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Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

Oltre tre miliardi di persone nel mondo dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento. Secondo gli ultimi dati 2021, risulta che di questo passo entro il 2050 avremo più plastica che pesci nei nostri mari. A fronte di una media europea del 77,8%, in Italia gli stock ittici sono sovrastruttati al 91,4%. 

Approfondimenti

Definizioni, misurazione ed esperienze di implementazione del pilastro della sostenibilità sociale

di Chiara Crepaldi, Istituto per la ricerca sociale

L’Ue ha pubblicato lo studio "Social sustainability: concepts and benchmarks" che intende definire il concetto di sostenibilità sociale nella più ampia cornice dello sviluppo sostenibile. Obiettivo è promuovere un approccio strategico per integrarla nelle politiche.
7 maggio 2020

E’ appena stato pubblicato il report realizzato per il Parlamento europeo Social sustainability: concepts and benchmarks (il report è scaricabile qui) al quale come Istituto per la ricerca sociale abbiamo ampiamente collaborato.

Lo studio è stato richiesto dalla Commissione employment del Parlamento europeo in considerazione delle aperture su questi temi da parte della presidente della Commissione europea Von der Leyen, che nel suo discorso di insediamento ha proposto di perseguire la «via europea» per creare un’Unione più giusta e più egualitaria. Per muovere in questa direzione la presidente Von der Leyen ha chiesto ai Commissari di garantire, in ciascun settore, la realizzazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Le domande a cui lo studio ha inteso rispondere sono quelle della definizione del concetto di sostenibilità sociale nella più ampia cornice dello sviluppo sostenibile, e della sua misurazione, andando ad evidenziare quali sono, secondo la letteratura internazionale, le principali sfide e lacune ancora presenti, per poi identificare le modalità con le quali il concetto è stato implementato nel policy making europeo. Lo studio ha poi anche fornito una panoramica della sua integrazione nella pratica attraverso un approfondimento di progetti, iniziative e programmi realizzati in diversi paesi europei nell’ambito dei quali il concetto è stato sviluppato concretamente.

Il concetto di sviluppo sostenibile è stato definito per la prima volta nel report Brundtland come lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i propri (Wced, 1987). L’Agenda 2030 lo descrive come articolato su tre pilastri (oltre al quarto relativo alla governance del sistema): dei tre pilastri che compongono il concetto (sostenibilità ambientale, sostenibilità economica e sostenibilità sociale) l’ultimo non è finora stato posto sullo stesso piano dei primi due, sebbene intersechi le dimensioni del benessere, dell'equità sociale, dell'accesso ai servizi sociali e sanitari e all'istruzione, un'equa distribuzione del reddito, buone condizioni di lavoro, uguaglianza dei diritti, coesione sociale e inclusione, responsabilizzazione e partecipazione nell'elaborazione delle politiche.

L’Europa si è trovata negli ultimi anni ad affrontare diverse sfide che presentano un chiaro impatto sociale, e che richiedono una risposta globale all’azione politica locale, nazionale europea e mondiale: la crescente disuguaglianza tra le generazioni, le migrazioni climatiche, l’iniquità nelle condizioni di lavoro e la crisi produttiva che hanno determinato una crescita della in–work poverty sono questioni strettamente interconnesse nell'ambito degli obiettivi dell'Agenda 2030 e che non possono che essere trattate nell’ambito di una piattaforma comune capace di coniugare politiche di sviluppo economico sempre più verde, capaci di produrre lavoro dignitoso, retribuito equamente, su un piano di parità di genere e di uguaglianza tra i lavoratori, in un contesto nel quale promuovere il superamento della discriminazione nei confronti di migranti, delle persone vulnerabili, delle donne e più in generale delle minoranze. Si tratta di sfide che possono essere affrontate solo con politiche economiche, industriali, sociali, migratorie ed ambientali integrate, seguendo l’approccio dell'Agenda 2030.

