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Nel 2021 l’aiuto allo sviluppo (Aps) è aumentato del 4,4% in rispetto al 2020, per via degli aiuti ai Paesi ricchi hanno fornito ai Paesi fragili per fronteggiare il Covid-19. Anche in Italia nel 2021 l’Aps è cresciuto dallo 0,22% allo 0,28%, ma si tratta in parte di “aiuto gonfiato” ovvero di risorse spese nei Paesi donatori e si è ancora molto lontani dall’obiettivo dello 0,70% del Reddito nazionale lordo (Rnl).

Pace e sicurezza in declino, ma regge la “resilienza a mosaico” a livello regionale

Più conflitti e spese militari fino al 5% del Pil, meno risoluzioni multilaterali e operazioni di peacekeeping. Tuttavia la cooperazione globale, seppur in crisi, resiste con iniziative a guida regionale. 20/01/26

martedì 20 gennaio 2026
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Non è un mistero che con l'intensificarsi dei conflitti in molte parti del mondo, negli ultimi anni la cooperazione globale per la pace e la sicurezza sia diminuita drasticamente. Tuttavia, nonostante le forti condizioni avverse, la cooperazione è ancora in atto, sebbene in forme diverse rispetto al passato. Oggi appare più personalizzata e più basata sugli interessi, ma presente.

È quanto emerge dal “Barometro sulla cooperazione globale 2026” (The global cooperation barometer), la ricerca, alla sua terza edizione, realizzata dal World economic forum e McKinsey & Company, che indaga l’andamento della cooperazione tra Paesi a livello internazionale. Lo studio prende in esame cinque pilastri: commercio e capitali, innovazione e tecnologia, clima e capitale naturale, salute e benessere, pace e sicurezza. E i dati parlano chiaro: quasi tutti i parametri nel 2024 risultano al di sotto dei livelli pre-pandemici.

A subire la maggiore pressione è però il multilateralismo. I conflitti armati infatti sono aumentati, così come la spesa militare, e i meccanismi di risoluzione multilaterale hanno faticato a ridurre l'escalation delle crisi.

Nel 2024, oltre alle guerre in corso tra Russia e Ucraina, tra Israele e Hamas e alle ostilità tra Israele e Hezbollah, si sono intensificati anche i combattimenti nella Repubblica Democratica del Congo orientale e le guerre civili in Sudan e Myanmar. Le vittime si sono mantenute vicine ai livelli del 2023 (con il conflitto russo-ucraina che rappresenta oltre il 40% del totale), ma il numero di sfollati forzati ha continuato a crescere, raggiungendo la cifra record di 123 milioni.  La sola guerra in Sudan ha causato lo sfollamento di circa 11,5 milioni di persone. Anche gli attacchi informatici sono cresciuti.

Il calo più netto però è stato il deterioramento delle azioni multilaterali globali, in particolare risoluzioni e missioni di mantenimento della pace, che non hanno tenuto il passo con la crescita dei conflitti. Il numero di risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è sceso da 50 nel 2023 a 46 nel 2024, e il rapporto tra operazioni di pace multilaterali e conflitti è diminuito di circa l'11% su base annua.

Ciò riflette l'acuirsi delle tensioni geopolitiche, che hanno reso difficile per le Nazioni Unite intervenire. Fino al voto del novembre 2025 con cui ha autorizzato una forza internazionale di stabilizzazione per la Striscia di Gaza, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non dava mandato per un’operazione del genere dal 2014.

Inoltre, i tagli al bilancio hanno messo sotto pressione le missioni esistenti: il personale impiegato è diminuito di oltre il 40% tra il 2015 e il 2024, e una crisi di bilancio ha interrotto il funzionamento di una missione nel 2024.In questo contesto, il ruolo dell'impegno delle Nazioni Unite si è evoluto, appoggiandosi maggiormente su missioni politiche particolari e inviati speciali, in concomitanza con un aumento dei quadri a guida regionale.

Queste tensioni si stanno manifestando anche nel modo in cui le economie si preparano al futuro: molte hanno risposto aumentando la spesa per la difesa, tra cui Cina, India, UE, Giappone e Australia. Parallelamente, tutti i 32 stati membri della Nato hanno raggiunto l'obiettivo di spesa per la difesa del 2% del Pil nel 2025. Con l'innalzamento dell'obiettivo al 5% entro il 2035, la spesa nazionale è destinata ad aumentare ulteriormente.

Tuttavia, ci sono alcuni elementi di speranza. Lo studio sottolinea infatti come le grandi potenze abbiano finora gestito le loro rivalità con moderazione, impedendo in molti casi l'escalation e facendo leva su una "resilienza a mosaico", ovvero su iniziative di cooperazione a livello regionale.

In effetti, diversi organismi si sono fatti avanti per stabilizzare o gestire le crisi, come la transizione di sicurezza guidata dall'Unione Africana in Somalia e gli schieramenti della Comunità di Sviluppo dell'Africa Australe in Mozambico e nella Repubblica Democratica del Congo orientale. Oltre ai quadri formali, anche la diplomazia mini-laterale ha contribuito alla de-escalation nel 2025. La Turchia ha mediato i colloqui tra Etiopia e Somalia nell'ambito della Dichiarazione di Ankara, Armenia e Azerbaigian hanno concordato il testo di un trattato di pace e misure per tenere le forze di paesi terzi fuori dai loro confini, con la facilitazione Ue/Usa. Questi esempi sottolineano come, anche con la riduzione dei grandi schieramenti di truppe Onu, coalizioni mirate possano ancora ridurre i rischi e aprire canali per una soluzione politica.

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Copertina: Unsplash

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