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L’Italia e il Goal 15: estremamente negativa la gestione degli ecosistemi

Rapporto ASviS: nessuna misura di rilievo a tutela della biodiversità nell’ultimo anno, approvare subito la legge sul consumo di suolo e ridisegnare il sistema fiscale per salvaguardare Capitale naturale e Servizi ecosistemici. [VIDEO] 28/10/2019

Il Goal 15 (Flora e fauna terrestre) in sintesi

Le risorse naturali hanno subito dagli anni ‘50 del secolo scorso un declino senza precedenti nella storia umana. Il Rapporto ASviS evidenzia un netto peggioramento della situazione relativa all’ambiente naturale, soprattutto a causa dell’eccessivo consumo di suolo e della frammentazione del territorio, con una situazione particolarmente critica nel Nord Italia. 

Tuttavia, nell’ultimo anno non si evidenziano misure normative rilevanti per il Goal 15, nonostante il 2020 sia il termine ultimo per diversi Target di cui si compone l’Agenda 2030 (21 dei 169 Target hanno come scadenza il 2020, di questi in molti fanno riferimento all’ambiente). Inoltre, diversi inadempimenti sono stati segnalati all’Italia anche dalla Commissione europea nel pacchetto infrazioni di gennaio 2019.

 A livello nazionale, tra le priorità risulta urgente approvare un’adeguata legge con l’obiettivo di azzerare il consumo di suolo e il degrado del territorio e delineare , come la ridefinizione del sistema fiscale per ridurre progressivamente le pressioni sul Capitale naturale e i Servizi ecosistemici delle attività economiche. 

Guarda la video intervista a Gianfranco Bologna, Coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 15

L’indicatore composito per l’Italia

L’indicatore composito dell’ASviS per il Goal 15 è caratterizzato da una tendenza estremamente negativa, causata dal netto peggioramento degli indicatori elementari relativi alla frammentazione del territorio e alla copertura del suolo. Migliora, invece, l’indice di boscosità, il cui andamento è però dovuto al progressivo abbandono dei terreni agricoli.

Le regioni italiane e il Goal 15

Per il Goal 15, durante il periodo 2010-2017, si assiste a un andamento significativamente negativo per tutte le regioni italiane. Il Nord Italia è l'area che presenta la situazione più critica, con un indice di copertura del suolo pari al 9,3%, rispetto a una media nazionale del 7,6%, e un indice di frammentarietà pari al 43,4%, contro il 38,4% dell’Italia. Nel 2017, il Veneto e la Lombardia presentano la condizione più problematica, con i valori più alti per quanto riguarda la copertura del suolo (12,3% Veneto e 13% Lombardia) e la frammentarietà (57,3% Veneto e 52,4% Lombardia). Le regioni che registrano la variazione più drastica sono il Lazio, la Puglia e la Sicilia: rispetto al 2012, in queste regioni l'indice di frammentarietà aumenta di circa tre punti percentuali, mentre l'indice di copertura del suolo incrementa di 0,25 punti percentuali nel Lazio, di 0,3 in Puglia e di 0,2 in Sicilia.

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

Non si evidenziano misure normative rilevanti per il Goal 15 intervenute nell’ultimo anno, salvo quanto già riportato nell’analisi dell’ASviS della Legge di Bilancio. Quest’ultima introduce alcune misure puntuali relative a: rifinanziamento della Piattaforma nazionale fosforo, avvio di attività sperimentali e di ricerca per la riduzione della plastica monouso, istituzione presso il Mipaaft del Fondo per le foreste italiane, rinnovo in aumento del finanziamento del Fondo per la montagna, introduzione di una misura economica per favorire l’apicoltura nazionale. La scadenza imminente al

2020 di diversi dei Target del Goal 15, coerentemente con gli altri target della Convenzione sulla diversità biologica, non ha determinato l’accelerazione necessaria al conseguimento degli stessi.

Diversi sono gli inadempimenti segnalati all’Italia anche dalla Commissione europea nel pacchetto infrazioni del 24 gennaio 2019.

È ancora in corso l’iter di consultazione su diverse proposte di legge per l’arresto o contenimento del consumo di suolo presentate a partire dell’avvio dell’attuale legislatura. Tra queste, il Ddl Ac 63 del 23 marzo 2018 “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli edificati” e il Ddl As 164 del 27 marzo 2018 “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo, di riuso del suolo edificato e per la tutela del paesaggio” sono di fatto iniziative gemelle con cui alcuni rappresentanti della Camera e del Senato del M5S hanno esplicitamente fatto propria la proposta di legge popolare elaborata e promossa dal Forum nazionale “Salviamo il paesaggio”.

Il Ddl prevede l’arresto del consumo di suolo dalla data di entrata in vigore della legge, consentendo deroghe solo per le opere pubbliche inserite negli strumenti di programmazione delle amministrazioni e salvi i titoli abilitativi edilizi comunque denominati, rilasciati o formatisi alla data di entrata in vigore della stessa legge.

La legge indica poi che le esigenze insediative e infrastrutturali siano soddisfatte esclusivamente con il riuso e che il patrimonio edilizio esistente sia censito dal Comune al fine di individuare gli edifici di qualsiasi natura sfitti e inutilizzati per rigenerare le aree degradate. Infine, richiamando la funzione sociale della proprietà privata come definita all’art 42 della Costituzione, con l’individuazione dei beni che sono considerati abbandonati o inutilizzati e non più rispondenti ad alcuna funzione sociale, il Ddl prevede uno specifico procedimento, a cura dei comuni singoli o associati, al fine di ricondurli alla proprietà collettiva per destinarli a soddisfare l’interesse generale.

