnica raccontate” è l’evento di domenica 19 maggio costruito dalla Società Italiana di Geologia Ambientale, La Feltrinelli Point Messina, e dall’Ordine regionale dei geologi di Sicilia, che grazie al noto divulgatore scientifico Mario Tozzi ha raccontato il vero volto dell’Italia che cambia negli anni sotto i colpi dell’attività umana.

Dal 20 al 24 maggio si è tenuta, inoltre, la “Settimana della biodiversità. Conoscere l’agrobiodiversità pugliese” dove l’Università degli Studi di Bari, il ministero delle Politiche agricole e l’Assessorato all'agricoltura Regione Puglia hanno diffuso la conoscenza sulle razze animali allevate nel tempo nella zona, e sulla varietà di vegetali coltivati in Puglia.

Pordenone si è distinta per l’evento di Terraè - officina della sostenibilità sui servizi ecosistemici forestali dal titolo “I nostri boschi: gestione sostenibile in un’ottica multifunzionale”. I boschi in Friuli Venezia Giulia: dove sono e che ruolo hanno? Un’occasione con cui sono state scoperte le molteplici funzioni che l’ecosistema forestale svolge per la collettività.

Infine, “Che cosa perdiamo quando consumiamo suolo?” dell’Università degli studi di Udine, in collaborazione con il Villaggio dei Pecile, e “Quando il benessere umano è il benessere degli animali” dell’ Università degli studi di Padova (che ha partecipato con numerosi eventi nel Festival nell’ambito del progetto “Città e ASviS per l’Agenda 2030”), hanno rispettivamente: fatto crescere il dibattito che ruota intorno a una delle grandi tragedie italiane, il consumo di suolo, che per via della cementificazione selvaggia cresce a un ritmo maggiore rispetto agli altri Paesi europei; sottolineato come il benessere degli animali influisca anche su quello umano.

Scopri tutti gli eventi del Festival dedicati al Goal 6, al Goal 14 e al Goal 15

 

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