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Notizie

Bruegel: alla politica industriale verde serve innovazione, coraggio e cooperazione

Il Green deal europeo deve favorire importanti cambiamenti nella struttura economica e industriale. Le politiche energetiche e climatiche, da sole, non sono sufficienti per raggiungere la neutralità climatica fissata entro il 2050.  6/01/21

Nel dicembre 2019, l'allora neo-nominata presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha proposto un Green deal europeo, con l'obiettivo di rendere l'Europa il primo continente climaticamente neutro entro il 2050. A settembre 2020, è stata introdotto il “2030 Climate Target Plan”, la proposta che accelera il processo di decarbonizzazione dell’Unione europea nei prossimi dieci anni, con l’obiettivo di ridurne le emissioni di almeno il 55%, rispetto al 1990.  Il blueprint “A green industrial policy for Europe” pubblicato dal Brussels European and Global Economic Laboratory, Bruegel, un think tank politico economico internazionale con sede a Bruxelles, esamina come l’Unione europea possa sviluppare una politica industriale verde necessaria a sostenere gli obiettivi del Green deal europeo.

Un Green deal di successo, evidenzia il documento, dovrà favorire importanti cambiamenti nella struttura economica europea, comprese le transizioni dai combustibili fossili alle energie rinnovabili, e dal diesel alle auto elettriche. Un cambiamento ampio e radicale per le nostre economie, oltre che un'importante trasformazione socioeconomica. Con il Green deal l'Ue riconosce che le politiche energetiche e climatiche da sole non sono sufficienti per perseguire la neutralità climatica. Ad esempio, una strategia basata solo sull'aumento del prezzo del carbone rimarrebbe sterile, soprattutto se fosse accompagnata da una rivolta popolare come si è verificato in Francia con il movimento dei gilets gialli. Solo una politica più ampia, che comprenda aspetti economici, industriali, fiscali, del lavoro, dell'innovazione e della politica sociale, può affrontare una sfida così importante.

Il Green deal europeo, continua il documento, deve trasformare il processo di decarbonizzazione in un'opportunità per rivitalizzare l'economia europea garantendo crescita economica e occupazione a lungo termine. Per questo la politica industriale verde deve conciliare gli obiettivi di decarbonizzazione con il benessere sociale. La mitigazione del cambiamento climatico diventa vincolante per il raggiungimento dell'obiettivo del benessere sociale.

Una combinazione di obiettivi difficile da raggiungere contemporaneamente, soprattutto quando sono in conflitto, quando sono necessari dei compromessi e quando è necessario introdurre dei costi nel momento in cui uno degli obiettivi non viene raggiunto. Inoltre, continua il blueprint, la politica industriale verde necessita di un coordinamento più ampio con la politica climatica e con le altre politiche industriali.

Nei Paesi Bassi l'approccio nell'introduzione graduale delle tecnologie verdi ha considerato l'intero sistema energetico. Per raggiungere gli obiettivi, il ministero degli Affari economici e il ministero dell'Ambiente hanno lavorato di concerto per gestire il programma quadro. Nel 2004 l’Olanda ha introdotto una sorta di “front-desk” progettato per aiutare le aziende innovative con i problemi burocratici e amministrativi incontrati, aiutando la politica a diventare più favorevole all'innovazione. Per promuovere la transizione energetica nel Paese, il legislatore ha anche ideato una regulatory sandbox (un ambiente circoscritto per sperimentare innovazioni normative) con l'obiettivo di promuovere la produzione di elettricità decentralizzata e sostenibile, consentendo alle associazioni di proprietari di case e alle cooperative energetiche di proporre progetti altrimenti vietati dalla normativa vigente.

La Germania, spesso considerata l'esempio da manuale di politica industriale verde per via del suo programma di transizione energetica, Energiewende, ha introdotto  un sistema di tariffe feed-in per promuovere l'energia rinnovabile. Le tariffe feed-in sono uno degli strumenti più comuni della politica sui cambiamenti climatici. Garantiscono ai produttori di elettricità rinnovabile un prezzo fisso superiore al prezzo di mercato. In genere, vengono utilizzate per promuovere la diffusione dell’energia solare ed eolica, riducendo l’incertezza commerciale attraverso l’individuazione di prezzi fissi nel lungo termine. Tuttavia, il successo di queste tecnologie non implica necessariamente il successo nella loro produzione, che potrebbe affrontare rischi e incertezze tecnologiche. Tra il 1990 e il 2010, la Germania ha registrato performance più debole del settore della produzione di pannelli solari a causa della forte concorrenza cinese e alla mancanza di una politica industriale accomodante. Se l'obiettivo è la creazione di un'industria competitiva nazionale, sottolinea il documento, è fondamentale sostenere anche la ricerca e lo sviluppo nel settore manifatturiero locale.

L’Europa, conclude il documento, è caratterizzata da una moltitudine di iniziative di politica industriale verde, intraprese a livello regionale e nazionale, ma è lontana dall'avere una vera e propria politica industriale verde coordinata a livello europeo.

È fondamentale sviluppare un solido quadro normativo accompagnato dall'applicazione della politica di concorrenza, che garantisca l'accesso a un mercato Ue unico e competitivo, con standard ambientali comuni. Per sviluppare una politica industriale verde di successo, l'Ue deve lavorare a stretto contatto con il settore privato. I partenariati pubblico-privato non riguardano solo il cofinanziamento di iniziative, ma anche la garanzia di accesso a competenze, conoscenze e informazioni. L'Unione europea dovrebbe essere più coraggiosa nel promuovere l'innovazione verde; questo richiede un'assunzione di rischi significativa da parte delle istituzioni pubbliche e l'accettazione del fatto che ci saranno fallimenti.

Gli investimenti verdi svolgeranno un ruolo importante nella transizione verde. Per questo la decisione di destinare il 30% del budget dell'Unione europea 2021-2027 e il 37% dei finanziamenti della Next Generation Eu all'azione per il clima, sono una buona notizia. Tuttavia, continua il documento, la Commissione europea dovrebbe sviluppare una solida metodologia per il monitoraggio della spesa per il clima al fine di evitare i rischi di greenwashing. Alla Banca europea per gli investimenti (Bei) dovrebbe essere consentito di diventare veramente la banca europea del clima, in particolare tramite un aumento di capitale che accrescerà la sua potenza di fuoco. In ultimo, la politica industriale verde dell'Ue dovrebbe andare oltre i confini dell'Europa. Il nostro continente produce meno del 10% delle emissioni globali di gas serra. Per fare davvero la differenza in termini di protezione del clima, il Green deal deve guardare alle relazioni con i Paesi in via di sviluppo. Il gruppo di lavoro del blueprint raccomanda all'Ue di concentrare maggiormente la sua politica di sviluppo esterno al sostegno finanziario dei progetti verdi, adempiendo agli obblighi di finanziamento per il clima e contribuendo alla realizzazione degli impegni di riduzione delle emissioni assunti dalla maggior parte dei Paesi in via di sviluppo con l'Accordo di Parigi, fornendo contemporaneamente un inestimabile dividendo di politica estera per l'Ue.

Scarica il rapporto

 

di Tommaso Tautonico

Giovedì 07 Gennaio 2021

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