29 Ottobre 2026

Nel corso della scorsa settimana, il Governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, è intervenuto alle riunioni del Fondo monetario internazionale che si sono svolte in Thailandia. Il suo intervento si è concentrato sulle infrastrutture sostenibili e resilienti. Con questo termine si indica la necessità che le infrastrutture, pensiamo a quelle di trasporto, energetiche e idriche, devono essere costruite secondo una logica di sostenibilità non soltanto ambientale e strutturale, ma anche sociale. E devono tenere conto sempre di più della crisi climatica, che sta accelerando.

Il tema è rilevante non soltanto in Italia, ma in tutto il mondo, perché molte aree del pianeta sono colpite duramente proprio dagli eventi climatici estremi. Per questo il Governatore invita il settore delle assicurazioni e delle riassicurazioni a tenerne conto, per evitare che i danni climatici si scarichino interamente sui bilanci pubblici. Più in generale, il settore privato, sottolinea Panetta, deve farsi carico dei rischi climatici in modo da ridurre l’impatto dei costi dovuti agli eventi metereologici estremi sulla finanza pubblica.

Queste raccomandazioni, tuttavia, non sembrano essere davvero in cima alla lista delle priorità di chi progetta e realizza nuove infrastrutture. Una recente ricerca della Stanford University mostra, per esempio, che il 25% dei data center attualmente esistenti e necessari al funzionamento dell’intelligenza artificiale è stato localizzato in aree a rischio idrico, cioè in territori che, allo stato attuale, affrontano, per almeno un mese all’anno, una crisi dovuta alla scarsità d’acqua, fondamentale per raffreddare i data center. Stiamo dunque costruendo infrastrutture che potrebbero rivelarsi tutt’altro che resilienti alla crisi climatica, con conseguenze economiche e sociali rilevanti, considerata la pervasività dell’intelligenza artificiale.

È un caso emblematico di mancanza di lungimiranza. Nel 2026 l’Italia si è dotata di una procedura che stabilisce le regole per autorizzare la costruzione dei data center, ma queste autorizzazioni devono tenere conto dell’evoluzione futura, almeno quella prevedibile, della crisi climatica, per evitare i problemi evidenziati dal Governatore. Essere previdenti e lungimiranti richiede, tuttavia, un profondo cambiamento della governance degli investimenti infrastrutturali e della mentalità con cui vengono operate le scelte, soprattutto quelle riguardanti infrastrutture con una vita media di decine di anni.

Ecco perché serve una vera e propria governance anticipante, come raccomanda l’ONU, per evitare di piangere sul latte versato, come rischiamo di fare se progettiamo infrastrutture senza considerare adeguatamente i rischi legati alla crisi climatica. Questo tema è affrontato nel Rapporto annuale che l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile ha presentato mercoledì 28 ottobre presso la Camera dei deputati. Cambiare il modo di fare le leggi e di elaborare le politiche è una delle proposte “di sistema” contenute nel Rapporto, il cui titolo è “Agenda per la prossima legislatura. E non solo”.

Sviluppare una governance anticipante, magari imparando dai Paesi dove essa è già praticata, è un modo per prepararsi al futuro, ma anche per ridurre i rischi e cogliere le opportunità offerte dall’innovazione: non soltanto quella tecnologica, ma anche quella sociale.

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