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L’Italia e il Goal 6: aumenta l’inefficienza della rete idrica

Sempre più famiglie lamentano irregolarità nell’erogazione dell’acqua. Rapporto ASviS: recuperare gli ecosistemi degradati, recepire il Referendum del 2011 per l’acqua pubblica come bene comune, stop a plastica monouso. [VIDEO] 24/10/2019

Il Goal 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) in sintesi

L’efficienza del sistema idrico è uno dei tanti nodi irrisolti italiani. Il Rapporto ASviS 2019 evidenzia che nel corso dell’ultimo anno non sono state adottate misure efficaci per diminuire la dispersione della risorsa. Inoltre, nel marzo di quest’anno, la Commissione europea ha deferito nuovamente l’Italia alla Corte di Giustizia per il mancato trattamento adeguato delle acque reflue urbane. 

In Italia, dopo un breve periodo positivo legato alla gestione dell’acqua, dal 2014 è cresciuto il numero di famiglie che denunciano l’inefficienza del sistema. In generale, il Nord Italia registra prestazioni migliori rispetto al Centro e al Mezzogiorno. Nel corso del 2017 l’Umbria, il Lazio e la Basilicata sono le regioni dove si è registrata la variazione più drastica per irregolarità nell’erogazione dell’acqua e inefficienza della rete di distribuzione dell’acqua potabile. Restano però Calabria e Sicilia quelle con la situazione più critica: la quota di famiglie che denuncia irregolarità è pari al 36% in entrambe le regioni, lontane dalla media nazionale che si attesta a quota 10%.

La risoluzione Onu sull’acqua ricorda che “l’acqua potabile e per uso igienico, oltre ad essere un diritto di ogni uomo, concerne la dignità della persona, è essenziale al pieno godimento della vita, ed è fondamentale per tutti gli altri diritti umani”. Per questo motivo deve essere garantita a ogni individuo l’accessibilità all’acqua. 

A tal fine l’ASviS propone l’approvazione di una legge che recepisca il risultato del referendum del 2011, assicurando che venga sottratto alle leggi del mercato un livello minimo vitale di acqua gratuita da destinare a tutti. Di pari passo, occorre creare un Fondo internazionale di solidarietà per progetti di cooperazione destinato ai Paesi poveri, approvare la legge in discussione alla Camera su “Gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”, estendere a tutte le città l’adozione della “Carta per il diritto all’acqua” e ridurre l’uso delle bottiglie di plastica e della plastica monouso

 

Guarda la video intervista a Luigi Di Marco, Coordinatore del Gruppo di lavoro ASviS sul Goal 6

L’indicatore composito per l’Italia

L’indicatore composito elaborato dall’ASviS per il Goal 6 mostra un andamento positivo fino al 2014, trainato da una riduzione del numero di famiglie che non si fidano di bere l’acqua del rubinetto e di quelle che lamentano l’irregolarità nell’erogazione dell’acqua. Tra il 2015 e il 2017, però, si registra un netto peggioramento, dovuto all’aumento della quota di famiglie che lamentano irregolarità nell’erogazione dell’acqua e alla diminuzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile.

Le regioni italiane e il Goal 6

Nel 2017 il Goal 6 mostra una situazione eterogenea, collocando il Nord d’Italia in una posizione migliore rispetto al Centro e al Mezzogiorno. Tra il 2010 e il 2017 il Centro Italia è la ripartizione geografica che segnala la variazione più critica a causa della perdita di efficienza della rete di distribuzione dell’acqua potabile, deterioramento riscontrato in misura minore anche nel Mezzogiorno e nel Nord d’Italia. Le regioni che segnalano la variazione più drastica sono l’Umbria, il Lazio e la Basilicata che peggiorano a causa dell’aumento del numero di famiglie che lamentano irregolarità nell’erogazione dell’acqua e della riduzione dell’efficienza delle reti di distribuzione dell’acqua potabile, che nel 2015 si attesta al 53% in Umbria, al 47% nel Lazio e al 44% in Basilicata (contro la media nazionale del 59%). Nell’ultimo anno disponibile (2017), la Calabria e la Sicilia sono le due regioni che presentano la situazione più critica a causa della quota di famiglie che lamentano l’irregolarità nell’erogazione dell’acqua. Quest’ultima risulta pari a circa il 36% in entrambe le regioni, rispetto alla media nazionale del 10%, al 20% del Mezzogiorno e al 4% del Nord d’Italia.

