Il biologico avanza, ma la crisi climatica minaccia l’agroalimentare italiano

5 Novembre 2026

La situazione in Italia

L’Italia dispone di un sistema agroalimentare caratterizzato da eccellenze e virtuosismi, ma esposto a profonde fragilità strutturali, prima fra tutte la sempre più grave crisi climatica. Il nostro Paese registra il livello più elevato nell’Unione europea di perdite medie annue dei raccolti dovute a eventi meteorologici estremi, con un impatto economico che la Commissione europea stima già oggi in circa 2,9 miliardi di euro all’anno, generato per oltre la metà da fenomeni siccitosi. È quanto rileva il Rapporto ASviS 2026, nella parte dedicata al Goal 2 “Sconfiggere la fame”. Nel complesso, l’indice del Goal resta sostanzialmente stabile, sia nel lungo periodo che nell’ultimo anno. Se gli indicatori relativi alla qualità e sicurezza dell’alimentazione (eccesso di peso e adeguata alimentazione) non subiscono variazioni, diminuisce però la quota di persone con un’adeguata alimentazione (-3,5 punti percentuali).

Nel Rapporto vengono analizzati tre obiettivi quantitativi. Il primo prevede che entro il 2030 il 25% della Superficie agricola utilizzata (SAU) sia destinato a coltivazioni biologiche (Target 2.4). Nel 2024 l’Italia ha raggiunto circa il 20%, registrando una traiettoria positiva che, se mantenuta, consentirà di centrare l’obiettivo. Il secondo obiettivo prevede una riduzione del 20% dell’utilizzo di fertilizzanti distribuiti in agricoltura entro il 2030, rispetto ai livelli del 2019 (Target 2.4). Nel 2024 l’Italia si attesta a 455,2 chilogrammi per ettaro. L’andamento altalenante del dato rende difficile valutare la possibilità di raggiungere il traguardo, anche se nel 2022 il valore rilevato si era avvicinato a quello previsto per il 2030. Il terzo obiettivo fissa una riduzione del 50% dell’uso dei pesticidi entro il 2030, rispetto alla media del triennio 2015-2017 (Target 2.4). Nel 2024 l’Italia registra un valore pari a 10,5 chilogrammi per ettaro e un trend in miglioramento che consentirà di avvicinarsi all’obiettivo, senza tuttavia raggiungerlo.

L’agricoltura italiana conferma una forte vocazione alla sostenibilità e un impegno verso modelli produttivi a minore impatto ambientale. Sul fronte delle emissioni atmosferiche, il settore rispetta gli impegni europei di riduzione dell’ammoniaca, di cui l’agricoltura rappresenta la fonte primaria (91%). Sono stati infatti già raggiunti sia gli obiettivi fissati per il decennio in corso sia il target di riduzione del 16% previsto per il 2030 rispetto al 2005. Ciononostante, l’indice di densità del bestiame, pari a 0,81 contro una media Ue di 0,75, evidenzia come l’intensità delle emissioni per ettaro di SAU rimanga superiore a quella europea. Un dato che conferma la necessità di proseguire nel percorso di riconversione ed efficientamento degli allevamenti.

A minacciare la tenuta del sistema agroalimentare nazionale è soprattutto il progressivo degrado del capitale naturale da cui dipende la produzione alimentare. L’Italia è tra i Paesi europei più esposti al rischio di erosione idrica del suolo, un fenomeno aggravato dal continuo consumo di suolo artificiale. La fragilità del sistema di approvvigionamento alimentare riguarda anche la cosiddetta economia blu: i settori della pesca e dell’acquacoltura subiscono danni climatici e ambientali stimati in 200 milioni di euro all’anno.

Negli ultimi mesi sono state introdotte iniziative di sostegno al settore agroalimentare e misure per rafforzare la tutela della biodiversità genetica delle risorse agricole e zootecniche locali, in particolare in Calabria e Sardegna. Permangono, tuttavia, criticità nell’orientare la transizione ecologica del sistema produttivo. Sul fronte della tutela dell’integrità dei mercati e del patrimonio agroalimentare, va segnalata positivamente la Legge n. 75/2026, che inasprisce le sanzioni contro frodi, contraffazioni e pratiche ingannevoli lungo l’intera filiera agroalimentare.

Proposte per la prossima legislatura. E non solo

Riconoscere il diritto al cibo come diritto umano fondamentale, attraverso l’approvazione di una Legge quadro sulla sicurezza alimentare e l’istituzione di un sistema permanente di monitoraggio.
Contrastare le disuguaglianze nell’accesso al cibo, affrontando le fragilità economiche e sociali che impediscono a molte famiglie di seguire un’alimentazione adeguata, sana e sostenibile.
Accelerare la transizione ecologica dell’agricoltura, con una strategia integrata di adattamento e mitigazione, la riduzione delle emissioni climalteranti e la diffusione del carbon farming per aumentare la capacità dei suoli di assorbire e immagazzinare carbonio.
Ridurre le perdite e gli sprechi alimentari, istituendo un Fondo nazionale per la conservazione dei prodotti e la riduzione degli scarti.
Rafforzare la tracciabilità sociale e ambientale dei prodotti, consentendo ai consumatori di riconoscere, oltre alla qualità, il rispetto dei diritti dei lavoratori e degli standard ambientali.
Tradurre il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC) in interventi concreti, definendo un ordine di priorità delle azioni sulla base della gravità dei rischi climatici.

La situazione in Europa

Il Goal 2 registra un lieve miglioramento tra il 2010 e il 2024, una dinamica moderatamente positiva che accomuna tutti i Paesi europei. Nell’ultimo anno si osserva una riduzione di un punto percentuale della quota di persone che non possono permettersi un pasto ogni due giorni, mentre il reddito agricolo per unità di lavoro annua (ULA) rimane stabile.

Tra gli obiettivi quantitativi figura il raggiungimento, entro il 2030, del 25% di SAU destinata alle coltivazioni biologiche. La quota è in crescita sia nell’Unione europea sia in Italia, ma con ritmi differenti. Negli ultimi cinque anni l’Ue ha registrato un aumento di appena 2,5 punti percentuali, arrivando nel 2024 al 10,9%, un valore ancora distante dal traguardo. L’Italia mostra invece una dinamica più favorevole, con una crescita di 4,7 punti percentuali nello stesso periodo.

La situazione nel mondo

Nel 2025 645 milioni di persone, pari al 7,8% della popolazione mondiale, hanno sofferto di malnutrizione cronica. Si tratta di un dato in diminuzione rispetto all’8,6% del 2022 e leggermente inferiore all’8% registrato nel 2015. I progressi verso l’Obiettivo di sconfiggere la fame restano tuttavia esposti a nuove minacce: il conflitto in Medio Oriente del 2026, l’intensificarsi degli eventi meteorologici estremi e la riduzione degli aiuti allo sviluppo e dei finanziamenti umanitari rischiano infatti di compromettere i risultati raggiunti.

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