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Lo shock economico da Coronavirus è senza precedenti, ma di quali dimensioni?

È molto peggio di una crisi finanziaria. Colpisce tutti i giganti del mondo contemporaneamente, dalla Cina alle nazioni del G20. Con enormi ricadute sull’occupazione. Ecco una panoramica delle opinioni degli esperti. 14/4/20

Nel corso delle ultime settimane, i principali istituti di ricerca sono stati concordi nel ritenere che la pandemia da Covid-19 avrà un impatto economico enorme, maggiore rispetto alle crisi finanziarie del passato. Sembra certo che la pandemia determinerà una grave recessione, non solo in Europa e Stati Uniti ma probabilmente anche nei mercati emergenti. Il crollo della domanda provocherà la chiusura di molte imprese e la perdita di milioni di posti di lavoro. Al momento i segnali vanno tutti nella stessa direzione: previsioni economiche al ribasso, fuga dal mercato azionario, con le borse in profondo rosso, corsa ai beni rifugio, con l’oro in crescita.

In principio è stata la Cina, con le sue province più produttive fermate dal virus. La crisi di Pechino ha reso evidenti le ricadute che si sarebbero abbattute sulle altre economie: catene produttive spezzate, meno crescita, crollo dell’export. Poi la Corea del Sud, dodicesima economia mondiale. Quindi il fronte italiano, con il fermo di Lombardia e Veneto, il blocco del turismo interno e poi il lockdown generale del Paese. Confindustria ha osservato che la crisi attuale è due volte globale: sia nella diffusione dello shock sanitario che nei canali di trasmissione produttivi e finanziari.

La grande recessione globale

La pandemia si abbatterà con tutta la sua forza sull’economia mondiale: quest’anno il Pil globale diminuirà del 3%, un risultato peggiore di quello della crisi finanziaria del 2008. Sono queste le previsioni contenute nel World economic outlook primaverile del Fondo monetario internazionale, presentato a Washington il 14 aprile. L’eurozona nel complesso vedrà il Pil ridursi del 7,5%, con l’Italia che registrerà la caduta più forte (-9,1%), seguita da Spagna (-8%), Francia (-7,2%) e Germania (-7%). Venendo alle altre maggiori potenze economiche mondiali, per gli Stati Uniti la contrazione sarà del 5,9%, mentre la Cina riuscirà a crescere anche quest’anno (+1,2%). Anche l’India dovrebbe salvarsi dalla recessione, con una crescita dell’1,9%. La Corea del Sud, invece, registrerà una contrazione dell’1,2%. Nell’atteso rapporto del Fondo monetario, dunque, gli impatti dell’aggressione virale sull’economia sono ancora più drammatici di quelli stimati da altri istituti di ricerca.

Nelle previsioni di marzo, Bank of America indica una contrazione del 2,7% del Pil mondiale nel 2020, “considerevolmente peggiore rispetto alla recessione del 2008-2009”. L’Economist intelligence unit (Eiu), nell’analisi “Coronavirus sinks global growth prospects for first half of 2020”, stima, invece, una riduzione globale del prodotto interno lordo pari al 2,5%. L’economia degli Stati Uniti potrebbe contrarsi dell’1,3% nel 2020. Dall’inizio della crisi negli Usa sono stati persi oltre 710mila posti di lavoro, segnando la prima contrazione dopo 113 mesi di crescita, con una crescita esponenziale di richieste di sussidi di disoccupazione.

L'impatto sull'economia cinese dell'epidemia di Covid-19 dovrebbe essere molto più profondo di quello della Sars. Gli esperti prevedono che la crescita del Pil reale della Cina si attesterà solo all'1% nel 2020, rispetto a un 6,1% stimato nel 2019. In un mondo globalizzato, la paralisi di Pechino avrà ricadute pesanti per tutti. La Cina è un importante fornitori di beni intermedi in molti settori: le sue esportazioni sono salite dal 24% del totale nel 2003 al 32% nel 2018, secondo i dati della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad). La Cina è anche un importante fornitore per tutta la produzione, compresa quella destinata ai mercati interni dei Paesi importatori.