Il resoconto degli ultimi 12 mesi

Non sono stati approvati nell’ultimo anno atti normativi rilevanti per l’attuazione del Goal 6, anche se, con la Legge di Bilancio 2019, sono state adottate alcune misure inquadrabili nella tematica dell’efficienza delle reti di distribuzione idrica e nel Target 6.6 dell’Agenda 2030 relativo alla protezione e al ripristino degli ecosistemi legati all’acqua. L’ASviS, nell’analisi della Legge di Bilancio pubblicata a febbraio 2019, ha preso positivamente atto dell’attenzione nel testo di legge di considerare il grave fenomeno delle perdite di rete, valutando però le misure adottate del tutto inadeguate rispetto alle necessità e criticando l’omissione di misure finanziarie per infrastrutture di trattamento e depurazione delle acque reflue. Il 6 marzo 2019, la Commissione europea ha peraltro ancora deferito l’Italia alla Corte di Giustizia per il mancato trattamento adeguato delle acque reflue urbane. 

Il Dpcm del 30 maggio 2019 riguardante la “Individuazione degli interventi prioritari e dei criteri di utilizzo del Fondo di garanzia delle opere idriche” risponde alla necessità di potenziare le infrastrutture. L’art. 58 della Legge 221/2015 ha istituito un Fondo di garanzia dello Stato che sostiene gli investimenti attraverso la concessione di garanzie a favore del gestore titolato del servizio idrico integrato o del gestore o concessionario per le grandi dighe e le connesse opere di adduzione e derivazione nonché per le piccole dighe. 

Nel frattempo, l’iter di approvazione del Ddl Ac 52 “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”, presentato il 23 marzo 2018, è ancora in corso e, parallelamente, è stato presentato il 22 giugno 2018 il Ddl Ac 773 “Princìpi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque”, che ponendosi gli stessi obiettivi, differisce rispetto al precedente su alcuni aspetti che riguardano la governance. Si tratta di proposte di legge che ripropongono, in larga parte, disposizioni contenute in proposte già presentate ed esaminate nel corso della precedente 17esima legislatura (Ac 2212), in particolare quelle recate dal Ddl Ac 773 sono pressoché identiche a quelle già approvate dalla Camera.

L’approvazione di una legge su questi temi è fondamentale al raggiungimento dei diversi Target del Goal 6, con implicazioni che rinviano direttamente ad aspetti contenuti in altri Goal dell’Agenda 2030, ma richiede un equilibrio complesso tra garanzia di diritti, tutela delle risorse ambientali e usi concorrenti della risorsa idrica, aspetti economici e investimenti in infrastrutture, capacità istituzionale, trasparenza e partecipazione, misure di solidarietà anche internazionale.

Prendendo a riferimento l’articolato dell’Ac 52, il testo riguarda i seguenti Target e Goal dell’Agenda 2030: 

  • Art.1 - Favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale, nel quadro delle politiche complessive di tutela e di gestione del territorio;
  • Artt. 2-3 - Acqua come diritto umano universale fondamentale (Target 6.1 e 6.2), indispensabile per la vita dell’ecosistema e di tutti gli esseri viventi (Goal 14 e 15), definizione della priorità nell’utilizzo (Goal 2 e 7), promozione all’utilizzo dell’acqua di rubinetto (Goal 11 e Goal 12);
  • Artt. 4-5-8 - Governance nella gestione della risorsa (Target 6.4, 6.5, 6.6, Goal 15);
  • Art. 6 - Qualità delle acque (Target 6.3, Goal 3, Goal 2 e Goal 12);
  • Artt. 7-15 - Pubblicità dei controlli – Democrazia partecipativa - attuazione della Convenzione di Aarhus (Target 6.b, Target 16.6 -16.7-16.10 -11.3);
  • Artt. 9-13 e 17 - Servizio idrico integrato, gestione pubblica e ripubblicizzazione, finanziamento (Target 6.4, 6.5, 9.1 e 9.4. e Goal 16);
  • Art.14 - Tariffe e garanzia dell’erogazione del minimo vitale di 50 litri/persona (Target 6.1 e Goal 1);
  • Art.16 - Istituzione del fondo di solidarietà internazionale (Target 6.a e Goal 17).