Gli aspetti eventualmente percepibili come di eccessiva rigidità nel testo possono essere meglio valutati considerando la coerenza tra aspetti sociali, ambientali ed economici con lo schema dell’Agenda 2030, stabilendo ordini di priorità e valutando gli impatti come sinergie e trade-off. Il carattere di urgenza e l’importanza strategica per l’attuazione di tutta l’Agenda 2030 in Italia della proposta di legge evidenziano quanto arrivare all’approvazione di un adeguato testo di legge sul consumo di suolo sia fondamentale per portare il nostro Paese su un sentiero di sviluppo sostenibile.

Le proposte dell’ASviS

Il prossimo anno rappresenta un’occasione unica per avanzare proposte operative e concrete per definire la nuova strategia 2020-2030 destinata a fermare la perdita di biodiversità nel mondo. Scadranno infatti alcuni importanti Target dell’Agenda 2030 e quelli relativi alla strategia decennale (2010-2020) per la difesa della biodiversità mondiale, firmata nell’ambito della Convenzione Onu sulla diversità biologica, e saranno rivisti gli impegni volontari (Nationally determined contributions, Ndcs) presi da tutti i Paesi per concretizzare l’Accordo di Parigi del 2015. Si auspica pertanto che l’Italia giochi un ruolo significativo nell’Assemblea generale dell’Onu 2020 e nel Biodiversity summit.

L’Italia deve dare seguito alle raccomandazioni riportate nei vari Rapporti annuali sullo stato del Capitale Naturale previsti dalla Legge 221/2015 ed è prioritario attuare a tutti i livelli amministrativi il Target 15.9 che prevede l’integrazione dei valori “di ecosistema e di biodiversità nella pianificazione nazionale e locale, nei processi di sviluppo, nelle strategie di riduzione della povertà e account nella contabilità”.

Al fine di dotarsi di adeguati strumenti di valutazione ex-ante ed ex-post, di rendicontazione e monitoraggio sugli effetti di tutte le politiche sull’ambiente, è necessario definire criteri per l’integrazione degli impatti fisici ed economici sul Capitale naturale (Cn) e sui Servizi ecosistemici (Se) e garantire nella Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile un’adeguata quantificazione degli obiettivi ambientali relativi a Cn e Se e degli indicatori più idonei al monitoraggio degli stessi. Puntando sulla collaborazione delle università e degli enti di ricerca specializzati, vanno: a) potenziate le competenze della pubblica amministrazione per la gestione del Cn e dei Se; b) emanate Linee guida per la quantificazione preventiva degli impatti e dei danni attesi delle azioni programmate su Cn e Se, nonché dei benefici derivanti da interventi di ripristino, gestione e valorizzazione ambientale. 

Il sistema fiscale va ridisegnato per ridurre progressivamente le pressioni sul Cn e Se delle attività economiche, con una riforma fiscale ambientale che orienti il mercato verso produzioni e consumi sostenibili. Anche gli appalti pubblici devono seguire lo stesso orientamento. Come già ricordato, i sussidi ambientalmente dannosi devono essere complessivamente eliminati entro il 2025. Va valutata la possibilità di proporre in sede Ue deroghe al Patto di stabilità per finanziare interventi di ripristino e tutela degli ecosistemi.

È urgente arrivare all’approvazione di un’adeguata legge nazionale con l’obiettivo di azzerare il consumo di suolo e il degrado del territorio come proposto nel Ddl Ac 63 “Disposizioni per l’arresto del consumo di suolo e per il riuso dei suoli edificati”, rafforzandone la coerenza e l’efficacia delle azioni rispetto al conseguimento dei Target del Goal 15 e dell’Agenda 2030 nella sua complessità. Va definito il piano specifico per la “neutralità al degrado del suolo”, attuativo degli impegni assunti con la Convenzione per la lotta alla desertificazione (cfr. Target 15.3.), e sinergica con diversi altri Obiettivi dell’Agenda 2030, in particolare con il Goal 2 e il Goal 13. 

Vanno privilegiate le opzioni “in armonia con la natura” (Nature-based solutions, Green infrastructures, ormai ben riconosciute anche a livello normativo in sede europea) rispetto a quelle infrastrutturali tradizionali (Grey infrastructures) e bisogna proseguire nel consolidamento del sistema delle aree protette nazionali e regionali, e della Rete natura 2000 a terra e a mare, valorizzandone il ruolo di tutela del territorio rispetto al consumo di suolo e alla frammentazione degli ecosistemi, attraverso lo sviluppo delle connessioni mediante sistemi di reti ecologiche e di infrastrutture verdi. Analogo coordinamento va realizzato nei vari territori, anche nell’ambito della pianificazione per l’adattamento ai cambiamenti climatici, della prevenzione del rischio idro-geologico, della siccità e degli incendi per la tutela delle foreste.

Con il coinvolgimento delle regioni e degli Enti locali, va rafforzato l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali di recupero e ripristino degli ecosistemi degradati, di miglioramento della connettività ecologica e di riduzione dell’artificializzazione e impermeabilizzazione del suolo, con particolare riferimento agli ambiti dei sistemi fluviali e delle zone umide.

 

Leggi l’Analisi del Goal 15 nel Rapporto ASviS 2019 e le proposte dell’Alleanza su Capitale naturale e qualità dell’ambiente

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lunedì 28 ottobre 2019
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