Concentrando il campo d’analisi all’area dei Paesi del G20, lo scenario contenuto in questa analisi riportata dal sito Statista prevede che Covid-19 farà diminuire la crescita del Pil reale dello 0,4% nel 2020 rispetto all’anno precedente, portandola al 2,7%.

La società Moody’s ha aggiornato l’8 aprile le sue previsioni sull’eurozona, prevedendo una contrazione del 2,2% del prodotto interno lordo nel 2020, con ricadute pesanti su  Germania (-3%), Italia (-2,7%), Spagna (-1,8) e Francia (-1,4%). In Germania la ripresa si preannuncia più lenta. Dato l’enorme settore manifatturiero tedesco orientato all'esportazione, il Paese è particolarmente esposto sia alla rottura della catena di approvvigionamento che alla debole domanda globale. 

La dimensione della ricaduta dipenderà dalla risposta fiscale e finanziaria dei Paesi, dalla struttura economica, dalla specializzazione settoriale e dalla resilienza istituzionale complessiva. Ad esempio, le economie con una quota maggiore di piccole e medie imprese o di lavoratori autonomi sono maggiormente esposte al rischio di deterioramento. I sistemi economici che dipendono in gran parte dalla produzione potrebbero registrare un calo immediato dell’attività economica, ma probabilmente sperimenteranno un rimbalzo più rapido.

Secondo il briefing “World economic situation and prospects: April 2020” del dipartimento delle Nazioni unite per gli affari economici e sociali (Un Desa), senza un pacchetto di misure fiscali ben strutturato, l’economia globale potrebbe contrarsi di quasi l’1%. Prima dell’emergenza, le stime prevedevano una crescita della produzione mondiale del 2,5% per il 2020, ma le restrizioni alla circolazione delle persone e i blocchi adottati da più di 100 Paesi hanno costretto a rivedere l’andamento.

Le forti riduzioni dei prezzi delle attività e la volatilità dei mercati finanziari avranno un impatto sulle attività economiche attraverso i canali di credito e gli investimenti. Le banche potrebbero essere costrette a ridurre i prestiti, aumentando le pressioni al ribasso nel mercato del credito. Con l’aumento delle insolvenze nei prestiti alle imprese e ai consumatori, si registrerebbe un deterioramento dei bilanci, aumentando la fragilità dei sistemi bancari nazionali. Gli effetti prolungati delle restrizioni nelle economie più sviluppate, si legge nel briefing, avranno gravi ripercussioni nei Paesi in via di sviluppo. Un calo della spesa al consumo nell’Unione europea e negli Stati Uniti ridurrà le importazioni di beni di consumi da questi Paesi, influendo negativamente sull’economia locale.

Secondo gli esperti, la pandemia di coronavirus avrà un impatto economico maggiore rispetto alle epidemie dell’ultimo secolo, in quanto l’economia mondiale è molto più grande (di circa 2,5 volte rispetto al 2000) e molto più interconnessa. Sugli effetti di uno shock di origine pandemica sull’economia, si è soffermato uno studio congiunto della Banca mondiale e dell’Organizzazione mondiale della sanità, dal titolo “A world at risk: annual report on global preparedness for health emergencies”. Secondo gli esperti, un’emergenza sanitaria è in grado di provocare una contrazione tra il 2,2% e il 4,8% del Pil globale. Oggi queste stime applicate al caso Covid-19 sono il punto di partenza, ma trovano conferma in un’analisi dell’Asian development bank. Secondo la banca regionale asiatica, il costo globale della pandemia potrebbe variare da 2 a 4,1 trilioni di dollari, cioè dal 2,3% al 4,8% del prodotto interno lordo globale.

