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“Garanzia giovani”: dinamica positiva in Italia, ma troppi Neet, specie al Sud

In Europa il 13,4% dei ragazzi tra 15 e 29 anni non lavora e non studia. Dal 2014 più di cinque milioni di giovani dei 28 Stati membri hanno usufruito del programma europeo. 20/1/20

Nel 2017 il 13,4% delle persone comprese nella fascia di età tra 15 e 29 anni si trovava in una condizione di Neet, acronimo di “Not in education, employment or training” che identifica chi non studia, lavora e non è impegnato in alcun percorso formativo. Una percentuale che si accentua tra le giovani donne, il 15,4%, e diminuisce tra giovani maschi, l’11,5%, a conferma delle differenze di genere che ancora persistono, anche sul lavoro, nell’Unione.

I risultati emersi dagli ultimi rapporti di monitoraggio di “Garanzia giovani” (il programma europeo per sostenere  i giovani in un percorso di proseguimento degli studi, di offerta di lavoro, di tirocinio o di apprendistato entro quattro mesi dall'inizio dello stato di disoccupazione o dal completamento del ciclo di istruzione)  predisposti dalla Commissione europea, mostrano che dall’inizio del programma nel 2014, più di cinque milioni di giovani dei 28 Paesi membri dell’Ue vi hanno aderito e ogni anno in più di 3,5 milioni hanno ricevuto un’offerta di lavoro, di formazione e sono stati impegnati in un percorso di apprendistato o tirocinio. Di questi, quasi la metà ancora lavora o frequenta un corso di formazione.

A darne notizia, riprendendo i numeri diffusi da Eurostat, è il rapporto dell’Anpal (Agenzia nazionale politiche attive lavoro) che fornisce una panoramica sulla situazione lavorativa alla luce di garanzia giovani.

Il documento, dal titolo “Garanzia giovani. Evidenze, focus regionali e andamento in Europa”, ripreso anche da Percorsi di secondo welfare, descrive lo stato di avanzamento del programma in tutta Europa e nel nostro Paese. Per quanto riguarda i Neet in Italia, questi registrano valori più alti della media Ue; basti pensare che nel 2017 in alcune parti del Mezzogiorno si osservavano oltre 10 punti percentuali in più della media che, come detto, in Europa si attesta intorno al 13%.

In base ai dati più recenti, aggiornati al 30 aprile 2019, sono oltre 1 milione e 475 mila i giovani registrati al programma. Rispetto a questo bacino, il 77,9% ha avuto un incarico. “L’andamento per anno dell’indice di copertura dei presi in carico mostra una dinamica positiva nel tempo: anche la quota dei giovani presi in carico entro i due mesi dalla registrazione presenta un trend crescente, a testimonianza di un percorso di progressivo consolidamento e strutturazione del programma”, si legge nel documento.

Il 55,5% dei presi in carico sono giovani con un’età compresa tra i 19 e i 24 anni, mentre il 34,6% è rappresentato dagli over 25 e il restante 9,9% sono giovani che hanno compiuto da poco la maggiore età. In generale, il 57,6% dei presi in carico ha conseguito un titolo di scuola secondaria superiore. Inoltre, dal documento si evince che “il 57,2% dei giovani è avviato a una misura di politica attiva, con l’erogazione di oltre 785 mila interventi, di cui il 57,8% rappresentato dal tirocinio extra-curriculare; seguono gli incentivi occupazionali con il 24,5%; mentre la formazione, con il 12,6%, è il terzo percorso più diffuso”.

Oltre a descrivere la situazione nazionale, lo studio mette a confronto tre regioni italiane: Veneto, Puglia e Lazio. Con una percentuale del 98% il Veneto si dimostra una delle regioni più efficaci nella presa in carico delle richieste di adesione. Nel 2017, dei circa 120mila giovani beneficiari in Puglia, circa il 99% è stato convocato per il primo colloquio. Nel Lazio, sono state 130mila le prese in carico.

 

di Ivan Manzo

lunedì 20 gennaio 2020
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