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Notizie

Europa, SDG Index 2026: progressi lenti e forti divari territoriali

Dal report Sdsn: migliorano alcuni Obiettivi ma restano i ritardi su clima, biodiversità e disuguaglianze. Le simulazioni indicano che i target sono raggiungibili ma servono con politiche integrate. 26/03/26

giovedì 26 marzo 2026
Tempo di lettura: min

I progressi dell’Europa verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile continuano, ma non alla velocità necessaria per rispettare le scadenze dell’Agenda 2030. È questo il messaggio centrale che emerge dal Europe sustainable development report 2026, che attraverso l’SDG Index fotografa un continente ancora distante da diversi target chiave, soprattutto su clima, biodiversità e disuguaglianze. L’analisi mostra come, nonostante livelli medi di performance elevati rispetto ad altre aree del mondo, persistano forti differenze tra Paesi e territori, con alcune economie in ritardo strutturale e altre più avanzate, ma comunque lontane dal pieno raggiungimento degli Obiettivi. Accanto alla fotografia dello stato attuale, il report evidenzia un altro elemento cruciale: senza un’accelerazione significativa delle politiche, molti indicatori non convergeranno verso i target entro il 2030.

Cos’è l’SDG Index europeo e come viene costruito

Il rapporto, pubblicato nel febbraio 2026 dal Sustainable development solutions network (Sdsn) rappresenta la settima edizione dell’analisi dedicata all’Europa. Copre 41 Paesi e utilizza un sistema di 115 indicatori armonizzati, di cui 108 permettono di valutare l’andamento nel tempo.  L’SDG Index, costruito su questa base, consente di confrontare in modo omogeneo le performance nazionali sui 17 Obiettivi, offrendo uno strumento sempre più utilizzato anche a supporto delle politiche pubbliche europee. A rafforzare questa lettura è la distribuzione dei punteggi dell’SDG Index nei Paesi europei, che evidenzia differenze ancora marcate tra le diverse aree del continente.
Circa il 75% dei dati proviene da fonti ufficiali, mentre il restante 25% integra contributi di ricerca e società civile, a conferma di un approccio che unisce rigore statistico e pluralità di fonti. 

Figura – SDG Index 2026 in Europa

Il punteggio sintetico misura il livello di avanzamento dei Paesi rispetto ai 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile. L’Europa mostra valori medi elevati, ma con differenze significative tra Nord, Sud ed Est.

Fonte: SDSN, Europe Sustainable Development Report 2026

Clima, disuguaglianze e fiducia: i nodi ancora aperti

Guardando ai risultati, il quadro che emerge è articolato. L’Europa mantiene un posizionamento complessivamente avanzato su molti Obiettivi, ma fatica a colmare i gap su alcune dimensioni strutturali. Tra queste, il cambiamento climatico e la tutela degli ecosistemi continuano a rappresentare ambiti critici.
Il report evidenzia come le emissioni, in particolare nei settori agricolo ed energetico, non stiano diminuendo con la rapidità richiesta dagli obiettivi climatici di lungo periodo.
Anche le disuguaglianze restano un tema centrale. I nuovi indicatori introdotti nell’edizione 2026 – come la disuguaglianza nella soddisfazione di vita o la percezione dei problemi ambientali in base al reddito – mostrano differenze significative tra gruppi sociali, segnalando che il principio del “leave no one behind” è ancora lontano dall’essere pienamente realizzato. 
Questa dinamica emerge chiaramente anche dagli indicatori dedicati all’inclusione, che mettono in evidenza quanto il progresso medio non sia distribuito in modo uniforme.


Figura – Leave no one behind Index in Europa.

L’indice misura la capacità dei Paesi di ridurre le disuguaglianze e garantire condizioni di benessere diffuse. Persistono divari significativi tra gruppi sociali e territori, anche nei Paesi con performance complessive elevate. Fonte: SDSN, Europe Sustainable Development Report 2026

Un ulteriore elemento riguarda la fiducia nelle istituzioni, anch’essa inclusa tra i nuovi indicatori. Il livello di fiducia nei governi nazionali diventa sempre più rilevante per comprendere la capacità di attuare politiche trasformative e sostenere processi di transizione complessi.

Divari territoriali e ruolo dei livelli locali

Il report sottolinea inoltre come le disuguaglianze territoriali restino marcate. Le analisi subnazionali e regionali evidenziano differenze significative sia tra Paesi, che all’interno degli stessi Stati, tra aree urbane e rurali o tra regioni più e meno sviluppate. Questo elemento rafforza l’idea che il raggiungimento degli SDGs non possa essere affrontato solo a livello nazionale o europeo, ma richieda un’azione multilivello, capace di coinvolgere territori e comunità locali.

Gli scenari al 2050: cosa succede senza e con politiche efficaci

Accanto alla fotografia dell’SDG Index, il report introduce una componente prospettica rilevante. Attraverso l’integrazione di diversi modelli, viene simulato l’impatto delle politiche europee fino al 2050, con particolare riferimento ai Piani nazionali energia e clima. I risultati mostrano chiaramente che le traiettorie possono cambiare in modo significativo. In uno scenario senza ulteriori interventi, le emissioni agricole restano stagnanti, quelle energetiche diminuiscono solo marginalmente e l’espansione delle rinnovabili procede lentamente, mentre il Sud Europa continua a essere esposto a stress idrico persistente. Al contrario, una piena implementazione dei piani esistenti porterebbe a una riduzione significativa delle emissioni e a una maggiore diffusione delle energie rinnovabili e dell’idrogeno. Tuttavia, emergono nuove criticità, come l’aumento delle importazioni di elettricità e una pianificazione ancora insufficiente sul fronte degli investimenti. 

 

Governance e integrazione delle politiche: la vera sfida

Proprio il tema della governance emerge come uno dei punti chiave del report. Le politiche europee risultano spesso frammentate tra settori – energia, agricoltura, uso del suolo, acqua – con effetti limitati sulla capacità di guidare una trasformazione sistemica. Il caso della gestione delle risorse idriche è emblematico: nonostante i crescenti rischi legati alla scarsità d’acqua, mancano ancora obiettivi vincolanti e strumenti efficaci di gestione della domanda a livello settoriale. Allo stesso modo, la mancanza di una pianificazione finanziaria dettagliata per molte misure rappresenta un ostacolo concreto alla realizzazione degli interventi previsti.
In questa prospettiva, l’SDG Index oltre a rappresentare uno strumento di misurazione, diventa una bussola per orientare le decisioni pubbliche, individuare priorità e monitorare i progressi nel tempo.

 

Aderenti

Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile - ASviS
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