La crisi impatta su oltre tre miliardi di lavoratori

Se la ricaduta sul Pil globale sarà pesante, l'effetto immediato sulle attività e sui posti di lavoro è ancora peggiore. 3,3 miliardi di lavoratori sono impattati dalla crisi, ha rilevato il secondo monitor “Covid-19 and the world of work” diffuso il 7 aprile dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). Nel mondo si stima un calo delle ore lavorate pari al 6,7%, che equivale a 230 milioni di lavoratori a 40 ore settimanali e 195 milioni a 48 ore settimanali. L’impatto maggiore geograficamente (in numeri assoluti) riguarda l’Asia con 125 milioni, seguita dalle Americhe con 24 milioni, dall’Africa con 19 milioni e dall’Europa con 12 milioni. I settori più a rischio sarebbero accoglienza e ristorazione, manifattura, retail e riparazioni, per un totale di 1,25 miliardi di occupati. Nel mondo- ricorda l’Oil- solo il 45% dei lavoratori è coperto da qualche forma di protezione sociale e in Africa e in Asia la componente di lavoratori irregolari nell’agricoltura supera il 60%. Se si considerano le percentuali di lavoratori a rischio, le zone più interessate sono le Americhe (43,2%) e l’Europa e Asia centrale (42,1%), su una media globale del 37,5%.

Inoltre, la pandemia sta colpendo duramente l’industria turistica globale. Mentre un numero crescente di Paesi chiude i propri confini, i viaggi- sia nazionali che internazionali- si sono fermati. Restrizioni più prolungate potrebbero danneggiare gravemente le economie di quei Paesi in via di sviluppo (Bahamas, Capo Verde, Maldive) per i quali il turismo rappresenta quasi il 20% del Pil. In tutto il mondo il settore turistico conta circa 123 milioni di addetti, con l’80% delle aziende rappresentato da piccole e medie imprese.

“I lavoratori e le imprese si trovano di fronte a una catastrofe, sia nei Paesi ad economia avanzata che in quelli in via di sviluppo”, ha affermato Guy Ryder, direttore generale dell’Oil, che descrive il Covid-19 come “la peggiore crisi globale dopo la seconda guerra mondiale”. In questa fase l’Oil ritiene urgente stimolare l’economia, supportare imprese, lavoro e reddito, proteggere i lavoratori nei luoghi di lavoro, potenziare il dialogo sociale come metodo per giungere alle soluzioni.

Mantenere accese le luci dell’economia

Per fronteggiare la crisi, molte autorità nazionali stanno attuando misure politiche senza precedenti. Molte sono rivolte al potenziamento dei settori sanitari per garantire la disponibilità di forniture mediche, test Covid-19 gratuiti, nonché finanziamenti per la ricerca e lo sviluppo di vaccini e trattamenti. Le banche centrali di tutti i Paesi sviluppati e in via di sviluppo si sono mosse in modo aggressivo, riducendo i tassi di interesse, iniettando liquidità e fornendo finanziamenti di emergenza a imprese e famiglie.

L’emergenza, dunque, chiama forme di intervento pubblico anche particolarmente invasive, ma tutto questo basterà per evitare una nuova grande depressione economica? Sul tema si è concentrata un’analisi presentata da Richard Baldwin, professore di Economia Internazionale presso il Graduate institute di Ginevra. Baldwin ha individuato tre tipi di shock economici scatenati dalla pandemia. In primo luogo, la malattia colpisce la produzione: milioni di persone si ammalano e devono lasciare temporaneamente il lavoro. In secondo luogo, subentrano le misure di contenimento volte a fronteggiare la diffusione del virus. Il terzo shock è sul piano delle aspettative: l’emergenza di Covid-19 costringe consumatori e aziende in una posizione di attesa. Per questo, sostiene l’economista, è importante che i governi utilizzino “misure costose ma rapide per garantire che il flusso circolare di denaro continui a circolare”, ossia “mantengano accese le luci dell'economia senza preoccuparsi troppo dei costi”. 

 

di Andrea De Tommasi e Tommaso Tautonico

Martedì 14 Aprile 2020
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