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Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

Oltre tre miliardi di persone nel mondo dipendono dalla biodiversità marina e costiera per il loro sostentamento. Secondo gli ultimi dati 2021, risulta che di questo passo entro il 2050 avremo più plastica che pesci nei nostri mari. A fronte di una media europea del 77,8%, in Italia gli stock ittici sono sovrastruttati al 91,4%. 

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La Sardegna occidentale potrebbe perdere il suo sistema dune - spiagge

Per la prima volta, grazie al Cnr e all’Università Ca’ Foscari, analizzati gli effetti che legano emissioni, acidificazione del mare ed erosione costiera. Il Mediterraneo rischia un calo dei sedimenti del 31% al 2100. 20/11/2018

Il bacino del Mediterraneo è particolarmente sensibile agli effetti del cambiamento climatico e si moltiplicano gli studi che cercano di analizzare i potenziali rischi a cui va incontro. Qualche mese fa, grazie alla creazione di un modello climatico ad hoc, era stata l’Enea a metterci in guardia sul rischio inondazione che corrono le coste italiane.

Adesso, coordinata dall’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ias) di Oristano, insieme all’Università Ca’ Foscari, arriva una nuova ricerca dove per la prima volta si mettono in relazione emissioni di CO2 e conseguenze su acidificazione dei mari ed erosione costiera.

Secondo i risultati dello studio pubblicato sulla rivista Climatic Change, dune e spiagge potrebbero modificare il loro aspetto nei prossimi anni. La ricerca ha stabilito che entro il 2100 l’accumulo dei sedimenti marini, alla base dei “sistemi dunali” del Mediterraneo, potrebbe calare del 31% esponendo così le coste all’aumento del livello del mare.

“Lontano dalle foci dei fiumi, i sistemi duna-spiaggia possono essere formati, interamente o in buona parte, da sedimenti carbonatici prodotti dagli ecosistemi marini”, spiega così il fenomeno oggetto di studio Simone Simeone, ricercatore Cnr-Ias e coordinatore del gruppo di lavoro; “tali sedimenti potrebbero essere dissolti dall’acidità crescente dei mari: secondo recenti studi entro fine secolo il pH marino potrebbe scendere di circa 0.4 unità. A provocare l’acidificazione degli oceani, come noto, è l’aumento dell’anidride carbonica in atmosfera”.

Lo studio è stato condotto scegliendo come zona di analisi la Spiaggia di San Giovanni di Sinis nella Sardegna occidentale, una spiaggia tenuta d’occhio dagli anni 2000 che, per via della sua particolare morfologia, è in grado di rivelare in modo chiaro la catena degli effetti marini in relazione all’aumento della temperatura terrestre.

Grossa parte del sedimento marino (il sistema duna-spiaggia di cui parla lo studio) è costituito da organismi vulnerabili all’acidificazione, processo che rappresenta un pericolo non solo per il Mediterraneo, ma per l’intero ecosistema marino del pianeta. Una diminuzione del pH potrebbe quindi condizionare l’abbondanza di questi organismi con il conseguente aumento dell’attività erosiva.

“Inoltre, la ricerca dimostra come l’effetto dell'acidificazione sul sistema spiaggia-duna, combinato al previsto innalzamento del livello del mare, potrà incrementare sia l’arretramento della linea di riva, che gli effetti negativi delle inondazioni”, conclude Emanuela Molinaroli, docente di geomorfologia e sedimentologia al Dipartimento di scienze ambientali, informatica e statistica di Ca’ Foscari.

 

di Ivan Manzo

martedì 20 novembre 2018

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