Povertà minorile: nel 2025 i bambini pagano il prezzo più alto delle crisi
Quasi un bambino su quattro nell’Ue vive a rischio povertà ed esclusione sociale. In Italia la quota sale al 27%. Il costo della vita e le scarse politiche sul tema aggravano le disuguaglianze. 20/01/26
L’aumento dei prezzi dei beni alimentari, dei costi dell’abitazione e dei servizi essenziali registrato nel corso del 2025 sta spingendo milioni di bambine, bambini e adolescenti verso la povertà, con conseguenze profonde e durature sulle loro condizioni di vita. È quanto afferma Save the Children segnalando come la combinazione tra la persistente inflazione e l’insufficienza delle politiche sociali stia colpendo in modo sproporzionato i minori, aggravando disuguaglianze già strutturali.
Italia tra i Paesi più in difficoltà
In Italia, l’analisi conferma che bambine, bambini e adolescenti sono i più colpiti dall’aumento del costo della vita e dalla debolezza delle politiche di sostegno. Il Paese si colloca al quinto posto nell’Unione europea per incidenza della povertà minorile: il 27,1% dei minori è a rischio di povertà ed esclusione sociale, una quota rimasta sostanzialmente invariata negli ultimi cinque anni. Valori peggiori si registrano solo in Bulgaria (35,1%), Spagna (34,6%), Romania (33,8%) e Grecia (27,9%). Il divario rispetto alla popolazione adulta è marcato: tra gli adulti italiani il rischio di povertà si ferma al 22,3%, mentre tra i minori è nettamente più elevato.
Famiglia e origine: i fattori che amplificano il rischio
La povertà minorile in Italia è strettamente legata alla condizione familiare e all’origine dei genitori. Il rischio cresce con l’aumentare del numero dei figli ed è particolarmente alto nelle famiglie monogenitoriali. Ancora più critico è il quadro delle famiglie composte esclusivamente da cittadini stranieri, dove la povertà assoluta riguarda il 40,5% dei nuclei, una quota cinque volte superiore rispetto alle famiglie con minori di soli cittadini italiani, che si attestano all’8%. Questi dati evidenziano come la povertà infantile sia il risultato di una combinazione di fragilità economiche, sociali e demografiche che si rafforzano a vicenda.
Povertà e disuguaglianze: il quadro europeo
Nel 2025, nell’Unione europea circa un bambino su quattro ha vissuto a rischio povertà ed esclusione sociale. I dati mostrano con chiarezza come siano proprio i più giovani la fascia più esposta: il 24,2% degli under 18 nei 27 Paesi Ue è a rischio povertà, a fronte del 20,2% degli adulti. In Spagna, per esempio, la povertà energetica interessa oltre due milioni di bambini, costretti a vivere in abitazioni che non garantiscono condizioni termiche adeguate durante le ondate di caldo estremo. In Svezia la povertà minorile coinvolge ormai un bambino su otto, mentre in Germania cresce in modo significativo la difficoltà delle famiglie nel sostenere le spese essenziali, soprattutto tra i nuclei con redditi medio-bassi.
Un circolo che parte dall’infanzia
Secondo Save the Children, la povertà incide direttamente sulla salute dei bambini, aumenta il rischio di abbandono scolastico precoce e riduce le possibilità di accesso a un lavoro stabile in età adulta. In questo modo si alimenta un circolo di esclusione che può protrarsi per più generazioni. L’Organizzazione richiama l’attenzione dei governi sulla necessità di investimenti urgenti e mirati per contrastare la povertà minorile, sottolineando l’importanza di politiche costruite anche sull’ascolto diretto dei bambini e delle famiglie in difficoltà, per garantire condizioni di vita dignitose e il pieno esercizio dei diritti fondamentali.
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