Il piano quinquennale dell’Ong si pone l’obiettivo di garantire a 100 milioni di bambine il diritto di imparare, condurre il cambiamento, decidere per se stesse e crescere lontano da violenza, discriminazione e paura.
I giovani italiani pagano il prezzo dell’iniquità cresciuta con la crisi economica. L’Istituto Bertelsmann raccomanda di ridurre la povertà infantile e aumentare il livello di equità nell’educazione
L’economia attuale disumanizza ed emargina la popolazione più debole e vulnerabile. Bisogna costruire un sistema globale “solidale e cooperativo”, che garantisca un vero sviluppo economico e sociale.
ll divario globale tra i salari rimane a livelli record, nonostante la disoccupazione sia diminuita. In Italia l’1% più benestante detiene il 23,4% di ricchezza nazionale netta, pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero della popolazione.
Bisogna rispondere alle nuove esigenze di una popolazione invecchiata, migliorare la qualità dell'assistenza per le malattie acute e croniche, ridurre le disuguaglianze e investire in promozione della salute e prevenzione, dice l’Ocse.
Sono 3,5 milioni i bambini che vivono in povertà, con conseguenze a livello di abbandono scolastico, esclusione sociale, alimentazione, attività fisica e salute. Lo rivelano l’Atlante dell’infanzia di Save the Children e fonti Istat.
Nel 2015 circa 119 milioni di persone, quasi un quarto dell’intera popolazione europea, si trova a rischio povertà ed esclusione sociale. Un rischio che aumenta significativamente per giovani, donne, stranieri e nuclei familiari a bassa scolarizzazione.
Le disuguaglianze del progresso sociale segnano profondamente l’Ue, all’interno e tra le nazioni. In una scala da 1 a 100, sono 18 i punti che separano la regione italiana con il punteggio più alto da quella con il punteggio più basso, secondo il nuovo indice.
L'ultimo rapporto dell'organizzazione si concentra su tre aspetti dei cambiamenti sociali e propone 13 soluzioni politiche radicali per i Paesi industrializzati al fine di risolvere queste problematiche senza bisogno di una crescita economica più veloce.
Una relazione della Commissione europea in merito al divario pensionistico di genere riferito al 2012 mostra come in tutti i 28 Pesi membri esista questo scarto che va da un minimo del 5% a un massimo del 42%. La discussione in Parlamento Ue è prevista per l'inizio del 2017.



































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