Nel frattempo, procede l’iter di approvazione della proposta di Direttiva europea (approvata con risoluzione del Parlamento europeo il 28 marzo 2019) concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano Com (2017) 753 di rifusione della vigente direttiva 98/83/Ce, con l’obiettivo di aggiornare la normativa per il miglioramento della qualità, sicurezza e salubrità dell’acqua potabile negli Stati membri, a tutela della salute dei cittadini europei e in una prospettiva di minore impatto sull’ambiente. La Direttiva contribuisce anche agli obiettivi di riduzione delle bottiglie di plastica acquistate (con riferimento ai Goal 12 e 14) da chi non si fida di bere l’acqua dal rubinetto, una quota della popolazione che in Italia è di circa il 29%, valore che contribuisce a spiegare perché il nostro Paese sia in testa della classifica Ue per il consumo d’acqua in bottiglia (circa 190 litri pro capite/anno contro i circa 110 litri pro capite/anno della media europea). 

Peraltro, la Direttiva entra nella disciplina di diversi aspetti dei Ddl Ac 52 e Ac 773 relativi ai diversi Target del Goal 6 quali: 6.1 per il diritto d’accesso all’acqua destinata al consumo umano, sollecitato dall’iniziativa dei cittadini europei “Right2water”; 6.3 e 6.4 per gli aspetti relativi alla qualità e alla sicurezza; 6.b per gli aspetti relativi alla partecipazione, informazioni al pubblico, accesso alla giustizia attuativi della Convenzione di Aarhus. Di conseguenza, la legge nazionale dovrebbe essere allineata alla Direttiva in via di emanazione, al fine di anticiparne il recepimento dei contenuti, valorizzando quanto è stato già realizzato.

Le proposte dell’ASviS

Per migliorare la gestione sostenibile delle risorse idriche vanno sostenute politiche innovative, anche attraverso l’uso di sistemi di elaborazione dei dati sempre più dettagliati. Inoltre, per arginare le perdite di rete e l’inadeguata depurazione è indispensabile realizzare interventi straordinari, assicurando il coordinamento territoriale delle Autorità di Bacino, delle Regioni e degli Ambiti territoriali ottimali (Ato) e definendo piani industriali che obblighino i gestori dei servizi ad assicurare standard adeguati ed effettuare investimenti correlati agli utili.

Con il coinvolgimento delle Regioni e degli enti locali, va rafforzato l’impegno per il raggiungimento degli obiettivi comunitari e nazionali di recupero e ripristino degli ecosistemi degradati, di miglioramento della connettività ecologica e di riduzione dell’artificializzazione e impermeabilizzazione del suolo, con particolare riferimento agli ambiti dei sistemi fluviali e delle zone umide.

Anche a tal fine è urgente approvare una legge che recepisca l’esito del referendum del 2011 per l’acqua pubblica come bene comune, diritto universale inalienabile, come proposto dal Ddl Ac 52 (“disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”), superandone eventuali criticità, rafforzandone la coerenza con tutti gli altri SDGs. In tal modo si consoliderebbe il riconoscimento del diritto umano all’acqua, con un livello di minimo vitale gratuito per tutti sottratto alle regole del mercato.

Parallelamente, va prevista l’attivazione di un Fondo internazionale di solidarietà per progetti di cooperazione internazionale volti a garantire l’accesso all’acqua nei Paesi più poveri, favorendo l’impegno degli enti locali e le forme partecipative a tutela di questa risorsa (come espresse dalla proposta della “Carta delle città per il diritto all’acqua”), valorizzando quanto è stato già implementato nel settore, individuando meglio gli strumenti di governance idonei al conseguimento del livello d’ambizione del Goal 6.

Il Governo ha annunciato l’intenzione di voler realizzare una “Agenda urbana per lo sviluppo sostenibile”, accogliendo la proposta formulata negli anni scorsi dall’ASviS e da Urban@it. Molte delle azioni presenti nel documento intendono proprio migliorare la situazione relativa all’acqua pulita e ai servizi igienico-sanitari. In sintesi, bisogna: approvare la proposta di legge in discussione alla Camera su “Gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque” ed estendere a tutte le città l’adozione della “Carta per il diritto all’acqua”; sollecitare le città a realizzare campagne/azioni sui territori per ridurre l’uso delle bottiglie di plastica e della plastica monouso, in attuazione della Direttiva Ue 2019/904 e della “Strategia per la plastica nell’economia circolare”, adottata dalla Commissione europea nel 2018.

Leggi l’Analisi del Goal 6 nel Rapporto ASviS 2019 e le proposte dell’Alleanza su Capitale naturale e qualità dell’ambiente

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giovedì 24 ottobre 2019
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