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Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno, e fermare la perdita di diversità biologica

Le risorse naturali hanno subito dagli anni ‘50 del secolo scorso un declino senza precedenti nella storia umana. Una specie su otto è a rischio estinzione. Per l’Italia la tendenza è estremamente negativa, causata dal netto peggioramento degli indicatori elementari relativi alla frammentazione del territorio e al consumo di suolo.

Notizie

L’Italia brucia e i cambiamenti climatici aggravano la stagione degli incendi

Dal 2000 in Italia è andata in fumo una superficie pari a tre volte e mezzo la Sardegna. Le proposte di Greenpeace e Sisef per mitigare i danni subiti dai nostri ecosistemi forestali. 8/9/20

Dall’incendio del Gran Sasso dello scorso mese fino ai roghi in Sicilia, passando per Campania e Calabria. Ogni “stagione degli incendi”, che nel nostro Paese va dall’inizio della primavera a settembre inoltrato, l’Italia brucia e con essa va in fumo grossa parte del patrimonio boschivo nazionale. Un fenomeno inarrestabile, che anno dopo anno si ripete, destinato a peggiorare per via dei cambiamenti climatici che impongono condizioni meteo sempre più estreme.

Con l’obiettivo di spiegare le connessioni tra questi due fenomeni, il 25 agosto Greenpeace e la Società italiana di selvicoltura ed ecologia forestale (Sisef) hanno pubblicato il rapporto “Un Paese che brucia. Cambiamenti climatici e incendi boschivi in Italia”, dove si analizzano cause ed effetti di un legame che mette a rischio l’intera Penisola.

Secondo lo studio negli ultimi anni il bacino del Mediterraneo ha subito ingenti danni, generati da incendi sempre più intensi e lunghi, con vaste superfici di terreni dati alle fiamme, basti pensare che dal 2000 al 2017 sono andati in fumo 8,5 milioni di ettari di territorio, in pratica un’area grande quanto tre volte e mezzo la Sardegna. E la connessione con un clima sempre più caldo è ormai evidente: la modifica delle precipitazioni e l’aumento medio delle temperature rappresentano un pericolo per la salute e i servizi ecosistemici generati dalle foreste. In pratica, più queste vengono esposte a tempeste, siccità e incendi, più viene meno la preziosa funzione di assorbimento del carbonio.

Il classico ciclo di feedback descritto dagli scienziati, dove a seguito di un aumento della temperatura viene meno anche il servizio di stoccaggio della CO2, alimentando ancor di più la crisi climatica, come ricorda anche Federico Spadini, campagna clima di Greenpeace Italia: “I cambiamenti climatici sono la principale sfida del nostro tempo: eventi meteorologici estremi come tempeste di vento e siccità che facilitano la diffusione degli incendi sono sempre più frequenti e intensi, anche in Italia. In futuro dobbiamo aspettarci un ulteriore aggravarsi del rischio incendi in molte zone d’Europa, così come degli altri eventi estremi. Per scongiurare la catastrofe climatica dobbiamo agire ora per ridurre e poi azzerare le emissioni di gas serra, a livello nazionale e internazionale”.

In Italia le foreste coprono circa il 36% della superficie nazionale (10,9 milioni di ettari di territorio), e trattengono 4,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica al loro interno. Ma, nonostante i numeri ci dicano che le foreste rappresentino una risorsa essenziale nella mitigazione al cambiamento climatico, solo il 18% della superficie forestale italiana può contare su un piano di gestione ad hoc. In generale, le principali cause che rendono gli incendi un pericolo sempre maggiore per i nostri boschi, insieme al riscaldamento globale, sono il progressivo abbandono di aree agricole e di pascolo, la mancanza di gestione del territorio e un approccio che si concentra principalmente sulla lotta agli incendi attivi piuttosto che sulla loro prevenzione.

Dalla seconda guerra mondiale a oggi in Italia c’è stato un progressivo abbandono delle campagne, un fenomeno a cui si assiste anche nel resto del mondo, che ha portato la vegetazione a espandersi. Tra il 1980 e il 2018 i boschi italiani hanno guadagnato oltre un milione di ettari ma, nello stesso periodo, gli incendi hanno interessato oltre quattro milioni di ettari di superficie. Come se ogni anno bruciassero “quasi 150mila campi da calcio o l’intera superficie del comune di Roma”, si legge nello studio. Un dato che fa riflettere e che dimostra non solo come il patrimonio forestale italiano risulti in crescita, ma anche come sia gravemente minacciato da incendi sempre più intensi.

“In Italia lo vediamo chiaramente: da quarant’anni a questa parte gli incendi boschivi hanno colpito in media 107mila ettari all’anno. Il nostro patrimonio forestale, seppur in crescita come superficie totale per il progressivo abbandono delle campagne, è gravemente minacciato da incendi sempre più frequenti e severi” dichiara Martina Borghi, campagna foreste di Greenpeace Italia.

Per limitare questo annoso problema, Greenpeace e Sisef propongono infine cinque azioni chiave: aumentare gli sforzi sul fronte climatico, con politiche che accelerino il processo di transizione energetica e decarbonizzazione dell’economia; mitigare i rischi di incendi accrescendo la resilienza dei nostri ecosistemi forestali; passare da un approccio emergenziale a uno di prevenzione; migliorare il monitoraggio e la raccolta dei dati; rafforzare la preparazione delle comunità locali, attraverso attività di sensibilizzazione e una migliore progettazione delle strutture abitative a contatto con le zone boschive.

 

di Ivan Manzo

Martedì 08 Settembre 2020

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