Nonostante l’uso frequente del concetto nella letteratura accademica e nel dibattito politico, non esiste una definizione e una concettualizzazione pienamente condivisa del termine "sostenibilità sociale". Lo studio ne presenta l’evoluzione in relazione agli altri due pilastri e ne mette a fuoco i termini principali e le principali fonti di riferimento, giungendo a delinearne gli aspetti sostantivi (quali gli obiettivi da raggiungere) e quelli procedurali (come raggiungerli). Boyer et al. nel 2016 per esempio hanno individuato cinque diversi modi in cui il concetto di sostenibilità sociale è stato applicato nella letteratura e nella pratica:

  1. La sostenibilità sociale come pilastro autonomo e separato dalle dimensioni della sostenibilità ambientale ed economica;
  2. La sostenibilità sociale come vincolo per i pilastri economici e ambientali: lo sviluppo sostenibile in questo caso è considerato un processo di riconciliazione tra le priorità confliggenti di equità sociale, sviluppo economico e protezione dell'ambiente;
  3. La sostenibilità sociale come fondamento per gli altri pilastri, perché costituisce lo stock di capitale sociale necessario per lo sviluppo economico e ambientale, consentendo di compensarne le criticità e le carenze;
  4. La sostenibilità sociale come stimolo per il progresso economico e ambientale e come meccanismo causale di cambiamento ambientale ed economico perché capace di promuovere modi alternativi di pensare, interagire o governare;
  5. La sostenibilità sociale come processo di sviluppo integrato di comunità e di territorio.

Quest’ultimo rappresenta evidentemente l’approccio più coerente ed efficace al tema dello sviluppo sostenibile, per come è espresso nell’Agenda 2030.

Lo studio presenta anche le sfide con cui diversi sistemi di indicatori e di indici compositi stanno confrontandosi nel tentativo di individuare modalità per misurare la distanza dal raggiungimento di un effettivo sviluppo sostenibile, capace di integrare i tre pilatri, nella consapevolezza che solo la loro omogenea ed armoniosa compresenza sia capace di promuovere un equo e duraturo sviluppo sostenibile.

Esistono diversi sistemi di indicatori che misurano singolarmente gli stati di avanzamento dei territori in relazione ai diversi Goals. La sfida fondamentale nella progettazione di un indice composito di sostenibilità sociale è che si tratta di un concetto multidimensionale la cui sostanza fondamentale e il suo valore aggiunto si rivelano pienamente solo nelle sue interrelazioni con gli altri due pilastri e relativi Goals dello sviluppo sostenibile, ed è proprio questo il nodo da sciogliere. Manca infatti il consenso nella comunità scientifica sulla relazione quantitativa tra i tre pilastri ed è evidente la necessità di lavorare per individuare un equilibrio tra i diversi Goals, e all’interno di essi, tra i diversi target. Occorre dunque sviluppare un indice di sostenibilità sociale capace di coprire tutti i Goals e i Target fondamentali per l'elaborazione delle politiche europee, individuando adeguati pesi e una modalità di valutazione della coerenza nello sviluppo congiunto dei tre ambiti della sostenibilità, affinché la crescita in uno di essi non vada a scapito di uno od entrambi gli altri due.

Lo studio presenta infine alcuni esempi a livello europeo, nazionale e locale di sviluppo di iniziative capaci di internalizzare concretamente i tre pilastri del concetto. Sono state individuate iniziative politiche a livello nazionale o locale volte alla promozione di esperienze concrete di sostenibilità economica, sociale e ambientale; modelli di sviluppo urbanistico e dell’abitare capaci di essere verdi ed inclusivi, capaci di promuovere la coesione sociale e la vita sociale nei quartieri svantaggiati; iniziative imprenditoriali sostenibili e verdi in grado di promuovere equità salariale e posti di lavoro di qualità. Sono infine state analizzate esperienze di partecipazione e coinvolgimento delle comunità nei processi di sviluppo e crescita locale e nella promozione del benessere dei cittadini.

Nelle conclusioni il rapporto raccomanda alle istituzioni europee di promuovere un approccio strategico alla sostenibilità sociale affinché possa essere facilmente integrato nelle politiche europee. Raccomanda quindi di promuoverne l’implementazione all’interno dell’agenda della Better regulation che è nata con l’obiettivo di favorire un policy making europeo caratterizzato da qualità, rigore e trasparenza. Sostiene la necessità di integrare maggiormente gli indicatori sociali nel semestre europeo e considerare il concetto di sostenibilità sociale all’interno delle Country specific recommendations e nei fondi strutturali.

 

Si segnala che hanno partecipato allo studio in qualità di peer reviewer Giulio Lo Iacono e Ottavia Ortolani del Segretariato ASviS con la collaborazione di Andrea Bonicatti.


Nella sezione “approfondimenti” offriamo ai lettori analisi di esperti su argomenti specifici, spunti di riflessione, testimonianze, racconti di nuove iniziative inerenti agli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Gli articoli riflettono le opinioni degli autori e non impegnano l’Alleanza. Per proporre articoli scrivere a redazioneweb@asvis.it. I testi, tra le 4mila e le 10mila battute circa più grafici e tabelle (salvo eccezioni concordate preventivamente), devono essere inediti. 

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