L’Undp ha rilasciato l’aggiornamento 2018 degli Indici di sviluppo umano. Emerge una tendenza a migliorare, ma la crescita è discontinua e non uniforme, con molte criticità da superare. Italia al 28° posto. 21/9/2018
Al via un l'iter legislativo che porterà, in caso di successo, a includere tra i motivi di migrazione anche siccità, desertificazione e innalzamento dei mari: fenomeni che entro il 2050 costringeranno a far spostare oltre 200 milioni di persone. 14/8/2018
Disparità inter e intra generazionali, “pavimenti” e “soffitti appiccicosi”, difficoltà per i figli di genitori poco istruiti : un rapporto analizza le ragioni della disuguaglianza sociale.
Tre milioni di rifugiati e sfollati in più rispetto al 2016. Guerre, episodi di violenza e persecuzioni tra le cause. L’85% dei rifugiati trova accoglienza in Paesi poveri e in via di sviluppo
La redistribuzione ex post non basta a ridurre le diseguaglianze: il 10% più ricco della popolazione detiene il 50% dei beni, il 40% più povero il 3%. Ventiquattro nuovi indicatori per monitorare la situazione.
Ecco gli ultimi risultati dell’Idi, l'indice che fornisce un’informazione più accurata sull’andamento economico e sociale rispetto al Pil. Per l’Italia prestazioni poco incoraggianti: ultimo tra i Paesi del G7 e disuguaglianze aumentate.
Il documento “Facciamo un patto” raccoglie nove proposte di politiche chiave per migliorare le condizioni di bambini/e e adolescenti, da far siglare ai partiti e movimenti politici in corsa elettorale.
In Campania l’aspettativa di vita è in media tre anni inferiore rispetto a Trento e in Italia se si è laureati si vive fino a cinque anni in più e si riduce il tasso delle malattie croniche, dice il rapporto “Le disuguaglianze di salute in Italia”.
Il divario tra ricchi e meno abbienti è in crescita dagli anni ’70. Otto organizzazioni e un gruppo di studiosi si sono uniti per contrastare il fenomeno. Tra i promotori, Fabrizio Barca, Enrico Giovannini e Flavia Terribile dell'ASviS.
“Ricompensare il lavoro, non la ricchezza” è l'ultimo rapporto della ong britannica presentato al Wef: il 50% degli italiani più poveri ha visto un incremento del reddito tra il 2006 e il 2016 del 15,3%, a fronte del 40,4% dei due decili più benestanti.



































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