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LOTTA CONTRO IL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Adottare misure urgenti per combattere il cambiamento climatico e le sue conseguenze

Nel 2017 la concentrazione di CO2 in atmosfera ha raggiunto nuovi livelli record, più di 405,5 ppm (parti per milione), pari al 146% dei livelli pre-industriali Negli ultimi 10 anni sono presenti i sei anni più caldi di sempre, cinque di questi registrati dal 2015 in poi. Tornano ad aumentare le emissioni gas serra dell’Italia dal 2014. Tre quarti di queste provengano dal settore produttivo, mentre il resto è causato dai consumi familiari.

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Clima: ridurre le emissioni non basta, occorre investire sull’adattamento

Il 79% dei Paesi ha almeno uno strumento di pianificazione a livello nazionale, dice l’Adaptation gap report dell’Unep, ma in alcune regioni del mondo i costi per l’adattamento sono fino a dieci volte superiori rispetto ai finanziamenti.  9/12/21

Il 2021 è stato l'anno in cui il cambiamento climatico si è manifestato nei Paesi in via di sviluppo con una nuova intensità. Anche se il mondo cerca di aumentare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra, il rapporto “Adaptation gap report: The gathering storm”, pubblicato a novembre dal Programma delle Nazioni unite per l’ambiente (Unep), evidenzia che la crescita degli impatti climatici sta superando di gran lunga gli sforzi agli adattamenti. Come sottolineato dal sesto Rapporto di valutazione dell'Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), alcuni impatti sono ormai irreversibili e molto evidenti. L'adattamento ai cambiamenti climatici, continua il report dell’Unep, è sempre più integrato nelle politiche e negli interventi di pianificazione in tutto il mondo, grazie anche ad una disponibilità crescente di informazioni sempre più dettagliate sulla capacità di osservazione della Terra, così come evidenziato dal rapporto dell’Organizzazione meteorologica mondiale “State of the Global Climate Observing System 2021”.


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I progressi. Nonostante le difficoltà e i ritardi legati alla pandemia da Covid-19, evidenti soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, in molte agende nazionali si registrano importanti progressi: il 79% dei Paesi ha adottato almeno uno strumento di pianificazione di adattamento ai cambiamenti climatici. Si tratta di un aumento del 7% rispetto al 2020. Il 9% dei Paesi che attualmente non dispongono di tali strumenti ne sta sviluppando uno. Il 65% degli Stati possiede uno o più piani settoriali e il 26% si è dotato di uno o più strumenti di pianificazione subnazionale. Rispetto alla passata edizione del Rapporto, gli strumenti di adattamento ai cambiamenti climatici registrano un maggiore coinvolgimento degli stakeholders e una maggiore considerazione di genere. Solo l'8% dei Paesi è riuscito a valutare i propri piani di adattamento, un risultato poco soddisfacente a causa della mancanza di risorse finanziarie, umane e tecniche.

Costi in aumento. Preoccupano le stime dei costi, più alte rispetto a quanto riportato nella precedente edizione del Rapporto, dove si parlava di una spesa variabile tra 140 e 300 miliardi di dollari entro il 2030 e di 280-500 miliardi di dollari entro il 2050. Nei Paesi in via di sviluppo, continua il report, i costi di adattamento stimati sono da cinque a dieci volte superiori agli attuali flussi finanziari, che nel 2019 hanno raggiunto 79,6 miliardi di dollari.

C'è un urgente bisogno di aumentare ulteriormente i finanziamenti pubblici diretti, continua il Rapporto, così come è urgente superare gli ostacoli e migliorare le informazioni per facilitare l’accesso ai finanziamenti privati. Le analisi suggeriscono che il divario finanziario è più ampio rispetto a quanto indicato nel 2020 e continua a crescere. Nonostante la tendenza all’aumento dei finanziamenti pubblici internazionali, le previsioni indicano una stabilizzazione dei flussi, o forse una diminuzione a causa della pandemia da Covid-19. La progettazione degli interventi deve considerare ogni fattore che può contribuire a ridurre il rischio, compresa una conoscenza dei rischi climatici, della loro interazione con i contesti locali, l'inclusione della popolazione nella progettazione, accordi sugli obiettivi e sulle modalità per raggiungerli, evitando effetti potenzialmente negativi.


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L’impatto del Covid-19. Il Covid-19, continua il Rapporto, è stata un’occasione persa. Come ha scritto la direttrice esecutiva dell’Unep Inger Andersen nella prefazione, nonostante i governi di tutto il mondo abbiano distribuito 16,7 mila miliardi di dollari di stimoli fiscali, solo una piccola parte di questi finanziamenti è stata destinata all'adattamento climatico. Meno di un terzo dei 66 Paesi valutati ha finanziato esplicitamente misure specifiche per affrontare i rischi climatici.

Il tasso e la portata dei progressi di adattamento a livello nazionale, conclude il Rapporto, non sono sufficienti per tenere il passo con le crescenti esigenze. I costi sembrano aumentare più rapidamente dei finanziamenti, che al contrario sembrano stabilizzarsi. L'adozione e il potenziamento di veicoli finanziari innovativi è ancora troppo basso e mentre il livello di attuazione delle strategie di adattamento è in aumento, ci sono ancora scarse prove di riduzione del rischio climatico a seguito delle azioni adottate. I piani di adattamento possono ridurre significativamente perdite e danni, in particolare nella seconda metà del secolo, quando gli impatti climatici accelereranno. Per questo serve maggiore ambizione, finanziamenti più corposi e un mix di indicatori in grado di misurarne efficacia e adeguatezza.

Scarica il Rapporto

 

di Tommaso Tautonico

Giovedì 09 Dicembre 2021

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