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Aumentano gli omicidi di attivisti per i diritti umani, giornalisti o sindacalisti: tra gennaio e ottobre 2018, in 41 Paesi ne sono stati uccisi 397. Peggiora sensibilmente la situazione italiana, dovuta soprattutto a un aumento del sovraffollamento delle carceri (114 detenuti per 100 posti disponibili nel 2017). A livello regionale, la maggior parte delle variazioni negative si registrano nel Nord e nel Centro Italia, mentre nel Sud questa tendenza è invertita.

Notizie

Le catastrofi legate al clima aumentano i rischi di conflitti armati

Un terzo delle guerre e rivolte nei Paesi vulnerabili negli ultimi 10 anni è stato preceduto da un disastro causato dai cambiamenti climatici, come nel Mali e in Nigeria. Lo rivela una ricerca sulla rivista Global environmental change. 15/4/20

Il rischio di scontri violenti aumenta dopo che gravi eventi metereologici, come siccità e inondazioni, colpiscono i Paesi vulnerabili del mondo. Nuove evidenze arrivano dalla ricerca “Multi-method evidence for when and how climate-related disasters contribute to armed conflict risk”, pubblicata ad aprile da alcuni studiosi internazionali[1] sulla rivista Global environmental change.

I Paesi vulnerabili sono caratterizzati da un'ampia popolazione, esclusione politica di particolari gruppi etnici e scarso sviluppo economico. 

L’autore principale, Tobias Ide dell’università di Melbourne, ha affermato che i disastri includono tempeste, inondazioni e siccità, la cui frequenza e la cui intensità aumenteranno in futuro, a causa dei cambiamenti climatici. “Gli incendi boschivi in Australia non hanno scatenato una guerra civile”, ha dichiarato Ide, “in quanto lo Stato gode di una forte stabilità democratica ed è in grado di ristabilire l’armonia sociale. Ma in altri eventi- come la siccità in Nigeria o le tempeste in Pakistan- dove vi sono popolazioni emarginate e poca presenza dello Stato, il quadro cambia totalmente”.

“Scopriamo che un terzo di tutte le insorgenze di conflitti armati nei Paesi vulnerabili negli ultimi 10 anni è stato preceduto da un disastro legato al clima entro sette giorni”, ha affermato il co-autore dello studio, Carl-Friedrich Schleussner, dell’istituto tedesco Climate analytics. “Ciò, tuttavia, non significa che i disastri causino conflitti, ma piuttosto che il verificarsi di un disastro aumenta i rischi di un conflitto”.

 

Nella grande maggioranza dei casi, gli scienziati hanno affermato che sono fattori di opportunità a determinare l'insorgenza della violenza armata. Le catastrofi, ad esempio, possono indebolire le strutture di governo locali, sia nelle aree colpite (distruzione di infrastrutture, strutture statali), ma anche in altre regioni, da dove truppe e fondi vengono convogliati verso l’area del disastro. Il conseguente vuoto di potere viene così sfruttato da gruppi violenti.

In Mali, ad esempio, nel 2009 si è verificata una grave siccità, dopo la quale il gruppo terroristico Al Qaeda, nel Maghreb islamico, ha sfruttato la debolezza dello Stato e la disperazione della popolazione locale per reclutare combattenti ed espandere la propria area operativa. Altri esempi analizzati includono Cina, Filippine, Nigeria e Turchia. L'India risulta essere il Paese con il numero di gran lunga più elevato di coincidenze di catastrofi legate al clima e a conflitti armati.

Lo studio ha adottato un approccio innovativo che combina diversi metodi di ricerca. “Per la prima volta, abbiamo riunito analisi statistiche a livello globale con l’esame di casi di studio che ci hanno consentito di valutare la solidità dei nostri risultati e di confrontare le singole circostanze di ciascun caso”, hanno dichiarato gli autori.

di Andrea De Tommasi

 


[1] Provenienti da: School of Geography, University of Melbourne, Australia; Institute for peace research and security policy, University of Hamburg, Germania; Potsdam institute for climate impact research, Germania; Stockholm resilience centre, Stockholm University, Svezia; Climate analytics, Berlino, Germania; Iri Thesys, Humboldt University, Berlino, Germania.

 

mercoledì 15 aprile 2020

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